IL CARROZZONE VA AVANTI DA SE’… – 2

1 novembre 1977 at 21:19 11 commenti

Hai appena avuto un successo strepitoso.

Eh già, ma non dipende da me.

Da chi allora?

Dalla gente che è stupenda.

Ieri sera c’era il Palasport strapieno. Il pubblico impazziva. I ragazzi gelosi dicevano: “Ma tanto non gli tira”…

Ma avevano ragione comunque, perché dopo due ore di spettacolo, in quel modo lì, credo che il termine non so a chi riuscirebbe a tirare.

Poi c’erano i fotografi che imperterriti scattavano, mancavano solo i managers che stavano contando tutti i soldi incassati. Quanto di te stesso sei riuscito a dare alla gente?

Un contatto c’è stato ed è stato anche sottolineato dalla presenza di tutta quella gente, soprattutto dal fatto che io mi renda, nonostante tutto, sempre molto disponibile e ce la metta tutta per riuscire a dare quello che posso dare. Chiaramente tu sai che sono arrivato fino a qui e l’ho fatto sperando sempre di riuscire ad arrivarci in condizioni di felicità e di compatibilità con la coerenza per la mia idea. In tutti i casi quello che dà non è mai abbastanza: poi c’è un discorso di realizzazione, di andare avanti, di fare sempre di più, di scrivere le cose più vere e viverle fino in fondo. Quindi il fatto di essere riuscito a dare quello che ho dato è un discorso, per quello che riguarda il mio massimo credo che occorrerà un po’ più di tempo.
Scoccia molto nei tuoi riguardi tutti quei sottintesi con cui vieni circondato… Renato/Renata. Penso però che ci sia anche una parte di tua colpa. Tu non hai mai detto chiaramente tutto. Io ti faccio questa domanda, poi tu puoi rispondere o no: hai mai avuto rapporti omosessuali?

Sì, ma questo non credo che pregiudichi l’attività umana di una persona. Io credo che sotto questo sogghignare, questo essere impietosi nei confronti di un uomo prima che di un artista, lo trovo antico superato e anche di cattivo gusto. C’è stato qualcuno che in una radio libera ha detto qualcosa, forse nell’incoscienza più totale, in fondo giusta e che tutto sommato valeva la pena di captare nel verso giusto. Questo qualcuno ha detto: ”Sì, Renato Zero mi piace molto, sia come uomo che come donna”. Quindi questo vuol dire che, in profondità, si può anche evitare di essere considerati sia da una parte che dall’altra. Essere considerati semplicemente degli esseri umani. Se questo signore lo ha detto in questo senso lo apprezzo moltissimo, può essere un complimento; altrimenti lo annoveriamo nella linearità di un linguaggio che non mi interessa.

Una ragazzina mi ha detto: “Mi piace moltissimo Renato Zero, ma mi fa paura perché gli invertiti mi fanno paura”.

Probabilmente questa ragazza gli invertiti ce li ha in casa: primi di loro il padre e la madre.

Tu sei contro i maniaci sessuali, però spesso gli invertiti sono stati considerati tali.

Sono creature fragili, sono come i bambini, in un certo senso. In un momento qualunque della vita chiunque può esserlo.

Pensi che, con la fine del fascismo, il mito della virilità dell’uomo sia caduto?

Ma io penso che molto prima dell’avvento di Mussolini siano cambiate molte cose nel fatto dell’omosessualità. Io credo addirittura da Gesù Cristo. Che però poi questi insegnamenti di Cristo siano stati presi talmente alla lettera da farne una morale scomoda per gran parte del mondo, questo è un altro discorso, comunque Gesù Cristo credo che abbracciasse l’idea di essere disponibile a tutti e quindi di non avere limitazioni neanche in un abbraccio o in una dimensione molto affettiva in profondità.

Velocità: un futurista ha scritto che è l’ultima libertà rimasta all’uomo.

Potrei anche essere d’accordo su questo. Il fatto di vivere con le pulsazioni a duemila, anche questo credo sia velocità. Non ne farei comunque una massima visto che c’è molta gente che vuole ritornare ad andare a due all’ora, nel senso di percorrere la strada con più tranquillità e con meno palpiti e condizioni troppo scomode.
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Prima dello spettacolo hai detto: “Non credevo di meritare tutto questo”. Credo che, come frase, sia più brutta di: “Non credevo di avere tutto questo”.
Più brutta se uno vuol fare bella figura. Forse all’epoca di Wanda Osiris non si usavano ‘ste cose perché era tutto così rosa e bello. Per me non lo è stato ed ho tenuto a sottolinearlo. Questo è indipendente dal fatto che io ci abbia messo dodici anni ad arrivare; ognuno di noi conosce i propri limiti, le paure, la mancanza di terra e il fatto di non sapere mai esattamente fino a che punto, come dicevamo prima, riesce a dare il meglio di sé stesso. Non so se la frase di ieri sia capovolgibile, ma per quel che mi riguarda come l’ho detta va benissimo.

Alcuni managers che assistevano al tuo spettacolo, hanno commentato così: “Bello, una grande americanata”.

Di solito i managers sono molto più falsi, nel senso proprio del business, del compromesso dialettico. Di solito sono più scemi e quindi ti fanno dei complimenti e dicono molto bene del tuo spettacolo e queste cose qui. il fatto che abbiano detto che questo spettacolo è un’americanata, non solo li mette in una condizione di autenticità, impreparati come sono ad un certo tipo di realtà musicale, ma soprattutto li squalifica perché a questo punto l’affettatrice del gorgonzola e del prosciutto li attende inesorabilmente.

Perché porti avanti uno spettacolo così costoso quando potresti fare come un qualsiasi cantautore che viaggia a caché altissimi e guadagna di più?

Non sarei contento di fare una cosa del genere. Quando iniziai a fare quel tipo di lavoro ero fresco, felice di fare questa scelta soprattutto perché a dettarmela era un istinto e una voglia di costruire certe cose eccetera. Questa voglia, nonostante abbia ventisette anni e sia uno che può tirare i remi in barca e costruirmi un conto in banca, mi rimane. Il giorno che smetterò di cantare, probabilmente farò un’altra cosa; non ho problemi fallimentari, nel senso musicale della parola.

Beatles?

Che meraviglia, devo aggiungere altro? Non credo. Tu pensi che debba aggiungere altro al fatto di essere stato uno dei primissimi ad assistere ai loro concerti, a vedere i loro films, a collezionare le loro biografie e i loro testi. Io dico che non sono solo un fenomeno musicale, ma che gli dobbiamo molto, perché grazie a loro ci siamo riscattati di certe cose e di certe libertà non solo musicali, ma addirittura sul piano sociale e umano. Anche ai Rolling Stones dobbiamo molto di questo; a Mick Jagger in particolare.

