la Chiesa e il sorriso di Ruini

26 settembre 2005 at 8:53 1 commento

“…Renzo, che strepitava di notte in casa altrui, che vi si era introdotto di soppiatto, e teneva il padrone steso assediato in una stanza, ha tuta l’apparenza d’un oppressore; eppure, alla fin de’ fatti, era l’oppresso. Don Abbondio, sorpreso, messo in fuga, spaventato, mentre attendeva tranquillamente a’ fatti suoi, parrebbe la vittima; eppure, in realtà, era lui che faceva un sopruso. Così va spesso il mondo… voglio dire, così andava nel secolo decimo settimo…”.
 
Mentre leggevo delle sonore contestazioni di alcuni studenti al cardinal Ruini, invitato ieri da “Liberal” per ritirare un premio, si riaffacciava alla mia memoria questo celebre brano, tratto dal capitolo VIII dei Promessi Sposi. Inevitabili gli accostamenti; e altrettanto invitabili le differenze.
 
Molto semplice accostare il blitz degli scalmanati studenti, che inneggiavano ai diritti dei gay contro le ingerenze della Chiesa, all’incursione di Renzo in casa del proprio parroco. Stessa intemperanza, stessa goffaggine, stessa ingenuità o, forse, immaturità: intellettuale e morale, prima che politica.
 
Un po’ più difficile immaginare il cardinal Ruini come un novello don Abbondio, meno che mai un san Sebastiano trafitto da simboliche frecce, come ha scritto qualche spericolato giornalista. Sorpreso, magari un po’: l’illustre porporato non è certo abituato alle contestazioni. Ma figurarselo tremebondo, esitante, vile eppure, alla fine, neutralmente disarmato come il personaggio manzoniano è, in tutta sincerità, più ridicolo che inverosimile.
 
Camillo Ruini è un principe della Chiesa, non un mediocre e insignificante curato di campagna. Il suo parere è autorevolmente ascoltato, a volte temuto, più volte investito di sperticati elogi. E lui, soprattutto, non è un emotivo; non fugge, non trema, sorride. E quel sorriso lo rende ben più simile a Richelieu che a don Abbondio.
 
Gli studenti non se ne sono resi conto ma, coi fischi di ieri, hanno fatto il più bel regalo al Ruini-Richelieu. Per questo il cardinale ha potuto commentare, serafico: “Riprendo dopo questa piacevole interruzione…”. Ed era sincerità, non sarcasmo.
 
Nella sua analisi su “Repubblica” Edmondo Berselli ha cercato di convincere i lettori o, chissà, sé stesso, che neppure alla Chiesa conviene identificarsi con una sola parte politica; che la strategia d’Oltretevere, dopo la fine del partito cattolico, è di aver le mani libere per far leva sulle sensibilità comuni nei due schieramenti sui temi della dignità umana, della vita ecc. Tutto vero, ma i fatti sembrano in gran parte smentire quest’analisi.
 
Già lo scorso aprile, in un’intervista al Corriere”, Ruini ammoniva: “Abituatevi,
la Chiesa parlerà a voce alta”
. E definiva chiaramente le prossime battaglie: nuova cristianizzazione, strenua lotta contro relativismo e laicismo. Ruini trovava, a questo proposito, un “fondo di verità” nella rinascita neo-conservatrice degli Stati Uniti: “Esiste nel mondo, e soprattuto negli Stati Uniti, un movimento di rinascita cristiana che va al di là delle frontiere delle Chiese, e che sottolinea un afflato cristiano del quale non si può on tenere conto. E’ un afflato che punta a testimoniare e proporre la fede in Cristo e la visione cristiana dell’uomo”. Una vera e propria benedizione al movimento dei “cristiani rinati” cui appartiene George Bush, anche a scapito della sua ortodossia, persino in àmbito protestante.
 
