PREGIUDIZI INSENSATI. INCOMPRENSIONI DI STAMPO RELIGIOSO

1 febbraio 2006 at 14:04 4 commenti

Una frase che si sente comunemente pronunciare quando si parla di Mussulmani è la seguente: “In Italia gli costruiamo le moschee, ma prova a cercare una chiesa da loro e vedi cosa ti succede…”.

Frase decisamente inquietante questa e i puntini di sospensione non lasciano presagire nulla di buono. Cosa potrebbe accadere ad un povero occidentale che se ne va alla ricerca di una chiesa in un paese mussulmano? Verrà forse decapitato? Verrà lapidato? Verrà impalato? Lascio scegliere a voi l’opzione da mettere al posto dei puntini.

Questa frase, che sentiamo con insistenza spesso accompagnata da altre come “aiutiamoli, ma nel loro paese…”, “facciamo entrare solo quelli onesti…”, è giusta o no? Se ci pensiamo… in fondo in fondo… potrebbe anche essere giusta. In Italia di moschee ce ne sono parecchie e nessuno impedisce (almeno fino adesso) ai Mussulmani di praticare la loro fede, mentre da loro… non fa una grinza.

Ma siamo sicuri che dietro questa frase non si nasconda invece una delle tante cazzate che, in questi ultimi tempi, è diventato di moda sparare con troppa disinvoltura? Pensiamoci bene…

“In Italia gli costruiamo le moschee…”, senza dubbio questo è vero, in Italia ci sono delle moschee. Sicuramente le abbiamo costruite noi e l’abbiamo fatto per i Mussulmani, anche questo è vero. Ma mi viene da chiedere, quasi ingenuamente, “perché mai non avremmo dovuto costruirle?”. In fondo in Italia è pieno di Mussulmani e quindi queste moschee che abbiamo costruito non restano vuote, ma vengono utilizzate per accogliere persone. Non sono luoghi inutili insomma. Consideriamo inoltre che i Mussulmani che arrivano in Italia  sono spesso clandestini che hanno lasciato nel loro paese, perché costretti dalla povertà, mogli e figli senza sapere quando potranno ricongiungersi con loro. Non conoscono la lingua, non hanno amici a cui rivolgersi, non hanno una casa e spesso non sono neppure attrezzati per sopportare i rigori dell’inverno. Si trovano in un paese sconosciuto e a loro ostile. E a queste persone, noi cosa vogliamo fare? Gli vogliamo anche togliere la possibilità di trovare conforto nella preghiera? Se in questi ultimi anni un paese cattolico come l’Italia, dove c’è il Papa e il Vaticano, ha fatto qualcosa di cristiano, questo è stato proprio costruire le moschee. Non costruirle sarebbe stato assolutamente anti-cristiano, oltre che inumano.

“…ma prova a cercare una chiesa da loro…”, giusto! Provate a cercare una chiesa da loro! Ma siamo proprio sicuri che “da loro”, nei paesi mussulmani, non siano state erette chiese dove anche noi, da bravi occidentali, possiamo praticare la nostra religione? Io penso il contrario. Secondo me i paesi mussulmani sono pieni di “chiese”, forse ormai ci sono addirittura più chiese che moschee. Certo! E’ vero, se noi cerchiamo una chiesa cattolica non la troveremo mai. Ma a chi gliene frega di cercare una chiesa cattolica in un paese mussulmano? (A proposito, mi piacerebbe sapere se quegli stessi che si stracciano le vesti perché non trovano la chiesa nei paesi mussulmani, la domenica, in Italia, ci vanno davvero in chiesa.)

