Archive for febbraio, 2002

LA COSCIENZA DI ZERO

Ormai ha messo da parte i lustrini e i travestimenti di un tempo. Renato Zero oggi è un artista 51enne con gli occhi senza trucco e i capelli vaporosi, spesso vestito sobriamente di nero. Resta un cantante sincero e amatissimo, come dimostra il successo del suo ultimo disco La curva dell’angelo, che veleggia ai primi posti delle classifiche e ha già venduto oltre 400mila copie. Un album che il cantante romano definisce “fortemente autobiografico”. Come questa intervista, dove Zero fa il punto sulla sua vita di oggi, segnata da lutti e speranze.

Signor Zero, quando partirà il suo prossimo tour?
Ad aprile. Voglio cantare in grandi spazi e sceglierò le canzoni giuste per raccontare come sono io in questo periodo. Reduce da un anno certo non facile.
Che cosa è successo?
Al di là delle tragedie che hanno colpito il mondo, una in particolare ha colpito me: la morte di mia madre, il 19 settembre scorso. Con lei mi viene a mancare tutta una serie di certezze. Non ho più il mio “critico d’arte” prediletto, con il quale condividevo ansie, paure, felicità, successi. Vivevamo nella stessa casa, e lei era una gran donna, una matrona romana che faceva da mamma anche a tanti miei amici. Con lei avevo uno scambio continuo: un momento era amica, un altro sorella, un altro ancora figlia, perché per via della malattia era come tornata a un’infanzia forzata. Oggi mi manca.
Come ha inciso su di lei la scomparsa di sua madre?
Forse, indirettamente, ha influito anche su questo disco, nel quale si affronta spesso il tema della morte. Ma non bisogna aver paura di parlarne: credo che la morte sia lì per incitarci, per raccomandarci di non buttare via il tempo, di amare di più. Dopo la scomparsa di mia madre sto cercando di ricostruire la mia serenità, con più attenzione, oculatezza e serietà di prima. Forse Panariello avrebbe detto le stesse cose usandone una sola.
A proposito, le secca essere sempre imitato dal comico toscano?
No. Pensi che la mattina, quando mi sveglio, mi do i pizzicotti per capire se sono io oppure è lui. Scherzi a parte, devo dargli atto di rappresentarmi in modo elegante e per nulla pesante. Credo che imitandomi esprima anche l’ammirazione che prova verso di me.
A proposito di tv, in Svegliatevi poeti lei se la prende con il piccolo schermo. È pentito della sua esperienza di due anni fa, quando ha condotto Tutti gli Zeri del mondo?
No, al massimo saranno pentiti quelli della Rai di non avermi preso troppo sul serio, scaraventandomi nella “battaglia degli ascolti” di primavera, mentre secondo me lo spettacolo avrebbe dato il meglio di sé in autunno. Se in quella canzone me la prendo con la tv è perché è portatrice di un virus letale: l’indifferenza.

Un’altra canzone dell’album, Anima grande, è invece dedicata a suo padre. Che rapporto aveva con lui?

Bellissimo. Forse troppo breve, perché lui è morto nell’80. era un poliziotto, un uomo molto occupato e severo, diverso da me. Però ha sempre accettato questo suo figlio ribelle e strano. Lui, che in gioventù sognava di diventare tenore, quando mi vedeva demotivato mi diceva: “Vedrai che il tuo entusiasmo prima o poi verrà premiato”.
Padre poliziotto, tre zii preti, cresciuto a scuola dalle suore. Da dove è emerso il Renato Zero trasgressivo?
Forse per reazione: quella situazione troppo rassicurante e protetta mi ha spinto a indossare i panni del clown e a essere irriverente e battagliero. Mi sentivo frenato da questa atmosfera un po’ “francescana” in cui vivevo. Così ho iniziato a indossare travestimenti. Da ragazzino uscivo di casa e andavo nel palazzo dove vivevano le sorelle Bertè, Loredana e Mimì, cioè Mia Martini. Ci truccavamo in ascensore e uscivamo: pronti a dare spettacolo.

Erano gli anni Sessanta e andavamo al Piper, che allora era un posto fantastico, pieno di pazzi scatenati come me. Lì mi sentivo meno solo. La mia carriera è iniziata così.

