LA COSCIENZA DI ZERO

6 febbraio 2002 at 15:10 3 commenti

Ormai ha messo da parte i lustrini e i travestimenti di un tempo. Renato Zero oggi è un artista 51enne con gli occhi senza trucco e i capelli vaporosi, spesso vestito sobriamente di nero. Resta un cantante sincero e amatissimo, come dimostra il successo del suo ultimo disco La curva dell’angelo, che veleggia ai primi posti delle classifiche e ha già venduto oltre 400mila copie. Un album che il cantante romano definisce “fortemente autobiografico”. Come questa intervista, dove Zero fa il punto sulla sua vita di oggi, segnata da lutti e speranze.

Signor Zero, quando partirà il suo prossimo tour?
Ad aprile. Voglio cantare in grandi spazi e sceglierò le canzoni giuste per raccontare come sono io in questo periodo. Reduce da un anno certo non facile.
Che cosa è successo?
Al di là delle tragedie che hanno colpito il mondo, una in particolare ha colpito me: la morte di mia madre, il 19 settembre scorso. Con lei mi viene a mancare tutta una serie di certezze. Non ho più il mio “critico d’arte” prediletto, con il quale condividevo ansie, paure, felicità, successi. Vivevamo nella stessa casa, e lei era una gran donna, una matrona romana che faceva da mamma anche a tanti miei amici. Con lei avevo uno scambio continuo: un momento era amica, un altro sorella, un altro ancora figlia, perché per via della malattia era come tornata a un’infanzia forzata. Oggi mi manca.
Come ha inciso su di lei la scomparsa di sua madre?
Forse, indirettamente, ha influito anche su questo disco, nel quale si affronta spesso il tema della morte. Ma non bisogna aver paura di parlarne: credo che la morte sia lì per incitarci, per raccomandarci di non buttare via il tempo, di amare di più. Dopo la scomparsa di mia madre sto cercando di ricostruire la mia serenità, con più attenzione, oculatezza e serietà di prima. Forse Panariello avrebbe detto le stesse cose usandone una sola.
A proposito, le secca essere sempre imitato dal comico toscano?
No. Pensi che la mattina, quando mi sveglio, mi do i pizzicotti per capire se sono io oppure è lui. Scherzi a parte, devo dargli atto di rappresentarmi in modo elegante e per nulla pesante. Credo che imitandomi esprima anche l’ammirazione che prova verso di me.
A proposito di tv, in Svegliatevi poeti lei se la prende con il piccolo schermo. È pentito della sua esperienza di due anni fa, quando ha condotto Tutti gli Zeri del mondo?
No, al massimo saranno pentiti quelli della Rai di non avermi preso troppo sul serio, scaraventandomi nella “battaglia degli ascolti” di primavera, mentre secondo me lo spettacolo avrebbe dato il meglio di sé in autunno. Se in quella canzone me la prendo con la tv è perché è portatrice di un virus letale: l’indifferenza.

Un’altra canzone dell’album, Anima grande, è invece dedicata a suo padre. Che rapporto aveva con lui?

Bellissimo. Forse troppo breve, perché lui è morto nell’80. era un poliziotto, un uomo molto occupato e severo, diverso da me. Però ha sempre accettato questo suo figlio ribelle e strano. Lui, che in gioventù sognava di diventare tenore, quando mi vedeva demotivato mi diceva: “Vedrai che il tuo entusiasmo prima o poi verrà premiato”.
Padre poliziotto, tre zii preti, cresciuto a scuola dalle suore. Da dove è emerso il Renato Zero trasgressivo?
Forse per reazione: quella situazione troppo rassicurante e protetta mi ha spinto a indossare i panni del clown e a essere irriverente e battagliero. Mi sentivo frenato da questa atmosfera un po’ “francescana” in cui vivevo. Così ho iniziato a indossare travestimenti. Da ragazzino uscivo di casa e andavo nel palazzo dove vivevano le sorelle Bertè, Loredana e Mimì, cioè Mia Martini. Ci truccavamo in ascensore e uscivamo: pronti a dare spettacolo.

