Archive for Aprile 2007

STRANI COMPAGNI DI VIAGGIO – Il “Gesù” di Benedetto XVI approda al “Guado”

Li avesse visti, lo scorso 21 aprile alla sede del “Guado”, sarebbe rimasto disorientato. Loro, i “lontani”, “deviati”, “relativisti” e, addirittura, seminatori di un’anti-Genesi come li aveva descritti nel Venerdì santo 2006 – ma chissà se avrà apprezzato la recente risoluzione Ue contro l’omofobia, http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P6-TA-2006-0018+0+DOC+XML+V0//IT, peraltro sottaciuta da tutti i tg nazionali – , si sono ritrovati non per qualche profanazione rituale, né per abbandonarsi a baccanali sfrenati ; ma per riflettere sul suo libro! Incredibile. Vuoi vedere che, davvero, non c’è più religione? O che, forse, è il caso di rivedere qualcosa? 

Papa Ratzinger aiutato dal segretario, padre Georg Gaenswein.

Ma andiamo con ordine. Lui è il Papa, Benedetto XVI. Il libro cui accenniamo è il suo Gesù di Nazaret, fresco di pubblicazione. I ragazzi del “Guado”, li abbiamo già menzionati.  E’ toccato a Gianni Geraci, loro presidente (cfr. ivi, n° 13) commentare l’ultima fatica papale. “Libro di bella leggibilità” secondo il Nostro, che vi ha trovato molte analogie col celeberrimo Signore di Romano Guardini. Anche l’intento di Benedetto sembra essere lo stesso del filosofo italo-tedesco: redigere una biografia teologica di Gesù, per far comprendere ai lettori le linee-guida del Magistero e come ci si deve rapportare ad esso.

E, in effetti, questa è l’urgenza più impellente del Papa: “Egli ha ragione affermando che le numerose biografie di Gesù risultano spesso riflessi dei loro autori piuttosto che rivelazioni di una icona sbiadita. Tuttavia, anche il suo lavoro rispecchia l’uomo Ratzinger, o meglio, il Ratzinger papa, la sua radicatissima preoccupazione pastorale”. Che non sembra nutrire grande fiducia nella solidità spirituale delle sue pecorelle: “Benedetto menziona il ricorso al metodo storico-critico per studiare la Bibbia, ma non lo affronta mai”. Geraci ha ricordato che l’odierna ricerca ha ricevuto un suggello autorevole già nel 1943, grazie all’enciclica Divino Afflante Spiritu di Pio XII, un Pontefice non esattamente progressista. “Eppure proprio quel Papa sosteneva che il metodo storico-critico era non soltanto utile ma necessario per evitare il fondamentalismo. Dichiarazioni ribadite nella Dei Verbum. Del resto, già la lettura allegorica, iniziata con Origene, era un modo per contestualizzare la Scrittura”. Gesù di Nazaret è tuttavia percorso da un alone di diffidenza verso la comunità che legge la parola di Dio: “Quasi come se il deposito della fede sia esclusivamente, o quasi, nelle mani del Magistero: i credenti comuni devono tenersene un po’ lontani, per non correre il rischio di interpretazioni fuorvianti”.

E’ un approccio valido? Si può lasciare in secondo piano il contesto storico, sociale e spirituale in cui agì Gesù? Tacere, per esempio, il suo ebraismo? “Ratzinger è convinto che l’incontro con Gesù debba scaturire non solo come intima amicizia ma all’interno di una visione del mondo cattolico-romana. Per questo non si sofferma sullo Yoshua-rabbi di Nazaret”. Malgrado il titolo… “Può darsi affronti il tema nel prossimo volume”, ha ipotizzato Gianni.

D’altro lato, “cattolico” significa “universale” e una religione eccessivamente intimistica, confinata nel privato, non serve a nessuno: su questo il Papa ha tutte le ragioni. Ma non si tratta di un rapporto biunivoco? Se Cristo è per tutti, non è anche per ognuno, empaticamente vicino al singolo? Se è Dio, non è pure uomo, e un uomo vissuto in un determinato periodo storico, con le sue ansie, inquietudini, limiti? E’ solo l’Onnipotente, o anche e soprattutto il “debole” designato da padre Zanotelli? Non è, in ultima analisi, il sacerdote compassionevole della Lettera agli Ebrei? L’”immutabilità” ratzingeriana fin dove si identifica, in verità, col cattolicesimo ideologico dell’Ottocento?

Il figliol prodigo di Rembrandt, accolto da un padre con mani “materne”.

Seguendo tale ragionamento risulta del tutto logica la confutazione del “Dio-Madre” di Giovanni Paolo I (ma un Papa non è tenuto a conformarsi all’altro, specie quando parla dal sacro balcone?…). Al contrario: Ratzinger concede che, sì, Dio non né maschio né femmina, ma in realtà opta per la prima ipotesi. Lo attestano quelle dure parole “Madre non è un appellativo con cui rivolgersi a Dio” e, più sotto, “noi preghiamo così come Gesù, sullo sfondo della Sacra Scrittura, ci ha insegnato a pregare, non come ci viene in mente o come ci piace. Solo così preghiamo nel modo giusto.

Vengono in tal modo liquidati anni e anni di teologia femminista, che agli occhi del Pontefice non può che risultare un capriccio per assecondare le mode del momento, esse pure frutti avvelenati del “relativismo”, rilassamento etico e via di questo passo.

Logico che il “politically correct” qui non c’entra nulla; anzi, è una grande baggianata, poiché Gesù non era misogino né sessista, né tantomeno ossessionato da questioni di genere. Il suo “Padre” non era certo l’accigliato e impietrito tutore dell’ordine costituito, ma il “Babbino” che comprendeva anche la madre. Eccome. Ed in tal senso lo intendeva Luciani, il quale aggiungeva: “L’importante non è scrivere di Cristo, ma far sì che tutti si comportino come lui”.

Senza contare che il Dio del cristianesimo non è lontano da noi, superno nei suoi imperscrutabili empirei.

Gesù di Nazaret, ha concluso Geraci, è insomma un libro che vuol confermare i fratelli nella fede. Si propone di offrire certezze su un tema che, di per sé, agita e sconvolge. Gesù è una rassicurante immagine traslucida, o mette in crisi con la sua esigenza di carità?

Ignoro cosa avrebbe detto il Pontefice se fosse stato presente al “Guado”. Eppure, malgrado gli interrogativi emersi, e forse proprio per quelli, sono convinta gli sarebbe stato molto più difficile lanciare a quei ragazzi i suoi consueti anatemi.

Daniela Tuscano

 

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13 comments 30 Aprile 2007

FIOR DI CALABRIA

Ai ragazzi di “Libera” – Gioia Tauro

Immagine tratta da www.poro.it

Quando il cielo è firmamento,

e l’olivo preghiera,

quella terra è la tua terra,

ricordi di bontà,

ancestrali tenerezze,

infanzia umana.

Non permettere la violino ancora,

tu figlio del paese di calce

occhio del cosmo

fratello del vento.

Capelli negli occhi

solo e pugnace,

guardiano dell’infinito.

Da questa pietra di tufo,

più me ne allontano

e più ancora m’innamora.

Daniela Tuscano

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5 comments 28 Aprile 2007

SENZA CULTURA NESSUNA GIUSTIZIA – Appello per Stefano Allievi

Grazie alla mia amica Giulia sono venuta a conoscenza della trista vicenda del prof. Stefano Allievi (sotto), punito con la pena detentiva per aver espresso in un suo libro opinioni giudicate offensive nei confronti di Adel Smith, personaggio molto noto all’opinione pubblica grazie alla pubblicità gratuita tributatagli dai media, che lo hanno innalzato ad “autorevole” esponente dell’Islam italiano.

Smith, un convertito appartenente a una sedicente “Unione Musulmani d’Italia” di cui è il solo associato (assieme alla famiglia) è assurto all’onore dei riflettori per la campagna contro il crocifisso di Ofena (lanciato dalla finestra) e le esternazioni contro la fede cristiana.

In democrazia anche gli intolleranti hanno il diritto di manifestare le proprie… opinioni - purché non ledano la dignità umana e il sentimento comune -; tuttavia in un Paese normale, con un minimo di cultura storico-religiosa e una sicura consapevolezza delle radici comuni che legano i vari popoli del Mediterraneo, a gente del loro stampo si sarebbe dato il peso che merita: cioè, zero.