Sentiva il bisogno di esprimere una parte di sé che in famiglia restava repressa?
Non solo quello. C’era anche il bisogno di non accettare supinamente certe regole. Non credo che non peccare sia una idea fantastica. Gli sbagli sono proibiti dalla morale, dallo Stato, dalla Chiesa. io, invece, amo gli sbagli e l’imperfezione. Io ho passato una vita sulle strade, nelle bische, tra i disgraziati. Sa come scelgo gli amici?
Ci dica.
Per i loro difetti: mi piace che abbiano qualche guasto. Se facessi le auto, farei solo quelle con la marmitta per terra, o con le frecce che non funzionano mai. Perché sono così, mi piace che la vita sia così.
Lei ha fatto solo la terza media…
Però ho frequentato l’università del marciapiede, che mi ha fruttato diverse lauree. Si impara di più dalla gente che altrove.
È vero che medita di presentarsi alle prossime elezioni?
Lo so, ci vuole un fegato pazzesco, am c’è una sala dei bottoni dove spingendo i tasti giusti si può rimettere in sesto sanità, pulizia, istruzione. Purtroppo la gente che ha il potere non viene mai dal popolo, non ha mai bazzicato Quarto Oggiaro a Milano o Centocelle a Roma. Io conosco i problemi di coloro che vivono nell’oscurità, dei tossicodipendenti. Per questo la risposta è: sì, sto pensando seriamente di dedicarmi alla politica.
E all’amore quanto si dedica?
Molto, ma sono stato sfortunato. Io e l’amore abbiamo un rapporto un po’ strano, perché quando a me va di frequentarlo un po’, lui non c’è e quando va a lui, è a me che non interessa. Non coincidono mai i tempi.
Ma non le pesa il fatto di essere un cinquantenne single?
Non ho avuto la fortuna di farmi una famiglia mia, ma in realtà ho parecchi figli, fratelli, nipoti, anche se anagraficamente non sono sangue del mio sangue. Diciamo che mi faccio un po’ i fatti degli altri.
Le manca un figlio?
Ma io un figlio ce l’ho, Roberto, che ha 29 anni: sto facendo le pratiche per adottarlo legalmente.
Perché vuole diventare padre di una persona già grande?
Perché, in quanto single, la legge mi consente di adottare solo un maggiorenne. Ma Roberto vive a casa mia da quando aveva 18 anni. È cresciuto in un istituto fino a 17 perché i suoi genitori non c’erano più. Quando è uscito da lì è come se l’avessi preso in fasce. Vedeva il mondo per la prima volta.
Lei come vive i suoi cinquant’anni?
Bene, ne ho 51 ma mi sento l’energia di un ragazzo di venti. Anche se non ho più le piume di struzzo e le paillettes, e questo mi addolora un po’.
Però quando faceva spettacolo e andava in giro pieno di lustrini doveva sopportare anche un bel po’ di umiliazioni.
Tante. Mi pigliavano in giro in continuazione. Quando passavo davanti a un cantiere gli operai mi gridavano “Aoh! Ma ‘ndo vai? Che sei la befana?”. Però vedevo che sorridevano, che per un attimo si dimenticavano del lavoro duro, delle cambiali e delle litigate con la moglie, ed era anche bello. E soprattutto era bello potersi permettere il lusso di tanta libertà.
E allora perché si è tolto i lustrini?
Perché arrivi a un certo punto in cui ti senti un replicante. A me uno come Mick Jagger, che si comporta ancora come vent’anni fa, ispira ammirazione per la pura resistenza fisica. Ma mi rattrista questa ostentazione di un clamore che oggi non interessa più a nessuno.
Si è levato le paillettes, ma anche parecchie soddisfazioni. Ancora oggi lei vende milioni di dischi e ha un enorme seguito di fan. Si sente ripagato per le umiliazioni del passato?

Non c’è moneta che ti possa ripagare. Aver sofferto per essere stato incompreso e vilipeso ti rimane come un marchio. Io lo accetto, fa parte di me, non vado a cercare vendette. Però mi fa piacere che certi signori che allora mi sbeffeggiavano siano poi venuti a vedermi. Pagando il biglietto.

Sergio Parini (“Donna Moderna” ) (Nella seconda fotografia, Renato Zero coi genitori. Nella terza, l’artista con Loredana Berté, da “Il Borghese” 24/11/1974. Il giornale neofascista li descriveva scandalizzato come i rappresentanti dell'”ultima società”…) 

Annunci

6 febbraio 2002 at 15:10 3 commenti


Calendario

febbraio: 2002
L M M G V S D
« Gen   Mar »
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728  

Posts by Month

Posts by Category