AMICIZIA E’… IMPEGNO – Daniela Tuscano e Donatella Camatta (parte I)

8 maggio 2006 at 15:17

(Milano. Donatella arriva un po’ in ritardo all’appuntamento al Centro umanista “Color Porpora”. È appena uscita dal lavoro ed è reduce dalla marcia per la pace che svoltasi  a Roma il 18 marzo scorso. Trafelata, in costante attività, trasmette un entusiasmo quasi “carnale”. È bello incontrarla.) 

DANIELA – Pensavo che stavolta ci avresti rinunciato… 

DONATELLA – A cosa?  DANIELA – A Roma! DONATELLA – No, impossibile. Era importante andarci, anzi necessario. DANIELA – Perché necessario?  DONATELLA – Perché dobbiamo anche vederci, ogni tanto. Voglio dire, noi, il popolo della pace. Non mi piace molto il termine “pacifisti”.  DANIELA – Neanche a me. DONATELLA – E poi, naturalmente, si ha voglia anche di incontrare altri umanisti, che operano in città diverse. Noi siamo partiti da Milano in cinquanta. La manifestazione è stata grandiosa. Peccato che il giorno dopo ci fosse lo sciopero dei giornali. Guarda un po’, gli unici che non hanno aderito erano quelli di destra, e secondo te di cosa hanno parlato? (sorriso ironico) DANIELA – Di “lui” [Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio dal 2001 all’aprile 2006]?  DONATELLA – Risposta esatta. Quindi, la manifestazione non c’è stata. Noi siamo spariti. Puff! (risate)  DANIELA – Ma farlo, serve ancora? DONATELLA – Serve eccome. Lo fai perché lo senti. È stata, comunque, un successo. Sai cosa mi dà fastidio? Che la pace abbia una bandiera. Non fraintendermi, noi umanisti abbiamo una collocazione precisa, e quella collocazione non è certo a destra… DANIELA – Beh, non avevo dubbi… (risate)  DONATELLA – Sì, però… valori come la pace non hanno – non dovrebbero avere – colore politico. Per questo mi hanno disturbato le tante bandiere dei partiti. Era come se ci si volesse appropriare di una manifestazione aperta a tutti. Una spia di questa “partitizzazione” della pace era anche l’assenza di giovani che non appartenessero ai centri sociali…  DANIELA – Non sono venuti? DONATELLA – Tu sai che i più attivi siamo noi, i 40-50enni. Ma un motivo c’è. Il senso di sconfitta che pervade un po’ questa gioventù. Il crimine più grande che si sia potuto perpetrare ai loro danni, è privarli della capacità di sognare. Confondere il sogno con l’illusione è la vera colpa di questa società. Non si parte nemmeno, perché ci si sente già sconfitti, perché manca la curiosità, forse. La cosa più importante è la curiosità. DANIELA – Si parla di pigrizia mentale, ed è vero. Però è vero anche il contrario, si vorrebbe uscire da una determinata situazione e non si sa come fare.

