UN’AVVENTURA DIDATTICA – La diversità è la cifra dell’amore

30 giugno 2006 at 18:41 9 commenti

Nel corso dell’anno scolastico appena concluso ho fatto seguire ai miei studenti di seconda superiore un percorso di “Educazione alla diversità”. Si è trattato, a dire il vero, di un’iniziativa volutamente… artigianale: non intendevo avvalermi di “esperti” che tenessero asettiche e cattedratiche lezioni, parlando di “diversi” in astratto, come fossero individui alieni, irreali, lontani dal nostro mondo. Scopo di questa iniziativa era la scoperta, il rispetto e la valorizzazione della diversità in ognuno di noi, imparare a riconoscerla e quindi ad amarla, coi suoi pregi e i suoi limiti. In una società da un lato violentemente omologatrice e dall’altra frastornata da svariati stili di vita, sensibilità, credi e ideologie è facile, per i giovani, cedere allo smarrimento o, per reazione, alla chiusura più totale. Occorre invece uno sguardo ampio ed evoluto, scevro da preconcetti ma non impreparato, per affrontare le sfide e gli stimoli di ogni giorno.“Ama la realtà che costruisci” è il motto di Silo (fondatore del Movimento umanista) che ho scelto per iniziare questo cammino.

imageI livelli sono stati essenzialmente quattro.Naturalmente mi sono avvalsa degli strumenti didattici tradizionali: antologie, letture di libri, riassunto degli stessi e loro commento in classe, cercando di trovare sempre i legami con l’attualità. E’ indispensabile che i ragazzi si convincano dell’”utilità” della letteratura. Soprattutto chi frequenta, come nel caso dei miei alunni, un Istituto tecnico, è intimamente convinto che le materie umanistiche siano una perdita di tempo; e non solo per una generale, scarsa volontà di applicarsi. E’ proprio che, in questo mondo iper-tecnologico e velocizzato, tutto quanto non fornisca un risultato immediato e “tangibile” è scartato a priori. La mia materia è “lenta” per antonomasia, per certi versi si può assimilare al sonno, o meglio all’otium dei latini, al “riposo” dei Greci. Affinché non restino solo parole, però, bisogna dimostrare che le cose stanno proprio così.Ho quindi affiancato agli strumenti “canonici” l’interdisciplinarità (in particolare con l’insegnante di religione) e, a un certo punto dell’anno, le “esperienze guidate” http://www.sosdirittiumani.it/cavaliere/opere_complete.htm#esperienze_guidate. Si tratta di letture da ascoltare a occhi chiusi, nel silenzio o con un rilassante sottofondo musicale, durante le quali il fruitore si immedesima nella situazione descritta. Se non riesce, non importa, ciò che conta è l’assoluto abbandono. Alla fine seguiva un breve dibattito su quello che si era provato.Molti si sorprendevano delle difficoltà incontrate a immaginarsi in situazioni anche molto tranquille, e si rendevano conto di conoscersi pochissimo e di non essersi mai davvero soffermati su di sé, su quel che desideravano nel profondo. La scelta di queste letture non è stata ovviamente casuale: dalle più semplici alle più elaborate, l’itinerario è stato progressivo, spingendo l’alunno a guardarsi internamente, a scoprire le sue peculiarità e, quindi, quelle del mondo circostante.Una seconda tappa sono stati giochi interattivi, scambio di ruoli, elenco alfabetico delle cose che mi piacciono/non mi piacciono e perché, le mie virtù e i miei difetti ecc. Il tutto da presentare in classe, ad alta voce, di fronte agli altri.imagePoi tornavamo su una lettura idonea, per esempio Calvino o (nel secondo quadrimestre) le poesie di Saba, Penna e Vivian Lamarque (in particolare La signora dei baci), dove si mettevano a nudo i propri pregiudizi e le proprie resistenze.Nel frattempo era però indispensabile che l’insegnante stessa si mettesse in gioco. Ritengo che i ruoli debbano rimanere ben distinti. E tuttavia gli studenti devono percepire di avere davanti a sé, una persona “adulta” (sono io, per loro, la prima “diversa”) ma nello stesso tempo uguale in umanità. Percepire l’umanità dell’altro/a, e non semplicemente il suo ruolo e altre sovrastrutture, è essenziale per il successo di simili (e non solo) iniziative.Verso la fine del primo quadrimestre e l’inizio del secondo ho sottoposto ai ragazzi un questionario sulla diversità, rigorosamente anonimo, dove, però, bisognava specificare il sesso di appartenenza (i dettagli si trovano nei commenti qui sotto). La scelta del singolare è stata ponderata: è vero che le diversità sono molteplici, ma è altrettanto vero che i ragazzi, e le persone in generale, temono un’idea, “la” diversità appunto, quasi fosse un mostro da esorcizzare. Mentre rendersi conto che si ha paura di qualcosa di astratto è il primo passo per rapportarsi in modo corretto con la realtà.I risultati del sondaggio sono stati poi consegnati ai ragazzi che, a loro volta, li hanno commentati. In linea di massima è emerso quanto segue:Il 95% degli allievi della ritiene che la diversità sia qualcosa presente in ognuno di noi, a seconda della propria natura. Del restante 5%, la maggioranza (solo maschile) pensa sia qualcosa che esce dalla norma. Circa la metà degli alunni considera “diversi” tutti, o nessuno (con una netta prevalenza della prima opzione). Seguono, rispettivamente, “chi devia dalla norma” (solo risposte maschili), chi non si adegua ai canoni imposti dalla società e quelli/e che la società considera tali. Alla domanda “E a me, càpita di sentirmi diverso/a?” il 90% ha risposto affermativamente (con una netta preponderanza di “qualche volta”), il 9% ha risposto “Diverso da chi?”, l’1% considera diverso “sé stesso/a”. Le motivazioni addotte sono le seguenti: circa la metà si sente diverso/a quando sostiene idee contrarie a ciò che pensa la massa; il resto, nell’ordine, per svariati motivi (opzione: altro), perché è felice della propria unicità, perché si sente incompreso/a da genitori, amici e insegnanti. Riguardo allo stato d’animo provato in quel momento, la maggioranza ha risposto che la cosa l* lascia indifferente, il resto si sente, rispettivamente, “felice” e “incompreso/a”. Per una buona maggioranza di alunni, la diversità è qualcosa di potenzialmente positivo; seguono, nell’ordine, qualcosa di “neutro” e “positivo”. Sempre la maggioranza è convinta che, per la società, la diversità sia invece “un problema, anche se si sta adeguando per accettarla”. Una significativa minoranza ritiene, al contrario, che sia una ricchezza almeno potenziale, benché permangano ingiustizie da risolvere. Chi ha scelto, a vari gradi, l’opzione “un problema”, individua i nodi irrisolti dalla società rispettivamente negli extracomunitari, nelle povertà del Terzo Mondo e nel razzismo; alcuni segnalano poi la mancanza di alcuni diritti civili per le persone omosessuali, l’emarginazione di chi non si adegua ai canoni imposti dalla moda, dai grandi media o dell’estetica, la mancata attenzione per disabili e tossicodipendenti. Chi ha parlato di “ricchezza” si è rifatt* alle proprie esperienze personali o ha esaltato i pregi del multiculturalismo. Una significativa minoranza non ha invece saputo o voluto rispondere. La quasi totalità della classe è convinta che gli extracomunitari  e gli omosessuali siano considerati “diversi” dalla nostra società; seguono, nell’ordine, i disabili e i tossicodipendenti, gli ebrei, i disoccupati o sotto-occupati.  Tra i “diversi” simpatici si annoverano i bambini, seguiti dai disabili e dagli anziani, dagli omosessuali (risposte maschili e femminili)  e dalle donne. Si aggiungono poi quelli che credono nell’amicizia e altre categorie. 1/6 della classe non ha risposto. Tra i “diversi” antipatici spiccano gli extracomunitari e nessuno. Si nota, solo da qualche risposta maschile, diffidenza verso gli omosessuali. Alcuni non hanno fornito risposte.imageI risultati, come si vede, sono molto interessanti e per alcuni versi incoraggianti, mentre in altri permangono alcune chiusure; prevedibilmente, le ragazze si sono dimostrate più aperte e malleabili dei loro compagni maschi, ma anche in alcuni di questi ultimi sembra emergere una mentalità più aperta, meno rigida, dove i valori di comprensione e tenerezza – “femminili” per eccellenza – non sono del tutto rifiutati.Certi ragazzi hanno anzi approfittato del questionario per confidare le loro incertezze, ansie, dubbi e per manifestare, al riparo da emarginazioni, la loro intimità.Per l’ultima tappa mi sono avvalsa della collaborazione del mio amico Cristiano, col quale avevo seguito un incontro sui volti dell’amore tenuto a Padova. Niente è più “diverso”, poliedrico, sfaccettato ma – al giorno d’oggi – banalizzato dell’amore. E poi cosa s’intende per amore? Questo scambio “triangolare” fra me, loro e Cristiano – che rispondeva tramite computer – è stato molto appassionante e arricchente, in qualche modo ha aperto anche loro gli spiragli sull’”indecifrabile” mondo adulto e li ha messi in relazione con un uomo dalla grande umanità – e “diversa” per la sua vicenda personale  – . Sono partita da alcuni pensieri del mio amico e li ho sottoposti alla classe, facendoli loro analizzare (anche dal punto di vista grammaticale: tutto serve!). Il testo era questo:

