AMICIZIA E’… FEDELTA’ – Daniela Tuscano e Cristiano Culicchi

20 marzo 2006 at 14:50

(Vicenza. Casa di Cristiano, dopo un incontro presso la comunità monastica di Bose su “forza e debolezza alla luce dell’amore”. Una stanza inondata di luce. Il mio amico ha un sorriso solare, etrusco. Comunica una interna felicità.) 

DANIELA – “Cristiano, se dovessi realizzare un dipinto, o una fotografia, che rappresenti il tuo ideale affettivo, come lo immagineresti?” CRISTIANO – “C’è una casa, una bella casa accogliente, ospitale e luminosa. Una casa aperta agli altri in un paesaggio collinare, non però lontano dai centri abitati. Una casa con molte stanze, di colori e fragranze diverse. L’ideale sarebbe vivere in un posto del genere, con pochi buoni amici e l’amore”. DANIELA – “Io ho sempre visto una spiaggia, invece. Una spiaggia, un arenile, un cielo turchese… sembra una cartolina, ma per me è come un quadro di Gauguin. Sinceramente non vedo nemmeno un amore solo: vedo degli uomini e delle donne, molto diversi e molto belli, senza abiti, che si muovono lentamente…” CRISTIANO – “Una specie di Eden?” DANIELA – “Sì, qualcosa del genere. Io penso alla tranquillità. E a un bel ragazzo con me, bei ragazzi…” (risate) CRISTIANO – “Lontani?” (risate) DANIELA – “Sì, sì, io starei proprio lontana da tutto. Però in realtà il ‘resto’ non esisterebbe, saremmo tutti lì. Il mio mondo è molto quieto, orizzontale. Non ci si disturba, nessuno primeggia sull’altro”. CRISTIANO – “Orizzontale mi piace”. DANIELA – “E lento, lento. Un autore contemporaneo sostiene che le nostre vittorie tecniche hanno appena inventato la felicità istantanea: l’uomo folgore che ama l’urgenza, poiché quest’ultima lo spinge all’atto risparmiandogli di pensare. Ciò porta a creare relazioni incentrate sulla soddisfazione, che si ‘de-solidarizzano’ facilmente e non trasmettono nulla al prossimo e ai figli. È infatti impossibile godere senza freno. Sembra che oggi sia quasi impossibile ‘costruire’ un’amicizia, un amore. Anche il solo pensare di raggiungerla in condizioni culturali e sociali tanto sfavorevoli sembra un’impresa. Eppure non sono pessimista, il problema è trasmettere il messaggio…” CRISTIANO – “La felicità fondata sulla risposta immediata ai bisogni urgenti che il mondo crea non è felicità vera, ma consumismo. Tu parli di messaggi, e io dico che trasmetterli è possibile purché si sentano come sacrosanti questi valori. Uno di questi, a mio parere, è la fedeltà: se non è un’imposizione è sinonimo di grande fiducia e offre alle relazioni, di amicizia e di coppia, molte risorse”. DANIELA – “Non basta sentire questi valori, c’è molta gente che dice di crederci e poi… ci vuole un’educazione, un’auto-educazione. Questa educazione dice: scegliere una donna (o un uomo) è rinunciare a mille donne. Quando la scelta è compiuta, bisogna assumerla. L’adulto accetta l’imperfezione e l’insoddisfazione”. CRISTIANO – “Condivido tutto. L’unica differenza è che io non ho mai vissuto una scelta per esempio d’amore (ma anche d’amicizia), come una rinuncia a qualcun altro: l’ho sempre sentita come la naturale direzione verso cui muovermi. Per me scegliere e assumere la scelta (cioè renderla reale, nel modo d’impostare la vita intendo, passando ad un pensare a/per due) è abbastanza automatico. L’adulto accetta le imperfezioni e le insoddisfazioni… ma non tutte. Esiste un limite, quello della propria dignità e della minima felicità: se in un rapporto scopro che le imperfezioni dell’altro sono invalicabili, costituiscono motivo di insoddisfazione sempre e comunque posso scegliere: o di andare avanti sperando che uno dei due cambi, o di mettere fine a un rapporto ormai logorato”. DANIELA – “A me pare che un rapporto di questo tipo sia sbagliato in partenza. Penso che parlando di accettazione dell’imperfezione si sia voluto mettere in guardia dall’idolatrare l’altro, di non aspettarsi l’ideale”. CRISTIANO – “Beh, sì, sì. A me viene in mente un film che mi ha emozionato molto, e ha emozionato anche te, La finestra di fronte di Ozpetek, ricordi?” DANIELA – “Certo che lo ricordo!” CRISTIANO – “Ecco, sai quel punto in cui la protagonista, Giovanna (fra l’altro