Immaginiamoci un occidentale in un villaggio turistico di Sharm-el-Sheikh che la domenica mattina rinuncia allo snorkeling sulla barriera corallina per andare a messa. Io ci sono stato, lo confesso, i nostri grassi compatrioti si crogiolavano imperterriti al sole sulla spiaggia, la domenica come tutti gli altri giorni della settimana. Nessuno, dico nessuno, si chiedeva: “Dove sta la chiesa?”. Nessuna fede li avrebbe potuti smuovere dal loro ozio. Eppure, questi nostri polputi compatrioti avvistavano, nella medina, un centro commerciale o un fast food con insospettabili energie, si fiondavano a mangiare cibo occidentale e a gustarsi l’aria condizionata. La verità è che in Italia, come in tutto l’Occidente, i luoghi di culto non sono più quelli che abbiamo in mente noi. La religione, quella tradizionale, è stata negli ultimi anni sostituita da una nuova forma di religione: il consumismo. Perché il consumismo ormai non è, né più né meno, che una forma di religione non tradizionale che si fonda su autentici dogmi e come tutte le religioni (cattolica e mussulmana comprese) finisce per provocare, in chi la professa in modo fanatico, autentiche tragedie umane.

Dicevo che i luoghi di culto sono cambiati, oggi c’è solo una minoranza della popolazione che si reca abitualmente in chiesa (al contrario di qualche anno fa, quando tutti ci andavano con assiduità), ma tutti però, nessuno escluso (anche chi scrive) ci rechiamo al centro commerciale, la nostra nuova chiesa, almeno una volta alla settimana, pur di soddisfare il nostro bisogno indotto di consumare sempre di più. Il sabato pomeriggio folle di persone si accalcano presso il centro commerciale più vicino, piccolo o grande che sia, ormai ce n’è uno in ogni quartiere o in ogni paese (proprio come le chiese).

Alcuni vanno in pellegrinaggio presso centri commerciali così grandi che la loro fama ha valicato il confine del rione. E vi assicuro che di luoghi come questi i paesi mussulmani, come l’Italia, sono ormai zeppi. Non diciamo più che “da loro” di chiese non se ne trovano, perché questa è davvero una cazzata!

Alessandro Cutta (“Il punto umanista”)

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4 commenti Add your own

  • 1. giancarlo  |  20 settembre 2006 alle 12:43

    La “mala fede”.

    “Io non sono razzista, non sono fascista… però mi hanno rotto i coglioni… se ne devono stare a casa loro! Vuoi venire? Ce l’hai il lavoro? Ce l’hai la casa? sennò stattene a casa tua!!!”, punto esclamativo in più, punto esclamativo in meno, così stamattina la mia collega d’ufficio s’esprimeva a proposito degli immigrati, particolarmente accanita con albanesi e, non meglio precisati, “quelli dell’est”.
    Ho provato a contraddirla, a discutere… ma le parlavo sopra e tutto le scivolava, non ascoltava… ed ha terminato il discorso, o meglio, ha concluso il suo monologo così come lo aveva iniziato: “Se non fanno qualcosa subito, noi italiani faremo una brutta fine, diventeranno loro i padroni…”.
    A che serve parlare con chi rifiuta il confronto e il contraddittorio?
    Personalmente, ho visitato moltissimi paesi mussulmani, e di chiese ce ne sono… e a bizzeffe, perché gliele abbiamo costruite noi (non abbiamo aspettato che ce le offrissero come luogo di incontro, probabilmente non lo avrebbero mai fatto… o forse anche sì) fatto sta che nella stragrande maggioranza dei casi gliela abbiamo un po’ imposta la nostra (lapsus freudiano…) la “non più mia” religione.
    Non ho mai avvertito il benché minimo pregiudizio nei miei confronti in quanto occidentale o di possibile estrazione cattolico-cristiana, le chiese erano sì frequentate, ma sempre da locali convertiti e quasi mai da turisti sorpresi in vacanza da un afflato mistico…
    Sono stanco, arcistufo dei luoghi comuni su questo argomento, ho maturato le mie opinioni (e non uso il termine convinzioni, perché sono sempre pronto ad “approfondire” le mie conoscenze, attraverso l’esperienza DIRETTA) che sono così distanti dal pregiudizio diffuso che sottindende sempre una graduatoria tra le diverse confessioni religiose, un primato della civiltà occidentale ed altre perle di questo tenore.
    Sono pronto a tendere la mano a chiunque perché ovunque ho trovato mani tese, non nego di aver avuto fortuna e di non essermi mai trovato in situazioni “difficili”, che ho invece avuto il “piacere” di trovare nella mia beneamata patria.
    Considero ogni delinquente, ogni terrorista, ogni fondamentalista, ogni persona ignorante, appartenente alla razza umana… e non ad una determinata confessione religiosa od etnia, e non riesco a generalizzare mai, considero il caso singolo, nel suo contesto e nei fatti di cronaca non mi interessa sapere quante volte delinque l’extracomunitario e quante volte il disadattato nostrano. Non ho bisogno di etichettare un borseggiatore o un violentatore con la cittadinanza, mi basta saperlo sotto il controllo delle forze dell’ordine.
    Me ne sono andato un po’ fuori tema, ma come ripeto non ne posso più di discorsi vuoti sul nulla, né di gente vestita di bianco, che si spaccia per grande intellettuale, che cita testi antichi senza riflettere sulle conseguenze che la citazione stessa (senza il dovuto commento e la, a mio parere, doverosa presa di distanza) avrebbe potuto suscitare… O si è davvero scemi o si è in “mala fede”, in ogni caso sicuramente si è IN FALLO (quindi ben poco infallibili…).

