SUL SOGLIO PONTIFICIO BENEDETTO XVI

20 aprile 2005 at 11:38

L’avevamo scritto, ed è avvenuto: il nuovo Papa è il card. Ratzinger, che ha scelto il nome di Benedetto XVI. Qui sotto, qualche riflessione “a caldo”.

 

1) BENEDETTO XVI: LA GLORIA DELL’OLIVO. Quest’ultima è la definizione che, secondo la tradizione, spetta al nuovo pastore della Chiesa, Ratzinger appunto. La parola “olivo” aveva fatto pensare alla pace, o alla provenienza mediterranea del candidato. Si pensava, o si sperava, in un Papa che avrebbe continuato nella linea di dialogo con le altre civiltà, culture e religioni intrapresa con successo dal suo illustre predecessore. Ebbene, la scelta del nome è indovinata, certo non casuale: l’altro Benedetto, il XV (Giacomo della Chiesa) fu il pontefice della Grande Guerra, quello che definì il conflitto “un’inutile strage”. Il primo Papa “di pace” dell’èra contemporanea. Buon segno. E tuttavia.

2) L’ECUMENISMO. Quello di Wojtyla è sempre stato convinto e coraggioso, leale e schietto. Persino la sottoscritta, che non può esser certo imputabile di “papolatria”, non ha difficoltà a riconoscere che, soprattutto – ma non solo – nei momenti di massima tensione, quando i fantasmi della guerra ideologico-religiosa sembravano prendere corpo, bastava la presenza di Giovanni Paolo II a infondermi coraggio. “Meno male che c’è Karol”, “Speriamo intervenga Karol”, dicevo tra me e me. Papa Wojtyla era visto dai musulmani come un sincero amico, un interlocutore credibile e autorevole. Era l’uomo delle Giornate di Assisi, iniziate nel lontano 1986 (tra chi, in quel periodo, lo attaccò volgarmente per queste iniziative, ricordiamo i seguaci di mons. Lefebvre e gli esponenti d’un centro islamico milanese, che se la presero pure con l’emiro Abdel Wahib Pallavicini perché aveva accettato l’invito del Pontefice); era l’uomo che aveva cercato in tutti i modi di scongiurare i due conflitti del Golfo; era l’uomo del dialogo coi palestinesi. Evitando l’erronea, strumentale e semplicistica identificazione cristianesimo-Occidente aveva reso un gran servizio sia all’uno sia all’altro, o almeno limitato i danni. Scrivo così perché sarebbe stato assai meglio che alla sua voce si fossero unite quelle di governanti e “atei pensosi”, secondo la definizione d’un Pontefice remoto e dimenticato, il povero Paolo VI (e che nulla avevano in comune con gli “atei devoti” di oggi): ma di tutto ciò manco parlarne, naturalmente. Adesso tocca a Ratzinger.Da cardinale, egli ha paventato molto più di Wojtyla lo scontro di civiltà. Non per nulla a esultare per la sua elezione è stato Marcello Pera, coautore con lui di un dialogo a due voci  Senza radici – sul pericolo islamico e delle altre civiltà (e costumi) in generale. Certo, Pera non è Ratzinger (anzi viceversa, ma di questo parlerò dopo), ma si può giurare che il custode dell’ortodossia, se fosse stato al posto di Wojtyla, non si sarebbe tanto sbilanciato nel dialogo coi musulmani. La posizione nei confronti di Bush è sempre stata assai più accomodante.

3) IL “RELATIVISMO”. Nell’ultima omelia da cardinale, il nuovo Papa si è scagliato contro i “nuovi mali” del XXI secolo. A parte il solito ateismo, marxismo ecc., ha aggiunto il misticismo vago, l’offuscamento della Verità, ecc. Parole impaurite: questi pericoli, per certi versi, sono anche reali, ma bisogna vedere in che cosa, e soprattutto in chi, Benedetto XVI li identifica.