la Mezzogiorno è bravissima e bellissima, ha due occhi stupendi…), è in procinto di consumare una notte di passione con Lorenzo, il ragazzo che la attrae e che l’ha osservata per mesi dalla finestra, appunto dalla finestra di fronte? Passato e presente si alternano davanti a lei, le mostrano in una serie di flashback struggenti la realtà della sua vita col marito, i figli, l’amica e sé stessa. E riscopre che la sua è una vita piena, certo non facile, ma in cui ogni cosa è al giusto posto: e ha, dietro la patina dell’abitudine, una bellezza innegabile”. DANIELA – “Sì, infatti è questo che secondo me s’intende…” CRISTIANO – “E se ben ricordi, il protagonista maschile, l’anziano Veroli, le dice: ‘Deve essere bello poter crescere quell’amore che all’inizio era soltanto passione, aiutarlo a cambiare, proteggerlo dal trascorrere del tempo…’. L’esperienza di conoscere la propria vita da un altro punto di vista genera la possibilità di arricchirla, cambiarla, sceglierla e/o sceglierla ancora con rinnovato amore. La possibilità, però: ognuno di noi è capace di provare un grande sentimento, anche se non sa viverlo pienamente. Me ne sono accorto dopo aver visto un altro bellissimo film, Brokeback Mountain, ti ci porterò presto… a vederlo, con me, io lo rivedo volentieri…” (sorriso) DANIELA – “Sì, sto aspettando appunto il momento in cui possiamo farlo”. (sorriso) CRISTIANO – “Quel film dimostra che il bene che è in noi, alle volte, non è sufficiente a farci vivere pienamente l’amore di cui saremmo capaci… e questo mi fa provare un’impotente tristezza”. (sguardo velato. Silenzio) DANIELA – “Impotente”. (Silenzio) CRISTIANO – “È un dispiacere, una constatazione delle nostre mancanze, del fatto che non ci accorgiamo, io non mi accorgo di tante cose… poi però passa, cioè, si va avanti, questa tristezza diventa feconda, fa riflettere”. DANIELA – “In ogni caso bisogna accettarsi per ciò che si è, coi propri limiti. Una nuova vita, o meglio, la riscoperta della vita, delle proprie capacità, non si basa sulla distruzione dei ‘peccati’ precedenti, ma sul loro riconoscimento, perché risulti chiaro che questi errori non sono nemmeno… convenienti”. CRISTIANO – “No, certo. Comunque io penso che un amore maturo sia di fatto gratuito, anche se la gratuità deve scaturire da entrambe le parti. E questa gratuità comporta anche la fedeltà, cioè… fedeltà all’altro significa continuare a guardarlo come il prescelto. È lo sforzo consapevole (e ripagato, se compiuto da entrambi con lo stesso spirito) di accogliere il cambiamento nei rapporti, che non è una sconfitta ma una prova di vitalità, perché ci si sceglie giorno dopo giorno, anno dopo anno. Forse con meno passione ma con maggior profondità e concretezza. È un dono anche questo, e come tutte le cose gratuite ha bisogno di essere speso… voglio dire: questa esplosione termonucleare che è l’amore non può rimanere confinata nelle quattro mura perché sennò dopo un po’ la coppia non esiste più… per questo parlavo di amici nell’ipotetica casa…” DANIELA – “Questa è un’idea molto familiare, di famiglia allargata, come dovrebbero essere poi le famiglie: esempi aperti al mondo, accoglienza. Io ho degli amici, che hai conosciuto anche tu, e che ‘condividono’ per esempio la felicità di un figlio con gli altri amici, e alla fine con tutti. Il bambino è molto amato proprio perché è rispettato nella sua personalità, non è visto come un ‘prolungamento’ dei genitori, non una compensazione, un possesso”. CRISTIANO – “Questa è poi la fecondità… In ogni caso esistono molti modi per essere madri o padri. La fecondità non significa solo figli: è la consapevolezza di un ‘noi’ reale, l’ascolto reciproco e la decisione di una oblatività a due verso l’esterno, secondo le naturali inclinazioni armonizzate in uno stesso spartito… il che non significa creare sempre un’armonia, come succede anche nelle più belle pagine di musica! Scusa sai, questa metafora così… così…” (gesto vago; risate) DANIELA – “Metafora ‘così-così’. (risate) Scherzo. Silo afferma di credere nella natura se per essa s’intende il cambiamento, tendenza caratteristica dell’uomo fin dalla sua comparsa sulla Terra”. CRISTIANO – “Tutto è relativo. Panta rei diceva Eraclito: bisogna vedere in quale tempo tutto scorre. Alcuni movimenti sono così impercettibili che non li avvertiamo nemmeno… mah, sinceramente non penso che la natura sia solo cambiamento. Non so cosa penso su questo, in verità. Ma, nel senso che abbiamo inteso prima, sono d’accordo”. DANIELA – “Nell’accettazione della diversità dell’altro che poi è anche la diversità nostra. Oggi si parla tanto di questo, di chi è il diverso, cosa s’intende per diversità, e si pensa sempre a qualcosa fuori di noi, che non ci appartiene. Falso. Tu sai che quest’anno ho sottoposto ai miei alunni un questionario sulla diversità…” CRISTIANO – “Lo ricordo bene. In genere hanno dato ottime risposte. Molte parole denotavano la grande naturalezza e la grande gioia con cui alcuni vivevano uno degli aspetti più misteriosi che la vita ci offre: la diversità dagli altri. Logicamente non tutti sanno trarre una ricchezza da questo aspetto: pensa a quante volte la diversità (di età, sesso, cultura, idee ecc.) invece che attrarre divide, e rende nemici piuttosto che affratellare”.  DANIELA – “Ecco, io sono stata un po’ indecisa sul titolo del questionario. Ho sempre detto e ripetuto che “la” diversità, come ‘la’ donna, ‘lo’ straniero, sono categorie mitiche, quindi mi era venuto di intitolare Io e ‘le’ diversità. Poi, però, ho scelto proprio il singolare, contraddicendomi. In realtà a parer mio era proprio l’idea della diversità a spaventare, o almeno a turbare, quindi ho optato per Io e ‘la’ diversità”. CRISTIANO – “Che poi si pensa sempre a diversità molto evidenti, quando invece è relativamente semplice trovarle: già nella persona che mi sta al fianco, e che mi piace proprio perché diversa ma non incomprensibile, mi completa… Si inizia dalle cose più semplici… io, come sai, sono un tipo piuttosto elettrico eppure sono sempre stato con ragazzi d’un pigro, ma d’un pigro… (risate) so che è un esempio banale, ma credo che la diversità si veda in tante cose, va gestita e saputa gestire. Non bisogna far finta che