Anche a Jim Morrison.

Certo, e anche a Ray Charles, anche a… beh, ti dovrei fare una lista di quelle fantastiche, mi vengono i brividi solo a pronunciarli ‘sti nomi.

Anche a quelli che, mentre i Beatles avevano successo e venivano incoronati baronetti, portavano avanti nell’underground il discorso e la loro emarginazione.

Che grazie ai Beatles era possibile. Dai, dai, dai, adesso, a parte i baronetti che credo che sia uno dei conferimenti più squallidi che possano esser stati fatti in Britannia da quando esiste ad oggi; voglio dire… un gruppo musicale o un fatto così estremamente aderente a un tipo di realtà, credo che certe condizioni di valorizzazioni a livello plastico o addirittura metallico, sotto forme di patacche o diplomi, sia di un ridicolo allucinante.
 

Renato Zero fa tanto successo e vende moltissimi dischi all’estero, contribuendo a risollevare la bilancia dei pagamenti italiana. Il presidente della repubblica decide allora di conferirgli la patacca di “Cavaliere del lavoro”. Renato Zero si reca dal presidente a ricevere l’onorificenza?

Si reca dal Presidente per dirgli se non trovava di meglio come utilizzare questa patacca.

Però non ti faresti fotografare.

Ma neanche dipinto, no, no, per la carità di Dio! Ma i quattro baronetti fanno parte di un’altra realtà. Per fortuna il mondo è bello perché è vario. Se tu guardi la televisione inglese e tante altre forme di spettacolo in Inghilterra, scopri che sono molto più “giggioni”; al limite si divertono anche con queste cose, ma ingenuamente credo, almeno spero, l’Inghilterra è fatta così, è un paese dove cresce e prospera qualsiasi tipo di erba, che sia estetica, divertente e a volte anche puerile.

Tu devi avere tanta rabbia in corpo se spezzi il tuo spettacolo per accettare provocazioni che ti provengono da singole persone.

Beh, ma ho scelto io questo contatto col pubblico quindi debbo anche essere pronto a mandarlo via, se non altro con una risposta. Lascio perdere per un attimo diecimila persone per uno perché questo uno probabilmente c’è sempre. Finché ci sarà quest’uno mi sentirò in condizione di avere con lui uno scambio di vedute.

Ti senti apostolo?

Apostolo… Beh certo che questa è una domanda strana eh però. Non potresti aggiungere qualcosa di più, mettendomi sulla strada?

Per apostolo intendo uno che, anche disinteressatamente, si sente di dover dare o insegnare qualcosa.

In questo termine sono d’accordo, va bene.

Qual è la cosa che tu credi di aver capito e contro la quale cozzi maggiormente nei tuoi rapporti con gli altri?

In certe occasioni è la superficialità, portata addirittura a degli stadi di indifferenza e noia. Questa è la cosa che credo massima, di trovarmi di fronte a qualcuno che è refrattario, che vive così perché ci si trova. È un autobus che doveva prendere.

Tu ti vesti in maniera variopinta, oltre al fatto che ti piace, credo anche per far capire al primo colpo d’occhio che tu sei diverso.

Questo da sempre, da quando sono nato. Ma non è solo adesso, a parte che uno voglia dare una definizione a chiamarsi “diverso”, però io credo che la condizione più genuina del mio essere “diverso” sia dettata proprio dalla gente che mi osserva, che mi guarda e che oggi, finalmente, si rende conto che io lo sono veramente un “diverso”. Ne hai la prova durante i miei spettacoli dove il pubblico, che probabilmente è lo stesso di tanti altri artisti italiani, è diverso, come pure io sono un personaggio diverso dagli altri.

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Pensi di resistere all’inevitabile declino di tutte le superstars, perché tu adesso lo sei.

No… No… Ma come fa a finire una superstar quando non lo è mai stata.

Ma tu lo sei Renato.

No, non ci credo. Non credo che si possa pensare a me come a una superstar.

Ma esserlo è una cosa bilaterale; basta che la parte pubblico lo decida e tu inevitabilmente lo sei.

È’ questo che mi spaventa; perché Superstar è una cosa di frigidità e di distacco. Io non sono né frigido, né distaccato e quindi non sono una superstar. Probabilmente la gente usa, come te, un termine che, se approfondito, non risulta esatto. È un termine che è morto appena nato; non regge, soprattutto oggi. Parlarne oggi penso sia inutile. Non fa bene né a me né a quelli che credono che io lo sia. Io non vendo solo dischi; io vendo tutto ciò che fino a oggi ho acquistato. È quindi un rapporto medianico, non un fatto commerciale fine a sé stesso. Diciamo che è la cosa più bella che io trovo, come la fotografia, l’immagine riprodotta in otto millimetri, come certe condizioni specifiche di portarsi dietro un souvenir che ti ricordi determinate cose, per questo esistono i dischi. Ti lasciano sperare di non finire morto ammazzato e dimenticato da tutti. se ne vendono tanti di “sti dischi”, significa che saranno in più a non dimenticarmi, quando magari deciderò di non cantare più o di dedicarmi ad un’altra cosa.

Hai già in mente il seguito di “Zerofobia”?

Sì, ma non è il seguito perché “Zerofobia” è la chiusura di un periodo; un capitolo di vita che si chiude. Se ne riapre un altro, quindi non sarà un continuo, ma una pagina nuova. Siccome mi piace il rischio e amo chiamarmi Zero, e allora credo sia importante ogni tanto uno sciacquio mentis e ripartire da zero come ho fatto io.

Gesù Cristo.

…Che figo!

Religione.

Difficile.

Difficile la religione o parlare della religione?

Difficile Dio con la religione. Io non li identifico. Dio c’è, la religione no.

Ma la religione non può essere un atto di disperazione, un cercare qualcosa a cui aggrapparsi?

Per quello c’è Dio, ma dove c’è Dio difficilmente c’è la religione e viceversa, perché diventa un vizio spirituale, un sacrificarsi a un fatto di… di una passione fanatica e inutile. Io quando ho bisogno di Dio me lo cerco dentro e dappertutto. Non ho bisogno di recarmi da nessuna parte per riuscire a comunicare con lui. Probabilmente tu mi dici: “Eh, ma c’è della gente che questo non lo sa” e allora non sono cristiani, perché uno dei concetti della cristianità è essere convinti che Dio sia dappertutto e possa essere avvicinabile in questo posto.

Pasolini?

Una morte prematura.

Carmelo Bene.

Un cinico con mestiere.

Anche lui dice molte cose sulla religione, quasi come te.

Sì, ma probabilmente le dice da Marte.
Si crede un genio, esiste il genio?

Sì, ma si cancella.

