AMICIZIA E’… IMPEGNO – Daniela Tuscano e Donatella Camatta (parte II)

8 maggio 2006 at 14:39

(segue dalla pag. precedente)

 

DANIELA – Se ti capita leggi la risposta di mons. Valentinetti, di Pax Christi, all’untuoso opuscolo di Bondi [che esortava i parroci a votare Forza Italia, n.d.r.]: ti renderai conto di quanti sacerdoti, religiosi, semplici credenti provano malessere per questi teo-cojons

 

DONATELLA – Teo… che?

 

DANIELA – Teo-cojons. Ti piace?

 

DONATELLA – Bel neologismo, complimenti… (risate)

 

DANIELA – Ecco, sono stufi di questi teo-cojons e frastornati per il silenzio-assenso delle gerarchie. A mano a mano che le elezioni si avvicinano e il risultato per la destra si fa incerto, esse come loro abitudine cominciano a prendere le distanze… anche se io temo… ma vabbè… Ad ogni modo Papa, Ruini & Co. in segreto continuano a tifare Berlusconi. Ho conservato ancora un’intervista del “Corriere” al cardinale, subito dopo l’elezione di Ratzinger; naturalmente Sua Eminenza non si schierava in modo esplicito, ciò nondimeno si struggeva in sperticati elogi circa la “rinascita spirituale”, secondo lui, dell’America di Bush, arrivando a individuare “un fondo di verità tra Ratzinger e il neo-conservatorismo Usa”. E “fondo di verità”, in linguaggio ecclesiale, significa comunanza d’intenti. Questo lo credo anch’io. Credo cioè che davvero Bush e il Papa siano animati dalla stessa… sensibilità. Solo che per me è un male, per lui una benedizione. Nel conservatorismo teocratico di Bush egli scorge nientemeno che “un afflato cristiano del quale non si può non tenere conto, e che punta a testimoniare e proporre la fede in Cristo e proporre la visione cristiana dell’uomo”. Dunque, per Ruini, Bush avrebbe una “visione cristiana dell’uomo”! Il fatto è che i veri problemi per la Chiesa ratzingeriana non sono né la guerra, né il terrorismo, né lo sfruttamento dei Paesi poveri ecc., ma l’aborto, i Pacs, gli omosessuali… Bush è duramente contrario a tutte queste cose e ciò basta e avanza per considerarlo un sant’uomo. Non è la prima volta che sbagliano. Ma questi signori se la cavano sempre.

 

DONATELLA – Per forza!

 

DANIELA – Tra le “voci dal sottosuolo” mi ha molto colpito quella di una signora, che da un sito si sfogava così: “Sono sposata da 45 anni con lo stesso uomo. Sono nipote di un sacerdote. Sono veramente frastornata dal dilagare di questa falsa cristianità”. Devo aggiungere altro?

 

DONATELLA – No, non credo. Si ha tutto l’interesse a non mostrarlo. E ci confinano nel silenzio delle nostre case. Questo isolamento totale, questo “bozzolo” in cui ci si rinchiude. Il deserto nella città e della città, come io lo chiamo. Non so se hai mai fatto questo esperimento: mezz’ora di telegiornale da sola, in casa. E’ un lasso di tempo sufficiente per una massiccia “lezione” di xenofobia, ultra-liberismo, terrorismo… e terrorista non è solo quello che ammazza in senso proprio.

 

DANIELA – Si tende da un lato a dividere, dall’altro a nascondere, dall’altro ancora a temere. Poi, fatalmente, i possibili incontri si trasformano in duelli sanguinosi…

 

DONATELLA – Qualche esempio. Noi andiamo a Roma per un obiettivo, troviamo altre persone e scambiamo le esperienze. Non è la stessa cosa che leggerlo in una mail. E parlo di una relazione meno impersonale di una notizia su un quotidiano. Quell’incontro, dunque, mi serve per guardare in faccia la realtà, e anche per sfatare certi miti. Ti racconto un episodio. Nel nostro gruppo c’era un ragazzo boliviano. Un cavaliere, un po’ all’antica… come tutti i sudamericani, gentili, affabili, protettivi con le donne. E’ stato l’unico della brigata cui fosse venuta l’idea di portare dei biscotti , “per addolcire la giornata” spiegò (sorriso). E non si limitò a offrirli a noi, ma li distribuì a tutti quelli che stavano intorno. Ce n’erano molti dei centri sociali. Mi ha impressionato il disappunto di un tale tutto borchiato e col piercing al naso il quale, benché fosse così conciato, sembrava infastidito dal mio amico! E tu dovresti essere quello “aperto”, che combatte il razzismo…? Perché poi questa gente è identificata coi no-global, e in generale col movimento per la pace, e rovinano tutto il nostro lavoro, com’è accaduto di recente a Milano [nella prima metà di marzo corso Buenos Aires visse una giornata di guerriglia urbana: nuclei di autonomi (o presunti tali) attaccarono la manifestazione della Fiamma Tricolore, movimento neo-fascista e anti-semita, e ne approfittarono anche per assaltare alcuni banchini di Alleanza nazionale. I danni maggiori li subirono però i commercianti, i cui negozi furono messi a sacco. Contro questi atti vandalici, strumentalizzati dalla destra di governo, si levò una fortissima indignazione popolare, n.d.r.]. 

 

DANIELA – Però nessuno ricorda che i primi a provocare sono stati i neo-fascisti, e che la loro manifestazione fosse stata autorizzata è un’aggravante. Le idee della Fiamma Tricolore sono note a tutti. Perché permettergli di proclamarle? L’apologia di fascismo e razzismo non sono forse vietate dalla legge italiana?

