G8: LA MACCHINA INFERNALE!

1 settembre 2001 at 8:00

No, non è il titolo dell’ultimo film di Spielberg, ma l’ultimo tormentone politico di questi tempi, il cui sottotitolo potrebbe essere: chi ha paura della globalizzazione?E in effetti non si è mai sentito tanto parlare di globalizzazione come in questo periodo, ma […] non tutti hanno le idee chiare sul suo vero significato, e soprattutto sulle conseguenze che tale processo potrebbe avere sulle nostre vite di tutti i giorni e sul futuro di tutti i Paesi del mondo.Naomi Klein, la giornalista canadese autrice di No Logo, diventato ormai
la Bibbia del popolo di Seattle, ha sviluppato in modo chiaro e preciso il concetto di globalizzazione, facendo nomi, riportando numero e testimonianze, e soprattutto svelando i torbidi meccanismi economici che si nascondono dietro le scelte di marketing delle più famose multinazionali americane.
Ma chi non avesse voglia di leggersi il volumone di 424 pagine della Klein può semplicemente aprire un quotidiano a caso per conoscere uno dei tanti episodi di sfruttamento dei Paesi sotto-sviluppati da parte delle cosiddette multinazionali e vedere foto di bambini cinesi costretti a lavorare 12 ore al giorno, o giovani donne in stato interessante obbligate a turni di lavoro per pochi soldi al giorno, e in condizioni umane al limite della schiavitù.Questi sono gli aspetti più inquietanti e terribili della famigerata globalizzazione, ma non sono gli unici…Globalizzazione non è solo bambini sfruttati, fabbriche chiuse e licenziamenti a catena: è molto di più, anzi è molto di peggio!E senza andare troppo lontano, basta dare un’occhiata a quello che succede qui in Italia in un ambito delicato e compromettente come quello sanitario.Anche di questo, infatti, si è parlato al summit di Genova […].Tra gli animatori, in prima fila, il medico Eduardo Missoni, esperto del Ministero degli Esteri e nominato nel dicembre 2000 dal Presidente del Consiglio coordinatore del gruppo degli esperti sanitari del G8.Missoni era la persona giusta per questo incarico: giovane, con una formazione cattolica maturata presso gli scout, medico volontario in Nicaragua dall’80 all’’83 e attualmente responsabile delle iniziative sanitarie italiane in Africa e in America latina. Insomma, il medico eticamente corretto e sinceramente attento alla sua missione di portare la salute e la salvezza nel mondo. Ma forse, proprio in virtù di tale coerenza, il 19 aprile di quest’anno Eduardo Missoni ha presentato le sue arrabbiate dimissioni, protestando contro il piano sanitario presentato a insaputa sua e del Ministero della Sanità dalla Presidenza del Consiglio ai Paesi partner, all’inizio del mese.Il documento incriminato s’intitola The Genova Trust Fund for Health Care e propone la creazione di un fondo monetario destinato all’assistenza sanitaria dei paesi sotto-sviluppati. Il problema è che questo fondo monetario è stato costituito con i contributi delle grandi multinazionali farmaceutiche (tra cui la Glaxo-SmithKline), le quali, “grazie” alla loro generosità, avranno la possibilità di partecipare alle decisioni riguardanti il modo in cui questi soldi verranno utilizzati (e magari proprio per acquistare i farmaci prodotti dalle “benefattrici”!).Un altro punto caldo a cui Missoni muove le sue giuste obiezioni è che l’organo preposto a gestire tali fondi non è l’Oms (l’Organizzazione mondiale della Sanità che fa parte dell’Onu), come sarebbe logico, ma la Banca Mondiale che, in una intervista a un noto settimanale cristiano, Missoni addita come responsabile dello smantellamento dei sistemi socio-sanitari di numerose nazioni africane, asiatiche e latino-americane.L’idea di Missoni invece era quella di un piano in cui partecipassero gruppi e associazioni di volontariato, in modo da coinvolgere ampiamente “tutte le componenti della società civile e non soltanto le imprese”; insomma la sua idea era quella di una globalizzazione buona nei propositi e nella teoria, ma che nei fatti si è rivelata, inevitabilmente, cattiva.Intanto il famigerato Genova Trust Fund for Health Care è avviato verso la sua approvazione. E la salute globale che fine farà?

…Ai posteri l’ardua verifica! 

