FINO ALL’ULTIMA GOCCIA

1 novembre 2003 at 23:00 3 commenti

L’acqua è la vita. Quante volte abbiamo sentito queste parole, così ovvie e risapute da diventare stucchevoli? Tante, davvero. Ci siamo mai chiesti il motivo di questa ripetitività? Nella nostra ormai decennale esperienza nel mondo della carta stampata ci siamo resi conto che concetti come questi, o altri molto simili (rispetto per la dignità umana, salute e istruzione per tutti), che dovrebbero essere alla base del vivere civile, sono regolarmente disattesi. Peggio: vengono defraudati del loro significato per ridursi a slogan populistici cui tutti disinvoltamente ricorrono quando non hanno altri argomenti da mettere sul tavolo.

Così non ci si stupisce nemmeno più quando uno dei massimi cementificatori del mondo fa tappezzare le città di manifesti che invocano “più amore per la natura” – provocando, fra l’altro, uno scempio estetico-ambientale senza proporzioni –, e si arriva a considerare nell’ordine delle cose ciò che “ordinato” proprio non è: vale a dire la concentrazione di capitali, le privatizzazioni nel campo dell’istruzione, dei servizi e, ora, persino dei beni essenziali.

In ogni caso, i potenti mezzi di comunicazione di massa ne parlano veramente poco, e ciò, se si pensa alla portata del problema, è alquanto sospetto. Ma il motivo di questo silenzio esiste: la mercificazione dell’acqua, come di altri beni, non è che uno dei gradini finali dell’economia di mercato (siamo certi che fra poco toccherà all’aria), quell’economia che nessuno si sente in dovere di contestare. Ecco spiegati i silenzi, i ritardi, la riluttanza dei grandi media ad affrontare questi temi. Ecco i valori irrinunciabili ridotti a spot, le parole deprivate, bestemmiate, assordate come l’Urlo di Munch, tragica icona del dolore vuoto.

Non ci si meravigli poi se – tanto per usare un altro, apparente luogo comune – la depressione “è la malattia del secolo”. Fin quando l’individuo non rinuncia del tutto alla sua umanità questa violenza quotidiana, questo continuo stravolgimento dei princìpi basilari della nostra esistenza non potrà che provocare un corto-circuito, un’afasia mentale e psichica, una perdita di senso. Disumanizzazione: è questo, e nient’altro che questo, il vero peccato contro natura del nostro tempo. Far passare per buono, anzi per desiderabile, ciò che è sommamente malvagio e ingiusto. E tutto quanto avviene con la massima discrezione, al punto che non ce ne accorgiamo; e, infatti, non ne parliamo. I nostri discorsi, i giornali, le tv sono un concentrato di vaniloqui dove il nemico numero uno è il vicino di casa con la pelle un po’ scura, il pizzaiolo che prega Allah, il ragazzotto che arrota uno spinello. Di quando in quando poi, in mezzo a questa Babilonia di debosciati, ruba-lavoro e potenziali terroristi che assediano da ogni parte l’orticello delle nostre povere certezze qualcuno, con aria indifferente e a mezza bocca, getta lì la notizia: “Nuove privatizzazioni: tocca all’acqua…”. Ma sì, chi se ne importa? Privatizzazioni, la parola giusta, la panacea per tutti i mali, e poi si sa che il servizio pubblico è sempre stato penoso. Si “privatizza” l’acqua: e ci si fa credere, e noi tutti lo crediamo, che sia un gran bene. Ed è un bene, certo: ma, anche in questo caso, non per tutti.

Immagine tratta da www.lalupusinfabula.it

 

Thomas Schmid, del Partito umanista milanese, l’ha detto a chiare lettere: potremmo fare a meno del petrolio, e probabilmente presto vi saremo costretti, ma l’acqua no, l’acqua è insostituibile. Già la sfruttiamo molto male, visto che, in Italia, ne consumiamo circa duecento litri al giorno (contro i settanta di un palestinese, i venti di un tahitiano e, per contro, i settecento di uno statunitense!): ma fra poco non potremo nemmeno più “divertirci” a sprecarla. Non gratuitamente, almeno.