Quella loro manifestazione era stata addirittura programmata per il 27 gennaio, Giorno della Memoria. L’avevano fatto apposta, per irridere la Shoah. Anche il luogo, piazzale Loreto, non era scelto a caso.

 

DONATELLA – Su questo siamo perfettamente d’accordo. Non sto demonizzando i centri sociali e giustificando i fascisti, per carità. Fra l’altro non mi pare proprio che il Leoncavallo [il più antico e discusso centro sociale milanese, n.d.r.] fosse presente quel giorno…

 

DANIELA – Non c’era, infatti. Erano a Roma, alla manifestazione dell’Anpi. La storia del Leo, l’ho seguita da vicino…

 

DONATELLA – E’ quello che dico, figurati se posso disapprovare i momenti aggregativi dei giovani, io che ci lavoro. Ma la domanda che mi pongo, e ti pongo, è questa: i vandali sfascia-vetrine erano forse dei democratici? Il popolo della pace? Gli anti-razzisti? No, si tratta solo di balordi. In realtà, a questi, della destra e della sinistra non gliene frega niente. Cercano lo scontro fine a sé stesso. E in questo clima avvelenato, dove le istituzioni hanno dimostrato chiaramente di non essere imparziali, bisogna stare attenti.

 

DANIELA – Certo, violenza e assuefazione sono egualmente distruttive. Solo frequentando le persone da vicino, senza preconcetti ma senza ingenuità, ci si rende conto delle loro reali intenzioni.

 

DONATELLA – E in questo noi donne siamo insuperabili. Miriamo al concreto. Questo sistema è malato anche perché declinato solo al maschile. Mi verrebbe da dire che la politica e il sociale sono femmina, altro che balle… (risate) Me ne sono resa conto mentre mi occupavo di un tasto dolente per Milano, i trasporti. Troppi ritardi, mancanza d’informazioni, vetture vecchie e mal tenute… disagi ancor più duri per gli anziani. Abbiamo costituito un Comitato, che comprendeva un gruppo di studio con avvocati e professionisti del settore. Si sono unite persone di diversi orientamenti politici. Se si dimostra un minimo di pazienza e ascolto, nessuna persona ragionevole può cacciarti via… E allora può anche succedere, come è successo, che qualcuno si accorga che la vita non è solo slogan, violenza e reality-show.

 

DANIELA – E per questo, riallacciandomi all’”esperimento” di cui parlavi prima (sorriso sarcastico), ti dirò: a un certo punto, come tutti, ho provato un impellente desiderio di riposo, di serenità, di bellezza, quasi una sorta di “climax dei sentimenti”, come volessi uscire da un’indistinta barbarie. Una mezz’ora di telegiornali ti fa ripercorrere le tappe evolutive dell’umanità (risate), senza però farti pervenire a un risultato accettabile. Al termine, insomma, non troviamo il cosiddetto “homo sapiens”; non troviamo nessun termine, in verità. Al naturale rigetto verso una visione del mondo totalmente negativa i grandi media rispondono con un anodino contro la noia. Non ne puoi più dei barbari che ti fanno saltare in aria, degli svaligiatori albanesi, dei drogati che infestano le tue tranquille contrade? Noi facciamo quello che possiamo, ti diamo anche la licenza di uccidere [allusione alla modifica dell’articolo 52 del Codice penale, fortemente voluta dalla Lega Nord e attuata nel gennaio 2006. Secondo tale modifica, nell’ipotesi di violazione di domicilio non sarà più punibile colui che spara contro il malvivente, o lo colpisce con un coltello, per difendere la propria incolumità o quella di altri. E non sarà più punibile nemmeno se gli spara per difendere i propri o altrui beni. Tutto ciò a due condizioni: che vi sia “pericolo d’aggressione” e che non vi sia “desistenza” da parte dell’intruso, n.d.r.], come nel Far West. Magari la si spaccia come ostentazione di forza, mentre è l’ammissione della debolezza estrema dello Stato, che non sa difendersi da sé; ma d’altronde è stata promulgata da un partito che quello Stato vuol distruggere in nome di un localismo da condominio. Però è chiaro… non si possono fare i pistoleri tutta la vita. E allora accomodati nel mondo dorato e allegro dei reality, benvenuto nella casa protetta dove si viene pagati per non far nulla, divertiti (nel senso proprio del termine: “volgiti altrove”) a spiare le avventure sessuali del cantante in disarmo. Oh! Lo sappiamo, vorresti tanto averle anche tu, ma si sa che non si può uscire, le strade sono pericolose e invivibili, non uscendo non si fanno incontri, e poi chi vorresti incontrare visto che sono tutti pericolosi. Olé, sei bell’e rimbecillito. Possiamo manipolarti come ci garba.

 

DONATELLA – Lo scopo è di farci annegare in un gorgo d’insipienza, paura, prepotenza e vacuità.  Per questo parlavo di “organizzare la gioia”. Il desiderio di serenità ecc. è qualcosa di terribilmente serio. Anche il riposo, che è sacrosanto, dev’essere “di qualità”. Ma il punto è che per lasciarsi andare, per tornare bambini, in altri termini, bisogna avere consapevolezza. Occorre aver vissuto l’”adultità” per riscoprire la fanciullezza. 

DANIELA – Nel Vangelo si dice: “Torna come un bambino”, non “torna bambino”. 

DONATELLA – “Come” bambini, vale a dire con un atteggiamento di fiducia nell’altro, ma d’altronde furbi come volpi, nel senso di comprendere, e decodificare, i messaggi che ti giungono. Altrimenti il “bambino” somiglia un po’ troppo a quell’anonimo scolaro di dodici anni, nemmeno troppo intelligente, che beve con occhio spento qualsiasi frottola e che certi piazzisti della politica vorrebbero farci diventare.

(19 marzo 2006 – fine) 

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