Ma siamo in Italia. Dove vige, da un lato, un’irrazionale terrore nei confronti del diverso, dall’altro un’accettazione pedestre di qualsiasi panzana provenga dallo sciagurato di turno, sia egli il fondamentalista della mutua, l’opinionista scosciata o l’adoratore di Godzilla. Dove regna, soprattutto, una grande confusione mentale, causa della torpida ignoranza che è il vero peccato senza misericordia del nostro secolo.

Ringrazio quindi la mia amica per la segnalazione e invito tutti a esprimere solidarietà a Stefano Allievi, insigne studioso ed estimatore del vero Islam, come attestano anche le numerosissime firme in sua difesa raccolte da illustri esponenti e studiosi musulmani (vedi http://www.dominiopubblico.it/, ultime righe).

Qui di seguito, il testo della petizione e il link per apporre la nostra firma.

Daniela Tuscano

Appello di solidarietà per Stefano Allievi

Sconcerto ha suscitato tra gli studiosi la notizia, diffusa il giorno 22 febbraio dall’Agenzia Ansa, e ripresa nei giorni successivi da numerosi quotidiani, della pesante condanna per diffamazione aggravata a mezzo stampa (sei mesi, oltre a una pena pecuniaria di tremila euro) nei confronti di Stefano Allievi, professore di sociologia all’Università di Padova, studioso ed esperto di islam.Il professor Allievi – su querela di Adel Smith, controverso esponente islamico, noto per le sue opinioni radicali e i gesti dimostrativi su temi diversi (notissima la sua polemica contro il crocefisso e i gesti eclatanti che l’hanno accompagnata) – è stato condannato per la descrizione dei fatti e le opinioni espresse su Smith e le sue azioni all’interno del libro “Islam italiano”, pubblicato da Einaudi.La condanna è tanto più sorprendente se si pensa alla biografia del professor Allievi, che più volte si è speso nel voler garantire libertà di parola e di espressione proprio ai musulmani, alla cui conoscenza e comprensione ha dedicato oltre quindici anni di studi e di ricerche a livello nazionale e internazionale, pagando talvolta anche il prezzo di minacce e intimidazioni non solo verbali da parte di gruppuscoli anti-islamici. E in generale suo sforzo costante è stato quello di aiutare a far comprendere, senza pregiudizi, la realtà e le dinamiche della presenza islamica in Italia e in Europa: un fatto dimostrato anche dagli attestati di solidarietà giunti al professor Allievi, in questa occasione, proprio da vari esponenti del mondo islamico medesimo.Colpisce, inoltre, la inusitata durezza della condanna, trattandosi di reato di opinione, che va a colpire il diritto di libera ricerca e di libera investigazione, configurandosi di fatto come un pesantissimo atto di censura.

Pur senza entrare nel merito della sentenza, di cui si attende di leggere le motivazioni, e con assoluta fiducia nella giustizia, espressa anche dal diretto interessato, che insieme ai suoi avvocati e all’editore ricorrerà in appello, i sottoscritti, accademici, intellettuali, esponenti del mondo islamico e cittadini comuni, esprimono la propria sorpresa e il proprio disappunto per la condanna del prof. Allievi, manifestandogli personale solidarietà, consapevoli come sia in gioco con questa sentenza anche e soprattutto la libertà di ricerca accademica e di manifestazione delle proprie opinioni, incluso il diritto di critica.

FIRMA QUI: http://213.215.194.151/petition_allievi/

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4 comments 26 Aprile 2007

GINA E LA BICICLETTA

Non doveva esser poi molto diversa, la Niguarda di sessant’anni fa. Perché quelle zone non sono mai cambiate davvero. Via Hermada, via Graziano, via Passerini; il centro è lontano, ancora si odono, lieti e inconsapevoli, gli starnazzi dell’aia, e quei muri cotti dal sole - un sole crudele e di guerra, nudo e spietato - ruvidi, pregni, scabri, sono ancora lì, testimoni scrostati e dolenti di un’Italia schietta e contadina, diuturna, tenace. Una città aperta dove di aperto c’era solo il viso fresco, aulente, rigoglioso di pastosità mantovana, di Gina.

GinaGaleottiBianchi.jpg 

Gina Galeotti Bianchi, eroina milanese della Resistenza. Sotto: la lapide che la ricorda, in via Graziano a Niguarda.

Nome di battaglia Lia, come ricorda oggi una pièce teatrale di Renato Sarti allestita in suo onore [in scena a Bresso il 27 aprile al Centro Sandro Pertini, via Bologna 38, ore 21, n.d.A.]. Partigiana, comunista, incinta di otto mesi, venne falciata da mitra tedeschi in fuga, mentre stava portando medicinali e provviste ai compagni. Chissà cosa vide, Lia-Gina, nel momento in cui la vita le scivolava via, sbilanciata e incerta come le ruote della bicicletta che s’avvitava sbilenca, due o tre mesti girotondi, poi il buio, per lei e la creatura che portava in grembo.

Gina-Lia morì il 24 aprile, appena un giorno prima della Liberazione. Non vide, dunque. O forse, mentre veniva avvolta in quell’attimo incandescente che avrebbe dovuto inchiodarla sempre lì, rigida, alla bicicletta nera e alle scarpe ortopediche, le scorse davanti tutto. Troppo. Un bagliore, un respiro potente di campi arati, cirri luminosi, chiome marezzate, capelli fluenti, biondi, liberi, seni rigogliosi, segreti di donne umiliate, riscatto dei deboli e degli sfruttati. Quasi anticipando un sogno psichedelico, essa vide e capì, mentre diventava luce pura, le donne di domani, i cittadini e le cittadine orgogliose di camminare finalmente abbracciati, e il suo passo invisibile a fianco dei cortei femministi, delle immigrate e degli immigrati, dei vecchi e nuovi emarginati che, anche grazie a lei, avrebbero avuto la forza di attuare la ribellione. Vide. Capì. Ci insegnò che occorre andare oltre. Che siamo tutti essenziali, e nessuno indispensabile. Che vale la pena credere, anche trascendendosi. Senza che occhi umani possano giungere ad alzare il velo. Segreto velo.

Per questo è immortalata così, con la sua bicicletta nera, nel vortice di un’opera immanente ed eterna. E noi una come Gina, Gina-Lia, non la dimenticheremo mai.

 

Daniela Tuscano

 

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5 comments 25 Aprile 2007

IL SORRISO DEI BAMBINI

Il Dio biblico, presentato da certa pubblicistica come un giudice severo, mostra invece spesso una sollecitudine squisitamente materna – e pazienza se all’attuale Papa dà fastidio – verso le debolezze umane e gli individui che, al tempo degli antichi Ebrei, non godevano di alcun diritto: gli orfani e le vedove, dei quali egli si professa “difensore”. Gesù amplia il concetto, giungendo ad affermare che solo chi avrà il cuore puro come quello di un bambino potrà entrare nel Regno del Padre suo.