C’era una frase bella: “L’intelligenza riconosce il genio”.

L’intelligenza riconosce il genio probabilmente quando, oltre all’intelligenza, non è stato inventato nient’altro.

Teoria della reincarnazione.

…Vivrò ancora.

Sei curioso della morte?

No, io sono curioso della vita, visto che ci sono potrei essere curioso dell’aldilà se i miei carma fossero ad uno stadio iniziale; ma chi mi garantisce che io non stia vivendo l’ultimo carma? Nel qual caso non potrei avere l’opportunità di vivere un’altra vita. Mi dispiacerebbe un po’.

Ti auguro di durare tanto.

Io, da non dentifricio quale sono, spero che la mia durata non si esaurisca in un tubetto. Non parlo solo di Zerofobia, ma di uno spremersi continuamente avendo un fondo. Però se tu spremi una cosa che non ha fondo probabilmente ne fuoriuscirà sempre qualcosa di buono.

Ti ho sentito dire che ritieni sinceri tutti quelli che ti stanno intorno. Io non lo penso.

Ma per questo, ritornando al discorso di prima, a quel discorso primordiale, a un certo punto Giuda ne è la prova, voglio dire. Può succedere anche che ci sia qualcuno che ti bacia e poi… 

 

Penso che molti rimarranno inorriditi nel sentirti parlare di Gesù, tu che sei additato quale esempio pubblico da non seguire.

Non sono mai finito su Famiglia Cristiana, se è questo che non fa sì che io possa essere uno che crede come tante altre persone. Ma probabilmente oggi è arrivato il momento di riformarsi e di annullare quelle ipotesi, che sono il peccato mortale ed un senso di colpa che i cristiani hanno avuto da quando sono stati messi al mondo e tutte queste cose qui. allora la gente scoprirà che quello che dico oggi, sarà domani; che ci sarà la rivalutazione di un tipo di “credo” che sia appiccicato essenzialmente a un “io”, a un’individualità.

Però la gente crede in quello che il prete dice, e il prete dice che l’omosessuale non è cristiano, non è cattolico.

Ma il prete credo che abbia dimostrato lungamente i suoi errori e le sue colpe. Comunque la chiesa aveva detto in un primo tempo di non essere razzista e di voler bene a tutti. come mai che il sacerdote non ha la bontà di prendersi gli omosessuali e di tenerseli vicini per dar loro quello che probabilmente la società gli ha negato fino ad oggi?

Pensi che la gente abbia molta paura della libertà?

No, no, perché… no finché non ce l’ha. Io credo che la paura per la libertà subentri il giorno che uno ce l’ha, il giorno che la possiede.

 

Droga? Eroina?

Non potendo inventare una terza guerra mondiale, che sarebbe credo ad un livello talmente fastidioso anche per quelli che spingono il bottone, hanno inventato questa cosa qui. disgraziatamente per molti, rappresenta la fine di tutto e non solo è una fine, ma il più delle volte è incosciente. Prima si parla di un paradiso, di una liberazione, di sentirsi meglio e poi…e poi finisce.

Non credi che un’esperienza con hascisc serva, se fatta con coscienza per capire l’importanza della mente sul corpo?

Sì, ma per fare questo io credo che bisognerebbe vivere un’esistenza talmente ascetica. Bisognerebbe andare a fare questa esperienza che tu dici in India, nel Pakistan, in Turchia; cioè laddove io credo ci siano delle condizioni specifiche perché uno sia veramente a contatto con certe sensibilità, con certi spazi. Il farla a via del Corso e a Piazza del Popolo o in una condizione… in un supermercato, non credo che sia una cosa tutto sommato utile e soprattutto che ti porti a prendere visione e coscienza di certi interventi spirituali nei confronti del fisico. Io penso che in questa specifica condizione ci sia solo un fatto di sofferenza e paranoia. Non credo che aiuti il provare a fare queste esperienze a questo livello.

Ti riporto una frase che scrisse un giornale del 1931 in America: “I paesi civili sono alcolizzati. I paesi invece dediti alla canapa indiana o all’oppio hanno visto il deterioramento di una civiltà che una volta era splendente”. Questo in una nota medica.

Queste sono affermazioni naturalmente di uno che sta scrivendo con una Olivetti attraverso una finestra al di là della quale ci sono i paesi orientali e quelli no, quelli progrediti e quelli no. Io queste cose, prima di scriverle, le toccherei, le verificherei. Non mi accontento più di una definizione o di un’asserzione puramente autorevole o culturalmente valida. La cultura in queste cose non c’entra. C’entrano i risultati, sentire anche dall’altra parte quello che succede. A me risulta invece che in questi paesi dove fanno uso di oppio dalla mattina alla sera sono tranquilli, questo senz’altro, perché sono rincoglioniti dalla mattina alla sera. Allora va bene; cioè come condizione specifica di annullarsi completamente questa va bene; ma siccome noi, senza andare in America, qui in Europa abbiamo tanti di quei problemi da risolvere che non è annullandosi che si risolvono, ma credo che invece sia importante viverli con lucidità.

La prima significativa apparizione televisiva di Renato Zero, nel Capodanno 1978, suscita molto scalpore. La trasmissione s’intitola Buon Anno! e va in onda su Raiuno.

Un’ultimissima cosa: è molto importante l’aspetto fisico? Un Renato Zero con la pancia, sarebbe stato Renato Zero?

Ma io credo di sì. Prova ad immaginarmi, io credo sarebbe stata la stessa cosa. No? Perché no? Probabilmente questo non avrebbe cambiato i miei piani perché le calzamaglie le avrei indossate lo stesso. Se è vero che la gente mi apprezza per quello che ho dentro i cuscinetti di grasso fuori non sarebbero un problema. 

Senza firma (“Popster”)

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IL CARROZZONE VA AVANTI DA SE’… – 1 UN NUOVO ALBUM DI RENATO ZERO

11 commenti Add your own

  • 1. giancarlo  |  6 giugno 2006 alle 19:34

    Sono un po’ vere tutte le cose dette…

    inevitabilente tutti si cambia, non necessariamente in meglio…

    E se è senza dubbio cambiato Renato, moltissimo siamo cambiati anche noi, non fosse altro perché siamo cresciuti di una trentina di anni…

    Così forse siamo diventati più o meno esigenti, e ciò che davamo per assoluto e scontato magari non ci basta più… O viceversa… chissà?!

    Solo che forse oggi io mi sarei aspettato, proprio perchè non ha più nessun bisogno di farsi accettare (perché è ormai stra-arrivato) qualche presa di posizione più coraggiosa, non c’ha più granché da perdere…

    Io me le ricordo le interviste in cui (anche in una delle puntate da Costanzo. Mamma mia speriamo che almeno quello abbia smesso di frequentarlo… ) diceva che non era neanche una fortuna piacere a tutti! Come quando ammetteva candidamente di non aver incontrato i favori del pubblico dopo certi prodotti: “A volte ci si capisce e a volte no!”.

