Archive for novembre, 1977

IL CARROZZONE VA AVANTI DA SE’… – 2

Hai appena avuto un successo strepitoso.

Eh già, ma non dipende da me.

Da chi allora?

Dalla gente che è stupenda.

Ieri sera c’era il Palasport strapieno. Il pubblico impazziva. I ragazzi gelosi dicevano: “Ma tanto non gli tira”…

Ma avevano ragione comunque, perché dopo due ore di spettacolo, in quel modo lì, credo che il termine non so a chi riuscirebbe a tirare.

Poi c’erano i fotografi che imperterriti scattavano, mancavano solo i managers che stavano contando tutti i soldi incassati. Quanto di te stesso sei riuscito a dare alla gente?

Un contatto c’è stato ed è stato anche sottolineato dalla presenza di tutta quella gente, soprattutto dal fatto che io mi renda, nonostante tutto, sempre molto disponibile e ce la metta tutta per riuscire a dare quello che posso dare. Chiaramente tu sai che sono arrivato fino a qui e l’ho fatto sperando sempre di riuscire ad arrivarci in condizioni di felicità e di compatibilità con la coerenza per la mia idea. In tutti i casi quello che dà non è mai abbastanza: poi c’è un discorso di realizzazione, di andare avanti, di fare sempre di più, di scrivere le cose più vere e viverle fino in fondo. Quindi il fatto di essere riuscito a dare quello che ho dato è un discorso, per quello che riguarda il mio massimo credo che occorrerà un po’ più di tempo.
Scoccia molto nei tuoi riguardi tutti quei sottintesi con cui vieni circondato… Renato/Renata. Penso però che ci sia anche una parte di tua colpa. Tu non hai mai detto chiaramente tutto. Io ti faccio questa domanda, poi tu puoi rispondere o no: hai mai avuto rapporti omosessuali?

Sì, ma questo non credo che pregiudichi l’attività umana di una persona. Io credo che sotto questo sogghignare, questo essere impietosi nei confronti di un uomo prima che di un artista, lo trovo antico superato e anche di cattivo gusto. C’è stato qualcuno che in una radio libera ha detto qualcosa, forse nell’incoscienza più totale, in fondo giusta e che tutto sommato valeva la pena di captare nel verso giusto. Questo qualcuno ha detto: ”Sì, Renato Zero mi piace molto, sia come uomo che come donna”. Quindi questo vuol dire che, in profondità, si può anche evitare di essere considerati sia da una parte che dall’altra. Essere considerati semplicemente degli esseri umani. Se questo signore lo ha detto in questo senso lo apprezzo moltissimo, può essere un complimento; altrimenti lo annoveriamo nella linearità di un linguaggio che non mi interessa.

Una ragazzina mi ha detto: “Mi piace moltissimo Renato Zero, ma mi fa paura perché gli invertiti mi fanno paura”.

Probabilmente questa ragazza gli invertiti ce li ha in casa: primi di loro il padre e la madre.

Tu sei contro i maniaci sessuali, però spesso gli invertiti sono stati considerati tali.

Sono creature fragili, sono come i bambini, in un certo senso. In un momento qualunque della vita chiunque può esserlo.

Pensi che, con la fine del fascismo, il mito della virilità dell’uomo sia caduto?

Ma io penso che molto prima dell’avvento di Mussolini siano cambiate molte cose nel fatto dell’omosessualità. Io credo addirittura da Gesù Cristo. Che però poi questi insegnamenti di Cristo siano stati presi talmente alla lettera da farne una morale scomoda per gran parte del mondo, questo è un altro discorso, comunque Gesù Cristo credo che abbracciasse l’idea di essere disponibile a tutti e quindi di non avere limitazioni neanche in un abbraccio o in una dimensione molto affettiva in profondità.

Velocità: un futurista ha scritto che è l’ultima libertà rimasta all’uomo.