non esistano disuguaglianze, ma bisogna vedere quando queste diversità possano costruire un progetto comune, come dicevo prima”. DANIELA – “Per taluni la diversità per eccellenza è proprio l’omosessualità”. CRISTIANO – “Eh! Lo so. Anche per me lo è stato. Io nell’adolescenza non mi accettavo, più che altro questa diversità mi faceva temere di non essere accettato dagli altri. Erano gli anni in cui ero molto attivo in parrocchia, a Livorno, la città dove sono cresciuto. Ero immerso totalmente nella ‘dottrina’ cattolica, e poi io, ‘prima’, ero convinto che avrei avuto dei figli, una moglie: li desideravo. Ho cercato di resistere, ho anche sperato di… togliere il disturbo, anzi che Dio lo facesse per me… (pausa) In realtà di fronte a quella diversità il primo a erigere degli steccati sono stato proprio io: non accettavo nessuno mi si presentasse davanti. Tanto non mi vuole, pensavo. Ma sicuramente una cultura che mi avesse aiutato ad accogliere di più le differenze, anche di orientamento sessuale, mi avrebbe fatto vivere con minor sofferenza certe scoperte”. DANIELA – “Infatti… Confesso che sento un certo disagio a trattare quest’argomento con te, tu sei il mio amico e basta. Eppure io mi trovo costretta a soffermarmi su certe questioni, l’ho fatto anche coi miei articoli, per esempio ne ho scritti moltissimi sull’Islam, sulle donne… Al di là dell’interesse personale, mi rendo conto dell’attrazione-odio che in genere suscitano queste cose, e anche del fatto che alcuni concetti non sono scontati, c’è sempre questa percezione di trovarsi di fronte a un’umanità ‘a parte’…” CRISTIANO – “Ma per me non c’è nessun problema, figurati. Mi avrebbe dato più fastidio anni fa, quando ero meno sereno. Mi sembrava, ogni volta, di dovermi ‘giustificare’ col mondo. Ora no, accettandosi si ammettono con più facilità i propri errori e si è molto più disposti a rimediarvi, a crescere, e se c’è chi fraintende, pazienza. Una volta, come tutti penso, quando mi sentivo solo e abbandonato, vivevo quel che mi stava capitando come una frattura, un ‘tradimento’, anche da parte di Dio. Mi aveva ingannato per tanto tempo, ripetevo, facendomi illudere di essere un altro. A quell’epoca, era il 1990, scrissi una canzone, intitolata Il presagio, dove parlavo di paradiso che cadeva in un inferno, di un’idea strana, di mutismo e, poiché era dedicata alla mia ragazza d’allora, di nostalgia di una luce che non vedevo più… stavo proprio male! Ma in verità io sono rimasto la stessa persona, i valori in cui credevo in quel periodo sono gli stessi di oggi, ero cattolico e lo sono ancora, diciamo che questa condizione ha reso il mio rapporto con Dio meno banale…” DANIELA – “Senza dubbio ti ha aiutato, perché ti ha costretto, a trovare un’immagine di Chiesa più autentica di quella che siamo abituati a vedere in tv o sui giornali, penso alle visite che mi hai invitato a fare con te in alcuni eremi, e che forse in un’altra situazione non avresti (non avremmo) mai compiuto…” CRISTIANO – “No, forse io le avrei fatte lo stesso, ma il punto è un altro, è andarci con un’altra disposizione d’animo, c’è più volontà di capire… chi si sente nel ‘giusto’ di solito è anche più superficiale, ed evita magari di trovarsi a faccia a faccia con sé stesso”. DANIELA – “Si può dire che questa ricerca ‘personalizzata’ è stata un po’ coatta, paradossalmente l’unico modo per sentirti parte di una comunità?” CRISTIANO – “Eh certo, io non posso dire come sono quando mi presento in una parrocchia, dovrei mentire e non mi va… a me piacerebbe molto prestare un servizio lì dentro, ma a patto che si accetti la mia omosessualità come talento. In altri termini: mi trovo abbastanza a mio agio nella definizione di gay, è una realtà che vivo, ma per altri versi mi sento assolutamente fuori degli stereotipi legati all’essere gay. Sono un uomo, prima di tutto. Non penso che la mia condizione sia ideale, o, per dir così… granitica (sorriso), però io parto da quello che sono , questa è la mia verità. Quando poi sono stato sentimentalmente felice ho potuto scoprire altre cose di me, mettermi in discussione, magari anche un po’ cambiare: nel senso di andare in una direzione diversa da quella che avrei seguito da solo, però una direzione mia e comune.