    Niente di più vero, e niente di più onesto…

    Ieri non avrebbe mai accettato una medaglia, un cavalierato…

    Oggi ho la sensazione opposta: come se volesse in ogni modo raggiungere chiunque, sia musicalmente (altrimenti non avrebbero ragione di esistere canzoni come A BRACCIA APERTE e MENTRE ASPETTO CHE RITORNI… per non innescare subito una polemica con chi ama queste canzoni, mi affretto a dire che non sono brutti pezzi, ma sono così desolatamente commerciali, anche molto belli se proprio vogliamo, ma belli nel repertorio di qualsiasi Zarrillo di passaggio e non in bocca all’autore di Accade e Motel… ), che “politicamente” (e non mi riferisco alle prese di posizione contro il Berluska, che anzi me lo hanno fatto riapprezzare moltissimo, ma a tutte quelle dichiarazioni richiamate da Daniela, in questa e in altre discussioni a proposito dei gay, dei profilattici e via discorrendo) soprattutto nel suo sempre più “coinvolgente” avvicinamento al Vaticano…

    Ciò che dice in questa intervista di Gesù Cristo, di Dio, dei preti, della religione e della religiosità, è quanto ancora mi piacerebbe sentirgli dire ancora oggi, ma non gliene posso fare una colpa se la vita lo ha portato a ri-“convertirsi” su altre posizioni, ogni idea è ugualmente sostenibile e rispettabile, semplicemente io non lo condivido più…

    E’ vero s’è stranito a Firenze per i flash, ma me lo ricordo polemico, ironico, incazzatissimo nei concerti (soprattutto dentro il tendone) quando battibeccava con qualcuno del pubblico che o lo pigliava in giro, o non lo lasciava parlare interrompendolo, o si presentava troppo leopardato scimmiottandolo…

    Non so se era meglio (anzi lo so, era meglio) o peggio, ma decisamente era più casareccio e vicino, più alla nostra portata…

    E’ splendida anche la analisi (anche se soltanto accennata) sul potere e l’uso delle droghe, non tanto da parte dei disperati che ci sono finiti (e sono stati finiti… ), quanto da parte di chi (e non mi riferisco e non si riferiva Renato, ai soli spacciatorini, quanto alle istituzioni troppo assenti, o forse addirittura troppo presenti… ) quelle sostanze (NON POTENDO INVENTARSI UNA TERZA GUERRA MONDIALE… ) le ha “manovrate” per tarpare le ali alle anime più irrequiete, o addirittura per estirpare i fiori più ribelli che quella generazione aveva prodotto… e che erano così critici contro il sistema, che infatti li ha spenti…

    Non c’era forse bisogno di fargliela una domanda diretta sulla sua sessualità, così a briglia sciolta ci sarebbe magari arrivato da solo a parlarne… a quei tempi non se lasciava scappare un’occasione per parlare di sé e mettersi in risalto, chissà forse bluffava allora e forse bluffa ancora oggi, o magari è ugualmente sincero, ed è semplicemente diventanto sempre più pudico…

    Me lo ricordo il 12 gennaio 1988 al Palaeur di Roma al concerto (bellissimo in due tempi in “bianco e nero”, Zero live tour. Lui era commosso, appena apparso sul palco a trovarci in tredicimila ad aspettarlo… ed era un periodo non proprio fortunatissimo artisticamente) quando presentando ED IO TI SEGUIRO’, raccontava come se si confidasse con un amico, di come “certa gente” si fosse scandalizzata perché quella canzone lui l’aveva scritta per un altro uomo…

    Detto così, semplicemente, onestamente, senza intenzione di meravigliare nessun intervistatore morboso… era solo molto emozionato…

    Di tante belle speranze e tante promesse ne ha mantenuta una su tutte: un gran bel giro vita…

    Chiudo così, scherzando, questa mia sconclusionata riflessione (scusandomi per l’eccesso di parentesi e virgolette), sull’artista a tutto tondo, che ho amato di più negli ultimi trent’anni e che nessuna sciagura discografica (leggasi IL DONO) o scivolone coi giornalisti riesce a farmi amare di meno… ma, criticare sempre di più…, perché anch’io nel tempo sono cambiato divenendo sempre meno accomodante nei suoi confronti…

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  • 2. danielatuscano  |  7 giugno 2006 alle 10:34

    Anch’io penso che oggi il cavalierato l’accetterebbe, e si farebbe pure fotografare.

    Quanto alla sortita gay-down, e per il comportamento che ne è seguito, ribadisco, per l’ennesima volta, che non riesco a perdonarlo. Ha scelto la parte sbagliata e non può sempre pretendere di salvare capra e cavoli.

    Renato si è lasciato sfuggire, a proposito di Cristo, una velata (ma non troppo) accettazione dei rapporti amorosi indipendentemente da…, purchè ci fosse l’amore. E non era un discorso facilone né di comodo, come quello sull’individualità, che oggi Ratzinger bollerebbe di “eclissi di Dio”, “egoismo” e “perdita di valori”, come ha appena detto scagliandosi per l’ottantacinquesima volta contro Pacs, coppie gay e FEMMINISTE anch’esse naturalmente accusate – e non poteva essere altrimenti – di aver favorito l’individualismo come manifestazione di egoismo, edonismo, relativismo tanto odiato (a parte che, nel discorso ad Auschwitz, ha dimostrato di essere molto relativista, qualcuno dovrebbe ricordargli che il contrario del relativismo è il fondamentalismo e infatti egli è proprio questo: un fondamentalista).

    Secondo me invece Renato non stava proponendo un Dio di comodo, a propria immagine e somiglianza, ma un Dio attento alla SINGOLARITA’ di ognuno. E’ molto diverso. Per questo ha potuto persino distinguere, con una certa potenza “profetica” (non vorrei esagerare ), chi era cristiano e chi no. Perché partiva da un vissuto, da un ascolto di sé umile e timido. Quando oggi si mette sul pulpito agitando lo stanco indice su come dovremmo essere buoni cristiani, fa solo innervosire e davvero verrebbe da esclamare: “Da che pulpito viene la predica!!!”.

    Poi sì, non c’è paragone tra le piazzate per i flash e il suo confrontarsi, in maniera anche forte, col pubblico di allora. A quei tempi non era certo meno colorito, lo sappiamo bene, e però non era volgare. No. Nemmeno quando “ci andava giù duro”. Perché in quel caso era la ricerca di una relazione; nel caso dei flash (per quel che ho sentito dire, a me non è capitato e non m’interessa) mi è parsa la classica reazione da divo capriccioso. Anche se, ne sono sicura, certa gente ha esagerato e lui a taluni eccessi non è proprio nuovo. E’ successo anche in passato.

