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IN FILA PER PIERINO – Al circolo “Walter Tobagi” l’arte sposa la poesia

Diciamolo subito: non possiamo lamentarci. Certo, si potrebbe fare di più: ma da un po’ di tempo a questa parte, a Bresso, non mancano iniziative interessanti. Salutiamo con piacere l’avvio dei corsi all’Università del Tempo Libero, e al C.C. Guernica, così come attendiamo l’apertura dell’omonima scuola dei Lyons; era ora, d’altra parte. La nostra cittadina è stata onorata dalla visita di illustru personalità (Silvia Vegetti Finzi, Giorgio Pecorini…), che, una volta tanto, hanno atturato un nutrito pubblico. Ma al circolo Tobagi ci lega un particolare affetto soprattutto grazie alla presenza dell’amico Ignazio Di Mineo, pittore, scenografo e traduttore. Di cosa? Ma di poesia, naturalmente. La lirica, col suo potere evocativo, “colora” le parole e il sogno; spetta poi a chi dipinge riuscire a catturare quel sogno, a far diventare reale l’immaginario.

Ignazio si è cimentato in quest’impresa “prometeica” grazie a Piergiorgio (ma preferisce lo si chiami Pierino) Pasquotti, poeta goriziano che vive a Milano da tanti anni e che il mese scorso ha presentato qui le sue opere, tra cui Sulla morbida terra, l’impegnativa autobiografia a cui lavora da tempo, contraddistinta da un periodare soffuso come un incantesimo slavo, e In fila per la pensione, la sua ultima raccolta di versi. Li abbiamo intervistati.

Qui e sotto, immagini dell’Isonzo (www.adayinthelife.com).

– Da quanto tempo scrivi?

PIERINO: “Da sempre. I miei ‘poeti’ sono stati la mamma, il maestro elementare… La poesia deve ‘concentrare’ più cose rispetto alla prosa, in poche parole deve saper giungere all’interiorità delle cose…”.

– Come mai In fila per la pensione?

PIERINO: “L’idea è nata osservando la quotidianità. Mi trovavo a Milano, in via Ripamonti, ‘in fila per la pensione’ appunto. Ho memorizzato volti, gesti, immagini… e ho fotografato un’umanità. Non soltanto nei lati dolenti, ma anche in quelli ironici, umoristici”.

IGNAZIO: “Al punto che abbiamo pensato a una riduzione teatrale di questo testo. I nostri attori saranno presi dalla strada, anzi, addirittura fra gli anziani di Bresso: cominceremo presumibilmente in autunno”.

– Pierino, il tuo componimento Affrettatevi ragazze mi ricorda De André. Quale messaggio hai voluto lanciare?

PIERINO: “Innanzi tutto grazie per il paragone con De André, che considero uno dei massimi poeti contemporanei. Il messaggio è semplice. Se fossi stato donna, avrei probabilmente scritto Affrettatevi ragazzi. Il fatto è che sono di Gorizia, noi friulani amiamo molto la bellezza (sorriso d’intesa): più ne ‘vediamo’, meglio è! E forse per abitudine, forse per educazione, le ragazze dalle mie parti si ‘svelano’ poco. Le esorto quindi a cogliere l’attimo e a godere delle gioie della vita, che svaniscono presto”.

– La tua poetica risente in modo particolare delle tue origini.

PIERINO: “In un mio testo inedito descrivo la particolarità del paesaggio friulano, che parte dal mare, si estende in una molle pianura e poi, d’improvviso, lascia il posto alla montagna! Il Friuli racchiude tutto in sé, al punto che i miei conterranei lo chiamano ‘Piccola Patria’.

“Anche il titolo del mio nuovo libro suonerà slavo: Gorislivsa. In realtà si tratta di un acronimo: sono le iniziali di Gorizia, Isonzo, Livenza e Sacile. Una parabola umana: Gorizia è situata nell’estremo margine orientale, Sacile in quello occidentale”.

– Nell’autobiografia citi Tolstoj e Puskin, artisti molto amati dagli scrittori giuliani.