Nella stessa intervista, Ruini vedeva l’Europa, e in particolare
la Germania, una nuova terra di missione, mentre riconosceva che la “dittatura del relativismo” era in Italia meno marcata che altrove. Forse perché esisteva una classe dirigente che le si opponeva, come si affrettò a chiosare Pera di lì a pochi giorni.
 
Ancora. Ruini era presente, insieme col presidente del Senato, alla presentazione del libro L’Europa di Benedetto nella crisi delle culture, scritto da Ratzinger con la prefazione dello stesso Pera, di cui il Papa è grande amico.
 
Da sempre, Ratzinger ha individuato i nemici mortali della Chiesa e del cristianesimo negli omosessuali, vere incarnazioni del temuto relativismo e ottundimento dei valori umani. Si badi bene: non negli omosessuali organizzati, quelli cioè che pretendono il Pacs e magari di sposarsi e di adottare figli, ma negli omosessuali in quanto tali. E’ bene tenerlo presente, o si incorre in grossi equivoci. Già a partire dal 1986, con La cura pastorale delle persone omosessuali, al n° 3 era chiaramente esplicitato: gli omosessuali sono intrinsecamente disordinati, e quindi inclini al male, già di per sé. Figurarsi poi quando esigono pari trattamenti e diritti (anche quello alla casa e al lavoro per Ratzinger non sono assoluti, ma possono essere ristretti e persino negati per salvaguardare il bene comune, esattamente come li si nega a “persone mentalmente malate o a malati contagiosi”, cfr. http://www.ratzinger.it/documenti/leggi_omosessuali.htm). Il documento, cui ne seguirono e ne seguiranno altri – fra cui il divieto ai gay di accedere al sacerdozio -, dichiarava di auspicare una “corretta” pastorale per “queste persone”, ma nei fatti non è mai accaduto nulla;
la Chiesa non ha varato alcun programma pastorale, né di accoglienza né di ascolto nei loro confronti.
 
Esistono moltissimi omosessuali che credono in Dio, che cercano di vivere nel rispetto della Chiesa, che magari non pretendono alcun Pacs, ma che vorrebbero veder riconosciuto il loro originale apporto nella Chiesa di Cristo; una Chiesa che, senza tradire il suo messaggio, sappia aprire le braccia, come faceva il suo Fondatore. Ma neppure a questi omosessuali
la Chiesa di Ratzinger e Ruini ha mai dato retta.
 
Alla Chiesa non conviene certo identificarsi con una precisa parte politica; ma questo è ciò che avviene, soprattutto quando si mostra di aver fiducia, al contrario del detto evangelico, assai più negli uomini che in Dio. Per i prelati-Richelieu, tale santa (o molto profana, dipende dai punti di vista) alleanza può rivelarsi senza dubbio vincente; per chi spera nella Chiesa madre, che condanna il peccato e non il peccatore, che dialoga con tutti e ha una parola per tutti, è invece un’autentica sciagura e una forte tentazione.
 
Tentazione di non vedersi accettati, di sentirsi di troppo, di non essere graditi, né cristiani. Tentazione di cedere, stavolta sì, alle sirene di un’indifferenza livorosa e mortifera. Tentazione cui non cedere, perché
la Chiesa non è il sorriso di Richelieu.
La Chiesa è fatta di uomini e donne, piccoli, inutili, limitati e peccatori, che non sanno distinguere il bene dal male; ma che di Chiesa hanno bisogno, che non ne vogliono un’altra. E che vogliono, esigono, pretendono ben altro sorriso: quello di Cristo.

Daniela Tuscano

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CORPUS CHRISTI – Riflessioni su un’opera molto controversa IN MARGINE A UN’INTERVISTA ALL’ABBE’ PIERRE

1 commento Add your own

  • 1. BOSTON  |  11 dicembre 2006 alle 16:56

    Io concordo con quello che dice San Paolo in una sua lettera:”ama il peccatore ed odia il peccato”. Questa è in sintesi la posizione della chiesa. Non credo che veda l’omosessuale come un nemico da combattere, ma l’omosessualità.

    Rispondi

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