Potrei anche essere d’accordo su questo. Il fatto di vivere con le pulsazioni a duemila, anche questo credo sia velocità. Non ne farei comunque una massima visto che c’è molta gente che vuole ritornare ad andare a due all’ora, nel senso di percorrere la strada con più tranquillità e con meno palpiti e condizioni troppo scomode.
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Prima dello spettacolo hai detto: “Non credevo di meritare tutto questo”. Credo che, come frase, sia più brutta di: “Non credevo di avere tutto questo”.
Più brutta se uno vuol fare bella figura. Forse all’epoca di Wanda Osiris non si usavano ‘ste cose perché era tutto così rosa e bello. Per me non lo è stato ed ho tenuto a sottolinearlo. Questo è indipendente dal fatto che io ci abbia messo dodici anni ad arrivare; ognuno di noi conosce i propri limiti, le paure, la mancanza di terra e il fatto di non sapere mai esattamente fino a che punto, come dicevamo prima, riesce a dare il meglio di sé stesso. Non so se la frase di ieri sia capovolgibile, ma per quel che mi riguarda come l’ho detta va benissimo.

Alcuni managers che assistevano al tuo spettacolo, hanno commentato così: “Bello, una grande americanata”.

Di solito i managers sono molto più falsi, nel senso proprio del business, del compromesso dialettico. Di solito sono più scemi e quindi ti fanno dei complimenti e dicono molto bene del tuo spettacolo e queste cose qui. il fatto che abbiano detto che questo spettacolo è un’americanata, non solo li mette in una condizione di autenticità, impreparati come sono ad un certo tipo di realtà musicale, ma soprattutto li squalifica perché a questo punto l’affettatrice del gorgonzola e del prosciutto li attende inesorabilmente.

Perché porti avanti uno spettacolo così costoso quando potresti fare come un qualsiasi cantautore che viaggia a caché altissimi e guadagna di più?

Non sarei contento di fare una cosa del genere. Quando iniziai a fare quel tipo di lavoro ero fresco, felice di fare questa scelta soprattutto perché a dettarmela era un istinto e una voglia di costruire certe cose eccetera. Questa voglia, nonostante abbia ventisette anni e sia uno che può tirare i remi in barca e costruirmi un conto in banca, mi rimane. Il giorno che smetterò di cantare, probabilmente farò un’altra cosa; non ho problemi fallimentari, nel senso musicale della parola.

Beatles?

Che meraviglia, devo aggiungere altro? Non credo. Tu pensi che debba aggiungere altro al fatto di essere stato uno dei primissimi ad assistere ai loro concerti, a vedere i loro films, a collezionare le loro biografie e i loro testi. Io dico che non sono solo un fenomeno musicale, ma che gli dobbiamo molto, perché grazie a loro ci siamo riscattati di certe cose e di certe libertà non solo musicali, ma addirittura sul piano sociale e umano. Anche ai Rolling Stones dobbiamo molto di questo; a Mick Jagger in particolare.

Anche a Jim Morrison.

Certo, e anche a Ray Charles, anche a… beh, ti dovrei fare una lista di quelle fantastiche, mi vengono i brividi solo a pronunciarli ‘sti nomi.

Anche a quelli che, mentre i Beatles avevano successo e venivano incoronati baronetti, portavano avanti nell’underground il discorso e la loro emarginazione.

Che grazie ai Beatles era possibile. Dai, dai, dai, adesso, a parte i baronetti che credo che sia uno dei conferimenti più squallidi che possano esser stati fatti in Britannia da quando esiste ad oggi; voglio dire… un gruppo musicale o un fatto così estremamente aderente a un tipo di realtà, credo che certe condizioni di valorizzazioni a livello plastico o addirittura metallico, sotto forme di patacche o diplomi, sia di un ridicolo allucinante.
 

