VADE RETRO SINGLE!

5 settembre 2006 at 18:48 14 commenti

Su “L’Opinione.it” del 2 settembre scorso (direttore Arturo Diaconale, fra i collaboratori Paolo Pillitteri) è comparso un breve commento anonimo – quindi autorevole – intitolato I Pacs, Andreotti, le adozioni, i single. E poiché il testo è, appunto, breve, non abbiamo difficoltà a trascriverlo. Esso recita: “Altro che Pacs, il deputato Poretti (Rosa nel Pugno) presenta una proposta di legge, anti-famiglia, per permettere ai single di adottare un bambino. C’è da augurarsi che la contrarietà che il Senatore a vita Giulio Andreotti espresse giorni fa nei confronti dei pacs, con una chiusura totale ad una loro approvazione, sia estensibile [sic, sic!] anche a questa nuova trovata”.

Proprio dalla stringatezza vorrei iniziare la mia riflessione. A tutta prima non comprendevo come temi tanto importanti – Andreotti escluso – potessero venir liquidati in poche righe. Ma, leggendo meglio, mi sono resa conto che la scelta del titolo, all’apparenza superficiale e pretenziosa, era al contrario molto più eloquente di quanto sembrasse.


Si tratta, come abbiamo detto, di un commento e non di una semplice informazione. Lo rivelano il sarcastico esordio e termini come “legge anti-famiglia” o “trovata”, di fronte alla quale auspicare “totale chiusura” (del sen. Andreotti…).

imageArtemide, Ragazza al tramonto


Vien da chiedersi: perché Diaconale, o chi per lui, è così infuriato coi single?

La risposta è, al tempo stesso, semplice e profonda. Egli li ritiene responsabili di tutte le odierne aberrazioni morali, dai Pacs all’omosessualità, dall’aborto alla legalizzazione delle droghe leggere, e così via. Argomenti per nulla slegati, secondo l’ottica fondamentalista. Se si prosegue con tale ragionamento, infatti, se ne deduce che siamo giunti alle storture di cui sopra per colpa del femminismo, reo di aver allontanato la donna dalla famiglia e dal suo insostituibile ruolo materno; che il femminismo è a sua volta figlio diretto del laicismo boghese; che la borghesia è nata dalla Rivoluzione francese; per concludere con una condanna in blocco di tutte le conquiste della società civile, mondo “innaturale” che ha distrutto i sani e immutabili valori su cui si poggiavano gli Stati tradizionali.

Femminismo, relativismo, edonismo e tanti altri altri “ismi” – insieme con gl’individui che li incarnano – sono dunque i mali contro cui si scagliano i fustigatori di coscienze, clericali o atei devoti che siano. I quali veramente non si trovano solo a destra, dato che un recente “studio” comparso su “Repubblica” proprio sui single ne ha parlato come della “generazione no-figli”; mentre un altro ha cercato di dimostrare addirittura che essi, coi loro acquisti sconsiderati, contribuirebbero in modo decisivo ad aggravare l’inquinamento del pianeta.

Risulta ora molto più chiara la scelta di quel titolo: Pacs, adozioni, single, cui potremmo aggiungere tutto quanto abbiamo sopra elencato e anche di più, non sono un fenomeno complesso da analizzare in profondità, ma l’ovvio risultato di una serie di deviazioni. Non occorre sprecar tempo a parlarne: si devono rifiutare e basta.

Lo scritto in questione è emblematico ben di là dal suo (nessun) valore letterario, perché, a volerlo decifrare minuziosamente, smaschera l’autentica ideologia di tanti sedicenti liberali nostrani.
Ma anche quanto questi ultimi siano pericolosi, poiché fanno leva su pregiudizi assai diffusi a livello generale.

Andiamo oltre. La “trovata” del deputato Poretti era in realtà stata avanzata qualche anno prima nientemeno che dall’inflessibile card. Tonini. O meglio: il porporato l’aveva considerata una soluzione accettabile, qualora gli orfani non trovassero nessuna famiglia disposta ad accoglierli.

Del resto, anche se i più lo ignorano, i single possono già adottare. Purché i futuri figli siano maggiorenni. E c’è chi lo fa, uomini e donne non sposati, ma pure preti. E’ il caso di don Gino Rigoldi, che nel 1996 adottò un ragazzo albanese senza permesso di soggiorno, già padre di un bambino.