    Su droghe e affini, Renato ha parlato da brav’uomo. Qualche volta si è invischiato per dire cose semplici e anche banali (vedi commento all’articolo del giornalista americano), ma in linea di massima ha dimostrato do avere idee chiare e solide. Soprattutto ha saputo individuare la causa ultima di tanto malessere, i veri responsabili, ed è riuscito a farlo sia grazie alla sua intelligenza, sia alla sensibilità, sia alla capacità di osservare con grande attenzione il mondo che lo circondava, gli occhi delle persone.

    Nel contesto in cui è stata formulata la domanda sulla sua sessualità andava benissimo. Non mi è parso volesse mettersi particolarmente in risalto in quel colloquio; quel che invece mi sembra sicuro è che oggi una domanda così lo manderebbe in piena crisi. Ma non accadrà. Infatti, anche senza rivolgergli quesiti tanto diretti, solo usare il termine “omosessualità” metterebbe in grave disagio lui e/o alcuni membri dello staff, per cui osare parlare di “quello” sarebbe malafede. Ma poiché è stato Renato stesso ad avallare questa “malafede”, è giusto che soprattutto i giovani lo sappiano.

    Ho sentito anch’io la storia di Ed io ti seguirò, però non direttamente da lui: me l’hanno raccontata. Benché sia indubbiamente poetico, il brano non mi è mai piaciuto molto e l’ho quindi seguito in modo piuttosto distratto, l’ho presa come una delle tante canzoni d’amore di Renato, e quanto al sesso del destinatario, non ci ho pensato. In verità non ci penso mai, ma lì meno del solito per i motivi di cui sopra. Che ci sia gente che si è scandalizzata mi fa schifo, ma purtroppo non mi sorprende. Chi si scandalizza per l’amore, omo o etero non importa, è cattivo, e di gente cattiva in giro purtroppo ce n’è molta. Sul meravigliare, non bisogna meravigliare niente e nessuno: quando si parla d’amore, di amicizia ecc. bisogna essere il più possibile naturali perché si sta svelando la parte più vera e più tenera di noi stessi.

    Rispetto le tue conclusioni. Ma dovresti aggiungere che lo ami ancora, lo ami adesso, perché ti dice ancora qualcosa adesso, malgrado tutto, malgrado forse sé stesso. Infatti sei qui. Altrimenti, addio Renato.

    Rispondi
  • 3. giancarlo  |  7 giugno 2006 alle 11:22

    E infatti siamo ancora qui, impazienti come sempre…
    pronti per un altro confronto…

    Rispondi
  • 4. erica  |  7 giugno 2006 alle 14:40

    allora finalmente posso inserire anche io il mio commento…premesso che il Renato degli anni settanta non l’ho mai conosciuto di persona (nn per problemi di volontà ma per una questione anagrafica)quindi le mie opinioni potrebbero essere in contrasto con quelle di chi gli anni settanta li ha vissuti interamente…

    allora daniela ci ha lanciato un aprovocazione:quek Renati lì è effettivamnete scomparso?io ti rispono di no daniela….in primis, quando parl adel pubblico ho ritrovato il cantante che io ho cominciato a seguire:un legame con gli zerofolli che va oltre il rapporto star/fans…anche se ultimamente renato è apparso stanco e demoralizzato, magari scontroso io credo che sia molto affezionato a noi, alle persone che lo seguono con amore e soprattutto con rispetto…non è forse vero che anche oggi , durante i suoi discorsi sul palco,si ferma un attimo guarda il pubblicoe prende a parlare con una persona che gli ha rivolto una battuta o un complimento???

    il secondo punto riguarda la religione….per essere cristiani non è necessario andare in chiesa, basta imparare a scoprire il Dio che si nasconde in ognuno di noi…..io nn credo che renato abbia rinnegato questa fede, più che altro si è evoluta. magari oggi scrive una Messa per creare un sodalizio più forte tra lui e Ciò che sta lassù in alto ma il messaggio non è cambiato, credetemi…il solo fatto che lui copntinui a proporre al suo pubblico determinate canzoni (potrebbe essere Dio, la vita è un dono, più su e tante altre)è il chiaro sintomo che quella fede esiste ancora e ci sarà per sempre, accompagnerà Renato fino a quando ne avrà bisogno!!

    terzo punto, questa inetrvista è un elogio alla sincerità zeriana….da quelle righe traspare l’uomo vero e il cantate che lo accompagna….forse oggi un’intervista del geneere non la potremmo leggere ma, sinceramente, nn me la sento di puntare il dito contro renato accusandolo di non avere il coraggio di emttersi a nudo..nel 1977 era deluso e stanco dall’atteggiamento della gente ignorante che continuava a chiamarlo renato o renata a seconda di come si erano svegliati la mattina, era stanco di essere giudicato una volta uomo e una volta donna…effettivamente lui era renato punto e basta!!!!

    oggi nel 2006 dobbiamo ammettere che l’ignoranza è ancora diffusa, gli omosessuali sono tutt’altro che accettati, e cedo che renato debba ancora sopportare talvolta derisionie commenti cretini…allora la voglia di emtetrsi a nudo non c’è perchè le parole spese in questi trenta e più anni di carriera non sono serviti a un c…o…sono tutti lì fossilizzati nelle loro convinzioni, paralizzati davanti alla diversità….

    e renato cominci a nonessere più un giovanotto, è stanco di sentirsi umiliato e cerca il riposo della privacy….nn riesco a vederci nula di male anche se, effettivsamnete, sarebbe interessante vederlo rispondere ancora a certe domanade solo epr osservare a cosa porta la maturità…..
    la domanda di daniela era “perchè lo amiamo ancora?” posso rispondere la singloare e dire che lo amo pechè non credo che sia cambiato…lui è l’umo forte e coraggiso, il guerriero che corre ancora solo, l’angelo fiero della sua diversità……è stato un esempio per me e so che continuerà ad esserlo, per sempre

    (perdonatemi la conclusione romantica….)

    Rispondi
  • 5. danielatuscano  |  8 giugno 2006 alle 1:45

    1) Erica, innanzi tutto io lo chiedevo non perché non trovassi motivo di seguirlo oggi, ma mi rivolgevo a chi, come Giancarlo con cui pure sono molto in sintonia, mostrava una delusione a mio parere eccessiva.