    Rispondi
  • 2. RazionalMENTE.net  |  20 settembre 2006 alle 21:45

    Gli extracomunitari immigrati in Italia sono quasi tutti di fede cristiana. I musulmani sono una minoranza anche come presenza stabile nel nostro Paese. Non è affatto vero che l’Italia sia piena di musulmani. I pregiudizi sono una brutta bestia. Abbiamo tanta paura dei musulmani perché tra essi c’è del terrorismo e quasi non ci ricordiamo del nostro terrorismo, di quello made in Italy o made in USA. A conti fatti mi sembra che le vittime del terrorismo musulmano siano infinitamente di meno rispetto alle vittime del terrorismo occidentale.

    Ammesso e non concesso che le torri gemelle siano state buttate giù da musulmani, quante vittime civili ha fatto la guerra di Bush in Afghanistan e Iraq? Solo come soldati USA pescati nelle periferie povere e mandati al macello ne sono già morti molti di più delle vittime dell’11 settembre. Se poi contiamo i morti tra la popolazione civile, mi sorprende che il tribunale dell’Aja non abbia ancora processato Bush per crimini contro l’umanità.

    E’ terrorismo anche sfruttare altri popoli e lasciarli morire di fame. Noi occidentali in quanto a violenza abbiamo fatto di tutto e di più. Ma come sempre è facile vedere la pagliuzza nell’occhio altrui piuttosto che la trave nel proprio.

    Rispondi
  • 3. danielatuscano  |  21 settembre 2006 alle 7:37

    Io mi limito a trascrivere una bella analisi dello scrittore Ben Jelloun che ho trovato su “Repubblica” di oggi. Forse avrei dovuto aggiungerla ai commenti sul discorso del Papa (pur se adatta anche qui), ma sono talmente numerosi che preferisco evitare si affastellino troppo… 🙂

