(NON PIÙ) PAURA DI VOLARE – A colloquio con Gabriella Zevi

1 giugno 2001 at 12:01

“Quando ti vedo governare il cavallo, volare per le strade sui rollerblades e progettare il tuo futuro in un altro Paese, so che cercheranno di catturare la tua sessualità con una canzone che dice ‘cosa sarai senza di me, cosa sarò senza di te’, e cercheranno di occupare tutto il tuo orizzonte. Accoglili, ma continua a governare il cavallo, a volare per la strada sui rollerblades”. E Rollerblades è appunto il titolo del bel libro che Gabriella Zevi ha dedicato a sua figlia e a tutte le adolescenti del mondo, perché sappiano amarsi prima ancora di amare. “Lo spunto è nato mentre mia figlia ripassava la storia. La udivo ripetere: ‘L’uomo ha utilizzato il fuoco, l’uomo ha costruito villaggi… Mi è sorto spontaneo domandarle: ‘E la donna, cos’ha fatto?’. Risposta: ‘Non lo so’”.

– È, come sempre, un problema di linguaggio: il cosiddetto “neutro inclusivo” in realtà ci esclude. Soprattutto nelle discipline storiche.

ZEVI: “Pensiamo alla storia della medicina, che affonda le radici nella notte dei tempi. Le Egizie erano esperte in questo campo. E. nel Medioevo, basti pensare a Trotula De Ruggiero. Ma non c’è nulla da fare: la medicina è sempre stata associata alla maschilità. Ciò vale anche per l’idea stessa di progresso. Persino l’illustre Luigi Zoia, ne Il gesto di Ettore, scrive che il passaggio dal Paleolitico al Neolitico è avvenuto quando gli uomini hanno iniziato a usare le mani. In verità le mani le hanno usate prima le donne per coltivare, mentre i loro compagni andavano a caccia. L’Oriente è però pervaso da questa sotterranea sapienza femminile. I Greci se ne sono appropriati piegandola alle esigenze della loro società misogina”.

“Il corpo umano” di Trotula De Ruggiero.

– Condividi anche tu la tesi per cui in alcune società, antiche e moderne, la libertà e l’importanza data alle manifestazioni affettive tra maschi comportano fatalmente l’oppressione della donna?

“Così è stato nell’antica Grecia ed è continuato col monachesimo cristiano e l’esaltazione del celibato. La gerarchia ecclesiastica è bellicosa perché fondata sulla paura del sesso, specialmente di quello femminile”.

– Non va comunque dimenticato che solo nei Paesi cristiani, o di tradizione cristiana, è sorto poi il femminismo. Forse occorrerebbe riscoprire le basi di quest’antropologia (mi perdonerai…), a partire dal valore stesso della verginità. A proposito, anche nel tuo libro ne parli, in maniera originale e suggestiva.

“Vergine non è tanto la donna che rinuncia a rapporti sessuali, quanto quella che appartiene solo a sé stessa, che vive la sua condizione con gioia, la sua sessualità con pienezza, senza morbosità o sensi di colpa”.

– È per questo che ti affascina tanto l’India, e in particolare il tantrismo?

“Anche per Jung il tantrismo rappresenta il cerchio, l’universale, un modo per unirsi a Dio attraverso l’abbandono e l’estasi. È sentirsi legate al centro del mondo. È la rappacificazione con la natura, che la donna ha incisa nel sangue con un sigillo incancellabile”.

Daniela Tuscano (“L’Urlo” )

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IL FUTURO È NEL CUORE. Guelmani (valdesi): gli uomini non temano i sentimenti (NON PIU’) PAURA DI VOLARE – A colloquio con la scrittrice Gabriella Zevi


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