Archive for maggio, 1995

LE RADICI DEL FUTURO

Crescenzago è un quartiere antico e periferico, ingiustamente votato al degrado. Le costruzioni vetuste rievocano una Milano perduta, fatta di ringhiere e ballatoi, che si oppongono a certa sgraziata e informe edilizia popolare: come se la poesia del passato non volesse piegarsi alla prosaicità del presente. È forse un segno del destino che proprio qui troviamo una via dedicata ad Antonio De Marchi-Gherini, medico settecentesco e avo d’un poeta gravedonese, suo omonimo, che vive sul lago di Como e di cui vogliamo occuparci.

Una “mail-opera” di De Marchi-Gherini.

 

De Marchi-Gherini, presente in diverse antologie e nella redazione di numerose riviste (“Tracce”, “Post-scriptum”, “Terra del Fuoco”), ha pubblicato La passeggiata di Carmen, La guerra ascellare, Le gaie stanze e L’Arcivescovo di Rouen. L’anelito che spinge questo autore è la ricerca del bello e del vero, contro l’appiattimento e l’imborghesimento che rendono l’essere umano incapace di ritrovare sé stesso, le proprie emozioni e soprattutto la propria interiorità. Una distruzione che l’uomo occidentale ha attuato col suo materialismo ed edonismo, con una filosofia che mischia competitività e spregiudicatezza, in tal senso molto retrograda e maschilista. Se c’è, e senz’altro c’è, un intento “politico” nella poesia di De Marchi-Gherini, lo si può trovare nello smascheramento di questi falsi miti e nel pasoliniano “recupero del passato” per guardare al futuro.

Il poeta si muove in varie direzioni. I componimenti finora pubblicati appartengono alla fase “surreale” (per usare una definizione del Nostro): ed è con vena polemica e ironica che De Marchi-Gherini sgretola, monta e smembra la parola, allo stesso modo, si può azzardare, dei dadaisti: e forse, nel suo caso, non sarebbe errato coniare il termine mail-poetry. Ciò simbolizza una rottura con le convenzioni, con la rigidità di una cultura fissa e morta, coi canoni consolidati e le granitiche “certezze” a cui si oppone lo spirito libero. Anche l’utilizzo di lingue straniere muove da questi presupposti, oltre che dalla ricerca di nuove espressività, di respiro internazionale. L’artista comprende che la lingua madre è a volte incapace di tradurre tutti i moti dell’animo (in Moor leggiamo: “fendant les tetes/poi scomparve all’improvviso il coperchio/quattro sfere apparvero…”). Nella ricerca di autenticità ci si serve anche di metafore sessuali, come in Dita affastellate appena sotto l’ematoma, dove quest’ultimo simboleggia l’organo femminile. Soltanto quando riscopriremo la magia d’un sesso non “libero”, ma “liberato”, scevro da morbosità, potremo parlare di maturità umana.

Nella silloge inedita Le stagioni del silenzio emerge invece il De Marchi-Gherini più puro e spirituale, lirico (Gio Ferri annota: “Parola educativa di rappresentazioni della coscienza”). Anche qui, la riscoperta di una natura tipicamente lacustre, languida, malinconica, ma semplice e fresca, fa da contraltare a un sentimento di ribellione verso ogni violenza contro la libertà (“…mi accorgo ora che i pavidi eravamo noi/uccidere i pensieri era un’illusione/risorgevano più vivi di prima/e non aspettavano nemmeno tre giorni”, da Battuta di caccia), specie se perpetrata da chi dovrebbe garantirla (il prete de Il cacciatore rappresenta il potere spirituale unito a quello temporale, per soggiogare gli animi): un grido tragico, contrapposto alla corsa verso il sole de Il profeta, dedicata a padre Turoldo.

Ma De Marchi-Gherini non disdegna gli attimi più “inconsapevoli”, e perciò tanto più umani, della nostra esistenza, come accade in Sonno.

Testi con andatura di favola, ha scritto qualcuno: ma ogni favola, lo sappiamo, cela una piccola, cristallina verità.

 

Daniela Tuscano

Annunci

1 maggio 1995 at 18:00


Calendario

maggio: 1995
L M M G V S D
« Set   Set »
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
293031  

Posts by Month

Posts by Category