RENATO ZERO, 50 ANNI: “VOLEVO DIVENTARE COME LA MAGNANI”. Sabato il compleanno: “Sognavo il set. Alle donne devo tutto: rimmel, sensibilità e forza. Dagli uomini ho preso solo botte”

28 settembre 2000 at 12:52 1 commento

MILANO – “Devo tutto a quei 10 provini che sostenni davanti ai censori della Rai. Fui dichiarato inadatto a cantare in televisione. Nessuno mi spiegò perché. Ma ricordo ancora, disegnata sulle facce di quei signori, l’inquietudine che trasmettevo loro, facendo esplodere contraddizioni che nascondevano. E così decisi di provare a confrontarmi con la gente”. Parla Renato Zero, uno dei personaggi più famosi e discussi della canzone italiana che sabato compie 50 anni. Li festeggerà a Milano dove domani sarà impegnato al Forum di Assago nello show dei 20 anni di Canale 5. “Sono nato a Roma all’ospedale San Giacomo, cento metri da casa mia. Contrariamente a quanto molti credono – racconta Zero – non sono nato in borgata, ma in via Ripetta 54 e alle elementari andavo dalle suore francesi a Trinità dei Monti. Peccato che a 8 anni ce ne dovemmo andare, perché l’ospedale s’era comprato la nostra casa per farci il reparto di ortopedia. Così finimmo nei palazzoni dell’Incis, alla Montagnola. Intorno a noi una baraccopoli”.

Com’erano quegli anni?
Felici. Vivevo in mezzo a persone che mi volevano bene. Mio padre, Domenico Fiacchini, detto Mimì, era il più piccolo di 11 fratelli. Anche noi eravamo tanti, tra cui tre zii, uno sacerdote a Roma, gli altri preti in provincia. E fra i cugini di papà c’erano pure tre frati. La prima idea che mi feci di Dio fu quella di uno che dava da mangiare, trovava posti di lavoro, fra perpetue, sacrestani. Insomma un bell’indotto…

Come diventò artista?
Avevo una voglia matta di scappare, di trasgredire, di uscire dagli schemi. A 14 anni uscivo con una busta di plastica di vestiti strani, piume. Lontano dal palazzo dell’Incis, dove abitavano 136 poliziotti amici di mio padre, mi cambiavo. E andavo al Titan o al Piper dove a 17 anni conobbi Loredana e Mimì bertè. Passavo le giornate a fare audizioni e a offrirmi come comparsa a Cinecittà. Il cinema mi sembrava un mondo più aperto, dove gente normale e non raccomandata come la Magnani poteva diventare un eroe popolare. Invece nella canzone chi non aveva il capello corto non passava la dogana. E fu per la voglia di cinema che mi improvvisai sarto: Fellini cercava comparse per Casanova? E io arrivavo già vestito con stivali sopra la gamba e jabot.

E’ vero che ai tempi del Piper era conteso dalle ragazze?

 E’ vero. C’era la fila. Coi miei 47 chili facevo tenerezza alle ragazze, e ci scappava dell’altro. Ho avuto lunghe storie con molte donne, anche contemporaneamente, e non solo donne.

Complicato e faticoso?
Forse. Ma alle donne devo tutto. A loro ho rubato parecchio e non solo rimmel e cosmetici. Da loro ho preso la sensibilità e la forza. Dagli uomini c’è poco da imparare. Da loro ho preso sempre le botte.

Come si sente a 50 anni?
Mi aspettavo con la Chiesa un rapporto di convivenza e sinergia, anche perché io canto Dio nei suoi aspetti più reconditi. L’ho sempre invocato quand’ero felice e nelle disgrazie l’ho lasciato in pace per non sembrare opportunista. Invece ho trovato indifferenza e ostilità. Il rettore del Santuario dell’Ardeatina ha bloccato il primo progetto di Fonopoli sui terreni che ci aveva affittato.

E in quanto al Papa?
Non capisce che noi stravaganti viviamo una nostra precarietà. Dio non fa selezioni, ci vuole nella nostra individualità, tutti diversi.

Il suo segreto?
Aver capito da personaggi come Wanda Osiris o Carlo Dapporto che occorre sposare la musica all’immagine. Di canzoni che si reggono da sole come “La donna cannone” ne nascono una ogni dieci anni.

Mario Luzzatto Fegiz (“Corriere della Sera” ) 

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1 commento Add your own

  • 1. patricia  |  19 settembre 2006 alle 15:24

    e io qui …leggendo ogni notte prima di dormire
    tutto quello che tu Daniela mi racconta in tuo blog …su RENATO ZERO .
    GRAZIE …
    Perche in ogni parola sua ..in ogni risposta
    io posso capire meglior …perche i mio sentimento
    per lui e cosi forte e vero.

    pato 🙂

    Rispondi

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