“Il sentimento non può annullare il valore insito in ognuno di noi. L’amore mi cambia ma non mi snatura, semmai dovrebbe potenziarmi, facendomi crescere con qualcuno: confrontarsi, fronteggiarsi, integrarsi nelle proprie diversità è il simbolo di un rapporto d’amore serio e maturo! L’albero ha bisogno della collina per il sostentamento, il nutrimento e ci si aggrappa con forza; la collina ha bisogno dell’albero per consolidarsi, per non rovinare a valle sotto le piogge scroscianti, per ripararsi dal sole cocente dell’estate infuocata; ma uno è sempre albero, l’altra è ancora collina: nella forza del legame reciproco c’è qualcosa di nuovo”. Firmato Cristiano Culicchi

Qui sotto le analisi dei ragazzi (e le risposte del mio amico): VALENTINA: Sono d’accordo con l’autore perché l’amore è una cosa unica e rara che ci fa crescere ogni giorno di più anche se ci fa soffrire. [Cristiano] Cara Valentina, dici una cosa vera: l’amore ci fa crescere. Non sono le cose che possediamo, o le cose che facciamo che ci danno il nostro valore. E’ l’amore che ci restituisce la dignità di uomo e di donna, in quanto persone in grado di donarsi agli altri. Focalizzandoti su un’esperienza di amore, cosa ti ha fatto soffrire ed in cosa ti ha fatto crescere? Tanti sono i tipi d’amore che una persona può provare: l’amore tra i genitori e i figli, quello tra gli amici e quello con il proprio ragazzo. Mi è piaciuto molto il paragone tra l’albero e la collina perchè la persona ha bisogno d’affetto sincero di un’altra persona, come l’albero ha bisogno della collina. DIEGO: Sono d’accordo con l’autore perchè l’amore ci fa crescere l’uno con l’altro. Bella la similitudine usata per l’albero con la collina. [Cristiano] Sono contento che la similitudine ti/vi sia piaciuta. Nell’immagine dell’albero e della collina ho visto una simbiosi fatta di radicamento nell’altro. Non quindi un semplice esserci, ma un essere compenetrati, essere saldati l’uno all’altro in maniera forte, tenace, importante e costruttiva. Nella tua vita Diego, con chi ti senti fortemente radicato? da chi ti senti compenetrato? MICHELA: Sono d’accordo con Cristiano, perché penso che l’amore sia un sentimento bellissimo condiviso tra persone che veramente si vogliono bene e farebbero qualunque cosa per il compagno. E’ una cosa bellissima anche se a volte l’amore non permette di ragionare lucidamente, quando è troppo forte e intenso. Bisogna saper accorgersi di stare sbagliando anche per salvare il rapporto. [Cristiano] Cara Michela, l’aspetto della non lucidità dell’amore è sicuramente quello più misterioso. Per amore riesci a fare cose impensabili, che la tua ragione , se avesse voce in capitolo, ti urlerebbe . “Ma cosa stai facendo?” Eppure, come tu sottolinei, talvolta questo fiume in piena ha bisogno di lucidità, di razionalità. Anzi aggiungo: l’amore vero è solo quello in cui anche la testa entra e fa la sua parte. Nell’amore vero (cioè maturo) infatti io leggo anche la VOLONTA’ di capire,costruire. Per l’albero mettere le radici nella collina non è una cosa né semplice né scontata, e tanto meno per la collina lasciarsi penetrare, aprirsi. Ci vuole forza e costanza di andare dritti verso l’obiettivo, in una parola volontà. Una domanda: come fai ad accorgerti che stai sbagliando? chi te lo dice? ROBERTA: Credo che l’amore sia il sentimento più grande che un uomo possa provare. le leggi dettate dall’amore sono le più sincere e le più pure. Ogni persona può trarre delle lezioni di vita da questo sentimento e un giorno potrà anche raccoglierne i frutti per una crescita personale che va oltre le cose materiali che la nostra società ci impone. A partire dalla nascita fino alla morte, ogni persona viene amata e a sua volta ama, basti pensare all’amore della mamma nei confronti del suo bambino. [Cristiano] Che bello l’amore della mamma verso il bambino (fatti raccontare da Daniela cosa abbiamo scoperto insieme a Bose riguardo alla debolezza ed alla fortezza di Cristo). E pensa anche alle svariate forme in cui l’amore si manifesta , e quanto queste siano importanti per prendere consapevolezza di sé e poter rispondere alle domande che alla fine ogni uomo si pone: chi sono? cosa sono venuto a fare sulla terra?quali migliori frutti di questi, eh, Roberta? Qual è la forma di amore che senti a te più congeniale adesso? DAVIDE: Penso sia una poesia affettuosa nella quale per chiarire il concetto di amore pone come protagonisti luna collina e un albero che vivono in simbiosi come due fidanzati che si aiutano vicendevolmente. Considera anche la possibilità che l’uno o l’altro non possano vivere senza mettendo come esempio la rovinosa caduta della collina senza l’albero durante le piogge. [Cristiano] Ciao Davide, mi soffermo sulla parola fidanzati, che hai usato non a caso. Nel senso che, comunemente, quando vogliamo dare l’immagine di una tenerezza/disponibilità e  dedizione al massimo grado si parla in genere di quel momento particolare che è il pre- (matrimonio, convivenza o comunque impegno più solido). Ti sei mai chiesto il perché succeda che le persone siano più disponibili in questa “fase”? SILVIA: Sono d’accordo con l’autore di questa poesia… Oltre all’amore tra un uomo e una donna, esistono tanti modi di amare. c’è l’amore per i genitori e i figli e c’è l’amicizia. E’ incredibile il legame d’amicizia che possono avere due persone…Accadde così anche a me, come a chiunque altro, quando ero una ragazzina…Trovai una persona speciale, una bambina che come me amava il calcio. Era destino che prima o poi ci saremmo incontrate. Da piccole eravamo due “snobbine”, sempre pronte a confrontarci, fronteggiarci, misurarci per capire chi fosse la migliore…Era più grande di me solo di un mese…Giocavamo insieme a calcio…per quel poco tempo che stavamo insieme, avevamo un legame fortissimo l’una con l’altra. Un legame simile ad una lunga catena… Le altre persone che prima o poi avrei conosciuto, non avrebbero mai avuto con me il legame che io avevo con lei… Crescendo, ci telefonavamo, e quando tutte e due avevamo il cellulare ci mandavamo i messaggi. Pian piano ci conoscevamo, eravamo e siamo compeltamente diverse, ma ci integravamo nelle nostre diversità… E poi, quella voce, quella gioia quando mi chiamava o mi cercava… un litigio non durava mai molto…Con il passare del tempo, ci sentivamo sempre, sempre. Era diventata la mia migliore amica. L’amicizia è una cosa favolosa! [Cristiano] Cara Silvia,mentre leggevo queste tue righe mi si dipingeva un sorriso sul viso: come ti ho sentita vicina, come anch’io ho conosciuto questo legame che cresce nel tempo e diventa tutt’uno con noi e la ns vita! Sai, non credo sia soltanto questione di fortuna: credo che sia questione di disposizione verso gli altri… una lunga catena: bella quest’immagine! Perché l’amicizia è salda come una catena (c’è, la si sente, è forte) ma è anche lunga: cioè ti lascia tanta libertà, quasi come se il vincolo non ci fosse (ma c’è..) Domanda per te: quanto ti senti libera e quanto costretta nel rapporto di amicizia od in generale in un qualsiasi rapporto di amore?

STEFANO: Secondo me Cristiano ha ragione. Perché l’amore non è un sentimento che fa cambiare il carattere e la personalità ma lo rende solo più dolce. Con l’amore vero un’altra persona impara a conoscere i pregi e i difetti dell’altro, a discutere su quando non si è d’accordo crescendo insieme, provando delle emozioni. Inoltre quando le cose non vanno bene e sembra che tutto il mondo ti crolli addosso avere una persona vicino che prova un sentimento d’amore è molto utile. Io personalmente penso che l’amore sia un sentimento dolce e tenero che fa apprezzare quello che abbiamo, e cioè la vita e la possibilità di amare. Io l’ho provato quando mesi fa è nata la mia nipotina. [Cristiano] Caro Stefano, se questi sono i presupposti sarai un buono zio per la tua nipotina! Apprezzo molto le tue parole e mi permetto di andare oltre quello che tu dici. Amore è anche prendersi cura dell’altro, nel modo opportuno per l’altro: un bambino piccolo lo imbocchi e lo prendi in braccio; uno un po’ più grande lo guidi nei suoi passi; un coetaneo amico lo ascolti,lo consigli,ne condividi gioie e sofferenze etc. In alcuni casi il rapporto  è univoco (tua nipote non ti imbocca né ti prende in braccio) in altri è biunivoco (reciproco). Ma è  proprio vero quello che ho appena detto, oppure anche tua nipote ti ha “dato” qualcosa?in amore si dà e si riceve sempre? 

GIOVANNI: Io sono d’accordo con l’autore anche se non ho mai avuto un vero amore. Secondo me l’amore non snatura le persone ma le aiuta a condividere il prossimo con serenità con altre. L’amore aiuta in qualsiasi cosa, aumenta la voglia di vivere, di scoprire e di andare avanti nella vita, è un sentimento reciprovìco tra persone ma non solo; può accadere anche quando una persona svolge un lavoro o qualsiasi altra cosa con questo sentimento. E’ una delle poche cose che ogni singolo individuo proverà almeno una volta nella vita. [Cristiano] Giovanni, mi ha fatto immensamente simpatica quel RECIPROVICO che hai scritto: sì perché l’amore è più bello se reciproco ma ha dentro di sé tutta la tensione e tutta l’incertezza di una PROVA. Che bel termine ti è uscito dalla penna! E senti, quando l’amore non è un sentimento “reciprovico” (come portavi tu ad esempio nel tuo commento) da che cosa nasce? da dove viene? 