Erano gli anni Sessanta e andavamo al Piper, che allora era un posto fantastico, pieno di pazzi scatenati come me. Lì mi sentivo meno solo. La mia carriera è iniziata così.

Sentiva il bisogno di esprimere una parte di sé che in famiglia restava repressa?
Non solo quello. C’era anche il bisogno di non accettare supinamente certe regole. Non credo che non peccare sia una idea fantastica. Gli sbagli sono proibiti dalla morale, dallo Stato, dalla Chiesa. io, invece, amo gli sbagli e l’imperfezione. Io ho passato una vita sulle strade, nelle bische, tra i disgraziati. Sa come scelgo gli amici?
Ci dica.
Per i loro difetti: mi piace che abbiano qualche guasto. Se facessi le auto, farei solo quelle con la marmitta per terra, o con le frecce che non funzionano mai. Perché sono così, mi piace che la vita sia così.
Lei ha fatto solo la terza media…
Però ho frequentato l’università del marciapiede, che mi ha fruttato diverse lauree. Si impara di più dalla gente che altrove.
È vero che medita di presentarsi alle prossime elezioni?
Lo so, ci vuole un fegato pazzesco, am c’è una sala dei bottoni dove spingendo i tasti giusti si può rimettere in sesto sanità, pulizia, istruzione. Purtroppo la gente che ha il potere non viene mai dal popolo, non ha mai bazzicato Quarto Oggiaro a Milano o Centocelle a Roma. Io conosco i problemi di coloro che vivono nell’oscurità, dei tossicodipendenti. Per questo la risposta è: sì, sto pensando seriamente di dedicarmi alla politica.
E all’amore quanto si dedica?
Molto, ma sono stato sfortunato. Io e l’amore abbiamo un rapporto un po’ strano, perché quando a me va di frequentarlo un po’, lui non c’è e quando va a lui, è a me che non interessa. Non coincidono mai i tempi.
Ma non le pesa il fatto di essere un cinquantenne single?
Non ho avuto la fortuna di farmi una famiglia mia, ma in realtà ho parecchi figli, fratelli, nipoti, anche se anagraficamente non sono sangue del mio sangue. Diciamo che mi faccio un po’ i fatti degli altri.
Le manca un figlio?
Ma io un figlio ce l’ho, Roberto, che ha 29 anni: sto facendo le pratiche per adottarlo legalmente.
Perché vuole diventare padre di una persona già grande?
Perché, in quanto single, la legge mi consente di adottare solo un maggiorenne. Ma Roberto vive a casa mia da quando aveva 18 anni. È cresciuto in un istituto fino a 17 perché i suoi genitori non c’erano più. Quando è uscito da lì è come se l’avessi preso in fasce. Vedeva il mondo per la prima volta.
Lei come vive i suoi cinquant’anni?
Bene, ne ho 51 ma mi sento l’energia di un ragazzo di venti. Anche se non ho più le piume di struzzo e le paillettes, e questo mi addolora un po’.
Però quando faceva spettacolo e andava in giro pieno di lustrini doveva sopportare anche un bel po’ di umiliazioni.
Tante. Mi pigliavano in giro in continuazione. Quando passavo davanti a un cantiere gli operai mi gridavano “Aoh! Ma ‘ndo vai? Che sei la befana?”. Però vedevo che sorridevano, che per un attimo si dimenticavano del lavoro duro, delle cambiali e delle litigate con la moglie, ed era anche bello. E soprattutto era bello potersi permettere il lusso di tanta libertà.
E allora perché si è tolto i lustrini?
Perché arrivi a un certo punto in cui ti senti un replicante. A me uno come Mick Jagger, che si comporta ancora come vent’anni fa, ispira ammirazione per la pura resistenza fisica. Ma mi rattrista questa ostentazione di un clamore che oggi non interessa più a nessuno.
Si è levato le paillettes, ma anche parecchie soddisfazioni. Ancora oggi lei vende milioni di dischi e ha un enorme seguito di fan. Si sente ripagato per le umiliazioni del passato?