Sono trascorsi millenni e non sembra che tali messaggi, così semplici e al tempo stesso dirompenti, siano stati accolti. Fino a poco tempo fa, nei documenti delle Nazioni Unite, il bambino era definito “speranza d’uomo”: espressione che, di là da ogni enfasi, significava semplicemente che, in attesa di diventare uomo, nel frattempo il bimbo non era nulla. Da poco si è giunti a redigere
la Carta dei Diritti del Bambino, riconoscendo a quest’ultimo la dignità di persona completa. Eppure nel mondo attuale le esigenze del fanciullo, talora la sua stessa esistenza, vengono ignorate quando non considerate inutili e fastidiose. Le prime vittime di fame, guerre, mutilazioni, violenze e discriminazioni sessuali che insanguinano il Sud del pianeta sono i bambini; e quando parliamo di violenze non pensiamo semplicemente alle turpitudini dei pedofili, per quanto gravissime, ma anche a quegli adulti, altrettanto criminali, che educano i fanciulli al gusto del sangue: mandandoli a combattere, costringendoli ad assistere al martirio dei genitori (è il caso del tamburino afghano, ricordato ieri), oppure – ed è notizia attualissima – ad eseguire essi stessi sentenze di morte. In un video attualmente in circolazione, un ragazzino sgozza una “spia” nel tripudio infernale che sfregia in eterno la sua innocenza perduta. Nell’opulento Nord, in una società che esalta il giovanilismo a ogni costo ed espone nei manifesti pubblicitari pupi obesi e sazi, si procrea sempre meno; si costruiscono fungaie di condomìni senza un minimo di ritaglio di verde per far giocare i bambini fra loro; genitori sempre più stanchi e annoiati preferiscono affidare la prole alle dubbie cure di una matrigna tanto simile a una scatola colorata, che diffonde immagini crude e volgari. Le società dell’avere (e del non-avere), che ricercano un benessere meramente istintuale, immediato, deificato e paiono puntare sulla concretezza, vivono al contrario nell’irrealtà, poiché hanno cancellato i momenti supremi che dànno un senso all’esistenza umana: la nascita e la morte (e, con esse, i soggetti che maggiormente le incarnano, i bambini appunto, e gli anziani). Al Sud la vita nascente è abortita, troncata, affamata; al Nord è temuta. Il futuro spaventa: meglio rinchiudersi nelle proprie false certezze. È più prudente non accettare la sfida del domani, il sacrificio della crescita; è più comodo e meno rischioso restare tranquilli nel bozzolo delle nostre tiepide, e sempre meno accoglienti case.

Daniela Tuscano

ULTIM’ORA. VIOLENZA A RIGNANO FLAMINIO, I FATTI ERANO NOTI. Dal blog di Massimiliano Frassi www.massimilianofrassi.splinder.com:

RIGNANO FLAMINIO, IL DOSSIER DELLE MADRI

A CURA DEL COORDINATORE RICERCHE E DEI GENITORI DI RIGNANO.

Non lo commento. Riscontro solo che oggi i pedofili che ben conosciamo ed i loro sostenitori sono entrati decine di volte per cercarlo (strano dato che sono fatti che conoscono e praticano) ed ora saranno accontentati. Io l’avrei intitolato in un altro modo: CRONACA DI UNA MORTE ANNUNCIATA.

Mi astengo da commentarlo, perchè è chiarissimo.

Un solo abbraccio, forte, fortissimo, a tutti i genitori ed ai loro bimbi. Non mollate! Mai!

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DOSSIER:

22 Novembre 2006 dal quotidiano “Il Manifesto”

Pedofilia, indagate tre maestre

Rignano Flaminio: Violenze in una scuola materna alle porte di Roma.

Di Eleonora Martini

“Rignano Flaminio, pochi chilometri da Roma, ottomila abitanti e una scuola materna, la «Olga Rovere». Il paese sarebbe stato teatro di orrori talmente indicibili da rendere ormai l’aria irrespirabile. Violenze perpetrate e a lungo taciute sugli alunni della scuola: qualcuno, con la complicità di tre maestre e una bidella, per mesi avrebbe prelevato durante l’orario scolastico bambini di 3 e 4 anni per portarli in case private dove sarebbero stati vittime di abusi sessuali. Probabilmente filmati, forse anche dopo aver drogato le piccole vittime.”

Dal blitz del 12 ottobre 2006 ad opera dei Carabinieri della Compagnia di Bracciano e dei Ris, almeno 80 bambini che frequentavano o avevano frequentato la scuola materna in questi ultimi anni, sono stati sottoposti ad accertamenti. Una parte dei loro genitori ha già sporto denuncia, l’altra è tuttora in attesa dei referti.

ANDREA: Un pozzo buio. Tu che cadi. Ci sei dentro e continui il volo verso il nulla. Non c’è appiglio e nemmeno il conforto di sapere che fra un po’  tutto finirà perché ti schianterai.. NON PUOI PIANGERE, NON PUOI GRIDARE, perché DEVI DARE CONFORTO e sicurezza a chi è indifeso.

Così mi sono sentito dopo il 12 ottobre.

“Il Manifesto” del 22 novembre 2006: «Mia figlia di 4 anni aveva sempre i genitali arrossati, tagliuzzati e non capivamo cosa fosse – racconta un padre – e ci raccontava di posti che aveva visto durante la giornata scolastica, di un’auto, di una casa, ma credevamo fosse solo la fantasia di una bimba. Poi, quando altri genitori si sono accorti, rivolgendosi allo stesso pediatra, che i problemi di emorroidi dei loro bambini affliggevano gli alunni delle stesse classi, abbiamo iniziato a giocare di più con nostra figlia per farla parlare perché la piccola si rabbuiava ogni volta che le chiedevamo delle maestre. Alla fine ci ha raccontato di giochi che avrebbero dovuto rimanere segreti. Una volta ci ha detto che aveva male “lì” perché, come le avevano insegnato, non era ancora abituata al gioco».

PAOLA: Mi chiedo dove ero in quel momento in cui i nostri figli piangenti gridavano il loro dolore. muoio ogni attimo della mia vita pensando che forse sorridevo spensierata al sole di una bella giornata ed odio me stessa.

Nessuno si è abituato a questo gioco. In tutta Italia, sono finora dieci le scuole materne in cui si sono verificati gli stessi fenomeni. Dieci casi del tutto identici, quasi che esistesse un modello predefinito da applicare negli asili approfittando dell’ingenuità assoluta di bambini che, a tre anni, non sanno ancora così si fa in un asilo, cosa si deve accettare di fare e cosa non si deve accettare di fare. Il modello è lo stesso anche per le dichiarazioni degli imputati e per le tesi difensive. Dal nord al sud, abbiamo sentito trattare gli abusi rituali alla stregua degli avvistamenti UFO. L’opinione pubblica e i media si sono sempre divisi fra chi ci crede e chi non ci crede. In una delle scuole incriminate il personale docente ha definito i genitori, “persone che ancora credono che gli asini possano volare”.Abbiamo visto scomodare autori come Le Bon, ispiratore di Hitler, Mussolini e Stalin e la sua “Psicologia delle folle”. Abbiamo sentito citare le teorie sulla comunicazione persuasiva del sociologo americano Cialdini, dalla vendita porta a porta al condizionamento psicologico. Abbiamo riconosciuto la retorica di Aristotele quando, per difendere un imputato, consiglia di negare che il fatto esista, suggerendo per l’arringa finale anche la creazione di parole nuove. …e così un dramma umano è diventato un “fattoide”, termine inventato dal romanziere Norman Mailer , per indicare un fatto che esiste solo dal momento in cui ne parlano i media. Essendo usciti solo tre articoli sul caso in questione, il vero significato del termine deve essere sfuggito al suo utilizzatore. Ma l’apice dell’arringa difensiva non può prescindere da un colpo di teatro, e così ecco apparire il concetto:”se nessuno ha visto, significa che non è successo” . Giusto. Per 40 anni nessuno aveva visto Provenzano. E’ stata la sua salute a tradirlo.

Mara: E’ come stare nel deserto, avvistare un’oasi e rendersi conto che è solo  un’illusione.

Federico: Dal 12 ottobre 2006, nonostante sia un uomo dello Stato appartenente alle forze di polizia, dovrò insegnare ai miei quattro figli a diffidare TOTALMENTE di tutte le Istituzioni, di ogni ordine e grado, perché in Italia non si riesce a tutelare nemmeno il bene più prezioso che abbiamo: i bambini. 

Ma più di tutto si è abusato del termine “psicosi collettiva”, nelle varianti di “stato emozionale collettivo”, “corto circuito”, “panico morale”, “contagio psicologico”, fino al più volgare “isteria collettiva” …. L’immagine che se ne ricava è quella di una gigantesca onda anomala che viaggiando dal nord al sud in una corsa forsennata, contagia intere comunità travolgendo, al suo passaggio, persone al di sopra di ogni sospetto.

Daniela:  Abbiamo lavorato 3 anni per riportare un figlio ad una vita normale.

Terapie, dottori, visite. Feste mancate, amici mancati.

Stavamo rialzando la testa, stavamo scoprendo che il mondo era bello, finalmente. Ci hanno di nuovo fatto piegare a mazzate.

Hanno schifosamente approfittato di un disagio esistente. Dobbiamo ricominciare daccapo. Ci hanno ammazzato tutti, mio figlio per primo. Ci hanno ammazzato. Ma devono temere i morti, perchè ritornano.