GIACOMO: Io sono d’accordo con l’autore riguardo a quello che ha detto. Gli interessi tra due persone si intensificano e sboccia una relazione sempre più stretta. Mi è piaciuta la similitudine dell’albero con la collina. due esseri diversi ma che hanno bisogno l’uno dell’altro. [Cristiano] Caro Giacomo, visto che sei stato molto stringato a te faccio subito la domanda: il bisogno di cui parli è una forma di dipendenza? crea dipendenza? e se l’amore crea dipendenza come fa a liberarti?  

RICCARDO: Sono d’accordo con l’autore, l’amore tra due persone serve a far crescere, a rafforzarle, anche interiormente, ma non per questo cambia il nostro modo di fare, di comportarci, siamo sempre noi stessi. Come dimostra il paragone con l’albero e la collina. [Cristiano] sono felice che il paragone ti sia piaciuto. E tu, se dovessi descrivere con una tua immagine l’amore, a che cosa lo assimileresti?  

FRANCESCA: Sono d’accordo con l’autore di questa poesia perchè credo che l’amore sia la cosa più bella che la vita ci possa offrire anche se nel frattempo è capace di afrti soffrire molto. [Cristiano] Cara Francesca, mi fa piacere che tu sia d’accordo con me e voglio domandarti: in che cosa ti fa soffrire l’amore? quali sono le cause possibili? è proprio necessaria un po’ di sofferenza nell’amore? 

ALESSANDRO: Io sono d’accordo con Cristiano perché il sentimento che lui descrive è vero. [Cristiano] Alessandro, tu devi essere un tipo che bada poco alle parole e molto ai fatti: ed in questo mi trovo molto simile a te! In cosa trovi che il sentimento che descrivo è vero? quali sono le parole/definizioni/pennellate che ti fanno sentire ciò che ho scritto molto vicino alla tua esperienza?

CLAUDIO: L’autore di questa lettera a parer mio scrive cose giuste. Anche per me l’amore ti rafforza e ti fa diventare diverso. Diventi una persona allegra, serena e secondo me ti impegni anche a scuola. Ci sono diversi tipi di amore: amore per i genitori, per lo sport e per gli amici. Secondo me l’amicizia è molto importante a tutte le età.Io senza amici non riuscirei a vivere perchè ti fanno sentire importante. Io credo di avere molti amici e con loro mi sento anche al di fuori della scuola. Quando arrivo a casa alcune volte mi dispiace perché a me piace andare a scuola soprattutto per stare con i miei amici. Mi è piaciuto il paragone di Cristiano e credo che si addica molto al contesto e soprattutto alla parola amore!
[Cristiano] Caro Claudio, sono contento che tu viva l’amicizia con questo entusiasmo e con questo desiderio. Hai proprio ragione: gli amici ci fanno sentire importanti perché ci apprezzano per quello che siamo. Questa è la base, questo è il punto di partenza per ogni rapporto: conoscere ed apprezzare il valore dell’altro. Ma allora perché in amicizia o amore (con tutte le accezioni che anche tu hai citato) talvolta si litiga? è amore se ci si scontra? è normale litigare o discutere anche animatamente? perché, a quale fine? 

RICCARDO: Sono d’accordo con questa riflessione perché è vero che l’amore e l’amicizia rafforzano una persona e le permettono di confrontarsi con altri individui. Però è anche vero che il vero amore è difficile trovarlo e i veri amici si contano sulle dita di una mano. Comunque quando un amore o un’amicizia si consolidano è difficile separarli perché non possono fare a meno l’uno dell’altro. E’ anche vero che nella forza del loro legame può nascere qualcosa di nuovo, ad esempio un figlio. [Cristiano] Caro Riccardo, vera amicizia e vero amore sono difficili da trovare. Il bello è che non si trovano una volta per tutte, nel senso che non sono “cose” statiche ma hanno bisogno del ns contributo nel tempo. Sono legami che si costruiscono, insieme. E’ vero che tra un uomo ed una donna la forza del legame può essere feconda e generare un’altra vita. Ma si misura solo nel far figli la fecondità? Ogni legame vero è fecondo, cioè produce qualcosa ? e che cosa secondo te? 

ROBERTO: Questa è una metafora dell’amore che in alcuni casi secondo me è esatto paragonando l’amore in una simbiosi tra collina e albero, ma a volte non è così, magari stanno insieme perchè una delle due sfrutta l’altra e praticamente usa l’amore per guadagno come quando a volte succede che una persona sta insieme ad un’altra per i soldi che ha. [Cristiano] Giusto Roberto, la metafora si adatta solo al caso di un amore sincero, vero e maturo. L’opportunismo non è certo amore, quindi non produce una simbiosi ma fa avvicinare due persone soltanto a livello superficiale, per scopi egoistici. Se una persona sta insieme ad un’altra per i soldi, che cosa ci “guadagna” l’altro da questa persona? Secondo te perché una persona può accettare un tale (od un altro simile) compromesso? A te è mai successo ? è giusto chiamare anche questi rapporti amicizia, amore etc o si rischia di fare confusione? 

DEBORA: In questi versi c’è una metafora che tenta di spiegarci che cos’è l’amore attraverso due figure: un albero e una collina. Infatti l’albero e la collina formano due simbiosi proprio come due persone che si amano perché l’uno ha bisogno dell’altro. All’inizio di questo pensiero c’è una riflessione che ci fa capire che per amore non bisogna cambiare le proprie abitudini, perchè come noi accettiamo le diversità del compagno, questi deve accettare le nostre. L’amore tra due persone può essere anche un motivo di confronto per provare a scoprire nuovi orizzonti in ambiti precedentemente sconosciuti. Due persone si confrontano in vari modi, per esempio parlandosi o con esperienze personali, come io ho scoperto un nuovo campo, quello dell’aeronautica, dato che il mio ragazzo mi parla spesso di questo argomento. Credo che il confronto e l’accettare le abitudini del partner siano i due punti fondamentali da cui partono le basi per un solido rapporto di coppia e il confronto può essere utile per potenziare anche le proprie conoscenze. [Cristiano] Cara Debora dalle tue parole sento che sei una ragazza con la testa sulle spalle. Interpreto (e vado anche un po’ oltre !) quello che tu dici: io parto da quello che sono , questa è la mia verità. Conoscendo l’altro posso anche scoprire altre cose di me, mettermi in discussione, magari anche un po’ cambiare: nel senso di andare in una direzione un po’ diversa da quella che avrei seguito da sola, però una direzione nostra. Al di là di quelle che tu chiami conoscenze, che cosa ha potenziato o fatto maturare in te il rapporto con questo “pilota aeronautico”? in cosa ti senti diversa come persona rispetto a prima di conoscerlo?  

EVANS: Questa storia è molto simpatica e parla dell’amore che in questo caso sembra corrisposto e speiga che nessuno dei due può fare a meno dell’altro. Ciò significa che loro due hanno trovato la rispettiva metà. Chissà se la troverò anch’io? [Cristiano] caro Evans, sono contento che la “storia” ti sia piaciuta. Il modo di dire “trovare la dolce metà” è un argomento interessante di approfondimento: cosa ne pensi? perché ci si esprime in questi termini secondo te? ma io nel rapporto sono metà o sono uno? che idea hai della metà che cerchi ? 

DAVIDE: L’amore è quando due persone hanno bisogno l’una dell’altra, quando si sentono complete confrontandosi con il partner. Secondo me il racconto ha ragione. Almeno penso sia così, visto che non ho mai sperimentato sulla mia pelle l’argomento in questione. [Cristiano] Caro Davide, spero che tu sperimenti presto “sulla tua pelle l’argomento in questione”..  Comunque esistono altri tipi di amore che puoi aver già sperimentato e che hanno un po’ le stesse caratteristiche di quello da me descritto. L’amicizia vera non è in fondo un po’ così? quali sono le caratteristiche dell’amicizia che la fanno simile all’amore? ed in che cosa si differenzia da esso?

MATTEO: Secondo me questa riflessione è sbagliata perchè molte persone sono in grado di restare da sole anzi è proprio nel momento della difficoltà che si vede se una persona è uomo oppure no. A volte fa comodo appoggiarsi a una persona o a un amico ma di veri amici ce ne sono pochi e anche la tua ragazza ti può mollare da un momento all’altro. Finiscono i matrimoni per delle stupidate, figuriamoci se non finiscono le storielle dell’asilo. [Cristiano] Caro Matteo, ma sei veramente il ragazzo tutto d’un pezzo che trapela dal tuo commento? È vero, come tu dici, che molte persone sono capaci di restare/vivere da sole. Ma lo sono veramente sempre? o c’è anche in queste un bisogno di stare con gli altri, che magari viene fuori in certe occasioni? Allora ti faccio una domanda. Cercare l’amicizia o l’amore degli altri è sintomo di fortezza o debolezza?Cosa vuol dire per te essere forti? 