    La fragilità dell´Islam

    Perché in varie parti del mondo ci sono musulmani che reagiscono in modo violento e sproporzionato ogni volta che l´islam è oggetto di uno sguardo critico? Perché ci sono animi che si surriscaldano, perdono la calma e si sentono profondamente feriti da parole o ipotesi come quelle avanzate da Papa Benedetto XVI? L´islam è davvero tanto fragile? Sarebbe dunque così vulnerabile da spingere tanti credenti a scendere per le strade e manifestare brutalmente alla minima occasione, come se il destino di un miliardo di persone fosse stato minacciato?
    Le reazioni di grande violenza suscitate dalle caricature di Maometto – diversi morti, edifici diplomatici incendiati, boicottaggio di certi prodotti etc. – erano già talmente sproporzionate che mi ero interrogato su questa suscettibilità che potrebbe significare che l´islam è tanto fragile da poter essere messo in crisi da una manciata di caricature di modesto interesse.
    In realtà a essere vulnerabile non è tanto l´islam, quanto certe popolazioni musulmane che hanno affidato a quella religione tutto il loro essere, le loro aspirazioni, le loro speranze, la loro vita. Poiché non vivono sotto regimi democratici, si sono rivolte alla religione che offre risposte a tutte le loro domande. Popolazioni che vivono soltanto dell´islam e per l´islam. Una religiosità che in Occidente è scomparsa, come lo stesso papa constata e rimpiange.
    Ora ritroviamo le stesse reazioni, altrettanto virulente e altrettanto insensate, dopo il discorso del Papa. Si dà il caso che io abbia letto quel discorso per intero. È il discorso di un teologo, un uomo che riflette sulle religioni e su come si rapportino con il mondo. È un testo erudito, ben scritto, e soprattutto è un´apologia della ragione: la ragione che illumina il pensiero e l´azione.
    Ma chi ha letto quel testo? Non certamente quelli che sono usciti di casa stravolti per andare a bruciare il ritratto di Benedetto XVI.
    Il testo parla del rapporto tra religione e violenza, si riferisce a un dialogo dell´imperatore bizantino Manuele II Paleologo con un erudito persiano su cristianesimo e islam. Benedetto XVI cita frasi sgradevoli sull´islam e sul ricorso alla violenza per diffondere la fede. Quel passaggio del testo è maldestro. Anche se si colloca nel XIV secolo, i musulmani di oggi l´hanno preso per un´aggressione alla loro religione come viene praticata oggi. È vero che il Papa avrebbe dovuto ricordare l´età dell´oro e i secoli dei lumi degli Arabi e dell´islam (tra il IX e il XII secolo), ricordare che nel VII secolo c´è stato un movimento razionalista, il “Mutazilismo”, combattuto per aver cercato di introdurre la ragione nella fede, e che in Andalusia cristiani e musulmani hanno convissuto pacificamente per sette secoli.
    Papa Benedetto XVI non sa, forse, che da una trentina d´anni l´islam è stato fatto deviare dal suo messaggio di pace per diventare in alcuni paesi un´ideologia di lotta contro l´Occidente. È più facile forgiare un fanatico che creare un intellettuale che pensa, dubita e discute. Oggi è difficile discutere dell´islam e dei suoi rapporti con l´Altro, con l´Occidente. Come è difficile anche per un musulmano calmo e sereno parlare della libertà di culto, della laicità o, peggio ancora, dell´ateismo. C´è un´intolleranza che paralizza il dibattito. È un vero problema tra musulmani. In Egitto alcuni liberi pensatori, filosofi che dubitano, sono stati uccisi. Noi non siamo in un periodo dei lumi, siamo in crisi. E il papa ha trascurato questo aspetto.
    Anche il cristianesimo è passato, a suo tempo, attraverso questa stessa violenza e attraverso brutalità terribili. Il mondo musulmano reagisce con tanta virulenza perché non è sereno, perché non è felice, perché vede che in certi paesi i musulmani sono maltrattati e umiliati, perché constata che al popolo palestinese non è stata resa giustizia. È questa la ragione delle sue reazioni spropositate, attizzate dai media e in particolare dalle televisioni satellitari, che gettano olio sul fuoco. È ora che i responsabili religiosi calmino questa virulenza e instaurino un vero dialogo con gli altri, perché siamo condannati a convivere.

    Tahar Ben Jelloun 

    Rispondi
  • 4. danielatuscano  |  23 settembre 2006 alle 19:06

    Da “la Repubblica” del 23 settembre 2006, per riflettere.