Lungi dal condannarli, dovremmo perciò esser molto grati a queste persone che si sono accollate l’arduo compito di portarsi in casa un individuo adulto, sempre vissuto in un istituto o con una storia alle spalle a dir poco drammatica. Il quale, senza queste madri o padri soli, sarebbe finito sulla strada o in qualche carcere circondariale, dal momento che le famiglie “regolari” si sono ben guardate dal sobbarcarsi un onere simile. Il figlio adulto non fa “gola”; non è piccolo, non è tenero, magari non è nemmeno tanto bello, e poi tanti problemi: troppi. Un doppio scarto della società.

Invece, nessun ringraziamento. Ma al contrario i fulmini di cardinali, di Diaconali e dei loro epigoni che non si stancano di dipingerli come una pattuglia di parassiti, simbolo di una società decadente e ripiegata su sé stessa. Il guaio è che di questi… monogenitori, come dei solitari per necessità (sfortuna, lavoro precario) i grandi media non parlano mai. Gli unici single che trovano spazio nelle inchieste giornalistiche sono rigorosamente belli, annoiati, infantili, con un ottimo reddito e nessuna voglia di impegnarsi per il futuro.

Certo, l’individualismo sfrenato è una delle piaghe delle società avanzate; ma e si va diffondendo anche nel Terzo mondo. Ci troviamo quindi di fronte a un fenomeno molto complesso, che non risparmia nessuno: non i single, d’accordo, ma nemmeno le celebrate, benedette famiglie tradizionali.

Né la laicità coincide con la totale assenza di valori. I veri laici, gli “atei pensosi” (ben diversi dai “devoti” attuali) come li chiamava il dimenticato papa Paolo VI, erano tutt’altro che libertini privi di regole morali. Berlinguer, Montanelli, lo stesso Pasolini avevano a cuore princìpi quali solidarietà, lotta per i più deboli, e, non ultima, la famiglia, su cui s’interrogavano problematizzandola, ma non certo ignorandola o contestandola puerilmente. Laicità non è sinonimo di barbarie e le istituzioni non possono rimanere inerti davanti a scelte all’apparenza private, ma di fatto perniciose per la società (pensiamo all’Olanda dove, in nome dell’assoluta neutralità della legislazione, è stato possibile costituire un Partito pedofilo). Ma reclamare l’intervento dello stesso, o di alcuni esponenti politici (il cui parere in materia non ha fra l’altro alcuna autorevolezza), per discriminare precise categorie di individui ricorda molto da vicino Giovanni Gentile, e denota una intrinseca fragilità di quelle stesse convinzioni brandite con tanta veemenza.

Fragilità che accomuna tanto gli ayatollah all’amatriciana quanto i paladini dei diritti civili. Resta sempre assente dal dibattito (rettifichiamo: dai vicendevoli insulti) il tema fondamentale dell’educazione, per cui un figlio non è un diritto né una merce di scambio e le leggi devono essere elaborate in vista del suo benessere primario e non delle pretese degli aspiranti genitori. Tipico della mentalità consumista è ritenere anche il figlio un bene di scambio sul quale investire, ed eventualmente rifiutare, se non ne deriva un guadagno.

Non che, da questo punto di vista, le società patriarcali stessero molto meglio. Anche allora i figli erano visti essenzialmente come un mezzo per conquistare ricchezza, prestigio, lavoro, discendenza ecc. Oggi sono visti o come un investimento a fondo perduto, o come una seccatura, o come una bandiera per sventolare le proprie velleità travestite da diritti. Non è ancora stato assimilato il concetto per cui il bambino è una persona completa, e che la sua soggezione all’adulto dev’essere uno stimolo a proteggerlo, non ad abusarne. E l’unico criterio su cui regolarsi in un tema delicato come l’adozione è il suo bene e la sua felicità.

