FEMMINISTE ISLAMICHE – Le intellettuali musulmane reinterpretano il Corano

1 ottobre 1997 at 10:19

Islam e femminismo: impossibile connubio? Per Bianca Scarcia Amoretti, docente di islamistica all’Università di Roma, la domanda è mal posta. Il concetto di femminismo si rifà a un modello culturale e a parametri occidentali: riesce arduo a ognuno di noi uscire dalle proprie categorie e considerare fattibili e valide altre soluzioni che migliorino la qualità di vita delle donne.

Esistono, certo – soprattutto in Tunisia, in Marocco, in Turchia e nella […] martoriata Algeria: si pensi a Khalida Messaoudi – movimenti o singole persone che si battono, talvolta con eroismo, per la causa femminile, tuttavia sembra più esatto affermare che, a differenza delle donne occidentali, quelle musulmane ritengono di trovare gli spunti per una loro promozione all’interno e non fuori della loro cultura religiosa.

Sostiene infatti Scarcia che l’Islam, in quanto tale, è una religione aperta e tollerante, soprattutto con quelli che ritiene più vicini a sé come spirito e sensibilità: ebrei e cristiani. Il solo vero “dogma” islamico è la credenza nel Dio uno e unico e nel suo profeta Mohamed. Non esiste (a parte il caso dell’Iran, che però confessa un Islam considerato “spurio”) un’autorità religiosa costituita mentre è vivissimo il senso di appartenenza alla comunità, che coinvolge sia uomini sia donne. Il Corano, peraltro, non nega affatto la bellezza materiale, esalta il corpo umano maschile e femminile, e ritiene che la donna, esattamente come l’uomo, abbia diritto al piacere sessuale.

Per l’Islam, l’uomo (e la donna) nascono buoni, la visione del mondo è positiva, non esiste un peccato originale trasmissibile all’umanità e la donna non è vista quindi come la responsabile dell’introduzione della morte e della sofferenza. Davanti a Dio, uomini e donne sono pari, perciò molte intellettuali sono convinte che l’eguale dignità sia data come naturale, si tratta semmai di riscoprirla. Per numerose donne musulmane, il femminismo occidentale non ha fatto che confermare una verità già presente nel Corano.

Questa è una convinzione anche di diverse laiche, come […] Fatima Mernissi, filosofa marocchina che, pur avendo duramente (e puntualmente) attaccato la mentalità islamica nel suo primo libro (Les femmes dans l’incoscient musulman), pubblicato non casualmente sotto falso nome, si ritiene comunque figlia dell’Islam, come dimostrano altri testi (Sultanes oubliées, Chahrazad non è marocchina).

Il fatto è che il vissuto è il regno della contraddizione. Se la religione è mite, il diritto, essenziale per il mantenimento di una società, si dimostra invece rigido. Ad esso si dà un enorme spazio, ma è suscettibile di svariate interpretazioni secondo le scuole e i Paesi. Ciò, peraltro, provoca problemi all’Occidente, che non può mai sapere con esattezza chi sia il suo interlocutore. Nessuno, infatti, rinuncia a questa sua autonomia e in tal modo qualcuno ha intravisto qui il motivo per cui la democrazia, fondata sulla delega, non può realmente attecchire nel mondo musulmano.

Il diritto – conclude Scarcia – si basa sulla sura coranica (4, 30) per cui “gli uomini sono preposti alle donne”. Si ritiene, insomma, che uomini e donne siano uguali in determinati aspetti della vita e completamente diversi in altri. Libertà religiosa e pragmatismo “canonico” non sono che due aspetti, due chiavi per avvicinare e sondare un mondo al tempo stesso vicino e lontano. E le donne rappresentano, ancora una volta, l’ago della bilancia: in ogni caso, in modi diversi, sempre indispensabili.

 

Daniela Tuscano (“Solidarietà Come”)

 

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