    Quanto al suo rapporto coi fans… so benissimo che Renato risponde – in genere – al rispetto col rispetto. Infatti in questi 30 anni io ho sempre cercato di essere discreta. Ricordo che, anni fa, una mia amica mi raccontò di essere andata a Roma e in un bar, guarda caso, “beccò” Renato. Non essendo lei un’ammiratrice non gli ha chiesto nulla, però ha seguito la scena. Sono giunte delle ragazze e Renato si è dimostrato molto disponibile. Ma queste, nulla: cercavano di acchiapparlo, di baciarlo, di abbracciarlo e non lo lasciavano nemmeno parlare. Alla fine lui, scocciato, le ha piantate e se ne è andato.

    Chi aveva ragione? Renato, naturalmente. Ma non discuto di questo. Infatti le polemiche sorte, e con quei toni, mi sono sembrate assurde e pretestuose. La verità, e l’ho scritto, è che ci si aspetta un Renato a nostra disposizione, non si rispetta la sua realtà umana.

    Ciò nondimeno, se lui dimostra maleducazione senza motivo va detto. Siamo persone come lui, probabilmente alcuni anche meglio di lui, se dà prova di non sapersi controllare non posso passarlo sotto silenzio.

    2) Io invece penso che andare in chiesa sia necessario. Intendiamoci: se uno fa solo quello e poi si comporta peggio, è chiaro che è un ipocrita e basta. E che Cristo non si trovi solo nella Chiesa è altrettanto appurato. Mica contesto il fatto che si vada in chiesa, ci vado anch’io. Se leggi gli articoli che ti ho mandato scoprirai che il fatto che lui voglia scrivere una Messa non mi sconvolge affatto. Ma mi ha indignato che sia andato a esibirsi da QUESTO Papa e in QUESTO Vaticano, che si sta distinguendo per una vera e propria persecuzione nei confronti di gente indifesa e incolpevole. L’ho detto in molte occasioni ma mi sembra giusto chiarirlo anche a te, visto che ci conosciamo da pochissimo.

    3) Sono opinioni, rispettabili e sensate, e nel contempo discutibili, come tutte. Penso ci sia del vero in ciò che dici, e certamente i commenti cretini gli dànno un enorme fastidio così come l’ignoranza ecc., però talora lui non ha fatto molto per dissipare certe nebulosità e non è una questione di privacy.

    La mia impressione è che ora sia solo stanco perché… sta pensando ai cavoli suoi.
    4) Anch’io alla tua età lo vedevo in quel modo, in parte (e in fondo) ancora adesso… è giusto e comprensibile sia così. 🙂

    Rispondi
  • 6. erica  |  8 giugno 2006 alle 9:58

    daniela è sempre bello parlare con te perchè sei critica ma mai cocciuta e rispetti le opinioni altrui!!!!1grande bacio….!

    Rispondi
  • 7. ellyr  |  30 ottobre 2006 alle 22:43

    Da Nuovo Sound agosto 1977

    ZEROFOBIA

    Il luogo: il teatrino San Genesio di Roma. Sul palco: 4 immensi scivoli formati da lastre di vetro brunito dai quali scendono altrettanti ballerini che al termine della musica si trasformano in marionette muovendosi abilmente come s fossero mossi da veri fili.
    Al centro del cubo rosso e nero dal quale entra ed esce il personaggio:Renato Zero. Siamo in piena “Zerofobia” (anche se queste sono soltanto le prove) e pare che quest’estate tutta l’Itala né verrà contagiata.
    Renato mi viene incontro, ha il viso stanco febbricitante, barba lunga. E’ come al solito affabile anche se in questo preciso momento(il debutto è alle porte e ci sono un mucchio di problemi da risolvere)il mio unico ruolo è quello del rompiscatole. Non ha un filo di trucco e non mi ricordo di averlo ami visto troppe volte così. Una volta per tutte, è un fatto scenico?
    “Assolutamente no. Tu ora mi vedi così ma nulla mi vieta che tra un po’ vada a casa e mi trucchi per poi andare a prendere il gelato. Puoi dirmi che è puro infantilismo, io ti rispondo che è una dimensione di vita tutt’ltro che lontana dalla realtà. Fuga? Mai. Schizofrenia? Neanche. Ridicolizzare le frustrazioni e la paranoia:questo si. Forse mi stai per chiedere un’altra cosa a cui ho già risposta molte altre volte: no, quel Bowie lì io non l’ho mai conosciuto. Io sono un mediterraneo, lui un anglosassone. Se avesse avuto la sensibilità continentale probabilmente sarebbe diventato un Aznavour o un Jacques Brel. In ogni caso non ha i miei problemi.”
    Questa volta la gente rimane sulle poltrone, è soltanto Renato che dà tutto se stesso, svanisce l’artificiosità dell’happeing teatrale a tutti i costi. Un invito alla calma, a seguire con attenzione le parole che si muovono sui binari della precisione.
    “In questo spettacolo c’è un tema ben identificato, una posizione ben definita che è quella di vivisezionare la nostra società farla passare ai raggi X affrontando quelle che sono le figure “base” che ci accompagnano nella vita e che ci condizionano come il padre e la madre prima, l’amante poi, e per molti di noi la psicoanalisi, un boom dei nostri tempi ma allo stesso tempo un grosso bluff.”
    Un nuovo spettacolo è sempre un incognita. Tu lo proponi proprio adesso che “Trapezio” aveva favorevolmente impressionato un po’ tutti. Non lo trovi un tantino rischioso?
    “Certamente avrei potuto consolidare la fama di “Trapezio” tirandolo fino all’esaurimento. Non è da me non ho mai timbrato il cartellino, non sono un artista impiegato, sono un mutante: la morfologia di “Trapezio” appartiene ad un’altra era.”
    All’insegna del “lasciatemi dire quello che voglio sono stato zitto troppo tempo, inizio soltanto ora” Renato ha conquistato il suo pubblico ed ormai i dati per affermare che non si tratta di curiosità ci sono. D’accordo, ‘l’animale’ Zero attrae sempre per il suo fondotinta, per i suoi vestiti assurdi, per l’ambiguità:ma ora che le corde vocali gli si sono sviluppate completamente ci accorgiamo che c’è molta da aggiungere. Qualcuno dirà che c’è la rabbia dell’emarginazione, altri la volontà testarda di superare il quotidiano sempre più alienante, la maggior parte, e tra questi Renato stesso, dirà semplicemente che c’è un’anima.

