ZERO IN IPOCRISIA

10 settembre 1973 at 20:59 6 commenti

Invitando per la prima volta la stampa milanese a un suo spettacolo, Renato Zero ha inviato questo biglietto: “Doveva accadere prima o poi che le mie esperienze, cresciute con l’ambiguità, i complessi, i vizi e le strane manie, non passassero più di segreto in segreto. Eccomi dunque finalmente a voi”.

Si è presentato con pantaloni e blusa aderentissimi, di seta, mettendo in evidenza le sue curiose misure (torace 110, fianchi 50), chioma fluente, labbra truccate, mani e viso dipinti con fiamme rosse guizzanti, occhi bistrati, zatteroni ai piedi. Per essere ancora più esplicito ha esordito dicendo: “Io sono come mi vedete, così, senza inibizioni, senza ipocrisie”, e ha cominciato a cantare una serie di canzoni i cui temi dominanti sono omosessualità e misoginia.
 

Ma chi era andato all’appuntamento credendo di divertirsi alle smorfie stravaganti di un buffone ha dovuto ricredersi. Questo eccentrico ragazzo cantando assume una maschera tragica e accompagna i suoni con movimenti improvvisi, nevrotici e taglienti che rivelano significati più profondi, in qualche modo dettati da un’angoscia esistenziale. Per questo, pochissimi hanno osato ridacchiare, anche quando il personaggio ha ecceduto in fatalismi grotteschi, o quando, alla fine, efebici giovani gli hanno offerto enormi mazzi di rose rosse.

Fino a che punto il suo personaggio è autentico?

Io sono tutto autentico. Ho il coraggio di mostrarmi così travestito perché è l’unico modo per essere me stesso. Fin da piccolo avevo qualcosa di diverso dagli altri, ma non sapevo cosa, soffrivo nel vedere la gente con gli occhi puntati su di me. Occhi ironici, allusivi. A tredici anni ho capito. Cominciai a uscire di casa portando in un sacchetto parrucche, ciglia finte e abiti femminili. Mi travestivo dentro i portoni e andavo a esibirmi gratis nei locali periferici di Roma.  

Non le sembra snob portare il problema degli omosessuali in locali-bene come la Bussola, il Sistina o il Fitzgerald?

Secondo me proprio questi sono i posti giusti. È inutile parlare di omosessuali e di droga nei luoghi frequentati dai cosiddetti anormali. Bisogna parlarne davanti al ricco borghese perché si renda conto anche lui che è un problema umano, anzi una realtà.

Ma non pensa che potrebbe esporre più efficacemente questi problemi, scusi, queste realtà, cantando col viso pulito, senza trucco, in maglione e blue-jeans?

No. Io mi travesto perché oggi tutta l’umanità è travestita. Anche quel signore in prima fila si è travestito con cravatta e gilé. E magari avrebbe una voglia pazza di potersi agghindare come me.

A quel signore lei ha appena sferrato un calcione gridandogli: “Perché vuoi uccidere te stesso?”. Prende sempre a pedate il pubblico?

Sempre. Qualche volta anche lo spoglio.

Donne?

No. Le donne sono già nude per conto loro. Mi piace spogliare gli uomini.
Una domanda delicata: la canzone “Qualcuno mi renda l’anima” che parla di un ragazzino violentato è di carattere autobiografico?

A dieci anni mi è accaduto qualcosa di simile.

E le accuse che lancia contro le madri, nel brano “No mamma no”, sono dirette a sua madre?

Ma no, la mia è una favolosa mamma romana, giunonica e buona. Soltanto che, con cinque figli da tirar grandi, è sempre stata frastornata, distratta, non ha mai capito niente di me, non s’è accorta che sono diventato adulto.

Perché ha scelto lo pseudonimo Renato Zero?

Fiacchini era decisamente squallido. E poi perché Zero è tutto: in questo nome simbolico è racchiusa
la Luna, l’embrione, l’infinito.
È vero che ci tiene tanto ad arrivare in TV e che ha partecipato al Discoestate con questa unica speranza?

Il Discoestate è stato un incidente sul lavoro. la mia casa discografica ha voluto tentare l’esperimento per ottenere almeno un po’ di passaggi radiofonici. Con il risultato che mi hanno sbattuto fuori subito e sono rimasto soltanto nei programmi di Schiff Parade. Quanto alla televisione, certo che ci terrei ad apparire. Ma come piace a me, senza censure, come succede a David Bowie, Alice Cooper e Lou Reed in America e Inghilterra.

Tino Roberti (“Oggi” )

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Entry filed under: Renato Zero.