DONATELLA – Manca la comunicazione. I giovani presenti, ho notato, si ritrovavano anche per sfogarsi e per scambiare quattro chiacchiere. Non che sia un peccato, anzi, ma è la dimostrazione del profondo senso di solitudine, di accerchiamento quasi, che molti hanno dentro. Si dice: bisogna pensare ai problemi pratici, il resto viene dopo. No, il resto viene prima. I problemi pratici, e nessuno come me li conosce, si possono risolvere solo con una visione d’insieme, e con l’insieme – persone reali, concrete – del mondo che ci circonda. La praticità non è rinchiudersi nell’egoismo e pensare che gli altri sono nemici da cui guardarsi, ma vivere e viversi ogni giorno, stimolando le responsabilità e l’auto-stima. E poi si organizza anche la gioia…  DANIELA – Organizzare la gioia? In che senso, Donatella? DONATELLA – Vedi, queste manifestazioni da un po’ di tempo hanno perso quel carattere “ieratico” e un po’ cupo che le contraddistingueva. Ricorderai le nostre lunghe “passeggiate” per Milano poco prima dello scoppio della guerra… DANIELA – Le ricordo e sono magnifiche. Fra l’altro, in quei momenti ne approfittavo per guardarmi un po’ intorno, per osservare Milano “da turista”. È strano, ma da manifestante vivevo una sorta di sdoppiamento: da un lato ero in mezzo a un gruppo, facevo la mia parte, mettevo la mia energia e il mio impegno, dall’altro mi ponevo nei panni della gente che mi osservava, e vedevo questi enormi palazzi, questo cielo spesso cupo, ma ancora “così bello quando è bello”, che mi sovrastavano e sembravano, anch’essi, contemplarmi dalla loro diseredata austerità. E mi stupivo di scoprire le volute liberty di un cancello, il volto d’una vecchietta dietro la finestra appannata… una città che, malgrado tutto, viveva. Forse non t’interessa… (sorriso)  DONATELLA – M’interessa eccome, invece. È anche questa curiosità, curiosità per l’esistenza, sentirsi parte di una storia, di un cammino. Dicevo appunto di quest’organizzazione della gioia… le manifestazioni per la pace hanno accomunato tanta gente diversa, alla fine si ballava, si cantava… questa volta si è rimasti un po’ nel solco della vecchia tradizione. Per organizzare la gioia occorrono rispetto dell’altro, disciplina, elasticità. A Roma, più che stanchezza, io ho avvertito impazienza.  DANIELA – Impazienza? DONATELLA – Impazienza che questa situazione finisca, noia per i personaggi che si ostinano a prolungarla all’infinito. Anche loro hanno un obiettivo: importare in Italia l’idea americana, o meglio, statunitense: indebolimento dei sindacati fino al loro sostanziale smantellamento, tagli alle spese sociali e alla cosa pubblica. Il risultato qual è? La dittatura. Non una dittatura visibile, di carne e ossa, come poteva essere quella fascista… DANIELA – …ma che, se non altro, si poteva descrivere, definire. Oggi la dittatura non può che essere “morbida”, in realtà insidiosa, perfida, proprio perché impalpabile, evanescente: come la manifestazione oscurata, non la si vede, quindi non c’è.  DONATELLA – È la filosofia dell’apparenza. Lo Stato Parallelo. Per contro, io stessa ho adottato quel sistema: di certi personaggi meglio non parlare. Li si contrasta smentendoli sul loro stesso terreno. Poiché essi hanno già vinto quando li si nomina spesso: non importa se in bene o in male. In questo periodo i giornali sono stati pieni degli show improvvisati, magliette colorate, gare a chi la sparava più grossa, da parte dei nostri… diciamo così… politici (risate), e i problemi veri sono scomparsi.   DANIELA – Etimologicamente: “privato” significa “tolto” a qualcuno. DONATELLA – E nessuno parla dei costi di questa guerra: ai quali si sono sacrificati l’istruzione, la sanità, i trasporti. S’innesca una spirale perversa: i cittadini stanno sempre peggio, non si sa più di chi fidarsi. Io dico sempre che si vive tra l’incubo del terrorismo e l’angoscia della povertà. DANIELA – Carlo [Olivieri, della segreteria programmatica Partito umanista, n.d.r.] aveva visto giusto in questo senso, e non solo in questo, per la verità (risate): di fronte al susseguirsi sempre più frequente di massacri e d’incertezza, la lucidità tende ad abbassarsi e la mente a semplificare. Il risultato potrebbe essere il non veder più una realtà pure palese: i conflitti tra interessi economici, la lotta per il petrolio, la crudeltà dell’economia di mercato, l’estrema miseria e l’estrema ricchezza, i torti e le frustrazioni nazionali, le differenze a volte abissali tra valori e modi di vita diversi. DONATELLA – Proprio nell’ultimo numero di “Color Porpora” abbiamo pubblicato un intervento di William Strangio a proposito delle vignette anti-islamiche [nel febbraio 2006 un giornale danese pubblicò vignette satiriche in cui il profeta Mohammed era raffigurato come un terrorista. Ciò provocò la protesta di molti islamici e dei loro governi. L’allora Ministro per le Riforme italiano, Roberto Calderoli, per provocazione sfoggiò in tv una maglietta che riproduceva quelle immagini, affermando di voler denunciare i torti subiti dai cristiani nei paesi musulmani. A seguito di una grave crisi istituzionale con