Renato Zero fa tanto successo e vende moltissimi dischi all’estero, contribuendo a risollevare la bilancia dei pagamenti italiana. Il presidente della repubblica decide allora di conferirgli la patacca di “Cavaliere del lavoro”. Renato Zero si reca dal presidente a ricevere l’onorificenza?

Si reca dal Presidente per dirgli se non trovava di meglio come utilizzare questa patacca.

Però non ti faresti fotografare.

Ma neanche dipinto, no, no, per la carità di Dio! Ma i quattro baronetti fanno parte di un’altra realtà. Per fortuna il mondo è bello perché è vario. Se tu guardi la televisione inglese e tante altre forme di spettacolo in Inghilterra, scopri che sono molto più “giggioni”; al limite si divertono anche con queste cose, ma ingenuamente credo, almeno spero, l’Inghilterra è fatta così, è un paese dove cresce e prospera qualsiasi tipo di erba, che sia estetica, divertente e a volte anche puerile.

Tu devi avere tanta rabbia in corpo se spezzi il tuo spettacolo per accettare provocazioni che ti provengono da singole persone.

Beh, ma ho scelto io questo contatto col pubblico quindi debbo anche essere pronto a mandarlo via, se non altro con una risposta. Lascio perdere per un attimo diecimila persone per uno perché questo uno probabilmente c’è sempre. Finché ci sarà quest’uno mi sentirò in condizione di avere con lui uno scambio di vedute.

Ti senti apostolo?

Apostolo… Beh certo che questa è una domanda strana eh però. Non potresti aggiungere qualcosa di più, mettendomi sulla strada?

Per apostolo intendo uno che, anche disinteressatamente, si sente di dover dare o insegnare qualcosa.

In questo termine sono d’accordo, va bene.

Qual è la cosa che tu credi di aver capito e contro la quale cozzi maggiormente nei tuoi rapporti con gli altri?

In certe occasioni è la superficialità, portata addirittura a degli stadi di indifferenza e noia. Questa è la cosa che credo massima, di trovarmi di fronte a qualcuno che è refrattario, che vive così perché ci si trova. È un autobus che doveva prendere.

Tu ti vesti in maniera variopinta, oltre al fatto che ti piace, credo anche per far capire al primo colpo d’occhio che tu sei diverso.

Questo da sempre, da quando sono nato. Ma non è solo adesso, a parte che uno voglia dare una definizione a chiamarsi “diverso”, però io credo che la condizione più genuina del mio essere “diverso” sia dettata proprio dalla gente che mi osserva, che mi guarda e che oggi, finalmente, si rende conto che io lo sono veramente un “diverso”. Ne hai la prova durante i miei spettacoli dove il pubblico, che probabilmente è lo stesso di tanti altri artisti italiani, è diverso, come pure io sono un personaggio diverso dagli altri.

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Pensi di resistere all’inevitabile declino di tutte le superstars, perché tu adesso lo sei.

No… No… Ma come fa a finire una superstar quando non lo è mai stata.

Ma tu lo sei Renato.

No, non ci credo. Non credo che si possa pensare a me come a una superstar.

Ma esserlo è una cosa bilaterale; basta che la parte pubblico lo decida e tu inevitabilmente lo sei.

È’ questo che mi spaventa; perché Superstar è una cosa di frigidità e di distacco. Io non sono né frigido, né distaccato e quindi non sono una superstar. Probabilmente la gente usa, come te, un termine che, se approfondito, non risulta esatto. È un termine che è morto appena nato; non regge, soprattutto oggi. Parlarne oggi penso sia inutile. Non fa bene né a me né a quelli che credono che io lo sia. Io non vendo solo dischi; io vendo tutto ciò che fino a oggi ho acquistato. È quindi un rapporto medianico, non un fatto commerciale fine a sé stesso. Diciamo che è la cosa più bella che io trovo, come la fotografia, l’immagine riprodotta in otto millimetri, come certe condizioni specifiche di portarsi dietro un souvenir che ti ricordi determinate cose, per questo esistono i dischi. Ti lasciano sperare di non finire morto ammazzato e dimenticato da tutti. se ne vendono tanti di “sti dischi”, significa che saranno in più a non dimenticarmi, quando magari deciderò di non cantare più o di dedicarmi ad un’altra cosa.