Ho dei doni anche così, io ora sono questo, se mi si blocca in partenza come faccio…”  DANIELA – “Lo diceva proprio Enzo Bianchi: occorre amare gli altri ‘a monte’. Cioè, senza pretendere da loro una perfezione che poi nessuno possiede. Anche in Sebastiane Derek Jarman aveva dipinto questa figura di santo omosex, che raggiungeva la santità proprio attraverso la sua sensibilità particolare… Ed è questo che mi fa più rabbia, o più dispiacere, o entrambe le cose, che esistano persone escluse senza un motivo valido dal consesso umano, da gruppi più allargati dove meriterebbero di stare, come tutti, e poi si finisce col dire per esempio che i gay stanno bene solo coi gay…” CRISTIANO – “Io veramente non l’ho mai detto, anzi proprio il contrario…” DANIELA – “So che non l’hai detto tu. Altri però lo dicono. Anche altri omosessuali, intendo”. CRISTIANO – “È vero, ma è una fesseria al cubo. Le persone sensibili, intelligenti e che capiscono gli altri esistono ovunque”. DANIELA – “Comunque è quasi sempre quest’esclusione di principio che genera comportamenti difensivi”. CRISTIANO – “Come dicevo prima, il fatto di non potersi esprimere, di doversi nascondere, è il vero grande ostacolo, qualche volta anche pratico”. DANIELA – “Sì, per esempio nel caso della geniata di alcuni medici milanesi di vietare ai gay la donazione del sangue, mesi fa” [nel settembre 2005 il Policlinico di Milano rifiutò di prelevare il sangue a un donatore gay che, per protesta,  si appellò all’allora Ministro della Sanità, Storace, il quale a sua volta aprì un’inchiesta. Il comportamento dei medici  fu giudicato “anti-scientifico, razzista e scandaloso”, n.d.A.]. CRISTIANO – “Io dono il sangue da circa 17 anni, lo faccio perché credo sia una cosa bella (sorriso), in più tengo sotto controllo – e gratis – la mia salute: il che non guasta. Quando vidi scritto che le persone omosessuali non potevano donare il sangue con molta tranquillità parlai al mio medico della mia situazione: sono omosex e in coppia stabile (allora)… La risposta, intelligente, fu che potevo continuare a donare. Qualche mese più tardi, quando vennero avanti i decreti e regolamenti attuativi, passai comunque un perioso di astensione cautelativa. Poi cambiarono il questionario (per farti capire: da ‘hai avuto rapporti omosessuali’ una delle domande venne trasformata in ‘hai avuto rapporti a rischio’). Il medico mi disse che potevo nuovamente donare, senza incorrere o far incorrere in rischi nessuno (dottori compresi!). Parliamoci chiaro: dire sei omosessuale=hai più probabilità di contrarre il virus è una bugia. La promiscuità aumenta il rischio di contagi, tanto nel mondo etero quanto in quello gay, ma con una vita di coppia stabile e fedele non può succedere nulla di grave”.  DANIELA – “Ma è grave, invece, che dopo tanti anni si sia costretti ancora a fare questi discorsi”. CRISTIANO – “Vedi, Daniela, ho spesso riscontrato che, quando ci si relaziona singolarmente, si è più disposti a capire, è il clima che ci circonda che crea difficoltà”. DANIELA – “Infatti quando gli umanisti parlano di democrazia diretta intendono anche questo. Ed è un modo per scoprire i talenti degli altri, per usare una tua espressione. Il talento che io ho riscontrato nei gay è anche quello di far riscoprire il valore dell’amicizia, proprio fra i due sessi”. CRISTIANO – “Sono contento che tu la veda così, l’amicizia è un sentimento che qui in Occidente purtroppo si è un po’ eclissato, e invece per me è indispensabile. DANIELA – “Per quel che ho visto mi pare che in molti omosessuali ci sia una tensione religiosa autentica, talvolta una tendenza al misticismo. In ogni caso è qualcosa che andrebbe conosciuto e valorizzato. Oggi, invece, tutti credono di aver ragione… e la gente rimane disorientata. Tralasciamo un attimo i miei alunni. Coi quali, sì, ho un bel rapporto, ma con cui si deve comunque lavorare sodo perché, indipendentemente dalla buona volontà del singolo insegnante, è la scuola in quanto tale a non essere preparata, e a non preparare, all’accoglienza. E molti, che magari vorrebbero aprirsi, temono a farlo, quasi fosse una colpa! In genere è sufficiente recarsi in una scuola, in una qualsiasi scuola, per rendersi conto del sentimento di disprezzo e di paura che la maggior parte degli alunni (nella stragrande maggioranza, di sesso maschile) nutre nei confronti di compagni gay, o presunti tali. E non parlo dei soliti teppistelli, ma di ragazzi educati, tranquilli, anche sensibili verso altri temi sociali. Ragazzi ‘normali’, insomma. Con professori altrettanto ‘normali’ che, vuoi per convenienza, vuoi per evitare sospetti sul loro conto, vuoi per disinteresse, vuoi perché – in fondo – condividono quello stesso disprezzo e quella stessa ostilità, si guardano bene dal redarguire gli studenti; non di rado può succedere che uniscano una risata