ZANOTELLI: IL CAPITALISMO E’ PECCATO

1 aprile 1996 at 9:22

Padre Alex è affascinato dai volti. “Sono belli, definiscono la persona”, dice con quella sua voce tenue, quasi bianca, trepida d’amore e di passione. Ecco, padre Alex –  Alex e basta – è un uomo appassionato. “Il volto dei poveri è il volto del Crocifisso”, spiega. Immaginiamo quel  volto, lo stesso che Alex bambino deve aver visto scolpito nel legno, il legno delle amate valli trentine, sferzato dal vento, stremato per la neve, riarso dal sole, laggiù, al bivio di qualche stradicciola, solitario e solenne, d’una commovente ruvidezza alpigiana. E probabilmente lì se ne è innamorato. Il suo primo Gesù aveva il volto nudo come gli uomini e le donne che ritmavano i giorni a contatto con la natura. Alex si porta dentro quella nudità, quell’essenzialità umana: la cerca, la scova, la ritrova dietro gli sguardi, i gesti, i sorrisi e le lacrime. Ieri fra i monti, oggi tra i corpi martoriati di Korogocho o negli occhi ansiosi di senso delle metropoli del benessere, “i più infelici”, commenta lui, “perché smarriti e cancellati qui, nel cuore della Bestia…”.
La Bestia: usa proprio questo termine biblico, Alex, per definire l’Occidente sazio e opulento. Un Occidente che il mondo intero invidia, e che invece, nelle parole di Alex, si trasforma in abisso di disperazione. “Ma come si può invidiare un mondo che cancella i volti?”, ti domanda d’istinto, quasi brutale, ed è come se il sangue ti si rimescolasse dentro. Tutto cambia, senti che è vero, che è giunto anche per te il momento di metterti a nudo, e di scorgere, dietro il bagliore delle città affollate, l’immensa tela di un’Apocalisse secentesca…

“Il volto del Crocifisso non si trova qui. Si trova nei sotterranei della vita e della storia. Gesù non è nato nel Tempio, ma nella zona più depressa della Palestina, schiacciata dall’impero romano. Non era tra la gente, era ‘gente’ egli stesso. I suoi amici erano prostitute, peccatori, lebbrosi e indemoniati, i ‘maledetti da Dio’, perché non conoscevano
la Legge, o non la sapevano osservare”
. Le parole di Alex si snocciolano come una preghiera, parole nuove d’una dottrina antica che per la prima volta abbaglia con la sua luce sorprendente. Abbaglia, o illumina. Già avviene qui il primo miracolo, la prima trasformazione. E ti chiedi come hai fatto a non accorgerti prima di verità tanto evidenti. No, Cristo non è nato nel Tempio e stava coi maledetti, li amava prima che si pentissero, li amava perché erano persone, perché erano volti. “Chiamava ‘Papi’ il suo Dio. È stato molto luminoso: è stato tenerezza”. Cosa significa per te fare missione, Alex? “Esattamente questo: arrivare ai volti, comunicare ai figli che il ‘Papi’ non li ha abbandonati. Non ha abbandonato soprattutto i poveri. Ma non illudiamoci: i poveri non sono santi! Sono peccatori come noi, come tutti, sono egoisti, pavidi… Dio li ha scelti non perché siano più buoni degli altri, ma perché sono oppressi, perché sono disprezzati, perché non possono contare su nessuno tranne che Lui”.

Il Dio dei poveri, l’unico Dio, vive, muore e risorge in mezzo a loro. Un altro non si dà. Non si fa trovare nella sede della Banca Mondiale, che pure decreta, con la stolida diligenza d’un Minosse dantesco, la vita e la morte di tanti “volti”. La Banca Mondiale, nel suo rapporto sulla povertà, ha affermato, per la prima volta nella storia, che un miliardo e centocinquantamila persone non hanno futuro: sono cancellate. Inutili. La voce di Alex vibra. “Questi sono crimini contro l’umanità, sorella… e io ho il dovere di dire che questo sistema, che io chiamo l’Impero del Denaro, è peccato”. Questa parola, peccato, usata per definire l’Impero del Denaro: se fosse pronunciata… se fosse pronunciata, Alex, quell’impero sarebbe delegittimato: nulla vince la forza morale. E la forza di Alex è quella di riuscire a descriverlo, questo impero, a renderlo fisico. Non più qualcosa di vacuo, di liquido e d’imprendibile, forma vana e perciò tanto più terribile e invincibile. No, l’Impero è, per Alex, un drago. Un drago con tre teste: la prima è l’economia, di cui la politica è fedele ancella. La seconda sono le armi. “Non sottovalutiamo la potenza militare”, avverte Alex. “È solo grazie a questa potenza che il 10% del mondo gode del 90% delle ricchezze. Il militarismo è parte integrante dell’economia, ne costituisce l’ossatura, l’anima profonda. Ecco allora spiegati gli esperimenti nucleari in Francia, le guerre in Africa e in Medio Oriente e, in Italia, i continui tagli alle spese sociali previsti dalla Finanziaria. Tutto ciò risponde a esigenze ben precise”. La terza testa è l’informazione: “In particolarela TV. Perché ci convince che questo è il migliore dei mondi possibili”. E le Chiese? “Le Chiese devono stare attente. Rischiano di diventare parte integrante di questo sistema”.