…. Quello che colpisce nelle tesi difensive dei processi per abusi nelle scuole materne, è che mentre nei casi di omicidio la difesa deve dimostrare che il tale imputato non ha ucciso la tale persona, qui si parte dall’assunto che il morto è un’invenzione. Non esiste. Quindi, non esistono neppure i colpevoli. I processi sarebbero una farsa inscenata da pubblici ministeri in vena di protagonismo e i genitori solo un’accozzaglia di persone che, pur di sentirsi dire che i propri figli sono stati abusati, sarebbero capaci di qualunque sacrificio: pagare avvocati, specialisti, sottoporre i figli a visite e terapie estenuanti, nella speranza che fra sette o otto anni, qualcuno dica loro: “Siete fortunati, i vostri figli hanno subito abusi sessuali”.

Alessia: descrivere il mio stato d’animo da quando sto  vivendo questo incubo non e’ difficile: dentro la mia vita e’ finita. ma ho ancora la forza di andare avanti, quando guardo mia figlia che con occhi pieni di lacrime mi chiede aiuto.

 

Raffaella: i mille colori di palloncini nel cielo come un dolce arcobaleno, i pagliacci del circo con i nasi rossi, il pigiamone dai tanti disegni, le stelle fluorescenti sul soffitto che lo accompagnano nei sogni. gli hanno tolto tutto al mio angelo. ma io spenderò ogni mio respiro per ricostruire ogni suo sogno, ogni suo sorriso.

 

Ma cosa succede quando in una comunità scoppia un caso del genere? Diciamo subito che i segnali di pericolo non vengono avvertiti perché l’idea non sfiora neppure i genitori. Un bambino torna a casa arrossato e lo si cura, torna a casa sporco e lo si lava, torna a casa con dei disegni sul corpo e si pensa che abbia giocato con i pennarelli. Qualche anno fa in uno di questi asili ci fu un’epidemia di candida fra le bambine e i genitori imputarono tutto alla scarsa pulizia dei bagni. A volte qualche genitore è andato a prendere il figlio prima del previsto e non lo ha trovato. Sentendosi però dire che si era nascosto, o stava giocando da un’altra parte, il personale scolastico se l’è cavata con una ramanzina per la mancata vigilanza. C’è stato un anno in cui, in uno di questi asili, si chiese la sostituzione delle porte perché un bambino era scappato (o almeno così dissero ai genitori). Nessuno poteva immaginare.

Chiara  <<mia piccola, non piangere! io non sapevo. io ti amo piu’ della mia vita. odio chi ti ha fatto cosi’ soffrire. li porteranno in carcere e non usciranno mai piu’. te lo prometto!>>.  Ed ogni notte piango pregando dio e pensando che ho paura che la giustizia umana fara’ si’ che la mia promessa non sara’ vera. rivoglio il sorriso di mia figlia.

Marina:  sono nata in una famiglia che non si fidava nemmeno della propria ombra. per questo ho voluto vivere in un modo diverso. ma ho capito di aver sbagliato.

 

E i genitori come si comportano quando capiscono cosa è successo davvero? Sono sconvolti ma pensano che, probabilmente, il loro bambino sia stata risparmiato. Non ha nessun sintomo. Eh, sì, perché i bambini sono stati terrorizzati e, finchè frequentano l’asilo, in molti casi non parlano. Solo quelli che hanno subito gravi traumi fisici e psichici mostrano sintomi evidenti. Certo la maggior parte non ne vuole sapere di varcare la soglia della scuola, ma le madri pensano che sia solo questione di abitudine. Poi ci sono anche quelli che invece amano le loro maestre e desiderano compiacerle in tutto e per tutto. Essere bravi per loro è la cosa più importante.

Maria: le conoscevo da quindici anni. ho detto a mia figlia che con le sue maestre doveva essere brava come lo era con me. non riesco piu’ a dirle ,”fai la brava”.

MARTA: tante sono le lacrime che scendono dai miei occhi, ma tanto sara’ il dolore che dovranno subire coloro che hanno fatto del male a delle anime pure ed innocenti che non sanno difendersi: i bambini!!!!!

Nella coppia si litiga, si discute, si rischia la separazione, in alcuni casi alla separazione ci si arriva davvero. Lo stress, lo shock dovuto alla scoperta di non essere stati in grado di proteggere i propri figli, anzi di averli obbligati a frequentare l’asilo, per molte è un peso insopportabile. Avere accanto un uomo che non capisce tutto questo o lo nega per paura, a volte, spinge le donne ad affrontare questo duro cammino da sole. Nei casi migliori, invece, dopo una fase di rigetto e negazione, i padri accettano di far visitare i loro figli. A quel punto si sono convinti che sia successo qualcosa e sperano che un esperto dica loro che non è vero, che si sono sbagliati. E’ il disagio, la separazione, la famiglia problematica, il pendolarismo, l’arma segreta degli avvocati nei processi. Si dirà che i bambini sono traumatizzati perché i genitori si stanno separando, la madre è instabile, apprensiva, il padre è assente, la famiglia è disagiata. Se tutti i figli di genitori separati o disagiati avessero i sintomi dei bambini vittime di abusi, ci sarebbero più centri neuropsichiatrici che scuole.

Marzia:   li conosco da quando sono nati. potrei dire quali sono stati toccati, dal modo in cui camminano.

In casa i bambini abusati sono spesso ingestibili. Hanno crisi improvvise, sembrano epilettici, vomitano, sono aggressivi, si spogliano senza motivo, imitano gli animali, si auto infliggono ferite, ma non possono essere curati fino all’incidente probatorio. Per molti mesi a fianco delle famiglie non c’è nessuno. Chi sporge denuncia viene evitato. In molte famiglie ammettere la violenza è una vergogna. Un padre ha detto: “La farò visitare, ma continuerà ad andare all’asilo, altrimenti penseranno che sia stata violentata”. In media, solo la metà delle famiglie decide di sporgere denuncia. Poi c’è qualcuno che sottopone i figli ad accertamenti senza farlo sapere in giro. Ma in tanti non fanno nulla per vergogna o ignoranza. Non conoscono le forme di devianza a cui possono andare incontro i bambini abusati e non curati. La comunità vive in attesa di vedere i bambini migliorare, invoca giustizia, chiede che almeno vengano sospese le maestre indagate. Ma loro dichiarano che: “I FATTI DI CUI SI PARLA SONO ASSURDI ED ESCLUDONO ASSOLUTAMENTE CHE POSSANO ESSERE MAI AVVENUTI.”

Silvia : sono le ore, i giorni, i mesi del dolore. quel dolore che ci fa vivere sospesi in un tempo che non ci appartiene.

Spesso l’orrore raccontato dai piccoli testimoni degli abusi rituali risulta difficile da credere, difficile perché suona nuovo, inaspettato. La nostra coscienza non è pronta ad accettare che delle persone cosiddette “normali” nascondano un lato tanto perverso. Per questo chi raccoglie le testimonianze dei bambini deve avere una preparazione specifica e deve essere disposto ad accettare psicologicamente racconti in cui la realtà straccia la fantasia.

Il fatto che fra i perpetuatori degli abusi rituali siano spesso coinvolte delle donne (in nessun altro tipo di abuso sessuale si riscontra la presenza di così

tante donne che partecipano attivamente alle violenze) rende ancor più difficile credere ai racconti dei piccoli testimoni.

SARAH: questa e’ la prima notte che non si sveglia gridando: “mi picchiano, mi picchiano”.

“In qualunque modo questa guerra finisca, la guerra contro di voi l’abbiamo vinta noi” scrive Primo Levi riportando quanto veniva detto agli ebrei dai nazisti durante la seconda guerra mondiale. “Nessuno di voi rimarrà per portare testimonianza, ma se anche qualcuno scampasse, il mondo non gli crederebbe. Forse ci saranno sospetti, discussioni, ricerche di storici, ma non ci saranno certezze, perché noi distruggeremo le prove insieme a voi. E quando anche qualche prova dovesse rimanere, e qualcuno di voi sopravvivere, la gente dirà che i fatti da voi raccontati sono troppo mostruosi per essere creduti: dirà che sono esagerazioni della propaganda alleata, e crederà a noi, che negheremo tutto. La storia dei Lager, saremo noi a dettarla”.