Non c’è moneta che ti possa ripagare. Aver sofferto per essere stato incompreso e vilipeso ti rimane come un marchio. Io lo accetto, fa parte di me, non vado a cercare vendette. Però mi fa piacere che certi signori che allora mi sbeffeggiavano siano poi venuti a vedermi. Pagando il biglietto.

Sergio Parini (“Donna Moderna” ) (Nella seconda fotografia, Renato Zero coi genitori. Nella terza, l’artista con Loredana Berté, da “Il Borghese” 24/11/1974. Il giornale neofascista li descriveva scandalizzato come i rappresentanti dell'”ultima società”…) 

Annunci

Entry filed under: Renato Zero.

ALLA RI-CERCA DI ZERO – Per molti uomini e donne Renato Zero è più di un cantante, lo amano e lo investono di significati rendendolo diverso da tutti gli altri interpreti DANILO MANTO, POETA DELLA MUSICA

3 commenti Add your own

  • 1. danielatuscano  |  25 settembre 2006 alle 0:11

    Da “la Repubblica” 18 luglio 1995 (dove Renato presenta Fonopoli, parla di sé stesso e di arte, e accenna per la prima volta a Roberto):

    UNA CITTA’ IN MUSICA ECCO IL SOGNO DI ZERO

    ROMA – Renato Zero ce l’ha fatta. La sua Fonopoli, magica città del suono da due anni agognata dai romani, si farà. Con la benedizione del sindaco Rutelli, con l’aiuto del Comune di Roma, con un miliardo e oltre che il cantante ha raccolto dal ’93 a oggi, e che è depositato, in Bot, in una banca. Fonopoli sarà una tensostruttura sorretta (e racchiusa) da una enorme gabbia di alluminio, in un tendone a forma di coccodrillo, con 3 mila 700 posti, che tra un anno sorgerà sulla via Ardeatina, su 15 ettari di terreno vicino al Raccordo Anulare (uscita 24), quasi di fronte al santuario del Divino Amore. Costi previsti: 4 miliardi e mezzo. Il progetto, su idea dello stesso Zero, è dello studio di Tommaso Valle (Università di Tor Vergata, il terminal Ostiense-Fiumicino, la ristrutturazione dell’Olimpico tra i suoi lavori).

    Per festeggiare, per confermare il successo, Renato Zero ha raccolto domenica sera in una splendida villa romana più di duecento persone. C’erano amici, sostenitori, pochi musicisti (Gianni Morandi, Ivan Graziani, Ernesto Bassignano, Aldo Donati ex Schola Cantorum), qualche personaggio televisivo: Mara Venier, a provare che il progetto Fonopoli non stride con la Città della Musica di Renzo Arbore, poi Giucas Casella , Rita Dalla Chiesa e Fabrizio Frizzi, Gianni Minà.

    Ma soprattutto, dopo le dieci, è arrivato Francesco Rutelli, che si è allontanato da piazza di Siena dove si stava svolgendo la “Tosca” inaugurale della stagione estiva dell’Opera (alla quale poi è tornato). Atteso dagli assessori alla Cultura (Gianni Borgna) e alle Politiche Sociali (Amedeo Piva), Rutelli è stato invitato da Zero a parlare del futuro di Fonopoli. Era buffo vederli seduti uno accanto all’altro, Rutelli vestito di grigio e Zero (un enorme anello d’oro a forma di Colosseo al dito) in doppio petto rosso, larghi pantaloni e camicia di pizzo, entrambi neri. Poetico Renatino: “Le idee se non hanno le gambe si fermano, i sogni cadono in un cassetto o restano nei libri, come fiori secchi”. Pragmatico il sindaco: “Ho trovato entusiasmo, convinzione, idee chiare. Zero e gli architetti del Comune di Roma, in particolare Claudio Rosi, hanno tirato fuori tutte le mappe della città per trovare un psto adatto. È un terreno che ha bisogno di una procedura speciale per diventare edificabile. In termini tecnici deve essere trasformato da G4 in M2. Non appena il progetto sarà pronto faremo velocemente una variante al Piano Regolatore. Roma avrà bisogno di uno spazio per la musica giovanile; in questo momento non c’è quartiere della città che non abbia la sua festa, il cinema, la sua estate di spettacolo. Il progetto di Arbore è più complesso, ha tempi più lunghi. Per lui abbiamo trovato un terreno alla Magliana. Mi accusano di eccesso di attivismo” ha concluso Rutelli, “ma a me non pare. Cerco di dare alla città quello di cui ha bisogno”. Tommaso Valle ha definito Fonopoli “un nuovo Beaubourg” e ha raccontato il suo stupore, e un po’ di fastidio professionale, quando Renato Zero un anno fa portò il suo progetto già bello e fatto. “Ma ora lo ringrazio per avermi dato la possibilità di fare questa esperienza”. Finite le chiacchiere, e il sontuoso pranzo, in scena, davanti al plastico di Fonopoli, è arrivata una torta lunga due metri. A forma di coccodrillo.

    La casa di Renato Zero è nel verde, in un’oasi di pace vicino al centro di Roma. Proprio come sarà la “sua” Fonopoli. La casa di Renato Zero non è come si potrebbe immaginare. È seria, piena di boiserie, accogliente, con poche fotografie incorniciate. “Meglio poche, sennò sembrerebbe Prima Porta” dice alludendo al cimitero, a chi se ne è andato, suo padre, ma anche Mia Martini, amica carissima, per la cui memoria lotta come un leone. “Che la lascino in pace, già prima non poteva difendersi, figuriamoci ora”. Renato Zero capisce la curiosità attorno alla vita di un personaggio pubblico, ma non sopporta più lo sciacallaggio verso il “privato”.

    Fonopoli non fa parte del suo “privato”? “Proprio no, è un’idea che è partita da me, ma che appartiene a tutta l’Italia. Fonopoli sarà una speranza per quelli che non ne hanno più; piano piano le costruiremo attorno altre attività oltre allo spettacolo. Vorrei che si insegnassero mestieri poco frequentati dai giovani, come il vetraio, l’ebanista, l’erborista. Fonopoli diventerà una cooperativa, produrremo oggetti, conserve, marmellate; a ogni serata di spettacolo, nelle quattro zampine del coccodrillo, il pubblico potrà trovare esposti i nostri prodotti”. In un soggiorno che sembra più un saloon, con il banco del bar e i tavolini, arrivano la mamma, “la mia Adarella” come la chiama lui, 74 anni, “vero monumento romano”, e Roberto, poco più che adolescente, che Zero ha adottato tre anni fa prendendolo alla Città dei Ragazzi.

    È proprio sicuro che la sua voglia di realizzare Fonopoli sia mossa soltanto da un fatto sociale? “Non posso negare di essermi anche tolto una soddisfazione. Io non ho avuto figli; ho adottato Roberto e, se passa la legge, vorrei adottare anche un altro maschio e una femmina. Qui vivo con mia madre e Roberto, ma spesso passano tutti gli altri parenti. È una strana famiglia, ma è una famiglia. A un certo punto ne ho avuto bisogno, ogni uomo ha bisogno di lasciare un segno”.

    “Fonopoli è stata possibile grazie soprattutto a questa giunta comunale. Non che le prime fossero da meno, ma forse erano dissanguate da gestioni passate. Avrei potuto spingere prima, ma non mi è sembrato giusto approfittare di certi privilegi; ho atteso il momento giusto, tutto qui”. Perché proprio a Roma? “Perché ne ha bisogno, perché è al centro del paese, perché è la capitale d’Italia e deve tornare a essere la capitale del mondo”. Quali sono i tempi di costruzione? “Prima vanno realizzate le infrastrutture, le fogne, i parcheggi, la viabilità. Poi arriverà il tendone con la sua gabbia di alluminio. Abbiamo scelto l’alluminio perché, rispetto al ferro, è più flessibile, ha meno bisogno di manutenzione, è riciclabile. La costruzione dovrebbe iniziare la primavera prossima, per l’estate Fonopoli dovrebbe essere terminata”.

    Sarà una struttura riservata alla musica? “Assolutamente no. Se dovessi pensarla come un semplice auditorium dove fare un concerto a sera avrei tradito i miei intenti. Gli spettacoli saranno molti ogni volta, perché al giovane si possa insegnare ad amare il balletto, l’operetta, la musica classica; e, perché no, l’anziano possa avvicinarsi al rock e scoprire che non morde. Un terzo dei guadagni andrà a Fonopoli, il resto ad associazioni benefiche con le quali da anni siamo in contatto”. Il Comune provvederà alle infrastrutture, ma poi con il denaro raccolto fino a oggi dall’associazione Fonopoli farete ben poco… “Cerchiamo sostenitori, persone che capiscano che possono detrarre dalle tasse gli aiuti che ci daranno. Non vogliamo sponsor. I marchietti, le scritte, gli annunci mi fanno orrore. Ho ben vivo il dolore, la rabbia, l’umiliazione quando una multinazionale mi escluse all’ultimo momento da un programma televisivo perché non ero il suo target. Siamo ancora in causa”.

    Quanto Renato Zero ha pagato e paga il suo “non essere in target”? “Moltissimo, più in passato che oggi. Fino al ‘Carrozzone’ ero visto come il demonio. Poi, forse, quando mi sono tolto le piume, sono diventato un essere più normale. Non mi sono mai curato di chi mi guardava male. Ho sempre potuto contare sul mio pubblico, che è l’affetto più grande che ho, grazie al quale il sogno di Fonopoli è diventato realtà, e sui miei colleghi. Ho con loro un rapporto unico, meraviglioso. E non è facile nel nostro ambiente, se sei un musicista, avere amici musicisti”. E in tutto questo il musicista Zero sta anche mettendo in piedi una tournée. Organizzato dalla Trident l’”Imperfetto tour” (dal titolo dell’ultimo disco, 200 mila copie vendute) partirà il primo ottobre da Acireale per terminare, dopo 12 concerti, il 23 a Milano.

    Zero affiderà il palinsesto di Fonopoli a un team direttivo, a un collegio di personaggi della cultura e dello spettacolo. “Ho in mente dei nomi, per la musica classica, per la leggera, il teatro, la danza, il cinema. E a questo punto torno l’uomo qualunque, Renato Fiacchini, quello che ha veramente bisogno di una mano”.

    Laura Putti (”la Repubblica” )

    Da “Il Giornale.it” del 24 settembre 2006:

    Il «re» dei sorcini, a Ischia, fa il punto sullo stato dell’opera che riqualificherà la Magliana

    Se ne parla da più di 7 anni, ma Fonopoli è in alto mare. Ci sono ancora 2 anni di attesa, nel frattempo, è stato approvato il progetto definitivo. A rivelare le novità, a “Il Giornale”, è proprio la sua anima primordiale, Renato Zero. Il grande artista sta trascorrendo alcuni giorni di riposo ospite dell’Albergo San Montano di Lacco Ameno, a Ischia. L’ambizioso progetto di costruire una città della musica, lasciato nell’oblio lungamente, è riaffiorato in pompa magna un anno fa durante una conferenza stampa organizzata presso la casa del Jazz dal sindaco Walter Veltroni e dagli assessori Claudio Minelli e Gianni Borgna. Un progetto importante per rivitalizzare un quadrante periferico come quello della Magliana che però, non vede mai la luce. Renato Zero la sua parte l’ha fatta, raccogliendo per Fonopoli più di 2 miliardi di vecchie lire. Con la mediazione del proprietario della bella struttura ischitana, l’ing. Antonio Baldi, ci facciamo raccontare come stanno le cose.

    Fonopoli sì o Fonopoli no?
    «Siamo a una fase conclusiva – risponde il re dei sorcini, sorseggiando un drink prima di cena -. A febbraio consegneremo il progetto esecutivo poi ci vorranno almeno due anni tra bando di gara e realizzazione definitiva di tutta l’opera».
    Quindi, si sta parlando di dieci anni o forse anche di più se si considerano le fasi preliminari. Perché tanto tempo?
    «L’Architetto Tommaso Valle ha ripreso il progetto già approvato dal Consiglio Comunale dopo lo stralcio della parte che riguardava il polo commerciale e urbanistico
    un’area di ben 25.000mq che, se realizzata, avrebbe snaturato le finalità stesse di Fonopoli. Questioni burocratiche».
    E, sul fronte dei finanziamenti, quali sono le certezze?
    «Proprio durante la conferenza stampa, nell’ottobre del 2005, si è arrivati alla definizione: le spese di progettazione saranno a cura dell’Associazione Fonopoli mentre a realizzare il tutto sarà il Comune di Roma che è già pervenuto a un’intesa con la società Alitalia per l’area destinata al progetto, individuata tra il Gra, Via della Manliana e l’autostrada Roma -Fiumicino».

    Insomma, si apre uno spiraglio di luce per tanti giovani talenti, alcuni dei quali vivono ancora nel disagio. Molti, come è stato per l’ex ragazzo della Montagnola, Renato Fiacchini, vogliono credere di poter vincere. Oggi, intanto, è ancora lui a vincere, con la sua tenacia e caparbietà. Alla soglia dei 56 anni continua ad affascinare e a coinvolgere migliaia di giovani riunendoli sotto un’unica bandiera, quella della musica. «Lavorare a questa idea – dice – mi ha rigenerato come l’affetto infinito con cui mi ricambiano i fan durante i miei concerti».
    Sta già pensando all’evento che inaugurerà Fonopoli?
    «Le idee sono tante. Ci sono tanti programmi in cantiere ma l’idea che più mi stuzzica è quella di creare energie in movimento. Oggi la staticità non è più di moda, come il banco di scuola. Ci vuole un insegnamento attivo e itinerante. Giovani che scambiano le loro esperienze, che comunicano veramente tra loro. Aprire la stagione di Fonopoli è come passare le consegne, è come partecipare ad una staffetta dove i grandi di ieri passano il testimone ai giovani di oggi. È per questo che voglio a tutti i costi mantenere le promesse fatte a Carla Fracci e agli altri sette direttori artistici che ho scelto per camminare in questa fervida città dell’arte».

    Poi, sotto i raggi della luna, leggeri come questi ultimi spicchi d’estate, Renato, tra un pacchero all’ischitana e una spigola al sale, ha regalato agli amici arrivati appositamente per brindare in sua compagnia, battute e divertenti aneddoti. «L’Italia che preferisco è questa – dice -. Ho sempre amato il meridione che considero la benzina del paese e, in particolare, adoro questa isola». Un aneddoto della serata ischitana del grande artista. Dopo un trattamento al viso all’olio extravergine d’oliva della linea Perricone, fiore all’occhiello del centro benessere di cui è dotato l’Albergo San Montano, Renato Zero ha voluto provare anche un massaggio rivitalizzante e, non amando molto esporsi, la sua pelle chiara ha subìto in un batter d’occhio gli effetti del trattamento: un’immediata vasodilatazione ha stimolato la circolazione sanguigna rendendo la sua pelle di colore rosaceo. È a questo punto che, guardandosi allo specchio, il re dei sorcini ha esclamato, con la sua ironica verve: «Aridateme Renato!». Trasformatosi nel leit motiv della serata.

    Loredana Gelli

    “Aridateme Renato!”: irresistibile. 😛 Speriamo che per Fonopoli sia la volta buona… 😉

    Rispondi
  • 2. roberto  |  7 ottobre 2006 alle 20:56

    Ho trovato questa lunga intervista su Musicalnews… Ciao Roberto

    http://www.musicalnews.com/articolo.php?codice=6838&sz=2

    Rispondi
  • 3. danielatuscano  |  8 ottobre 2006 alle 8:20

    La conoscevo, grazie comunque Roberto di aver riportato il link, un abbraccio 🙂

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Trackback this post  |  Subscribe to the comments via RSS Feed


Calendario

febbraio: 2002
L M M G V S D
« Gen   Mar »
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728  

Most Recent Posts


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: