ANTISEMITISMO, NESSUNA AMBIGUITA’

19 maggio 2006 at 7:10 4 commenti

“Antisemitismo” è espressione generica. Designa il razzismo verso gli ebrei ma, etimologicamente parlando, semiti sono anche gli arabi in quanto “discendenti di Sem” (uno dei figli di Noè il quale, secondo la Bibbia, si stanziò in quella zona oggi chiamata Medio Oriente).Riguardo agli ebrei nello specifico, si dovrebbe parlare, più precisamente, di anti-giudaismo; in ogni caso, accettiamo la prima definizione, e non solo perché di uso comune. È infatti esistito per molto tempo, presso alcuni cattolici e nella stessa Chiesa, un accentuato anti-giudaismo, esecrabile sia di per sé, sia perché ha impedito ai cristiani una più convinta resistenza alla barbarie nazista; tuttavia esso conduceva la sua polemica da un punto di vista strettamente religioso (gli ebrei erano disprezzati come popolo “deicida” che si ostinava a non convertirsi al Vangelo) e gli era completamente estraneo il concetto di razza, termine, quest’ultimo, elaborato “scientificamente” in ambienti laici intrisi di Positivismo e Darwinismo sociale. Antisemitismo, quindi. Che assume mille forme e sembra rinascere dalle sue stesse ceneri. Per questo motivo è stata istituita la Giornata della Memoria che, a partire dal 2000, viene celebrata il 27 gennaio di ogni anno “per non dimenticare”.

Qualcuno, forse non proprio in buona fede, comincia a obiettare che l’appuntamento rischia di diventare una celebrazione retorica (detto per inciso, questo qualcuno non si sogna di criticare la parata delle Forze Armate che, da molti anni, esalta la retorica delle armi…); indubbiamente il rischio esiste, ma soltanto se consideriamo la Shoah un ricordo del passato, senza nessun legame con la situazione attuale. Sono pertanto fondamentali quelle iniziative che, in occasione della Giornata, non si limitano a parlare dello sterminio degli ebrei, ma rievocano persecuzioni che, pur perpetrate dai nazisti stessi, restano a tutt’oggi poco conosciute: quelle contro gli oppositori politici e religiosi, i disabili, gli “asociali” (chi sa dirmi cosa significhi questa parola, alzi la mano!), i polacchi, i Testimoni di Geova, gli zingari, i “diversi” d’ogni tipo. Ci si accorgerà facilmente che molti di questi gruppi subiscono a tutt’oggi discriminazioni e violenze, spesso brutali. Ritengo comunque che non si debba mai perdere di vista la specificità ebraica, o si corre il serio pericolo di non comprendere il significato profondo dell’Olocausto. Dagli ebrei il razzismo ha sempre fatto discendere tutto il male del mondo e gli ebrei sono stati considerati indegni di esistere non per loro comportamenti o convinzioni, ma per il fatto stesso d’esser nati. In altre parole: è incontestabile che l’antisemita odi pure gli arabi come gli africani, gli indiani, i cinesi e, in genere, tutti i popoli “non ariani”, così come le “categorie” di cui sopra; ma è altrettanto incontestabile che, al vertice della sua piramide di odio stiano sempre e solo gli ebrei, summa di tutte le “devianze” appena ricordate.

Dimenticando l’unicità ebraica e le sue motivazioni storico-psicologiche, si può giungere ad affermare che gli ebrei sono stati perseguitati come altri diversi, presenti e passati (streghe, eretici…); che, pertanto, la loro sciagura è stata, per dir così, “normale”, pur se condannabile. È la posizione speculare a quella dei cosiddetti storici revisionisti, che negano la Shoah affermando che i campi di concentramento sono esistiti in tutte le guerre. Si tratta di nazisti camuffati alla meno peggio, che mentono sapendo di mentire; ma sta prendendo piede, subdolamente, un’altra forma di antisemitismo che, pur mossa da intenti apparentemente “nobili”, lambisce proprio alcuni ambienti che, per la loro storia e i loro valori, dovrebbero costituire l’opposto di ogni discriminazione: mi riferisco al giudizio su Israele espresso da certe frange progressiste, e ripenso agli incresciosi episodi del recentissimo passato, dall’ incendio di bandiere israeliane da parte di alcuni autonomi alla vignetta di “Liberazione” del 13 maggio scorso, che ha provocato una giusta indignazione presso gli ebrei italiani.