complice a quegli insulti. Perché stupirsene? Ridere dei gay, infatti, è ‘normale’. Io li capisco, quei ragazzi… in certo modo sono, come ognuno di noi, ‘vittime della normalità’. Avrai sentito di quel commerciante leccese che, all’inizio dell’anno, ha esposto sulla vetrina del suo negozio un cartello, con la scritta ‘Divieto di accesso ai gay’. Nemmeno ‘ingresso’, no, ‘accesso’. E si è pure fatto fotografare dietro questo cartello, ne andava proprio fiero! Dimmi, poi, da cosa avrebbe riconosciuto se uno era gay o no? Ce l’ha forse scritto in fronte?” CRISTIANO – “Forse immagina che i gay vadano in giro ancheggiando con tre chili di mascara sugli occhi e abbigliati come Wanda Osiris…” DANIELA – “Probabilmente sì. Sai, i nazisti, e prima di loro gli inventori dei ghetti, obbligavano gli ebrei a portare un segno di riconoscimento perché, altrimenti, questi ultimi si sarebbero confusi con la gente ‘perbene’, vale a dire ‘normale’. Nemmeno si rendevano conto che questo atto, nella sua odiosità, smentiva tutta una serie di catastrofiche balle pseudo-scientifiche sulle razze inferiori che, sempre a sentir loro, si sarebbero riconosciute dai tratti somatici. Invece non era così, tanto che erano stati costretti a inventarsi quella dannata stella gialla… Mi ha molto impressionata il fatto che i ragazzi della Rosa bianca, di cui proprio tu mi hai fatto conoscere la vicenda, si fossero opposti a quell’individuo in nome della bellezza, della cultura, che essi vedevano riassunte in Dio…” CRISTIANO – “
La Rosa bianca è un film stupendo, commovente, alla fine resti così, senza parole, resta il silenzio perché non puoi esprimere null’altro. Davanti alla nobiltà d’animo, all’umanità pura di questa ragazza, Sophie Scholl – il film narra essenzialmente la sua storia mentre il gruppo era formato da altri ragazzi e un professore – non si può che tacere”. DANIELA – “Io li ho scoperti grazie alla mostra fotografica organizzata da un circolo culturale di Bresso. Sophie Scholl si sorprendeva del miracolo della natura, e rifletteva che solo l’uomo può essere brutto, perché ‘col libero arbitrio può separarsi da questo canto di lode’. Non si poteva essere più chiari di così. Si può anche rinunciare alla propria umanità, quando non si vuole pensare. Non pensare fa molto comodo. Non è un caso che i nazisti abbiano fatto decapitare questi ragazzi: volevano privarli della loro ‘testa’, cioè della loro intelligenza, e della loro bellezza, perché erano anche attraenti… CRISTIANO – “Sì, la bellezza, questo tipo di bellezza che non è volgare, fa paura, è chiaro…” DANIELA – “Di fronte a questa ‘normalità’, a questa – vorrei dire – eugenetica della coscienza, ravvivata dai fondamentalismi vecchi e nuovi, il punto di partenza consiste non tanto nel condividere o no certe rivendicazioni; ché quello sarebbe già un passo da gigante; no, noi ci troviamo ancora a dover discutere se alcuni esseri umani siano più (o meno)… degni di altri. E tutto ciò ci sembra ‘normale’!” CRISTIANO – “È vero, ma, se ci pensi bene, in questa società si fanno passare per ‘normali’ molte cose che non lo sono affatto: è normale vietare l’accesso ai gay, ma è anche normale portare la pace attraverso la guerra, è normale evadere il fisco, è normale non trovare un lavoro fisso, o comunque decente. E anch’io che, come sai, sono un ingegnere, non posso più stare sicuro al cento per cento del mio posto… È normale tutto ciò. È anche normale ‘piazzare’ gli anziani e i malati da qualche parte, quando diventano un peso. Mica è sempre colpa delle famiglie, delle volte sono proprio i ritmi che vengono loro imposti a obbligarle quasi a fare certe scelte. Io lo vedo adesso con mia nonna, lei è fortunata perché ha una famiglia, che poi è la mia, dei miei genitori, che le è molto legata, ed è stata in casa fino all’ultimo, non l’abbandoneremmo mai in un ospizio. Il problema vero…” DANIELA – “Il problema vero è che, di là dalla buona volontà dei singoli, si dovrebbe poter contare su un’assistenza pubblica, non solo strettamente medica ma personale”. CRISTIANO – “A me è accaduto quando facevo volontariato in un orfanotrofio, sono strutture… cioè, questi bambini per esempio mangiano molto più in fretta rispetto agli altri, a quelli cresciuti con i genitori, perché sanno che non c’è tempo per loro, devono sbrigarsi… mentre il mangiare insieme, e ancor più il nutrirsi quando si è lattanti, è un momento di grande scambio, di grande intimità… già si trasmettono dei messaggi in quell’istante. Per tornare al rapporto col singolo, alla relazione personale, non mi sembra si stia andando in questa direzione. E ciò si riflette in tutto, non c’è la volontà di fermarsi un attimo a capire, ad ascoltare, poi ognuno può tenersi le sue idee per carità, però…” DANIELA – “Riprendendo il filo del discorso: per quanto mi riguarda, mi rendo conto delle preoccupazioni della Chiesa. Esiste anche la difficoltà a farsi comprendere, a tutti i livelli avverto questo svuotamento, questa mutazione, oserei dire genetica, dei registri espressivi… e l’atteggiamento ostile peggiora le cose. Secondo me manca la tenerezza verso gli omosessuali. L’ho trovata in un solo documento, dei vescovi americani [intitolato Pur sempre nostri figli, Paoline 1998], era molto rispettoso pur non discostandosi dalla dottrina tradizionale… ma manca l’amicizia, la visione ‘orizzontale’ di cui parlavo all’inizio.  