    (Nicola Sisto)

    Rispondi
  • 8. danielatuscano  |  31 ottobre 2006 alle 11:30

    Trascrivo un servizio tratto da “Topolino” (rubrica “Grandi Amici”) nientemeno che del… 25 dicembre 1977. L’articolo è splendido, scritto in un italiano semplice ma efficace, ed è tanto più valido se si pensa al pubblico al quale il giornale era (è) destinato, vale a dire i bambini. Renato nel 1977, non occorre ribadirlo, era visto come un demonio, e nessun timoratissimo editore per l’infanzia avrebbe osato ospitarlo sulle sue pagine, a maggior ragione se – com’era il caso di “Topolino” – corredato da fotografie in cui l’artista compariva in pose provocanti nel suo celeberrimo maglione di ciniglia e la mitica calzamaglia rosa.
    Uno dei motivi per cui sono da sempre una fan sfegatata del giornalino disneyano è proprio questo: che non ha mai avuto paura della realtà, né dei suoi principali fruitori. Sì, chi pensa che l’”infanzia” sia da proteggere da certe sporche realtà, o forse personaggi, ha di quest’ultima un’idea retorica e fasulla. I bambini sanno capire, sono “naturalmente” di sinistra secondo un noto aforisma di Bisio, non si soffermano all’apparenza, ma vanno alla sostanza delle cose. Da notare infatti la delicatezza e la maestria con cui Rossi non nasconde ai suoi piccoli lettori nessuna verità sul personaggio Zero, sui temi che tratta e sul suo modo di presentarli, riuscendo al tempo stesso a far giungere al cuore l’essenza vera del Nostro: la grande disponibilità, l’umanità. La bontà. Altro che “fumetto perbenista”.

    All’articolo era affiancata una dedica di Renato, redatta di suo pugno e, quindi, poco decifrabile… ma ci proverò. Anche in questo caso, Zero si dimostrò diverso dagli altri “grandi amici” che, al massimo, scrivevano: “Ai lettori di Topolino, sportivamente…” o, a seconda dei casi: “…con affetto/simpatia…”. Lui no, s’intende. Lui ha scritto un romanzo. Tenero, però: “Cari Amici, Topolino non è solo un CARTONE ANIMATO ma credo sia una delle poche espressioni autentiche e genuine di un mondo che va difeso per la sua spensieratezza [frase illeggibile] la poesia-intelligen[za] di cui è protagonista. Anzi ‘dirò’ fate entrare Topolino nel cuore di chi forse ha dimenticato che basta così poco per esistere… Vostro Renato Zero”. La chiusa è tipicamente “zeriana”. Ecco sotto l’articolo.

    Milano di notte. Nebbiosa. Fatta di manciate di ore che ti portano all’alba. Quando poi la prima gente andrà a lavorare con sapore di freddo e di sonno. Tutti vestiti quasi uguali da sembrare frutti spuntati dall’asfalto. Milano ora sonnolenta. Per la stanchezza del giorno passato a lavorare. Milano del dopo la fine dei teatri. Dei pochi locali aperti. Con la mente piena di suoni e immagini dello spettacolo che ho appena finito di vedere. Zerofobia. E tutti e tanti intorno a lui. Chi mangiando un boccone, chi per tirare tardi, chi per cercare di parlargli un po’, tra complimenti, sorrisi, strette di mano di gente che va e che arriva. Personaggio affascinante, bravo, insolito. Già nel nome: Renato Zero. Personaggio nel personaggio. Con una in scalfibile voglia di colpire, provocare. “Ma non pensi che sia il pubblico a provocarmi” mi dice appunto Renato “venendo a vedere i miei spettacoli?”. Perché Zero è un personaggio ambiguo di proposito. Si traveste sia in scena, sia nella vita di tutti i giorni. Non è eccentricità. Non è moda. Lui è un artista. Un uomo dalla sensibilità acutissima. Si trucca perché tutti gli uomini lo fanno. Tutti noi abbiamo i nostri cliché, le nostre maschere che ci portiamo indosso. Solo che non si vedono, ma ci sono. La sua è una protesta. Una precisa protesta. Senza mezze misure. Soprattutto pensando che è stato il primo in questo tipo di denuncia. Alice Cooper, David Bowie, Patrick Juvet, Lou Reed, che si presentano al pubblico, alla gente, con occhi bistrati e vestiti ornati di paillettes, sono venuti dopo. La ribellione di Renato s’è iniziata tredici anni fa. Quando era ancora più facile di oggi giudicare. L’inizio è stato difficile. Non ha avuto l’appoggio di case discografiche; e radio e televisione, fino a poco tempo fa, non “passavano” troppo spesso le sue canzoni. Perché sono dure, scabrose anche, ma non di più di ciò che c’è già intorno a noi. anzi, parlano proprio di tutte quelle cose che “la buona coscienza” vorrebbe celare. E poi le sue canzoni sono cantate in italiano. Non sono in inglese, come quelle di Bowie. Le sue si capiscono: “Per scuotere la sensibilità del pubblico. Facendo qualcosa che fino a poco tempo fa si chiamava arte. E artista può essere chiunque abbia il coraggio di essere se stesso fino in fondo e quindi sia anche autocritico, sappia ridersi addosso”. La prima canzone di Renato si chiamava In mezzo ai guai, che scrisse quando aveva quasi quindici anni. Adesso lui ne ha ventisette. Ha già inciso quattro LP e fa una enormità di serate dappertutto. Prima si esibiva quasi esclusivamente nelle discoteche, nei teatri tenda; ora anche nei teatri tradizionali, dove l’impatto col pubblico può essere forte. Renato non è un artista che può lasciare indifferenti. E i suoi spettacoli sono tutti frutto della sua mente: musiche, parole, scenografie, effetti luce, coreografie. La fa da mattatore buttandoti lì le sue canzoni che, oltre l’ironia hanno sempre un fondo di tristezza e di amarezza. Per tutti quelli che non possono essere se stessi. Veramente se stessi e quindi liberi di poter vivere come sentono. E secondo Renato, tutti noi, chi in un modo, chi in un altro, siamo ammalati di questa malattia. “E per uscire dal condizionamento ci vuole prepotenza, insistenza”. Grinta cioè. Forse la grinta è disperazione che si può ancora controllare. Ecco allora che il fine di Renato Zero è quello di riuscire ad avere “una parola per tutti e una musica per tutti”. quello che si potrebbe definire disponibilità, umanità, saper comprendere gli altri. Come ogni sera, infatti, dopo la fine della sua esibizione, lo spettacolo non finisce lì. Continua nel camerino dove anche per ore Renato si ferma per parlare con la gente che viene a trovarlo. Ma quello che è più fantastico è che per ogni persona Renato ha cinque minuti e quasi per incanto tutti sono portati a parlare dei propri problemi. E lui per tutti ha un sorriso, un incoraggiamento. “Vedi” mi dice “questo è il vero spettacolo”.

