E’ “STATO” LUI. Il sacrificio di Nicola Calipari

7 marzo 2005 at 10:31

“E non venite a dirci fu un errore

e non venite a dir fatalità

non offendete il familiar dolore

abbiate il coraggio della verità

e rispettate chi per altrui si immola

non sporcate il nome di Nicola

                                          

Non diteci del buio della sera

non diteci avvisati non si è

non offendete professione e onore

di chi vien decorato al valore

di chi sulle ali della pace vola

rispettate il gesto di Nicola!…”

(Franco Trincale – Milano)

Crediamo non ci siano parole più adatte per ricordare il timido eroe del Sismi. Parole semplici, dirette. Parole che non si sprecano. Con Calipari http://it.wikipedia.org/wiki/Nicola_Calipari, vocaboli come “onore”, “valore” e “professione” perdono tutta la loro patina retorica, falsa e impolverata e riacquistano significato e luce. In fondo anche questo è un miracolo: un miracolo civile. Con Calipari abbiamo ritrovato l’orgoglio di essere italiani, di appartenere allo Stato italiano. Abbiamo persino – e ha proprio del miracoloso – riacquistato fiducia nei nostri Servizi segreti, che da sempre godevano di una pessima fama. La parola Sismi aveva un suono sinistro. Eppure nel Sismi c’erano persone come Nicola Calipari, che lo riscattavano facendo semplicemente il loro dovere. Nel silenzio. Nel segreto del silenzio. Calipari, con ogni probabilità, non poteva che lavorare lì. Perché il suo segreto coincideva col pudore, con quella ritrosia un po’ infantile un po’ ombrosa, tipicamente mediterranea, che faceva capolino nei suoi sorrisi accennati, gli unici che adesso, e per sempre, rimarranno stampati nelle nostre menti.

Nicola, o meglio, il dottor Nicola Calipari – uno di noi, certo, ma verso il quale non si può non provare quella deferenza affettuosa che sentiamo nascere all’improvviso per un’Istituzione amica – è diventato famoso solo dopo la morte. Era logico: eroe della rinuncia non poteva che comunicare con l’assenza fisica e con la presenza spirituale. Non era lo Stato etico; era l’etica dello Stato. Il primo, mostro abominevole evocato da sciagurati aruspici; la seconda, vitale per formare cittadini – e quindi uomini – degni, e fieri di sé.

Ora lo Stato per cui il dottor Calipari, si è immolato deve “rispettare il suo gesto”. Può farlo solo cercando, senza stancarsi mai, la verità su quella sciagurata notte. Nicola, lo sappiamo, non può morire. Ma senza onorare Nicola, sarebbe lo Stato a suggellare la propria ignobile fine.

 

Daniela Tuscano

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