ALLARME AMBIENTE

1 aprile 2001 at 7:06

Sono una ragazza di quindici anni e constato dolorosamente che, con cadenza quasi settimanale, vengono registrati disastri ecologici, ultimo dei quali l’inquinamento delle coste brasiliane causato dal crollo di una piattaforma petrolifera. Il pericolo per l’umanità ha ormai raggiunto i massimi livelli, perciò credo che l’uomo debba maggiormente tutelare l’ambiente prendendo una serie di provvedimenti.Anche i governi mondiali devono collaborare al fine di scongiurare altre catastrofi di tali dimensioni e preservando la salute e la prosperità dell’intero pianeta.Deve comunque crescere anche in noi, semplici cittadini del mondo, la consapevolezza che, senza il doveroso rispetto della natura, non potrà esserci un futuro per l’intera razza umana. Manuela D’Ambrosio – Milano 

Avremmo potuto aprire questo numero con l’ennesima (e, peraltro, sacrosanta) denuncia di Bush jr e della sua infausta politica “ambientale”. Ma gli umanisti sanno bene che, di là dai proclami, contano i fatti, il contatto quotidiano con i vicini, l’ascolto delle loro reali esigenze. Oggi più che mai la salvezza non dipende da tutti, ma da ognuno, ed è a partire dalle nostre città, dai nostri sempre meno vivibili quartieri, che possiamo porre le basi per una democrazia diretta. Questa lettera ne è la testimonianza viva e lampante.Della lettera di Manuela ci colpiscono le riflessioni finali. Ella scrive: “Deve comunque crescere anche in noi, semplici cittadini del mondo, la consapevolezza che, senza il doveroso rispetto della natura, non potrà esserci un futuro per l’intera razza umana”.Manuela si sente “semplice” cittadina “del mondo”. Cosa si cela dietro questa felice, poetica definizione? Cosa significa “semplice”?È chiaro che, in questo contesto, non può che significare “concreto”. Manuela è consapevole della propria piccolezza (piccolezza che accomuna lei a ciascun abitante del pianeta), ma sa pure di essere “grande”. Perché è “cittadina”. Non “suddita”. Tanto meno un numero.Il “cittadino”, nella nostra cultura, è l’individuo libero e maturo che sceglie i suoi rappresentanti ma non rinuncia alla responsabilità personale. Anzi, è pronto a farla valere ogni volta che si ledono i suoi diritti, e dentro di sé ha la certezza, più o meno chiara, che le sorti ultime, sue e, di conseguenza, dell’umanità intera, sono nelle sue mani. Inutile cercare i colpevoli altrove, sembra suggerire Manuela. I Bush, i Berlusconi, i Putin hanno chiaramente le loro responsabilità, e non da poco. Ma si trovano al potere perché qualcuno, ognuno di noi, li ha messi in quella condizione, permettendo loro di cancellare, piano piano, quegli stessi diritti faticosamente conquistati dopo secoli di lotte. Ma le persone esistono ancora, hanno nelle loro mani un grande potere. Ecco perché il concetto di delega è ormai superato, ecco perché si fa sempre più urgente l’attuazione di una democrazia diretta che esprima sul serio le esigenze di quei “cittadini” di cui parla Manuela.E che quei “cittadini” abbiano tutti le stesse esigenze si comprende dalle ultime parole: “del mondo”. Anche il mondo, ormai, è diventato “semplice”, nel senso, in questo caso, di “piccolo”. La “contrada mondo” non è in fondo diversa dalla contrada milanese nella quale Manuela vive, immaginiamo non benissimo. La cementificazione selvaggia e l’inquinamento intollerabile che avvelenano e intristiscono Milano, privando i giovani di spazi verdi, confinandoli in quartieri senza luce né ossigeno, imprigionandoli in squallidi casermoni con l’unica compagnia (sorveglianza?) di una tv truce matrigna, dispensatrice del verbo della rinuncia e della rassegnazione, non è diversa da quella che affligge le strade di Rio, i sobborghi di New York, le banlieue parigine. (E nello stesso tempo, mai la “contrada mondo” è stata tanto incomprensibile. Il mondo si circoscrive anche in un condominio, dove vivono a fianco a fianco etnie, religioni, strati sociali diversissimi.)

Come però una “semplice cittadina del mondo” può contribuire per la salvezza del pianeta? Con la cultura, ci dice ancora Manuela. La cultura ambientale comincia dalle nostre città. Arturo Calaminici, bressese, dell’Associazione Amici Parco Nord, a questo proposito è esplicito: “Il futuro dell’hinterland milanese è indissolubilmente legato al Parco, la nostra ‘Amazzonia casalinga’. La sensibilità di fronte a certi problemi è aumentata: ci si è resi conto che un parco non è un ‘vuoto’ da riempire, ma una ricchezza di per sé, un elemento indispensabile per la riqualificazione e la ‘centralità’ della periferia”. La cittadinanza si conquista, e diventa insomma completa, quando si diventa consapevoli e fieri della propria umanità. Di qui occorre partire per “umanizzare
la Terra”.

Daniela Tuscano (“L’Urlo” )

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RENATO ZERO, 50 ANNI: “VOLEVO DIVENTARE COME LA MAGNANI”. Sabato il compleanno: “Sognavo il set. Alle donne devo tutto: rimmel, sensibilità e forza. Dagli uomini ho preso solo botte” IL FUTURO È NEL CUORE. Guelmani (valdesi): gli uomini non temano i sentimenti


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