    Massimo Rossi

    Rispondi
  • 9. PetaloSs  |  31 ottobre 2006 alle 13:55

    I bambini vanno tutelati ci ripetono alla nausea tutti e noi adulti per istinto li tuteliamo, a parte qualche mela marcia in giro che non il giusto cervello per farlo…
    Topolino è una rivista che mi ha cresciuto, ne ho una folta collezione che ogni tanto rileggo e che mi fa davvero fare un tuffo nel passato e non solo per le storie, sempre attuali, ma anche per i temi di sensibilizzazione che vengono trattati all’interno dei servizi redati da fior fior di giornalisti..
    Topolino comunque non è un prodotto solo ad esclusiva dell’infanzia, secondo me va bene per tutte le stagioni, le storie buoniste nn sai mai intrise di una retorica stucchevole, io a 31 anni lo leggo ancora, così come mio padre che ne ha + del doppio, e non me ne vergogno, la mia infanzia come avete notato è stata fumetti e cartoni animati e posso dire di essere venuto su abbastanza bene…certo i miei genitori sempre presenti sono stati i miei veri educatori, ma un aiuto esterno fa sempre comodo vi pare?
    Renato su Topolino non è che poi nn ci faccia niente… in quegli anni lo stesso Zero era un personaggio di fantasia, così estremo nel vestire e nell’attegiarsi niente aveva da invidiare ad un papero antropomorfo vestito da marinaretto, (il mio mitico amico PAPERINO al quale tempo addietro lo stesso cantante aveva dedicato una canzone, certo una metafora per spiegare qualcosa di ben più grave), lui era uno strano personaggio che incuteva una certa curiosità nel suo essere assessuato (o forse lo era troppo per alcuni) così colorato ed eccessivo, e nel contrasto suscitava un infinito rispetto per la sua arte e talento tanto che lo hanno fatto diventare un’icona della musica italiana che ancora oggi, superati abbondantemente gli anta e appesi al chiodo i suoi abiti sgargianti, gode di assoluta popolarità.
    Lo sappiamo tutti che il mondo artistico legato all’infanzia è pieno di tabù e pregiudizi che detta regole assurde per chi si vuole accostare ad esso, in quegli anni deve essere stata una mossa azzardata invitare Renato nel giornalino, ricordiamo che poi c’è stato altre numerose volte, illustrandolo con gli abiti che ci ha raccontato Daniela, io quel numero purtroppo non ce l’ho perchè se no lo avrei tenuto come cimelio in una teca posta in bella mostra… erano forse i momenti in cui si stava dando una svolta nell’affrontare l’intelligenza dei fanciulli che non hanno bisogno di una rivista a loro dedicata per capire che i colori non sono solo nelle pagine pattinate a loro offerte, ma anche nella personalità di ognuno.

    Hanno arrestato Paperino

    Una sirena va e il suo lamento,
    Si confonde nella città.
    Non c’è più tempo ormai,
    Per i santi e per gli eroi.
    Nessuno, li piangerà!
    E la sirena è come una preghiera,
    L’ultimo addio di chi va via.
    Nell’aria un triste canto che
    Non è poesia!
    Paperino… L’hanno arrestato già!
    Dietro le sbarre, finirà…
    Senza pietà!
    Paperino… Ma cosa c’entra lui,
    Già tutti possono sbagliare, ma non lui!
    L’hanno accusato di drogarsi,
    E sotto effetto di servirsi, di una pistola
    Per rubare a un bimbo
    I suoi pop-corn…
    Adesso è chiuso là,
    E’ dimagrito e non sorride,
    Che pena fa…
    Qualcuno viene e va,
    Portandogli amore,
    E pacchi di pop-corn!
    E Qui Quo Qua,
    Lo aspettano da sempre,
    Pregando la sua libertà…
    La libertà ha gli occhi,
    Il cuore e i gesti
    Di… Paperino!
    Il mondo fa presto a condannare,
    Ma fa fatica a ricordare,
    Che Paperino è il nostro eroe…
    “Signora, che è uscito Paperino ?”
    “No, non esce più!”
    “Allora mi dia Playboy!”
    Paperino!
    Paperino!
    Senza mani!
    Senza piedi!
    Sempre più difficile è…
    Senza denti!
    Paperino!

    Rispondi
  • 10. danielatuscano  |  1 novembre 2006 alle 8:21

    Hanno arrestato Paperino è una delle migliori canzoni di Renato, ricordo che spiegò trattarsi della “perdita della nostra antica giovinezza messa in galera per spaccio e droga”… la chiave del discorso è tutta qui (poeticissima l’espressione “antica giovinezza”), e pensare che all’epoca ci fu chi lo definì un brano allegro, senza senso, ma non mi stupisce, avevano definito “spiritoso” anche Mi vendo

    “Topolino” non si può definire un semplice giornalino per l’infanzia. Ma solo se per “infanzia” s’intende un concetto mitico, come illustravo prima.

    Soprattutto quando lo leggevo io, aveva raggiunto il top non solo per l’accuratezza dei disegni e delle storie, ma anche per il linguaggio usato, spesso ricercato per un fumetto (parole come “olocausto” e “paturnie” le ho apprese proprio da quelle pagine); e, logico, per i servizi. La “Cronaca di Topolinia” era un appuntamento irrinunciabile, così come “Qui Paperino Quack” e appunto i “Grandi Amici”, grazie ai quali ho scoperto Eduardo, Severino Gazzelloni, Valentina Cortese… Renato no, nel ‘77 sapevo già chi era, ma il fatto di vederlo su quelle pagine non è stato che la conferma di quanto avevo sempre pensato ecc.

    E’ vero, Renato e Paperino avevano molto in comune, d’altro canto fu l’artista stesso a dichiararlo, nel ‘78, a una ragazza che, dopo avergli confidato che lui era il suo idolo, gli domandava: “E tu, alla mia età, che idolo avevi?”. E lui, prontamente: “Paperino”.

    E comunque non solo Paperino, di cui era fin troppo facile innamorarsi, fra i miei preferiti (e, ho scoperto, anche di R.) c’era il suo burbero zio Paperone, l’unico capitalista col cuore di burro, mentre l’”uomo d’ordine” Topolino è stato da me riscoperto solo in anni recenti. Se ne potrebbe parlare per ore ed esuleremmo dal tema in questione. Tornando al legame con Renato, che io non ho mai visto asessuato, è però vero che l’androginia, se letta come confusione dei sessi, poteva risultare pericolosa se non la si ammantava delle caratteristiche del gioco e della fantasia. Molti personaggi disneyani, se ci si pensa bene, sono tali. Al punto da sfiorare la pudibonderia e, quindi, la morbosità. Ma è solo apparenza. Per questo motivo sono riusciti a comprendere Renato, il suo lato giocoso ma soprattutto la parte spirituale, profonda e incomprensibile ai più. Il Renato “per i bambini”: quindi, autentico.

    Rispondi
  • 11. filomena  |  1 novembre 2006 alle 22:45

    Grazie Tesòò è bellissimoooooo… lo sto stampando…

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