Eppure alla fine qualcuno è sopravvissuto, qualcuno ha raccontato, e in tanti sono stati creduti.

GRETA: Di giorno vivo. Di notte non riesco a perdonarmi e smetto (24 aprile 2007).  

 asilo 2 maestre

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RAHMATULLAH LIBERO http://www.repubblica.it/speciale/2007/appelli/rahmatullah/index.html

17 comments 22 Aprile 2007

REQUIEM PER UN TAMBURINO AFGHANO

When the music’s over

Yeah, c’mon
When the music’s over
When the music’s over, yeah, When the music’s over
Turn out the lights, Turn out the lights
Turn out the lights, yeah
When the music’s over X3
Turn out the lights X3
For the music is your special friend
Dance on fire as it intends
Music is your only friend
Until the end X3
Cancel my subscription to the Resurrection
Send my credentials to the House of Detention
I got some friends inside
The face in the mirror won’t stop
The girl in the window won’t drop
A feast of friends, “Alive!” she cried
Waitin’ for me, Outside!
Before I sink, Into the big sleep
I want to hear, I want to hear
The scream of the butterfly
Come back, baby, Back into my arm
We’re gettin’ tired of hangin’ around
Waitin’ around with our heads to the ground
I hear a very gentle sound, Very near yet very far
Very soft, yeah, very clear, Come today, come today
What have they done to the earth?
What have they done to our fair sister?
Ravaged and plundered and ripped her and bit her
Stuck her with knives in the side of the dawn
And tied her with fences and dragged her down
I hear a very gentle sound
With your ear down to the ground
We want the world and we want it… X2
Now, Now?, Now!
Persian night, babe, See the light, babe
Save us!, Jesus!, Save us!
So when the music’s over
When the music’s over, yeah
When the music’s over
Turn out the lights X3
Well the music is your special friend
Dance on fire as it intends
Music is your only friend
Until the end X3

Il rogo dei libri a Monaco, il 10 maggio 1933 e (sotto) durante l’Inquisizione.

 

Quando La Musica è Finita

Yeah, vieni
Quando la musica è finita
Quando la musica è finita, yeah
Spegni le luci
spegni le luci, yeah
Quando la musica è finita
Spegni le luci
La musica è la tua amica speciale
Balla sul fuoco come come si intende
La musica è la tua sola amica
Fino alla fine
Cancella la mia sottoscrizione alla resurrezione
Invia le mie credenziali alla “Casa di detenzione”
ho degli amici lì
La faccia nello specchio non si ferma
La ragazza alla finestra non vuole cadere
Una festa tra amici, “Sopravvivi!” lei piangeva
Aspettando me, fuori!
Prima che sprofondo nel lungo sonno
voglio ascoltare, voglio ascoltare
Il grido della farfalla
torna, baby, torna tra le mie braccia
Siamo stanchi di vagare
aspettando con le nostre teste per terra
ho sentito un suono molto gentile, molto vicino e già molto lontano
Molto soffice, yeah, molto chiaro, torna oggi
Cosa hanno fatto loro per la terra?
cosa hanno fatto per la nostra sorella sempre giusta?
Devastata, saccheggiata, strappata e colpita
Bloccata con pugnali dalla parte dove nasce il sole
e bloccata recinti e trascinata nella desolazione
sento un suono molto gentile
Con il tuo orecchio al suolo
vogliamo il mondo e lo vogliamo
ora, ora? Ora!!!!
Notte persiana, bambina, guarda la luce, bambina
Salvaci! Gesù!, salvaci!
Cosi quando la musica finisce
Quando la musica finisce, yeah
Quando la musica finisce
Spegni le luci
La musica è la tua amica speciale
Balla sul fuoco come si intende
La musica è la tua sola amica

Fino alla fine

(The Doors)
 
Davide, il re musicista d’Israele, danza davanti all’Arca dell’Alleanza (miniatura francese del XII sec.).

Nota. Nazar Gul, 35 anni, è stato lapidato pochi giorni fa dai talebani sotto gli occhi del figlio dodicenne. La sua unica colpa era essere un suonatore di dohl, il tradizionale tamburo che si suona soprattutto durante i matrimoni; la musica che eseguiva era considerata “profana”.

 

 

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RAHMATULLAH LIBERO http://www.emergency.it/appello/index.php?ln=It 

4 comments 21 Aprile 2007

5 PER MILLE: QUEST’ANNO… SCEGLI NOI! – Il progetto della Human Development Onlus

Molti s’interrogano sul fiorire dell’associazionismo in questi ultimi anni. Cosa può aver spinto tante persone a dar vita a simili iniziative, senza sperare in una retribuzione o in un qualsiasi guadagno?

Ciò che li muove è l’entusiasmo, la cordialità dei rapporti, la sincerità degli intenti. Privilegiando la crescita e la trasformazione personale e sociale, l’associazione Human Development sta creeando situazioni d’intervento del tutto inedite. Attraverso l’aggregazione, le persone stanno riscoprendo creatività, solidarietà, spirito di corpo e anche un certo senso di ribellione.

foto bimbo

Human Development Onlus si ispira alla corrente d’opinione del Nuovo Umanesimo, i cui cardini sono:

- l’essere umano come valore centrale

- l’uguaglianza di tutti gli esseri umani

- il riconoscimento delle diversità personali, religiose e culturali

- l’affermazione della libertà di idee e credenze

- la non-violenza attiva come metodologia d’azione.

Da molto tempo sosteniamo e promuoviamo progetti di sviluppo in India, Romania e Guinea Conakry, affiancandoci alla popolazione locale per la realizzazione di condizioni di vita più umane per tutti; recentemente abbiamo allargato i nostri progetti anche all’Uganda.

Le scelte della maggior parte di questi Paesi (imposte dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Banca Mondiale e dalle multinazionali) stanno determinando un impoverimento e una denutrizione galoppanti, nonché una violenta esclusione da qualsiasi diritto sancito dalla Carta dei Diritti Umani Fondamentali: salute, acqua, alimentazione, casa, educazione. I nostri progetti (tra cui spicca l’adozione o sostegno a distanza, per i dettagli vedi http://www.humandevelopment.it/index.php?option=com_frontpage&Itemid=1) si basano sull’auto-organizzazione dei volontari del posto e sul principio di reciprocità: tutti quelli che ricevono aiuto sono stimolati ad aiutare a loro volta gli altri.

E’ possibile contattarci (e… aiutarci) ai seguenti indirizzi:

Human Development Onlus – Via Accademia, 53 – 20131 Milano

Tel. 438/8642934 (Maria Teresa) – 333/2034314 (Michelangelo) – 349/77266719 (Silvia)

Fax: 02/36567150

Per versare il 5 per mille: Cod. Fisc. 97275710156

c/c postale n° 26118216 ABI 07601 – CAB 01600 – CIN T

Sito web: www.humandevelopment.it

Daniela Tuscano

 

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4 comments 20 Aprile 2007

IPSE DIXIT

“…e pertanto ci impegniamo solennemente a esportare la democrazia in Afgna Afganh Abgnani Agfani Aphganis IRAK”

 

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RAHMATULLAH LIBERO http://www.emergency.it/appello/index.php?ln=It 

7 comments 20 Aprile 2007

TRE APPELLI URGENTI

1) Ricevo e pubblico, più che volentieri, preoccupata:

 

2) Con la speranza di un Paese meno “diverso”…

Tagli ai costi degli onorevoli. Per una Politica Etica

Roma, 14 Marzo 2007

PER UNA POLITICA ETICA FIRMA E DIFFONDI
http://www.comincialitalia.net/petizioni.asp?id_petizione=3
http://www.comincialitalia.net/doc/petizione_politica_etica.pdf

La nostra Petizione viaggia. In internet, su siti, portali e blog, che ci chiedono il consenso a rilanciarla. La Petizione ha intrapreso anche altre vie: un editore ci ha chiesto di pubblicarla in un libro-sorpresa; molti gruppi, persino famiglie, si stanno mobilitando.
Le fotocopie della Petizione possono essere diffuse nelle università e nei luoghi di lavoro, bar, autobus, e imbucate nelle cassette della posta. Con questi semplici gesti possiamo creare l’onda sulla quale far salire l’Italia onesta, che esige per sé un futuro civile.
Anche le istituzioni cominciano a prestarci attenzione. Il presidente della Camera Fausto Bertinotti ci ha informato che avrebbe firmato la Petizione personalmente se il ruolo glielo avesse consentito. Il suo sarebbe stato un gesto personale e autonomo. Non di un partito, ma di un’istituzione, del Presidente della Camera che esprime il suo consenso verso l’iniziativa. Lo  ringraziamo per l’intenzione. Siamo certi che il nostro Parlamento abbia bisogno di una rivoluzione dell’onestà.