ANDREA: Secondo me questa “favola” vuole significare che due persone (uomo, donna = albero, collina) hanno bisogno comunque l’una dell’altra e non possono vivere sole, o comunque se lo fanno non vivono felici. [Cristiano] Ciao Andrea, non è polemico quello che sto per scrivere ma è mosso dal mio desiderio sincero di comprenderti : non capisco se sei d’accordo oppure no con quello che dico. Il termine “favola” è una parola per te che indica la metafora oppure c’è dentro il senso di qualcosa di irrealizzabile? Sai è molto importante essere chiari nei termini, proprio perché si possono creare degli involontari fraintendimenti. Secondo te se le persone vivono da sole sono infelici? oppure ci può essere un’infelicità anche a due?e il “bisogno” che hanno due persone l’una dell’altra, è un bisogno nato prima che si conoscessero oppure dal momento che si sono conosciute?  

DEBORA M.: L’amore o semplicemente un rapporto d’amicizia tra due persone viene paragonato a un albero e a una collina. Entrambi hanno bisogno l’uno dell’altra per crescere. Se questo loro legame, questo loro essere una cosa sola venisse a meno, tutti e due si sentirebbero persi, soli, privi di quella metà che li costituiva fino a quel momento. Il bisogno di avere qualcuno al tuo fianco che ti capisca, ti aiuta, che ti ami, e che condivida le tue idee; ma anche una persona con la quale potersi sfogare e confidare i propri pensieri. L’amico vero è colui che non ti abbandona, soprattutto nei momenti di difficoltà. Come scrisse Battaglia: “Non devi essere triste, non permettere che le incertezze e le paure ti travolgano. Cammina lungo la pianura e nelle valli incantate, e quando la tempesta si abbatterà sui campi di grano, cerca riparo sotto un grande albero”. Il temporale che si abbatterà non deve scoraggiarci, cerchiamo quindi riparo sotto un grande albero, di aggrapparci ad un appoggio sicuro e… amico. Affrontare le proprie incertezze in due rende possibile quello che prima avremmo considerato impossibile poiché uno è di sostegno all’altro rendendo sicuri i propri passi. [Cristiano] Cara Debora, da quello che scrivi sento che sei già una ragazza molto matura. E che vivi con profondità il valore dell’amicizia. Credo che i tuoi amici questo lo provino giorno dopo giorno. Ti è mai successo di essere tradita da un amico/a? che cosa hai provato? che cosa hai fatto? sei riuscita a recuperare il rapporto? 

VIVIANA: Sono d’accordo con chi ha scritto questo brano perchè è vero che c’è sempre un legame in tutto quello che facciamo o comunque tutto quello che esiste come la natura. Infatti, stando con qualcuno si possono capire gli sbagli che facciamo e migliorare e ci si può aiutare a vicenda se c’è qualche difficoltà. [Cristiano] Vedo Viviana che sei d’accordo con me sul tema della reciprocità di scambio nel legame di amicizia/amore. Prova a fare un elenco dettagliato delle cose che tu dai ai tuoi amici/al tuo ragazzo (se ce l’hai) e di quello che ricevi. Sono le stesse cose? c’è un equilibrio o c’è sproporzione? 

ALICE: Io credo che in un rapporto molto stretto come fra un ragazzo e una ragazza o fra due amici ci sia una certa complicità e ognuno ha bisogno dell’altro sia come sostegno morale che d’affetto.Però questo forte sentimento non deve diventare morboso perché è giusto che ognuno abbia comunque la sua libertà. [Cristiano] Brava Alice,  il sentimento che genera il legame non deve essere morboso. Un legame crea comunque delle limitazioni alle tue libertà (anche se non le avverti come costrizioni). Qual è il confine tra legame “sano” e legame morboso? quali atteggiamenti o dinamiche contraddistinguono la morbosità ? secondo te cosa ci sta dietro l’atteggiamento morboso? 

FRANCESCO: Il brano vuole far capire che quando sei innamorato ognuno ha bisogno dell’altro. L’albero vuole la collina e la collina vuole l’albero insomma non puoi vivere senza il tuo compagno, il brano dice anche che l’amore ti fa entrare nelle diversità del tuo compagno/a perchè sei completamente in simbiosi con lui. [Cristiano] Ciao Francesco, sintetico tu, sintetico io: cosa vuol dire entrare nelle diversità dell’altro? questa diversità può creare crisi in me? simbiosi è sintomo di dipendenza? 

ENEA: L’amore è quando due persone si amano e hanno bisogno l’una dell’altra. Sono d’accordo con quello che dice anche se non l’ho mai provato personalmente.[Cristiano] Ciao Enea, spero che tu possa avere presto la possibilità di sperimentare l’amore: sarà un’esperienza che ti cambierà sicuramente! Prova a trovare 10 verbi che, secondo te, hanno a che fare con l’amore (sono cioè azioni che due persone che si amano compiono l’una verso l’altra) e dimmi quali di questi verbi hai sperimentato in altri legami della tua vita. In che cosa sta la differenza tra il legame amoroso e questi altri legami? 

CHRISTIAN: In questo racconto abbiamo visto come l’albero ha bisogno della collina e la collina dell’albero, proprio come quando due persone sono imìnnamorate, l’uno non può stare senza l’altro. Confrontandosi con le caratteristiche dell’altro ci sisente completi e ci si affeziona molto.[Cristiano] Ciao Christian, ti provoco subito: l’amore è avere bisogno dell’altro per completarsi o qualcosa di più? e se sì che cosa per te?  

STEFANO: L’amore in qualsiasi forma, che sia amicizia o che sia qualcosa di più profondo è insediato nella natura dell’animo umano perchè ogni persona non può stare da sola, ma ha bisogno sempre di qualcuno; però in un rapporto non bisogna sopprimere l’altro o l’altra ma crescere insieme confrontandosi con i propri difetti. [Cristiano] Ciao Stefano, è vero che, per la sua natura a socializzare,nessun uomo vuol stare da solo: anche gli eremiti, se ci pensi, stanno da soli per sentire meglio la voce dell’Altro che è Dio! Perché , secondo te, ci sono dei legami in cui uno dei due tende a prevaricare sull’altro? e poi così facile confrontarsi serenamente con l’altro ed accettarne i limiti? e crescere insieme? 

MATTEO P.: Questo testo spiega come l’uomo ha bisogno sempre di una persona, un amico o una ragazza con cui confidarsi e confrontarsi anche se è molto difficile trovare la persona giusta ma alcuni preferiscono stare soli. [Cristiano]  Ciao Matteo, perché secondo te è difficile trovare la persona giusta? quali caratteristiche deve avere ? e l’intimità (nel senso più ampio possibile) che ruolo gioca in tutto questo? 

ALESSANDRO: Questo testo ha un grosso significato. Cioè che un rapporto sereno, come per esempio un’amicizia forte, può portare dei cambiamenti, ma comunque non più di tanto drastici. Un’altra cosa che spiega è che “l’amore” comunque è molto importante perchè chiunque in un momento della sua vita ha bisogno di un rapporto d’amore, per confidarsi, fronteggiarsi comunque dove può esprimere la sua esperienza o il suo pensiero.Se una persona non ha nessun rapporto dove può esprimersi su tutto quello che pensa quella persona è malata, ed è malata di una malattia difficilmente curabile: la solitudine.[Cristiano] Beh, Alessandro, per fortuna la solitudine non è così incurabile come altre malattie, altrimenti staremmo veramente in filo! La solitudine si può combattere, bisogna un po’ forzare la persona ad uscire dal proprio gusto, farla schiudere per gradi come un fiore alla luce del sole. Mi aggancio a questo esempio e faccio a te una domanda che potevo fare a molti altri: hai detto che l’amore è utile per confidarsi, fronteggiarsi, conoscersi, altri tuoi compagni hanno detto che è utile per parlare di sé e sfogarsi. Avete cioè usato verbi che esprimo azioni reciproche o che in qualche modo esprimono un vantaggio per voi che vivete la storia . Provocazione: ma l’amore non è anche prendersi cura? e in che modo? fino a che punto? 

ALESSANDRO P.: L’amore è così complesso che è quasi impossibile da descrivere.E’ il bisogno reciproco tra due persone che si amano e grazie al quale rimangono unite in ogni condizione di vita, fino alla fine dei loro giorni; a volte ci saranno momenti di disagio e di controversie, ma se verranno superati insieme, il legame tornerà più rafforzato di prima. [Cristiano]  Ciao Alessandro, mi ha molto colpito la tua frase “fino alla fine dei giorni”. E’ una cosa che spero anch’io fortemente. Però se guardiamo la realtà attorno a noi, quante coppie finiscono prima o anche dopo del matrimonio, più che in passato. Quali sono a tuo parere le cause di questa maggiore fragilità dei rapporti? quali le contromisure che secondo te andrebbero adottate? nella tua esperienza di legami importanti (amicizia o amore) sei riuscito ha superare le controversie o hai vissuto anche momenti di rottura? come hai affrontato sia gli uni che gli altri? 

CARLOTTA: Io sono d’accordo con questa frase, l’amore tra due persone deve riempire di cose buone, aiutare a crescere e a maturare. L’altra persona ti deve riprendere se sbagli, insieme ci si deve divertire e questo amore ti deve rimanere nel cuore, un domani che la storia finirà, sia come ricordi belli sia come ricordi brutti. Però l’altra persona non ti deve soffocare o ostacolarti in tutto o non avere rispetto per te. Ognuno dei due deve avere i suoi spazi e fare anche amici diversi, però insieme bisogna crearsi una propria vita, ma non dipendere del tutto dall’altro, ma avere anche altri “svaghi”. [Cristiano] Molto bello il tuo pensiero, Carlotta. Tu dici sostanzialmente questo (provo a sintetizzarlo!): nella coppia devono esistere contemporaneamente un IO, un TU ed un NOI. Tre entità ben distinte e che hanno bisogno l’una dell’altra per poter creare una coppia vera ed equilibrata. Sento che vivi e senti come valore quello della diversità (diversità di alcuni interessi ed amici per esempio, rispetto delle opinioni differenti). Credi sia più semplice creare un legame con una persona simile o diversa da noi? in quali cose secondo te è necessario che le due persone siano simili? in quali cose la troppa somiglianza può creare difficoltà o “sterilità” nel rapporto? 

