PROFONDO NORD. La dolce malinconia di Piero Bonfanti

1 settembre 1996 at 22:19

I moment… pàsen (i momenti passano) è il titolo dell’ultima raccolta di versi di Piero Bonfanti, poeta per caso e artista per vocazione. L’arte, infatti, esprime l’interiorità umana, svela e protegge il significato stesso della vita: per questo la si accosta volentieri alla religione. E di un forte senso religioso è appunto intrisa la poetica di Bonfanti, milanese, ma residente a Bresso da lungo tempo e già conosciuto e apprezzato per precedenti lavori (tra cui ricordiamo Ghe n’è per tucc, ce n’è per tutti, e persino due composizioni musicali, S. Natale e
La Madona del Pilastrell). Una religiosità, la sua, tutta lombarda, manzoniana, anche se ne Il filo a piombo non mancano reminiscenze dantesche. Una ricerca dell’Assoluto nella semplicità delle piccole cose, nella ferialità dei gesti e, perché no, nel rimpianto per il respiro lieve, discreto ma intenso, che animava gli antichi borghi e che Bonfanti fa rivivere attraverso l’uso del dialetto e icastici bozzetti di vita paesana: Tucc i matin è una sapida e realistica descrizione delle vecchiette devote che, appena uscite di chiesa, ne approfittano per malignare su tutti.

Immagine tratta da www.photorail.com

 

Nell’ultimo lavoro, invece, Bonfanti riflette sui momenti ultimi della vita, “sia perché” spiega “la società odierna ha cancellato la morte, quasi non esistesse più, sia perché ultimamente ho perso molti cari amici”. A uno di loro sono dedicati alcuni dei più toccanti versi del libro: “L’è proppi vera che la vita l’è ‘tacada a on fil/che poeu fin a l’eternità el ghe menarà,/ che ‘l sia longh o curt gh’è no bisogn de dill/che a ognidùn in de la vida el ghè staa riservaa,/pur tropp in su la tèra semm tucc de passagg”, da Il temporale.

Prolifico autore – scrive anche sulla “Squilla di Bresso” – Bonfanti ha trovato una collaboratrice preziosissima nella moglie Antonietta, che si è occupata non soltanto della realizzazione del volume (al computer è una vera esperta!), ma anche della traduzione in italiano delle poesie: compito non certo facile, ma assai utile, soprattutto per i più giovani che non conoscono il dialetto – ma che lo apprezzano, almeno a giudicare dal successo tributato alle commedie in milanese rappresentate il mese scorso -. È innegabile che, senza il suo amore costante e solerte, la vena del nostro poeta si isterilirebbe.

Da segnalare anche i disegni di Marco Cesana, che illustrano i componimenti e conferiscono un tocco di veridicità al linguaggio simbolico del sogno.

 

Daniela Tuscano (“L’Urlo” )

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