Abbiamo segnalato l’iniziativa anche ad altre forze politiche e, naturalmente, al mondo dell’informazione. Ma è tra la gente e per la gente che la Petizione deve viaggiare. Per questo siamo tutti editori, tutti titolari di giornali e coi nostri blog, siti e mailing list possiamo parlare all’Italia. E’ questa la grande Informazione.

3) Anche Bresso si mobilita contro la privatizzazione dell’acqua potabile e organizza per il 20 aprile (ore 21, Centro Civico Pertini, via Bologna 38) una conferenza dal titolo Acqua: bene comune e diritto universale. Saranno presenti il C. C. Guernica, l’Ass. Kirikù e gli Amici del Parco Nord. Interverrà il sindaco Giuseppe Manni.

Nel corso della serata sarà possibile raccogliere firme contro la privatizzazione. Tale raccolta proseguirà nei giorni successivi e (negli uffici del Comune) fino al 30 giugno prossimo.

Non manchiamo.

Daniela Tuscano (vedi anche: http://danielatuscano.wordpress.com/2007/03/21/chi-la-dura-la-vince-giorgio-schultze-ce-bisogno-di-concretezza/, http://danielatuscano.wordpress.com/2007/03/14/per-non-liquidare-il-futuro-prossimi-appuntamenti-del-comitato-milanese-per-lacqua/ )

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RAHMATULLAH LIBERO http://www.emergency.it/appello/index.php?ln=It 

 

4 comments 17 Aprile 2007

PORTE COME BRACCIA – San Tommaso, specchio d’ogni uomo (Gv 19, 21)

Tommaso ha tutte le ragioni per non credere. Otto giorni dopo la Pasqua i suoi condiscepoli se ne stanno rintanati in casa, a porte chiuse, per timore delle persecuzioni. Eppure hanno visto Gesù risorto, hanno assistito al suo trionfo. In loro, però, non è cambiato nulla; il loro comportamento è lo stesso di sempre, nessun segnale di una loro “trasfigurazione”, nessuna gioia, nessun ardore di testimonianza. Nessuna apertura, nessuna accoglienza al mondo. Dunque, non vi credo!, proclama Tommaso. Ne ha ben donde.

Le porte, come le braccia, non possono restare chiuse: devono spalancarsi per ospitare la novità, i fratelli e le sorelle. Viene da domandarsi se le nostre chiese siano tali; aperte come braccia, disponibili, animate da quella sana, inconfondibile voglia di capire l’altro.

Gesù viene e porta la pace; mostra i segni della passione come testimoni di quel messaggio di pace; senza pace, vige la paura. La paura, che mantiene le porte chiuse, non permette nessuno scampo, nessun confronto. Quest’ultimo viene interpretato fatalmente come debolezza, rinuncia, dubbio, e mai come fonte di reciproco arricchimento spirituale.

Peraltro, Gesù viene sempre, viene anche “a porte chiuse”; perché non fa mancare mai il suo Spirito. L’uomo non è fedele, ma Dio lo resta sempre; è in grado di vincere anche la durezza dei nostri cuori tremebondi.

Non sono considerazioni mie, ma del sacerdote d’una parrocchia bressese. Niente affatto un rivoluzionario, un prete come tanti altri. Nella sua chiesa, anzi, è attivissimo un gruppo di Comunione e Liberazione. Egli attesta la veridicità del Vangelo: Gesù entra nelle nostre porte chiuse, parla attraverso mille lingue, penetra negli anfratti più impensati. E non abbandona mai la Chiesa che ha voluto. Anche se quest’ultima è inconsapevole e impaurita, anche se chiude le porte, anche se emargina e condanna, anche se alcuni suoi pastori, a fronte di pur abiette minacce, accettano la scorta armata, e predicano affiancati dai poliziotti. E disertano lo Yad Vashem.

Caravaggio, Incredulità di san Tommaso, Potsdam, Neues Palais. Più in basso, l’Incredulità del Verrocchio, Firenze, Orsanmichele.

Oggi i miei amici del gruppo Emmanuele di Padova si trasferiscono a Bologna dove incontreranno i loro omologhi dell’associazione In cammino. Il tema di riflessione sarà appunto Tommaso, secondo l’ottica di alcuni pensatori cristiani. L’ho trovato molto interessante e lo riporto qui sotto.

Daniela Tuscano

Perché crediate che Gesù è il Cristo

Emmanuelle Marie

“Se non vedo, non crederò”. Quando incontro delle persone che dicono di aver “perso la fede”, mi viene spontaneo rispondere: “Meno male!”, perché la fede comincia proprio quando si è persa l’evidenza dell’esistenza di quel Dio che era stato imposto con l’educazione ma che, probabilmente, era ancora un’immagine, persino forse un idolo, una nozione ben lontana dal Padre rivelato in Gesù Cristo.E’ difficile fidarsi dopo una delusione come quella degli apostoli: fino alla fine avevano aspettato che Gesù uscisse trionfante dalla sua passione, e quando si manifesta il suo trionfo sulla morte, Tommaso non riesce più a crederci. Non riesce a staccarsi dall’immagine che si era fatta del Messia. Più uno si sente deluso, ingannato, più gli è difficile fidarsi; eppure non c’è amore senza fiducia. Più siamo stati feriti dalla vita, più abbiamo bisogno di controllare. “Se non vedo, non crederò”. Allora non ti fidi, Tommaso? Ma “beati quelli che, pur non avendo visto, crederanno”, beati perché sanno fidarsi; non hanno bisogno di controllare, sanno abbandonarsi alla vita per rinascere senza preconcetti, perché tutto è possibile all’amore. Il peccato consiste nell’appropriarsi della vita per controllarla, per accaparrarla in una verifica che non finisce mai, fino all’ossessività e alla neutralizzazione della possibile novità.

Cristo è risorto! Oggi per molti è difficile crederci, perché non vedono nulla di diverso tra chi dice di credere e loro stessi. “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri”. E’ come dire: se avete fede in me, il mio Spirito d’amore vivrà in voi e potrete amarvi gli uni gli altri come io vi ho amati; allora vedendovi la gente crederà. Perché crederà? Perché vedrà che ognuno accoglie l’altro come nuovo, senza riferimento alle cose passate. Quando Gesù appare ai discepoli, dice: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi”. La grande prova dell’amore è la capacità di perdonare. Le nostre storie personali e comunitarie sono appesantite dalle vendette, consapevoli o meno, che guidano il nostro comportamento. Gesù invece appare a coloro che l’hanno abbandonato nell’ora della prova e non fa nessun cenno a questo tradimento, ma offre loro il suo Spirito, perché anch’essi possano rinascere a una vita nuova, liberata dal rimorso, affrancata dal bisogno di recuperare il bene perduto, di riprodurre sugli altri il male ricevuto. Chi crede nel Risorto è convinto che il suo Spirito vive in ogni uomo, ma che solo la fede nella sua presenza lo può rendere efficace per fare – secondo la sua promessa – “cose più grandi” del Maestro stesso.

Gesù e Tommaso in un affresco della chiesa di Manéglise, Francia.

Caro Tommasodon Paolo Curtaz

Caro Tommaso,
fa strano scrivere una predica a mo’ di lettera, ma ho deciso, dopo tanti anni, di schierarmi formalmente e solennemente dalla tua parte.
Mi spiego meglio: ogni anno, dopo l’ebbrezza della festa di Pasqua, puntualmente ti ritroviamo col Vangelo che ti riguarda; il motivo è semplice: san Giovanni ci dice che il fatto, il fattaccio meglio, è accaduto otto giorni dopo l’apparizione di Gesù a porte chiuse nel Cenacolo alla sera di Pasqua. Ora: sono stufo di vederti descritto come un incredulo, su te abbiamo addirittura composto un proverbio “Tommaso che non ci crede se non ci mette il naso” e zac, sei arrivato fino a noi con la falsa nomea di incredulo. E’ il nostro consueto modo di leggere il Vangelo, col cervello in stand-by, ascoltando come se fosse una pia ed edificante favoletta, senza la voglia di approfondire ciò che dovrebbe nutrire la nostra vita e la nostra fede.