Anche perché queste strutture sono esclusivamente maschili, gerarchiche. Si scagliano contro il ‘relativismo’, e dimenticano che qualsiasi realtà umana, anche la più bella, è relativa, ha bisogno dell’altro…” CRISTIANO – “È chiaro che risulta difficile quando una cultura o un’istituzione è dichiaratamente maschilista (quindi se soggioga le donne e condanna i gay)”. DANIELA – “Qualunque raggruppamento unisessuale fa danni, specie se maschile (risate). I problemi di alcune parti del mondo islamico, la loro intolleranza e la loro sessuofobia, sono dati proprio dalla segregazione delle donne…” CRISTIANO – “Certamente per cittadini stranieri che vengono in Europa, pur nei limiti del rispetto delle reciproche culture, si dovrebbe tendere a un’integrazione di modelli e di valori, in modo che dal reciproco contatto e scambio ci si possa arricchire entrambi. Anche se poi occorre fare delle distinzioni, a me è capitato di vivere tempo fa in Africa, presso i Tuareg, è stata un’esperienza molto bella, i Tuareg sono molto paritari… Non tutto l’Islam è un blocco monolitico, se pensiamo che è diffuso in gran parte dell’Africa e l’Africa è un vero coacervo di culture, etnie, tradizioni diverse… come si fa a parlare di “mondo islamico”? Persino la lingua parlata è diversa, i Tuareg non sono nemmeno arabi… DANIELA – “Un esempio di ‘commistione’ hai potuto vederlo anche l’estate scorsa, al nostro campeggio di Maratea, eravamo milleduecento persone di ogni tipo…” (risate) CRISTIANO – “Già, sarà che ero arrivato proprio nel bel mezzo dell’estate, ma la prima immagine che ho ‘memorizzato’ è stata quella di un accampamento semi-selvaggio e costipato: aiuto, dov’è lo spazio vitale? (risate) Però quel ‘caos’ mi piaceva molto. Ho avuto l’impressione di un magma in cui si trova un po’ di tutto (come età, esperienze di vita, ecc.) e, soprattutto, disponibilità a relazionarsi. Ho molto apprezzato la dimensione di ricerca di questo gruppo, che viene portata avanti in moltissimi campi: dalle arti figurative ed  espressive,  alla conoscenza del passato, dei termini, all’indagine sulla sessualità ecc. Mi ha un po’ ricordato l’esperienza che abbiamo vissuto insieme presso i valdesi, ad Agape, nell’ormai lontano 1996… DANIELA – “Sì, qualche legame esiste. Del resto anche a Maratea c’erano delle ragazze valdesi, accanto ad altre persone cattoliche o musulmane o (ed era la maggior parte, penso) di nessuna fede che non fosse quella nell’essere umano, e andava bene così”. CRISTIANO – “Proprio sulla dimensione di ricerca mi aggancio all’esperienza fatta coi valdesi: così come sono stato contento di conoscere una realtà ecclesiale che si poneva in un atteggiamento di  accoglienza ed attenzione nei confronti di tutti, nel mio caso del mondo omosessuale, allo stesso modo ho apprezzato questo sforzo presso gli umanisti, al di là ma rispettando le sensibilità di ognuno; così, ospitare nella propria struttura un campo (aperto a chiunque ma) indirizzato in primo luogo alle persone omosessuali  è un grande segno di accoglienza. Ho trovato individui che amano esplorare ed esplorarsi, senza mai perdere di vista il riferimento primario che è, per gli umanisti, l’essere umano, e per i valdesi Gesù (e
la Bibbia, che d’altronde appartengono anch’essi all’esperienza umana, a pieno titolo) ma con una scioltezza ed una franchezza che è difficile da ritrovare, che so, nella Chiesa cattolica comunemente sperimentata”. DANIELA – “Parlavo di conoscere e comprendere, che poi è stato un nostro slogan di qualche anno fa. Per conoscere e comprendere occorre confrontarsi a vicenda, discutere, anche litigare, ma con franchezza, senza temere le reciproche nudità e consapevoli che, una volta sollevato un problema, ne sorgono mille altri assai più complicati. Significa accettare la sfida, col discernimento che viene dall’umiltà. Mi sembra pertanto indispensabile partire dalla comune constatazione che tutti sono esseri umani, in egual misura; e proprio perché tali, sono tutti, chi più chi meno, imperfetti. Personalmente amo le contaminazioni, non il superficiale sincretismo, quindi ritengo giusto esistano momenti aggregativi molto intimi e anche esclusivi, perché ogni tanto è necessario ritrovarsi, stare insieme, riflettere su ciò che si è e sul cammino compiuto. Quindi bene le femministe, bene