LE PROTESTE CONTRO LE VIGNETTE SONO DA CONSIDERARSI COME IL PRIMO PASSO NELLO SCONTRO DI civiltà?

1 marzo 2006 at 18:41 Lascia un commento

Nelle ultime settimane abbiamo assistito a proteste in piazza in diversi paesi musulmani, contro la pubblicazione di alcune vignette offensive nei confronti della religione islamica da parte di un giornale danese. In molti casi le proteste sono sfociate in atti di violenza che hanno dato luogo a duri scontri tra forze dell’ordine e manifestanti causando la morte di decine di persone, in altri invece le proteste si sono trasformate in atti vandalici contro le sedi diplomatiche di alcuni paesi, soprattutto quelli scandinavi.

Come conseguenza, molti politici e giornalisti hanno considerato tali eventi come i primi segni dello scontro di civiltà previsto da Huntigton nel suo famoso articolo pubblicato nel 1993 su “Foreign Affaire” e molti hanno chiesto di difendere i valori della cultura occidentale messa in crisi dall’immigrazione islamica. E’ vero che siamo entrati nel vivo dello scontro di civiltà?

Ecco alcune riflessioni sugli eventi delle vignete per aiutarci a ragionare:

La percezione della pubblicazione delle vignette in Occidente è completamente diversa da quella del mondo islamico, da una parte in Occidente è stata considerata come esercizio del diritto di libertà d’espressione e di conseguenza svincolata da qualsiasi censura o controllo. Mentre nel mondo islamico dove il carattere della sacralità della religione è considerato un valore assoluto in tutte le circostanze, la pubblicazione è stata considerata come un’offesa gratuita da parte dell’Occidente ai valori religiosi islamici.

Un’altra asimmetria nella percezione delle vignette è dovuto al ruolo attribuito ai governi da entrambe le parti, mentre un governo occidentale non può consurare una pubblicazione di un giornale né esserne responsabile, nel mondo musulmano, dove la maggior parte dei governi è di natura dittatoriale, ciò può avvenire e avviene normalmente. Da qui l’attribuzione di responsabilità al governo danese e la pretesa delle autorità religiose islamiche che esso presenti le scuse ufficiali per le vignette in quanto viene considerato responsabile per tutte le azioni compiute dai propri cittadini.

Basta uno sguardo su dove sono avvenute le proteste più violente per capire che la questione delle vignette è stata strumentalizzata dai movimenti d’opposizione o addirittura dai governi per motivi politici, come nel caso della Siria dove il consolato danese è stato dato alle fiamme dai dimostranti, in una città come Damasco dove è impossibile che venga organizzata una manifestazione spontanea e dove i servizi di sicurezza hanno il controllo totale di ogni forma d’espressione di dissenso. Un altro caso emblematico è quello pachistano dove i partiti d’opposizione hanno organizzato una manifestazione davanti all’ambasciata americana (un paese completamente estraneo alla questione), o come nel caso della Nigeria dove le proteste sono state l’occasione per riprendere gli atti di violenza tra la comunità cristiana e quella musulmana.

Anche in Italia il caso delle proteste è stato strumentalizzato, in alcuni casi in modo palesemente provocatorio come la maglietta dell’ex-ministro Calderoli esibita in tv in prima serata, o in chiave elettorale come nel caso della Lega Nord. Le proteste sono state strumentalizzate in Italia anche da un gruppo di politici e scrittori che ha scritto articoli e firmato manifesti in cui invitavano i cittadini a difendere la cultura occidentale e a tornare alle proprie radici.

Dalle riflessioni precedenti risulta chiaro che:

– c’è una totale mancanza di conoscenza dell’altro in emìntrambe le culture che può essere superata solo conoscendosi e non alzando barricate;

– in entrambe le culture ci sono dei gruppi pronti a cavalcare il primo incidente di percorso per fomentare la violenza e lo scontro di civiltà per raggiungere i propri scopi politici. Fortunatamente tali gruppi sono minoritari e la speranza è che rimangano tali per evitare scontri tra civiltà che possono essere solo catastrofici.

William Strangio (palestinese)

(“Color Porpora”)

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