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IL CARROZZONE VA AVANTI DA SE’… – 1

La sera del 24/8/77 Renato Zero aveva presentato il suo nuovissimo spettacolo “Zerofobia” in una anonima sala da ballo della provincia emiliana. Il successo c’era stato, ma non era del tutto rapido […]). 

David Bowie, Alice Cooper, Rocky Horror Show… quanto di italiano c’è nel tuo spettacolo?


Nel mio show ci sono ventisei anni di vita, quindi credo che più italiano di questo si muoia. E ci sono le testimonianze di Renzo Arbore, Fabrizio Zampa, Romano Mussolini, il pianista, poi Loredana Bertè, Mia Martini, Patty Pravo, Alberigo Crocetta, Ornella Vanoni così potremmo andare avanti ‘na vita, ma chiedi a loro delle mie retate con la polizia, di queste cose qui. di quando andavo in giro al Piper dodici anni fa, vestito e truccato con la mia chitarra e con la mia rivoluzione già in atto. Quindi a me di Bowie, di Alice Cooper e di questi personaggi qui non mi interessa. Rimango stupito come ancora oggi in Italia si dia tanto peso a questi fenomeni, che forse neanche si capiscono, perché io sfido l’ottanta per cento degli italiani a comprendere solo una parola di quello che dicono questi signori. Non per sottovalutare l’italiano, ma perché ovviamente quello è un tipo di cultura che non è assimilabile con molta facilità. Se tu traduci i testi di Lou Reed scoprirai che è difficile per un inglese, e lo hanno confessato gli inglesi stessi, degli amici miei. Io quando mi sono premurato di chiarire certi significati, ad esempio nei testi di Bob Dylan e di altri, mi sono trovato veramente a una mancanza proprio di esplicazione da parte degli inglesi stessi, forse per il fatto che la lingua è molto ermetica. Esistono anche doppi significati, insiti nel tipo di espressività della lingua e di certi luoghi non comuni, oerchè il vocabolario britannico o americano cambiano da giorno a giorno, infatti esistono i linguaggi cockney e slang, che sono praticamente incomprensibili. A questo punto quindi viene spontaneo di dire: “Finiamola, facciamo un discorso italiano”, anche se io tutto sommato mi trucco e se ho avuto la sfortuna di venir fuori dopo questi personaggi, non è colpa mia. Forse è colpa degli italiani che mi accusano di somigliargli.

Non mi sembra però che il tuo spettacolo sia compreso da molti.

Perché c’erano molte risa e molta ilarità tra il pubblico. Ho trovato un pubblico stasera, stranamente. Dico stranamente perché questa zona per me c’è stata una delle prime che ho battuto, Nonantola… me le ricordo nell’infanzia della mia attività artistica. Sono rimasto quindi un po’ sconcertato questa sera nello scoprire che c’era… cioè era come se probabilmente tutti conoscessero le mie canzoni, tutti conoscessero il mio spettacolo e così via. Io ero dentro a cambiarmi, perché come hai visto, tra un pezzo e l’altro io cambio costume, identità, atmosfera e maschera. Di conseguenza ero dentro al mio bussolotto dove succede questa riffa dei cambiamenti, e praticamente ho sentito che durante i dialoghi della madre, dello psichiatra, della coscienza e dell’amante, c’erano dei brusii e queste cose qui. non credo possa arrivare un significato laddove c’è un po’ di casino e, tutto sommato, seguono soltanto le musiche, le canzoni, e non i testi. Ho avuto viceversa una grossa soddisfazione viceversa l’altro ieri alla Bussola Domani, dove ho trovato un pubblico che mi ha fatto piangere; questo te lo dico proprio umilmente, sinceramente. Li ho sentiti… erano terribilmente vicini, amici stupendi, che mi credevano, lontani proprio dal chiedersi di David Bowie. È stato bello anche l’altra volta, alla Bussola Domani, quando ho fatto lo spettacolo con Boney M. È un grosso risultato vero?

Sì comunque non pensi che il discorso che porti avanti col tuo spettacolo sia molto difficile da recepire in provincia?

No, no, io non continuerei a sottovalutare i provinciali o i meridionali, come si è fatto fino a oggi. Perché io ti garantisco, per esempio, non c’è pubblico migliore del meridionale. Il meridionale è molto difficile perché non ha certo la cultura dei nipoti di Agnelli o dei benestanti che possono mandare i figli dalle Orsoline o a studiare nei collegi costosissimi. Però volevo dire: un napoletano, per esempio, se tu lo metti di fronte a una realtà di palcoscenico anche di vita, scoprirai che, magari, mette più tempo ad entrare nel vivo di una situazione. Però io credo, e questo è vero che gli artisti che si sono imposti in meridione vivono vent’anni. Quel è il pubblico che sostiene Mina, Cementano, Edoardo De Filippo e tanti altri grossi personaggi del mondo dello spettacolo che sopravvivono nonostante il tempo? È proprio quello dei meridionali, lascia che te lo dica: è proprio così. Quindi voglio dire, anche in provincia… uno dice, sì in provincia so’ tutti ignoranti, è gente distratta. Non è vero perché la provincia è gente che lavora, che partecipa, forse in maniera molto più attiva del cittadino. Se tu vai a Milano per esempio, all’Odeon o in un altro teatro, al Lirico, vai a vedere un concerto dei Weather Report; tu scopri che c’è un pubblico che batte le mani, sì, ma con una tale indifferenza; cioè le batte nello stesso modo ai Weather Report e a… che te posso dì, a Orietta Berti. Hai capito? Non c’è una vivacità e una partecipazione in questi fenomeni. Sarà che loro sono talmente abituati e assuefatti alle novità che non hanno più bisogno… Per esempio il milanese che va a teatro tutte le sere e che può permettersi di andare a vedere delle cose eccezionali.Forse è anche la musica che è cambiata. ho visto in un pub che il vecchio buon Lord Sutch mandava in visibilio…

Lord Sutch so’ vent’anni che campa. Io me lo ricordo al Piper che andava in giro col foco, l’accetta e coreva, lo ricordo ch’ero bambino.

Ebbene, continua ad andare in giro con fuoco e accetta e suona il vecchio rock’n’roll e continua ad esaltare perché usa una musica comunicativa e semplice.

Un momento, io posso dirti che la musica ha la sua importanza, però se sotto la musica non c’è un significato letterario o peraltro di contenuto, credo che la musica non abbia… Io sono un musicista, mi scrivo le canzoni e quindi avrei già un post assicurato per essere compreso musicalmente, almeno. Invece non mi accontento e mi scrivo dei testi che a mio avviso non sono da buttar via, appartengono alla mia vita e quindi sono passi abbastanza importanti, soprattutto per uno come me che è abituato a vivere con 220 volts sotto i piedi ogni volta, perché per me è un’esperienza. Adesso non è che voglio farmene un vanto, anzi, mi sono probabilmente invecchiato precocemente proprio per questa ragione: che ho vissuto sempre con elettricità tutte le esperienze. Mentre per un ragazzo normale vivere un’esperienza è sempre una cosa che lascia il tempo che trova, io le ho proprio cercate fortemente queste cose.

Continuando questa analisi della musica, ti posso dire che Jimi Hendrix aveva i contenuti ed anche un rapporto emotivo col pubblico, grazie alla sua musica.

Per me Jimi Hendrix è stato un fenomeno, che fra l’altro stranamente non riusciva a sdoppiare il musicista dall’interprete, dal chitarrista: era tutto un insieme, fortunatamente per lui, perché per me è stato proprio un fenomeno in questo. Era lui l’anima di tutta la sua musica, non i suoi collaboratori o le case discografiche. Era lui. Faceva uno spettacolo e penso che abbia vissuto stranamente molto più di spettacolo che di dischi, perché i dischi di Jimi Hendrix si contano in confronto a quanti spettacoli lui è riuscito a portare avanti.

Comunque il music business si è accorto anche di lui.