i gay, bene… gli scout, ma poi bisogna osare di più, aprirsi a un mondo che comunque è di tutti. Infatti io auspicavo un incontro degli omosessuali, anzi degli omosessuali credenti, col Papa…” CRISTIANO – “Eh?” DANIELA – “Ti sembra assurdo?” CRISTIANO – “No che non mi sembra assurdo. Mi sembra irrealizzabile, che è un po’ diverso (risate). Ma tu mi conosci, sono un tipo ottimista. Un giorno magari capiterà”. DANIELA – “Nel settembre scorso Benedetto XVI ha concesso un’udienza a Oriana Fallaci, la cui ideologia fortemente anti-islamica e anti-democratica è nota a tutti. Sembra che il Pontefice abbia discusso con lei delle radici europee e della necessità di difendere la pace. Lui scrive libri perfino con Pera! Se, pertanto, Ratzinger non ha ritenuto né vergognoso, né anti-cristiano trattare di Europa e di pace con  persone che chiedono esplicitamente all’Occidente di armarsi contro l’Islam – Fallaci ha tuonato persino contro gli insegnamenti della Chiesa e di Giovanni Paolo II, soprattutto riguardo all’ecumenismo – , a maggior ragione il Pontefice potrebbe essere ansioso di conoscere da vicino, e non per sentito dire, la testimonianza degli omosessuali credenti… e non solo, diciamo, sempre per usare un lessico biblico, gli omosessuali ‘di buona volontà’”. CRISTIANO – “Però c’era il problema della malattia della Fallaci”. DANIELA – “Questo non c’entra nulla. Hanno parlato di Europa , di pace ecc. I gay, di cui
la Chiesa si occupa così tanto, avrebbero anch’essi qualcosa da dire in proposito”
. CRISTIANO – “Credo nelle lotte che riguardano i diritti civili, delle persone e via discorrendo…” DANIELA – “No, no, io parlo proprio di temi specifici. In primo luogo, sono anch’essi cittadini/e del mondo e nella vita sono impegnati in vari settori, dal lavoro, alla salute, alla famiglia, talora ai figli… come tutti. E che diamine, hanno dato molto di più in tutti i campi, solo a scuola si studiano un sacco di autori omosessuali (magari senza dire che lo sono) che hanno fornito lezioni di umanità veramente profonde. Mica bella ‘st’immagine degli omosessuali tutti modaioli, o provocatori, o strani… tu per esempio ti vesti malissimo…” (risate) CRISTIANO – “Questione di gusti”. (risate) DANIELA – “I tuoi, nella fattispecie, non sono dei migliori. Forse è meglio quando ti vesti da vamp…” (risate) CRISTIANO – “L’ho fatto solo a Carnevale, Danie’…” (risate) DANIELA – “Non è un’accusa, facevi la tua figura. (sorriso) Chiaro che gli omosessuali (e le omosessuali,  si parla e si pensa sempre e solo ai maschi, invece…) sono più consapevoli degli altri che il sessismo di cui sono impregnate più o meno tutte le società è la causa prima di un mondo prevaricatore, violento, egoista e, di conseguenza, bellicoso. Potrebbero fornire un contributo originale nella ricerca di quei valori comuni che oggi tutti, in prima fila gli ‘atei devoti’, sostengono di voler cercare con i credenti. Senza dimenticare che la vicinanza con altre categorie di emarginati e/o di esclusi, non ultimi gli extracomunitari, ha reso molti gay più attenti non solo alle povertà vecchie e nuove, ma anche alla loro sensibilità; non a caso Proust li definiva ‘colonia orientale’. Al tempo stesso, le battaglie per i diritti civili collocano senz’altro gli omosessuali credenti nella storia europea; sarebbe stato interessante un confronto di Benedetto XVI con loro, e non soltanto con Fallaci e Pera, su un’Europa non esclusivamente libertaria e relativista, e che, comunque, non è necessariamente l’Europa sognata da tutti gli omosessuali senza distinzione; e forse si scoprirebbe che non tutti questi gruppi intendono ‘cambiare la religione’… CRISTIANO – “Forse si temeva l’impatto mediatico di quest’iniziativa”. DANIELA – “Ma per carità… Forse che Benedetto ha incontrato il capo dei lefebvriani per rinnegare di fatto il Concilio Vaticano II? O ha accolto Fallaci perché d’accordo con la sua demonizzazione dell’Islam? E cosa dire di Marcello Pera, il ‘teo-cojon’ per eccellenza? Forse il Papa condivide il suo allarme per il ‘pericolo meticcio’? Se il Pontefice non si scandalizza, né scandalizza, a trattare con simili individui, perché mai dovrebbe indignare un’udienza breve e privata con un gruppetto di pii omosex?” CRISTIANO – “Già”. DANIELA – “Naturalmente serve un reciproco confronto. So che alle minoranze oppresse non sempre si può chiedere di essere… tranquille. Ma non si può nascondere… io ho avvertito del disagio da parte di non pochi gay per l’immagine che di loro viene fornita non solo da chi li odia, ma anche da certuni che si ergono a loro rappresentanti, e che non di rado sono i più visibili, per esempio sui mass-media.  