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Tutti sono rimasti, ad ogni modo, piacevolmente stupiti dell’attenzione prestata loro da alcuni “grandi” che non si presentavano loro con atteggiamento di superiorità e di… infallibilità (qualcuno infatti ha scritto ancora qualche riga a Cristiano, di sua iniziativa e in separata sede). In fondo, se per i ragazzi gli adulti sono, come si diceva, “diversi”, è anche vero che essi stessi si percepiscono tali di fronte a noi perché in posizione subordinata. Si sentono a volte sottovalutati, ridicolizzati. Un’esperienza la cui freschezza si riflette nelle testimonianze degli alunni, lasciate intatte e senza correzioni, e che – almeno per l’entusiasmo che ci ha accomunati – ha aiutato giovani e meno giovani a coltivare la giusta autostima, nel rispetto di sé e degli altri.

Daniela Tuscano (grazie a Ellyr e a PetaloSs per le fotografie)

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Entry filed under: educazione e scuola, semi di speranza, strade umaniste, Uguali&Diversi.

LETTERA APERTA A LUCA VOLONTE’ LA DIVERSITA’ E’ LA CIFRA DELL’AMORE

9 commenti Add your own

  • 1. danielatuscano  |  1 luglio 2006 alle 20:44

    Ecco il questionario di cui parlavo:
    Classe_______
    Sesso
    □ M
    □ F
    IO E LA DIVERSITÀ
    1. Io e gli “altri”
    Cosa intendo per “diversità”?
    □ Qualcosa che esce dalla norma
    □ Qualcosa che m’incuriosisce
    □ Qualcosa che non comprendo
    □ Qualcosa che temo
    □ Qualcosa presente in ognuno di noi, a seconda della propria natura
    Chi è per me il “diverso/a”?
    □ Quelli/e che la società considera tali
    □ Me stesso/a
    □ Tutti/e
    □ Quelli/e che deviano dalla norma
    □ Quelli che non si adeguano ai canoni comuni che la società impone
    □ Nessuno/a
    E a me, càpita di sentirmi “diverso/a”?
    □ Sì, molto spesso
    □ Diverso/a da chi?
    □ Qualche volta
    □ Mai
    E quando ciò accade?
    □ Quando gli amici (genitori, insegnanti) non mi capiscono
    □ Quando mi rendo conto della mia unicità pur condividendo la stessa umanità degli altri, e ne sono felice
    □ Quando sostengo idee contrarie a ciò che pensa la “massa”
    □ Quando non mi adeguo alle mode correnti
    □ Quando sono sincero/a
    □ Quando racconto bugie
    □ Altro
    In quel caso, mi sento…
    □ Felice
    □ Solo/a e incompreso/a
    □ La cosa mi è indifferente, non ci ho mai pensato…
    Considero quindi la diversità…
    □ Qualcosa di positivo
    □ Non esiste la diversità
    □ Qualcosa di negativo
    □ Qualcosa di neutro
    □ Qualcosa di potenzialmente positivo, ma che a volte è un po’ faticoso da sopportare
    2. Il mondo intorno a me
    La società che mi circonda, invece, considera la diversità una ricchezza o un problema?
    □ Una ricchezza
    □ Un problema
    □ Più un problema, ma si sta adeguando per accettare le diversità
    □ Più una ricchezza, ma esistono ancora delle ingiustizie da risolvere
    In base a cosa formulo questo giudizio? (Trovare qualche esempio)
    ___________________________
    Chi sono, a mio parere, i “diversi” per la nostra società? (Sono possibili più risposte)
    □ Nessuno
    □ Gli anziani
    □ I giovani
    □ Le donne
    □ Gli uomini
    □ Gli extracomunitari
    □ I grandi geni
    □ Tutti/e
    □ I disabili
    □ I credenti
    □ I non-credenti
    □ Quelli che pagano le tasse
    □ Gli onesti
    □ Chi crede nell’amicizia, nella famiglia e nella solidarietà
    □ I disoccupati o i sotto-occupati
    □ Gli omosessuali
    □ I tossicodipendenti
    □ I bambini
    □ Gli ebrei
    □ Altro____________
    E qual è il mio parere? Anch’io considero “diverse” queste persone?
    □ Sì, perché in un modo o nell’altro escono dalla norma
    □ Sì, perché mi sembrano discriminati in qualche modo
    □ Sì, perché mi sembrano avvantaggiati rispetto alla maggioranza
    □ No, perché ognuno è “diverso” o “uguale” a seconda del metro di giudizio altrui
    □ Francamente non mi sono mai posto/a il problema
    □ No, perché se lo facessi sarebbe comunque un modo per “catalogare” delle persone
    Tra le categorie sopra elencate ve ne sono alcune che mi sono particolarmente simpatiche/antipatiche? Quali e perché?
    Simpatici____________________________, perché_________________
    Antipatici____________________________________, perché_________________

    Rispondi
  • 2. cristiano  |  3 luglio 2006 alle 22:51

    E queste invece sono le lettere personali fattemi recapitare da due alunni di Daniela. 🙂

    STEFANO: Caro Cristiano, volevo rispondere alla tua domanda. Secondo me in amore si dà e si riceve sempre qualcosa perchè in un rapporto amoroso hai una persona che ti aiuta nei momenti difficili e ti confrta dandoti sempre qualche consiglio per farti uscire dalla crisi. Inoltre impari a conoscere e a vivere con una persona differente da te in personalità e carattere ma così impari a convivere con persone diverse da te imparando ad apprezzare pregi e difetti e questo è un vantaggio. Inoltre volevo dirti che con la nascita della mia nipotina Marika, mi ha dato molte cose. Sai da un punto di vista hai ragione lei non mi può imboccare o prendere in braccio, ma ogni volta che la vedo mi dà quella spensieratezza e la libertà di giocare con qualsiasi cosa che ha per le mani. Mi fa riscoprire il fatto di essere bambino e giocherellone, qualità che con il passare degli anni vengono nascoste dalla crescita. Dal mio lato io le posso offrire un aiuto quando ne avrà bisogno, la prenderò in braccio e la coccolerò quando ne avrà bisogno, e l’aiuterò a prendere delle decisioni giuste e la difenderò da ogni pericolo. Credo che questo è l’amore cioè una simbiosi, ovvero due persone vivono insieme e traggono vantaggi entrambi da questa convivenza. [Cristiano] Stefano, dalle tue parole sincere e sentite capisco che stai vivendo con grande naturalezza e con grande gioia uno degli aspetti più misteriosi che la vita ci offre: la diversità di me dagli altri. Non tutti come te sanno trarre una ricchezza da questo aspetto: pensa a quante volte la diversità (di età, sesso, cultura, idee etc) invece che attrarre divide, invece che rendere fratelli rende nemici. Ricordatene sempre Stefano, questo che stai vivendo nel tuo piccolo è un bene prezioso, un bene che fa altro che bene alla ns società: approfondiscilo e scoprilo in altri aspetti della tua vita! Ti abbraccio e ti auguro Buon Natale

    CLAUDIO: Caro Cristiano, credo, anzi, sono sicuro che se le persone che si amano ma né hanno opinioni diverse né discutono, non siano veramente innamorate perchè entrambe si danno ragione per paura di litigare e di non scontrarsi.
    Riguardo all’affermazione che fai nei confronti degli amici è proprio vero che ti apprezzano come sei e soprattutto rispettano le tue idee anche se magari non le approvano completamente.
    Credo che sia importante anche il rapporto di amicizia tra un maschio e una femmina perchè ti puoi confrontare con un’altra mente e se hai bisogno di consigli sono disposte a darteli. Spero che tu sia d’accordo con me. Saluti. [Cristiano] Sono d’accordo con te su tutto:
    – se in un rapporto si evita continuamente il confronto non ci si ama veramente, si ha paura (ma come dice Battisti ” la paura inquina ed uccide i sentimenti..”)
    – il rispetto delle nostre idee da parte degli amici (quando la pensano in maniera diversa da noi) è uno dei comportamenti più civili e maturi che ci è dato di sperimentare/mettere in pratica
    – l’amicizia con una donna è diversa da quella con un uomo e sicuramente importante proprio per questa sua diversità (mi viene in mente ancora una bella canzone di Battisti: “Una donna per amico”, l’hai mai ascoltata?)
    Anche a te un abbraccio ed auguri di Buon Natale
    PS: se non lo conosci, prova a scoprire Battisti e le sue canzoni…

    Rispondi
  • 3. massimo  |  7 novembre 2006 alle 23:33

    letto. interessante. sai che io giro per le scuole, medie inferiori e superiori, proprio a parlare di democrazia, tutela della legalità, rispetto delle diversità e lotta alle mafie?
    giovedì comunque sono a milano, alle 18,30 presento un critico, gian paolo serino, che ha fatto un libro polemico sulla fallaci. in libreria di porta romana. se non hai di meglio da fare…