A causa della sua scarsità, l’acqua è infatti motivo di conflitti e appetiti. I primi si manifestano soprattutto nelle regioni più povere del pianeta, come la Palestina, depredata del 90% delle sue risorse idriche, o la Turchia che, col sistema delle grandi dighe, sta drenando gran parte del Tigri e dell’Eufrate provocando tensioni con la Siria e con l’Iraq il quale, già stremato da una guerra assurda, finirebbe completamente annientato nel caso di una nuova ostilità. Le multinazionali dell’acqua stanno accrescendo velocemente potere e profitti: si calcola che nei prossimi quindi anni le compagnie private controlleranno dal 65 al 75% dei servizi idrici europei e statunitensi oggi gestiti dal pubblico.

Pochi mesi fa il Comitato per i diritti economici, culturali e sociali delle Nazioni Unite ha ribadito che l’acqua è un diritto umano fondamentale. Ciò nonostante, le lobby dei grandi gruppi economici premono sempre più violentemente sui poteri politici, per ridurre al minimo il controllo dei governi. L’Unione europea ha chiesto a 109 Paesi membri del Wto, compresi i quaranta più poveri, di liberalizzare il servizio idrico.

E in Italia? Noi non siamo secondi a nessuno, in termini di record negativi. Basta recarsi nel nostro Meridione per rendersi conto dell’esistenza della siccità e dell’inquinamento (forse non del tutto casuale…) delle falde acquifere. Ma c’è di più, o di peggio: gli italiani, convinti da campagne pubblicitarie martellanti sulle presunte qualità salutari delle acque minerali, sono tra i più forti consumatori al mondo di acqua in bottiglia.

E non ci rendiamo conto che la paghiamo cinquecento-mille volte in più dell’acqua “di rubinetto”, che non è certo peggiore e anzi è sottoposta a un più elevato numero di controlli. Inoltre le amministrazioni pubbliche spendono cento volte tanto per lo smaltimento della plastica con cui si fabbricano le bottiglie. In compenso, nessuna campagna di educazione e incentivazione al risparmio, insufficiente utilizzo delle acque reflue, scarsa manutenzione e libertà d’inquinamento; e siamo gli unici al mondo a privatizzare per legge.

Ricordate la magnifica Finanziaria 2002? Ebbene, proprio in essa si trova un articoletto, il 35 per la precisione, in cui le amministrazioni locali sono obbligate a rinunciare alla gestione

diretta o tramite aziende municipalizzate; la gestione di acquedotti, fognature e depuratori sarà invece affidata, chissà perché, a una società esterna attraverso una gara d’appalto o, in alternativa, a una società pubblica che, però, entro un paio d’anni dovrà cedere ai privati almeno il 40% delle quote. A Milano, nel maggio scorso, la giunta Albertini aveva tentato il colpaccio della privatizzazione degli acquedotti, poi sventato da una massiccia raccolta di firme da parte di cittadini e associazioni. Ad Arezzo la Suez ha vinto un appalto per la partecipazione a una Spa a maggioranza privata, col bel risultato di bollette quasi triplicate e costituzione di un Comitato per chiedere il ritorno alla gestione pubblica.

A cosa è servito snocciolare questi dati? Innanzi tutto è servito, poiché pochi li conoscono; in secondo luogo ciò dimostra, una volta di più, come soltanto la protesta attiva possa fermare questo processo. Una protesta, e un’informazione, che non passano più dai canali classici, ma dal tam-tam elettronico di Internet, piazza al tempo stesso virtuale e reale, unica arma incruenta ed efficace per scongiurare il pericolo di una nuova “selezione darwiniana” a nostro danno; selezione che, fra l’altro, non ha nulla di naturale, ma è calcolata con una logica fredda e spietata. La privatizzazione macht frei: rende liberi (di sacrificarsi per il Dio Denaro).