CRISTIANO – “Dipende da cosa s’intende per movimento: se si sottolinea l’aspetto di accettazione da parte della società civile, promozione di un atteggiamento anti-discriminatorio dico che sono d’accordo, con le mascherate no. Ma questo è noto. In alcuni casi, davanti ad alcuni eccessi, ti viene da pensare proprio al tema dell’educazione, noi, intendo noi gay, siamo stati costretti ad auto-educarci, e delle volte… Io non condivido sicuramente l’atteggiamento lassista diffuso presso alcuni gay. Mi viene in mente la lettera scritta qualche tempo fa da certo Geronimo Gentile, dove si parlava di vivere eticamente la propria condizione. Il cristiano, scriveva lui, non può accettare il consumismo erotico, neanche nella forma più blanda del sesso come strumento di conoscenza reciproca, ancor meno può difendere l’indifferenza per i comportamenti erotici indiscriminati ed estremi (e non nominiamoli che è meglio…). Questo diceva”. DANIELA – “Ma non bisogna temere le parole. A me sembra indice di grande maturità e onestà riconoscere che a rafforzare gli stereotipi contribuiscono talvolta certe ‘maschere’ pubbliche, e non parlo tanto della gente di spettacolo, quella fa meno danni, mi riferisco a personaggi o a gruppi all’apparenza rispettabili…” CRISTIANO – “… lo so…” DANIELA – “…ma dai fini tutt’altro che chiari, ai quali anzi bisogna opporsi. Fatelo voi (in questo caso devo usare il pronome, sennò non rendo l’idea) o ci penseranno altri. Geronimo parlava di cristiani; io, ripeto, parlerei di persone e basta, perché poi… Io mi ricordo di gente che protestava, dicendo di non voler accettare imposizioni da parte della maggioranza, la maggioranza… normativa. E si sa come sono le maggioranze: perseguitano, si nascondono dietro paraventi di rispettabilità e poi fanno peggio di altri. Se penso a quei parlamentari pluri-divorziati che si spacciano come difensori della famiglia, mi viene male… (risate) ma d’altronde non si può dar credito nemmeno a chi fino al giorno prima s’è fatto promotore di quella cultura del consumismo di cui parlavamo, e che ora mira a ottenere agevolazioni per fare i propri comodi. Questo è molto diverso da chi porta avanti un discorso di dignità, di talento come dicevi tu. Chiaro, le imposizioni lasciano il tempo che trovano. Per riallacciarsi al tuo discorso sulla fedeltà: se le cosiddette regole morali sono vissute come sacrificio, sono destinate a essere disattese. Evangelicamente parlando, sarebbero
la Legge. Comunque non si può negare l’esigenza profonda dell’essere umano, il suo tratto essenziale e irrinunciabile. Amare, essere amati, condurre una vita serena, è una necessità per ognuno di noi, anche se non sempre si manifesta nello stesso modo. Io la vedo così”
. CRISTIANO –  “In fondo, è questa la vera normalità…” DANIELA – “…che spesso,  però, viene confusa con la banalità. E se si ama si rispetta ecc., come dicevamo all’inizio, e non si può, col pretesto che si è stati oppressi, difendere tutto e scusarsi sempre. Il povero, dice padre Zanotelli, non è buono perché è povero, ma perché è debole, ecc. Penso che anche a voler infrangere ogni regola ci voglia una buona dose di coraggio: non nascono dei Jean Genet tutti i giorni! E questi trasgressori, più o meno camuffati da persone perbene, omosex o etero che siano, non sono nemmeno dei veri ribelli, amano semplicemente la comodità. Spesso dimentichiamo che acquisire diritti comporta anche, automaticamente, assumersi dei doveri, verso sé stessi e verso gli altri”. CRISTIANO – “Sì, esistono molti modi per costruire ponti senza rinunciare alle proprie intime convinzioni”.  DANIELA – “Per rimanere nella metafora, fabbricare ponti è anche meno faticoso che erigere barriere. L’impressione è che si preferiscano queste ultime, da parte un po’ di tutti, forse perché i ponti, essendo orizzontali, costringono a guardarsi negli occhi, mentre la verticalità delle barriere ci dà l’illusione di dominare il mondo e i suoi abitanti. In realtà, stando così lontani, siamo solo più piccoli. Solo quando ci sentiamo piccoli, inutili e deboli che diventiamo grandi, utili e forti”. CRISTIANO – “A questo proposito mi viene in mente una canzone di Peter Gabriel dove si descrive l’amore, la ricerca, l’unità, ma c’è un punto (secondo me straordinario) in cui Gabriel riesce a farti avvertire l’energia, la vulnerabilità e la sacralità che si avvertono in quei momenti”. DANIELA – “Quale canzone?” CRISTIANO – “Blood of Heaven. Quando dice: ‘…Alla mia richiesta, mi prendi in te/
In quella tenerezza, sto galleggiando via/Nessuna certezza, niente su cui contare/ è il momento di dimenticarsi, un momento di beatitudine. Nell’anima di Eden si trovano la donna e l’uomo,  l’uomo nella donna e la donna nell’uomo’
. Magnifico!”.

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LE PROTESTE CONTRO LE VIGNETTE SONO DA CONSIDERARSI COME IL PRIMO PASSO NELLO SCONTRO DI civiltà? LA MIA ZEROFOLLIA. MARIANGELA TRAVAGLIATI INTERVISTA DANIELA TUSCANO (PERLA ROSSA)


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