Archive for giugno, 2002

OLTRE OGNI LIMITE. L’arte di Renato Zero



Parlare di un musicista affermato è sempre un po’ imbarazzante: si rischia di sembrare prevedibili e ripetitivi. Rischio ancor più grande se si tratta di Renato Zero, personaggio che da sempre suscita reazioni contrastanti. Nel suo caso, però, l’operazione può risultare meno scontata, perché molto spesso Zero passa sotto le forche caudine dell’incomprensione e/o della malafede. Assistere a un suo spettacolo – com’è avvenuto l’estate scorsa – è quindi un’occasione unica per ripensarne la dimensione artistica. Che spicca nei testi dell’ultimo, fortunato album La curva dell’angelo, in classifica per oltre sei mesi: uno dei migliori del cantautore, senza dubbio il più maturo e riflessivo, lontanissimo dall’enfasi “profetica” di altri successi. Non casualmente, invece di puntare sul brano più immediato ma meno innovativo (Non cancellate il mio mondo), Renato ha preferito dare risalto a motivi di ben altro spessore come Svegliatevi poeti, allarmato e appassionato cri de coeur alle persone sensibili perché difendano la Bellezza, Qualcuno mi ha ucciso, contro l’omologazione idiota, Un nemico sincero, sulla (perduta) autenticità delle relazioni umane. Relazioni che stanno alla base del suo percorso artistico.
 
In uno splendido articolo su “Babilonia” https://danielatuscano.wordpress.com/2002/01/01/alla-ri-cerca-di-zero-per-molti-uomini-e-donne-renato-zero-e-piu-di-un-cantante-lo-amano-e-lo-investono-di-significati-rendendolo-diverso-da-tutti-gli-altri-interpreti/, M.G. Farina ha notato che la canzone probabilmente più significativa del disco, Anima grande dedicata al padre scomparso, esprime anni di lotta per l’affermazione di ogni diversità. E certo pochi come Renato Zero hanno saputo cantare l’amore in tutte le sue declinazioni, conferendo a ciascuna uguale dignità. Fatte le debite proporzioni, non è forse azzardato sostenere che l’artista romano è il Whitman della musica pop, nella misura in cui per entrambi l’incontro fra due persone è principalmente una questione spirituale; ma lo spirito è a sua volta vivificato dal corpo, un corpo reale, nudo, sofferto, fonte e potenza della natura. Le due entità non sono in antitesi. Egualmente spirituali e dolcissimi sono così gli amori dei due adolescenti protagonisti di Motel, l’amicizia di tanti brani (non solo il celeberrimo Amico), il rapporto genitori-figli nella già citata Anima grande e quello fraterno-omosex di Tu che sei mio fratello, purtroppo non eseguito nell’ultimo tour. Lo è persino – e qui Renato, per natura tenero, si fa delicato – nel legame “proibito” e “sconveniente” tra una persona giovane e una matura che anima le note di Innocente, una delle perle della nuova produzione. Ma quando la comunione corpo-spirito si spezza, s’innesca il tradimento (Renato è stato il primo a cantare il rifiuto materno per il figlio “diverso” e lo scandalo della pedofilia, conseguenze l’uno della durezza di cuore, l’altra della negazione dell’umanità). Certo, la bulimia affettiva di Zero, la sua ricerca di contatti veri, totali, senza veli di alcun tipo, esige che ci mettiamo in discussione nel profondo, che ci lasciamo frugare, penetrare dalla forza delle sue canzoni. È questo che ci sconvolge, e per questo lo amiamo. 

Daniela Tuscano (“L’Urlo” )

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1 giugno 2002 at 16:08 4 commenti


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