Il certificato di matrimonio eterosessuale non rilascia la patente di perfetto genitore. Genitori non si nasce, si diventa. (Potremmo aggiungere che genitori non sono solo coloro che fisicamente procreano, ma il discorso si amplierebbe troppo.) Senza dubbio però mettere al mondo o, peggio, adottare un figlio con lo scopo di soddisfare il proprio narcisismo, o per rimediare a una situazione matrimoniale precaria, è segno d’immaturità quando non di patologia, o – ed eccoci arrivati al punto – di egoismo puro e semplice.
Invece di prendersela col singolo in quanto tale, si indaghi sulla capacità della singola persona di educare un figlio; unica condizione davvero irrinunciabile.

Naturalmente una famiglia “completa” è la soluzione da auspicare; ad essa va senz’altro data la precedenza. L’opzione “single” dev’essere contemplata una volta esaurite tutte le altre possibilità, sempre in obbedienza a quel criterio, la felicità e il bene del bambino, di cui parlavamo poc’anzi.

Il cenno all’orientamento sessuale degli aspiranti genitori non è casuale, come non è casuale, nell’articolo dell'”Opinione”, l’accostamento single-Pacs. Benché quest’istituto, nei Paesi in cui è permesso, non riguardi solo gli omosessuali, è così che viene normalmente percepito; e gli strali del giornalista contro l’adozione ai single sottendono senza dubbio anche quest’altro timore: che dietro ogni “solitario” si nasconda un gay. Dargli un figlio? Per carità.

Fortunatamente il mondo reale non è fondamentalista. In esso vivono single omosessuali e single eterosessuali, genitori etero e genitori gay. Ce ne sono sempre stati e sempre ce ne saranno.
Collaborando da anni con amici gay mi è capitato di conoscerne parecchi e non li ho trovati certo meno teneri, attenti, oblativi, disinteressati dei loro corrispettivi etero. In alcuni casi lo erano anzi di più, vuoi per predisposizione naturale, vuoi perché consci del pregiudizio sociale nei loro confronti e (giustamente)intenzionati a sfatarlo. La stabilità psicologico-affettiva di una persona, non le sue preferenze sessuali, devono costituire l’unico discrimine in caso di adozioni.

Se tuttavia si parla di estendere tale diritto anche alle coppie omosessuali, va onestamente riconosciuto che ciò solleva una serie di problemi etico- antropologici sui quali è indispensabile riflettere in modo approfondito, senza reazioni passionali o precomprensioni ideologiche.

Non mi pare esistano ancora studi sistematici e accreditati che garantiscano l’assoluta ininfluenza della mancata complementarità sessuale dei partner sulla personalità del bambino. La relazione uomo-donna non esaurisce tutte le potenzialità dell’amore umano, ma è pur vero che non si può nemmeno ridurre a mera questione di genere, del tutto irrilevante per gli scopi da raggiungere.
E’ dunque comprensibile la perplessità, a volte la contrarietà, di persone che, pur solidali con con gay e lesbiche, non amerebbero veder estesa l’adozione anche a questi ultimi. Le parole più illuminanti in tal senso le ha comunque pronunciate l’Abbé Pierre. Nel suo ultimo libro, egli scrive: “Dobbiamo avere la pazienza di ascoltare gli psicologi e di vedere se nel tempo, là dove l’esperienza è stata condotta, il fatto di non avere genitori di sesso diverso non arrechi davvero, psicologicamente o socialmente, un pregiudizio al bambino. Sarebbe a mio avviso il migliore argomento contro l’omoparentalità. Poiché per il resto sappiamo tutti che un modello parentale classico non garantisce necessariamente felicità ed equilibrio. Bisognerebbe avere la certezza che questa particolarità non costituisca per il bambino un ostacolo insormontabile o troppo pesante da portare”.