    “Le piazze contro il Pontefice usate dai governi musulmani”

    L´Occidente avrà problemi a sopravvivere se insisterà a volersi definire in contrapposizione all´altro che ci fa paura

    L´incidente di Ratisbona può trasformarsi in un´occasione perché l´Europa riconosca l´apporto del razionalismo islamico alla propria identità

    L´”incidente di Ratisbona” può trasformarsi in un´occasione perché «l´Europa riconosca l´apporto del razionalismo musulmano alla propria identità. Perché solo riconciliandosi con la diversità del proprio passato potrà gestire l´inesorabile pluralismo del proprio avvenire». Tariq Ramadan, l´intellettuale islamico più influente (e discusso) d´Europa, non ha speculato sulla citazione «maldestra» del Papa. Per lui, nipote di uno dei fondatori dei Fratelli Musulmani, il ripetuto rammarico di Benedetto XVI basta e avanza. Ce l´ha invece con chi ha tentato di approfittare del caso per trasformarlo nell´ennesima riprova di uno «scontro di civiltà» che non esiste se non nei desideri di governanti, politici e opinionisti in mala fede. È sulla sostanza di ciò che ha detto, piuttosto, che il Pontefice va controbattuto. Con la pacatezza degli argomenti storici, non con gli strepiti della piazza.
    La reazione alla citazione del Pontefice le sembra giustificata?
    «No. Certi governi strumentalizzano episodi del genere per lasciare sfogare frustrazioni popolari sincere ma accumulate per tutti altri motivi. Reazioni per di più controproducenti perché danno l´impressione che nell´Islam non si dibatta ma piuttosto si dia in escandescenze passando subito alle minacce. Un gioco pericoloso che soprattutto gli intellettuali musulmani dovrebbero evitare».
    C´è chi dice che sin quando non ci saranno scuse piene l´incidente non può ritenersi chiuso. Lei che ne pensa?
    «Benedetto XVI si è rammaricato per le conseguenze delle sue parole, ha detto di essere stato frainteso. C´è da credergli. Resta la sorpresa per una scelta di una citazione oscura di un imperatore del XIV secolo e per il riferimento, a proposito di razionalità e Islam, a Ibn Hazm, un sapiente rispettato ma marginale. Un doppio passaggio ellittico, poco chiaro, maldestro. Ma questo è una Papa che rappresenta il suo tempo e sembra che i musulmani dimentichino che negli ultimi cinque anni si è chiesto loro costantemente di spiegare il loro rapporto con la jihad (che non andrebbe tradotta con «guerra santa», tanto per iniziare) e violenza».
    Resta un tema serio, però.
    «Certo. Nella sua lezione accademica il Papa ha mandato due messaggi. Ai razionalisti laici ha detto che disconoscendo la radice cristiana dell´identità europea sarà impossibile per l´Europa dialogare con le altre religioni. E poi ha sostenuto che l´identità europea sarebbe cristiana per la fede e greca per la ragione filosofica escludendo l´Islam da qualsiasi contributo. Una tesi con la quale, ancora cardinale, aveva motivato l´esclusione della Turchia musulmana dall´integrazione nella Ue».
    E´ d´accordo con questa seconda tesi?
    «Ratzinger è un brillante teologo, il messaggio può essere legittimo ma pericoloso in quanto opera una doppia semplificazione nell´approccio storico e nella definizione dell´identità europea. Quella che ridurrebbe l´apporto musulmano alla traduzione delle grandi opere greche e romane. Una memoria selettiva che tende a dimenticare gli apporti decisivi di pensatori come al-Farabi, Avicenna, Averroè e Ibn Khaldun solo per citarne alcuni. Alla luce di nomi del genere i musulmani dovrebbero dimostrare, senza cedere ad alcuna reazione emotiva, che condividono l´essenza dei valori sui quali si fondano l´Europa e l´Occidente e che la loro tradizione ha contribuito a farli emergere».
    Crede che questo riconoscimento genererebbe una migliore convivenza?
    «L´Europa e l´Occidente avranno problemi a sopravvivere se insisteranno a voler definirsi in contrapposizione all´altro – in questo caso l´Islam – che ci fa paura. Forse ciò di cui l´Europa ha più bisogno oggi non è tanto un dialogo con le altre civiltà ma un vero dialogo con se stessa, con tutte le componenti che per troppo tempo si è rifiutata di vedere impedendole di valorizzare la ricchezza delle tradizioni religiose e filosofiche che la costituiscono».

    Riccardo Staglianò

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