FANATICI E CAPITALISTI CONTRO LE DONNE (E NON SOLO)

1 novembre 1996 at 19:16

Se ci avete fatto caso, di quanto sta avvenendo a Kabul non parla più nessuno. Dopo qualche lacrimoso editoriale di prammatica, pubblicato per dimostrare che noi, occidentali, siamo civili e capaci di autentica indignazione davanti alla ferocia degli islamisti verso le afgane (pur se, ahinoi, nemmeno l’Onu riesce a fermare l’ondata devastatrice di questi novelli Saladini, evidentemente più potenti degli alieni di Independence Day), ci siamo lavati la coscienza. Qualche femminista d’altri tempi s’è addirittura battuta il petto dalle pagine d’un noto quotidiano “progressista”: manifestare per le donne afgane è inutile, tanto “quelli” mica ti ascoltano, quindi amen. Chiarissimo. E poi via, lo sappiamo tutti che i valori democratici sono oggi in crisi, meglio ringraziare dio (rigorosamente con la minuscola) di essere nate in Italia. Sporadiche rivoluzionarie di anni andati hanno sommessamente borbottato che no, così è un po’ troppo, che il genocidio delle afghane non può non riguardarci, poi anche loro sono tornate a occuparsi dei fatti realmente importanti, quelli di cui, molto opportunamente, i media ci ragguagliano ogni giorno con dovizia di particolari: le liti fra Polo e Ulivo, gli elvetici che si armano per scongiurare l’attacco delle Guardie Padane di Bossi… Tutto il resto, dalla disoccupazione alla precarietà al crescente impoverimento che interessa sempre più strati della popolazione anche europea, passando per Aids e droga, è informazione sbrigativa, nel caso della sindrome da Hiv spesso ancora terroristica, comunque data con fastidio, perché proprio non si può non parlarne. Figurarsi però se abbiamo tempo per le beghe dei Paesi asiatici o africani!

Eppure il malumore dei cittadini è palpabile, forse ancora confuso, ma di sicuro autentico. Qualcuno, insomma, comincia a percepire che “ci stanno prendendo in giro”.

Torniamo alle donne afgane. Sembra quantomeno strano che, contrariamente a quanto accadde per la Guerra del Golfo, nessuno si senta in dovere di muoversi. D’altronde, ben poco si riesce a sapere anche del terrorismo integralista in Algeria, le cui vittime designate sono anche in tal caso le donne; quanto al Sudan, è da anni che vi spadroneggia un regime sanguinario che non i limita ad accoppare le donne “ribelli”, ma qualsivoglia diverso o minoritario, ivi compresa la piccola comunità cristiana  – d’altra parte la vita per i credenti in religioni diverse non è mai stata facile nei Paesi musulmani intransigenti ; e l’elenco potrebbe continuare; ma tutto tace, o è divulgato a mezza bocca e in modo distorto. Nessuno, infatti, si sogna di spiegare che l’Islam, come ogni religione degna di questo nome (non dimentichiamo che anche i cristiani hanno ammazzato in nome della propria fede, e fino a cinquant’anni fa nella civile Europa esistevano i campi di sterminio e i forni crematori), non è affatto sinonimo di violenza e intolleranza, è anzi sinonimo di “pace”. Così il cittadino medio – ossia, tutti noi – già assillato dai problemi quotidiani, reso ansioso e sospettoso da notizie imprecise e allarmistiche, non può non vedere nell’immigrato, oltre che un potenziale ruba-lavoro, un potenziale, barbaro terrorista. Di queste irrazionali, ataviche paure approfittano i Bossi di turno.

Lo scorso anno il Comune di Cusano Milanino organizzò un incontro con Fatima Ahmed Ibrahim, presidente dell’Unione donne sudanesi, giornalista, comunista, musulmana convinta, un marito trucidato dai generali di Khartoum e costretta all’esilio in Inghilterra. Ibrahim ha chiaramente illustrato il nesso profondo tra capitalisti occidentali e fondamentalisti, in apparenza nemici irriducibili. “Dopo il colonialismo effettivo, gli europei ci imposero quello economico, che gettò nella povertà gran parte del mio Paese”, ha accusato Ibrahim. “Ai primi segnali di ribellione gli americani ci tolsero gli aiuti, la Cia s’infiltrò per favorire le divisioni tra etnie, s’intensificò il traffico d’armi per rovesciare il governo ‘refrattario’. Ne approfittarono i terroristi, ora al potere, che infatti malgrado i proclami incendiari hanno volentieri ceduto l’ingresso alle banche occidentali, principali responsabili della miseria africana”. L’Italia stessa, ha proseguito Fatima, continua a investire fruttuosamente in Sudan.

Ora, vogliamo scommettere che se a Kabul gli assaliti fossero stati gli uomini, da sempre detentori del potere, i “nostri” avrebbero immediatamente reagito? Infatti, mentre ai diseredati l’integralismo appare come il “toccasana” per i loro mali, agli affaristi d’ogni Paese garantisce ricchezza e appare come il “toccasana” per i loro mali, agli affaristi d’ogni Paese garantisce ricchezza e prosperità. Se le donne ci rimettono, pazienza. Esse non controllano l’economia, sono improduttive, e se qualcuna (o magari molte) muoiono per violenze, aborti o mutilazioni sessuali, tanto meglio, già siamo in troppi su questo pianeta. Nel frattempo gli organi d’”informazione” continueranno a proporci lo stereotipo del levantino sanguinario alimentando quell’odio tra poveri che, sperano, finirà in un reciproco annientamento. Certo disorienta la passività dei, specialmente delle, intellettuali d’Occidente: sembra che la sindrome da capitalismo avanzato abbia colpito pure loro. Ma se serve a smascherare i disvalori d’un pensiero solo in apparenza liberale, forse è meglio così. In fondo la storia non si ripete, le donne del Sud ancora resistono e probabilmente da loro spunterà una nuova aurora, candida e forte.

 

Daniela Tuscano (“L’Urlo” )

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