Post scriptum. Fare appello ai parlamentari italiani perché fermino Pacs e adozioni “singole” non è solo prepotente, ma soprattutto idiota: la maggioranza dei nostri politici – cattolici compresi – è divorziata e risposata oppure, come nel caso del super-teocon Casini, convivente con figlie a carico. Soltanto che la compagna di Casini gode di tutti i diritti di una moglie legittima, compreso quello di ereditare, malgrado la legge italiana non glielo permetta. La partner di un Aldo Rossi qualsiasi, invece, no. Ai lettori sciogliere questo enigma. Daniela Tuscano

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FACCIO CINEMA SENZA SPERANZA – Il testamento poetico di Pasolini CHIESA E GAY, UN’ALTRA OCCASIONE PERDUTA

14 commenti Add your own

  • 1. Adele  |  7 settembre 2006 alle 18:10

    Cara Daniela,
    intanto brava per questo bel blog.
    Ho letto con interesse questo tuo articolo, e vorrei dire la mia opinione riguardo alle adozioni da parte degli omosessuali. Sinceramente non capisco da dove provenga quella serie di problemi etico-sociologici di cui parli, se non dalla paura della diversità, di un concetto diverso di famiglia. Io provengo da una tipica famiglia italiana, cattolica, abbastanza benestante. Ciononostante questo non mi ha evitato ferite insanabili (e ci tengo a dire che non sono stata abusata, seviziata, percossa ecc…), che mi porto dietro da sempre, che cerco di accettare e “curare” con gran dispendio di energia, di sofferenza e di denaro (gli psicologi costano!). Sono omosessuale (e non è questa la ragione per cui ogni settimana mi siedo su quella poltrona…), vivo con la mia compagna, ci amiamo e ci rispettiamo tantissimo e stiamo per adottare una bambina. Per fortuna – e per scelta! – vivo in un paese che non ci discrimina.
    Per quanto riguarda la citazione dell’Abbé Pierre, uomo di cui peraltro ho stima, mi sembra molto sensata.

    “Dobbiamo avere la pazienza di ascoltare gli psicologi e di vedere se nel tempo, là dove l’esperienza è stata condotta, il fatto di non avere genitori di sesso diverso non arrechi davvero, psicologicamente o socialmente, un pregiudizio al bambino. Sarebbe a mio avviso il migliore argomento contro l’omoparentalità. Poiché per il resto sappiamo tutti che un modello parentale classico non garantisce necessariamente felicità ed equilibrio. Bisognerebbe avere la certezza che questa particolarità non costituisca per il bambino un ostacolo insormontabile o troppo pesante da portare”.

    L’unico commento che mi viene di fare a questa frase è che le coppie etero non hanno aspettato che gli psicologi dicessero loro le cose da fare o da evitare. Non voglio sollevare polemiche sterili. Non si tratta della mia ragione contro quella degli altri. Attorno a me ci sono molte famiglie ‘diverse’, di sole donne con figli, di donne single con figli… e quei bambini non presentano maggiori complicazioni di altri. Essere madre è una cosa che sento profondamente, e a tutte queste cose ci penso, e ci ho pensato, molto ma molto di più di quanto non facciano certi etero.

    Grazie!
    Adele

    Rispondi
  • 2. danielatuscano  |  7 settembre 2006 alle 22:30

    Carissima Adele,
    grazie per i complimenti al mio blog. Sono solo agli inizi, ma farò il possibile per renderlo più ricco, fruibile e attraente.

    Io non ho nulla da opporre alle tue ragioni, né intendo dubitare del tuo senso materno. Certe aspirazioni non sono né omosessuali né eterosessuali, ma semplicemente umane. Anche il mio migliore amico è gay e, come dire?, è padre “dentro”, pur se non fisicamente. E’ molto probabile che le perplessità da me avanzate siano frutto di timori o comunque di un atteggiamento più sentimentale che razionale. Non ho difficoltà ad ammetterlo.

    Senza dubbio dipende anche dal paesaggio di formazione. In Italia certi problemi, che altrove sono superati, restano attuali. A dire il vero i miei dubbi si rivolgevano un po’ a tutti. Alludevo a una mentalità che si sta diffondendo ovunque e che, in nome di un’uguaglianza malamente intesa, mira ad appiattire e ad annullare qualsiasi differenza. Ma le differenze esistono e sono una ricchezza. Se è sbagliato perseguitarle, è altrettanto sbagliato negarle.

    Uomini e donne non sono uguali, sono diversi e complementari. Anche due uomini e due donne sono diversi tra loro ed è questa simbologia della diversità che, a mio parere, non dev’essere perduta a meno di non falsare la realtà. Oggi si tende a credere che ogni cosa fattibile sia automaticamente positiva.