La chiesa solofrana dei Dodici Apostoli.

Eppure, Tommaso, leggendo bene il racconto di Giovanni, si capisce subito che tu al Rabbì ci avevi creduto, fin troppo. Dalle tue parole durissime, ferite, s’intuisce l’amarezza che ti aveva sconvolto il cuore all’indomani della croce… Incredulo? Andiamo! Piuttosto credulone, con l’entusiasmo che ti contraddistingueva tra i dodici. Sai, Tommaso, mi sono riconosciuto molte volte in te, ti ho visto nel volto di molti fratelli scoraggiati e delusi dopo aver dato l’anima ad un sogno, ad un progetto. Più voli in alto e più – cadendo – ti fai del male. La croce, per te inattesa, aveva inchiodato il tuo Maestro e la tua vita, messo fine al tuo sogno realizzato. E ti vedo – sbalordito, attonito – che ascolti i tuoi compagni. Le tue ferite sanguinano copiosamente e questi – gioiosi – ti raccontano di averlo visto vivo, risorto. Giovanni, che c’era, ha scritto solo la prima parte di ciò che hai detto: la frase durissima del “non crederò” e – per pudore, Giovanni è cortese e delicato – non ha riportato le tue altre frasi, dette con la voce rotta dalla rabbia e dalla voglia di piangere.
Io me le sono immaginate: “Tu Pietro? Tu Andrea?… e tu Giacomo? Voi mi dite che lui è vivo? Siamo scappati tutti, come conigli… come faccio a credervi?”.

Pisa, Basilica di San Pietro Apostolo.

Tommaso: hai ragione. Incontro molti cristiani come te, feriti dalla pessima testimonianza di noi discepoli, scandalizzati dal baratro che mettiamo tra la nostra fede e la nostra vita, increduli al vangelo a causa della nostra piccolezza. Ma – e questo è stupefacente – Giovanni ci dice che otto giorni dopo tu eri ancora con loro. Cavolo, Tommi! Non li hai mollati come alle volte vedo fare, non ti sei sentito superiore, migliore, a parte. Hai voluto condividere la tua amarezza con loro.
E finalmente è accaduto: apposta per te è venuto il Maestro, vedi come ti ama? Le sue piaghe, il suo costato ostesi, aperti, mostrati, e quella frase bellissima (non un rimprovero ma un gesto d’amore): “Tommaso so che hai sofferto tanto. Guarda: anch’io ho sofferto tanto…” ti hanno fatto arrendere, lasciato la diga del pianto rompere gli argini, ti sei lasciato travolgere dall’amore e dalla fede, ti sei buttato in ginocchio e tu, per primo, hai osato dire ciò che nessuno prima aveva osato neppure pensare: Gesù è Dio.
Senti, Tommaso, io ti voglio un sacco di bene e ringrazio te e il nostro comune Signore per come ti ha trattato. Non credo sia un caso il fatto che il tuo amico Giovanni ti abbia soprannominato “didimo”, cioè gemello: davvero mi assomigli.
Voglio affidarti, caro mio gemello, tutti quelli che – come te – non si sono ancora arresi al Signore: Carlo che si occupa dei tossici e che alle volte vorrebbe mollare tutto, Caterina che vuole restare in missione e che l’ennesima guerriglia ha costretto a scappare, il mio amico parroco di Betlemme che parla di pace tra le fucilate, tutti quelli, insomma, bastonati come te. E anche gli scandalizzati da noi cristiani: che guardino al Cristo piuttosto che ai suoi fragili discepoli.
Ciao, uomo dalla grande fede cristallina!

Monsignor Oscar Romero.

Tommaso, patrono degli sconfitti

don Paolo Curtaz

Tommaso, al solito. E’ puntuale, come ogni anno: esattamente otto giorni dopo la splendida notte di Pasqua. Lo stesso Vangelo, sempre. Chissà: forse la comunità cristiana, nella sua fragilità e saggezza vuole insistere con quest’uomo così simile a noi proponendolo come modello da imitare. Sarà questa evidente somiglianza a soprannominarlo “Didimo” (cioè: gemello)?
Tommaso è assente dal gruppo spaventato degli undici. Tutti faticano, un po’ stravolti da quanto accaduto: troppe emozioni tutte insieme: dalla gloria dell’entrata trionfale a Gerusalemme alla tragedia e alla vergogna in pochi giorni. Rabbì Gesù è morto, spazzato via dal potere del Sinedrio. I poveri discepoli sentono tutta la loro fragilità: nessuno è rimasto sotto la croce, sono tutti sbandati, pecore senza pastore. A questo punto arrivano le donne a parlare di uno strano episodio (vaneggiano?) e poi i due amici di Emmaus. Ma che succede? Parlano di angeli, di apparizioni. Che succede? E finalmente accade, la notte stessa di Pasqua, le porte sbarrate. Succede, capite? Gesù appare, risorto. Sorride, mostra le piaghe, dona la pace, perdona i loro peccati e li riempie di luce. Accade, capite? Manca Tommaso, quando torna riceve la testimonianza confusa ed eccitata dei suoi compagni. Ma Tommaso resta gelido. Il Vangelo non lo dice, ma intuiamo le parole di Tommaso: “Tu Pietro? Tu Andrea? Voi mi venite a dire che Gesù è vivo? Voi che siete fuggiti? Voi incoerenti e scostanti? Voi? No, non vi credo”.
Lasciatemi spezzare una lancia a favore di Tommaso, dipinto superficialmente come incredulo. Pensate davvero sia incredulo? Non sentite, al contrario, troppa fede dietro le sue amare parole? Tommaso ha creduto troppo al Rabbì, Tommaso era disposto a farsi ammazzare per lui. Tommaso sapeva che Gesù era la via e lo avrebbe seguito. Poi la delusione, lo scandalo. Tutto va storto e la gioia della sequela, l’emozione dell’accoglienza diventano paura, vigliaccheria, pianto. No: Tommaso ha investito troppo nel sogno infranto per rimettersi in pista. Lo capisco, povero amico mio. Lo capisco e mi ci ritrovo. E ritrovo le tante persone che ho conosciuto: grandi sogni, grandi ideali e poi la vita, il compromesso, le delusioni. Penso al sorriso di Sandra diventato duro quando suo marito se n’è andato svelando le sue fragili intenzioni; penso all’amarezza di Luigi ogni volta che uno dei ragazzi che cerca di tirare fuori dalla droga scappa dalla comunità; penso ai sogni infranti di Cristina che una malattia inchioda al letto, lei che voleva salvare il mondo. Tommaso è il patrono degli sconfitti, dei sognatori, dei delusi.
Tommaso non crede, non ha più il coraggio di farlo. E Gesù (ancora!) il paziente, il compassionevole lo attende, insiste. Questa volta, otto giorno dopo, Tommaso c’è e Gesù, amorevolmente, lo rimprovera: gli mostra le piaghe quasi a dirgli: “Tommaso, anch’io ho sofferto, tocca qui, non sei stati il solo a soffrire…”. Le piaghe, le ferite, spalancano la diga di commozione di Tommaso che piange e ride, e non gli importa più nulla della sua fragilità e della sua durezza. Tommaso piange e grida il suo stupore, manifesta la sua fede: credo, credo, credo, credo…
Tommaso, patrono degli sconfitti, prega per noi. Quando ci scandalizziamo dell’incoerenza della Chiesa, quando ci sembrano troppe grosse le sue fragilità, quando non ci sembra possibile che tanta gloria sia affidata a tanta povertà, prega per noi. Facci capire che uno dei modi per riconoscere la presenza del risorto, misterioso ospite delle nostre vite, ora, è anche la sofferenza. Facci comprendere che anche una vita sconfitta può incontrare la gloria del risorto, che il grande popolo dei perdenti ha un patrono e un Signore. Tommaso, nostro gemello, aiutaci ad osare anche quando sembra inutile, a fissare lo sguardo altrove quando la pesantezza della vita e del peccato ci schiantano a terra, a lavorare per la costruzione del Regno sapendo che il mondo è già salvo, ma non lo sa.
 

