una storia normale. volontari, cuore pulsante delle città

20 gennaio 2004 at 18:49 Lascia un commento

In un discorso tenuto a Città del Messico nel lontano 1980, Silo così motivava il fenomeno in costante aumento delle persone che si dedicavano, in vari modi, ad attività di volontariato: “Dal punto di vista della società consumistica, questo è un comportamento atipico. Chiunque sia nato in una struttura sociale consumistica, chiunque vi sia stato educato, chiunque vi sia cresciuto subendone l’influenza e la propaganda, tenderà necessariamente a vedere il mondo in termini di nutrimento personale. [Il comportamento del volontario desta quindi] un profondo sospetto. Perché mai qualcuno dovrebbe darsi da fare senza essere adeguatamente remunerato? In realtà, un tale sospetto denota una pessima conoscenza dell’essere umano: infatti, chi lo nutre ha compreso il significato dell’utilità del proprio fare solo in termini di denaro e non sa che esso può avere un’utilità vitale, un’utilità psicologica”. Utilità vitale, pertanto – si noti – non di tipo compensatorio: ci si dedica agli altri perché si ama innanzi tutto sé stessi nella propria integrità, come individui aperti al mondo e desiderosi di donare amore. Ché questo, e non il possesso, è il tratto distintivo dell’uomo, la sua autentica “normalità”. Un volontario siffatto non può che dar fastidio al sistema. Ecco perché di queste figure si parla sempre poco, o nulla. C’è tutto l’interesse a mostrare al pubblico-spettatore-consumatore solo i lati peggiori dell’essere umano, la sua rapacità, la sua tendenza al possesso. L’”homo homini lupus” è assolutamente funzionale al sistema perché ha una morale gretta e angusta. Ma il mondo reale, pur nelle mille difficoltà in cui si dibatte, è ben altra cosa. E di volontari che operano una “rivoluzione silenziosa” per cambiare (o meglio, per ristabilire) la giusta scala di valori all’interno della famiglia umana noi ne incontriamo molti. Daniele Bausi, di Firenze, è uno di loro. Commesso in un negozio di calzature, gioviale, simpatico, sulla quarantina, ha accettato con entusiasmo di scambiare quattro chiacchiere con noi. 

Daniele, quando e perché hai iniziato la tua attività?

 “Posso solo rispondere alla prima domanda: quando ho iniziato. Il perché proprio lo ignoro… (risate) Non mi sono mai posto il problema, sentivo di doverlo fare e l’ho fatto. Cominciai dunque nel 1989 in una delle tante strutture pubbliche della mia città, ma dovetti interrompere due anni dopo per la morte di mia madre. La sua scomparsa provocò in me un autentico trauma. Ero arrabbiato col mondo, con Dio… Ti domandi continuamente il perché di certi avvenimenti, e non trovi risposte. Non bisognerebbe mai chiedere troppo… Sta di fatto che in quel periodo mi allontanai da tutto e da tutti. Nel 1995 però ho ripreso: in fondo quella era la mia strada. Ricominciai in un’altra associazione, dove stetti due anni. Al contrario della prima, era retta da religiosi”.

– Come mai questo cambiamento?

“Nei quattro anni trascorsi dalla morte di mia madre all’ingresso nella nuova associazione, si faceva strada in me una sensazione di disagio che non riuscivo a comprendere. Capivo che l’istinto di aiutare il prossimo era irrinunciabile, ma non riuscivo ad avere chiaro in quale modo potessi farlo. Optai per quell’associazione solo perché mio nonno vi aveva militato cinquant’anni, ma avvertivo lo ‘scoglio’ della religione. Ero ancora prostrato per la vicenda di mia madre, e in più e non intendevo sottostare alle loro regole: ma la vocazione era forte e così mi… sacrificai”.

– Di solito l’appartenenza religiosa di un gruppo è considerata un punto di arrivo, un traguardo, mentre invece tu l’hai vissuta come una difficoltà: e forse era semplicemente una prova cui, chissà?, eri  sottoposto per vagliare la tua determinazione…

“Sì, può benissimo darsi. Mi sentivo fuori posto, sia per quello che era capitato a mia madre, sia perché non condividevo la rigidità della loro impostazione: non accettavano persone di religioni diverse, divorziati, omosessuali, ecc. Così, al primo colloquio con il parroco dell’associazione decisi di rivelare la mia omosessualità ma più a scopo di provocazione che per altro”.

-E cosa accadde?

“Che non mi cacciarono!”.

– Nonostante tutto.

“Nonostante tutto. Stetti con loro un altro paio d’anni, poi cambiai ancora. Continuando a prestare un certo tipo di servizi, ti rendi conto della molteplicità di esigenze e, al tempo stesso, matura anche la tua vocazione (perché di vocazione si tratta, a mio avviso). Comprendi che sei più portato, e quindi più utile, per un servizio piuttosto che per un altro, e ti regoli di conseguenza. Adesso sono in un’altra associazione, l’Avo (Associazione volontari ospedalieri) e svolgo il mio servizio all’ospedale pediatrico di Firenze, il Meyer”.

– Quali sono i beneficiari di questa tua opera e cosa fai con loro, perché li hai scelti e/o ti hanno scelto?