    Voglio però precisare che con quelle parole io non intendevo esporre soltanto i miei personali (e opinabili) punti di vista, ma spezzare una lancia a favore di coloro che, pur ritenendo giuste e spesso affiancando molte rivendicazioni gay, mostrano tuttavia alcune esitazioni riguardo al tema in questione. Esse vorrebbero discuterne coi diretti interessati, anche per vincere, se esistono, ingiustificati timori e/o pregiudizi. Talora, invece, vengono doppiamente emarginate: dalla maggioranza “perbene” perché non condannano gli omosessuali sic et simpliciter, e da certi attivisti gay agguerriti che li considerano sempre e comunque nemici, perché non “sposano” supinamente qualsivoglia richiesta del movimento. Il massimalismo è un ostacolo insormontabile sulla via della reciproca comprensione e va sempre evitato.

    Già nella “Lettera a Rosy Bindi”, da me riportata in questo stesso blog (vedi alla sezione Politica-Mente), sostenevo che anche gli omosessuali, come ogni essere umano, nascono, vivono, talvolta si creano famiglie, e che, almeno finora, hanno sempre avuto un padre e una madre “regolari”. Ma mi sembra che su questo punto la pensiamo esattamente nello stesso modo.

    Trovi approfondimenti del/sull’Abbé Pierre nelle sezioni Uguali e Diversi, Semi di speranza, Il punto caldo. Quanto alla psicologia, per parafrasare una canzone di Bennato “intorno a noi soltanto un po’ di luce, e poi, tutto da capire”. Come ho detto per diventare genitori si deve indagare sulla maturità interiore di ognuno di noi. Occorre essere umili e anche molto pazienti. Ti faccio tanti auguri per la prossima adozione; mi piacerebbe che mi raccontassi la tua esperienza. Una testimonianza “dal vivo” vale più di mille discorsi.

    Un abbraccio

    Daniela

    Rispondi
  • 3. Adele  |  9 settembre 2006 alle 10:11

    Cara Daniela!
    Grazie per avermi risposto e per mantenere aperto questo dialogo. Mi rincuora incontrare persone come te!
    Non ti ho risposto prima perché ieri io la mia compagna siamo andate alla prima riunione con l’agenzia di adozioni. E’ stata una riunione di quasi due ore, dove abbiamo parlato di tante cose, ma principalmente dei bambini e delle loro madri biologiche. Ne parlerò magari in un altro momento perché per ora è un po’ troppo fresca.
    Volevo semplicemente dirti che capisco il tuo punto di vista e sinceramente quei dubbi o esitazioni li capisco perfettamente perché sono stati i miei! Ne abbiamo parlato a lungo con la mia compagna, e siamo giunte alla conclusione che vogliamo comunque provare a fare del nostro meglio per crescere una figlia in un ambiente sereno. Inoltre, adottando diamo a una bambina la possibilità di avere una vita “normale”, che non avrebbe se crescesse in istituto…
    L’argomento è complesso e non si riduce di certo a queste quattro righe piuttosto semplicistiche.
    Sarò felice di condividere questa mia esperienza con te e i tuoi lettori, e spero che questo contribuisca a sollevare certi veli. Ti ringrazio per l’opportunità che mi dai.

    Ora però ritorno al mio lavoro…

    Un abbraccio

    Adele

    Rispondi
  • 4. danielatuscano  |  10 settembre 2006 alle 11:55

    Benissimo, Adele. Quando vuoi ne parleremo, non ho mai affrontato situazioni come la tua. Avrei molte domande da porti, anche in relazione a uno scritto di Daniela Danna di alcuni anni fa. A presto, dunque! 😉

    Rispondi
  • 5. Adele  |  10 settembre 2006 alle 17:50

    Ciao Daniela,
    di che scritto parli? Me lo manderesti? (puoi usare tranquillamente il mio indirizzo privato, te l’ho lasciato sull’altro forum).
    A prestissimo, sarò sconnessa per un paio di giorni perché vado a Johannesburg per una conferenza.
    Un abbraccio,
    adele

    Rispondi
  • 6. danielatuscano  |  11 settembre 2006 alle 15:23

    Si tratta di un libro, te ne parlerò volentieri in pvt ma possiamo pure continuare il discorso qui, non c’è problema. Buona conferenza, poi mi spieghi di cosa si tratta? Sono curiosa! Un saluto,

    D.

