IL LUPO PERDE IL PELO… – Tornano a imperversare i reality. Ma non ci avevano promesso una tv di qualità?

11 settembre 2006 at 16:51 21 commenti

Se ne parlava almeno dalla scorsa primavera. La gente è stanca di televisione volgare, popolata di nullità promosse ad opinion-leader, delle liti tra Pappalardo e Zequila, degli amori di Al Bano. E i dirigenti di Rai e Mediaset ce l’avevano assicurato: mai più dosi massicce di Talpe, Fattorie, Uomini e Donne spruzzate da gossip quotidiano sui soliti (ig)noti. Maggior rispetto per il pubblico, specialmente per i bambini e in determinate fasce orarie.

Il risultato di questo “rinnovamento” è sotto gli occhi di tutti. Puntuale, anche quest’anno, l’infornata di reality-show. Dal capostipite Grande Fratello, al suo cugino stretto L’isola dei Famosi (?), alla nuova edizione della già menzionata Talpa, all’ultimo della serie, La pupa e il secchione, andato in onda giovedì scorso.

Proprio su quest’ultimo vale la pena soffermarsi. Mentre la cronaca nera pullula di violenze ai danni di donne, ragazze e bambine, Italia Uno, la rete “giovane”, propone per l’ennesima volta l’ammuffitissimo stereotipo della bella oca e dello sfigato tutto cervello e niente corpo… anche quando si tratta di imbruttirlo ad arte, quel corpo. Insomma, nemmeno il freak è più genuino. Difatti alcuni concorrenti non erano forse degli Adoni, ma nemmeno dei mostri. Erano ragazzi fisicamente normali, mascherati in modo tale da farli apparire goffi, piccoli e stortignaccoli. Tutto quanto fa spettacolo, in tv, è preferibile a un piatto anonimato.

A qualcuno potrà sembrare esagerato l’accostamento di un simile programma alle efferate vicende di questi giorni. Ma non lo è affatto. Abbiamo ripetuto più volte che il disprezzo e la svalutazione delle donne non si manifestano solo con l’effettivo atto violento. Tali episodi non accadono per caso né sono quasi mai opera di squilibrati, ma vengono alimentati da una sotto-cultura che viene da lontano e si nutre di luoghi comuni, silenzi assordanti, paure, ignoranza e volgarità. Sotto-cultura di cui sono intrise pagine di libri, giornali, canzoni e, naturalmente, programmi televisivi. Nel suo piccolo, anzi nel suo infimo, anche La pupa e il secchione contribuisce pertanto a diffondere questa sotto-cultura. 


La quale, e lo dico da insegnante, trova ben pochi riscontri nella realtà: le femmine sono infatti più diligenti, attente, sveglie e mature dei loro compagni maschi, ottengono risultati migliori e – perché nasconderlo? – non di rado sono anche più intelligenti. Sarà perché consapevoli che il mondo non è costruito a loro immagine, come invece accade per Sua Maestà l’Uomo, che può permettersi d’impigrirsi sui banchi e di esser sempre riverito, però le cose stanno così. E tra i laureati la percentuale delle donne è superiore a quella dei maschi.Ma non per il “falsity” di Italia Uno. Condotto da Enrico Papi – un ex-giovane non secchione né piacione – e Federica Panicucci – una ex-qualcosa sempre in attesa del suo momento d’oro – il programma, un format americano scaturito dall’inventiva di “Mr. Demi Moore”, vanta una particolarità tutta nostrana: la presenza di una giuria. Con personaggi del “calibro” di Platinette, Vittorio Sgarbi e, udite udite, Alessandra Mussolini, l’indimenticata ideatrice del “Meglio fascista che frocio”, volitiva e carnea come sempre, come le si addice. In un circo come quello va benissimo, ma alle tre di notte; e i fenomeni da baraccone non dovrebbero far politica. Il guaio è che li si prende sul serio. Chi è preso per il naso è, invece, il solito, povero telespettatore.

Daniela Tuscano (la fotografia è tratta dal sito http://www.papizone.com)

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CHIESA E GAY, UN’ALTRA OCCASIONE PERDUTA L’ISLAM INDIGNATO CON IL PAPA. IL VATICANO: RATZINGER VUOLE IL DIALOGO

21 commenti Add your own

  • 1. Anna  |  12 settembre 2006 alle 18:08

    Ciao Daniela…guarda hai toccato un tasto dolente…impossibile immaginare, ORMAI, una tv senza reality…dove davvero non sanno + cosa inventarsi…a discapito di chi trovava 15 minuti di riposo, se posso permettermi sano, seguendo quei bei programmi di un tempo…io personalmente non seguo nulla di ciò che hai citato e ne vado fiera…certo, a volte, facendo zapping, ma ne farei volentieri a meno!contiua a mandarmi i privati cn i link! un bacio!

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  • 2. Patri  |  12 settembre 2006 alle 18:12

    parole sante Dani!!!

    Tu come stai? come sono andate le vacanze?
    Un bacione.

    Rispondi
  • 3. danielatuscano  |  12 settembre 2006 alle 18:42

    Il problema non sono nemmeno tanto i programmi scemi, è che mandano in onda solo quelli. E’ chiaro che Anna senta tutto quanto come un attentato alla sua intelligenza. E’ un affronto nei confronti (anche) dei giovani.
    Ma questi ultimi, almeno, hanno una chance: possono uscire, dialogare con gli amici, persino… andare a scuola! Ma un anziano, la cui unica compagnia è proprio e soltanto il televisore, non ha forse il diritto a riposare il cervello davanti a immagini più edificanti? Si “spengono” le persone a poco a poco anche così. Ne uccide più la tv…

    P.S.: Le vacanze sono state un po’ piovose. Spero di rivedere P. al Forum di fine settimana.

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  • 4. RazionalMENTE.net  |  13 settembre 2006 alle 12:38

    Beh, io sono molto selettivo nel guardare la TV. Praticamente guardo solo quelle poche cose che mi interessano, difficilmente resto davanti alla TV a fare zapping. Volendo fare una TV di qualità bisognerebbe evitare due opposti eccessi. Ad esempio programmi di intrattenimento un po’ troppo stupidi e programmi viceversa troppo noiosi e pesanti. E’ possibile fare cultura in modo leggero, simpatico e divertente. Ben venga ad esempio un quiz televisivo stile rischiatutto dove i concorrenti dovevano essere realmente preparati su determinati argomenti a non buttarsi a indovinare tra 4 risposte preconfezionate. Bisognerebbe spendere di meno per i contenitori e badare di più ai contenuti. Ben venga il teatro in TV, farse, drammi, l’importante è che siano recitati magistralmente da attori realmente bravi e che non siano mai pesanti o noiosi. Darei spazio alla musica, quella di buona qualità. Quindi jazz, classica, cantautori. La danza può essere molto bella se non è la solita danza classica tipo lago dei cigni. In conclusione se ci fossi io in RAI a decidere saprei certamente scegliere le cose meno costose e più interessanti. Purtroppo invece c’è gente convinta che più si spende, più si fa audience.

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  • 5. RazionalMENTE.net  |  13 settembre 2006 alle 12:50

    Due esempi di soldi spesi male: lo spettacolo di Salemme e quello di Celentano. Due esempi di soldi spesi bene: lo spettacolo di Presta e Dose (prima serie) e Cominciamo Bene (versione invernale, senza quel trombone di Mirabella). Cosa metterei? I romanzi sceneggiati del passato (fatevi un’idea su elleu multimedia), concerti dal vivo, teatro, telefilm comici (italiani o stranieri, ma non con protagonisti ricchi da far schifo). Film, ma solo se realmente artistici o con contenuti importanti. Anche i film comici vanno bene se sono realizzati bene. Poi programmi di satira, ok. Ridurre alla metà i talk show sulla politica che hanno un po’ rotto. Aggiungere discussioni e programmi di carattere scientifico ma basta con i soliti animali che hanno veramente rotto. E poi spazzare via una buona quantità di roba assolutamente inutile, dannosa e costosa.

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  • 6. luna  |  13 settembre 2006 alle 17:22

    Ciò che più mi preoccupa è che questi programmi televisivi davvero demenziali sono vissuti dai ragazzini come un esempio (se lo fanno in TV, allora è normale) e dagli anziani come una fotografia dei “giovani di oggi”.
    Con il risultato che i ragazzi si sentono emarginati se non adottano certi comportamenti (lei bella e oca, lui carrierista e “che non deve chiedere mai”). E gli anziani si disperano sulla mancanza di valori dei ragazzi moderni.
    I cosiddetti reality (che poi di reale non hanno niente, tranne la stupidità) distorcono la percezione della “normalità” in una maniera pericolosa.
    L’unica soluzione è non guardarli. Prima o poi si stancheranno. Speriamo.

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  • 7. danielatuscano  |  14 settembre 2006 alle 7:34

    L’unica soluzione sarebbe che si può guardare di tutto… se si è spettatori attivi, consapevoli cioè di stare assistendo (nel caso dei reality) a una ciofeca. Può anche capitare che, un giorno, si abbia voglia di guardar ciofeche, come di mangiare da McDonald’s o di starsene tutto il tempo in panciolle (se possiamo permettercelo). Il problema è che, spesso, questa consapevolezza non c’è perché manca la cultura di base – e non mi riferisco tanto o solo ai libri, parlo di maturità e apertura mentale – necessaria per il discernimento.

    Rispondi
  • 8. Adele  |  14 settembre 2006 alle 15:58

    … dell’Italia mi mancano alcune cose: il prosciutto di Parma (e il cibo in genere), il teatro, le librerie, l’un per due la domenica mattina in P.zza San Giacomo, i concerti negli stadi, il suono delle campane, il Manifesto… MA LA TIVU’ QUELLA DI SICURO NON MI MANCA!!! (tranne Dandini & Co.)
    Qui non siamo messi meglio: 4 canali nazionali, uno dei quali trasmette spessissimo ore ed ore di WRESTLING… (che se rispecchia i gusti dell’americano medio non mi stupisco che abbiano il presidente che hanno…)

    baci e coraggio! (per fortuna che la tv si può anche spegnere!!!)

    adele

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  • 9. danielatuscano  |  18 settembre 2006 alle 14:00

    Dal sito di Communitas.it

    Santificazione in TV
    Lunedì Settembre 11th 2006

    Dopo la ‘’santificazione’’ di Moggi, cui è stato dato spazio, tempo e modo per auto assolversi e, anzi, mettere sotto accusa coloro che la giustizia sportiva ha incaricato di censurare il suo comportamento, rimaniamo allibiti per le successive polemiche.Se è questa
    la TV che ci viene propinata dal servizio pubblico, pagata in larghissima parte con il canone di noi cittadini, non siamo tranquilli, anche perchè quel personaggio lasciato a dilagare senza serio contraddittorio, è stato definito un personaggio ‘’scomodo, ma il top del momento’’. Se questo è il top figuriamoci cosa può essere considerata la normalità!Speriamo che da questo episodio non si prenda spunto per ‘’santificare’’ (magari con la presenza di qualche ministro per aumentare l’audience) altri famosi intercettati che si sono fatti beffe dei giudici, delle autorità, dei testimoni, della giustizia e di un povero ragazzo ammazzato a fucilate per pura incoscienza.

    Simona Giovannozzi (www.communitas.it)

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  • 10. rino  |  20 settembre 2006 alle 20:20

    Sembra che le cose non vadano poi così bene… PER FORTUNA

    Il pubblico in fuga dalla tv dei reality

    Crollano gli ascolti dei programmi top, mentre cresce il satellite

    ANTONIO DIPOLLINA

    MILANO – Cento, o duecento, indizi fanno una prova? Tutti riuniti intorno al simulacro dell´Auditel, ieri quelli che si occupano di tv non volevano crederci. In teoria era appena passata la serata più tonitruante dell´avvio di stagione. Canale 5 aveva lanciato il Circus sotto forma di reality, RaiUno aveva buttato nella mischia la prima serata di Miss Italia (l´anno scorso, un successone). Il giorno dopo, la desolazione, per tutti. Il Circus era andato intorno al 17 per cento, le Miss al 21. Poco, pochissimo. Cantare la vittoria di uno sull´altro, a questo punto, è patetico. Dove sono andati tutti?
    Siccome si ragione in percentuale, e il totale fa sempre 100, va detto che il pubblico tutto sommato c´è. Il fatto è che, per ora, rifiuta molto più di prima di essere imboccato a viva forza. La nuova stagione dei sei (o seimila) reality in onda per ora è un fiasco spaziale. Il resto, traccheggia. Domenica una buona fiction di Italia 1(Doctor House) aveva battuto sia Bonolis che il reality della Parietti. Lunedì, serata d´ecatombe, la gente ha cercato rifugio ovunque: perfino nella milionesima replica del Marchese del Grillo con Alberto Sordi, su La7, volato quasi al 6 per cento, un risultato altissimo per la rete. L´onesto telefilm di Raidue, Ncis-Unità anticrimine via via che la serata passava, è arrivato dalle parti del 18 per cento. Chi l´ha visto, sempre bene, all´11. Tutta roba solida, onesta, concreta, senza la pretesa di stupire e fare colpo ingolfando i palinsesti di promo e programmi di lancio in onda giorni e giorni prima.
    In più il fattore-satellite. Da quelle parti cantano vittoria (anche se sottovoce, come sempre). Lunedì in prima serata, il dato complessivo registrato dall´Auditel era del 7 per cento di teleutenti aggrappati alla parabola come ultima speranza di salvezza. La maggior parte dei quali ascrivibili al fatto che sul canale Fox iniziava l´attesissima seconda stagione della serie Lost (emozioni, altro che la Marini dentro la gabbia con la tigre che aveva nello sguardo un certo innaturale stupore melanconico). E a breve distanza, si attende altro: ieri sera la Juventus, stasera la serie A al completo con Roma-Inter e Palermo-Catania, tutto sul satellite, grandi alternative per chi pronuncia sempre più spesso una frase che ormai senti risuonare ovunque: “In tv non c´è niente da vedere”.
    Per le sentenze è presto, certo, ma un avvio di stagione così non si era mai visto. Ieri il capo della fiction Rai, Saccà, cantava vittoria: di fronte all´evidente collasso delle grandi offerte tv in corso, chi detiene il pacchetto dell´unico bene-rifugio per il pubblico disorientato può apprestarsi ad esultare. Canale 5 ieri sera correva ai ripari con la nuova stagione di Distretto di Polizia, unico programma che all´avvio ha sfiorato il trenta per cento degli ascolti, quota che ormai rappresenta una vetta quasi impossibile per chiunque. Ma con la fiction, si può. Il guaio è che torneranno le serate difficili, i reality che non vanno (Unan1mous con la De Filippi è stato portato a conclusione in fretta e furia), i Bonolis che non tirano più la carretta come una volta. E il giochino di diffondere solo i dati d´ascolto della fascia 15-64 anni a volte rende, altre no, ma soprattutto è un gioco che al Biscione giocano da soli. E da soli è facile vincere e consolarsi.
    Facile prevedere che chi ha spinto per palinsesti simili, difficilmente pagherà dazio. Altrettanto facile attendersi grida d´allarme per una semicatastrofe che per il pubblico non è certo tale: la possibilità di scegliere altro, in presenza di altre offerte, è una risorsa delle forze del bene.
    (La Repubblica 20.9.06)

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  • 11. danielatuscano  |  21 settembre 2006 alle 7:30

    Ma è proprio la faccenda del satellite a non funzionare. I programmi-spazzatura perdono spettatori ma si continua imperterriti a trasmetterli, e sai perché? Perché si vuole obbligare la gente a comprarsi quella benedetta antenna parabolica. Insomma, anche in questo campo, la qualità si paga. E a chi non può permetterselo resta la sbobba. Coi reality hanno scoperto un filone d’oro perché, com’è noto, costano pochissimo. Quindi è molto probabile che ce li rifileranno ancora per un po’, finché avranno finito la “scorta”. Di peggio in peggio, chissà cosa ci attenderà poi, a noi “plebei”.

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  • 12. RazionalMENTE.net  |  21 settembre 2006 alle 12:22

    A me sembra veramente strano che un solo editore detenga il monopolio della TV satellitare. Esiste solo SKY, un unico decoder, un’unica scheda. Ma l’Antitrust che fa?

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  • 13. danielatuscano  |  22 settembre 2006 alle 7:03

    E ci rimpalliamo l’ennesimo copia-incolla… 😀 Sempre da “Repubblica” di oggi (quando abbiamo tempo, commentiamo):

    Perché la Tv è caduta così in basso (lettere a C. Augias)

    Caro Augias, lo zapping mi ha portato, sere fa, su Italia 1 dove una bellona teneva per mano un tizio con il quale la natura era stata matrigna.

    Basso, tracagnotto, orecchie a sventola. Mi sono incuriosito. Si tratta di questo: alcune coppie gareggiano per vincere non so cosa, formate da una Jessica Rabbit ignorante e da un secchione non bello. Scopo delle ragazze: sposare uno ricco che le mantenga. Scopo dei maschi: trovare una donna che, mossa a pietà, sia almeno una volta `gentile’ con lui.

    Una giuria composta da Platinette, Sgarbi e la Mussolini, doveva giudicare se le coppie fossero ben assortite, irridendo alla bruttezza dei maschi e alla stupidità delle femmine, mentre i concorrenti si lasciavano insultare senza fare una piega. Opinionista tale signorina Monsé, la stessa che nelle intercettazioni telefoniche il portavoce di Fini, Sottile, definiva molto abile in certe faccende. Spero davvero che un qualche sociologo non venga a raccontare che quei poveretti rappresentano uno spaccato dei giovani italiani.

    Raffaele Mangano

    raffaele. mangano@fastwebnet. it

    Egregio Dott. Augias, mi ha colpito la dichiarazione di Sandro Curzi sulla Tv pubblica: «La mancanza di qualità in Rai è anche dovuta alla nostra mancanza di coraggio». Dichiarazione coraggiosa, direi, che mi sento di sottoscrivere e aggiungo che ci vuole davvero coraggio per guardarla, questa tivù. Si paga un canone per avere in cambio programmi scialbi, spesso volgari, quasi sempre inutili. Mio figlio oggi non si appassiona a nessun programma della Rai, preferisce i canali satellitari dove dice di trovare cose più interessanti.

    Quando gli dico che una volta la televisione italiana non era così non mi crede.

    Danilo Cortese

    cortesedanilo@fastwebnet. it

    Perché il livello dei programmi è così scaduto? E’ successo perché nei prodotti d’intrattenimento, al contrario che nei comuni articoli commerciali, vince il peggiore, chi cerca la via più facile e meno impegnativa: due barzellette, qualche ragazza seminuda, pesanti allusioni sessuali, una mezza dozzina di sventurati rinchiusi da qualche parte a parlarsi addosso.

    Del resto è l’eterna legge dello spettacolo, perfino Plauto e Aristofane (al loro livello) giocavano con gli stessi temi. La Rai monopolio poteva permettersi dei lussi (culturali) che la Rai in concorrenza deve limitare a certi orari o a una rete (la Terza, per esempio). Dall’ascolto dipende il prezzo degli spot e con gli spot si fa il bilancio. Meccanismo elementare, al quale per ora non si sfugge.

    La terapia sarebbe separare le funzioni delle varie reti come si è fatto per esempio in Francia dove nella rete Uno, privata e commerciale, prevale l’intrattenimento leggero, mentre la Due e la Tre, pubbliche, lo alternano con programmi di livello meno corrivo.

    Prima di poterlo fare anche da noi bisogna però dirimere la complicatissima questione delle Tv di Mediaset che ovviamente finché possono resistono. Anzi resistono al punto che non sono bastate nemmeno le sentenze della Corte Costituzionale. E dire che la Rai, nonostante le botte che ha preso, avrebbe al suo interno numerosi talenti e capacità. Potrebbero affiorare se solo la politica, tutta, mollasse un po’ la presa. Ma come vanno le cose lo sappiamo e quindi sono inutili prediche e recriminazioni.

    Rispondi
  • 14. raffaele mangano  |  25 settembre 2006 alle 13:45

    Gentile Daniela, ho letto il brano che hai scritto sul tuo blog e i commenti relativi. Credo che ci sia stata molta indignazione dopo la messa in onda di questa porcheria. Il mio blog ha raccolto moltissime proteste.
    Avresti dovuto scrivere all’ Authority, come avevi pensato di fare. Io ho scritto a Mediaset e alla Elemond, la società che ha progettato la trasmissione. Credo sia giusto far sentire il dissenso in ogni occasione, con ogni mezzo. Tacere è una colpa.

    Scusa se sono passato al Tu, ma in rete il Lei è un po’ barocco e ridondante.
    Vedo che sei di Milano. Allora ti segnalo che ogni ultimo giovedì del mese tengo delle letture pubbliche alle Messaggerie Musicali. Se una volta ti va di venire, l’ ingresso è libero. Il prossimo appuntamento è per il 28.
    Ti manderò il programma.
    Un cordiale saluto
    r.m.

    Rispondi
  • 15. danielatuscano  |  2 ottobre 2006 alle 6:59

    Eppure, malgrado l’indegna piazzata (montata ad arte) inscenata la scorsa settimana da Sgarbi e la ducia Mussolini, il programma ha successo… Vi sottopongo l’analisi di Berselli da “Repubblica” di oggi:

    La pupa e il secchione arriva l´irreality show

    Eccoci finalmente nell´epoca del vero che è finto: benvenuti nel cuore dell´irreality show. Si intitola La pupa e il secchione, è il programma-evento di Italia 1, una trasmissione fluviale che dalla prima serata si prolunga nella notte. Per chi crede che la televisione sia pianificata dal primo all´ultimo minuto, lo show dovrebbe essere la risposta alla crisi dei reality classici e nuovi, come L´isola dei famosi o Wild West.
    In realtà il programma ha tutto l´aspetto di una tipica occupazione di spazi televisivi a costo relativamente basso, a cominciare dai due conduttori, Enrico Papi e Federica Panicucci, semi-star della televisione popolare con inclinazione verso il trash. Solo che ha avuto successo, è diventato uno stracult, se ne parla.
    Fascia bassa dell´intrattenimento, ma contiene una paio di trovate: in primo luogo la formula stessa del programma, con ogni coppia in gara composta da una bonazza e da un imbranato: lei bellona e ignorante, più ignorante del consentito, più incolta del possibile, più disinformata del ragionevole; lui fisicamente ipodotato e intellettualmente al top, negato per qualsiasi attività fisica, rassegnato e quindi comprensivo di fronte alla serena impresentabilità culturale della partner.
    Sulle prime sembrava che ci fossero serie possibilità di lamentarsi del livello culturale delle periferie italiane, non appena le bambinone evitavano di riconoscere i ritratti di Gandhi, Hitler, Stalin, Dante, Mussolini. Ma non appena succede che di fronte alla foto di Sandro Pertini, e alla domanda su chi sia il capo dello Stato, la disgraziata di turno evochi confusamente Che Guevara e Onassis, o davanti all´immagine di Giuseppe Garibaldi sussurri: «Dev´essere quello delle mille lire», e di fronte alla più classica delle immagini di Karl Marx la risposta sia «Babbo Natale», ci si rende conto che non è il caso di avventurarsi in teorie sociologiche sul degrado dell´istruzione media. La pupa e il secchione riuscirà anche a rivaleggiare negli ascolti con la superproduzione di Ballandi e Morandi, ma togliamoci dalla testa che sia un programma simbolo, o un programma indizio sulla preparazione culturale dei venti o trentenni di oggi.
    E una fiction in cui i personaggi maschili sono gli imbranati, i secchioni, gli sfigati, più o meno i “nerd” dei “campus film” americani, chiamati tutti rigorosamente per cognome come a scuola: Sala, Rampinelli, Monti, Spinò, Congedo: c´è lo scienziato con 160 punti di quoziente intellettivo, l´astrofisico, il presunto poeta (però il poeta accenna alla propria compagna, «aspirante sosia di Paris Hilton», e parla di «questa ragazza così apparente», per dire appariscente, dimostrando una padronanza imperfetta dell´italiano standard). Tutti vengono presentati come sostanziali disadattati in campo erotico, dato che questo è vergine, quello non è mai stato fidanzato, quell´altro non ha mai baciato. Mentre le donne con le minigonne si chiamano Mary, Silvia, Rosy, Nora, e sono tutte perfettamente calate nel mondo delle diete e del culto del fisico. Non bellissime, comunque, magari “apparenti” nelle forme, gambe lunghe e scollature shocking, ma con imperfezioni evidenti, nasi lunghi, denti da correggere, labbra da ritoccare: come sosteneva Gianni Boncompagni ai tempi del programma seminale Non è la Rai, «troppo belle non le vogliamo, perché non scatta l´identificazione».
    Che un simile consorzio umano venga giudicato da una giuria in cui spiccano Platinette, Alessandra Mussolini e Vittorio Sgarbi è il trionfo dell´estetica televisiva, in cui aspiranti freak sono giudicati da freak reali, iper-parodie di se stessi: e ovviamente non stupisce nessuno che Sgarbi e la Mussolini litighino in modo incivile, quasi venendo alle mani. Vero o falso? Imbarazzante, e dunque verosimile: e ben scritto, e recitato con professionalità, con le dovute parolacce coperte dal convenzionale “bip”. Così come recitano abbastanza bene i “secchioni” chiamati a eseguire performance fisico-atletiche che vanno da una esibizione di karate alla guida sportiva di miniauto, oppure a rispondere a domande sull´universo gossiparo, e le bonone che devono rispondere a domande a sfondo vagamente culturale, facendo gesti di plateale sbalordimento di fronte alle domande più banali.
    Perché poi piaccia, La pupa e il secchione, e come mai sbanchi l´Auditel, è uno di quei misteri insondabili tipici della televisione. Il processo di identificazione con gli imbranati, seguendo l´inevitabile processo che li porterà a emanciparsi dall´imbranataggine, a guadagnare centimetri di muscoli e a perdere peso, e forse anche a schiudere il mistero dell´eros con la compagna di giochi, è fin troppo scoperto per essere convincente. Mentre risulta un po´ più realistica e descrittiva dello spirito del tempo la “cultura” delle Mary e Rosy, fatta di prescrizioni alimentari e di religione corporea, così come di innamoramenti da fiction e proiezioni emotive da serial sul sesso liberato.
    Sicché, nonostante la sua tremenda lunghezza, l´”irreality show” di Italia 1 trionfa negli ascolti: proprio perché spiega agli italiani e alle italiane che guardano la televisione che tutte le inibizioni sono cadute: si può essere ignoranti, più incolti e disinformati del credibile, in quanto non c´è limite al peggio e non c´è remora nel mostrarlo; e si può essere anche spaventosamente inadeguati nel peso, nel tono muscolare, nell´aspetto, o meglio nel “look”, ma nondimeno si può stare in tv, “fare” televisione, diventare protagonisti, ammiccare alla telecamera, giocare narcisisticamente con i propri difetti. La bellona kitsch può far perdere la testa all´intelligentone del primo banco; quest´ultimo potrà fare impazzire di invidia la classe se riuscirà (e qualcuno ci riuscirà, sennò che fiction è?) a sedurre una tanga girl ripetente, una di quelle a cui passare il compito di matematica reclamando protervamente una tangente sexy.
    Che importa se è fiction o reality, se è gioco o sceneggiatura? La pupa e il secchione riporta il paese all´età e all´eternità psicologica della scuola secondaria, al tempo delle mele, delle conquiste, delle sconfitte, delle ritirate, delle cosce della supplente e del potere della prof. E vero o no che uno dei sogni principali di tutti i secchioni, in certe notti prima degli esami, era di portarsi a letto la bella e possibile, l´eterna bocciata, l´oca giuliva in ritardo irrecuperabile sul programma scolastico? Forse il programma di Papi e Panicucci è un transfert postumo: la realizzazione televisiva di quel sogno.

    Edmondo Berselli

    Rispondi
  • 16. rino  |  9 ottobre 2006 alle 2:30

    Secondo me bisogna fare qualcosa, questo l’ho letto adesso(perchè non guardo di certo Buona domenica) e che si tiri in ballo l’olocausto pur di fare spettacolo è veramente troppo. e non se ne può più!!!!!!!!!!!!

    da La Repubblica

    Mussolini-Sgarbi nuova lite in tv

    ROMA – Nuovo round a suon di insulti in diretta tv fra Alessandra Mussolini e Vittorio Sgarbi. Dopo il litigio di qualche giorno fa al reality di Italia 1 “La pupa e il secchione”, ieri pomeriggio il secondo tempo della sceneggiata a “Buona domenica” su Canale 5, per la gioia di autori e conduttori dello show fintamente scandalizzati dalle intemperanze incrociate. Sgarbi, nel dare della “fascista” all´antagonista non ha avuto pudori nel tirare in ballo l´Olocausto. Lei ha risposto “rivelando” che l´assessore al tempo delle elezioni politiche le aveva chiesto di candidarsi con la sua lista. Circostanza smentita da Sgarbi (“E´ stata lei a chiedermelo”). Urla, parolacce e finalmente uno dei due contendenti (Mussolini) lascia lo studio. Fino alla prossima.

    Rispondi
  • 17. danielatuscano  |  9 ottobre 2006 alle 11:25

    Scandaloso. Sì, occorre mobilitarsi, io ho pensato addirittura di scrivere alla Comunità israelitica… il link si trova alla destra dell’homepage, facciamolo tutti… e, naturalmente, rivolgiamoci all’Authority.

    Nel frattempo ne abbiamo parlato a scuola, sia sul giornalino, sia in classe: ho assegnato agli studenti un tema… vedremo come va…

    Rispondi
  • 18. laura  |  9 ottobre 2006 alle 15:27

    Ma davvero “la pupa e il secchione” sbanca l’auditel? Se è vero, allora non c’è proprio rimedio, la televisione è diventata il trionfo della spazzatura.
    Lo dimostra anche l’episodio della rissa Sgarbi-Mussolini. Il teatrino trash va per la maggiore, ecco allora il finto-reality vera demenza e la finta (o vera) lite in diretta ad uso e consumo del telespettatore annoiato.
    Anch’io ho cercato di sensibilizzare i ragazzi, ho manifestato il mio dissenso nelle sedi opportune e per il resto… spero solo che la gente capisca quando usare il tasto “OFF” del telecomando.

    Rispondi
  • 19. danielatuscano  |  9 ottobre 2006 alle 17:58

    Purtroppo sbanca sì… 😦 Ma non dobbiamo rassegnarci, l’effetto-saturazione si sta avvicinando, oggi a scuola mi hanno fatto i complimenti per l’articolo (l’avevo diffuso, oltre che a utilizzarlo per il tema). E non erano solo colleghi. Il nostro dovere è SPERARE – e agire -.

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  • 20. rino  |  20 ottobre 2006 alle 1:05

    Ceccherini è stato sbattuto fuori dall’Isola dei famosi perchè continuava a bestemmiare.invece di badare alla diffusione di queste volgarità che sono il vero segno della schifezza dei tempi la chiesa se la prende sempre con le stesse persone. e poi fa alleanza con berlusconi che questa moda consumistica e menefreghista l’ha lanciata per primo.

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  • 21. danielatuscano  |  25 ottobre 2006 alle 15:41

    Proprio stasera lo stronzo sarà dalla Ventura per fingere di scusarsi. Una volta tanto sono d’accordo con Landolfi, secondo il quale non bisogna cacciare gli ospiti dell’Isola, bisogna “chiudere” l’Isola. Peccato che Landolfi sia espressione di quella compagine politica il cui padrone ha “inventato” questa spazzatura. 😡

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