In esse sopravvive, talora si manifesta con violenza, un terzo-mondismo mitico, di matrice post-sessantottesca, che vede nei popoli del Medio Oriente, segnatamente in quello palestinese, i simboli dei popoli oppressi, dei perseguitati per la loro diversità proprio come lo furono gli ebrei di un tempo, mentre gli israeliani di oggi sono visti come spietati colonizzatori, capitalisti, teste d’ariete degli interessi statunitensi nell’area. E ciò è stato spesso vero, lo è ancora oggi; gli è che dalla condanna del comportamento sciagurato di certi governanti israeliani taluni passano alla condanna di Israele nel suo complesso, e automaticamente alla condanna di buona parte degli ebrei del mondo, se non altro perché, a differenza di anni fa, oggi questi ultimi sostengono il sionismo. Anzi il sionismo, il movimento fondato alla fine dell’Ottocento dall’ungherese Theodor Herzl, viene considerato tout court un fascismo teocratico, dimenticando che esso nacque come reazione di difesa alla montante marea anti-ebraica che stava dilagando in Europa. Certo le parole di Herzl verso gli arabi – specie se decontestualizzate – sono oggi del tutto inaccettabili, come inaccettabile è stato l’abuso che alcuni dirigenti israeliani ne hanno fatto per giustificare le occupazioni e gli eccidi del ’67,’82 e 2000, tanto per citare gli episodi più gravi. Ma sostenere, come da più parti “di sinistra” si tende a fare, che gli ebrei in Palestina sono stati colonizzatori al pari dei Francesi in Algeria o degli Inglesi in India è un’idiozia colossale.

Perché, se i crimini dei governanti vanno stigmatizzati (tenendo anche presente la pressione sotto cui da quelle parti costantemente si vive), non si può nemmeno tacere sulle sofferenze che i governi arabi hanno imposto ai loro concittadini ebrei prima della costruzione d’Israele; che molti (anche in ambito non arabo, ma fondamentalista: si pensi a Khomeini) negli anni Quaranta erano filo-tedeschi, compreso il Gran Muftì di Gerusalemme amico personale di Mussolini; che hanno risposto con la guerra e il terrorismo a ripetute profferte di coabitazione pacifica (anni 1946-47); che Sadat ha pagato con la vita la sua rinuncia alla guerra con Israele; che l’odio contro il nemico “sionista” è insegnato in tutte le scuole arabe, e non solo religiose; che il “laico” Arafat, fino a metà degli anni ’80, si pronunciava per la distruzione dello Stato ebraico e che ha appoggiato Saddam nella prima Guerra del Golfo…

È storia poco nota, ed è comprensibile la reticenza di questi progressisti a parlarne perché, oggi, le popolazioni arabe sono a loro volta esposte a una sistematica campagna di odio e diffamazione da parte di Bush e paesi satelliti. Gli umanisti sempre si sono pronunciati per una soluzione del conflitto israelo-palestinese che tenesse conto degli interessi di entrambi i popoli e sempre hanno dato risalto alle iniziative di pace nate in ambienti non solo europei, ma anche e soprattutto autoctoni. Chi scrive è personalmente solidale anche con il popolo palestinese, che giustamente invoca da anni uno Stato suo. Ma l’onestà intellettuale m’impedisce il silenzio davanti a banalizzazioni che, se poi provengono dai circoli più vivi e pulsanti del paese, rischiano di ottundere persino le coscienze più sensibili.

Daniela Tuscano

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AMICIZIA E’… IMPEGNO – Daniela Tuscano e Donatella Camatta (parte I) LA PASQUA DI NATALE. UN AMORE FORTE

4 commenti Add your own

  • 1. danielatuscano  |  28 agosto 2006 alle 10:41

    Il nuovo antisemitismo che si aggira per l´Europa

    Quattro anni fa, scrissi un articolo su Repubblica, nel quale osservavo che, dopo cinquant´anni di sonno, l´antisemitismo europeo stava risvegliandosi. In giornali e libri, altri dissero la stessa cosa. Purtroppo, siamo stati eccellenti profeti. In questi quattro anni, l´antisemitismo europeo si è moltiplicato, allargato, approfondito. Ora è odio, che consciamente o inconsciamente desidera l´esplosione. Molti credono che i malvagi della terra non siano i russi, i cinesi, i terroristi arabi, e nemmeno gli americani «con le mani sporche di sangue», come dice Oliviero Diliberto. I malvagi sono soltanto loro: gli israeliani, gli ebrei.
    Basta ricordare la celata (o non celata) soddisfazione, con la quale cronisti e commentatori della televisione e di molti giornali italiani hanno seguito la recente guerra mediorientale.