“Da circa un anno e mezzo impiego la maggior parte del tempo a giocare coi bambini, ma frequento anche i loro genitori perché noi gli diamo la possibilità di allontanarsi dalla stanza per un caffè o per fare compere; oppure semplicemente li ascoltiamo perché hanno voglia di parlare, raccontare e, in alcuni casi, sfogarsi. La scelta di fare volontariato con i bambini è scattata in me dopo un viaggio in Brasile. Un episodio, in particolare, mi sconcertò e mi portò a riflettere. Un bimbo di circa sette o otto anni mi si avvicinò mentre ero seduto al tavolino di un bar sul lungomare, e mi ‘offrì’ la sorella. Quella scena è ancora impressa in me, come fosse successa ieri: invece sono passati quattro anni. Dopo aver osservato coi miei occhi il modo in cui questi bambini erano costretti a vivere, pensai che dovevo dare anch’io il mio contributo affinché le cose cambiassero. Così, rientrato in Italia, contattai appunto l’Avo.“All’interno di questa associazione mi occupo anche dei giovani. Adesso stiamo lavorando ad un progetto che ci vede impegnati in alcune scuole: si chiama Scuola e volontariato. Parliamo delle nostre esperienze ma promuoviamo anche il volontariato in genere, perché purtroppo molti giovani non sanno neanche cos’è”.

– Eppure mi sembra che stia crescendo l’attenzione per questo fenomeno…

“Sì, ma siamo solo agli inizi. E poi dipende dalle situazioni. Nelle strutture di pubblica assistenza i giovani, specialmente studenti, sono più numerosi. La nostra realtà è un po’ diversa e molto meno conosciuta. La maggior parte dei volontari loro sono donne adulte,  quasi tutte casalinghe. Hanno più tempo libero”.

– Forse perché, di solito, ci si aspetta sia proprio una donna a occuparsi di bambini: sembra più “naturale”.

“Ma non è solo questo. Vedi, la pubblica assistenza offre maggiori possibilità di… mettersi in mostra. Sembra assurdo, ma è così: anche nel volontariato esiste un elemento ‘narcisistico’. Uno arriva sui luoghi del bisogno a sirene spiegate, con le divise che spiccano e sotto gli occhi di tutti. È accaduto anche a me. “Per essere più chiari: quando dici che fai volontariato le persone ti fanno complimenti, ti dicono bravo, che bello, che è una cosa importante ecc. Però quando sei dentro a certe associazioni vedi che la maggior parte di loro lo fa per riempire magari le ore di vuoto delle loro giornate, senza dare il giusto peso al vero valore che questo servizio comporta. “Adesso, lo riconosco, si parla tanto di volontariato. È un bene, naturalmente, ma ciò che più conta è riuscire a far capire alle persone le bellezza del gesto in sé, la sua gratuità. Che devono farlo perché spinti da questo desiderio. “Ora presto servizio in maniera più discreta, modesta, direi ‘in ombra’. Siamo in contatto diretto col paziente o il parente. Entriamo nei reparti in punta di piedi, con il nostro camice bianco, e ci avviciniamo con rispetto cercando di arrecare il minor disturbo possibile. A molti pazienti, del resto, piace la nostra compagnia. Altre volte, invece, succede che non ci vogliano perché desiderano restare da soli, e noi ci allontaniamo. Anche questo fa parte del servizio”.

– Sappiamo che, per questo servizio, il mese scorso hai ricevuto un attestato e che il Consiglio dell’Associazione ha dato il tuo nominativo alla Provincia come il giovane che più si è distinto nell’attività…

“Alt. Innanzi tutto tanto giovane non sono, visto che ho quasi quarant’anni: perciò spero che cestinino al più presto il mio nominativo… (risate) A parte gli scherzi questi riconoscimenti mi gratificano a livello personale, ma non amo parlarne, anche perché temo di essere frainteso o strumentalizzato. E poi non saprei cosa dire in proposito… lasciamo stare. Ripeto: le cose si fanno perché si sentono, e basta”.

– Passiamo allora all’ultima domanda. Ci sono episodi che ti hanno in qualche modo colpito?

“Ce ne possono essere tanti. Quello che reputo più significativo mi ha fatto crescere sia come uomo sia come volontario. Assieme ad un altro compagno dell’associazione, abbiamo prestato assistenza domiciliare a un ragazzo malato di Aids, emarginato dai familiari e dai vicini. Lo abbiamo assistito per sei mesi, fin quando ci ha lasciato.  Ma quello che conta è stata l’amicizia che si era instaurata fra noi. E’ stata una grande esperienza, molto sofferta, difficile ma anche estremamente ricca di valori e di sentimenti. Adesso con i bambini è sempre una crescita, una sorpresa continua”.

Termina qui il mio incontro con Daniele, un ragazzo, pardon, un uomo col dono della semplicità e della schiettezza. Gli auguriamo buon lavoro, con la speranza di ritrovarlo presto sul nostro cammino.

Daniela Tuscano

Annunci

Entry filed under: semi di speranza, Uguali&Diversi.

FINO ALL’ULTIMA GOCCIA “LA PASSIONE DI CRISTO”, IL VANGELO SECONDO MEL

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Trackback this post  |  Subscribe to the comments via RSS Feed


Calendario

gennaio: 2004
L M M G V S D
« Nov   Apr »
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
262728293031  

Most Recent Posts


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: