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“I GAY? DIO NON VUOLE GHETTI” – Questa sera la registrazione dell’evento che Canale 5 trasmetterà il 24 dicembre

Renato Zero (Max Pucciariello)

ROMA — «Il profilattico può essere in sé maligno. Ma nelle carceri? Se non si ricorre a quell’accorgimento, si producono disastri. E chi è malato di Aids e si ostina a volere rapporti? Bisogna avere la decenza di non sporcare l’esistenza altrui. Se noi siamo veramente cristiani, dobbiamo salvare la vita a tutti i costi. Magari nostro malgrado e usando mezzi che non devono diventare la regola. Libertà e libertinaggio sono due cose diverse». Renato Zero riceverà stasera nell’aula Paolo VI in Vaticano (parole sue) «un premio Oscar della fede». Registrerà il Concerto di Natale (presenterà Gerry Scotti) che Canale 5 trasmetterà il 24 dicembre. Con lui ci saranno Claudio Baglioni, Riccardo Cocciante, Alex Britti, Gigi D’Alessio. Mancherà la brasiliana Daniela Mercury, testimonial di una campagna anti-Aids e pro preservativo: pare che volesse parlarne in tv. Un po’ troppo per il Vaticano. E così addio serata.

Ci sarà invece il Re dei Sorcini, che fortunatamente non arringherà le folle come Adriano Celentano. Canterà solo La vita è un dono, dedicata a Giovanni Paolo II («Offrire il brano a quel Papa non è stato facile, temevo la facile accusa di sfruttamento, invece certi sentimenti appartengono alla mia sfera più privata»). Renato Zero sotto San Pietro è un «evento », come ormai tutti dicono qualsiasi cosa avvenga in tv. Ma stavolta è vero.

Perché il cantore delle periferie non cambia le sue idee. Nel 2003 con la canzone L’altra sponda dichiarò la sua omosessualità («Ci siamo mascherati per troppo tempo, dobbiamo tirare fuori la nostra identità anche a rischio di perdere amici e lavoro»). Oggi non affronta direttamente il tema. Ma se gli chiedi cosa pensi dell’atteggiamento della Chiesa sui gay risponde con poetica chiarezza: «Nessuno è in errore. O tutti siamo in errore. Dipende dai punti di vista. Gli omosessuali sono un po’ come i bambini Down: sono diversi, hanno il loro mondo, sensibilità acutissime. Ma se non vogliamo vedere ancora un povero nero, o chi per lui, bruciato in un angolo di strada solo perché vive quella condizione, beh, prendiamo la distanza da tutte le forme di razzismo. Tutte. È un consiglio chemi piacerebbe consegnare a tutti coloro che si credono perfetti».

Ovvero? «Siamo di passaggio. Nessuno di noi è Dio. Tutto è relativo. L’errore, il peccato sono la condizione umana. Il peccato permette la redenzione. Sennò vivremmo nell’Eden». In uno slogan: «Non credo che Dio voglia le categorie. Né geografie di ghetti». Il Papa dice che la monogamia mette al riparo dall’Aids: «È una salvezza forse a lungo termine». In che senso? «Conoscevo una coppia monogama. Poi lei si rivelò sieropositiva. Lui morì. Lei è ancora viva. Malata, ma viva».

E sull’aborto? «Io sono un miracolo ambulante, sono nato col fattore RH negativo ereditato da mia madre, mi cambiarono il sangue con quello donato da un frate, guarda caso. Figurati se posso essere d’accordo con l’aborto. È una prospettiva per me inaccettabile, nemmeno l’ultimo dei contraccettivi. Ma mi chiedo: e se una donna viene violentata da uno sconosciuto, da un bandito?».A proposito di frati, il rapporto tra Renato Zero e la fede è mediato da una triade religiosa familiare: «C’era don Pietro, parroco di Esanatoglia, vicino a Camerino, fratello di mio padre Domenico. Poi don Pasquale, zio di mamma Ada, campò fino a 90 anni. Infine fra’ Costantino, cugino di papà. Mi hanno trasmesso l’idea di una Chiesa buona, accessibile, popolare e contadina, lontana dal formalismo dei paramenti».

Si dichiara credente («Assolutamente sì») e disposto alla preghiera: «Soprattutto la sera, quando comincio un Eterno Riposo che dura una ventina di minuti, tante sono le persone da salutare. Mamma, papà…». E poi Luciano Gresta, un suo fan di 22 anni conosciuto nel 1997 già pieno di metastasi in un ospedale romano. «Fa parte dei “segni”. Lo andai a trovare mentre moriva curandosi a Parigi, passò con me l’ultimo giorno di lucidità. Dopo, quando andai a trovare la sua famiglia a Santa Maria delle Mole, a Roma, fermai la macchina e venni avvolto da un vento fortissimo, inspiegabile. Tutti si spaventarono. Io capii che era un saluto straordinario».

Ma è la Chiesa ad essere cambiata perché invita Zero o viceversa? «Forse. Un tempo cantavo per un manipolo di disadattati e parlavo di depressione, disagio, paura di vivere, emarginazione. Oggi questi problemi riguardano la maggioranza della società. Anche il laureato con 110 e lode che non sa dove sbattere la testa». A proposito: come si vestirà? Lustrini, paillettes? «Quello è un guardaroba storico, che forse sarà un giorno frutto di studi sociologici, chissà, c’erano allegorie e autoironia. Oggi solo un sobrio completo nero».

Il Cd Il dono capeggia la classifica dei più venduti. Da lunedì saranno in vendita i biglietti del suo tour, che comincerà il 10 febbraio a Montichiari e finirà il 4 aprile ad Acireale. Stasera il concerto in Vaticano. È un momento d’oro: «Ma non dimentico mai la disperazione che ci circonda. Penso sempre a chi non ce la fa. A chi è inchiodato su una carrozzella. Acerti vecchi. A certi bambini. Soprattutto ora che sono nonno». Suo figlio adottivo, Roberto Anselmi, è diventato papà di Virginia: «Dicono che il diventare nonno faccia paura. Io mi godo i miei 55 anni. Questi 55 anni. E ringrazio Dio».

Paolo Conti (“Corriere.it” )

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3 dicembre 2005 at 2:58 16 commenti


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