    Che l´esercito israeliano non avanzasse con la velocità consueta, che cento soldati israeliani morissero, e soprattutto che i lucidi ed elegantissimi missili di Hezbollah colpissero Haifa, suscitava nelle prose dei nostri giornalisti un buon umore inconsueto.
    Senza parlare dell´età romana, in Europa sono esistiti quattro diversi antisemitismi. Il primo è quello cristiano: già presente nell´Apocalisse, e violentissimo nei secoli successivi. E il secondo è quello borghese, nato quando si aprirono i ghetti, e gli ebrei diventarono tedeschi, russi, francesi, italiani: avvocati, scienziati, banchieri, scrittori, giornalisti, psicologi, spesso più intelligenti dei rivali cattolici. Il terzo è l´antisemitismo di sinistra, patrocinato da Karl Marx, in un mediocre saggio sulla questione ebraica. Il quarto è quello nazista.
    Oggi, in Europa, i quattro antisemitismi sono vivi e vivaci. Per esempio, Umberto Bossi è un antisemita nazista. Anni fa, venne intervistato alla televisione padana da un giornalista piccolissimo, umilissimo e adorante, che lo contemplava come se fosse insieme Gesù, Buddha e Martin Heidegger. Quando il giornalista gli chiese quali fossero le cause delle sventure del mondo, Bossi rispose (come Hitler) che tutti i mali derivavano dai banchieri ebrei di New York, i quali cercavano di corrompere con le droghe e gli emigranti maghrebini il sano sangue del popolo lombardo. Quanto agli antisemiti di sinistra, sono talmente tanti che non oso nemmeno nominarli. Ricordo soltanto una giovane, non so se casariniana o carusiana o agnolettiana, che proclamava ad alta voce: «Quelli che non ha ucciso Hitler, li ammazzeremo noi».
    Anche coloro che non sono apertamente antisemiti considerano Israele una grandissima seccatura, che turba la tranquillità dei loro sonni. Se una notte, possibilmente di sabato, una misteriosa bomba atomica facesse scomparire tutto Israele, fino ai bambini di due giorni, sarebbe per loro una liberazione piacevolissima. Così gli europei potrebbero riprendere indisturbati le vacanze del fine-settimana. E la televisione italiana tornerebbe a parlare dei prediletti delitti famigliari (le madri che ammazzano i figli, e le figlie che ammazzano la madre, hanno grande successo), del clima estivo (state attenti: quando c´è sole, bevete molta acqua), della tragedia della Juventus, mostrando ogni sera il volto di Alfonso Pecoraro Scanio: visione, come ognuno sa, meravigliosa.
    Un´accusa, che gli europei rivolgono agli israeliani, è di credersi ancora il popolo eletto. Niente è più falso. Tranne un gruppo di estremisti, mai Israele è stato così incerto, perplesso ed inquieto. E non ha perduto la curiosità ed il piacere ebraici di osservare, comprendere, guardare gli altri e diventare gli altri, di trasformarsi, e contemplare il mondo con occhi sempre diversi. Vorrei ricordare due fatti, entrambi di carattere culturale: niente è più significativo di ciò che accade tra i libri, perché si diffonde lentamente o velocemente in un popolo.
    Nel 2001, Avraham Yehoshua pubblicò un romanzo, La sposa liberata (Einaudi), che esprimeva un affetto così profondo verso i palestinesi, come mai Chateaubriand, Stendhal e Henry James provarono per l´Italia e il paesaggio italiano. Dopo il 1930, un grande studioso, Gershom Sholem, ha ricostruito la storia della mistica ebraica dal secondo al diciottesimo secolo, interpretandola come l´anima nascosta di Israele. Ora, dopo la sua scomparsa, un altro eccellente studioso, Moshe Idel (i cui libri sono pubblicati da Adelphi), ha dimostrato quanto questa mistica dovesse a quella islamica. Nessuna ricerca di questo genere è avvenuta nei paesi musulmani, dove la mistica islamica è stata molto spesso dimenticata o cancellata.