Michela Bellofiore – Limbiate 

Mi sono permessa di trascrivere qui l’editoriale che l’amica Michela, redattrice de”L’Urlo”, ha realizzato per il numero di settembre del mensile, perché più eloquente di tante accorate repliche alla sequela di calunnie, volgarità e diffamazioni piovute addosso ai manifestanti anti-G8 dagli organi di stampa e TV.

Ci hanno etichettati sbrigativamente “No global”, ci hanno accusato di essere estremisti, anti-americani e, addirittura, contro il progresso (due persone una volta mi hanno chiesto, e non sto scherzando, se gli umanisti, poiché criticavano il sistema capitalistico – a loro avviso, evidentemente, l’unico possibile – volessero tornare al baratto). L’atroce vicenda di Carlo Giuliani http://www.piazzacarlogiuliani.org/carlo/, poi, non ha fatto che esasperare gli animi e sicuramente ha dato una grossa, insperata mano a chi intendeva criminalizzare un movimento nato, invece, con scopi nobili e pacifici.

Molti anni fa George Shultz, segretario di Stato di Reagan – degno precursore dei Bush sr e jr – , liquidò gli oppositori alla guerra contro Gheddafi come la “solita banda di pacifisti di professione”. Si era in pieno “edonismo reaganiano”, per la prima volta su scala mondiale si facevano le prove di quell’equilibrio del terrore che sarebbe poi stato alla base della politica di tutti i governi occidentali, e non solo nord-americani, che si sono succeduti. I “pacifisti” erano disprezzati e sbeffeggiati come molli, effeminati, spinellati, residui marci dell’epoca del disordine e dell’immoralità. Si apriva il periodo delle maschie certezze, dello schiaffo e del pugno, del primato dell’economico sul personale. Un periodo che ha raggiunto il suo culmine, con l’elezione di George W. alla Casa Bianca e la sua patetica, clownesca imitazione italiana, impersonata da Silvio Berlusconi.

Ma bollare oggi i milioni di manifestanti nel mondo come una “banda” di “pacifisti di professione” non è più possibile. Innanzi tutto non siamo una “banda”, anche se è chiaro che gli epigoni di Shultz non possono che considerarci dei “banditi”: dal loro punto di vista è del tutto naturale e, lungi dall’intimorirci, ce ne onoriamo. Ci onoriamo di avere al nostro fianco, come “complici”, Alex Zanotelli, Alberto Cairo, Pax Christi, le miriadi di associazioni di volontariato laiche e cattoliche, di diverse religioni o di nessuna fede, uomini, donne e bambini che hanno voluto esprimere il loro civile ma fermo “no” ai potentati economico-politici. Uomini, donne e bambini per cui la pace (e non il pacifismo) non è una professione ma un impegno, una ricerca continua, un traguardo mai veramente raggiunto finché esisterà un solo individuo che morirà per gli stenti, la discriminazione e la guerra decisa a tavolino dalla finanza mondiale.

In questo periodo abbiamo conosciuto molti dei nostri “complici”. Tutt’altro che anime belle e salottiere. Molti di loro (si pensi solo ai già citati Zanotelli e Cairo) vivono nelle zone più disperate del pianeta, dove miseria, malattie, odi etnici e religiosi sono all’ordine del giorno. E proprio per questo non possono tacere sulla responsabilità del civilizzato Primo Mondo (in combutta coi corrotti e dittatoriali “governi” di quelle zone) nel mantenimento di quella miseria, di quelle malattie, di quegli odi.

Non possono tacere; e non tacciono. Vivono nella guerra: e, dal momento che la conoscono, sanno che il bene più prezioso dell’uomo è la pace. Questa era ed è l’anima vera del movimento, non certo quei “Black Block” spuntati chissà da dove e mai incrociati a nessun tavolo, mai comparsi in tutti questi anni nel dibattito politico e culturale dei “costruttori di pace”, emersi minacciosi in inquietanti tute nere e subito inghiottiti nel torbido buio che li aveva generati. Sappiamo che sempre, di fronte alle sollevazioni di massa, c’è chi prova a screditare, chi tenta di eccitare gli istinti con la voluttà del sangue, chi s’insinua, per conto di ignoti mandanti, nelle pieghe d’un corpo sano e vigoroso, per delegittimarlo e abbatterlo. È un copione arcinoto, che però funziona spesso. Non ci piace quel copione. E stavolta no, non funzionerà. Abbiamo la ragione dalla nostra; abbiamo, soprattutto, il cuore.

 

 

Daniela Tuscano (“L’Urlo” )

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