CORPUS CHRISTI – Riflessioni su un’opera molto controversa

13 maggio 2005 at 11:04 Lascia un commento

Non ho visto il Corpus Christi di Terrence McNally presentato, tra applausi e polemiche, al Festival di Edimburgo. Le mie considerazioni sono basate soltanto sul bel resoconto di Rodolfo Di Giammarco, pubblicato tempo fa da “Repubblica”, e non toccheranno che in modo marginale il contenuto dell’opera, definita “sorta di vangelo apocrifo” con un Gesù egualmente incline per donne e uomini, tradito da un Giuda apertamente gay.


 

Ne riparliamo perché proprio in questi giorni, negli Stati Uniti, alcune associazioni e privati cittadini stanno raccogliendo firme per impedire la diffusione di quest’opera, considerata “scandalosa” non tanto per il suo valore (o meno) artistico, ma perché si collega l’omosessualità alla figura di Cristo.Il Gesù di McNally si muove tra Elvis, campus universitari, intraprendenti studentesse e conta tra i discepoli insegnanti, musicisti rock, parrucchieri. A volte “buonista”, annota Di Giammarco, complice certo psichedelismo contro il quale già si scagliava con veemenza Pasolini (gli “sciocchi fiori”); tuttavia, Terrence è americano e la filosofia hippie fa ormai parte, piaccia o no, d’un sostrato culturale che ha creato un linguaggio e una sensibilità nuovi, benché a volte vacui.Non è sufficiente spiegare il clamore con l’intenzione di dar scandalo a tutti i costi (un vero artista, come penso sia McNally, non ha bisogno di ricorrere a simili espedienti); né mi soddisfa la tesi secondo cui nella nostra società il sesso è esasperato perché, in fondo, ancora tabù: quindi, se già turba l’idea di un Gesù sessuato, figuriamoci in questa versione…Se anche vivessimo in un ipotetico mondo liberato, la sfera sessuale resterà sempre, grazie a Dio, un mistero irrisolto, l’emblema emozionale della nostra gioia, il suggello del nostro invalicabile limite; l’attimo fatale, e fuggevole, in cui corpo e spirito si uniscono in un’estasi terrena che dà il senso dell’eternità.Lo scalpore deve perciò avere motivi più profondi. Ne tento una lettura, per dir così, socio-psicologica.

1.       Anzitutto il titolo. Non abbiamo mai realmente compreso cosa significhi per noi la fisicità di Cristo. Oggi è più accettabile l’idea di Gesù non confinato in un lontano empireo, ma presente nella storia, nelle vicende umane liete e tristi, nell’immanenza che, in tal modo, assume significato di relazione, scambio, crescita. Nessuna realtà è spregevole.

2.       Nell’immaginario collettivo gli omosessuali sono strani, ambigui, provocatori per vocazione, o effeminati o virago, incapaci di condividere sentimenti comuni. Nell’ottica del nostro autore, una fraternità gay che simbolizzi l’amicizia, la solidarietà, il rispetto della differenza e il rifiuto di ogni discriminazione è un’idea molto più rivoluzionaria di quanto si creda. 3.       Gesù in atto di schiaffeggiare un sacerdote intollerante: una scena che assume valenze simboliche se intende ribadire che nessuno, per natura, può considerarsi giusto. No one is innocent, insomma.

4.       Santi gay? Ipotesi non nuova, ma che solleva il tema della specificità omosessuale, anche in ambito religioso. A parte Aelredo di Rievaulx, suor Juana de la Cruz e san Luigi Gonzaga, comunque inconsapevoli, l’identità è una questione attualissima, che tocca ognuno in questi tempi incerti. L’aveva ben compreso Derek Jarman che, riproponendo l’efebica e trafitta figura di Sebastiano (oggi dimenticato, ma presentissimo nelle pale rinascimentali), ha reso contemporanea la vicenda d’un uomo che Dio ha chiamato a sé rispettandone la sensibilità. E, fuori del cristianesimo, anche il sufi Attar narrò talvolta di amicizie omofile per esemplificare l’amore divino verso le creature. S’inserisce qui anche una ricerca semantica: una riflessione omosessuale sul problema di Dio è certo utile, come lo è quella femminista.

5.       Da quanto ho capito non mi pare che McNally abbia inteso rappresentare Gesù come un semplice uomo, sia pure eccezionale. No, è viva e urgente l’aspirazione a considerare il Nazareno come il Signore. Forse qui sta la centralità del messaggio: la “riappropriazione” di Gesù da parte dei gay. “Gesù è un nostro diritto sacrosanto”: già l’aveva espresso, settant’anni fa, Radclyffe Hall nel celebre Pozzo della solitudine. Una volta di più, Gesù è visto come l’uomo dell’ascolto.

6.       D’altronde, sentirsi amati apre al mondo, genera fiducia. Il vero amore è mutamento, conversione continua. La rilettura di McNally potrebbe aprire nuovi spiragli nella comprensione del messaggio cristiano.

Un’ultima considerazione. Come l’eterosessualità non è sinonimo di perfezione, non lo è nemmeno l’omosessualità. Gesù è venuto a contatto con tutte le sfere umane conferendo loro senso, ma non ergendole ad assoluto: non le ha rese idoli. Per questo, credo piuttosto che Gesù rappresenti, come ha scritto una teologa protestante, la maschilità esemplare, che non teme la parte femminile al punto da assoggettarla, ma anzi ne valorizza i tratti più caratteristici senza indulgere a un’androginia informe e omologante. McNally sta a Cristo, in una certa misura, come l’ateo del Qohèlet sta alla Bibbia: dentro l’umano c’è il divino, ma è quest’ultimo che completa e specifica l’umano. 

Daniela Tuscano (“Informagay” )

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