Daniela Tuscano (“L’Urlo” – si ringrazia “Punti di vista” )

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“SANTO” FEMMINISMO… una storia normale. volontari, cuore pulsante delle città

3 commenti Add your own

  • 1. amalia  |  14 ottobre 2006 alle 0:14

    COMUNICATO STAMPA

    Carissimi referenti, carissime associazioni,

    in agosto con il direttore della biblioteca Gallaratese Paolo Daffara, la bibliotecaria Luisa Spinuso, il segretario del Comitato Italiano per il contratto mondiale sull’acqua, Rosario Lembo, abbiamo organizzato due incontri in biblioteca Acqua: merce o diritto? che vi riporto sotto e vi allego a mo’ di volantino.

    I tempi della biblioteca erano strettissimi e siamo stati costretti ad organizzare senza poter aspettare la vostra partecipazione all’organizzazione degli incontri.

    L’acqua sta assumendo grande importanza a livello economico e politico nel nostro Paese e nel Mondo.

    Se vogliamo affermare il riconoscimento dell’acqua come diritto umano di ogni essere vivente e in quanto tale salvaguardare l’acqua come BENE COMUNE, occorre che ognuno di noi si impegni in proposito.

    In luglio a Milano è stata lanciata la campagna nazionale “Portatori d’acqua” i cui principi ed intenti potete trovare nei siti http://www.portatoridacqua.it http://www.contrattoacqua.it.

    Il 3 ottobre è nato a Milano il comitato milanese per l’acqua.Dobbiamo riuscire a formare il comitato ” Portatori d’acqua” in zona 8 .Certi che l’iniziativa sarà accolta benevolmente, gradiremmo un vostro coinvolgimento

    aderendo all’iniziativa come associazione,

    partecipando agli incontri

    e diffondendoli presso i vostri associati.

    Ringraziando per il vostro interesse, vi saluto caramente

    Amalia Navoni

    Tel 02.38002691

    BIBLIOTECA GALLARATESE Via Quarenghi, 21

    Zona 8

    tel. 028846 4270

    Incontri in Biblioteca

    La Biblioteca Gallaratese vi invita alla conferenza:

    Acqua: merce o diritto?

    L’acqua è un diritto naturale di ognuno, ma difenderla è un dovere assoluto di tutti

    L’acqua, si sa, è una fonte insostituibile di vita: dal bene Acqua dipende il diritto alla vita e alla salute di tutti i cittadini, ma ancora oggi più di 1 miliardo di persone nel mondo non hanno accesso all’acqua potabile e le risorse idriche mondiali sono ovunque in uno stato disastroso.

    Nostro obiettivo è promuovere la più ampia sensibilizzazione dei cittadini sul diritto di accesso all’acqua e sul corretto impiego di questa preziosa risorsa.

    Dal Manifesto italiano per il Contratto mondiale sull’Acqua, 2001

    Giovedi 9 Novembre 2006 ore 17,30

    Tendenze e prospettive nel Mondo e in Italia

    Venerdì 10 Novembre 2006 ore 17,30

    Risorsa Acqua in Lombardia e Milano,

    una ricchezza da preservare

    Interverranno

    Rosario Lembo (Segretario del Comitato Italiano per il Contratto mondiale sull’acqua)

    Emilio Molinari (Presidente del Comitato Italiano per il Contratto mondiale sull’acqua)

    a cura di:

    – Comitato italiano per il Contratto mondiale sull’Acqua

    – Coordinamento Nord/Sud del mondo

    Ingresso libero

    La Biblioteca è raggiungibile con: MM 1 BONOLA – Autobus: 40 – 68 – 69 – 80.

    Rispondi
  • 2. thomas  |  15 ottobre 2006 alle 17:43

    Ciao a tutti

    possiamo dare l’adesione come Partito Umanista a queste iniziative contro la privatizzazione dell’acqua? Quelli tra i nostri che si trovano in zona 8 sono interessati a partecipare a quest incontri alla biblioteca del Gallaratese?

    a presto

    Thomas

    Rispondi
  • 3. danielatuscano  |  16 ottobre 2006 alle 13:18

    Io comincio a diffondere la notizia.

    Rispondi

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