IL CARROZZONE VA AVANTI DA SE’… – 1

6 commenti Add your own

  • 1. daniele  |  21 giugno 2006 alle 9:23

    Da questa intervista traspare quel Renato che io credo abbiamo un pò perso. Questo è il mio renato, quello che che davvero è stato l’amico, l’uomo , l’amante della mia adolescenza, dove certe parole, certe verità erano davvero pensate e concrete.
    Forse mi sbaglierò, nonostante l’amore che ancora mi lega, ma quel Renato non c’è più, è nascosto dietro ad altre ideologie che a stento riesco a credere che siano vere.
    Non conosco il motivo di tale cambiamento, in un mondo che si sta evolvendo, seppur a piccoli passi, verso un apertura maggiore all’omosessualità come ad altri temi, pare che lui voglia fare dei passi indietro.
    E c’è da capirlo, in un certo senso, perchè specialmente in Italia, finchè avremo il Vaticano, non ci evolveremo mai, non cresceremo ne politicamente, ne economicamente , ne culturalmente.
    L’apertura di altri paesi europei, quì da noi resta ancora tardiva, basti vedere gli episodi accaduti di recente, però piccoli segnali arrivano. Oggi c’è qualcuno che si avvicina al nostro mondo e chiede consigli, si informa, desidera capire come siamo e chi siamo proprio per aiutare coloro che ancora oggi si ritrovano spaventati. Io quell’aiuto l’ho trovato in lui e credo anche molti altri della mia generazione.
    Quel Renato lo dobbiamo ritrovare dentro di noi e chi, per fortuna sua, non ha vissuto quegli anni perchè molto giovane o non ancora venuto al mondo, resta difficile capirlo perchè, ripeto, oggi non è rimasto quasi niente di quello di allora. il suo messaggio alla libertà era non solo nelle canzoni, ma nei gesti, nei colori dei costumi, nei lustrini e nelle paillettes, nel fondo tinta e nel mascara.
    Apprezzo fino in fondo chi riesce oggi a cogliere, anche in minima parte questo messaggio, ma noi zerofolli vicini o appena superati i 40, non lo troviamo più. Restiamo ancorati a quell’inizio che ci ha permesso di non arrenderci mai e di rispettare la nostra idea magari consumando ancora i solchi di quel 33 giri

    Rispondi
  • 2. danielatuscano  |  21 giugno 2006 alle 11:20

    Sì, Daniele, il fatto è che io non sono una nostalgica per natura. Ho a cuore il passato, ovviamente, ma noi siamo proiettati verso il domani. Amo Renato “oggi” in virtù di quello “ieri”, ma il presente per me è altrettanto significativo (nel bene e nel male) e il futuro… chissà, lo spero. D’altro lato se anche i giovani lo seguono significa che hanno trovato in lui la stessa forza che ha spinto noi… benché sia palpabile il loro rimpianto di non esserci stati in quei tempi… “gloriosi”. Un bacione!

    Rispondi
  • 3. daniele  |  21 giugno 2006 alle 12:21

    Un bacione anche a te! 🙂

    Rispondi
  • 4. Jonny  |  26 ottobre 2006 alle 12:49

    Questo è il Renato che persone di una certa età (la mia) hanno conosciuto.
    In effetti sembra un altro personaggio, sbarazzino, anticonformista, elegante naturale, questo quanto lo è il suo contrario di adesso.
    Dobbiamo abituarci ad un altro personaggio?
    Io credo di sì.
    Il tempo e la fame sono passati.
    Per altri, invece, si tratta dello stesso Renato che è semplicemente cresciuto.
    Certo che adesso però è più soddisfatto di trenta anni fa, in tutti i sensi: economico anzitutto ma anche umanamente è cambiato.
    Del resto non può che essere così per chi alla fine ce l’ha fatta e ha visto riconosciuto, apprezzato e convalidato quel ‘suo abito diverso, per non essere così’.

    Rispondi
  • 5. luca  |  24 giugno 2007 alle 14:08

    credo che abbiamo perso di vista un fatto importante di Renato. innanzitutto non voglio fare una distinzione tra persona e personaggio perchè, seppure so bene che anche lui per casa giri con mutanda e ciabatte, credo che sia uno dei pochi “vip” che distanzino di pochissimo il palco dalla quotidianetà, almeno per quanto riguarda l’ideologia. sono certo che quelli che voi chiamate cambiamenti sono i normali postumi di una crescita spirituale e fisica, con le tante esperienze che una persona/personaggio come lui ha vissuto e lo hanno inevitabilmente fatto crescere. il renato che conosciamo oggi è lo stesso di quello degli anni sessanta, con qualche esperienza in più, che lo ha reso ancora più vicino a tutti noi.

    Rispondi
  • 6. Leonardo Dongiovanni  |  10 agosto 2007 alle 2:46

    Quoto Luca e aggiungo laddove lui non ha(per questioni di esaustività,immagino)voluto dilungarsi.
    Persona e personaggio non sono così distinti:se è lui che lancia quei messaggi oggi come ieri vuol dire che in effetti certe cose le sente sue.Che poi debba fare i conti con la realtà di tutti i giorni(chi non deve?)ritengo sia una pecca ignorabilissima entro certi limiti che Zero non ha superato.
    C’è la musica commerciale,per carità,ma Zero non fa parte oggi come mai del gruppetto di canzoncine senza sensi profondi,messe lì per assonanza.Questo è un ragionamento molto logico:chi scrive pensa a ciò che scrive,e Renato fino ad oggi(17anni,quasi 18)mi ha saputo trasmettere ciò che trasmise a voi sorcini di allora,a dispetto di certe ideologie che vanno radicandosi.
    Non sono un fan con i paraocchi,ma ragiono sui fatti,e ritengo surreale pretendere che una persona di 57 anni si comporti per filo e per segno come faceva quando di anni ne aveva la metà:possono restare le stesse le idee(E non mi pare che di fatto siano cambiate),ma è normale che cambino le modalità di espressione.
    Finchè Zero non si contraddirrà categoricamente ed esplicitamente rispetto alle idee che canta,io lo ammirerò,sempre molto scrupolosamente,è ovvio. 😉

    Leo

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