4) IL GUARDIANO DELL’ORTODOSSIA. “Conservatore” non è parola dispregiativa, anzi. E’ neutra. Conserva il deposito della fede,
la Tradizione, che per la Chiesa cattolica riveste un’importanza fondamentale. Il punto è: saprà Ratzinger adattare la Tradizione ai tempi nuovi senza tradirla né snaturarla? Le doti ci sono (per questo ho scritto: Pera non è Ratzinger, nel senso che quest’ultimo è estremamente intelligente e senz’altro lo è assai di più del nostro burbanzoso Presidente del Senato).

5) DIRITTI… CIVILI? Per le donne, vedasi il mio articolo di qualche giorno fa. Non mi aspetto nulla. Per i gay, i documenti di Ratzinger (controfirmati da Wojtyla, ma redatti da lui) sono espliciti. In verità il Vaticano si è sempre pronunciato in termini molto netti, quando si trattava di stigmatizzare i comportamenti omosessuali, ma non è mai intervenuto per condannare gli atti di intolleranza e di violenza (anche in nome della religione) perpetrati nei loro confronti. In un testo redatto da Ratzinger nel 1986, anzi, sembra di capire che tali atti siano in fondo stati una comprensibile reazione alle provocazioni degli omosessuali stessi o alle legislazioni che tutelano alcuni loro diritti, quando anche i sassi sanno che questa minoranza è sempre stata perseguitata. In Europa gli ultimi a farlo esplicitamente furono i Nazisti, che inclusero gli omosessuali tra le “categorie” da sterminare insieme con ebrei, disabili, zingari, Testimoni di Geova, asociali, apolidi e oppositori politici. I gay furono anche le uniche vittime del Terzo Reich a non ricevere alcun indennizzo e in Germania federale, fino al 1978, restò in vigore il Paragrafo 175 di Himmler contro gli “atti omosessuali maschili”.

6) IL PAPA. Per tutte queste ragioni, Ratzinger è stato un cardinale che non ho amato. Ma ora è il Papa. Cosa voglio dire con questo? Che un Papa non è più lo stesso uomo di prima. Lo dissi pure in altra sede: “…Nel caso di Ratzinger o Ruini, infatti, può anche peggiorare”. Sì. Ma se così non fosse? Se proprio da un Papa conservatore, anzi reazionario, considerato di transizione, potesse invece nascere qualcosa di nuovo e di inaspettato? In fondo, anche Giovanni XXIII fu eletto a 78 anni con l’idea che sarebbe durato poco (e così fu, in termini di anni) e non avrebbe fatto nulla di importante. Pare che qualcuno avesse pure detto: “Votiamo Roncalli che è il più stupido di tutti”. Senza contare che le prime encicliche di Giovanni XXIII non destarono particolare attenzione: parlavano del culto del Rosario, cose così. Ed erano invece indispensabili, perché costituirono l’ossatura dottrinale per i testi maggiori e più diffusi. Non si comprendono questi senza quelli. Il Papa non è né un filantropo, né un politico, né un assistente sociale: e quando affronta temi d’attualità, lo fa con la forza dello Spirito. Guai se così non fosse. Così è accaduto per Roncalli, così è accaduto per Wojtyla.Ora c’è Ratzinger. Un Ratzinger che, non dimentichiamolo, fu uno dei grandi elettori di Giovanni XXIII e uno dei sostenitori del Concilio (solo in seguito approdò a posizioni più rigide). Un Ratzinger che non ha scritto solo documenti come quelli da me sopra citati, ma che è fine teologo e mente creativa. Pur con tutta la buona volontà, però, non riesco a trovare parallelismi col “Papa buono” che non siano quelli dell’età. Roncalli lo si ama pur senza conoscerlo; affezionarsi a Ratzinger sarà assai arduo. Ma non è detto sia impossibile. Ognuno manifesta a suo modo la propria originalità, il proprio carisma. Per il credente, poi, questo è un segno imperscrutabile e se Ratzinger realizzerà qualcosa di buono sarà la prova più che mai tangibile della grandezza di Dio…

Ad ogni modo, c’è Benedetto XVI, eletto da uomini anziani, impauriti, stanchi. Ma la Chiesa non è solo di uomini (maschi). Credo andrà tutto bene, anche con, o malgrado, Benedetto XVI.

Daniela Tuscano (“Strade Nuove” )

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il “nostro” wojtyla il violentatore non pentito. negli abissi del cuore umano


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