Hai già in mente il seguito di “Zerofobia”?

Sì, ma non è il seguito perché “Zerofobia” è la chiusura di un periodo; un capitolo di vita che si chiude. Se ne riapre un altro, quindi non sarà un continuo, ma una pagina nuova. Siccome mi piace il rischio e amo chiamarmi Zero, e allora credo sia importante ogni tanto uno sciacquio mentis e ripartire da zero come ho fatto io.

Gesù Cristo.

…Che figo!

Religione.

Difficile.

Difficile la religione o parlare della religione?

Difficile Dio con la religione. Io non li identifico. Dio c’è, la religione no.

Ma la religione non può essere un atto di disperazione, un cercare qualcosa a cui aggrapparsi?

Per quello c’è Dio, ma dove c’è Dio difficilmente c’è la religione e viceversa, perché diventa un vizio spirituale, un sacrificarsi a un fatto di… di una passione fanatica e inutile. Io quando ho bisogno di Dio me lo cerco dentro e dappertutto. Non ho bisogno di recarmi da nessuna parte per riuscire a comunicare con lui. Probabilmente tu mi dici: “Eh, ma c’è della gente che questo non lo sa” e allora non sono cristiani, perché uno dei concetti della cristianità è essere convinti che Dio sia dappertutto e possa essere avvicinabile in questo posto.

Pasolini?

Una morte prematura.

Carmelo Bene.

Un cinico con mestiere.

Anche lui dice molte cose sulla religione, quasi come te.

Sì, ma probabilmente le dice da Marte.
Si crede un genio, esiste il genio?

Sì, ma si cancella.

C’era una frase bella: “L’intelligenza riconosce il genio”.

L’intelligenza riconosce il genio probabilmente quando, oltre all’intelligenza, non è stato inventato nient’altro.

Teoria della reincarnazione.

…Vivrò ancora.

Sei curioso della morte?

No, io sono curioso della vita, visto che ci sono potrei essere curioso dell’aldilà se i miei carma fossero ad uno stadio iniziale; ma chi mi garantisce che io non stia vivendo l’ultimo carma? Nel qual caso non potrei avere l’opportunità di vivere un’altra vita. Mi dispiacerebbe un po’.

Ti auguro di durare tanto.

Io, da non dentifricio quale sono, spero che la mia durata non si esaurisca in un tubetto. Non parlo solo di Zerofobia, ma di uno spremersi continuamente avendo un fondo. Però se tu spremi una cosa che non ha fondo probabilmente ne fuoriuscirà sempre qualcosa di buono.

Ti ho sentito dire che ritieni sinceri tutti quelli che ti stanno intorno. Io non lo penso.

Ma per questo, ritornando al discorso di prima, a quel discorso primordiale, a un certo punto Giuda ne è la prova, voglio dire. Può succedere anche che ci sia qualcuno che ti bacia e poi… 

 

Penso che molti rimarranno inorriditi nel sentirti parlare di Gesù, tu che sei additato quale esempio pubblico da non seguire.

Non sono mai finito su Famiglia Cristiana, se è questo che non fa sì che io possa essere uno che crede come tante altre persone. Ma probabilmente oggi è arrivato il momento di riformarsi e di annullare quelle ipotesi, che sono il peccato mortale ed un senso di colpa che i cristiani hanno avuto da quando sono stati messi al mondo e tutte queste cose qui. allora la gente scoprirà che quello che dico oggi, sarà domani; che ci sarà la rivalutazione di un tipo di “credo” che sia appiccicato essenzialmente a un “io”, a un’individualità.

Però la gente crede in quello che il prete dice, e il prete dice che l’omosessuale non è cristiano, non è cattolico.

Ma il prete credo che abbia dimostrato lungamente i suoi errori e le sue colpe. Comunque la chiesa aveva detto in un primo tempo di non essere razzista e di voler bene a tutti. come mai che il sacerdote non ha la bontà di prendersi gli omosessuali e di tenerseli vicini per dar loro quello che probabilmente la società gli ha negato fino ad oggi?

Pensi che la gente abbia molta paura della libertà?

No, no, perché… no finché non ce l’ha. Io credo che la paura per la libertà subentri il giorno che uno ce l’ha, il giorno che la possiede.

 

Droga? Eroina?

Non potendo inventare una terza guerra mondiale, che sarebbe credo ad un livello talmente fastidioso anche per quelli che spingono il bottone, hanno inventato questa cosa qui. disgraziatamente per molti, rappresenta la fine di tutto e non solo è una fine, ma il più delle volte è incosciente. Prima si parla di un paradiso, di una liberazione, di sentirsi meglio e poi…e poi finisce.

Non credi che un’esperienza con hascisc serva, se fatta con coscienza per capire l’importanza della mente sul corpo?

Sì, ma per fare questo io credo che bisognerebbe vivere un’esistenza talmente ascetica. Bisognerebbe andare a fare questa esperienza che tu dici in India, nel Pakistan, in Turchia; cioè laddove io credo ci siano delle condizioni specifiche perché uno sia veramente a contatto con certe sensibilità, con certi spazi. Il farla a via del Corso e a Piazza del Popolo o in una condizione… in un supermercato, non credo che sia una cosa tutto sommato utile e soprattutto che ti porti a prendere visione e coscienza di certi interventi spirituali nei confronti del fisico. Io penso che in questa specifica condizione ci sia solo un fatto di sofferenza e paranoia. Non credo che aiuti il provare a fare queste esperienze a questo livello.

Ti riporto una frase che scrisse un giornale del 1931 in America: “I paesi civili sono alcolizzati. I paesi invece dediti alla canapa indiana o all’oppio hanno visto il deterioramento di una civiltà che una volta era splendente”. Questo in una nota medica.

Queste sono affermazioni naturalmente di uno che sta scrivendo con una Olivetti attraverso una finestra al di là della quale ci sono i paesi orientali e quelli no, quelli progrediti e quelli no. Io queste cose, prima di scriverle, le toccherei, le verificherei. Non mi accontento più di una definizione o di un’asserzione puramente autorevole o culturalmente valida. La cultura in queste cose non c’entra. C’entrano i risultati, sentire anche dall’altra parte quello che succede. A me risulta invece che in questi paesi dove fanno uso di oppio dalla mattina alla sera sono tranquilli, questo senz’altro, perché sono rincoglioniti dalla mattina alla sera. Allora va bene; cioè come condizione specifica di annullarsi completamente questa va bene; ma siccome noi, senza andare in America, qui in Europa abbiamo tanti di quei problemi da risolvere che non è annullandosi che si risolvono, ma credo che invece sia importante viverli con lucidità.

La prima significativa apparizione televisiva di Renato Zero, nel Capodanno 1978, suscita molto scalpore. La trasmissione s’intitola Buon Anno! e va in onda su Raiuno.

Un’ultimissima cosa: è molto importante l’aspetto fisico? Un Renato Zero con la pancia, sarebbe stato Renato Zero?

Ma io credo di sì. Prova ad immaginarmi, io credo sarebbe stata la stessa cosa. No? Perché no? Probabilmente questo non avrebbe cambiato i miei piani perché le calzamaglie le avrei indossate lo stesso. Se è vero che la gente mi apprezza per quello che ho dentro i cuscinetti di grasso fuori non sarebbero un problema. 

Senza firma (“Popster”)

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1 novembre 1977 at 21:19 11 commenti


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