UN NUOVO ALBUM DI RENATO ZERO

1 settembre 1994 at 10:55 2 commenti

S’intitola L’Imperfetto l’ultima fatica del cantautore romano, di recente passato alla milanese Sony Music dopo un sodalizio con la Bmg Ariola durato ben vent’anni, e segue di circa un anno il meditato, ma a tratti involuto, Quando non sei più di nessuno (contenente la discussa Ave Maria).E già in questo titolo si può comprendere una sfida nei confronti d’una cultura dominante che impone l’invincibilità, l’arroganza, il giovanilismo a tutti i costi e il disprezzo per qualsiasi forma di diversità. “Cadono simboli. Dottrine di comodo. Titoli acquisiti, false referenze. La retorica del comando e dell’obbedienza. È la fine dell’infallibilità… E quindi sei il soldatino senza patria e senza esercito, ma non per questo un disertore… E mentre i ‘maestri’ andranno a purificarsi le coscienze nel Gange dei ‘pentimenti’, tu come me, potrai ancora sentirti fiero di essere… l’IMPERFETTO”, scrive Renato Zero nell’introduzione.E soltanto in controluce chi vuole può trovarvi un accenno ad una casta e cattolica “diversità” artistica che, peraltro, ha salvato dai pericoli che poteva correre l’anima pura e tradizionalista di questo autore: pericoli da cui non è rimasto immune il “profeta” Celentano.

Mario Luzzatto Fegiz ha giustamente rilevato che, in questo disco, mancano (per fortuna) morbosità e doppi sensi; in compenso si trova lo Zero che punta il dito sulle storture d’una società senz’anima (in Roma malata l’artista canta il disagio di una metropoli che sembra aver perduto, anche nelle borgate a lui tanto care, quel minimo di umanità e di ansia di riscatto che le pervadevano), mentre si mostra assai diffidente verso il cosiddetto “nuovo” della Seconda Repubblica (Aria di pentimenti, Facce). Non manca poi un richiamo all’ecologia in L’ultimo guerriero; chi invece vuol ritrovare il Renato più classico e amabile non deve far altro che ascoltare brani intensi e partecipati quali Amando amando, Bella gioventù, Nei giardini che nessuno sa, Vento di ricordi e Chi.

Musicalmente, l’artista prosegue nella sua ricerca. Niente di rivoluzionario, intendiamoci: anzi, nell’amore per la melodia egli può a ben diritto porsi come autore di canzoni autenticamente italiane (non all’italiana), molto aiutato, in questo, dalla sua potente voce, che a volte viene in soccorso a soluzioni armoniche non proprio immediate. Insomma, un disco importante che si avvale peraltro – nella ritmata Digli no e in Felici e perdenti – dell’apporto dei bravi Baraonna, giovani che abbiamo potuto apprezzare nell’ultimo Festival di Sanremo; strano a dirsi, ma ogni tanto qualche buona proposta viene anche da lì.

Daniela Tuscano (“L’Urlo” )

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IL CARROZZONE VA AVANTI DA SE’… – 2 LE RADICI DEL FUTURO

2 commenti Add your own

  • 1. patricia  |  7 settembre 2006 alle 22:37

    ciao Daniela….

    sto leggendo il tuo sito …
    e molto belle e grande…

    questa notte prima di dormire lo vado a leggere
    con tranquilita

    voleva darti miei complimenti per questo sito…
    sai che mi piace moltissimo leggere te…

    anche si nn so rispodere come tu merita …gia che mio italiano me lo impide…
    voleva dire che e un piacere leggerti sempre
    un bacio grandeeeeeeeeeeee

    pato 🙂

    Rispondi
  • 2. danielatuscano  |  7 settembre 2006 alle 22:42

    Non preoccuparti Pato… tu scrivi benissimo,si capisce bene e… sei libera di commentare come vuoi. Le tue parole mi fanno sempre piacere…

    E quando qualcosa non ti è chiaro, ricorda che sono sempre qui! Quello che hai letto è un articolo del 1994, la recensione dell'”Imperfetto”… mamma mia quanto tempo è passato! 😉 

    Rispondi

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