    Rispondi
  • 7. Adele  |  13 settembre 2006 alle 12:11

    Rieccomi!
    La conferenza non era niente di che. Una ditta farmaceutica che ha portato i rappresentanti di vendita “in gita”… sai com’è.
    Sono interprete di conferenza (e traduttrice), quindi mi becco anche cose poco interessanti, a volte. Tipo, lo sapevi che esiste un’associazione mondiale dei costruttori di tetti???
    Comunque per quanto concerne il libro mi piacerebbe saperne di più, mi farebbe piacere tu me ne parlassi quando hai tempo.

    Un abbraccio
    a

    Rispondi
  • 8. Adele  |  15 settembre 2006 alle 13:57

    Ciao Daniela,
    I giorni passano e il “meccanismo” dell’adozione è oramai stato messo in modo. Prima l’incontro con l’assistente sociale, ora quel kiletto di formulari da riempire… poi un album da mettere assieme, che parli di noi, della nostra vita assieme, dei nostri cari, affinché la madre biologica possa farsi un’idea di chi siamo (a lei spetta la decisione finale quanto ai genitori adottivi). Io e la mia compagna pratichiamo entrambe la meditazione buddista e in questo periodo cerchiamo di farlo assieme per invitare questa creaturina nella nostra vita.
    E più i giorni passano e più mi rendo conto che c’è anche un disegno più grande di noi. Che questa bimba arriverà, se dovrà arrivare, e non siamo noi a scegliere, ma sarà lei a scegliere noi…

    … noi possiamo solo prepararci ad accoglierla!

    baci
    a

    Rispondi
  • 9. danielatuscano  |  15 settembre 2006 alle 21:07

    Mettere al centro il bambino e capire che fa parte di un “disegno” che ci trascende è un punto di partenza fondamentale per chi si accinge a diventare genitore.

    Non capisco però un particolare: la madre naturale della bambina è ancora in vita? Come mai non può stare con lei?

    Rispondi
  • 10. adele  |  18 settembre 2006 alle 11:06

    Mi chiedi perché, se la mamma è in vita, non può stare lei con la sua bimba. Potrei risponderti in pochissime parole: perché non la vuole!

    La realtà sudafricana è molto diversa da quella europea. Pur essendo uno dei paesi di punta del continente (per lo meno a livello economico), sta ancora lottando con tanta povertà, e disuguaglianza sociale.
    Molti dei bambini in adozione non sono “orfani” nel senso stretto del termine, ma sono creature venute al mondo in un contesto non propizio.
    E non si tratta solo di famiglie povere che non possono sfamare un’altra bocca, o di senza tetto che non vogliono crescere un figlio per strada (quelli in realtà i figli se li tengono!).
    Si tratta molto spesso di mamme giovanissime che non possono accudire un figlio perché non ne hanno la capacità.

    In Europa se una quattordicenne rimane incinta, spesso viene consigliato l’aborto. Qui, vuoi per ignoranza, vuoi per ingenuità, spesso si rendono conto della gravidanza troppo tardi per poter abortire. O, anche se lo sanno per tempo, non hanno soldi per andare all’ospedale (non ci sono cure mediche gratuite e anche nelle cliniche per i meno abbienti tali interventi si pagano). O ancora, i vincoli della religione impedisce loro di prendere tale decisione. LE famiglie di queste ragazzine in genere le rigettano e si crea una spirale terribile di angoscia e incomprensione.
    L’assistente sociale ci ha detto che al momento in una delle loro case per madri hanno anche una dodicenne…
    Ho imparato a non giudicare queste ragazze, queste donne, queste sorelle. Non sono cattive persone, non sono irresponsabili (e il fatto di dare il figlio in adozione piuttosto che buttarlo in un cassonetto o di andare a farsi maciullare da una mammana lo dimostra), sono semplicemente troppo giovani. Hanno commesso un errore (si sono innamorate del tipo sbagliato, nel momento sbagliato), o a volte sono state forzate ad avere rapporti sessuali non protetti… a volte le gravidanze sono frutto di violenza o addirittura incesto. Che colpa ne hanno loro?
    Dare amore ad una creatura nata dalla violenza può forse contribuire a cambiare un po’ i cicli negativi, a stemperare la rabbia atavica… non lo so, ci spero comunque.

    Quello che poco si sa, in questi casi, riguarda i padri. Spesso giovani anche loro, ma più arroganti e meno avvicinabili delle ragazze… In genere spariscono dopo aver messo incinta la ragazza… storia vecchia, si sa!

    Ecco, spero che questo risponda alla tua domanda, ci sarebbe ancora moltissimo da dire, ma il tempo come al solito stringe!

    Ti abbraccio e fammi pure altre domande, se ti va, sarò felice di dialogare con te!

    Ciao

    Rispondi
  • 11. danielatuscano  |  19 settembre 2006 alle 6:23

    Purtroppo questa vicenda, tranne alcuni particolari, non mi sembra poi dissimile da tante altre avvenute nel nostro “civilissimo” Paese…

    Intanto, malgrado il disastro che sta avvenendo con l’Islam, qui da noi il card. Ruini è tornato a tuonare contro cellule staminali, testamento biologico e, ovviamente, Pacs e “forme alternative di famiglia” nonché contro la diffusione di una “mentalità soggettivistica”. E ha ordinato ai cattolici della maggioranza della (debole) sinistra che ora ci governa ad attenersi al suo diktat. Per fortuna dalla remota India ci arriva, ogni tanto, qualche buona notizia. Su “AliceNews” si legge (ma il titolo è fuorviante):

    India – Petizione per mettere al bando l’omosessualità

    Oltre cento esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo indiano hanno sottoscritto una petizione per abolire una legge risalente al periodo coloniale con la quale si bandisce l’omosessualità. Come hanno sottolineato i firmatari, quella normativa è stata spesso usata dalle autorità per “perseguitare, ricattare e terrorizzare sistematicamente le minoranze sessuali del paese” (18 settembre 2006).

    Ho il sospetto – ma non vorrei essere maliziosa – che, se solo potesse, Ruini tornerebbe invece a invocare il carcere per gli omosessuali.

    N.B.: Parallelismi. Nel 1596, in piena Controriforma, san Roberto Bellarmino (il Ruini dell’epoca, se non altro più intelligente) in Disputationes adversus huius temporis haereticos, così scriveva: “Il potere spirituale non si immischia negli affari temporali, purché questi affari non siano di danno al fine spirituale, o siano necessari al suo conseguimento”. Perfetto. E’ tale e quale a oggi.

    Rispondi
  • 12. Adele  |  19 settembre 2006 alle 10:33

    Si appunto, i paesi del “terzo mondo” ci stanno dando certe lezioni!!!
    Il carcere per gli omosessuali??? La gogna sarebbe più opportuna! 😉

    Tutto questo mi mette tristezza, i rappresentanti della religione (qualunque essa sia) dovrebbero per me essere veicolo di conoscenza e amore… Quando sento certe dichiarazioni (da qualunque “parte” esse provengano), mi sento morire, e mi viene una rabbia irreprimibile.
    Scusa questo sfogo, ma mi chiedo: come fanno a non vedere, come fanno a leggere le parole di Cristo e a non sentire quell’amore immenso e incondizionato??? Perché chiudersi in nome degli interessi terreni, umani e pertanto fallaci???

    Hai mai letto Thich Nath Hahn?

    ciau

    Rispondi
  • 13. peraps  |  19 settembre 2006 alle 20:27

    Non sono sposato.
    Convivo con la mia ragazza da 4 anni e ci conosciamo da una decina d’anni.
    Abbiamo una stupenda bambina.

    Quando sento le vicende di chi si sposa e dopo sei mesi o un anno da questa promessa d’amore eterno, scambiata davanti a Dio, si lascia, mi domando quale plus valore morale possa mai aver avuto rispetto a me e alla mia “non-famiglia”.

    Rispondi
  • 14. Adele  |  22 settembre 2006 alle 9:44

    Appunto… sembra quasi che la parola famiglia debba avere solo senso in ottica catto-istituzionale!

    Forse bisognerebbe riempire la parola di nuovo significato…

    ciao

    Rispondi

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