La voce di Alex si fa cupa. Come il profeta Osea innamorato della sua sposa infedele, come una donna che geme per le doglie, e che vuole donarsi completamente, angosciata di non riuscire a donare tutto l’amore di cui è capace. “Sì, questo sistema è peccato e ciò che mi fa più male, a livello di Chiesa, è l’incapacità di pronunciare questa parola. E guarda, sorella, che il problema non è mica l’ateismo. Il vero rischio che corre
la Chiesa (e per Chiesa non intendo il Papa e i vescovi, ma proprio l’
ekklesìa, cioè la comunità, cioè noi tutti) è l’idolatria”. In effetti la nostra società mi appare pervasa da un senso di morte.

“È pervasa da un senso di morte perché diventiamo cose. E le cose non parlano, non dànno gioia. E, ancora: non ci si faccia illusioni sul lavoro, sulla ripresa: la disoccupazione è parte funzionale del sistema. Non interessa più, ormai, soltanto gli immigrati, ma lambisce le nostre case, entra di soppiatto nelle nostre famiglie”. Di nuovo la paura prende corpo, diventa visibile: la temo, ma posso finalmente vederla, quindi circoscriverla. E vincerla. Chi, come me, ha provato la disoccupazione in prima persona, conosce bene quel senso di fallimento che attanaglia senza pietà. “E l’arma più terribile di questo sistema è proprio la rassegnazione, il senso d’impotenza che voi avete dentro”. Dice “voi”, Alex, puntando il dito. Mi indica, mi rimprovera, mi denuda ancora una volta. Ma lo fa perché tiene a me. Perché mi chiama, mi solleva, mi prende per mano. Non vuole giudicarmi.

Alex mi dà un volto perché ha bisogno di me, e gli pesa confessare di provare disagio verso una Chiesa tanto amata, ma che non capisce che il cuore del Vangelo non è il sesto comandamento. Su questo argomento abbiamo due o tre detti di Gesù. Ma contro i soldi e la ricchezza (‘mammona’) Gesù parla in continuazione: eppure
la Chiesa è incapace di tradurre in concretezza storica questo messaggio così rivoluzionario. Ti sembra concepibile”
, e m’interpella d’improvviso, mettendomi all’angolo, “ti sembra concepibile che io, come prete, debba dire a una donna che prende la pillola: Tu non puoi fare la comunione, mentre chi accumula miliardi in banca può accostarsi all’altare in perfetta coscienza?”. No, non mi sembra concepibile. “Non è concepibile! È tempo che
la Chiesa dichiari che è immorale fare soldi coi soldi
.

“Cambiare, sorella, non è più un’utopia o un sogno: ma non è neppure una scelta. È un’alternativa necessaria. Anche a livello ambientale. Gli scienziati ci hanno dato cinquant’anni per porre rimedio allo scempio ecologico. Poi non ci sarà più nulla da fare,
la Terra sarà irrimediabilmente inquinata. Ti immagini cosa succederà quando
la Fiat comincerà a produrre automobili in Cina?”
. Sì, lo immagino. Alex riesce a farmi vedere tutto come in uno specchio. Esistono soluzioni pratiche: ad esempio le banche etiche, che permettono di decidere come utilizzare i soldi. “Fra poco, poi, uscirà il libro di Franco Gesualdi [il Francuccio di don Milani, n.d.A.] Guida al consumo critico: sapremo quindi da dove vengono certi prodotti, per eventualmente boicottarli. Ma dobbiamo crederci. È solo e sempre una questione di fede”.

La fede, Alex. Noi cerchiamo di non perderla, avvertiamo un insopprimibile bisogno d’infinito, vogliamo sentirci “volti”. In giro c’è molta gente, la gente “buona” come la chiama Alex con un vocabolo semplice e antico. È l’ora dei buoni, è l’ora buona. È l’ora di costituirsi in soggetti politici, è l’ora di obiettare fiscalmente e civilmente. “Leggete stampa alternativa. Anzi, inventatevela voi, la vostra stampa! Utilizzate la radio,
la TV e anche il computer. Congiungete il personale col sociale”.
L’incontro con Alex volge al termine, e lui mi lascia con questo senso di piccolezza che è essenzialità, grumo, seme. “Il Dio dei poveri, il Dio di ognuno, è un Dio piccolo, sconosciuto alle corti dei re. È un papà, anzi una mamma, donna: Dio è in questa femminilità che dona la vita. Ridiventiamo volti, riappropriamoci delle nostre cose, siamo fieri di noi stessi”.

 

Daniela Tuscano

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FORTISSIMAMENTE LELLA. La Costa a Bresso ZANOTELLI: IL CAPITALISMO E’ PECCATO


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