UN CUORE IN INVERNO. L’11 settembre

1 ottobre 2001 at 14:59

“Uomini orribili”. Cupo e brutale come una granata, l’aggettivo soffoca, snatura, dissangua il suono dolce del sostantivo.

L’orrore genera deliri su scontri di civiltà o, peggio, sulla superiorità dell’una sull’altra. Ma la verità risiede in quel termine, lapidario e impietoso. Orribili, cioè diminuiti. Regrediti verso la bestialità. Lo scrittore americano che ha coniato il termine non poteva trovare parole più adatte per descrivere gli attentatori e chi li ha ispirati.

Ma, attenzione: sono orribili, brutali, ma non bruti. Se fossero bruti, non avrebbero colpa alcuna. La loro regressione è qualcosa di cercato, è il frutto di una perversione intellettuale, non di cieco istinto. Per questi “uomini diminuiti” parole come rispetto, dialogo, dignità di diverse religioni, etnie, culture, sessi non possono che rappresentare diaboliche eresie. Peggio: sono il risultato d’una mentalità permissiva, materialistica, priva di ideali; quindi, coloro che le professano meritano senz’altro la morte. Siamo consci del fatto che gli obiettivi primi di questi uomini diminuiti non sono tanto i grandi della Terra, dei quali condividono la libidine di ricchezza e di potere, ma noi.

Per chi, occidentali od orientali, al Nord come al Sud, ritiene quelle parole l’essenza stessa dell’umanità, si tratta dei più nobili valori. Impossibile rinunciarvi. Necessario vivere e lottare affinché tutti possano goderne com’è loro diritto.

Nelle società capitalistiche avanzate tali valori sembrano più o meno garantiti. Tolleranza (vocabolo che, peraltro, non amiamo molto), rispetto ecc. presuppongono però un universo di persone ben distinte, ognuna con le sue caratteristiche, i suoi gusti, le sue “velocità”; prevedono la sollecitudine verso il debole; trovano insomma le loro radici nella cultura.

Quando, al contrario, una società pone come primo valore il profitto, non può nascere vero rispetto ma, al massimo, una sua pietosa caricatura: un latitudinarismo imbelle, che tutto ingoia perché in niente più crede (come le ex-pasionarie che anni fa, davanti al genocidio delle donne afgane, non hanno saputo che allargare le braccia perché tanto, in quei Paesi… “l’è usanza così”. Niente di peggio d’un intellettuale rassegnato…).

Il contraltare del profitto è il fondamentalismo, sono gli uomini diminuiti. Per quanto è in mio potere, non permetterò di agire agli uomini diminuiti che annientano le donne, sterminano innocenti, sputano sull’ecumenismo, detestano il sapere. I lettori però mi perdoneranno se neppure in questo istante riesco a tessere incondizionate lodi d’un sistema che ha sostituito il confronto e il dialogo con l’indifferenza, garantito il benessere forse ai miei simili della parte fortunata del globo, ma ha dato in pasto a Bin Laden e a compari popolazioni umiliate e abbrutite. Noi resisteremo al certo, ma, in seguito, s’imporrà una nuova, seria riflessione sull’uomo e sulle condizioni in cui deve vivere. Questi miei pensieri sono forse troppo liberi, incerti, frammentari. Me ne rammarico. Se avete idee più chiare, aiutatemi voi.

 

Daniela Tuscano

 

 

LA RAGIONE E’ DEL PIU’ FORTE… O DEL PIU’ CIVILE?

 

Si discute molto in questi giorni, come mai si è fatto prima, della legittimità della guerra. Esistono guerre giuste che vanno combattute, affermano in molti. C’è una giusta causa che va difesa: la civiltà. In nome della giustizia e della libertà, il pianeta si è avventurato in un conflitto che appare, ai più, inevitabile e necessario. Ma proviamo a porci questa domanda: l’Occidente ha fatto tutto ciò che era possibile per evitare di trovarsi in una situazione grave e drammatica come quella odierna?

Cominciamo col prendere in considerazione la violenza, che ha nella guerra il suo massimo punto d’applicazione. La società mondiale che si è configurata dopo il 1948 è stata capace di generare individui maggiormente responsabili e non-violenti?

Se guardiamo alla storia dei secoli precedenti, potremmo dire di sì. L’essere umano ha ottenuto maggiori diritti ed è più consapevole… ma non abbastanza. Cos’è stata la storia degli ultimi decenni? La guerra fredda, la guerra in Corea, la guerra del Vietnam, la guerra in Palestina, la guerra del Golfo, la guerra nei Balcani… solo per nominare i conflitti combattuti dagli occidentali e “trascurando” le decine di guerriglie del continente africano e del Sudamerica. E il terrorismo? Le Brigate rosse in Italia, la Raf in Germania, l’Ira in Irlanda, l’Eta in Spagna… solo per citare gli esempi europei.

Violenza, violenza e ancora violenza. Le risposte del mondo civile ai conflitti politici ed etnici hanno quasi sempre avuto come epilogo la violenza. E’ possibile che il suo uso sia sempre stato inevitabile? E chi ha vinto le guerre, l’ha sempre fatto in nome della giustizia… p del proprio tornaconto economico e territoriale? Non entriamo in merito alla questione del “chi ha ragione e chi ha torto”. Un sistema di valori che vuole porsi (o imporsi?) a guida del mondo, rappresentato secondo molti dall’Occidente, deve incarnare lo sforzo supremo dell’umanità a superare la violenza. La “società occidentale”, così come la vediamo oggi, non sembra potersi assumere il compito di guidare il pianeta verso un futuro di pace, né tantomeno avere valori morali da proporre come modello universale. Una civiltà più giusta nascerà  dalla convergenza delle qualità migliori di tutta l’umanità, non dal disegno di pochi eletti.

E intanto viene da pensare all’affermazione di Sua Maestà l’Imperatore Globale (“The President”): “Questa è la prima guerra del ventunesimo secolo”. Perché, ne è già prevista una seconda?

 

Roberto Buffo (“L’Urlo” – Vedi anche: www.mondosenzaguerre.org, www.ecn.org/reds/donne/html)

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