    * * *
    Come tutti sanno (o dovrebbero sapere), gli ebrei sefarditi vissero sotto il dominio islamico un´esistenza molto più lieta dei loro fratelli azkenaziti nell´Europa cristiana. Verso la metà del decimo secolo, il capo della comunità ebraica di Cordoba venne nominato “primo ministro” del Califfato: mentre un vescovo cristiano era “ministro degli esteri”. Intorno al 1454, un rabbino di origine francese scrisse ai suoi correligionari una lettera che diventò famosa: «Io ve lo dico, la Turchia è un paese d´abbondanza dove, se volete, troverete riposo… Non è meglio vivere sotto il dominio dei musulmani piuttosto che sotto quello dei cristiani? Qui, ogni uomo può vivere un´esistenza pacifica all´ombra della sua vigna e del suo fico. Qui, nessuno vi impedirà di portare gli ornamenti più belli, mentre nei paesi cristiani non osate vestire i vostri bambini in rosso o in blu, colori che noi amiamo, per paura di esporli ai colpi e agli insulti, e siete obbligati ad andare e a venire miserabilmente vestiti di colori scuri… ».
    Ci furono terribili persecuzioni, come in Spagna nel XII e nel XIII secolo. Poco tempo dopo, in Siria, Ahmad ibn Taymiyya sostenne che bisognava massacrare ebrei, cristiani, musulmani sciiti, e soprattutto i mistici sufi – il culmine luminoso dell´Islam. La saggia autorità politica araba lo fece morire, nel 1328, incatenato in un carcere di Damasco. Per il momento, non ebbe seguaci. Ma, siccome soltanto le idiozie sono immortali, quattro secoli più tardi Muhammad ibn Abd al-Wahhab riprese le idee di Ibn Taymiyya. Di lì, il Wahhabismo – giudicato fino a quaranta anni fa, nell´Islam, una setta miserabile – la casa reale dell´Arabia saudita, Osama bin Laden, e l´11 settembre 2001.
    Negli ultimi trent´anni, l´antisemitismo islamico tradizionale si è combinato mostruosamente con orrori di ogni fonte, specialmente nazista: I protocolli dei savi di Sion, i kamikaze giapponesi, attentati astutissimi, slogan, motti, calunnie, invenzioni. Come uno storico antico, Apione, la moglie di Arafat raccontava che, nelle sinagoghe, gli ebrei compivano sacrifici rituali di bambini, ingrassati come Pollicino. Non soltanto le idiozie ma anche le menzogne attraversavano immortali i secoli; ed è impossibile confutarle.
    Malgrado l´indifferenza e l´ostilità degli europei, non credo che Israele scomparirà mai dalla terra. Scompariranno molto prima Osama bin Laden, il presidente dell´Iran, gli allievi di un criminale come Khomeini, il capo di Hezbollah, e gli antisemiti d´Europa, a qualsiasi specie appartengano. Gli ebrei hanno un dono, che noi cattolici non possediamo, o possediamo in modi diversi. Con passione e avidità, amano il mondo: il “rosso” e il “blu”, il “fico” e la “vigna”, i viaggi, i libri da leggere e scrivere, i commerci, le ricchezze: eppure, non appartengono completamente alla terra. Con una parte di sé, vivono altrove, dove vaga esiliata la Shekinah, il volto femminile di Dio, ora emanando una pallida luce lunare, ora intonando una musica sempre più cristallina, squillante e trionfale.

    Pietro Citati (“la Repubblica”, 28 agosto 2006)

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  • 3. Livio Fazzolari  |  29 gennaio 2007 alle 20:16

    Pietro Citati sarà pure un buon critico letterario (almeno, questa è la voce che gira) ma Marx non lo ha mai letto. Forse de “La questione ebraica” non ha letto con attenzione neppure la quarta di copertina. Il testo in questione è una critica alla emancipazione politica ed ha suscitato un grande dibattito tra i marxisti. Alcuni vi leggono una critica radicale alla emancipazione borghese e, quindi, alle istituzioni rappresentative. Altri, come l’israeliano Avineri (che, al contrario di Citati, non si è accorto dell’antisemitismo di Marx) vi legge un’apertura verso quella che si suole definire democrazia rappresentativa.
    Dunque, se ne deduce che il “grande” critico letterario Citati non ha fatto altro che parlare a sproposito. Eppoi, come si permette di parlare di mediocrità riferendola a Marx. Mediocre sarà lui, intellettualmente e pure come persona!
    Livio Fazzolari

    Rispondi
  • 4. Edith Stein - Ebrea per Sempre » MenteCritica  |  9 febbraio 2008 alle 14:01

    […] quali il “diverso” doveva essere annientato. L’antisemitismo infatti, pur avendo una sua specifica peculiarità, e anzi proprio per questo, costituisce l’emblema di tutti i razzismi del […]

    Rispondi

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