    Rispondi
  • 4. danielatuscano  |  7 novembre 2006 alle 23:36

    Libro polemico sulla Fallaci, eh? Bene, bene, farò di tutto per esserci… 😉

    Rispondi
  • 5. laura  |  23 novembre 2006 alle 10:15

    ED ECCO LA MIA AVVENTURA…

    Anch’io mi sono inventata, con i miei ragazzi di seconda e poi terza media, un percorso un po’ speciale. Ho dedicato uno spazio, nell’arco dei due anni, a una riflessione particolare sui diritti dell’uomo. Lo scopo era prima di tutto conoscersi: poi, saper riconoscere i propri diritti e i propri doveri come tutela dei diritti altrui, accostarsi all’Altro senza respingerlo, ma riconoscendo in lui la medesima umanità, conoscere situazioni di negazione dei diritti umani e operare coscientemente per risolverle, adottare un comportamento aperto e rispettoso verso la comunità.
    Abbiamo iniziato con una riflessione individuale: ho chiesto ai ragazzi di elencare quali fossero i valori della loro vita. Poi, siccome non capivano bene la parola “valore”, ho chiesto loro di elencare quelle cose o persone per difendere le quali sarebbero stati disposti a fare un grosso sacrificio, eventualmente fino alla vita. Ognuno doveva poi presentare e spiegare la sua scala di valori alla classe. Infine abbiamo conteggiato i risultati, che sono stati abbastanza uniformi: prima di tutto la FAMIGLIA, poi la VITA, gli AMICI, la PROPRIETA’ (la casa, il telefonino, i giochi…), l’ORGOGLIO (contro offese o insulti). Qualcuno ha detto anche la PATRIA.
    Da qui siamo partiti per riflettere sul significato di “valore”. Abbiamo letto alcuni passi della Costituzione, abbiamo confrontato la scala dei valori di diversi tipi di cultura (trovandole abbastanza simili) e quindi messo a confronto i valori proposti dai media, in particolare la televisione, con quelli che erano emersi dalla nostra indagine.
    Via via che procedevamo nel percorso, invitavo i ragazzi a scrivere brevi articoli sui temi trattati, che pubblicavamo sul nostro giornalino scolastico cartaceo e su quello on-line.
    Alla fine del primo anno abbiamo invitato un rappresentante di Emergency a tenere un incontro. Sono state proiettate delle diapositive e fornite delle informazioni e in seguito c’è stato un dibattito estremamente produttivo. E’ stata un’esperienza che ha sconvolto i ragazzi, un po’ come se si fosse aperta per loro una finestra su qualcosa che non conoscevano, che non immaginavano nemmeno. Qualcuno ha anche pianto. Altri hanno chiesto “perché queste cose non si vedono mai al telegiornale?”. In seguito, molti hanno voluto leggere “Pappagalli verdi”.
    Qui c’è stato anche un momento di tensione, perché i genitori non erano molto d’accordo a proporre ai figli, per loro ancora piccoli, realtà così crude. Ne ho approfittato per coinvolgere anche “i grandi”: ho invitato i genitori a un incontro di dibattito sui temi trattati insieme ai ragazzi. Ne è uscito un fine anno speciale, un incontro senza retorica, in cui gli adulti si sono davvero confrontati con i ragazzi.
    Nel secondo anno, la classe terza, il percorso è proseguito con una riflessione sul diritto di parola, di religione, di pensiero, e sulla non-violenza attiva. Siamo partiti anche qui dal personale: come ti comporteresti se ti impedissero di esprimere la tua opinione? Se fossi considerato “inferiore” e quindi “incapace di pensare”? La maggior parte dei ragazzi ha risposto “mi ribellerei con la forza”, molti altri “scapperei” (interessante spunto sul problema dell’immigrazione), alcuni “cercherei di coalizzarmi con altri nella mia situazione”. Nessuno comunque si sarebbe rassegnato a tacere.
    A questo punto ci siamo chiesti “chi ci impedisce di pensare con la nostra testa?”. E alcune risposte mi hanno un po’ stupito: “UN DITTATORE”, “INSEGNANTI E GENITORI” (questa è terribile), “GLI AMICI”, “LA PUBBLICITA’”.
    Dopo aver discusso a lungo, abbiamo visto alcuni film: “L’attimo Fuggente”, “Il buio oltre la siepe”, “Mona Lisa Smile”. La riflessione si è spostata su chi e perché è considerato “diverso” e quindi “inferiore, incapace di pensare”. Da un’indagine sui ragazzi, la risposta più frequente a “chi consideri diverso?” è stata “TUTTI”, seguita a sorpresa da “GLI ADULTI”. E già questo dovrebbe far riflettere…
    Da qui in poi il percorso è proseguito secondo le tappe della classe terza: riflessioni sulla guerra e la non-violenza attiva, dalla figura di Gandhi, passando a Madre Teresa, Martin Luther King, Nelson Mandela, e così via. Non mi dilungo su questa parte, che è quella più “convenzionale”.
    Tutto il progetto è stato accompagnato dalla lettura di romanzi, racconti, biografie, testi poetici. Ma la parte più produttiva è stata il confronto diretto: quello con i genitori – senza dubbio quello che ha dato i risultati più immediati e vistosi – e quello con gli altri adulti, insegnanti, esperti … tutti comunque in veste di “persone” e non di “ruoli”.
    L’entusiasmo c’è stato da parte di tutti. Entusiasmo per cose concrete, che ci toccano davvero, non per concetti astratti. Entusiasmo per un confronto reale. Credo che con questi ragazzi bisognerebbe parlare di più. Soprattutto, ascoltarli di più.

    Rispondi
  • 6. maria teresa  |  26 novembre 2006 alle 12:13

    ciao dany… questi sono i pensieri sulla pace che i bambini della scuola media di Redecesio hanno realizzato l’anno scorso…

    un abbraccio maria teresa

    I.C A.B Sabin, Redecesio di Segrate

    IL FILO DELLA PACE

    Il filo della pace porterà alla pace e allora esso sarà ben teso, ma non si spezzerà.

    Il filo della pace è di mille colori, di mille profumi, di mille e altre sensazioni, di mille parole e di mille altre melodie. Purtroppo spesso non viene visto, né sentito, né odorato, né toccato…

    Il filo della pace é l’unione di tutti:il mondo intero contro la guerra, ma ci vuole pochissimo per spezzarlo…

    Solo se ci saranno dei deboli il filo della pace si spezzerà: ma noi vogliamo con tutte le nostre forze la pace..

    Finché ci sarà il filo della pace la guerra non dilagherà nel mondo.

    Il filo della pace é molto sottile e si puo’ rompere, ma se tutti ci crediamo puo` diventare indistruttibile.

    Il filo della pace è cio`che unisce le persone che hanno ancora speranza.

    Indispensabile per chi lo cerca, fragile per chi lo accetta. Un giorno forse tutti si stringeranno la mano grazie ad esso.

    Il filo della pace è cio`che si potrebbe mettere dove ora c`è il muro.

    ..é il filo che rende fratelli tutti i bambini del mondo, che gridano tutti insieme: “Vogliamo la pace!”

    Il filo della pace è l’equilibrio del mondo, pero`questo equilibrio puo`venire meno: dobbiamo resistere per poter vivere in pace.

    Il filo della pace è un filo sottilissimo, ma se lo si tesse tutti insieme si puo`ottenere la cosa piu`importante, realizzata con il contributo di ciascuno.

    Il filo della pace porta all’unione che ci lega,ma è troppo fragile per giocarci.

    Pa pace é un filo sottile che si puo` spezzare: basterà farci dei nodi!

    Non tutti credono al filo della pace, ma in realtà tutti lo desiderano.

    Dobbiamo sostenere questo filo,diffonderlo in modo che un giorno la pace si realizzi ovunque.

    Rispondi
  • 7. danielatuscano  |  26 novembre 2006 alle 20:04

    Cara Laura, la tua esperienza è molto interessante, istruttiva e, sotto alcuni aspetti, diversa dalla mia, visto che i tuoi alunni sono più giovani. Crescendo si tende maggiormente a immedesimarsi nei ruoli che la società ci impone, anche se in fondo li si trova restrittivi. La verità è che gli adolescenti sono gli individui più fragili, perché stanno attraversando la fase più incerta e delicata della loro vita; in un certo senso sembrano tornare bambini, ma si tratta di… un’infanzia senza ritorno. Si potrebbe dire che l’adolescenza è l’ultimo tentativo di resistenza all'”omologazione” adulta.

    Anche il mio percorso sulla diversità si è snodato lungo tutto l’anno, ricorrendo a sussidi simili ai tuoi: letture, incontri informali e con esperti, esempi pratici (sennò non si capisce nulla), e COINVOLGIMENTO DEI GENITORI. I quali, come tu stessa ammetti, sono i più sospettosi, ma anch’essi in fondo hanno bisogno di certezze e di punti di riferimento, sennò come potrebbero trasmetterli ai loro figli? Peraltro i genitori attuali, che hanno più o meno la mia età, ogni tanto mi paiono più smarriti dei pargoli.

    Ma l’idea di coinvolgere i miei amici si è rivelata vincente perché è servita a “umanizzare” ai loro occhi la figura della prof. Anche lei ha degli affetti e, soprattutto, ce ne mette a parte, questo hanno pensato ed è stato un impatto emotivo fortissimo.