Per questo io difendo la musica italiana, perché ancora siamo a un livello… dopo la morte di Elvis Presley, uno si rende conto di quanto sia amara la realtà di un uomo come Elvis che non ha vissuto praticamente, perché era chiuso dentro una cassaforte piena di miliardi. Era anche costruito, per diventare uomo di miliardi, questo forse sì, ma aveva diritto, come qualsiasi altro essere umano, a vivere una vita artistica e umana al contempo dignitosa. È morto a quarantadue anni in una miseria di rapporti. Lo sai che in America, quando sei uno che vale seimila miliardi, non puoi neanche uscì de casa, perché ti linciano? Capito che voglio dire? E questo, lo trovi bello? Io preferisco stare in Italia dove siamo ancora ad un livello, non dico di maturità industriale riguardo ai dischi e la musica, ma se non altro abbiamo la possibilità di fare degli spettacoli e di avere un continuo contatto col pubblico, cosa che in America tu sai è difficilissimo. E poi il più delle volte non è possibile, perché in questi stadi di ventimila persone delle volte succedono delle situazioni per cui si rimanda la serata di giorno in giorno e poi l’artista arriva o con l’elicottero o non arriva proprio più. La morte di un certo tipo di musica è dovuta alla mancanza di obiettività e di estemporaneità che c’è nella musica stessa. Io sono nato, per esempio, proprio per portare un paragone italiano e siccome mi conosco, non parlerei mai di altri perché in questo caso io conosco me stesso e quindi mi sento di dare dei giudizi sulla mia persona. Voglio dirti che io sono nato in palcoscenico, non dai dischi e tu lo sai, perché non m’ha fatto né la RCA né la RAI, né i giornali e niente di tutto questo. M’ha fatto il pubblico e io sono forse il primo artista in Italia che è venuto fuori dallo spettacolo e questo lo trovo molto bello; molto più bello che sentirmi un fenomeno da copertina o da hit parade. Io faccio un tipo di discorso rock, se vuoi chiamarlo pop, chiamalo come vuoi tu, però è un discorso che mi lascia lo spazio per abbracciare certi tentativi. Per esempio “Tragico Samba”, non mi sarei mai sognato di inciderlo, un pezzo così, un samba? Un punto interrogativo grosso come una casa. Eppure a me… Voglio dire, nelle soddisfazioni di un artista c’è anche quella di riscoprirsi in certe espressioni musicali e non rimanere ancora per forza di cose al cliché. Claudio Baglioni ad esempio è uno che scrive in un certo modo e ho sentito quaranta pezzi di Claudio, anche se lo stimo molto, però sono tutti allo stesso livello. Non è che ci siano dei tentativi o un coraggio. Io lo stimo, torno a ripeterlo, però è bello che l’artista rischi ogni tanto, rischi la propria pelle, no? Io ho fatto questo spettacolo stasera col rischio. Ho rischiato, ho fatto uno spettacolo teatrale in un locale, con un testo, delle scenografie, delle cose che mi hanno costretto anche a vivere una dimensione un po’ disagiata, perché non in tutti i locali puoi montare le cose come vorresti. C’è un cavallo bianco che stasera non è entrato in scena perché non c’era posto. Ma la cosa più interessante che credo di aver fatto, senza farmene un vanto, ma che dimostra in pieno come bisogna delle volte rischiare se si vuole andare avanti, è presentare uno spettacolo completamente nuovo. Questa sera, se non sbaglio, non avete sentito né “Madame”, né “Inventi”, né “No mamma no” ed è giusto che sia così. Un artista non deve attaccarsi al successo, a chiedere l’applauso, rivangando magari un certo tipo di atmosfere, perché sa che il pubblico può essere preso sotto un aspetto sentimentale. Queste cose non le ho volute fare. Ho voluto fare “Zerofobia”, che è uno spettacolo completamente nuovo con tutto un repertorio nuovo, tanto è vero che ci sono due pezzi che non sono neanche su dischi, perché dovevano essere su Zerofobia e non c’entravano per un fatto di spazio e di economia di suono, perché avrei perso tre db. Ho dovuto eliminare “La favola mia” e “Chi più chi meno” che trovo siano belle.

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Comunque tu stai portando avanti un discorso tuo personale. fai gli spettacoli soprattutto per te. Hai una coreografia molto personale dietro e quindi ti costerà molto. Inevitabilmente sarai costretto ad abbandonare le sale da ballo per dedicarti a teatri e palasport, questo lo farai in un futuro, penso, anche perché la tua popolarità sta crescendo molto. Ti dedicherai a cose più in grande. Questo non porterà te stesso al di là di quel contatto col pubblico?

No, no, assolutamente no. Te lo spiego subito. Io sono uno molto strano nel senso che, magari se c’è un attimino che potrei vivere una dimensione mia abbastanza giusta, a livello di organizzazione e di spettacoli anche economica, non la vivo. A febbraio sono stato male con una tonsillite e siccome erano saltate delle date in certi locali, allora i gestori s’erano messi a fare i capricci perché volevano recuperare queste date eccetera. Quando ti trovi di fronte a questo meccanismo, come dici tu, l’unica cosa da fare sai qual è? È scappare via e io sono scappato via. Sono stato cinque mesi lontano dai locali, non perché non volessi incontrare gli amici e fare gli spettacoli, esclusivamente perché a un certo punto, giustamente, scatta quella molla e bisogna fare molta attenzione a non fare uno spettacolo sulle punte. Capito che voglio dire? Aritmetico, cioè di dire: adesso vado su, canto il pezzo, io devo muovermi così. Quando arrivi a quel punto credo che ti convenga abbracciare la carriera di impiegato, è molto più dignitoso.