Tommaso: uno di noi

Franco Barbero

GLI OCCHI DELLA FEDE

Ancora una volta, davanti a questa pagina scultorea ed emozionante che appartiene allo strato tardivo della costruzione a tappe del Vangelo di Giovanni, non dobbiamo “dare nulla per scontato”. Ricordiamocelo ancora una volta perchè a noi piacerebbe tanto poter avere le prove “visive”, quasi fotografiche, della resurrezione di Gesù.Invece le cosiddette “apparizioni” non sono dei resoconti di cronaca, ma dei racconti teologici. Esse non riportano degli eventi visti con gli occhi della carne, ma sono la testimonianza di fede delle prime comunità. Certo, Gesù é realmente risorto, ma egli é stato visto non con gli occhi della carne, ma con quelli, molto più penetranti, della fede.Questi racconti delle “apparizioni” sono costruiti e composti per noi perché siamo invitati a credere, a fidarci di Dio e di quello che egli ha operato in Gesù, senza vedere. Questa é la “beatitudine” che l’evangelo annuncia: “beati quelli che, pur non avendo visto, crederanno” (20,29). La pagina del Vangelo di Giovanni, che ora abbiamo letto, non ci parla tanto di un tempo in cui ci furono persone fortunate come Tommaso che poterono toccare con mano il Risorto e poi tutte le nostre generazioni che avrebbero la difficile sorte di credere senza vedere. L’episodio di Tommaso é piuttosto una costruzione narrativa che ci riporta ad un dato molto reale. E’ una pagina di altissima e preziosa teologia, che contiene un messaggio straordinariamente limpido ed efficace. Essa più che fotografarci un evento, ci descrive l’itinerario di fede di un discepolo che fa fatica ad affidarsi alla Parola della vita.

F. Andreini, Allegoria della Carità, Cesena, Municipio.

LENTAMENTETommaso é la personificazione della nostra “fatica di credere”, della nostra difficoltà di affidarci all’azione di Dio e alla parola di Gesù. Per quanto Gesù avesse detto e ripetuto ai discepoli che Dio non lo avrebbe dimenticato nella morte, essi impiegarono probabilmente parecchio tempo a far riemergere con chiarezza la memoria di queste parole di Gesù. I Vangeli contraggono i tempi e ci fanno subito giungere alla meta, alla conclusione. Come quando Gesù chiama Pietro e Andrea alla sequela ed essi subito lo seguono, così qui tutto sembra compiersi in un baleno. La realtà é stata certamente meno rapida: avranno pur dovuto parlarne con moglie e figli prima di mettersi al seguito di Gesù… Così é nel caso della risurrezione: essa é stata accolta come realtà profonda e, quindi, vista con gli occhi della fede, molto più lentamente.

Le composizioni letterarie, cioé i quadri pittorici della risurrezione, svolgono la funzione di dirci dov’é giunto alla fine il cuore dei discepoli e delle donne, ma ci portano forse troppo velocemente al traguardo facendoci saltare alcuni passaggi, alcune tappe. Il racconto della incredulità di Tommaso ci aiuta a colmare i tempi che vanno dall’incredulità, al dubbio, alla fede.

Il percorso di Tommaso é, in qualche modo, il cammino di ciascuno/a di noi. Qui lo si intravvede. Questa é la “chiamata” che Dio ci rivolge: il passaggio alla fiducia. Tutta l’esperienza cristiana deve fare i conti con la “tentazione di Tommaso” , quella di credere solo a ciò che si vede e si tocca, ma la fede é in un’altra direzione: anzi é un’altra dimensione. Credere nel Risorto, aver fiducia che Dio continua ad operare in mille modi la risurrezione nel mondo di oggi significa “scommettere” ben oltre ciò che si vede e si tocca.

Ciò che si tocca e si vede dappertutto é il potere onnipresente del denaro, del mercato, delle multinazionali. Eppure noi siamo chiamati/e a credere nel regno di Dio che viene ed é già in mezzo a noi. Ciò che si vede é il trionfo della potenza militare. Eppure noi siamo chiamati/e a credere che sono beati i miti, i nonviolenti. Ciò che trionfa é la menzogna telediffusa, invasiva, suadente. Eppure noi siamo chiamati/e a credere nella forza disarmata della verità del Vangelo. La fede è una chiamata sulla strada della più assoluta inevidenza.

 

Madre Teresa di Calcutta. 

EDUCARCI ALLA FEDE

Ma la leggenda teologica dell’apparizione a Tommaso ci può anche educare alla “misericordia”, nel senso che ci evidenzia quanto Gesù abbia insieme capito e contrastato il bisogno dei segni, il bisogno di toccare. Gesù spesso si é trovato a dover educare l’interlocutore, tentato di fermarsi al dato materiale, evidente. Gesù, in questo brano di costruzione teologica, é colui che capisce la debolezza di Tommaso, la corregge e addita una strada diversa. Anche quando i discepoli si sono dimostrati sordi e ciechi al suo insegnamento, Gesù non si é stancato di loro. Li ha corretti, amati, aiutati a crescere.La comunità cristiana anche oggi, alle prese con mille difficoltà e mille deviazioni, può leggere questo brano anche per imparare quel dialogo interno, franco e coraggioso, che offre a ogni persona la possibilità e il tempo di crescere e di riorientare la propria vita. Anche quando tutte le porte sono chiuse (come ripete Giovanni ai versetti 19 e 27), anche quando le possibilità di cambiamento sembrano sbarrate e impossibili, la parola di Gesù può fare breccia nei nostri cuori. La partita non é mai chiusa e può riaprirsi ad ogni istante della nostra vita.La strada nella fede-fiducia in Dio si riapre… L’immagine di Gesù che, come dicevamo da bambini, passa attraverso il buco della serratura, è la testimonianza di quell’amore con cui Dio, attraverso Gesù e in mille modi, cerca i nostri cuori e vuole riaprire un dialogo con noi.Noi purtroppo ci troviamo spesso a vivere in una chiesa in cui ci sono troppe porte chiuse, con troppi “guardiani” che usano le chiavi quasi solo per chiudere. In questo contesto molti pastori della nostra chiesa farebbero bene a riascoltare l’ammonizione evangelica:” Guai a voi … perchè avete portato via la chiave della conoscenza: voi non ci siete entrati e l’avete impedito a quelli che avrebbero voluto entrare” (Luca 11,52 e Matteo 23, 13-14).Ma l’espressione fa esplodere la speranza: se anche un ministro della chiesa sbarra le porte ad un gay, ad una lesbica, ad un separato, ad una divorziata, ad un prete sposato… l’azione di Dio non si ferma e il messaggio di Gesù può penetrare anche ” a porte chiuse”.

GESU’ TRASPARENZA DI DIO

L’esclamazione di Tommaso “Mio Signore e mio Dio” è significativa, ma va ben compresa. Anche se l’ultimo redattore del Vangelo di Giovanni, distanziandosi nettamente ed infelicemente da tutte le altre Scritture, talvolta tinge di colori quasi divini la figura di Gesù, in contrasto con la realtà del nazareno, qui l’espressione non intende confondere Gesù e Dio. Piuttosto Gesù è visto come la Sua epifania, la Sua rivelazione. Gesù, il Risorto è la “trasparenza” di Dio, cioè lascia trasparire ciò che Dio ha operato in lui dandogli una vita oltre la morte. Il volto di Gesù riflette l’amore, l’azione, il messaggio di Dio. Egli, in questa espressione, viene associato a Dio per dirci che la vita di Gesù, le sue parole e le sue opere, sarebbero inspiegabili senza l’intervento di Dio.Il Vangelo ci dice che solo Dio è la “spiegazione” della vita di Gesù. Solo Dio può aprire, attraverso Gesù e il suo messaggio, anche le porte più sbarrate. Gesù ci rimanda sempre a lui, Dio suo e Dio nostro.

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RAHMATULLAH LIBERO http://www.emergency.it/appello/index.php?ln=It 

16 comments 15 Aprile 2007

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