la Libia, Calderoli fu poi costretto a dimettersi, n.d.r.]
. da parte di un giornale danese. William è palestinese e vive in Italia da molti anni, è un bel “meticcio” che piacerebbe molto al nostro Presidente del Senato [il riferimento è all’espressione usata dal sen. Marcello Pera il 21 agosto 2006, davanti alla folla di ciellini plaudenti del Meeting di Rimini:  “In Europa la popolazione diminuisce, si apre la porta all’immigrazione e si diventa meticci. È necessaria un’alleanza seria e salda fra laici e credenti per riaffermare la nostra identità occidentale, democratica e liberale perché contro di noi è stata dichiarata una ‘guerra santa’”
, n.d.r.]. Si può dire che William assommi in sé le sensibilità occidentale e orientale. Ed è stato esplicito: la pubblicazione delle vignette, in Occidente, è stata considerata come esercizio della libertà d’espressione; presso i musulmani, la cui religiosità impregna ogni lato dell’esistenza, quelle immagini non erano null’altro che una gratuita provocazione. Da non dimenticare poi il ruolo dei governi: nella maggior parte del cosiddetto “mondo islamico” si tratta di dittature. Questa è la percezione, la concezione di governo che hanno molti musulmani. Percezione che essi trasferiscono anche nei riguardi dei governi occidentali. Di qui la pretesa di scuse non tanto al giornale, ma appunto al governo danese stesso. Naturalmente poi la questione è stata strumentalizzata in molti Paesi mediorientali: William era rimasto colpito dal fatto che a Damasco fosse stato dato alle fiamme il consolato danese…
DANIELA – Motivo?  DONATELLA – Perché in Siria, e in special modo nella capitale, è impossibile venga organizzata una manifestazione spontanea e i servizi di sicurezza controllano del tutto ogni forma di dissenso. Lo stesso è accaduto in Pakistan, dove è stata assaltata un’ambasciata americana che, con la questione, non c’entrava nulla, e in Nigeria, dove le proteste sono state l’occasione per riprendere gli atti di violenza contro la comunità cristiana. Da noi ha pensato Calderoli a soffiare sul fuoco. DANIELA – Riguardo alla Siria è vero, mi fai pensare che molti anni fa, quando avevo un fidanzato siriano, ricevevo sue lettere col timbro della censura. Non è che facessimo attività di dissenso (risate), eppure lui mi raccomandava caldamente, ogni volta che ripartiva per il suo Paese: mi raccomando, nelle lettere, niente politica! DONATELLA – Ah, un fidanzato siriano? E dove l’avevi beccato? (risate)  DANIELA – In Francia. Sai, nel corso di una vacanza studio, a Tours… DONATELLA – Sì, so cosa succede nelle vacanze studio. Dovrò fare attenzione con i miei figli. (risate) DANIELA – A parte gli scherzi e gli amorazzi (risate), il quadro che emerge è piuttosto inquietante e non fa che avvalorare le tesi da noi sempre sostenute: far leva sulla paura e sull’odio, esasperare il bisogno di sicurezza fino a trasformarlo in una vera e propria fobia: sia dei nemici esterni, sia di quelli interni. È un metodo brutale e disonesto, ma potrebbe funzionare, proprio perché ci si trova in una situazione quanto mai delicata, fluida, dove è difficile mantenere i nervi saldi e la tentazione di rispondere alla violenza con la violenza diventa molto forte. A ciò contribuiscono in maniera determinante i mass-media, davanti ai quali, te lo confesso, la mia insofferenza cresce: sono diventati veri e propri contenitori dell’orrore, sembra facciano a gara per mostrare i lati peggiori dell’umanità… DONATELLA – Togli il “sembra”, è così. Per questo parlo di impazienza: la paura, l’odio e la violenza fanno anch’esse parte dell’essere umano, ma non significa ne siano le caratteristiche fondanti. Ci sono, sono nostre contraddizioni, come altre. Ma noi siamo, e meritiamo, ben di più. Se “inoculate” in dosi massicce queste contraddizioni provocano una crisi di rigetto; non solo, ma, a lungo andare, ci avvelenano, ci auto-distruggono, non ci fanno certo diventare migliori come invece avviene per le azioni che producono unità e coerenza. Il disegno è abbastanza chiaro: fomentare il massimo di dis-umanizzazione possibile, anche attraverso una campagna mediatica dove le azioni unitive vengono sottovalutate o del tutto taciute.  

(19 marzo 2006 – segue)

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AMICIZIA E’… IMPEGNO – Daniela Tuscano e Donatella Camatta (parte II) ANTISEMITISMO, NESSUNA AMBIGUITA’


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