    Quanto alle immagini “crude” che potrebbero sconvolgerli, siamo alle solite… fregnacce: certi genitori non si peritano di lasciare i figli davanti alle immagini televisive più agghiaccianti e volgari ma recalcitrano, quando non gridano all’innocenza aggredita, se qualcuno mostra ai ragazzi il mondo REALE, quello in cui dovranno vivere. Non è semplice ipocrisia, quest’ultimo è già il frutto di un ragionamento complesso, si tratta di ignoranza e di immaturità, pura e semplice.

    Noi dovremmo ascoltare di più i giovani, ma anche noi ogni tanto dovremmo trovare orecchie disponibili.

    Rispondi
  • 8. ecumenici posta  |  24 febbraio 2007 alle 16:21

    Minori e famiglie senza diritti:

    la scuola davanti agli adolescenti omosessuali

    Marialuisa Muscarà Bellavia

    Agedo Onlus Genitori di Omosessuali

    Come madre di un giovane omosessuale, appartengo all’associazione di volontariato AGEDO, che è tra i sostenitori di questo convegno insieme alle associazioni 31 ottobre, Genitori Democratici, Semaforo blu, Rete Scuole e Centro Culturale Protestante.

    Noi genitori di omosessuali sappiamo bene come la scuola italiana non pensi ai nostri figli come a dei soggetti da educare secondo la propria identità, e non si preoccupi mai dei nostri problemi che, forse, considera fatti privati.

    In realtà i problemi degli adolescenti omosessuali e delle loro famiglie hanno una chiara dimensione pubblica, non solo perché i nostri figli non sono un’esigua minoranza e costituiscono il 5-10% della popolazione scolastica, bensì perché un clima scolastico disagevole e disagiato per un adolescente omosessuale si ripercuote sulla famiglia e su tutte quelle persone che lo frequentano: i compagni e le compagne, i docenti, gli educatori, il gruppo dei pari; tutti quelli che si trovano in relazione con una persona che non si sente prevista in questo mondo, che non trova con chi interagire alla pari, con chi confidarsi senza temere lo scherno e il giudizio morale.

    Questi nostri figli, adolescenti spesso in crisi per la loro difficile situazione di accettazione personale, trovano nella scuola, tra compagni e insegnanti, nuove difficoltà e sofferenze causate dallo stigma sociale, da azioni di bullismo poco conosciute e non contrastate; vivono nel silenzio più assoluto: c’è una negazione da parte del mondo scolastico, dell’esistenza stessa del problema o, quanto meno, dell’idea che un problema così scottante sia di sua competenza.

    Credo che quanto ora vi leggerò, scritto da uno studente veronese in forma di lettera “ un po’” sgrammaticata – possa aiutarvi ad intuire, almeno parzialmente, lo stato d’animo di un giovane omosessuale, la sua angoscia, la paura di non essere capito in famiglia e nella società. Venne recapitata , su un foglietto, alla sede del movimento gay di Verona.

    Verona 3 di giugno 1999

    L’altro giorno mentre stavo con la mia compagnia, un ragazzo ha detto che, mentre stava ascoltando la radio dei comunisti ha sentito una trasmissione di froci, i quali parlavano di un ragazzo che si è ucciso perché lo avevano scoperto a scuola, che stava con un altro. Quando ho sentito quello che diceva questo ragazzo, mi è venuto un colpo al cuore, perché questo ragazzo che è morto si chiamava Luca, una volta ci hanno trovati insieme nella doccia della palestra.

    Io però ho dovuto dire che era stato lui, sennò i compagni di scuola andavano a dirlo ai proff e mi sputtanavano anche con la mia famiglia così mio padre mi portava dal psicologo e mi metteva in collegio come ha fatto il papà di Luca prima che si ammazzasse.

    Volevo dirvi che anche a me come a Luca piacciono i ragazzi invece che le ragazze, e quella volta in palestra ero molto contento […]. Ci siamo capiti subito perché lui guardava sempre me e io lui. Poi una volta durante la ricreazione io sono andato nei bagni della palestra dove non ci va mai nessuno fuori dell’orario di lezione e l’ho aspettato là fino alla fine della ricreazione, poi lui è arrivato.

    Quando me lo sono visto davanti mi batteva il cuore per l’emozione e mi tremavano le gambe […]. ci siamo rivisti ancora altre volte e una anche a casa mia, quando i miei sono andati via. Fino a quando non ci hanno scoperto in palestra! Dopo quella volta non l’ho più visto perché suo padre lo ha ritirato da scuola e siccome lui era di un paese della bassa, non mi ricordo bene quale non sono mai andato a trovarlo.

    Quando ho saputo che si è ucciso ho pensato di farlo anche io ma dopo non ci sono riuscito […] volevo dirlo anche al mio parroco, ma non l’ho fatto perché lui una volta in chiesa ha parlato molto male della gente come noi e tutti gli battevano le mani. Io stavo ancora peggio. Ho preferito dirle a voi queste cose perché dicono in giro che i ragazzi del vostro gruppo difendono la gente come me e voi.

    Io so chi siete voi. una volta sono rimasto a guardarvi.

    Prima o poi spero di venirvi a trovare che ho visto il vostro indirizzo […]. Se usate questa lettera per favore non parlate del nome della mia scuola e del mio che però voglio dirvi.

    (seguono nome e cognome)

    P.S. Spero che Luca dall’alto dei cieli mi perdoni e sappia che lo penso sempre e che gli voglio bene e se sapessi dov’è la sua tomba andrei a mettergli i fiori.

    Non vorrei aggiungere molto dopo questa testimonianza.

    Avrete notato come un ragazzo di sedici anni, abbandonato in piena adolescenza a se stesso, senza reti sociali, senza strumenti di accettazione, senza modelli positivi e pubblici, viva la sua identità nel silenzio, nella paura e si viva nella negazione dell’affettività e del diritto a pronunciarla, del tutto privo della spensieratezza che vorremmo fosse prerogativa di ogni adolescente.

    Noi riteniamo che la scuola, come luogo di sapere e di conoscenza, dovrebbe approfondire i suoi saperi sui problemi dei giovani, e quindi anche di questi giovani; come luogo di educazione, dovrebbe schierarsi dalla parte di chi ancora non ha diritti. Ma si trovano mille scuse: l’omosessualità è una questione personale; oppure è una malattia, oppure è una libera scelta. Perché dunque importunare la scuola?

    E’ certo, però, che l’omosessualità non è una patologia e non è neppure una scelta (sarebbe davvero una scelta molto scomoda): E’ un dato di fatto che non si può negare col silenzio.

    Riteniamo che la condizione personale degli studenti, di ogni studente, dovrebbe essere la base di partenza per agire in qualità di educatori: eppure sappiamo che le scuole non affrontano la fatica di offrire sostegno educativo a questi adolescenti: si ha paura che gli altri siano sconvolti o corrotti da questo esempio.

    Immaginate cosa significhi trascorrere l’adolescenza sentendo utilizzare la propria identità come il peggior insulto possibile tra i banchi di scuola, nei corridoi, nei bagni. E osservare che i tuoi insegnanti, i bidelli non reagiscono, le considerano “ragazzate”.

    Se queste stesse azioni ed espressioni vengono rivolte, però, a minoranze etniche o appartenenti a confessioni religiose minoritarie, allora vengono prese seriamente in considerazione.

    Certamente i docenti non possono essere riempiti di nuove competenze ad ogni nuova emergenza; si tratta, qui, di una scelta di sensibilità che comporta, quanto meno, la censura e l’utilizzo di testi scolastici che promuovano la discussione e una seria ricerca su questi argomenti. Ad esempio, perché in molti testi di scuola non si dice che molti omosessuali sono stati sterminati nei campi di concentramento? Perché si tace sempre sulla sessualità di persone geniali come Michelangelo, Tasso, Leopardi, Saffo?

    Perché i nostri figli non possono trovare dei modelli, in queste persone, che permettano loro di crescere sentendosi persone previste e positive in questo universo?

    E ancora, come è possibile che i nostri ragazzi cerchino il suicidio, a volte senza riuscirci (per fortuna) e che vi sia un alto tasso di dispersione scolastica a carico di questi adolescenti e che quasi nessun docente, nessun preside si interessi alla questione?

    Noi genitori, purtroppo, veniamo molto spesso a conoscenza della loro omosessualità dopo il periodo della scuola: ormai hanno trascorso l’intera adolescenza nel silenzio e nel disprezzo.

    Ma se noi riconosciamo la nostra mancanza, per non essere riusciti a capire prima, perché le scuole restano ferme e insensibili ad ogni nostra sollecitazione?

    Ogni input esterno ed interno resta impermeabile alla questione che poniamo noi oggi: se si parla di educazione sessuale, si cita solo la relazione tra uomo e donna; se si parla di multiculturalismo, si trattano solo le culture etniche; se si parla di diritti delle minoranze, si parla solo delle minoranze straniere e religiose; se si tratta di prevenzione al suicidio, si parla solo di anoressia. Sembra si voglia escludere la questione delle famiglie con figli omosessuali da ogni programma. Perché?

    Vorrei ora rendervi partecipi del nostro sgomento con una semplice cifra: secondo l’Istat in Italia gli adolescenti tra i 14 e i 19 anni sono 3.500.00 circa. Ebbene il 5-10% sono omosessuali, cioè fino a trecentocinquantamila.

    Immaginate ora tutti questi ragazzi e queste ragazze condannati a non esistere. E diteci cosa provate.

    Se la scuola davvero vuole essere laica e plurale, se vuole – cioè – insegnare a “parlare” a chi non ha mai avuto il diritto di farlo, dovrebbe iniziare ad ascoltare i suoi ragazzi, oppure chi cerca di dare loro una voce per farli uscire dal silenzio.