PIERINO: “Perché sanno leggere dentro il nostro animo. L’artista dev’essere vicino all’uomo semplice e loro lo erano; i russi, come anche Flaubert, risultano comprensibili a tutti. Pure Picasso ha cercato l’essenzialità, l’ingenuità dell’infanzia”.

– La provincia è, secondo te, preferibile alla metropoli…

PIERINO: “Sono qui da una vita, ormai. Ma certo, i rapporti in una piccola città sono diversi, c’è più immediatezza”.

IGNAZIO: “Anche per questo apprezziamo chi, come gli umanisti, si ritrova insieme per comunicare, per stare insieme, senza per forza barricarsi in casa davanti a un televisore”.

– Ma questa diffidenza verso la TV non vi sembra un tantino snobistica?

IGNAZIO: “Sì, corriamo questo rischio. In fondo la televisione è il mezzo di comunicazione più diffuso e non possiamo non tenerne conto, soprattutto quando ci relazioniamo con la maggior parte delle persone, che ne fa uso”.

PIERINO: “Non dobbiamo avere complessi di superiorità, questo è sicuro. Ma nemmeno d’inferiorità. Ricordo benissimo l’entusiasmo dei miei coetanei all’avvento di questo grande media.
La TV coincideva col boom, con l’abbondanza… Non dimenticherò mai l’ansia gioiosa con cui aspettavamo il film del lunedì sera. Come ho detto prima, però, il poeta è sensibile alla bellezza. Amare la bellezza, fisica, spirituale, morale e artistica, è un dovere più che un diritto. E la tv attuale è, in ogni senso, brutta. I  programmi sono volgari, ripetitivi, inutili. Non possiamo nasconderlo trincerandoci dietro la scusa che, come si dice, ‘li guardano tutti’. Ma che significa? C’è stato un periodo in cui la ‘maggioranza’, per usare un pessimo vocabolo, era favorevole alla schiavitù, alla pena di morte, alla colonizzazione. Hitler è stato eletto dalla ‘maggioranza’. L’artista condivide le gioie e le sofferenze del singolo uomo; e proprio per questo non può (non deve) trasformarsi in cassa di risonanza della moda o del pregiudizio corrente. Sennò è inutile, anzi, pericoloso. Non si tratta di snobismo. Il poeta, per sua natura, è la coscienza critica del mondo: non ama tutti ma ognuno”.

– Anche perché, diceva don Milani, “amare tutti” è impossibile, anche volendolo. Secondo Pasolini era addirittura la spia d’una vera e propria nevrosi, un delirio d’onnipotenza, il miraggio di sentirsi indispensabili e insostituibili.

PIERINO: “Ma poi, chi sono questi ‘tutti’? Un’astrazione, un feticcio. Se si riesce a instaurare un vero dialogo con le persone ci si rende presto conto che molti provano insofferenza per le condizioni in cui sono costretti a vivere. Magari non si sa come reagire a questo stato di cose, ma il malessere è palpabile”.

– Comunque anche la solitudine, che si dice affligga spesso le cosiddette “coscienze critiche” (come, in verità, qualsiasi individuo sensibile), appartiene alla vicenda umana e l’errore consiste, semmai, nel considerarla innaturale e fonte di sofferenze. Forse perché ci costringe a fare i conti con noi stessi e con quei lati del nostro carattere che non amiamo e che tendiamo a nascondere, prima che agli altri, a noi stessi. Meglio allora fuggirla, salvo poi ritrovarsi, come dici tu, ugualmente insoddisfatti e “inutili”…

PIERINO: “Sono assolutamente d’accordo”.

La chiesa di Sant’Ignazio a Gorizia (www.provincia.gorizia.it)

– Il progetto di trarre un soggetto teatrale dall’opera di Pierino è una novità a Bresso e, in più, contribuirà all’avvicinamento con quel grande pubblico fatto di “singoli” di cui si è parlato.

IGNAZIO: “Ricordiamo, però, che il legame poesia-pittura-teatro ha origini nobili e antiche: basti pensare alla Divina Commedia illustrata da Doré ”.

Aspettiamo con ansia il frutto del vostro lavoro, e rinnoviamo i nostri più sinceri auguri!

 

Daniela Tuscano (“L’Urlo” )

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1 aprile 1998 at 11:12


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