Tu, vista la tua individualità, avresti dovuto avere successo negli anni Sessanta, quando l’individualismo era più apprezzato. Oggi con tutta questa musica “disco” i giovani sono molto legati al monotono ritmo della musica che ballano.

Forse è quello che ha spinto la gente ad affezionarsi a me e alla mia musica: proprio perché potrebbe essere una boccata d’ossigeno e io me ne rendo conto. Anche a me dà molto fastidio accendere la radio e sentire “tututututututu” e poi cambiare stazione e “tututututututum”, cioè una cosa di questo tipo. Allora probabilmente, siccome non credo di essere uno di questi che fa le cose in serie, come si fanno alla Fiat, e allora può essere questa la chiave di un tipo di apprezzamento da parte del pubblico.

Sei quindi un emarginato.

Ma io non direi che è un discorso da emarginato. È un discorso probabilmente da giovane d’oggi. Gino Paoli, Umberto Bindi e Tenco quando cantavano quelle cose lì, se tu hai in mente esattamente quello che cantavano, anche loro erano emarginati perché il nome cantautore venne fuori con un odio, quasi, da parte della stampa e dell’opinione pubblica. Il cantautore allora era uno contrariato, era uno introverso, era uno inavvicinabile. Avevano questa etichetta di gente molto fuori, capito? Venivano considerati degli incompresi. Oggi che succede? S’è creato un altro fenomeno. Molti miei colleghi hanno abbracciato un’idea politica e si sono messi a fare un discorso forse un tantino troppo pesante per la musica, perché la musica soffriva dentro questo vestito. Questi credo non siano durati abbastanza per godere di un successo plateale, perché la maggior parte di loro non fanno più dischi, e, un altro fatto più grave, è che non li hanno fatti senatori.

Nel tuo spettacolo rimetti in discussione i soliti miti: coscienza, madre, patria etc.

Le simbologie di una vita che ho vissuto io: perché quella che hai visto stasera è la mia vita, con un padre rompicoglioni come quello che hai visto stasera, con una madre buona, ma fondamentalmente borghese, diciamo, mia madre… Sì, io ho portato in scena la mia vita, senza ombra di dubbio. Il meccanismo anche di questi manichini, che in fondo lo sono, perché se tu pensi: alle sette tutti a casa; il padre se non sei lì alle sette, te manda a letto senza cena. Cioè tutto questo meccanismo di una vita rigorosamente fatta di due mesi di villeggiatura, poi l’esame di riparazione a ottobre, perché chiaramente io non sono mai stato promosso. Infatti dopo l’asilo me so’ dato come un furetto perché vedevo che non era aria; non sarei mai stato un genio, nì. E allora tutta questa serie di circostanze m’ha portato soprattutto a spiegarmi con il pubblico, infatti il bello di questo spettacolo credo sia proprio una giusta confidenza a cuore aperto con il mio pubblico. Gli ho spiegato esattamente quello che sono.

Perché alla fine vieni ricoperto dal cielo?

Il cielo è sempre stato una cosa che m’ha fatto impazzire; non solo perché esiste, perché grande e perché ci ha le stelle o è nuvoloso, queste cose qui, ma perché ci fa rendere conto, a volte, che piccole entità che siamo e quanto siamo sciocchi delle volte a farci del male oppure a non valutare esattamente la grandezza nostra con il cielo. L’uomo e il cielo sposano divinamente, perché si parla di spirito in questo caso. Ma l’uomo gretto e meschino sotto una cappa di cielo non credo che sopravviverà molto.

Musicalmente, qual è il gruppo o l’artista che preferisci in assoluto?

Ray Charles. Lo trovo completo, lo trovo un interprete eccezionale a tutti i livelli. Io ho sentito una sua cosa che m’ha fatto veramente accapponare la pelle. Ho sentito un pezzo suo, molto funky, cantato da un uomo come lui che c’ha sessant’anni, con una vitalità e uno swing che fa spavento. Il pezzo si chiama “Livin’ in the city” ed è di Stevie Wonder. Dopo Ray Charles vedo senz’altro i Beatles. 

Senza firma (“Popster”)

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31 agosto 1977 at 8:23 20 commenti


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