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  • 9. donatella  |  8 marzo 2007 alle 22:02

    Gli esperti del settore si confrontano in un convegno a Vicenza. L’uso delle nuove tecniche per arginare i fenomeni della devianza giovanile: “Sfruttiamo l’immaginazione”

    L’arteterapia contro il bullismo
    “Proviamo a curarli con la fantasia”

    L’arteterapia contro il bullismo”Proviamo a curarli con la
    fantasia”
    di DANIELE SEMERARO

    ROMA – C’è chi, come accade nelle scuole dello stato australiano di Victoria, per combattere il bullismo decide di impedire a tutti gli studenti di utilizzare YouTube, il più grande contenitore multimediale della rete, proprio quello nel quale sono andati a finire molti dei video girati anche nelle classi italiane. E chi, invece, da oltre vent’anni crede che per combattere i fenomeni di devianza giovanile si debba “cambiare musica”, cercando di parlare la stessa lingua dei giovani. Sono gli esperti di arteterapia, una vera e propria disciplina
    che utilizza i materiali, le tecniche e i criteri di decodifica
    dell’arte visuale per individuare e gestire al meglio il mondo
    emozionale della persona, con particolare attenzione alle problematiche del disagio psicologico e sociale.

    Di disagio giovanile e arteterapia si parla questa mattina in un
    convegno organizzato alla Fiera di Vicenza che ripercorre tutte le problematiche della deviazione, dal bullismo all’anoressia, dal graffitismo alla pornografia e all’interno del quale intervengono medici, psicologi e psicoterapeuti. “Quello che da diversi anni stiamo cercando di fare – spiega Achille De Gregorio, direttore di ArTea (ArteTerapeuti Associati) e docente all’università di Milano – è capire cosa avviene nella testa del bullo, cosa condiziona e veicola la vita psichica del minore”. È indubbio che gli avvenimenti degli ultimi mesi, dai pestaggi agli stupri filmati col telefonino e poi pubblicati su
    internet, sono frutto di un’educazione contraddittoria e di una società problematica, con una famiglia che è cambiata e un mondo della scuola sempre più demotivato.

    L’arteterapia, però, ha una visione differente della delinquenza e della criminalità giovanile, spiega De Gregorio: “Non vogliamo essere moralisti e nell’approccio con un ragazzo problematico crediamo che egli sia stufo di sentirsi dire cosa deve fare. Probabilmente avrà parlato, oltre che con i genitori, con psicologi, insegnanti, educatori. Noi, invece, cerchiamo un canale diverso, nuovo e probabilmente privilegiato, che è quello delle immagini”. Attenzione, però: l’arteterapia non va a
    mettere in contatto il ragazzo con l’arte dei musei, bensì con quella che gli è più vicina, dalla computergrafica alla pop-art, passando per la musica rap, i graffiti o anche i più tradizionali matite e pennarelli, andando a creare dei percorsi terapeutici che possono durare anche diversi anni e che, nella maggior parte dei casi, danno i loro frutti.

    “È un lavoro psicosociale – continua De Gregorio – e non somministriamo né farmaci né diamo consigli. Cerchiamo invece, con questo canale privilegiato, di parlare la loro stessa lingua, di diventare complici.
    Alcuni anni fa con il ministero della Giustizia abbiamo mandato avanti un progetto che ha coinvolto due carceri e oltre trecento detenuti, e abbiamo ottenuto ottimi risultati proprio grazie a questa capacità delle immagini di poter bypassare la parola”

    Parlando di bullismo, gli arteterapeuti hanno una sicurezza: basta con le dicerie comuni. Non è vero che di solito il bullo è figlio d’immigrati oppure che ha il papà alcolizzato, sono aspetti superati. La maggior parte dei comportamenti di devianza avrebbero invece a che fare con il desiderio: desiderio di farsi una carriera, di far soldi, di avere la macchina potente, di fare sesso. Quello dei “bulli”, insomma, è
    un agire che ha a che fare con i modelli d’identificazione proposti dalla società violenta, dalle mode, dai soldi facili, dal sesso pubblicizzato, dal bisogno di videofilmarsi.

    È il desiderio, insomma, che spinge a forzature, e ultimamente i
    desideri dei giovani sono cambiati, così come la loro immaginazione. Ed ecco, appunto, che l’arteterapia cerca di lavorare proprio sull’immaginazione, sulle fantasticherie, su quello che passa per la mente al ragazzo. È come se si cercasse di fare luce su aspetti diversi, al di là degli aspetti sociali e di quelli dell’immigrazione. In modo pratico, di solito si incomincia con incontri individuali o di un piccolo gruppo. Si cercano dapprima i materiali e gli aspetti dell’arte intriganti per ogni singola persona: è il momento più delicato e
    importante, nel quale si crea un’empatia e un’alleanza basata sulla creatività.

    Nelle sedute successive si cerca di dare al paziente spazio,
    lasciandolo da solo davanti a un foglio con i pennarelli o con una bomboletta spray e si vede in che modo reagisce, cercando poi di lavorare su ciò che emerge. Si fa in modo, insomma, di avvicinare il giovane all’immagine analizzandone la qualità simbolica e psicologica, proponendo poi percorsi di tranquillità o emancipazione. “È un’attività senza sconfitte: i giovani non scappano mai quando c’è da disegnare”.

    In italia esistono cinque grosse associazioni che si occupano
    dell’arteterapia, che è una competenza in più che si studia solitamente dopo la laurea e si abbina a una professione esistente. La maggior parte degli studiosi sono neolaureati oppure educatori, psicologi, fisioterapisti, medici

    (2 marzo 2007)

    Studio commissionato da Regione Lombardia e Azienda Sanitaria
    Bullismo a scuola: Italia terza in Europa, Milano fa da traino
    Il 64% degli alunni delle elementari milanesi ha avuto a che fare, come vittima o aggressore, con il bullismo. “Propensione priva di giustificazioni socio-economiche, ma seriamente motivata da situazioni di abbandono morale da parte di famiglie incapaci di rappresentare un valido riferimento etico-educativo
    64% degli alunni delle scuole elementari di Milano e il 50% di quelli delle medie ha avuto a che fare, come vittima o come aggressore, con il fenomeno del bullismo. I dati emergono da uno studio redatto da Nicola Iannacone per conto dell’Azienda Sanitaria e della Regione in 59 plessi milanesi (33 elementari e 26 medie) per un totale di 10.513 alunni (5.426 maschi e 5.087 femmine) dei quali 4.406 delle scuole elementari e 6.107 delle medie.

    L’eta’ media del campione delle scuole elementari e’ pari a 9,5 anni, mentre per le medie 12,6 anni. Dati allarmanti che pongono Milano al primo posto di una classifica sicuramente poco invidiabile. Il 51,9% dei bambini e il 48,3% delle bambine delle elementari hanno dichiarato di avere subito angherie e prepotenze dai bulli della scuola. Il 48,5% dei maschi e il 39,5% delle femmine hanno invece confessato di essere stati responsabili di episodi di bullismo. Percentuali meno elevate si riscontrano alle medie dove il 32% dei maschi e il 29,8% delle femmine hanno dichiarato di essere state vittime e il 37,9% degli alunni e il 30,9% delle alunne hanno confessato di avere commesso angherie nei confronti dei compagni.

    Un fenomeno inquietante e ancora poco conosciuto in quanto, spesso, i bambini e i ragazzi vittime tendono a nascondere agli insegnanti e ai genitori le violenze e i soprusi di cui sono vittime. Ma e’ un fenomeno preoccupante perche’ gli stessi curatori della ricerca hanno segnalato che i bulli hanno maggiori probabilita’ di una ”carriera deviante che li portera’ in molti casi ad avere problemi con le droghe e la giustizia prima dei 24 anni”. Considerazione non campata per aria se paragonata a cio’ che il Procuratore della Repubblica per i minorenni di Milano, Giovanni Ingrascì, ha scritto nella relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario, nella quale ha sottolineato l’aumento dei reati commessi dalle cosiddette baby gang: ”Si aggrava – aveva scritto il magistrato – l’allarme per la propensione al crimine di minori appartenenti a classi abbienti, propensione priva di giustificazioni socio-economiche ma seriamente motivata da situazioni di abbandono morale da parte di famiglie incapaci di rappresentare un valido riferimento etico-educativo’ ‘.

    Ingrascì aveva appunto segnalato che le piccole rapine ed estorsioni da parte delle baby gang erano commesse ai danni dei coetanei. Facile immaginare che chi alle superiori costringe i compagni di classe a farsi consegnare telefonini, scarpe, giubbotti e denaro, alle elementari e alle medie abbia avuto una carriera da bullo. La ricerca ha messo in evidenza che rispetto al fenomeno quasi la meta’ degli insegnanti ha difficolta’ a riconoscere atti di bullismo che accadono nella propria classe. Allo stesso tempo anche i genitori evidenziano difficolta’ sia nel dialogo con i propri figli sia nell’aiutarli ad affrontare il problema.

    L’Italia risulta, infine, terza in Europa, dietro Gran Bretagna e Francia, nella classifica sul bullismo nelle scuole, così come aveva rivelato un dossier della rivista ”Polizia Moderna” (il mensile della Polizia di Stato), pubblicato a fine 2003. E il fenomeno dalle nostre parti era un problema già nel 1997, quando la psicologa Ada Fonzi sottolineava che ”il 41 per cento dei bambini delle elementari e il 26 per cento dei ragazzini delle medie italiane subiscono prepotenze” .

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