Archive for settembre, 1998

QUELLO DEL CAFFE’ – La scomparsa di Lucio Battisti

Caro Lucio, ti scoprii agli inizi degli anni Settanta: io ne avevo sei, o sette. Ma ricordo perfettamente che la tua fu una delle prime, forse la prima (l’altra era Come together dei Beatles) canzone che imparai. Mi aveva colpito soprattutto un verso, per me insolito e buffo: “La mattina c’è chi/mi prepara il caffè…”. Lo ripetevo tante di quelle volte che tu saresti rimasto, nei miei ricordi, “quello del caffè”.

Difficile, forse impossibile spiegare i motivi di quella folgorazione. E anche ingiusto. Le emozioni sono emozioni. Di quel periodo conservo la sensazione d’un grande caleidoscopio luminoso: come se un intero mondo, affascinante e inquieto, si muovesse e mi attirasse a sé. E le tue note rendevano più vivido e smagliante questo prisma di luce: sembravano finestre aperte su spazi immensi. Ma di un’immensità che si popolava di volti, di corpi, persino di umili, ordinari oggetti della vita quotidiana. Anche grazie a te ho imparato ad amare.

Eri intimo, non intimista: perciò vicino. Per questo, probabilmente, la tua immagine rimane indelebile.

Non eri bello, né particolarmente originale. C’erano i tuoi celebri ricci, certo: ma quanti ne vedevo in giro, acconciati e abbigliati come te! In TV non comparivano, naturalmente, tuttavia percepivo che quegli strani ragazzi rappresentavano il futuro: e tu con loro.

Non eri bello, ma mi piacevano le fessure dei tuoi occhi, dai quali traspariva una scintilla che rendeva filosofico, socratico il tuo abbacinante sorriso pasoliniano.

Anni dopo giunsi anch’io nell’età dove più forte si fa l’istinto di ribellione. Altri tempi, altri miti, altre lotte. Ciò nonostante, le tue canzoni seguitavano ad accompagnarmi, impercettibilmente, quasi – so che l’espressione non ti sembrerà contraddittoria – in silenzio. Mi ritorni in mente nella spontaneità leggera dei piccoli gesti, nelle confidenze, negli istanti sereni trascorsi con una grande amica che, peraltro, somigliava moltissimo a te!

Mentre sto scrivendo ho sotto gli occhi la tua fotografia più recente, forse l’ultima da vivo. Avevi 54 anni e li dimostravi, ma qualcosa nel tuo sguardo dolente segnalava un’intima, segreta energia. Si trattava, credo, di quell’antica scintilla, che aveva conferito un’espressione ironica, da dio bambino, al tuo volto giovanile e che ora – al contrario – sembrava testimoniare la sopravvivenza, nel tuo animo, di un ragazzo deciso a non crescere. Sincero e schietto fino a far male: “Non voglio più dare emozioni!”; “Le canzoni di ‘quel periodo’… non mi vengono più!”.

Sta probabilmente in questa schiettezza la tua umanità. Almeno non hai barato, ti sei rifiutato di diventare il monumento di te stesso. Né io, né la maggior parte del pubblico ti abbiamo seguito nella discussa fase della sperimentazione, della ricerca. Eppure nessuno ti aveva abbandonato: sapere che c’eri rassicurava, confortava e – lo dico senza retorica – aiutava a sperare.

Avevi torto. sembra paradossale, ma la tua stessa esistenza continuava a emozionarci.

Infatti di te mi manca adesso proprio la fisicità, la presenza discreta, ma vera, che mi ha richiamato, ciclicamente, alla mia dimensione umana.

Daniela Tuscano (“L’Urlo”)

Annunci

30 settembre 1998 at 7:10 Lascia un commento


Calendario

settembre: 1998
L M M G V S D
« Apr   Feb »
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
282930  

Posts by Month

Posts by Category