LAURA BETTI 1934-2004

1 agosto 2004 at 11:20 Lascia un commento

A volte non bisognerebbe ascoltare le proprie “voci di dentro”.

“Adoro Laura Betti”, avevo scritto poco tempo fa a un amico, “e un mio sogno nel cassetto sarebbe intervistarla… prima che sia troppo tardi. E ora, purtroppo, è tardi. Non conoscero’, né intervistero’ mai Laura.

Perché scrissi quella frase così infelice ma, soprattutto, premonitrice? Ignoravo il suo recente stato di salute. L’ultima volta che l’avevo vista era stato sul set di un film: il suo. L’ultimo. Bellissimo, struggente, che già mi era parso l’estremo atto d’amore verso l’uomo della sua vita, quel Pier Paolo Pasolini a cui giustamente era affiancata ma che forse, involontariamente, aveva finito per appannarne un poco lo spessore artistico.

Se ci riflettiamo, puo’ sembrare paradossale. Nelle foto che li ritraggono insieme, lui è sempre timido, remissivo, quasi succube della irruente fisicità di lei. Ho davanti a me un vecchio servizio del “Corriere della Sera”. Titolo: Con Laura Betti, la fidanzata. Pier Paolo si sporge appena dal tavolo d’un ristorante, lo sguardo attento e umile verso il suo interlocutore; Laura, giovane, bella e già un po’ pingue, addossata al suo braccio che lo avvolge con la morbida ma implacabile tenerezza di una tigre innamorata. Non guarda nessuno in particolare, pare solo sincerarsi dell’appartenenza ideale del suo amico inseparabile. Ho rivisto Laura nel suo ultimo film da regista, ho scritto. Ma non è vero. Non c’era lei. C’era Franco Citti, su una panchina solitaria, con gli occhi sofferenti da cucine economiche, c’era il figlio-amico-amante Ninetto nel giorno del funerale di P.P.P., grondante lacrime vere, percio’ smarrite e senza ritegno. C’erano ragazzetti che sembravano tolti dai documentari di Pasolini sulle borgate degli anni ’50, solo che questi erano del Duemila e stavano ancora li’. C’era, insomma, un’Italia autentica, marginale, che un tempo si nascondeva perché si temeva la povertà e oggi si occulta perché offende il senso estetico delle nuove, dinamiche metropoli da bere. Eppure era li’, intatta, impoetica, dura e ribelle nella sua estrema debolezza e abbandono. In questa sua realtà, in questo suo sussistere malgrado tutto, nell’ingiustizia di questo suo vivere o esistere a quel modo, in quei volti e in quelle situazioni, vedevo Laura.Laura Betti sprigionava autenticità. Era donna, uomo, vitalità. Disperata vitalità, ma anche gioia di vivere e di godersi la vita. Laura Betti è stata cantante, attrice (di prim’ordine: non solo con Pasolini, ma con Rossellini, Bertolucci, e fra poco la rivedremo con Capolicchio), showgirl, con un espressionismo troppo affettuoso per risultare tragico, semmai lirico ed elegiaco. Federico Fellini ricordava che, anni prima, lui e Pier Paolo avevano vagato una notte intera per cercare il possibile modello della “Bomba”, la prostituta sguaiata dal gran cuore e dalle forme enormi, senza trovarla. Forse era impossibile perché, per quanto riguarda Pier Paolo, la sua “Bomba” c’era già e si chiamava Laura Betti, un capolavoro di umanità che non ammetteva repliche. La donna spregiudicata che conservava tutte le carte dell’amato come una fragile fidanzatina il cui amore è morto in guerra, l’interprete scandalosa di tanti film contro-corrente, la regista rigorosa che osservava la vita tenera e implacabile nei suoi sorrisi khmer, ora se n’è andata. Aveva settant’anni e, forse, ne dimostrava di più; tutti quelli che l’esistenza le aveva sputato addosso come pietre scabre. Ma proprio in quest’ultima caduta, in quest’apparente sconfitta, in questa manifesta debolezza, nel vuoto lasciato, sta la sua grandiosità: la sua modernità, una protagonista del Novecento.

Daniela Tuscano (nella foto: Laura Betti con Pasolini, www.muspe.unibo.it)

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