DANILO MANTO, POETA DELLA MUSICA

1 marzo 2002 at 10:54

Di Danilo Manto ci s’innamora. Questo giovane pianista palermitano, approdato a Milano con all’attivo un nutrito curriculum di concerti (in Italia e all’estero), dischi, arte varia è un uomo di passione. Un greco multimediale, un Memo Benassi delle sette note. L’abbiamo incontrato al termine di uno dei concerti che tiene nelle più importanti librerie milanesi.

M. J. Peak, Le gimnopedie di Satie

– Tu passi con disinvoltura da Bach ai musical americani, da Donizetti al jazz. Come ti si può definire: un contaminatore, un esploratore…?

MANTO: “Io sono convinto che la musica è una sola, dal Medioevo ai giorni nostri… Tutti i generi possiedono una loro dignità: classica, rock, leggera, disco-music. Secondo me, l’unica vera distinzione è tra musica bella e musica brutta”.

– Non avrai, quindi, un autore preferito…

“Per la verità vado a periodi. In questo momento nutro un amore sviscerato per Satie. Presto mi dedicherò alla sua opera completa per pianoforte”.

– Ti confesso che avevo sempre considerato Satie con diffidenza. Mi sembrava più eccentrico che anti-conformista…

“No, no! Satie era un vero ribelle, la sua musica (e i suoi testi, perché ha anche scritto irriverenti poesie) minavano al cuore il perbenismo della società borghese. Tutto sta nel modo in cui lo si esegue”.

– La musica parla un linguaggio universale, ma poi si tende a rinchiuderla in categorie ben precise.

“Come dicevo prima, non esiste musica ‘alta’ e ‘bassa’, ma musica suonata bene oppure no. Soprattutto è indispensabile interagire, come si dice oggi, col pubblico. Il rapporto dev’essere alla pari. Recentemente ho tenuto un concerto a Roma, in una sala istituzionale, col tipico uditorio di signore impellicciate. Eseguivo. Con la mia amica violinista Susanne Boehm, la sonata di Beethoven per pianoforte e violino. La gente, però, era fredda, rigida. Se manca il coinvolgimento emotivo, manca tutto”.

– La scelta di librerie o di altri locali diversi dalle classiche sale da concerto rientra in questa filosofia della musica come “arte popolare”?

“Rienta nell’idea di dare un’impostazione diversa alle attività creative. Sapere che, la domenica mattina, le persone si muovono per ascoltare un bel concerto, è consolante. Offre un pretesto per conoscersi, per creare qualcosa insieme, o semplicemente per dialogare. Oggi ce n’è molto bisogno”.

– L’arte ci salverà, insomma. Anche per questo esorti i giovani artisti a scriverti?

“Sì, voglio leggere i loro progetti, voglio che esprimano la loro creatività”.

– L’hinterland milanese è poco abituato a certi felici “incroci artistici”. Che ne pensi?

“Non conosco l’hinterland, e devo dire che mi piacerebbe molto esibirmi da quelle parti: in un centro, in una libreria, in una palestra, dovunque ci sia la possibilità di divertirsi insieme”.

E di lasciarsi contagiare dal solare entusiasmo di questo giovane.

Daniela Tuscano (“L’Urlo” )

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