L’ISLAM INDIGNATO CON IL PAPA. IL VATICANO: RATZINGER VUOLE IL DIALOGO

14 settembre 2006 at 19:31 33 commenti

ROMA – Stupore e indignazione nel mondo islamico alle parole di Benedetto XVI, che in Germania due giorni fa ha condannato la guerra santa e la violenza dell’islam. Ignoranza dell’islam, è l’accusa principale contro il Papa che all’università di Ratisbona ha denunciato come la violenza sia “in contrasto con la natura di Dio e dell’anima” e la “conversione mediante violenza” sia cosa irragionevole.

“Ciò indica una mancanza di comprensione dell’islam e della sua storia e un tentativo di generalizzare a tutti i musulmani un fenomeno legato a una minoranza estremista… non bisogna considerare l’estremismo e la violenza tra i principi dell’islam”, afferma un editoriale sul quotidiano governativo al Ahram, il solo giornale egiziano che commenti la notizia, la quale per altro è stata quasi ignorata dagli organi d’informazione arabi.

“Il Papa dovrebbe fare una rilettura e una verifica dei fatti per comprendere correttamente l’islam”, concorda, interpellato dall’Ansa, Hassan Hanafi, professore di filosofia all’Università del Cairo. Quanto sostenuto dal Papa sono idee “comunemente accettate in occidente”, ma l’islam “non è nato con le armi… e anche Maometto è entrato alla Mecca grazie ad un accordo e non con la conquista – aggiunge il professore, che é uno dei principali studiosi di islam al mondo – in Africa e Asia si è diffuso grazie al commercio e al matrimonio, non con le armi”. Ma “è vero che l’islam ha liberato i popoli dagli imperatori (romani)… e la jihad (guerra santa) è un principio nato con l’occupazione e non è mai stato utilizzato per aggredire, bensì per l’autodifesa, come in Afghanistan, Cecenia e Iraq”. “Non posso commentare le parole del Papa, perché sua Eminenza pesa ogni parola con il bilancino, ma se veramente ha detto così non avrebbe dovuto farlo”, afferma Milad Hanna, studioso copto e “papa laico” della comunità che in Egitto conta circa 6 milioni di fedeli. Anche per Mohamed Habib, numero due dei Fratelli musulmani, le dichiarazioni sono “una menzogna e in contraddizione con il Corano… dovrebbe sapere che la conversione non si impone a nessuno”.

Mentre Fawi Zefzaf, presidente della Commissione del parlamento egiziano per il dialogo interreligioso definisce “bugiardo” il Papa, e mette in guardia: “semplici caricature (di Maometto) hanno scatenato la risposta furiosa delle masse musulmane, quale sarà la reazione a simili dichiarazioni?”, dice all’Ansa. “Dovrebbe pregare per il dialogo… e invece con questo ha perso credibilità “, conclude con una benedizione all’anima di Giovanni Paolo II, “rispettoso e moderato, amato da tutto il mondo”.

Indignazione anche dal Pakistan dove uno dei maggiori leader del partito fondamentalista pachistano Jamiat Ulema-e Islam (Jui), il parlamentare Hafiz Hussain Ahmed, ha chiesto al Papa di non allinearsi sulle posizioni del presidente americano George W.Bush. Mentre in Kuwait due dirigenti di organizzazioni islamiche hanno chiesto “immediate scuse” per le “calunnie contro il profeta Maometto e l’islam”. E in Turchia, dove il Papa si deve recare a fine novembre, il gran mufti Ali Bardakoglu ha espresso “meraviglia e orrore” per un discorso “provocatorio”.

Anche in Italia sono statanzialmente critiche le reazioni di alcuni dei principali esponenti del mondo islamico italiano alle considerazioni sull’ islam fatte dal Papa. “Segnaliamo in principio una mancanza di opportunità e di sensibilità nei confronti dei milioni di fedeli musulmani che vivono in Europa e nel mondo” ha commentato il segretario generale della COREIS (Comunità Religiosa Islamica italiana) e membro della Consulta per l’Islam italiano, Yahya Sergio Pallavicini. “Dall’inizio di questo pontificato – prosegue Pallavicini – è mancato purtroppo un segnale chiaro di disponibilità verso il dialogo interreligioso”.

Per Omar Camilletti, esponente della Grande Moschea di Roma, il Papa avrebbe dovuto ricordare in Germania che “proprio in nome della religione e della sua vitale ispirazione, nel medioevo, il mondo islamico seppe primeggiare con un grande sviluppo scientifico e culturale riprendendo proprio quella migliore eredità greca trasmessa poi all’Europa.”. Un esempio di sano ‘intelletto musulmano’ sono le opere di Ibn Arabai e Rumi “che hanno proposto, al di là di una razionalità ilusoria e parziale, quella ‘conoscenza della certezza’ frutto dell’intelletto non separato dal cuore.”

Per Camiletti è con questo ‘intelletto’ e non con la spada, che fu possibile la “diffusione pacifica del messaggio dell’Islam in Paesi come l’Indonesia o l’Africa subsahariana”. Glissa alla domanda sul discorso di Benedetto XVI Abdelhamid Shaari, presidente dell’Istituto Islamico di viale Jenner a Milano che risponde: “Quelle del Papa sono argomentazioni filosofiche che sia noi che loro abbiamo già sviscerato in passato e che ci lasciano del tutto indifferenti”.

    “Sulla condanna della violenza in nome di Dio sfonda con noi una porta aperta, ma i suoi approfondimenti di natura teologica non ci entusiasmano. A noi – prosegue Shaari – interessano discorsi più vicini alla realtà e ai temi sociali che riguardano la nostra comune convivenza e la quotidianità dei nostri fedeli”.

PADRE LOMBARDI, RISPETTA L’ISLAM E VUOLE IL DIALOGO
Papa Ratzinger vuole “coltivare un atteggiamento di rispetto e di dialogo verso le altre religioni e culture, evidentemente anche verso l’Islam”. Padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, interviene a seguito delle dure reazioni di alcuni esponenti musulmani al discorso di Benedetto XVI all’università di Ratisbona. “E’ opportuno rilevare che ciò che sta a cuore al Papa -ha fatto sapere in una dichiarazione diffusa in serata – è un chiaro e radicale rifiuto della motivazione religiosa della violenza”.

(ANSA)

(Il testo completo del discorso papale in http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2006/september/documents/hf_ben-xvi_spe_20060912_university-regensburg_it.html  e http://www.donboscoland.it/articoli/visualizzaarticolo.pax?idrealta=16&ID=2575. Vedi anche https://danielatuscano.wordpress.com/2006/03/01/le-proteste-contro-le-vignette-sono-da-considerarsi-come-il-primo-passo-nello-scontro-di-civilta/)

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IL LUPO PERDE IL PELO… – Tornano a imperversare i reality. Ma non ci avevano promesso una tv di qualità? PACE! PACE!

33 commenti Add your own

  • 1. danielatuscano  |  16 settembre 2006 alle 5:33

    Dopo aver (quasi) motivato il fondamentalismo con la perdita di valori dell’Occidente, di cui sarebbero responsabili i soliti relativisti, edonisti, sincretisti et cetera, Ratzinger l’altro ieri è riuscito nell’impossibile: far arrabbiare tutto il mondo islamico (si badi bene, tutto, compresi i moderati del Coreis: non mi riferisco certo ad al Qaida) con la sua esegesi su “Maometto” (sic) e ha offeso la Turchia, lasciando chiaramente intendere che con l’Europa non c’entra nulla. Tutto quanto ha provocato un incidente diplomatico spaventoso e ora il suo viaggio laggiù rischia di saltare.

    Ci mancava proprio una provocazione verso i musulmani, in un simile momento!

    Il guaio è che Benedetto XVI non è male interpretato: dice quel che pensa. Lo testimoniano i suoi testi da cardinale e quelli divulgativi, redatti con Marcello Pera (ricordiamo Senza radici, vera Bibbia teo-con), sul cui sito, come su tutti quelli dei cattolici intransigenti, gli elogi nei confronti del Papa e del suo ultimo discorso si sprecano.

    Lotta al “relativismo”, diffidenza per la scienza e atteggiamento frontale verso l’Islam hanno lo stesso fondamento e non stupisce siano collegati. Anche l’atteggiamento negativo nei confronti dell’Illuminismo è rivelatore.

    Ratzinger era nel cuore di Giovanni Paolo II per le questioni etiche; ma a parte ciò, il pontificato del primo si sta dimostrando molto, molto diverso dall’opera di Wojtyla; soprattutto in campo ecumenico. Se ne stanno accorgendo in tanti. Ogni giorno di più.

    (Vedi anche: https://danielatuscano.wordpress.com/2005/04/20/sul-soglio-pontificio-benedetto-xvi/https://danielatuscano.wordpress.com/2006/05/20/fondamentalisti-atei-doggi/)

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  • 2. RazionalMENTE.net  |  16 settembre 2006 alle 10:47

    La realtà è che i testi sacri (sia la Bibbia che il Corano) contengono una buona dose di violenza, ma nei secoli le religioni sono andate via via trasformandosi e diventando teoricamente più buone. Ratzinger ci ricorda che nel Corano si dice di diffondere l’Islam con la violenza, ma evidentemente non ricorda o finge di non ricordare che la stessa identica cosa è scritta nella Bibbia. L’Antico Testamento è pieno di violenza: Dio ordina al popolo d’Israele di dar strage non solo dell’esercito avversario, ma di tutta la popolazione, uomini, donne, vecchi, bambini e persino del bestiame!!! Nel Nuovo Testamento c’è un Dio decisamente più mite, ma Gesù dice esplicitamente: “Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera: e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa”. Insomma malgrado le tante frasi in cui invita ad amare il prossimo sembra rendersi conto che la sua dottrina cagionerà molto sangue e così è stato. Abbiamo avuto crociate, caccia alle streghe, roghi di eretici, persecuzione di omosessuali e di chiunque la pensasse diversamente da madre Chiesa. Insomma Ratzinger, per usare un’espressione evangelica, vede la pagliuzza nell’occhio dei musulmani e non vede la trave che è nell’occhio della Chiesa Cattolica. Le religioni sono sempre state un ottimo pretesto per ogni violenza e guerra. Non sarà certo diventando più religiosi che riusciremo a fare meno paura all’Islam e quindi a evitare conflitti. Dobbiamo invece diffondere la razionalità e soprattutto il benessere per quella parte del mondo che si sente sfruttata dall’occidente. E’ un dato di fatto che dove più c’è benessere, c’è più cultura e meno fanatismo religioso. Certamente le guerre si continueranno a combattere con ogni pretesto, ma eliminare o ridurre il fattore religioso sarà comunque qualcosa di positivo per tutti.

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  • 3. patricia  |  17 settembre 2006 alle 10:10

    come ho detto in altro forum ….
    e si…. mancava questo ….
    qui ha lasciato a tutto il mondo bocca aperta…
    no se poteva nemmeno credere

    io non capito molto come se guida la chiessa catolica ….in questa situazione…
    Ma puo renunziare un Papa ? ….pui lasciare suo mandato “divino” ?
    non so come si fa la domanda in italiano scusa

    in spagnolo e : un Papa puede renunciar a su papado?

    e una cosa che ancora debo imparare bene….
    mai mi lo ho chiesto

    la question e che gia sono molte le cose che non piaciono di questo
    nuovo Papa .
    e il popolo cristiano qui …. sta un po sconvolto con suo modo .

    pato

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  • 4. danielatuscano  |  17 settembre 2006 alle 21:29

    Dal “Corriere.it”

    IL PAPA CHIEDE SCUSA AI MUSULMANI

    Il Pontefice: il testo citato non espime il mio pensiero Il Papa chiede scusa ai musulmani Prima dell’Angelus Benedetto XVI dichiara: «Sono vivamente rammaricato per le reazioni suscitate ad un mio discorso»

    CASTEL GANDOLFO (ROMA) – Il Papa chiede scusa ai musulmani. Prima dell’Angelus Benedetto XVI infatti ha dichiarato: «Sono vivamente rammaricato per le reazioni suscitate da un breve passo del mio discorso all’Universita di Ratisbona, ritenuto offensivo per la sensibilita dei credenti musulmani».
    Il Pontefice, il cui Angelus è andato in diretta sulla tv satellitare araba Al Jazira, ha ribadito che il testo medievale citato nel discorso di Regensburg non esprime il suo pensiero e ha invitato l’Islam ad un dialogo franco e sincero.
    BERTONE: SPERO CHE IL VIAGGIO IN TURCHIA SI FACCIA – Le parole del Papa a Regensburg avevano secondo alcuni messo a rischio il prossimo viaggio del Pontefice in Turchia, Paese a larga maggioranza islamico. «Il viaggio del Papa in Turchia? «spero che si faccia. Finora non ci sono motivi per non farlo». Così il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano risponde a chi gli chiede se sussistono le condizioni per realizzare la visita a Istanbul di Benedetto XVI prevista per fine novembre «Domani inizierà la riunione della Conferenza episcopale turca che rifletterà sui problemi e credo che predisporrà il programma del viaggio».
    (17 settembre 2006)

    Sono appena rientrata dal Forum sulle Diversità e non ho tempo né voglia per riflessioni impegnative, ma le affronterò quanto prima. Non c’è più religione, comunque…

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  • 5. danielatuscano  |  18 settembre 2006 alle 6:28

    A Pato rispondo che sì, si può rinunciare al Papato. E’ accaduto in un solo caso, nel Medioevo, con Celestino V, al secolo Pietro da Morrone. Egli era monaco di clausura, ardentemente mistico, e temeva che nella sua posizione avrebbe dovuto accettare compromessi capaci di sminuire o intaccare l’integrità del messaggio evangelico.
    La Chiesa l’ha santificato anni dopo, ma è pur vero che su Celestino pesava anche un giudizio negativo: lo si accusò di viltà. In molte miniature e affreschi del tempo egli è raffigurato con accanto a sé una volpe, simbolo del cattivo consiglio.
    Come un vile lo considerò pure Dante, il quale (ma i pareri sono discordi) nel suo “Inferno” lo pose tra gli ignavi. Nella condanna del poeta c’erano anche ragioni personali. Dante non aveva perdonato a Celestino soprattutto il fatto che la sua rinuncia aveva aperto le porte al Papato più corrotto, mondano e intollerante del tempo, quello di Bonifacio VIII – il romano Benedetto (!) Caetani -, responsabile fra l’altro della persecuzione dell’Alighieri.
    Non comprendo però la domanda di Pato. Vorrebbe le dimissioni di Ratzinger? S’illude… 😉

    Mi piacerebbe anche rispondere a RazionalMENTE, ma ora non ho tempo, fra cinque minuti devo andare a scuola. Mi limito a sottoporvi il bellissimo commento di Marco Politi, apparso oggi su “Repubblica” (grassetti miei):

    LO STRAPPO DI RATZINGER
    La débacle in cui è precipitata la Santa Sede dopo Regensburg, una vera e propria Waterloo che ha costretto il pontefice a scusarsi personalmente e pubblicamente, è molto più che un incidente di comunicazione. L´infelice citazione anti-Maometto, seguita dalle violenti reazioni del mondo islamico e dall´amara indignazione dei musulmani moderati europei, ha portato violentemente alla luce lo strappo compiuto da Ratzinger nei confronti della strategia condotta per oltre due decenni con successo da Giovanni Paolo II.
    Papa Wojtyla era tutt´altro che un buonista. Era perfettamente consapevole sia degli elementi di violenza presenti nella tradizione islamica sia delle pulsioni aggressive e intolleranti.
    Pulsioni che contraddistinguono alcune parti del Corano e delle sue interpretazioni e che sempre hanno convissuto con il comandamento della tolleranza e del rispetto per i fedeli dei grandi monoteismi ebraico e cristiano.
    Wojtyla non si nascondeva nulla e meno che mai la pericolosità del rinascente fondamentalismo, che con l´avvento di Khomeini ha caratterizzato proprio l´inizio del suo pontificato. Lo sanno i suoi intimi, lo sanno le personalità che hanno potuto affrontare con lui l´argomento.
    Mistico di animo, ma anche filosofo della storia e leader religioso-politico, Giovanni Paolo II ha però costruito su questa analisi spassionata della realtà una strategia di sistematico dialogo e coinvolgimento delle élite islamiche di tutto il mondo. Da Casablanca al Cairo, dal Sudan alla Siria, a qualsiasi angolo in cui fosse presente una rappresentanza musulmana significativa Giovanni Paolo II ha predicato la fede comune nell´unico Dio dei figli di Abramo, la loro preghiera comune – il suo sogno era di realizzarla anche sul Monte Sinai – e il comune impegno di ebrei, cristiani e musulmani a favore della pace e della giustizia. Non era retorica. Era la volontà di mettere insieme nel segno della fratellanza spirituale una piattaforma condivisa da cui partire per ripudiare la violenza religiosa, il terrorismo religiosamente motivato e qualsiasi manipolazione del nome di Dio per giustificare di progetti sanguinari.
    Con questa impostazione Giovanni Paolo II ha creato una rete di contatti e di rapporti di estrema importanza in un´epoca in cui la «questione Islam» è esplosa a livello planetario. Il Papa di Roma è diventato nel mondo musulmano un leader spirituale rispettato e ascoltato, comunque mai identificato dalle élite religiose e politiche come un «nemico occidentale».
    Tutto questo si è tragicamente spezzato con i fatti di Regensburg (e vedremo se Ratzinger e il suo Segretario di Stato riusciranno a rimontare la china), ma le origini risalgono all´inizio dell´attuale pontificato. Già nella messa inaugurale Benedetto XVI ha cancellato il riferimento ai rapporti fraterni con il monoteismo islamico. Di colpo quel triangolo costruito da Giovanni Paolo II ha perso un pezzo, restando solo il rapporto speciale tra ebraismo e cristianesimo. Poi Benedetto XVI ha archiviato il ruolo autonomo del Consiglio per il dialogo interreligioso, guidato da un esperto islamista di prima qualità come mons. Michael Fitzgerald, mandato in esilio diplomatico al Cairo. L´apice di questo progressivo declassamento si è raggiunto con il ventennale della grande preghiera interreligiosa di Assisi, che papa Wojtyla convocò nel 1986. Quando l´anno scorso i responsabili della Comunità di Sant´Egidio hanno chiesto a Ratzinger come intendesse commemorare l´evento, si sono sentiti rispondere garbatamente che non c´era particolare motivo per celebrare un ventennale. Alla fine la commemorazione si è fatta – ristretta in due giorni – e si è gridato al miracolo per un messaggio di incoraggiamento del pontefice, che gli stessi organizzatori fino alla vigilia non erano sicuri potesse arrivare.
    Conta però, al di là delle dovute parole di elogio rivolte al predecessore, l´insistenza con cui Benedetto XVI ha voluto rimarcare che ognuno doveva pregare per conto suo, che non si dovessero fare confusioni, che si dovessero evitare «relativismi». Insomma, la teoria del dialogo ma con ognuno ben trincerato a casa propria.
    Il fatto che Benedetto XVI in varie occasioni abbia poi ribadito la volontà di perseguire il dialogo con l´Islam, non cambia il mutamento qualitativo operato nel suo approccio. Invece di partire dal Dio comune, Joseph Ratzinger è tormentato dalle preoccupazioni che nascono dai messaggi di violenza intessuti nel Corano, è dubbioso sulle reali capacità della religiosità islamica di misurarsi con il problema della laicità, è assillato dagli interrogativi riguardanti una fede che per lungo tempo ha ridotto gli spazi di una interpretazione flessibile del testo sacro e che oggi in molte parti del mondo è sottoposta ad una deriva fondamentalista di cui fanno parte come propaggine estrema le schegge impazzite terroriste.
    Ragionamenti giusti, interrogativi fondati che il pontefice ha cercato di sciogliere disegnando all´ateneo di Regensburg l´immagine di una fede che si coniuga alla razionalità e che per ciò stesso deve essere aliena dalla violenza. Ma il mondo non è un´aula universitaria e i mutamenti in altre società religiose non avvengono ex cathedra come Benedetto XVI consciamente o inconsciamente sembra portato a credere.
    In Vaticano una strategia verso l´Islam ora è tutta da ricostruire.

    Marco Politi (“la Repubblica”, 18 settembre 2006)

    Rispondi
  • 6. dino  |  18 settembre 2006 alle 7:21

    E’ da più di un anno che lo dico e ribadisco: con Benedetto XVI la Chiesa è tornata indietro di almeno 30 anni. E’ una Chiesa ottusa, una Chiesa da cattedra. Non sa cos’è l’accoglienza e non ha la capacità di dare un abbraccio. Quella che si presenta oggi è una Chiesa estremista, radicata in discorsi obsoleti che non portano a nulla e sicuramente non ad un dialogo. Questa Chiesa non vuole dialogare, pone se stessa in Cattedra guardandoci con serietà dall’alto.
    E per ora mi fermo qua perché, se non s’era capito, nelle ultime settimane sono abbastanza incazzato con la mia diocesi.
    Provo schifo e orrore per i sacerdoti che non rispettano l’abito che portano!

    Rispondi
  • 7. lagoblu  |  18 settembre 2006 alle 7:44

    Baggianate! Questo Papa non vuole nessun dialogo. Ama la Cattedra, ama osservarci dall’alto. Basta vedere i fasti dei suoi abiti e accessori. Giovanni Paolo II, come giusto che fosse, non ammetteva determinate cose ma non ha mai negato a nessuno un abbraccio… E trovo orrido che un Papa si debba trovare nella situazione di dover chiedere scusa (anche se ieri non ha mai usato il verbo “scusarsi”). Prima di leggere un discorso rifletta un po’ di più, visto che ora si ritrova una suora sulla coscienza…

    Rispondi
  • 8. patricia  |  18 settembre 2006 alle 9:06

    Forse…ops…securamente sto dicendo qualche cazzatte (se dice cosi?) …pero credo che in la situazione che si trova tutto i pianeta in questo momento della storia …no le vedo altra uscita alla chiessa di fare cinunciar a questo Papa.
    E un cristal rotto .

    Gia non vale un perdono….
    lo hanno fatto altri …(questo di chiedire perdono) pero non resulta il perdono con el islam… come con altre fede.

    La chiessa catolica per secolo ha usato questo del perdono come un modo di lavar tutti pecato.
    (???) tanto sia moral o criminal.

    e cosi ha fatto del perdono …sua arma piu forte per governar .

    Ruba….ti sara perdonato qui in terra dopo nel cielo.
    uccide …ti sara perdonat qui in terra dopo nel cielo.

    vorrei sapere si pure a Hitler qualcun prete le ha lavato tutti pecato …prima di morire ..per mandarlo diretto a mani del “Signore” nel cielo.??

    vorrei dire che questo del perdono no funziona con tutti il mondo del stesso modo .
    e per mile e mile di persone…solo Dio diretto puo perdonare (magari)e si ha voglia giusto quel giorno …e senza intermediario.

    a me questo me da paura….
    perche sempre sono le persone inoscentes
    chi pagano con la sua vita il ERROR E ORRORE di altri.
    e cosi come il mondo Musulmano ha presso per Bandiera di guerra …un disegno in un giornale su Mahoma …no vorrei ne propio immaginare qual
    e la tactica su questo del Vaticano.

    bhe… la prima Molotov gia ha stato lanzata contra una chiessa catolica.

    e credo veramente che non va nessuna ” strategia verso l´Islam …. qui il unico modo de Construire ..e comenzando da Zero .
    che quando un cristal se rompe …il unico remedio e cambiar per uno nuovo ….
    lo altro …repararlo solo serve per poco tempo.

    pato

    ps:
    mi spiace tantissimo
    davvero.
    non vorrei nemmeno che adesso se pense di fare con fretta questo de CAnonizar a Juan Pablo II
    per cambiar il discurso.

    Guarda un po: anche questo me vieni alla mente.
    Juan Pablo II ha usato come nome “de arte” il stesso del suo predecesor Juan Pablo I ..come strategia di pace.
    no e per caso …credo.
    gia Lui sapeva che era una lotta per cercare la pace il suo papato.

    pato

    Rispondi
  • 9. RazionalMENTE.net  |  18 settembre 2006 alle 9:54

    Secondo me è successo questo: Ratzinger chiamato da Wojtyla a occupare il posto di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede è stato l’ombra di Wojtyla, il Governo ombra del Vaticano ai tempi di Wojtyla. Era lui che decideva, stabiliva e gran parte delle sue calunnie nei confronti dei gay le ha scritte in quel periodo. Ma a fare da schermo al suo carattere reazionario e intollerante c’era non solo Wojtyla, ma anche altre autorità ecclesiastiche. Oggi è lui il Papa e grazie al suo carattere forte e intemperante nessuno riesce a tenerlo a freno. E’ evidente che non si confronta con nessuno prima dei suoi discorsi. E’ ritenuto a torto un grande teologo e forse anche per questo è temuto, riverito e lasciato libero di esprimersi come crede. Non è difficile capire che una persona come lui non impiega molto a mettersi nei guai. Per quanto cerchi da solo di moderare i toni, di tanto in tanto la sua asocialità non può che emergere e far danni. Andare a fare le pulci ad una fede religiosa è sempre estremamente pericoloso, soprattutto se a farle è un capo religioso dell’importanza del Papa. Ciò che Ratzinger ha detto è vero. Ha omesso di dire però che anche i testi sacri cattolici sono pieni zeppi di violenza. Si è messo in una situazione imbarazzante perché con le sue parole ha fatto notare in pratica due cose: chi segue il Corano è un violento e chi non lo segue è un infedele. Insomma ha messo il dito nella piaga delle religioni.

    Rispondi
  • 10. andrea  |  18 settembre 2006 alle 11:27

    ciao Daniela, ciao a tutti,
    sperando abbia modo di leggere il link che ci inoltri volevo osservare
    che stamattina
    leggendo i giornali la notizia dell’uccisione della suora la fa da
    padrona.
    Poi però oltre il titolone in prima pagina, trovi una pagina max due
    sul
    tema.
    Chiaramente non mancano le solite 20-30 pagine su
    sport-gossip-“spettacolo”-“cultura”.
    E’ chiaro a tutti LO SCOPO, continuare ad instillare odio e
    contrapposizione,
    ormai purtroppo lo sappiamo come funziona, 11 settembre ma anche
    Nassirya,
    Londra, Madrid, ancora la falsa di Londra di un mese fa.
    La tecnologia è andata avanti ma la propoganda pur avendo cambiato
    strumenti mantiene
    gli stessi metodi di inizio secolo.
    Sperando che di tutto ciò mai ce ne faremo una ragione e
    vedendo che il cerchio ormai rispetto al Medio oriente si va stringendo
    di giorno in giorno
    mi domando: cos’altro fare? (oltre lo spot di Silo)
    La risposta che mi viene da dare è unirci, unirci e unire tutti coloro
    che condividono
    l’aspirazione di un mondo senza violenza.
    Di iniziative in corso già ce ne sono diverse,
    tra le quali quella di Zanotelli che è aperta a contributi.

    buona giornata, Andrea (Commissione Ideologica Umanista)

    Rispondi
  • 11. davide  |  18 settembre 2006 alle 11:53

    A Roma direbbero “A’ ridatece Papa Wojtila!!”: neanche lui era esente da critiche ma almeno non arrivava mai a questi livelli….. 😦

    Ciao,
    Davide

    Rispondi
  • 12. Anna  |  18 settembre 2006 alle 11:56

    Ciao Daniela! Ammazza mi sento un pò in difetto, ti hanno risposto tutte persone che, a mio parere, hanno una cultura ed un modo di esprimersi che non mi appartengono!:(
    Il papa ha criticato la giustificazione della violenza tramite la religione, condannando, di conseguenza, la guerra santa..e adesso cosa poteva aspettarsi? Alla faccia di “sponsorizzare” la pace…dovrebbe rivedere e correggere i suoi commenti,in modo tale da prevenire le fiamme del sentimento religioso dei Musulmani! Non vedo altro modo!Secondo me nn sono bastate le sue scuse, ho questo presentimento, anche se dalla parte dei “feriti moralmente” non c’è stata ANCORA alcuna mossa!..c’è chi, magari, approva ma, indipendentemente da ciò, la maggioranza del popolo musulmano è in contrasto con la chiesa e i loro animi vanno placati! ciao e complimenti!

    Rispondi
  • 13. danielatuscano  |  18 settembre 2006 alle 15:59

    Attenti però a non farci prendere a nostra volta dall’emozione.

    Non ci sono ancora elementi per collegare l’assassinio della povera suor Leonella (curioso! Sono spesso donne, le reiette della società e della Chiesa, che più si spendono per la fede e subiscono il martirio) alle parole del Papa. La stampa non ne parla mai perché di norma li ignora, ma di missionari che muoiono nello stesso modo ce ne sono, ahinoi, moltissimi. Gli ultimi casi, e ne dimentico senz’altro qualcuno, sono Annalena Tonelli, mons. Locati, don Santoro. Il fatto che all’epoca, in alcuni dei casi citati, regnasse ancora Wojtyla non li ha salvati.

    Il fanatismo religioso è un problema vero in certe zone del mondo. La contestazione non si fa bruciando chiese o rivendicando il diritto alla guerra santa, come ha fatto il Gran Muftì di Riad – fortunatamente non imitato da altri suoi autorevoli correligionari – .

    Il fanatismo, o meglio, il fondamentalismo esiste e si collega a molteplici altri fattori: la cultura (o la mancanza di essa), il degrado economico-sociale, l’odio-invidia per il benessere occidentale, l’intolleranza per il “diverso” che non è una nostra caratteristica esclusiva, la mancanza di democrazia e tanto ancora. Certo l’infelicissimo discorso di Ratzinger non ha aiutato: ma considerarlo il (solo) responsabile morale dell’accaduto è un’insinuazione grave e infondata. In ogni caso, proprio perché i problemi sono tanti e seri, io non ci credo.

    Ciò, peraltro, non attenua per nulla la sua responsabilità; sono convinta che, in questo momento, egli sia seriamente angosciato per quanto ha provocato. Ne ricavo l’impressione di un animo tormentato, ansioso, ingenuo. E molto, molto pessimista. La seconda analisi di RazionalMENTE mi vede del tutto concorde (o quasi).

    Pato tocca talmente tanti temi, e tutti importanti… che dire: considera “abusata” la parola “perdono”, e non si può certo darle torto.
    Se non è sincera, la richiesta di perdono può diventare strumentale; poi Pato, e in parte Anna, toccano un altro punto debole della religione, che mai e poi mai deve trasformarsi come Lenin pensava fosse: vale a dire l'”oppio dei popoli”. La garanzia di una felicità terrena che impedisce la ricerca di giustizia quaggiù. E che spinge alla morte dei giovani disperati promettendo loro di godere nell’aldilà di donne sempre vergini, cibi prelibati e tessuti di seta.

    La religione degradata a strumento del potere diventa più nociva del potere stesso. Ne siamo consapevoli.

    Il problema del cristianesimo (e dell’Islam, come dell’ebraismo) oggi più che mai è quello di smarcarsi definitivamente dalle logiche di potere. E’ vivere e mettere in pratica il Concilio Vaticano II e l’opzione preferenziale per i poveri. Non è un caso che, già a partire dal pontificato di Wojtyla e adesso in maniera impressionante, si stia facendo di tutto per neutralizzare de facto (visto che de jure è impossibile) gli effetti dirompenti di quel Concilio. Quando Ruini parla di un “travisamento” dello stesso intende in pratica sminuirne l’importanza, se non negarla del tutto. Ma dietro Ruini c’è Ratzinger. Non dimentichiamolo: Ratzinger in gioventù fu uno dei grandi elettori di papa Giovanni. Ma in seguito rimase sconvolto dal ’68 e dagli effetti del Concilio che, per il suo animo al tempo stesso fragile e intransigente, gli sono sembrati minare l’essenza stessa del cristianesimo. Da cardinale ha fatto di tutto per raddrizzare quelle che considerava storture; ancor più lo sta facendo da Papa, con i risultati che tutti noi vediamo.

    Comprendo quindi la richiesta allarmata di Pato. I suoi sospetti sono fondati. Le si può rispondere che la Chiesa è innanzi tutto il popolo di Dio e non (solo) il Papa. E ci si può augurare che, dopo la cura-Ratzinger, ci si renda conto che contravvenire all’esortazione evangelica “Non abbiate paura” può costare molto caro. Ratzinger è il Papa della paura. E chi ha paura è insieme debole e aggressivo.

    Per questo la piaga più grave della Chiesa oggi, lo ripeto da tempo, è una serie di “ismi”. Il clericalismo in primo luogo. Che è un integralismo, e l’integralismo, come ho scritto altrove, è a sua volta un fondamentalismo.

    I fondamentalisti sono i veri atei, perché non confidano in Dio ma nei loro (scarsi) mezzi.

    Dissento invece in maniera piuttosto netta dal primo post di RazionalMENTE. Lui che giudica Ratzinger un teologo modesto non dovrebbe poi arrogarsi il diritto di prendere il suo posto, nemmeno come esegeta. Non voglio apparire dura, ma decontestualizzare certi passi evangelici è un’operazione di corto respiro intellettuale.

    E’ vero che Gesù ha detto di esser venuto a portare la spada; e lo ha fatto, anche. Io non ricorro a citazioni dotte, mi rifaccio ai miei ricordi d’infanzia. Non ho mai provato particolari sconvolgimenti di fronte a questo passo, che anzi mi è sempre sembrato molto logico e per nulla in contraddizione con l’insegnamento di amore di Cristo. L’amore, per quest’ultimo, non è irresoluto né sentimentale: è azione, impegno, forza, bellezza. L’amore – per citare il Federigo manzoniano – è intrepido. E da che mondo è mondo l’amore – quello vero – non è stato accettato con tranquillità, gioia e pacatezza. Anche Gandhi amava, ed è finita come sappiamo. Tutti, a parole, desideriamo l’amore; ma l’amore autentico è esigente e, se non rientra nei nostri schemi mentali, se mina le strutture della nostra società, ecco che si tramuta in qualcosa d’odioso. Questa è la “spada”. Non solo: il Gesù così duramente anti-familista ricordato da RazionalMENTE (e molto si potrebbe discutere sul modo d’intendere la famiglia che aveva il Signore) è lo stesso Gesù che ha accettato di vivere sottomesso ai genitori – anche se un momento prima gli ha risposto decisamente male… -. Schizofrenia?

    Ma è vero invece, persino l’amore umano più incondizionato e “santo” può trasformarsi in odio se prevale l’egoismo. I genitori che non seguono la vocazione del figlio, qualunque essa sia, perché non risponde alle loro aspettative. I padri o le madri che usano la prole per ricattare il partner. Solo questo, senza giungere ai casi estremi delle violenze, è “spada”.

    Poi, certo, la Bibbia è servita anche a giustificare Crociate, roghi, Inquisizioni, guerre sante (l’espressione è cristiana), e il Corano è servito (per i fondamentalisti ancora serve) per sottomettere le donne, sgozzare innocenti, addestrare kamikaze.

    Se vogliamo accettare le tesi di Onfray, del testo sacro si trova di tutto e ognuno lo piega a suo piacimento. Io la considero una teoria debolissima e antistorica. La religione è stata (anche, a mio parere soprattutto) un grande fattore di umanizzazione.

    Debole anche l’argomentazione del benessere economico come antidoto al fanatismo; debole e contraddetta dai fatti. E’ indubbiamente vero che un reietto può trovare nella religione una risposta potente al senso di nullità che pervade la sua esistenza; ma Bin Laden non è un reietto, non lo sono i teo-con cristianisti, non lo sono tanti fanatici pronti a commettere pazzie anche in seno all’Occidente ricco e pasciuto. Positivismi vecchi e nuovi sono pessime filosofie.

    Rispondi
  • 14. patricia  |  18 settembre 2006 alle 22:53

    Ciao a tutti…
    no so adesso cosa parla la gente su questo
    in Italia e in altra parte del mondo
    no ho la fortuna di stare in contatto con
    gente che mi parle su questo .
    La ultima notizia che ho letto su Ratzinger
    e questa :

    Notizia del 18 settembre 2006 – 11:20
    Guerra santa contro il Papa

    Al Qaeda, attraverso un comunicato apparso su un sito internet, promette di proseguire la jihad in risposta alla “denigrazione che il Papa Benedetto XVI ha fatto dell’islam”

    di: don Paolo Padrini
    Al Qaeda contro il Papa: “La Guerra Santa andrà avanti”

    ULTIMORA

    Dopo le polemiche, le quasi scuse, le scuse, e le prime reazioni di ieri; dopo l’incendio di alcune chiese, dopo l’uccisione della suora di Mogadiscio, oggi torna a farsi sentire Al Qaeda, attraverso un comunicato apparso su un sito internet.

    Nel comunicato pubblicato, la cellula irachena dell’organizzazione terroristica promette di proseguire la jihad (la guerra santa) fino alla “sconfitta” dell’Occidente. “Questa è la nostra risposta alla denigrazione che il Papa Benedetto XVI ha fatto dell’islam e della jihad”. Attraverso l’annuncio Al Qaeda promette di continuare la Guerra Santa fino a che la bandiera dell’unità, la bandiera dell’Islam, sventolerà in tutto il mondo.

    Intanto si apprende dalle agenzie che a Bassora è in corso una manifestazione di piazza contro Papa Benedetto, durante la quale è stata bruciata la sua effige. Le prime immagini stanno arrivando sulle televisioni di tutto il mondo, e non mancheranno di suscitare aspre polemiche.

    Gia ha morto una sorella nostra….una santa donna
    che era in Somalia aiutando alla gente povera. a bimbi .
    Gia la prima morte per la parola del Papa in Germania ha stato confirmada :

    L’uccisione della suora italiana a Mogadiscio sembra essere legata alle parole sull’Islam pronunciate dal Papa in Germania, anche se la situazione in somalia è – non da giorni – caratterizzata da una quasi totale anarchia. La possibilità che l’uccisione della suora sia stata legata alle parole del Papa è stato confermato da una fonte delle
    Corti islamiche, che nei mesi scorsi hanno preso il controllo della capitale somala. “C’e’ una concreta possibilita’ che le persone che hanno ucciso la suora lo abbiano fatto in rappresaglia per i recenti commenti del Papa contro l’Islam” ha detto la fonte. Inoltre le ultime notizie circa la dimanica dell’uccisione, fanno pensare ad atti premeditati.
    ——————————————
    e per questo che ho fatto la prima domanda …
    perche si no accade un miracolo pronto …
    questo ogni giorno se va a tornare in una vera
    “caccia de streghe” .
    prima che accada altra morte de gente innocenti
    mi sembra che la medicina giusta oggi ..gia ..adesso…e pensare seriamente di removere a questo Papa.

    Magari che accade un miracolo prima che altra persona innocente page con sua vita questa imprudenza (per chiamarla di un modo leggero)de Benedetto XVI .

    pero come bene dice Renato Zero in una poesia :
    Non si fanno più miracoli Adesso non più…

    qui in sud america …se sta parlando seriamente …anche con gente della curia ..su questa possibilita de Benedetto XVI ad abdicare a suo trono .

    magari …ma magari davvero mi sbaglie …e tutto
    quest sia dimenticato.
    e una Richesta di Perdono sia sufficiente.

    pato

    Rispondi
  • 15. danielatuscano  |  19 settembre 2006 alle 6:28

    Oggi risponderò a Pato con parole di altri (ma, se ha pazienza, la invito anche a leggere i commenti al mio comunicato Pace! Pace!). Sul numero odierno di “Repubblica” Bernardo Valli scrive (i grassetti sono miei):

    IL PONTEFICE E IL TEOLOGO ERUDITO
    La lettura dell´erudita conferenza tenuta a Ratisbona da Joseph Alois Ratzinger non suscita soltanto ammirazione. In alcuni punti è anche commovente. Il vecchio professore, sulla soglia degli ottant´anni, ritorna in un´università tedesca e ricorda quando nel 1959 ha cominciato a insegnare, in un ambiente allora austero, spoglio, ancora dominato dal rigore economico del lungo dopoguerra. Era «l´epoca dell´università all´antica», dice Ratzinger a un uditorio bavarese, scelto e rispettoso, anzi senz´altro affettuoso, nel quale l´oratore riconosce forse qualche volto, benché segnato dal tempo. Mezzo secolo fa non c´erano né assistenti né dattilografi.
    Prima e dopo le lezioni i docenti di storia, di filologia, di filosofia, di teologia (la disciplina di Ratzinger), si incontravano nella sala dei professori. Nonostante le diverse specializzazioni, che a volte rendevano difficili le conversazioni, in quei contatti, sotto l´impulso della responsabilità comune, finiva col prevalere «la pienezza della ragione unica nelle sue differenti dimensioni».
    La toccante rievocazione, velata di nostalgia, serve a Ratzinger da introduzione alla conferenza che ha come tema il rapporto, per lui il vincolo, tra « fede e ragione». È un argomento dominante nel suo pensiero. Ricordo una sua predica a Notre Dame, dove il cardinale Lustiger, allora arcivescovo di Parigi, l´aveva invitato per la Quaresima negli anni Novanta. Ma questa volta l´ambiente universitario lo spinge a un linguaggio più erudito. E ricorda la recente lettura di un saggio del professor Théodore Khoury, in cui è riportato il dialogo che l´imperatore bizantino Manuel II Paleologo ebbe nel 1391, durante un soggiorno invernale ad Ankara, con un letterato persiano. Tema il cristianesimo e l´islam, e le verità espresse dalle due religioni. Posso facilmente immaginare la soddisfazione di Ratzinger nell´esibire quella chicca, quella preziosa citazione davanti alla colta platea bavarese.
    La mente dell´anziano professore, tutto preso dal quel ritorno sentimentale sui luoghi in cui cominciò a insegnare, non è neppure stata sfiorata dall´idea che la raffinata rievocazione di un dialogo avvenuto più di sei secoli prima, potesse suscitare la collera del mondo musulmano («E portare indietro di vent´anni i rapporti tra la Chiesa e l´Islam», come ha esclamato un alto prelato).
    Si trattava di una citazione, una semplice citazione, nulla di più, una citazione di cui non condivideva neppure il senso, ha poi spiegato Benedetto XVI una volta ritornato a Castelgandolfo. E si è «rammaricato» per le reazioni che essa ha suscitato. È vero, in effetti non era che una citazione. La quale è servita a introdurre una intensa, bella riflessione su Dio, il Verbo e la Ragione. Una citazione estratta dalla controversia tra un persiano, oggi diciamo un iraniano, e un imperatore bizantino, ridotto a vassallo dell´Islam. Come poteva il professore nostalgico immaginare che una frase trovata in antichi testi del XIV secolo potesse avere un effetto dirompente nel XXI secolo? Joseph Alois Ratzinger ha semplicemente dimenticato che le parole sulle labbra di un Pontefice assumono un peso senza comun misura con quello che le stesse parole hanno sulle labbra di un professore, sia pure di teologia. Soprattutto se pronunciate in un momento in cui possono avere una risonanza attuale. E quella citazione diceva che «Maometto non ha portato che cose cattive e inumane come il diritto di difendere con la spada la fede che predicava».
    Il professor Ratzinger non ha pensato che la sentenza di Manuel II Paleologo, giusta o sbagliata, evocata dall´uomo che incarna di fatto la cristianità diventa esplosiva in un momento in cui i jihadisti non aspettano altro che chiamare alla guerra santa. Il professore ha prevalso in quelle ore sul Papa? Il dottore in teologia di Ratisbona ha dimenticato di essere il sovrano-pastore romano. Non pochi tra coloro che l´hanno eletto, pur professando la dovuta devozione al capo della Chiesa, sono inevitabilmente indotti a riflettere sulla loro scelta. È stata una decisione accorta affidare la successione di Giovanni Paolo II a un teologo conservatore? A un intellettuale di vasta cultura e intelligenza, senza alcuna esperienza politica? Il quale si lancia in dotte riflessioni senza rendersi conto che non è più un erudito ma un Papa?
    Molti ritengono che con il rammarico espresso a Castelgandolfo, Benedetto XVI abbia in realtà espresso le scuse, richieste da più parti nell´Islam. Non penso comunque che possa andare oltre. Non può piegarsi alle richieste di gruppi estremisti, screditati. Quelle richieste sono irricevibili. Ma non sarà facile recuperare la credibilità necessaria per alimentare il dialogo con i musulmani impegnati a combattere il fanatismo, e a fare una lettura del Corano in compagnia della ragione. Quei musulmani sono i primi ad essere le vittime dei jihadisti; e le reazioni provocate dalla citazione di Ratisbona non agevolano il loro compito. Al contrario del suo predecessore Benedetto XVI non si è formato nelle battaglie imposte dalla vita in un regime comunista. Ha dovuto confrontarsi soltanto con le intemperanze del ´68. Non ha mai avuto l´occasione di sviluppare il senso politico di Giovanni Paolo II, né ha quindi (ancora) assunto la statura di un uomo di Stato. Pur disponendo, nel suo ambito, di un´autorità unica nella nostra epoca, quella di un sovrano per diritto divino. Con un´enorme responsabilità, in anni in cui politica e religione si confondono.
    Dopo le grandi battaglie, spesso di natura politica, del Papa polacco, contro il comunismo, poi contro la legge del profitto e per la dignità dell´uomo, la Chiesa ha voluto un Papa capace di riportare i cattolici alla loro identità attraverso una dottrina più rigorosa [e infatti proprio ieri il card. Ruini è tornato a inveire contro Pacs, testamento biologico, mentalità soggettivista ecc. e ha ordinato ai politici cattolici di non accettare compromessi in tal senso. A tal proposito è forse utile dare un’occhiata al mio vecchio scritto https://danielatuscano.wordpress.com/2006/05/24/ahmadinejad-il-passato-che-ritorna/  – Nota mia]. Ma nel rapporto con l´Islam la teologia non è uno strumento di grande aiuto. Là prevale spesso un´ideologia totalizzante, che comprende anche la dimensione politica. In cui il Papa polacco sapeva muoversi.

    Rispondi
  • 16. patricia  |  19 settembre 2006 alle 15:20

    Joseph Alois Ratzinger ha semplicemente dimenticato che le parole sulle labbra di un Pontefice assumono un peso senza comun misura con quello che le stesse parole hanno sulle labbra di un professore, sia pure di teologia. Soprattutto se pronunciate in un momento in cui possono avere una risonanza attuale. E quella citazione diceva che «Maometto non ha portato che cose cattive e inumane come il diritto di difendere con la spada la fede che predicava».
    Il professor Ratzinger non ha pensato che la sentenza di Manuel II Paleologo, GIUSTA O SBAGLIATA, evocata dall´uomo che incarna di fatto la cristianità diventa esplosiva in un momento in cui i jihadisti non aspettano altro che chiamare alla guerra santa.

    (per fortuna sempre sta uno nel mondo che vuoi dire essattamente quello che voleva dire io )

    pato:)

    Rispondi
  • 17. Achab  |  20 settembre 2006 alle 17:46

    Diverso parere – A interpretare il Papa ci pensa Cacciari

    Ancorché recentemente replicantesi, a mo’ di pendant, in un fratello ribelle, come un bel cigno barbuto in un brutto anatroccolo, Massimo Cacciari coltiva da tempo un’arte unica nel suo genere: quella di fingere d’imparare tutto, ma proprio tutto, dal nemico. Ciò, beninteso, per dissuaderci da questo pericoloso esercizio di equilibrismo mimetico. Il problema è che egli interpreta così bene la parte che talvolta lo si prende sul serio. Ma procediamo con ordine.

    Dopo avere invecchiato precocemente intere compagini d’adolescenti affiliati d’ufficio alla fatale disillusione del “negativo”, Cacciari è passato agli esercizi pratici, traducendo in politica, con innegabili successi, i giochi linguistici di Wittgenstein e altri guardianaggi dell’essere. Il tutto mantenendo un indirizzo di sinistra, vissuto per lo più come un fardello ingombrante atto comunque a spiazzare la critica, perché, da perfetto imitatore, il Cacciari non è mai là dove appare.
    Coscienti dell’impossibilità del compito che ci siamo prefissi (ché ogni appunto mosso ad un tale mutante non può che ritorcersi perfidamente contro chi lo formula), vorremmo nondimeno indicarne alcuni eccessi di virtuosismo, sperando magari di convincerlo ad abbandonare temporaneamente una postura certo simulata, ma purtuttavia suicida. Cominciando dagli scivoloni più cronologicamente remoti, si va dall’encomio, prontamente ritrattato man mano che si delineava il naufragio del 2001, dell’incomparabile ” decisore ” D’Alema preferito allo scarsamente schmittiano Prodi, ai cauti ammiccamenti al presidenzialismo à la Fini. In una recente intervista su Repubblica, inoltre, l’attento entomologo della Krisis non esita a sferzare una sinistra cronicamente incapace di parlare alla neoborghesia (chissà perché) del Nord-est. Quella, per intenderci, che ha trasformato un’enclave palladiana di campi da gioco e oratori in una fabbrica diffusa, a meno che non si tratti dei pionieri del le franchising e dei leasing magnificati dalla tracotanza commerciale delle ” pubblicità-progresso ” di Oliviero Toscani…
    Ultimo in ordine di tempo, l’omaggio reso, sempre dalle colonne di Repubblica dell’11 settembre, a Papa Ratzinger. Avendo il vescovo di Roma sentenziato nella nativa Baviera che ” l’Islam sente come un nemico l’Occidente sordo che oscura Dio “, Cacciari, prese le debite distanze (che stia cominciando a fare sul serio?), plaude in fine al messaggio dell’autorevole interlocutore in nome della critica dell’indifferenza, sinonimo di ” vero anticristo “. Ci sia permesso di obbiettare che, nella sua critica del relativismo, Benedetto XVI non preconizza il risveglio delle coscienze a fronte di inaccettabili sperequazioni strutturali, ma propone, più tradizionalmente, di ” riscoprire Dio nelle scuole ” e di associare (con ben noto tempismo etnocentrico) assistenza ed evangelizzazione degli oppressi. Non pago di violare l’imprescindibile spartiacque moderno fra religione ed etica politica, il Papa, riducendo il presente al conflitto fra un Occidente desacralizzato e un resto del m ondo o quasi (Islam, Buddismo, Induismo) “in cui il sacro è intrecciato al quotidiano”, fornisce inoltre un’involontaria legittimazione ex cathedra agli integralismi di ogni sorta, in nome dell’ultima, solidale resa dei conti fra i credenti e i senza-dio (ecco perché Ratzinger ha rettificato il tiro riesumando il più collaudato gergo antislamico).
    Certo, a ben leggere (ma proprio fra le righe), Cacciari queste cose le avverte. Da acuto esegeta di Max Weber, egli è cosciente del fatto che ” il processo di ateizzazione ” accompagna da sempre l’orizzonte del cristianesimo. A detta sua, anche il Papa sarebbe, volens nolens, consapevolmente partecipe di questo non del tutto mesto destino. Ma ecco che, sul più bello, quando cioé, a rischio di una bolla pontificia, si tratterebbe di fare alcuni non proprio gratuiti distinguo, il nostro si sottrae con mossa sgusciante alla presa. “Sarebbe un po’ lungo da spiegare”, egli premette, “ma secondo la teologia islamica l’ateismo è insito nella rivelazione della cristianità. Dipende dal dogma della reincarnazione (sic)”. Possiamo tranquillamente far credito a Cacciari di competenze teologiche largamente sufficienti a distinguere il dogma dell’incarnazione dalla più ancestrale credenza nella reincarnazione. Eppure non resistiamo alla tentazione di approfittare del più che probabile refuso protesco per formulare un modesto augurio: che il Cacciari, nella sua reincarnazione prossima ventura, su Repubblica o altrove, smetta di mimare, per finta o per davvero, il contendente ideologico. Egli eviterebbe così di dare l’impressione, frutto d’illusione ottica eppure persistente, di volere a tutti i costi surfare sulla storia in nome di una fantomatica astuzia della ragione garante dei riciglaggi (detti anche “sdoganamenti”) più spericolati. Dall’avversario, per quanto insigne, non si può imparare proprio tutto, Cacciari si rassegni.

    Rispondi
  • 18. RazionalMENTE.net  |  20 settembre 2006 alle 21:19

    Rispondo a Daniela: il fanatismo religioso è inversamente proporzionale al benessere sociale, lo ribadisco. Bush non è un fanatico religioso, ma un fanatico dei petrodollari. Osama Bin Laden idem, sono note le sue notti parigine da giovane. I teocons sono dei quasi fanatici religiosi, ma nessuno di essi baratterebbe la propria vita con poco realistici Paradisi. I credenti occidentali sono soprattutto degli agnostici scaramantici e questo è dovuto proprio al fatto che la società industrializzata, secolarizzata e il benessere allontanano dalla fede. Per essi “il Paradiso può attendere”, nessuno ha fretta di andarci.

    Passiamo ora al messaggio evangelico. Io sono stato credente, indottrinato come tutti dal catechismo ecclesiastico, scolastico e familiare. Ho letto molte volte il Nuovo Testamento e non trovavo in esso alcuna contraddizione, nulla di strano. Per me era assolutamente logico, perfetto, bello, positivo. Lo leggevo con gli occhi della fede, con gli occhi di chi fin da piccolo ha bevuto latte e Spirito Santo. Con questo non voglio dire che il Vangelo è l’opposto di quel che sembra ad un credente. Solo che leggendolo oggi con spirito critico mi rendo conto delle tante piccole stranezze e contraddizioni che contiene. Ho già chiarito il senso di quella frase “Non crediate, ecc.”. Gesù molto umanamente si rendeva conto del sangue che sarebbe stato versato a causa della sua dottrina, pur essendo la sua fondamentalmente una dottrina di pace e di amore per il prossimo.

    Per quanto riguarda l’esegesi, io non sono assolutamente un’esegeta ed anzi non credo affatto nell’esegesi. Per me la Bibbia è da prendersi alla lettera, non c’è nulla da interpretare. E in effetti la Chiesa in passato la prendeva alla lettera. Erano fatti storici la storiella di Adamo ed Eva, quella di Noè, ecc. Ma più la società progrediva in scienza e conoscenza, più la Chiesa è stata costretta a trasformare quei fatti storici in racconti simbolici, roba da interpretare insomma. Sai quanta gente è stata bruciata sul rogo perché non prendeva alla lettera la Bibbia? Conosci l’abiura di Galileo? Oggi invece la Bibbia è tutta da interpretare ed il bello è che la interpretano secondo il proprio pensiero. Ratzinger è arrivato addirittura a produrre (nel 1984 se non erro) una versione della Bibbia nella quale compariva per la prima volta la parola “embrione”.

    Dici poi che noi atei siamo i veri fondamentalisti perché invece di confidare in qualche divinità immaginaria confidiamo solo nei nostri mezzi umani. Mi sfugge il senso di questa tua affermazione. Il fondamentalismo si riferisce ad una dottrina e noi atei razionalisti non abbiamo dottrine. Il nostro metodo è il dubbio. Il dubbio non è dottrina e non è dogma, quindi non è fondamentalismo.

    Rispondi
  • 19. danielatuscano  |  20 settembre 2006 alle 22:04

    Caro RazionalMENTE, penso anch’io che Gesù parlasse alla lettera quando diceva delle persecuzioni ecc. Anche sant’Ignazio sul letto di morte, ai discepoli che gli chiedevano cosa augurasse loro, rispondeva: “Vi auguro persecuzioni”. Non nego un certo compiacimento masochista. Ma è indubbio che chi ha predicato l’amore, in questo mondo, ha fatto una brutta fine. E tuttavia nel mondo non ha prevalso il male.

    Saramago su “Repubblica” di oggi lanciava una provocazione: “Meglio se fossimo tutti atei”. Una sentenza che deve farci riflettere. Penso che pure qualsiasi credente non fanatico se la sia posta. Ma sappiamo anche che gli ateismi, non meno delle religioni rivelate, si sono dimostrati ben presto degli inferni, in particolare quando erano imposti dallo Stato.

    Lo prendo come un monito, un giusto rimprovero per la pessima figura che i cosiddetti “credenti” stanno dando di sé.

    Sì, RazionalMENTE, conosco Galileo. Lo insegno a scuola. So benissimo che la Bibbia era interpretata (anche) in senso letterale. Ma non posso scandalizzarmene. Dovresti sapere, tanto per restare in tema Galileo, che fu proprio il grande pisano a intuire con 400 anni d’anticipo che la Bibbia, pur essendo “Parola di Dio” (Galileo era molto credente), era però “tradotta” da fallibili uomini. Ricorderai la famosissima lettera a padre Benedetto Castelli. La leggiamo sempre in classe perché vi si trova, fra l’altro, una splendida lezione di umiltà e di rispetto per TUTTE le forme viventi che, ciascuna a suo modo, glorificano Dio pur senza andare a Messa.

    Sì, la Bibbia era interpretata alla lettera, ma non sempre: un tempo si ricorreva anche all’allegoria e all’anagogia. Simbolismo estremo. Forse utile in quel periodo (si pensi a Dante), ma ora abbandonato.

    Per questo Enzo Bianchi dice: “La Scrittura cresce con l’uomo”, rifacendosi al Cristo per cui “la Parola di Dio è come un tesoro da cui si traggono cose vecchie e cose nuove”.

    E’ davvero curioso che un “razionale” come te arrivi all’arbitraria conclusione che la Bibbia si DEBBA interpretare alla lettera. Ne sei sicuro, mi pare. E la sicurezza, specie se diventa sicumera, è l’esatto contrario del dubbio di cui tu tessi tanti elogi. Esiste anche – e non è un ossimoro – la “dittatura del dubbio”. E poi chi mai ti dice che il “credente” non sia pervaso da dubbi? Nella mia umile fortuna, io dubito tutti i giorni. Non mi dispero, ha dubitato anche Cristo. E il Qohèlet (l’antico Ecclesiastico) è il “libro ateo” della Bibbia per eccellenza. Nella fede c’è spazio anche per la non-fede. D’altro lato, come afferma san Paolo, se tre cose sono importanti: fede, speranza e amore, è pur vero che una sola conta veramente e fino in fondo, vale a dire l’ultima. Fede e speranza terminano con la vita terrena. Si potrebbe dire che fede e speranza sono costruzioni umane senza tema di passar per eretici.

    Ti sarei grata poi se trovassi la frase che mi attribuisci. Se alludi allo (squallido) teatrino sollevato su “Aprile Online”, è evidente che non hai capito. Io non puntavo affatto il dito contro “gli atei”, anche perché io, a differenza tua, sono figlia di atei comunisti e all’oratorio non sono andata mai. Il cattolicesimo è stata per me una scelta – peraltro logica -, non un’imposizione né una tradizione di famiglia. Per me “gli atei” non sono quelli che non credono in Dio (o sostengono di non crederci). Sono quelli che non credono in NIENTE. Né in sé, né nel futuro, né nell’altro, se non in un presente pregno solo di oggetti, frasi fatte, superficialità. Gente simile può pure professarsi cristiana e andare a Messa tutti i giorni, o musulmana e spaccarsi la fronte per mostrare a tutti che prega dalla mattina alla sera (vedi le immagini di az-Zawahiri), ma, come dice Gesù: hanno già avuto la loro ricompensa.

    Rispondi
  • 20. RazionalMENTE.net  |  21 settembre 2006 alle 1:34

    Caro RazionalMENTE, penso anch’io che Gesù parlasse alla lettera quando diceva delle persecuzioni ecc. Anche sant’Ignazio sul letto di morte, ai discepoli che gli chiedevano cosa augurasse loro, rispondeva: “Vi auguro persecuzioni”. Non nego un certo compiacimento masochista. Ma è indubbio che chi ha predicato l’amore, in questo mondo, ha fatto una brutta fine. E tuttavia nel mondo non ha prevalso il male.

    Per i credenti Gesù era il redentore, ma mi chiedo quanta gente sia riuscita a redimere e se il sangue che la sua dottrina ha cagionato valeva la pena di essere versato. Non mi pare che negli ultimi 2000 anni il mondo sia stato particolarmente pacifico. Com’era prima? Più violento? Direi proprio di no. Non esistevano armi di sterminio di massa, si combatteva con la spada, archi e frecce, baionette, ecc.

    Saramago su “Repubblica” di oggi lanciava una provocazione: “Meglio se fossimo tutti atei”. Una sentenza che deve farci riflettere. Penso che pure qualsiasi credente non fanatico se la sia posta. Ma sappiamo anche che gli ateismi, non meno delle religioni rivelate, si sono dimostrati ben presto degli inferni, in particolare quando erano imposti dallo Stato.

    Sappiamo che i regimi comunisti erano atei, sappiamo che anche il nazismo ha fondamenti atei. Penso che per le guerre l’uomo sia in grado sempre di trovare un buon pretesto. La religione è certamente un buon pretesto, ma lo è anche la lotta alle religioni, ecc. A me l’ateismo non è stato imposto, è frutto di un mio percorso culturale. Io sono per la totale libertà di religione e per lo Stato laico. Amo il dialogo e credo in esso. Penso che la ragione e il dialogo potranno sconfiggere le guerre. Non amo la violenza di nessun tipo, non amo chi parla di estirpare le religioni, non sono neppure iconoclasta, anzi amo molto l’arte legata al sacro.

    Lo prendo come un monito, un giusto rimprovero per la pessima figura che i cosiddetti “credenti” stanno dando di sé.

    Mi sembra che i credenti abbiano fatto spesso pessime figure. Nella fede c’è una contraddizione di fondo: da un lato si vuole la pace, dall’altro si vuole imporre i propri valori morali. Due cose incompatibili. Per lo stesso motivo non credo al dialogo interreligioso. Credo invece molto al dialogo tra persone e al rispetto delle persone, delle singole persone.

    Sì, RazionalMENTE, conosco Galileo. Lo insegno a scuola. So benissimo che la Bibbia era interpretata (anche) in senso letterale. Ma non posso scandalizzarmene. Dovresti sapere, tanto per restare in tema Galileo, che fu proprio il grande pisano a intuire con 400 anni d’anticipo che la Bibbia, pur essendo “Parola di Dio” (Galileo era molto credente), era però “tradotta” da fallibili uomini. Ricorderai la famosissima lettera a padre Benedetto Castelli. La leggiamo sempre in classe perché vi si trova, fra l’altro, una splendida lezione di umiltà e di rispetto per TUTTE le forme viventi che, ciascuna a suo modo, glorificano Dio pur senza andare a Messa.

    Io non amo mitizzare le persone. Galilei aveva come tutti aspetti positivi e negativi. Non intuì, ma si rese umanamente conto che la Bibbia veniva interpretata di volta in volta secondo come occorreva, ed è quello che si continua a fare anche oggi. Essendo credente probabilmente pensava che la Bibbia fosse realmente ispirata da Dio. Per me invece è solo una raccolta di critti squisitamente umani che col tempo sono stati più volte rimaneggiati e rielaborati. La storiella di Sodoma ad esempio è abbastanza confusa. In realtà nasce per spiegare uno dei concetti cardine dello spirito ebraico e cioè il dovere dell’ospitalità. L’ospite è sacro, inviolabile, e l’oste preferisce sacrificare persino la moglie e le figlie pur di portargli il massimo rispetto. Successivamente la storiella si è trasformata in una condanna dell’omosessualità. La storia di Onan allo stesso modo nasce per spiegare che non bisogna disobbedire a Dio. Onan si era rifiutato di dare una discendenza alla sua famiglia. La storiella poi si trasforma in una condanna della masturbazione, ma è fin troppo evidente che la masturbazione non c’entra nulla.

    Io penso che la Bibbia sia nata per la necessità che l’uomo sentiva di dare una spiegazione del mondo, della propria esistenza, una risposta agli infiniti perché della vita, da dove veniamo, chi siamo, dove andiamo, che senso ha la nostra vita, com’è fatto il mondo, ecc. Nulla di divino, anzi… tutto estremamente umano. Persino Dio nell’Antico Testamento è talmente umano da avere non solo sembianze umane, ma anche tutti i nostri pegiori difetti caratteriali.

    Sì, la Bibbia era interpretata alla lettera, ma non sempre: un tempo si ricorreva anche all’allegoria e all’anagogia. Simbolismo estremo. Forse utile in quel periodo (si pensi a Dante), ma ora abbandonato.

    E’ nato prima l’uovo o la gallina? La Bibbia è stata scritta facendo uso di allegorie oppure l’allegoria è stata vista in fase interpretativa quando i conti non tornavano?

    Per questo Enzo Bianchi dice: “La Scrittura cresce con l’uomo”, rifacendosi al Cristo per cui “la Parola di Dio è come un tesoro da cui si traggono cose vecchie e cose nuove”.

    Certo che la Scrittura cresce con l’uomo. Di generazione in generazione la si interpreta secondo i mutati costumi dell’epoca. Si arriva addirittura a modificarne la traduzione se occorre. La questione ricorda un po’ quell’egittologo che dopo aver fatto calcoli estremamente precisi sulle piramidi fu sorpreso a limarne alcune pietre affinché tali calcoli si trovassero. La religione muta col passare del tempo. Certo è un po’ strano che questo Dio collerico, geloso, vendicativo, si sia pian piano mutato in un Dio somma di tutte le perfezioni. E’ sempre lo stesso Dio, ma come lo disegneremo in futuro?

    E’ davvero curioso che un “razionale” come te arrivi all’arbitraria conclusione che la Bibbia si DEBBA interpretare alla lettera.

    Io sono un razionalista. Ad essere razionale ci provo, ma non garantisco 🙂 Ad ogni buon conto, io non sono sicuro di niente. Solo faccio come tutti, come anche tu fai, le ipotesi che considero più verosimili. Si può credere anche agli asini che volano, ma capirai che esistono cose più credibili di altre. Ho studiato a lungo la Bibbia e l’idea che mi sono fatto è quella che ho detto. Posso sbagliarmi, ovviamente. Non pretendo che altri la pensino come me, non brucio sul rogo gli eretici.

    Ne sei sicuro, mi pare. E la sicurezza, specie se diventa sicumera, è l’esatto contrario del dubbio di cui tu tessi tanti elogi. Esiste anche – e non è un ossimoro – la “dittatura del dubbio”

    LA DITTATURA DEL RELATIVISMO 🙂 🙂 🙂

    Senti Daniela, tutti abbiamo le nostre convinzioni, se è sicumera la mia lo è anche la tua, né più, né meno.

    E poi chi mai ti dice che il “credente” non sia pervaso da dubbi? Nella mia umile fortuna, io dubito tutti i giorni. Non mi dispero, ha dubitato anche Cristo. E il Qohèlet (l’antico Ecclesiastico) è il “libro ateo” della Bibbia per eccellenza. Nella fede c’è spazio anche per la non-fede. D’altro lato, come afferma san Paolo, se tre cose sono importanti: fede, speranza e amore, è pur vero che una sola conta veramente e fino in fondo, vale a dire l’ultima. Fede e speranza terminano con la vita terrena. Si potrebbe dire che fede e speranza sono costruzioni umane senza tema di passar per eretici.

    Se avrai abbastanza fede potrai spostare le montagne. Peccato che non si siano mai viste montagne cambiare di posto da un giorno all’altro. Evidentemente la fede è pura illusione. E in cosa dovremmo aver fede? Tutti noi compiamo atti di fede ogni giorno. Per sapere se la mia colazione è mangiabile, non ho bisogno di farla analizzare da un laboratorio specializzato. Mi fido. Ho fede empirica nel costante ripetersi degli eventi. Ogni mattina vedo sorgere il sole, perché non dovrebbe sorgere anche domani mattina? Sai qual è il miglior modo per fare le previsioni del tempo? Dire che domani il tempo sarà come quello che c’è stato oggi. Infatti il tempo muta in modo meno frequente di quanto si pensi e questo metodo offre statisticamente risultati migliori di metodi ben più complessi che venivano usati in passato.

    Perché mai dovrei credere in una ben precisa religione? Perché essere cattolico piuttosto che musulmano? Perché non essere buddista? O magari credere agli dèi dell’Olimpo? Migliaia di religioni si sono alterenate nel corso dei tempi in ogni luogo della Terra. Ed ognuno ha creduto che la propria fosse quella giusta. Ti sembra razionale?

    Per me “gli atei” non sono quelli che non credono in Dio (o sostengono di non crederci). Sono quelli che non credono in NIENTE. Né in sé, né nel futuro, né nell’altro, se non in un presente pregno solo di oggetti, frasi fatte, superficialità.

    Dunque… l’importante è capirsi. Esistono vari tipi di atei. C’è chi è ateo perché non si occupa delle questioni religiose e chi invece è ateo in seguito ad un preciso percorso culturale. Questi ultimi sono degli atei con forti motivazioni, hanno una morale laica di tutto rispetto. Io ad esempio sono anche un nichilista, cioè non credo che il mondo abbia uno scopo tutto suo. Penso invece che siamo noi a dover dare, se vogliamo, un senso ed uno scopo alla nostra vita. Di conseguenza puoi immaginare facilmente il forte senso morale che mi caratterizza. Io credo in me stesso, credo nel prossimo, amo me stesso e amo gli altri. Amo tutte le cose belle che mi circondano, l’arte, la musica, il tearo, la cultura, la scienza, la natura. Come vedi la tua definizione di ateo è molto personale, per questo hai difficoltà a capire le ragioni di noi non credenti. L’ateo non ha la certezza che Dio non esista, è sostanzialmente un agnostico. Ma considerando che molti sedicenti credenti lo sono, direi che siamo in buona compagnia.

    Rispondi
  • 21. danielatuscano  |  21 settembre 2006 alle 15:38

    Gentile RazionalMENTE (ma il nome?), io sono lietissima di confrontarmi con te, purché la discussione si mantenga sempre su un livello alto e non con atteggiamenti di sufficienza o con espressioni “proverbiali” che lasciano il tempo che trovano. Nessuno deve convincere nessuno e penso che tu ed io abbiamo moltissimi punti in comune (io non ragiono mai in termini di contrapposizione frontale), pertanto proseguiamo pure, se lo desideriamo, ma in nome del reciproco rispetto. Anche perché probabilmente sono un po’ più “antica” di te (42 anni) e le bizze da teen-ager le ho abbandonate da un pezzo.

    Detto questo, entro nel vivo della… querelle. 😉

    1) Io non so se senza il cristianesimo il mondo sarebbe stato più pacifico o più violento. La storia non si fa con i se e con i ma.
    Piuttosto mi sorprende la tua certezza, anzi la tua ingenuità, riguardo al passato. Se me ne fossi uscita io con considerazioni come le tue, mi avresti irriso col buon vecchio adagio: “Si stava meglio quando si stava peggio”. Per i tuoi congeneri, forse; certo come maschi ve la siete sempre cavata alla grande. La storia la fanno i vincitori. Se avevi la fortuna di essere uomo, di buona famiglia, di “pura razza”, in Grecia avrebbe potuto andarti, in effetti, molto ma molto bene. Avresti vissuto in compagnia di Socrate o di Platone, insieme vi sareste dilettati a ragionare di democrazia e d’amore, concedendovi anche nobili piaceri riservati agli eletti. Poco importa se “gli altri” (guarda caso la stragrande maggioranza) morivano di fame (età media della vita: 25 anni), di stenti, di schiavitù (assolutamente lecita da quelle parti) o in una di quelle belle guerre gloriose che ai Greci piacevano tanto, peccato che le combattessero sempre i poveri diavoli (o Cristi, ma non usava ancora).
    A Roma, non ne parliamo: un pater familias poteva tutto. Gli altri un po’ meno.
    Non c’erano armi di distruzione di massa: meno male. Fossero esistite i bellicosi uomini rinascimentali (e NON semplicemente i Papi) non avrebbero esitato a ricorrervi. Non è che l’umanità abbia compiuto dei meravigliosi passi avanti, ne convengo, ma dallo stato belluino in cui versavamo un po’ di secoli fa forse siamo faticosamente usciti. Se non altro, SULLA CARTA, è vietato il razzismo, il sessismo ecc. Almeno da noi.
    Il cristianesimo non ha fatto nulla? Chissà come mai la critica alla schiavitù e le teorizzazioni della sostanziale uguaglianza fra i sessi, giusto per citare solo sue casi, sono nate in ambito cristiano. Non ribattere che è avvenuto in contrapposizione ad esso, perché è semplicemente falso. So bene che il cristianesimo di fatto non ha abolito la schiavitù. Ma affermare che comunque gli uomini sono uguali di fronte a Dio (il Corano in tal senso non è dissimile) non è cosa da poco e comporta un’evoluzione anche in senso pratico. Cristo era un umanista che ha scavalcato ogni confine di etnia, genere, credo e cultura.

    2) Qui sono ovviamente d’accordo con te.

    3) Non sei l’unico a non credere nel dialogo interreligioso. Non ci credono nemmeno Ratzinger e Ruini, andando per li rami fino a Ottaviani. Di qui a negare il valore del Vaticano II e a giungere a Lefebvre non c’è che un passo. Se poi vogliamo essere un po’ più truci, non ci credono nemmeno Bin Laden, Zawahiri e il presidente dell’Iran. Immagino tu sia fiero di cotanta compagnia.

    4) La parola “mito” rivolta a una persona non l’ho usata io, ma tu. Probabilmente non a caso: in un precedente intervento, infatti, ammettesti che, una volta, trovavi la Bibbia perfettamente logica, giusta, ordinata, condivisibile ecc. Per me non è mai stato così ed è quindi inutile che cerchi di portarmi su posizioni assolutiste che non mi appartengono nemmeno per temperamento. No, io la Bibbia l’ho sempre problematizzata, non l’ho mai trovata del tutto chiara e comprensibile. Non sono così illuminata né così intelligente, via. Certo per me è il libro sacro: mi sforzo di leggerlo nell’ottica della fede possibilmente affidandomi (che non significa bere supinamente qualsiasi balla) a persone che ritengo più qualificate. Trovo altresì presuntuoso “piegare” tale libro ai propri bisogni personali. Si fa parte di una comunità. D’altronde siamo anche individui con la nostra storia irripetibile.

    Pertanto, riguardo a Galileo, che avesse pregi e difetti l’avevo intuito (pardon, mi ero resa umanamente conto) da sola. Il fatto di essere una cattolica che crede nelle “storielle” della Bibbia non ti autorizza a pensare che io sia anche scema.

    Non ti piacerà l’esegesi ma non manchi di snocciolare, analizzandoli, episodi per me assolutamente risaputi, specie quello di Sodoma dal momento che, collaborando con gay credenti, mi è capitato di rileggere spesso, anzi fino alla nausea (un parallelo all’atroce storia, in versione “etero”, si trova nel libro dei Giudici). Che il peccato di Sodoma sia ascrivibile in primo luogo a una mancanza di ospitalità lo si dice da almeno una ventina d’anni; potrei controbattere che ciò non esclude la lettura in senso “omosessuale” (Ratzinger logicamente la legge solo così), in quanto il rifiuto dell’altro è visto pure come rifiuto dell’alterità sessuale e quindi di Dio ecc. … Il discorso si farebbe però troppo complesso e né io né te abbiamo il tempo e le competenze per addentrarci in questo campo. E poi non c’entra col postulato da cui siamo partiti, ergo passo oltre.

    E’ probabile, anzi possibile, che la Bibbia e la religione in genere siano frutto della pulsione di morte ecc. Il fatto è che non lo sapremo mai con assoluta certezza, almeno fin tanto che apparterremo alla specie umana comunemente conosciuta. Si può con ragione avanzare questa teoria; ma nulla di più. Riconosciamo pertanto che si tratta di una congettura.

    5) Vedi premessa.

    6) Idem con patate.

    7) Fra vero e reale c’è differenza. O meglio: non solo ciò che è tangibile è vero. Dittatura del relativismo? Ma non ho paura a usare questa espressione, anche se è di Ratzinger. Ratzinger non è mica il babau. Di fatto, anche se non bruci gli eretici (e per tua informazione non li brucio nemmeno io), anche se ti definisci libero, rispettoso, razionalista (ed è vero: io invece preferisco essere razionale: che è un po’ diverso), continui sistematicamente a trattare chi dice di credere come bambini deficienti. So anch’io che si può credere agli asini che volano. Si può credere anche a Godzilla se è per questo, ma nel mio “piccolo” mi pare di aver avanzato argomenti RAZIONALI per spiegare la mia posizione. Non ci sono riuscita? Pazienza, ma, visto che riaffermi il pluralismo (non in campo religioso però: e non lo dimentico), vedi di tollerare anche il mio, pur se lo ritieni sciocco e puerile. Ma del resto tu hai considerato tale anche l’affermazione di Enzo Bianchi, e non c’è bisogno di aggiungere altro.

    Io mi considero assolutamente RELATIVA. Lo dico anche a scuola: è relativo tutto, anche la fede. Poi c’è chi pretende di spiegare il mondo col relativo. Ti darà fastidio, ma è così.

    8) Mah, non so proprio cosa dirti. Aver fede significa amare, sperare, rispettarsi. Ho fede se sto col mio compagno e m’impegno con lui per vivere in un mondo migliore. Ho fede se stringo una mano. Ho fede se sorrido. Ho fede se prego (convinta). La fede finirà con me, quando morirò: resterà l’amore, se sarò riuscita a donarne. Diceva Gandhi: “Io sono cristiano. E musulmano. E indù. E buddhista”. E tuttavia non abbandonò mai la fede in cui era nato. Non sarà razionale. Ma io sento che è giusto. E mi rende migliore.

    9) Ti sarei grata di indicarmi dove avrei mostrato di non capire “le ragioni di VOI non-credenti”. Per me, l’ho detto, non esistono categorie ben distinte di persone, non ho avversari da combattere o da convincere. Pensavo si stesse dialogando su un piano di parità, ma evidentemente mi sbagliavo. Comunque: ti ha infastidito il termine “ateo”, perché vi hai letto del disprezzo, perché hai applicato a me le categorie che forse ti appartengono e hai pensato di trovarti di fronte alla bigotta timorata che giudica con orrore gli incalliti miscredenti. Ma io, figlia di “atei miscredenti”, non potrei ragionare così nemmen se lo volessi. Allora sappi che, definizione per definizione, le persone come te (di cui MAI ho negato fossero prive di senso morale) le chiamo, semmai, laici. Ma anche qui, senza applicare il bilancino, perché dovresti sapere anche tu che “laico” può pure indicare semplicemente “non ecclesiastico” e in tal caso – non solo in tal caso, per la verità – laica lo sono anch’io. La lingua è spesso insufficiente a tradurre tutte le sfumature del nostro pensiero, ma altri nostri strumenti dovrebbero ovviare a queste mancanze. O no?

    Ho usato quel termine duro, che oggi è tornato di moda “grazie” ai teo-con, per le ragioni da me precedentemente espresse. Poi è chiaro che la mia definizione di ateo è molto personale, così come lo è la tua e quella di ognuno di noi. Tutto sommato mi rendo conto che quello che parla maggiormente di certezze sei proprio tu, infatti io non ho mai formulato una frase del tipo: “L’ateo ha la certezza che Dio non esista”. Questa è una tua interpretazione (esegesi? 😉 ) del mio pensiero; e più che personale la definirei eccentrica.

    Rispondi
  • 22. RazionalMENTE.net  |  21 settembre 2006 alle 17:58

    Ti ho risposto sul mio forum. Comunque il dialogo tra me e te lo vedo molto difficile, parliamo lingue diverse.

    Bye

    Rispondi
  • 23. danielatuscano  |  21 settembre 2006 alle 18:06

    RazionalMENTE, alias Giorgio Rossi, ha deciso di rispondermi sul suo blog http://umbylumby.altervista.org/phpBB2/viewtopic.php?p=30#30. Nulla di male, naturalmente, se non fosse che ha citato solo la mia ultima risposta a una questione molto complessa e dibattuta precedentemente. Il suo scopo mi pare evidente.
    Non c’è poi bisogno di rimarcare il tono spocchioso, saccente e volutamente offensivo (mi si dà della “fumata”, dell’eccitata – pure con qualche frecciatina all'”instabilità” delle donne -, dell’analfabeta e, last but not least, scherzando ma non troppo e fingendo di giocare su una mia battuta, della scema.

    Mi fermo qui perché non intendo perder tempo con polemiche basse e meschine. Penso che la decantata “tolleranza laica” di Giorgio Rossi sia evidente a tutti, e ringrazio Dio o chi, in coscienza, si senta più idoneo, che non tutti i sedicenti “atei” sono come lui. Il fatto è che anch’io mi sono accorta un po’ tardi di certe cose: cioè di non star parlando con un laico, epicureo, nichilista, gentile in senso biblico come si definisce lui con evidente auto-compiacimento, ma semplicemente con un maleducato. Succede.

     http://umbylumby.altervista.org/phpBB2/viewtopic.php?p=30#30
     

    Citazione:Gentile RazionalMENTE (ma il nome?)

    Giorgio Rossi. Comunque fai bene a definirmi gentile. Sono un gentile, nel senso biblico del termine. Citazione:io sono lietissima di confrontarmi con te, purché la discussione si mantenga sempre su un livello alto e non con atteggiamenti di sufficienza o con espressioni “proverbiali” che lasciano il tempo che trovano.

    Me too. Citazione:Nessuno deve convincere nessuno

    E perché? Citazione:e penso che tu ed io abbiamo moltissimi punti in comune (io non ragiono mai in termini di contrapposizione frontale), pertanto proseguiamo pure, se lo desideriamo, ma in nome del reciproco rispetto.

    Non credevo di averti mancato di rispetto. Puoi dirmi dove e quando? Citazione:Anche perché probabilmente sono un po’ più “antica” di te (42 anni) e le bizze da teen-ager le ho abbandonate da un pezzo.

    L’età non conta, siamo entrambi maggiorenni, vaccinati e comunicati. Citazione:Detto questo, entro nel vivo della… querelle.

    Fassbinder? Citazione:1) Io non so se senza il cristianesimo il mondo sarebbe stato più pacifico o più violento.

    Neppure io lo so, ma non vedo proprio nulla che porti a pensare che sia stato meglio. La storia sui banchi di scuola l’abbiamo studiata, sappiamo quindi che ci sono state guerre in abbondanza e che queste guerre sono state in parte combattute proprio dai sedicenti cristiani. Ancora oggi i cristiani fanno guerre e violenze di ogni tipo. Si ha la netta sensazione che negli ultimi 2000 anni si sia diffuso più il nome cristianesimo che non il cristianesimo vero e proprio. Personalmente penso che il mondo non sia né migliorato, né peggiorato. In fondo di religioni ne sono esistite migliaia e ne esistono ancora oggi migliaia. E’ praticamente impossibile immaginare come sarebbe stato il mondo senza le religioni. Secondo me non sarebbe stato molto diverso da come è. Le religioni sono state a volte un pretesto per le guerre, ma, se non fossero esistite, l’uomo avrebbe trovato altri pretesti, questo è assai probabile. Citazione:La storia non si fa con i se e con i ma.
    Piuttosto mi sorprende la tua certezza, anzi la tua ingenuità, riguardo al passato.

    Mi sembri una persona con la quale il dialogo è un po’ difficile. Ognuno ha le proprie convinzioni, puoi

    chiamarle certezze se vuoi. Mi sembra che tu abbia fatto la scoperta dell’acqua calda. Io sono ateo e ho le mie convinzioni, tu sei credente ed hai le tue, non vedo tutta questa differenza. Citazione:Non è che l’umanità abbia compiuto dei meravigliosi passi avanti, ne convengo, ma dallo stato belluino in cui versavamo un po’ di secoli fa forse siamo faticosamente usciti. Se non altro, SULLA CARTA, è vietato il razzismo, il sessismo ecc. Almeno da noi.

    Soprattutto sulla carta direi, comunque si chiama progresso e c’è stato nel mondo cristiano come negli altri Paesi. Non vedo questa relazione di causa-effetto. Citazione:Il cristianesimo non ha fatto nulla? Chissà come mai la critica alla schiavitù e le teorizzazioni della sostanziale uguaglianza fra i sessi, giusto per citare solo sue casi, sono nate in ambito cristiano. Non ribattere che è avvenuto in contrapposizione ad esso, perché è semplicemente falso. So bene che il cristianesimo di fatto non ha abolito la schiavitù. Ma affermare che comunque gli uomini sono uguali di fronte a Dio (il Corano in tal senso non è dissimile) non è cosa da poco e comporta un’evoluzione anche in senso pratico. Cristo era un umanista che ha scavalcato ogni confine di etnia, genere, credo e cultura.

    Vedi, tu credi all’intervento divino, io credo semplicemente che se in Palestina certi predicatori hanno introdotto fattori innovativi nella religione, è perché i tempi erano maturi. Lo sai che certe invenzioni, come ad esempio la polvere da sparo, sono avvenute quasi contemporaneamente in parti del mondo diverse? Non segui i documentari di Piero Angela? Non leggi giornali di divulgazione scientifica tipo Focus, Newton,
    La Macchina del Tempo, Quark, ecc.? La teoria più accreditata è che quando la società è sufficientemente evoluta per una determinata scoperta, ecco che avviene quella scoperta. Così su un altro pianeta nel momento in cui la civiltà giungerà al livello “automobile”, qualcuno inventerà l’automobile.

    Il cristianesimo rappresenta una sorta di evoluzione della religione giudaica. Allo stesso tempo c’è stato un progredire nella filosofia, nella scienza, nei diritti umani, ecc. Citazione:3) Non sei l’unico a non credere nel dialogo interreligioso. Non ci credono nemmeno Ratzinger e Ruini, andando per li rami fino a Ottaviani. Di qui a negare il valore del Vaticano II e a giungere a Lefebvre non c’è che un passo. Se poi vogliamo essere un po’ più truci, non ci credono nemmeno Bin Laden, Zawahiri e il presidente dell’Iran. Immagino tu sia fiero di cotanta compagnia.

    C’è poco da essere fieri, non mi attribuire sentimenti di tua iniziativa. Io sono io e basta. Ragiono con la mia testa. Se poi Hitler era ateo come me, non per questo mi sento simile a lui. Solo mi chiedo… da dove deriva tutta questa tua fantasia? Il voler per forza leggere tra le righe, attribuire agli altri i propri pensieri, ecc.? Sai, penso sia una caratteristica femminile. Ne so qualcosa avendo una madre e avendo avuto una ragazza che funzionano in questo modo. Io non ho tanta fantasia, cerco di limitarmi alle questioni di cui discutiamo, non amo andare troppo sul personale. Ovviamente se ci vai tu, io ti rispondo. Citazione:4) La parola “mito” rivolta a una persona non l’ho usata io, ma tu. Probabilmente non a caso: in un precedente intervento, infatti, ammettesti che, una volta, trovavi
    la Bibbia perfettamente logica, giusta, ordinata, condivisibile ecc. Per me non è mai stato così ed è quindi inutile che cerchi di portarmi su posizioni assolutiste che non mi appartengono nemmeno per temperamento. No, io
    la Bibbia l’ho sempre problematizzata, non l’ho mai trovata del tutto chiara e comprensibile. Non sono così illuminata né così intelligente, via. Certo per me è il libro sacro: mi sforzo di leggerlo nell’ottica della fede possibilmente affidandomi (che non significa bere supinamente qualsiasi balla) a persone che ritengo più qualificate. Trovo altresì presuntuoso “piegare” tale libro ai propri bisogni personali. Si fa parte di una comunità. D’altronde siamo anche individui con la nostra storia irripetibile.

    Io ho parlato del Vangelo, non dell’intera Bibbia. Trovi problematico il Vangelo? Io lo trovavo estremamente coerente, senza intoppi. Citazione:Pertanto, riguardo a Galileo, che avesse pregi e difetti l’avevo intuito (pardon, mi ero resa umanamente conto) da sola. Il fatto di essere una cattolica che crede nelle “storielle” della Bibbia non ti autorizza a pensare che io sia anche scema.

    Ovviamente no, puoi essere scema per altri motivi. SCHERZO NATURALMENTE!!! Citazione:Non ti piacerà l’esegesi ma non manchi di snocciolare, analizzandoli, episodi per me assolutamente risaputi, specie quello di Sodoma dal momento che, collaborando con gay credenti, mi è capitato di rileggere spesso, anzi fino alla nausea (un parallelo all’atroce storia, in versione “etero”, si trova nel libro dei Giudici). Che il peccato di Sodoma sia ascrivibile in primo luogo a una mancanza di ospitalità lo si dice da almeno una ventina d’anni; potrei controbattere che ciò non esclude la lettura in senso “omosessuale” (Ratzinger logicamente la legge solo così), in quanto il rifiuto dell’altro è visto pure come rifiuto dell’alterità sessuale e quindi di Dio ecc. …

    Ah, e questa la chiami esegesi? Non mi pare di aver dato interpretazioni… per me la questione è abbastanza evidente, c’è poco da interpretare. Citazione:Il discorso si farebbe però troppo complesso e né io né te abbiamo il tempo e le competenze per addentrarci in questo campo.

    No?
    Io non so se tu abbia o meno tempo e competenze, ma complimenti per tutto ciò che mi attribuisci. Sai leggere i tarocchi o è pura cold reading? Citazione:E poi non c’entra col postulato da cui siamo partiti, ergo passo oltre.
    E’ probabile, anzi possibile, che
    la Bibbia e la religione in genere siano frutto della pulsione di morte ecc. Il fatto è che non lo sapremo mai con assoluta certezza, almeno fin tanto che apparterremo alla specie umana comunemente conosciuta. Si può con ragione avanzare questa teoria; ma nulla di più. Riconosciamo pertanto che si tratta di una congettura.

    Argomento che non ho mai trattato. Mai parlato di pulsione di morte. Semmai paura della morte, ma la questione non è così semplicistica come la descrivi. Citazione:7) Fra vero e reale c’è differenza. O meglio: non solo ciò che è tangibile è vero. Dittatura del relativismo? Ma non ho paura a usare questa espressione, anche se è di Ratzinger. Ratzinger non è mica il babau. Di fatto, anche se non bruci gli eretici (e per tua informazione non li brucio nemmeno io), anche se ti definisci libero, rispettoso, razionalista (ed è vero: io invece preferisco essere razionale: che è un po’ diverso),

    Occorre un chiarimento. Il razionalismo è una linea filosofica, una scelta, un modus vivendi. La razionalità è una caratteristica del cervello che non puoi decidere se usare o non usare, non è una scelta. Tutti usiamo la ragione, persino Ratzinger e Ruini, tutti cerchiamo di ragionare al meglio delle nostre possibiltà. Quindi che senso ha dire che preferisci essere razionale? Citazione:continui sistematicamente a trattare chi dice di credere come bambini deficienti. So anch’io che si può credere agli asini che volano. Si può credere anche a Godzilla se è per questo, ma nel mio “piccolo” mi pare di aver avanzato argomenti RAZIONALI per spiegare la mia posizione. Non ci sono riuscita?

    Carissima Daniela, io non so neppure di cosa tu stia parlando. Ho la sensazione che tu abbia interesse ad uno scontro, ma non vedo su cosa dovremmo scontrarci, mancano i contenuti. Per piacere, lasciamo perdere le fantasie, se vuoi discutere su qualcosa di preciso, facciamolo con calma e senza mai andare sul personale. Citazione:Pazienza, ma, visto che riaffermi il pluralismo (non in campo religioso però: e non lo dimentico),

    Comincio a pensare che tu abbia fumato qualcosa di strano. Ho ripetuto più volte che sono per la totale libertà di religione. Questo non significa che mi voglia privare del diritto alla critica. Se continui ad attribuirmi cose che non ho mai detto la discussione finisce qui. Citazione:vedi di tollerare anche il mio, pur se lo ritieni sciocco e puerile. Ma del resto tu hai considerato tale anche l’affermazione di Enzo Bianchi, e non c’è bisogno di aggiungere altro.

    Chi è Enzo Bianchi? Citazione:Io mi considero assolutamente RELATIVA. Lo dico anche a scuola: è relativo tutto, anche la fede. Poi c’è chi pretende di spiegare il mondo col relativo. Ti darà fastidio, ma è così.

    C’è anche chi pretende di spiegarlo col principio d’autorità e relativi dogmi, ma non mi sembra un metodo valido. Citazione:
    Mah, non so proprio cosa dirti.

    Di questo me ne sono reso conto, anche se un po’ tardi forse. Citazione:Aver fede significa amare, sperare, rispettarsi.

    Questo è il significato che dai tu. Per me aver fede significa credere in una cosa che qualcuno ha detto e non averne le prove. Insomma dare fiducia a qualcuno. Fiducia che può anche essere mal riposta. In quanto ad amare, sperare e rispettare non credo siano prerogative dei cattolici… anzi… molte cose mi fanno pensare l’esatto contrario. Ma realmente pensi che se non fosse stato per le parole di Gesù la gente si sarebbe data le martellate sulle gengive? L’altruismo esiste da sempre in ogni parte del mondo e se ti fa piacere saperlo ha una motivazione biologica molto ben precisa. Citazione:Ho fede se sto col mio compagno e m’impegno con lui per vivere in un mondo migliore. Ho fede se stringo una mano. Ho fede se sorrido. Ho fede se prego (convinta). La fede finirà con me, quando morirò: resterà l’amore, se sarò riuscita a donarne. Diceva Gandhi: “Io sono cristiano. E musulmano. E indù. E buddhista”. E tuttavia non abbandonò mai la fede in cui era nato. Non sarà razionale. Ma io sento che è giusto. E mi rende migliore.

    Benedetto Croce diceva che non possiamo non dirci cristiani e penso che in effetti aveva ragione. Gesù non ha detto nulla di nuovo, nulla di originale. Gli stessi concetti li esprimeva Lao-Tse, Confucio, Epicuro, ecc. Anche io mi considero cristiano, anche se non credo nel sovrannaturale. Citazione:9) Ti sarei grata di indicarmi dove avrei mostrato di non capire “le ragioni di VOI non-credenti”.

    Mi sembra che questo messaggio ne sia la prova più chiara. Ma può darsi che mi sbagli. Citazione:Per me, l’ho detto, non esistono categorie ben distinte di persone, non ho avversari da combattere o da convincere. Pensavo si stesse dialogando su un piano di parità, ma evidentemente mi sbagliavo. Comunque: ti ha infastidito il termine “ateo”, perché vi hai letto del disprezzo,

    A me sembra che tu stia straparlando, sei un torrente in piena che ha rotto gli argini della logica. Sono io che mi definisco ateo, come potrei esserne offeso? Tu hai detto una cosa ben diversa, hai detto che noi atei siamo i veri fondamentalisti. Una cosa veramente assurda perché per essere fondamentalisti bisognerebbe avere una dottrina e noi atei palesemente non l’abbiamo. Citazione:perché hai applicato a me le categorie che forse ti appartengono e hai pensato di trovarti di fronte alla bigotta timorata che giudica con orrore gli incalliti miscredenti. Ma io, figlia di “atei miscredenti”, non potrei ragionare così nemmen se lo volessi. Allora sappi che, definizione per definizione, le persone come te (di cui MAI ho negato fossero prive di senso morale) le chiamo, semmai, laici.

    Non essendo prete sono laico, ok Citazione:Ma anche qui, senza applicare il bilancino, perché dovresti sapere anche tu che “laico” può pure indicare semplicemente “non ecclesiastico” e in tal caso – non solo in tal caso, per la verità – laica lo sono anch’io. La lingua è spesso insufficiente a tradurre tutte le sfumature del nostro pensiero, ma altri nostri strumenti dovrebbero ovviare a queste mancanze. O no?

    Stai facendo tutto tu, domande e risposte. Io sono spettatore incredulo di questa tua sfuriata che mi lascia senza parole. Citazione:Ho usato quel termine duro, che oggi è tornato di moda “grazie” ai teo-con, per le ragioni da me precedentemente espresse. Poi è chiaro che la mia definizione di ateo è molto personale, così come lo è la tua e quella di ognuno di noi.

    Ma consultare un dizionario proprio no? Citazione:Tutto sommato mi rendo conto che quello che parla maggiormente di certezze sei proprio tu, infatti io non ho mai formulato una frase del tipo: “L’ateo ha la certezza che Dio non esista”. Questa è una tua interpretazione (esegesi? ) del mio pensiero; e più che personale la definirei eccentrica.

    Tu sei molto eccitata, non so per cosa. Vedi, quando scrivo non mi limito a rispondere battuta per battuta, ne approfitto per esprimere il mio pensiero traendo spunto dalla discussione. Così ho voluto semplicemente spiegare al lettore ed eventualmente anche a te qualora non lo sapessi che l’ateo non ha affatto la certezza della non esistenza di Dio. Non era una risposta a qualche tua affermazione.

    Comunque io e te siamo su binari diversi, usiamo linguaggi e metodi di dialogo diversi, quindi chiudiamo qui.
    _________________
    RazionalMENTE.net

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  • 24. RazionalMENTE.net  |  21 settembre 2006 alle 18:37

    Trovo molto interessante… la mia parte intolleranteeeee… che mi rende rivoltanteeee… tutta questa bella genteeee… 🙂

    Vedi Dany, in primo luogo a me non piace parlare di questioni personali, quindi NO a “io sono così, tu sei così”, ecc. In secondo luogo cos’è la tolleranza laica? E’ la prima volta che ne sento parlare. Terzo, tolleranza non vuol dire che quando uno ti attacca un bottone devi stargli dietro fino a totale asfissia (o ipossia) 🙂 Quarto hai fatto una sfuriata di cui non riesco a intuire il motivo, attribuendomi altresì cose mai dette e cercando persino di analizzare la mia persona (le mie competenze e il tempo che avrei a disposizione). Ti sembra un discutere civile?

    Sul mio forum puoi venire quando vuoi, ma sia ben chiaro, si parla solo di religione ed è vietato andare sul personale. Perché è vietato? Perché trovo poco interessante parlare di me o di te, e credo che anche ai lettori interessino di più altri temi.

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  • 25. danielatuscano  |  21 settembre 2006 alle 18:48

    Tu non sei obbligato a scrivere sul mio blog, se non vuoi. Te l’ho anche detto. Ma se intervieni, è logico che rispondo.

    Sinceramente a me non era parso si stesse parlando di questioni personali (per quelle c’è una sezione apposita, “Pagine vostre”), ma di religione come scrivi tu (ma poi perché insistere, visto che per te sono tutte favole per cialtroni?). Forse però hai ragione, siamo su due piani diversi. Non è detto il tuo sia superiore perché, privacy per privacy, io non ti ho mai indirizzato gli epiteti che hai rivolto a me. Un saluto dalla “fumata” (e spero perdonerai i miei intollerabili svarioni, ma si sa, le canne…).

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  • 26. rino  |  21 settembre 2006 alle 21:07

    direi di lasciar perdere.
    anche a me le risposte di Razionalmente sono sembrate arroganti e poco educate, tenuto conto che conosco e apprezzo Daniela come persona preparata e sensibile, appassionata si’, ma non esaltata o….. fumata. questo non mi impedisce di farle notare quando secondo me sbaglia.
    Ma rileggendo le sue ultime risposte non ho avuto l’impressione che parlasse dei fatti suoi, stava argomentando e basta. ha le sue idee, come tutti in questo mondo, si puo’ essere d’accordo o no, ma non mancarle di rispetto o deriderla.
    Oltre tutto il blog è molto bello, ricco e vario, lo leggono anche i miei ragazzi, se a qualcuno non interessa ci sono altri spazi dove sfoggiare la propria “cultura”. un saluto e ancora complimenti a Daniela per la sua intelligente iniziativa.

    Ps.: nemmeno io sono credente. ma non per questo considero stupidi gli altri.

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  • 27. RazionalMENTE.net  |  21 settembre 2006 alle 21:30

    Ho avuto come un dejà-vu. La netta sensazione di essere stato attirato in una trappola allo scopo di poter poi dire di me tutto il male possibile e distruggermi agli occhi di chi legge. Dico dejà-vu perché è una situazione che mi è capitata già altre volte. Interessante notare come si è giocato sul tasto della cultura onde cercare di colpire l’amor proprio. Interessante notare come la discussione sia degenerata in tempo brevissimo. Interessante notare come i complimenti che Daniela mi ha inviato in e-mail si sono rapidamente trasformati nel più profondo disprezzo. Eppure Daniela legge da tantissimo tempo i miei interventi su Aprile On Line. Strano che si sia resa conto solo adesso di che spregevole individuo io sia 🙂 Ogni mia parola è stata percepita come un’offesa ed elevata a potenza per ottenere il più alto effetto deflagrante. Sono ormai abituato a queste cose. Saluti a tutti e buon proseguimento 🙂

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  • 28. danielatuscano  |  22 settembre 2006 alle 6:55

    Ciao Rino, rieccomi con un copia-incolla (ma siamo in tanti a farne, mi sembra… 😉 ). Non so quanti leggeranno e/o risponderanno ancora, l’argomento è stato ormai ampiamente sviscerato, ma trovo le seguenti riflessioni molto acute – e le condivido in pieno -, anche perché non si attengono tanto all’episodio specifico ma analizzano in profondità la visione ratzingeriana del cristianesimo (e della vita). Buona lettura e… prometto di rispondere presto alla tua mail. 🙂

    Da “la Repubblica” 22 settembre 2006

    Se il Papa sceglie la teologia della ragione

    Nelle mille opinioni sulla lezione del Papa a Ratisbona, nessuna, mi pare, ha colto un punto che è invece di rilevanza cruciale. L´attenzione si è concentrata quasi per intero sulle conseguenze politiche dal punto di vista dei rapporti con l´Islam (da ultimo lo ha fatto il “New York Times”, in modo molto severo); anche se non è sfuggito che siamo di fronte a un testo concettualmente potente (“grandioso” dice Eugenio Scalfari), percorso da una fredda ansia di padroneggiamento intellettuale della storia, che pochi spiriti sanno manifestare. E allora, lasciamo per un momento da parte l´Islam, e guardiamo in altre direzioni. Scopriamo allora come vi sia una specie d´elisione nella prospettiva pur così forte scelta dal pontefice; un´intermittenza netta e sorprendente, proprio al centro del suo discorso.
    Mi riferisco al tema dell´amore.
    In verità Benedetto lo ricorda – l´amore – in un passaggio decisivo del suo testo. E come? Ascoltiamolo: «…ma il Dio veramente divino è quel Dio che si è mostrato come logos e come logos ha agito e agisce pieno di amore in nostro favore. Certo l´amore “sorpassa” la conoscenza ed è per questo capace di percepire più del semplice pensiero (…) tuttavia esso rimane l´amore del Dio-logos, per cui il culto cristiano è (…) un culto che concorda con il Verbo eterno e con la nostra ragione».
    Parole taglienti come lame. L´identità fra Dio e ragione, e solo quella, è martellata in un incalzare che non lascia spazi. È un´identità totale. Sì, ammette il pontefice, l´amore è qualcosa di diverso e di più della conoscenza: ma è un´ammissione – non sembri irriverente – a denti stretti (non so se nel testo originale il “sorpassa” è virgolettato, come in italiano; se lo è, la concessione si vela ancora di più). E si rovescia subito nel suo contrario, in un gelido capovolgimento della gerarchia: “tuttavia…” l´amore non può essere concepito altrimenti che nel quadro razionale del logos, che è anche il quadro della nostra ragione.
    L´alleanza fra Dio e uomo è dunque innanzitutto nel segno della conoscenza. La fede è conoscenza: è esattamente teologia. Il resto – tutto il resto – viene dopo.
    Non tocca a me discutere il fondamento dottrinario di questo primato (Scalfari parla in proposito di una “forzatura”: e forse non ha torto). L´argomentazione di Benedetto è certo penetrante e suggestiva: il Dio della Bibbia – egli sostiene – ha intercettato una volta per tutte la razionalità greca, si è “ellenizzato”, e l´intero disegno della Rivelazione esce trasformato dall´incontro: «in principio era il logos». E però non possiamo evitare di domandarci se l´enfasi posta su questo abbraccio (in cui senti vibrare tutto l´antico amore tedesco per la grecità) non finisca con l´oscurare qualcosa di essenziale. E cioè il valore primario della testimonianza propriamente evangelica (non veterotestamentaria), e il suo contenuto intrinsecamente rivoluzionario e salvificamente sovversivo: la verità che Dio sia innanzitutto amore, e che è nel farsi radicalmente umano di questo amore fino al sacrificio della Croce, che Cristo incontra il Tempo e la Storia.
    Ma continuiamo a seguire l´analisi di Benedetto. Dalla centralità della ragione nella fede egli fa scaturire in sostanza due conseguenze, entrambe strategiche. La prima – che gli sta particolarmente a cuore – è la rivendicazione dell´assoluta complementarità, e non del contrasto, fra scienza e fede: purché si intenda la scienza moderna (dice il pontefice) come una parte della ragione, e non come la sua totalità. Di nuovo, non discuto la base dottrinaria dell´affermazione, costruita attraverso un affresco intellettuale di rara efficacia. E ne capisco l´importanza, come dire, storica. Fosse stata fatta due secoli fa, ci avrebbe risparmiato molta fatica. Ma adesso, di fronte alla straordinaria potenza degli apparati concettuali e operativi della ricerca contemporanea – matematica, fisica, biologia – squadernati ogni giorno sotto i nostri occhi, questa declinazione così ultimativa della fede tutta dal lato della ragione – e sia pure di una ragione diversa da quella kantiana – non rischia di apparire insieme inutile e tardiva, e di collocare la Chiesa in una posizione comunque in qualche modo subalterna, esposta all´attesa di ogni ennesima scoperta che ne mandi in crisi l´impianto metafisico?
    Sarò brusco per brevità: ma non sarebbe più giusto tenere Dio fuori dei neutrini e dell´evoluzione – nell´infinito dell´ethos piuttosto che in quello della cosmologia – se non vogliamo rischiare prima o poi di non saper più dove metterlo? Questo non è kantismo: è dare a Dio quel che è (può essere) di Dio.
    La seconda conseguenza dell´opzione razionalistica di Papa Ratzinger è la condanna della violenza: «Dio non si compiace del sangue», egli cita: perché la violenza, essendo contro ragione, è contro la natura di Dio. Ebbene: qui si potrebbe incontrare di nuovo il tema dell´amore; ma il Papa ancora una volta lo elude. Il rifiuto assoluto della violenza – porgere l´altra guancia – avrebbe un fondamento ancora più forte nell´assolutezza dell´amore, principio supremo di fraternità e di vita.
    Dal profondo del nostro tempo si alza – del tutto inattesa – una forte domanda di sacro. Il Papa lo sa bene. Credo che ricondurre questo bisogno all´amore – riportare Dio nel cuore delle donne e degli uomini della terra – sia un compito straordinario. Molto più che costruire una teologia neotomista in grado di confrontarsi con i quanti e la relatività. La dottrina ha sempre diviso; testimoniare l´amore, unisce.

    Aldo Schiavone

    Rispondi
  • 29. roberto  |  23 settembre 2006 alle 18:15

    Aldo Schiavone accusa il papa di dividere (si noti che questo è il terminus ad quem di tutto l’articolo), e dunque di non essere seguace di colui che ha cercato la comunione con tutti. Così facendo di fatto si mette al di sopra del papa, cercando di delegittimarlo e di dividere i cristiani.
    La sua ermeneutica non è ispirata a benevolenza, perchè tratta il testo in modo assoluto, senza contestualizzarlo con altri scritti e discorsi in cui Ratzinger ha parlato dell’amore di Dio (anche prima di essere papa). In più criticare il discorso di Ratisbona in tal modo, quando proprio da quella parte si è sovente accusato la Chiesa di scarso rispetto della ragione, è a dir poco emblematico. Infatti quando si abbia una intenzione dialogica onesta e sincera, se la controparte accoglie una nostra critica, di solito si prende atto con soddisfazione dell’avvenuto riavvicinamento. Ma se, invece di far questo, si trovano altri motivi di attacco, come si dovrà intendere?
    Infine la sua logica è aristotelica e apofantica, e con una tale logica non simattica pretende di parlare di Dio e dell’Amore. E ciò è scorretto e porta a conclusioni improprie.
    Non avevo letto l’articolo. Ringrazio dell’opportunità.
    Roberto

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    Rispondi
  • 30. danielatuscano  |  23 settembre 2006 alle 18:43

    L'”analisi” di Sandro Magister mi ha disgustata, anche se non sorpresa. Sappiamo bene chi è…
    Davvero “magistrale”, poi – quasi come le lezioni del Papa, ma quanti professoroni abbiamo, oggi, nella Chiesa e dintorni! E come parlano difficile! Ma il Vangelo non era riservato ai piccoli e agli umili? – il passaggio su Wojtyla; ma non mi sorprende: all’indomani della sua morte era tutta un affannarsi per proclamarlo “Santo subito” – ricordate? -, e un accorrere davanti al suo feretro per farsi immortalare dalla telecamera di passaggio. Si udivano pure improvvisati esegeti sentenziare con aria mistica “Giovanni Paolo II ha rivoluzionato la Storia della Chiesa… e guai a chi azzardava una minima e motivata critica… (leggiamo oggi come lo trattano su http://www.aprileonline.info/articolo.asp?ID=11996&numero='226‘). Ma, quanto a cattiveria e ipocrisia, i clericali non sono secondi a nessuno.
    Analisi, comunque, smentita dai fatti, a cominciare dal titolo: il Papa ha ritrattato eccome, per ben quattro volte, cosa mai accaduta prima. Non ci sono state scuse ufficiali, ma il senso era quello e la teoria del fraintendimento ha lasciato il tempo che trovava. Mi sembra sia più onesto riconoscere che Ratzinger ha sbagliato anche se da questo scivolone può nascere – per sua e nostra fortuna, o meglio, per grazia – qualcosa di inaspettatamente positivo, come ha osservato acutamente Tariq Ramadan. Ma ha sbagliato e su questo non possono esserci dubbi.

    Al commentatore teo-con – peraltro scarsissimo conoscitore dell’Islam, e lo prova pure il suo elogio dell'”atea cristiana” (ma si può?!?) Fallaci, da Benedetto XVI “letta e stimata”, e si ponga attenzione al disprezzo per l'”Eurabia” – suggerisco di controbilanciare le belle riflessioni finali sulla vicenda del vaticanista di “Repubblica”, Marco Politi, col quale ho intessuto una corrispondenza per qualche tempo. Sottolineo in particolare un concetto, che mi sembra importantissimo. Ripetersi, a volte, è salutare.
    >”La mossa del Papa rende risibili gli apologeti ecclesiastici e teocon, che hanno passato il tempo a ripetere che Ratzinger non aveva nulla da rimproverarsi, non erra mai, ed era vittima di incomprensioni e malevolenza”.
    Marco Politi
    L’offensiva del dialogo (grassetti miei)
    Il blitz diplomatico di Benedetto XVI, che per lunedì ha invitato a Castelgandolfo gli ambasciatori dei paesi musulmani e i rappresentanti dell´Islam in Italia, dimostra che il tandem Ratzinger-Bertone sta lavorando a pieno regime. Dalla crisi esplosiva, apertasi a livello internazionale tra Chiesa cattolica e Islam, il pontefice sta uscendo con una strategia che integra nella sua visione teologica e filosofica alcuni punti di forza della linea di Giovanni Paolo II: il riconoscimento, da lui fatto mercoledì scorso, dell´«unico Dio» in cui credono musulmani e cristiani (ed ebrei, naturalmente) e la sottolineatura che il dialogo necessita di un´autocritica permanente.
    Non era mai successo che la Santa Sede correggesse per ben quattro volte l´impatto di un discorso pronunciato dal Sommo Pontefice. Con il portavoce padre Lombardi, con una nota dello stesso Segretario di Stato, con due interventi del Papa. Né era accaduto mai che il pontefice in persona, ripetutamente e pubblicamente, esprimesse il suo rammarico e ammettesse la necessità di una rettifica. La straordinarietà dei gesti sottolinea la gravità del fossato, che rischiava di spalancarsi tra la Chiesa di Roma e il trans-continente musulmano.
    La mossa del Papa rende risibili gli apologeti ecclesiastici e teocon, che hanno passato il tempo a ripetere che Ratzinger non aveva nulla da rimproverarsi, non erra mai, ed era vittima di incomprensioni e malevolenza. Certamente la galassia fanatica e terrorista approfitta di ogni pretesto per agitare il fantasma ossessivo del complotto ebraico-americano, cui si sarebbe ora aggiunto anche il capo del cattolicesimo. Galassia che ha colto l´occasione per agitare minacce sanguinarie e forse per compiere il vile assassinio di suor Leonella a Mogadiscio.
    Però non stavano qui i problemi geo-politici della Santa Sede. Il rischio era, invece, che si allontanasse dal dialogo la grande massa dell´establishment moderato – politico e religioso – rimasto ferito da un discorso, che in maniera nemmeno tanto subliminale finiva per schiacciare l´Islam sull´irrazionalismo e la violenza, relegandolo in una posizione di subalternità intellettuale certificata ex cathedra. Che la lezione di Ratisbona contenesse elementi infelici, in grado di infiammare il mondo musulmano (altro che le solite geremiadi sulla manipolazione dei mass media!), lo ha riconosciuto un leader che non è certo né un pivellino né un avversario del papato: Bill Clinton. «Non è il momento per nessuno di infiammare la gente con le parole e sono d´accordo con lui quando ha espresso rammarico», ha detto del Papa l´ex presidente americano. Un giudizio che può chiudere lucidamente la cronaca della vicenda.
    L´offensiva dialogante di Benedetto XVI rimette in moto un processo rilevante per il mondo intero. È interesse di tutti che Islam e Cristianità non si percepiscano come mondi in guerra. È cruciale per la Chiesa cattolica mantenere i ponti con un miliardo e trecento milioni di musulmani ed è fondamentale per l´universo islamico avere un interlocutore in Occidente come la Santa Sede, da sempre ben disposta nei confronti del Terzo Mondo e di una gestione multilaterale dei problemi internazionali.
    Ma c´è di più. I problemi che agitano la mente di Benedetto XVI sono concreti. È reale la necessità che (oggi come ieri) sia spezzato il binomio religione e violenza. È urgente – e riconosciuto dal meglio dell´intellighenzia musulmana – che l´Islam si apra definitivamente all´accettazione razionale e pratica di un modello di società laica e pluralista. E non è procrastinabile il pieno riconoscimento, anche sotto il vessillo del Corano, della libertà di scelta religiosa dell´individuo: credere, non credere, mutare fede.
    E, tuttavia, premere e lavorare in questa direzione sarà più facile nel vivo e nella fatica di un dialogo, impostato sulla pari dignità, piuttosto che agitando bandiere identitarie. La lezione di Ratisbona è questa.

    Marco Politi (“la Repubblica”, 23 settembre 2006)

    Rispondi
  • 31. gianna  |  27 settembre 2006 alle 9:47

    Il discorso completo di Ratzinger a castelgandolfo davanti ai religiosi musulmani

    “Il rispetto reciproco tra le diverse religioni”

    Sono lieto di accogliervi in quest´incontro da me auspicato per consolidare i legami di amicizia e di solidarietà tra la Santa Sede e le Comunità musulmane del mondo. Ringrazio il Signor Cardinale Paul Poupard, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, per le parole che mi ha rivolto, come pure tutti voi per aver risposto al mio invito. Ben note sono le circostanze che hanno motivato questo nostro appuntamento, e su di esse ho già avuto occasione di intrattenermi durante la passata settimana.
    In questo particolare contesto, vorrei oggi ribadire tutta la stima e il profondo rispetto che nutro verso i credenti musulmani, ricordando quanto afferma in proposito il Concilio Vaticano II e che per la Chiesa Cattolica costituisce la Magna Charta del dialogo islamo-cristiano: «La Chiesa guarda con stima anche i musulmani che adorano l´unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini. Essi cercano di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti anche nascosti di Dio, come si è sottomesso Abramo, al quale la fede islamica volentieri si riferisce» (Dichiarazione Nostra aetate, n. 3). Ponendomi decisamente in questa prospettiva, fin dall´inizio del mio pontificato ho auspicato che si continuino a consolidare ponti di amicizia con i fedeli di tutte le religioni, con un particolare apprezzamento per la crescita del dialogo tra musulmani e cristiani (cfr Discorso ai Delegati delle altre Chiese e Comunità ecclesiali e di altre Tradizioni religiose, Oss. Rom. 26 aprile 2005, pag. 4). Come ebbi a sottolineare a Colonia lo scorso anno, «il dialogo interreligioso e interculturale fra cristiani e musulmani non può ridursi a una scelta del momento. Si tratta effettivamente di una necessità vitale, da cui dipende in gran parte il nostro futuro» (Discorso ai Rappresentanti di alcune comunità musulmane, Oss. Rom. 22 – 23 agosto 2005, pag. 5). In un mondo segnato dal relativismo, e che troppo spesso esclude la trascendenza dall´universalità della ragione, abbiamo assolutamente bisogno d´un dialogo autentico tra le religioni e tra le culture, un dialogo in grado di aiutarci a superare insieme tutte le tensioni in uno spirito di proficua intesa. In continuità con l´opera intrapresa dal mio predecessore, il Papa Giovanni Paolo II, auspico dunque vivamente che i rapporti ispirati a fiducia, che si sono instaurati da diversi anni fra cristiani e musulmani, non solo proseguano, ma si sviluppino in uno spirito di dialogo sincero e rispettoso, un dialogo fondato su una conoscenza reciproca sempre più autentica che, con gioia, riconosce i valori religiosi comuni e, con lealtà, prende atto e rispetta le differenze.
    Il dialogo interreligioso e interculturale costituisce una necessità per costruire insieme il mondo di pace e di fraternità ardentemente auspicato da tutti gli uomini di buona volontà. In questo ambito, i nostri contemporanei attendono da noi un´eloquente testimonianza in grado di indicare a tutti il valore della dimensione religiosa dell´esistenza. È pertanto necessario che, fedeli agli insegnamenti delle loro rispettive tradizioni religiose, cristiani e musulmani imparino a lavorare insieme, come già avviene in diverse comuni esperienze, per evitare ogni forma di intolleranza ed opporsi ad ogni manifestazione di violenza; è altresì doveroso che noi, Autorità religiose e Responsabili politici, li guidiamo ed incoraggiamo ad agire così. In effetti, ricorda ancora il Concilio, «sebbene, nel corso dei secoli, non pochi dissensi e inimicizie sono sorti tra cristiani e musulmani, il sacrosanto sinodo esorta tutti a dimenticare il passato e a esercitare sinceramente la mutua comprensione, nonché a difendere e promuovere insieme, per tutti gli uomini, la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà» (Dichiarazione Nostra aetate, n.3). Gli insegnamenti del passato non possono dunque non aiutarci a ricercare vie di riconciliazione perché, nel rispetto dell´identità e della libertà di ciascuno, diamo vita a una collaborazione ricca di frutti al servizio dell´intera umanità. Come il Papa Giovanni Paolo II affermava nel suo memorabile discorso ai giovani a Casablanca, in Marocco, «il rispetto e il dialogo richiedono la reciprocità in tutti i campi, soprattutto per quanto concerne le libertà fondamentali e più particolarmente la libertà religiosa. Essi favoriscono la pace e l´intesa tra i popoli» (Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VIII, 2, 1985, pag. 501).
    Cari amici, sono profondamente convinto che, nella situazione in cui si trova il mondo oggi, è un imperativo per i cristiani e i musulmani impegnarsi nell´affrontare insieme le numerose sfide con le quali si confronta l´umanità, specialmente per quanto riguarda la difesa e la promozione della dignità dell´essere umano e i diritti che ne derivano. Mentre crescono le minacce contro l´uomo e contro la pace, riaffermando la centralità della persona e lavorando senza stancarsi perché la vita umana sia sempre rispettata, cristiani e musulmani rendono manifesta la loro obbedienza al Creatore, la cui volontà è che tutti gli esseri umani vivano con quella dignità che Egli ha loro dato.
    Cari amici, auspico di vero cuore che Dio misericordioso guidi i nostri passi sui sentieri d´una reciproca e sempre più vera comprensione. Nel momento in cui i musulmani iniziano l´itinerario spirituale del mese di Ramadan, rivolgo a tutti i miei cordiali voti augurali, auspicando che l´Onnipotente accordi loro un´esistenza serena e tranquilla. Che il Dio della pace colmi con l´abbondanza delle sue benedizioni voi e le comunità che rappresentate!

    (Joseph Ratzinger)

    Rispondi
  • 32. danielatuscano  |  4 ottobre 2006 alle 9:30

    Non discuto. Ma stamane mi trovo a dover trascrivere, ancora una volta, un commento de “L’Opinione”…la cui visione politica e ideologica, lo ripeto, è diametralmente opposta alla mia, non di rado sono intervenuta contro la rozzezza dei loro attacchi, ma quest’analisi, su cui comunque non mi esprimo per prima, mi sembra contenere alcuni spunti di riflessione degni di nota.

    Islam irriformabile, le insidie del Papa-pensiero (grassetti miei)
    di Federico Punzi

    La citazione estrapolata dal discorso di Papa Benedetto XVI all’Università di Regensburg è stata solo un pretesto per infiammare le piazze islamiche, una replica perfetta della mobilitazione violenta orchestrata contro le vignette danesi su Maometto. Dalle reazioni, inneggianti alla “guerra santa”, dei fondamentalisti sunniti e sciiti – Fratelli musulmani, Al Qaeda, ayatollah iraniani, sauditi – abbiamo avuto nuova e vivida dimostrazione di quanto l’intreccio tra autoritarismo politico e fondamentalismo religioso abbia portato nel mondo islamico a un’eclisse della tolleranza, dell’abitudine al confronto e all’autocritica. Molti commentatori hanno sottolineato la debolezza, la marginalità dell’ “introvabile islam moderato”. E’ indubbio che oggi milioni di musulmani – una minoranza, ma rilevante e in crescita – sposano la versione jihadista dell’Islam. Tuttavia, le voci minacciose dei loro leader sono le sole che ci arrivano anche perché le più chiassose e violente, e le uniche trasmesse dai ben poco indipendenti e moderati canali di informazione del mondo islamico. Eppure, tra le critiche al discorso di Regensburg, alcune sono rimaste nell’ambito del dialogo, ma le abbiamo ignorate o, peggio, assimilate agli slogan jihadisti. Quelle del Gran Muftì turco, Ali Bardakoglu, per esempio, non un estremista, ma un riformatore che si prodiga nel cercare di sostenere, all’interno delle sua comunità religiosa, che Maometto non ha predicato la violenza e l’oppressione.
    Come presidente degli Affari religiosi in Turchia ha di recente avviato uno studio per eliminare dalle raccolte di “hadit” quelle parti che legittimerebbero le discriminazioni contro le donne. La protesta turca ha inoltre un risvolto politico nella contrarietà della Santa Sede all’ingresso della Turchia nell’UE, obiettivo politico e strategico cui l’intera classe dirigente turca ha dedicato decenni. Così come le critiche del Re del Marocco, Mohamed VI, discendente diretto di Maometto, noto per aver introdotto nel suo paese, uno dei più minacciati dal terrorismo, una legislazione molto avanzata sul diritto di famiglia e la condizione delle donne, che ha spedito al Pontefice un messaggio dai toni civili: “Il Marocco ha avuto nella sua storia eruditi che hanno trasmesso una parte della cultura greca all’Occidente cristiano nel Medio Evo, e che nei loro trattati filosofici hanno esaminato la possibile coabitazione fra ragione e religione, essendo la prima un modo per meglio comprendere la seconda”. Mohamed VI – e non Benedetto XVI – ha colto il punto esatto in cui l’Islam si è separato dalla modernità. Il divorzio tra il Dio islamico e la ragione si è consumato in epoca medioevale, quando Mhoammed al Ghazali codificò l’immutabilità del Corano, offuscando l’eredità di Averroé.
    Insomma, i musulmani riformatori sono pochi e difficili da individuare, ma quei pochi non li si promuove a interlocutori, si preferisce incrociare le spade con i deliranti proclami di Al Qaeda, non considerando che facendo da camera di risonanza all’Islam come se fosse un blocco monolitico si fa il gioco degli estremisti. Dopo aver riaffermato con forza, di fronte alla campagna d’odio contro il Papa, il principio della libertà d’espressione contro ogni intimidazione – anche se è bene ricordare che dalla Santa Sede non udimmo parole in difesa delle vignette satiriche su Maometto bensì di rimprovero alla satira blasfema – si può discutere della visione che Benedetto XVI mostra di avere dell’Islam? Si può chiedere perché il Cristianesimo, che ha incontrato la ragione del pensiero greco, per secoli ha continuato a diffondere e a mantenere la fede mediante la violenza, fino all’incontro con un altro tipo di ragione, quella dell’Illuminismo, che l’ha costretto a deporre le armi? Ed è possibile dire che anche l’Islam ha incontrato – e ha poi smarrito – la ragione, come ha rivendicato il Re del Marocco? Accantonata la citazione dell’imperatore bizantino, concentriamoci sulla frase chiave di Ratzinger, che è un’altra. Dopo aver spiegato che la “diffusione della fede mediante la violenza è cosa irragionevole”, e che “non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio”, perché Dio è logos, ragione e parola, in quanto incontro – nel vangelo di Giovanni (“In principio era il _____”) – tra il messaggio biblico e il pensiero greco, tra fede e ragione, Papa Ratzinger dice testualmente che “per la dottrina musulmana, invece”, non è così. Il Papa argomenta dal punto di vista teologico l’impossibilità, per l’Islam, di liberarsi della concezione violenta del jihad, perché l’agire contro la ragione non è in contrasto con la natura del Dio islamico, che è “assolutamente trascendente. La sua volontà non è legata a nessuna delle nostre categorie, fosse anche quella della ragionevolezza…”. Dunque, la “diffusione della fede mediante la violenza” è un carattere intrinseco dell’Islam. Da una parte il Dio della Bibbia, del pensiero greco, dell’incontro tra fede e ragione, dall’altra il Dio del Corano, arbitrario e violento, perché lontano e separato dalla ragione. Una Riforma dell’Islam, sembra dire quindi Benedetto XVI – che non fa cenno nel testo ai periodi in cui l’Islam, come ricordato da Mohamed VI, ha conosciuto la categoria della ragione – è molto improbabile a causa della intrinseca irrazionalità del Dio dei musulmani. Un’altra testimonianza della visione pessimista dell’Islam in Benedetto XVI è quella di Padre Joseph Fessio, studente e amico personale di Ratzinger e oggi Rettore dell’Ave Maria University. Ospite, il 5 gennaio scorso, dello show radiofonico di Hugh Hewitt, rivelò di aver partecipato a un seminario ristretto, svoltosi nella residenza estiva del Papa, a Castel Gandolfo, nel settembre del 2005. Uno degli studiosi presenti, raccontò Fessio, avanzò la tesi che “l’Islam può entrare nel mondo moderno se il Corano è reinterpretato prendendo la specifica legislazione e ritornando ai principi, e poi adattando questo ai nostri tempi, in particolare riguardo la dignità che noi riconosciamo alle donne…”.
    Contrariamente alle sue abitudini, Ratzinger prese subito la parola e sostenne, secondo quanto riportato da Padre Fessio, che “questo pone un fondamentale problema, poiché, disse, nella tradizione islamica Dio ha dato la sua parola a Maometto, ma è una parola eterna. Non è parola di Maometto. Resta così com’è per l’eternità, è sempre uguale. Non c’è possibilità di adattarla o di interpretarla, laddove invece nel cristianesimo, nell’ebraismo, la dinamica è completamente differente, è Dio che agisce attraverso le sue creature… Dio ha fatto uso delle sue creature e le ha ispirate a dire la sua parola al mondo, e quindi ha fondato una Chiesa nella quale egli dà ai suoi seguaci l’autorità di trasmettere la tradizione e di interpretarla. C’è un’intima logica nella Bibbia cristiana, che le permette e le richiede che sia adattata e applicata alle nuove situazioni… il Suo vedere questa distinzione tra il Corano, che è visto come qualcosa che scende dal cielo e che non può essere adattato o applicato, e la Bibbia, che è una parola di Dio che arriva attraverso una comunità umana, ecco, questo mi ha davvero scosso”. Al conduttore, che chiedeva se fosse corretto definire Benedetto XVI “pessimista rispetto alla prospettiva che la modernità possa davvero coinvolgere l’Islam nel modo in cui ha coinvolto il Cristianesimo”, Padre Fessio rispose che l’Islam “è intrappolato in un testo che non può essere adattato, né interpretato”. “Cosa accadrà all’Europa – chiese Hewitt – se agli occhi del Papa una riforma interna all’Islam non è possibile e i dati demografici non mutano?”.
    Lo sguardo della Chiesa cattolica abbraccia decenni, secoli. Il racconto di Padre Fessio apre uno squarcio interessante sulle convinzioni intime di Benedetto XVI e sulla riflessione interna alla Chiesa sul futuro, non roseo, del Cristianesimo, dell’Europa e dell’Occidente. Ciò spiegherebbe da una parte l’ansia per la rievangelizzazione dell’Europa, dall’altra la chiusura dottrinaria. Ci si prepara a un nuovo Medio Evo, in cui un nocciolo duro di cristiani dovrà resistere e tramandare, in modo più fedele e “puro” possibile, la sua fede assediata da un Islam in espansione su tutto il continente europeo. Solo il “timore di Dio” e il procreare possono salvare le società secolarizzate dell’Occidente dal fatale destino di civiltà soccombente di fronte a quella islamica. “Se le famiglie avranno figli, trasmetteranno loro la fede, la nostra cultura. E noi abbiamo un vantaggio – ha aggiunto Padre Fessio – perché gli omosessuali, gli abortisti, e i sostenitori degli anticoncezionali non avranno figli per definizione. Il “timore di Dio”, l’evangelizzazione, il dato demografico, sono parametri con i quali il Papa e la Chiesa sembrano misurare lo stato di salute della nostra civiltà, ma la civiltà soccombente rischia di essere quella islamica, se non sarà capace di riformare se stessa, reinterpretare i suoi testi sacri, entrare nella modernità, incontrare i principi della laicità e dell’Illuminismo, governare la propria vita civile secondo diritto, libertà e democrazia. Siamo o no convinti che tutto questo sia possibile, che l’Islam sia riformabile? Dalle risposte dipendono le nostre strategie.
    Il presidente Bush ripete che l’Islam è una “religione di pace” e che il fondamentalismo è una versione perversa, deviata, dell’Islam. Per i teorici dell’islamo-fascismo, gli ingredienti decisivi e caratterizzanti dell’attuale versione jihadista e totalitaria dell’Islam sono elementi estranei alla religione e alla cultura islamica. Tale lettura confligge con la visione pessimista del Papa di un Islam intrinsecamente e irrimediabilmente violento perché irriformabile e sottoposto a un Dio separato dalla ragione. “Leggendo il testo del discorso del Papa a Ratisbona si ha l’impressione che il Papa abbia assai meno fiducia di Bush nella possibilità di un riscatto dell’Islam dalla Jihad”, ha osservato David Frum, neoconservatore ed ex speechwriter del presidente Usa: “Per Bush l’Islam deve solamente liberarsi di un’ideologia estranea, violenta ed anti-occidentale, tornando alle proprie origini pacifiche. Mentre il Papa sembra dire che proprio le origini non sono pacifiche. Ciò li porta a individuare strategie diverse: Bush la diffusione della libertà e della democrazia; Ratzinger il “timor di Dio”, consapevole che se un freno può essere posto all’impeto islamista per il jihad, questo può riguardare solo i fedeli delle religioni del Libro, non i “senza Dio”. Benedetto XVI, come ha scritto Giuliano Ferrara, intendeva “tracciare il confine”? Però, nel tracciarlo, i musulmani riformatori, di cui abbiamo bisogno per vincere la battaglia ideologica contro l’islamo-fascismo, sono rimasti prigionieri dall’altra parte. Il Papa la pensi come vuole sull’Islam, ma alla politica spetta fare in modo che ciò non accada.

    (3 ottobre 2006)

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  • 33. gianna  |  31 ottobre 2006 alle 21:56

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    Ciao
    Gianna

    BENEDETTO XVI: UNA LEZIONE DAVVERO ‘MAGISTRALE’!

    di Elio Rindone

    “A pensar male” diceva Pio XI “si fa peccato ma si indovina”. E a me pare che la lectio magistralis tenuta a Regensburg il 12 settembre 2006 da Benedetto XVI induca proprio a peccare. Come supporre, infatti, che in Vaticano siano così sprovveduti da non aver messo in conto, dato l’attuale contesto internazionale, le più che prevedibili reazioni indignate di tanti governi musulmani e le inaccettabili violenze, da condannare ovviamente senza riserve, attuate da gruppi più o meno manovrati a fini
    politici?

    A giochi fatti, sono arrivate, è vero, ufficiali espressioni di
    rammarico ma senza riuscire a cancellare l’impressione che chi aveva lanciato il sasso si sforzasse poi di nascondere la mano. E intanto chi aveva provocato reazioni sicuramente spropositate poteva presentarsi come vittima dell’intolleranza altrui, e godere quindi del sostegno di politici sempre pronti a stracciarsi le vesti perché l’Europa non difende la propria identità cristiana e lascia solo il papa. Purtroppo i ripetuti
    inviti al dialogo tra le religioni suonano vagamente retorici al termine di una simile operazione, che ha di fatto indebolito le correnti moderate presenti sia nel mondo cristiano che in quello islamico e rafforzato i movimenti fondamentalisti che da entrambi i fronti soffiano sul fuoco dello scontro di civiltà.

    Ma, tralasciando le conseguenze che la lezione ha prodotto e le
    possibili strumentalizzazioni facilitate dall’estrapolazione di questa o quella frase citata dal papa, credo che a lasciare perplessi siano proprio le tesi da lui sostenute, alcune delle quali, per il clamore delle reazioni musulmane, sono passate sotto silenzio.

    In estrema sintesi, mi pare che l’argomentazione di Benedetto XVI si snodi attraverso quattro passaggi:

    a) la grande tradizione cristiana è caratterizzata dalla fiducia nella ragione, espressa in maniera esemplare, ricorda il papa, da Giovanni:
    “In principio era il logos, e il logos è Dio, ci dice l’evangelista”.
    Tale fiducia, da una parte, ha favorito un “vicendevole avvicinamento interiore” tra “la fede biblica e l’interrogarsi sul piano filosofico del pensiero greco”, e, dall’altra, ha reso inaccettabile il ricorso alla violenza come mezzo atto a diffondere la fede nel Dio-logos;

    b) nell’islam, invece, la trascendenza divina è stata accentuata al punto da escludere, secondo le parole di uno studioso, il prof. Theodore Khoury, che il papa mostra di condividere, qualunque rapporto con le “nostre categorie, fosse anche quella della ragionevolezza”, ammettendo così anche il ricorso alla violenza per la diffusione della fede;

    c) la feconda simbiosi tra ragione e fede è stata però, già a partire dal XVI secolo, compromessa in Occidente dai fautori della deellenizzazione del cristianesimo, che contestano l’idea “che il patrimonio greco, criticamente purificato, sia una parte integrante della fede cristiana”;

    d) separatasi dalla fede, la ragione moderna si è appiattita in uno scientismo di stampo positivista, escludendo dal suo orizzonte le grandi questioni metafisiche e i grandi interrogativi esistenziali, e ciò ha determinato uno straordinario impoverimento dell’umano. Il papa auspica perciò “un allargamento del nostro concetto di ragione e dell’uso di essa”, indispensabile perché la filosofia possa esprimere a pieno tutte le sue potenzialità.

    Ad essere sincero, mi pare che ciascuna di queste quattro affermazioni sia piuttosto discutibile.

    a) Per quanto riguarda il primo punto, se è innegabile il fatto che i teologi cristiani hanno utilizzato abbondantemente la filosofia greca, mi sembra altrettanto vero che essi hanno in genere negato l’autonomia della ragione e le hanno assegnato un ruolo puramente ‘ancillare’ nei confronti della fede. Tra loro ci sono certamente posizioni diverse, e quella di un Tommaso non è quella di un Bonaventura. Resta, però, opinione comune a tutti i pensatori medievali che le grandi verità su Dio, sul mondo e sull’uomo sono contenute nella rivelazione, sicché una sana filosofia non potrà mai contraddirle e il teologo potrà solo cercare ‘ragioni di convenienza’ per mostrare che affermazioni semplicemente insostenibili per il comune buon senso non sono in realtà irrazionali ma sovrarazionali. Con ciò non si vuol negare che nel medioevo la ricerca filosofica abbia conseguito sviluppi interessanti, ma resta il fatto che la condizione di subordinazione alla fede in cui è stata posta la ragione non è resa adeguatamente dall’espressione ‘vicendevole avvicinamento’.

    In realtà, il magistero ecclesiastico ha nutrito fiducia nella ragione solo quando questa gli si è sottomessa. Tale subordinazione della ragione alle verità rivelate, o ritenute tali, ha riguardato poi non solo l’ambito della filosofia, dalla metafisica alla morale, ma anche quello delle scienze, dalla filologia alla storia, dall’astronomia alla biologia. Ed è bene ricordare che ‘verità’, talvolta decisamente poco ‘ragionevoli’, sono state non solo insegnate ma anche imposte con la costrizione, con conseguenze pratiche a dir poco sgradevoli: basti pensare all’oppressione prodotta da una morale sessuofobica o all’umiliazione di Galileo Galilei, costretto a ritrattare le sue convinzioni scientifiche.

    I cristiani, infatti, hanno assai spesso ritenuto il ricorso alla violenza perfettamente compatibile con la loro fede. Già nei libri che essi considerano ispirati, accanto a pagine che insegnano il rifiuto della violenza e l’amore dei nemici, ce ne sono altre di segno contrario. Nel libro del Deuteronomio, per esempio, il Signore ordina il massacro dei vinti: “Nelle città di questi popoli che il Signore tuo Dio ti dà in eredità non lascerai in vita alcun essere che respiri, ma li voterai allo
    sterminio: e cioè gli Ittiti, gli Amorrei, i Cananei, i Perizziti, gli Evei e i Gebusei”(20, 16-17). E anche negli scritti profetici non mancano gli inviti a usare la spada contro i nemici di Dio: “Maledetto chi trattiene la spada dal sangue!”(Geremia 48, 10).

    Così, appena il cristianesimo, con l’editto di Teodosio del 380,
    diventa la religione dell’impero, si usa la forza per imporre la vera fede. E subito si accetta l’idea che spetti allo stato punire gli eretici: infatti il Codice teodosiano stabilisce che “essi incorreranno non solo nei castighi divini ma anche in quelle punizioni che Noi riterremo di infliggere loro”.

    Vescovi e Concili non cessano di chiedere leggi speciali nei confronti degli eretici e l’efficacia della repressione è tale da indurre all’inizio del 400 Agostino ad abbandonare l’idea che nelle questioni di fede “la vittoria si dovesse conseguire con la sola forza della ragione”(Epistola 93). Egli ha potuto constatare che la sua città, che prima era tutta con i donatisti, è stata riportata all’unità cattolica dal timore
    delle leggi imperiali e nella lettera or ora citata al vescovo donatista Vincenzo utilizza il vangelo per giustificare l’imposizione della retta fede con la violenza: “Tu ritieni [sbagliando] che nessuno debba essere costretto con la forza a seguire la giustizia, anche se ti è dato di leggere che il padre di famiglia disse ai suoi servi: ‘Tutti quelli che troverete costringeteli ad entrare’(Luca 14, 23)”(ivi).

    E nel XIII secolo Tommaso affermerà che eretici, che hanno deviato dalla fede, e apostati, che l’hanno abbandonata, “debbono essere costretti anche fisicamente ad adempiere quanto promisero e ad attenersi a ciò che una volta accettarono” (Somma teologica II-II, 10, 8), anche se erano
    stati battezzati da bambini, e quindi senza alcuna libera scelta.
    Mentre Agostino considerava lecito l’uso della forza solo al fine di recuperare l’eretico alla vera fede, Tommaso ritiene addirittura che l’eresia costituisca un peccato così grave da meritare, in caso di ostinazione, anche la pena di morte: se fanno bene infatti i principi a mettere a morte i falsari, a maggior ragione la Chiesa, dopo averlo ammonito, fa bene ad abbandonare chi corrompe la fede “al potere secolare, per
    toglierlo dal mondo con la morte”(ivi II-II, 11, 3).

    Del resto, quando Tommaso scriveva, era ormai da tempo entrata nel sentire comune dei cristiani la liceità dell’uso della forza contro gli infedeli. Infatti la crociata, incoraggiata dal papato, si era trasformata ben presto da pellegrinaggio armato a scopi difensivi in una vera e propria guerra santa. In uno scritto che mostra punte di agghiacciante fanatismo, agli inizi del XII secolo Bernardo di Chiaravalle, che la
    Chiesa ha proclamato santo, così parla dei crociati che attaccano i musulmani: “I soldati di Cristo combattono senza esitare le battaglie del loro Signore […]: se per la causa di Cristo uccidono, essi non commettono alcun crimine, se sono uccisi meritano una grande gloria. Infatti, da un lato se viene ucciso un infedele si fa un dono a Cristo, che certamente
    considera una giusta punizione la morte di un suo nemico, e dall’altro se è ucciso un cristiano questi riceve in dono Cristo, che come consolazione offre se stesso al suo soldato. [… Il crociato] infatti non impugna davvero la spada senza una valida ragione: egli serve Dio col punire i malvagi e rendere gloria ai buoni. E certo quando uccide un
    malfattore non può essere considerato un omicida ma (per così dire) un malicida e, con tutta evidenza, un vendicatore di Cristo nei confronti di coloro che fanno il male e un difensore dei Cristiani” (De laude novae militiae ad milites Templi).

    Non c’è dubbio che da parte del papa sarebbe stato un gesto di grande apertura spirituale, capace di favorire un autentico dialogo con i musulmani, fare menzione nel corso della sua lezione dei testi cristiani e dei conseguenti comportamenti che sono in contraddizione con la pretesa ragionevolezza della propria tradizione!

    b) Riguardo al secondo punto va subito detto che, per istituire un confronto tra cristianesimo e islam, il papa si serve di un testo di un imperatore bizantino del XIV secolo, Manuele II, che dialoga con un persiano. Dai passi riportati da Benedetto XVI si ha l’impressione che l’imperatore cristiano, formato alla filosofia greca, contrapponga la propria religione, caratterizzata dalla fiducia nella ragione, a quella musulmana, che non nutre tale fiducia, come sarebbe provato dal fatto che il fondatore dell’islam avrebbe invitato a usare la spada per diffondere la fede.

    In realtà, come ricordava Barbara Spinelli su La stampa del 17/9/06, “La lettura dell’intero dialogo fra Manuele e il Persiano ci mostra innanzitutto una cosa: che non sono affatto il logos e l’Ellade a dividere il mondo cristiano dal musulmano. Rifacendosi alla filosofia greca, Manuele denuncia la propagazione delle fede attraverso la spada, vedendo nella guerra santa […] un’«assurdità non conforme a ragione» […]. Il
    Persiano gli risponde che la vera ragionevolezza sta dalla propria parte, essendo l’Islam fondato su moderazione e praticabilità, su misura (métron) e giusto mezzo (mesòtes): categorie aristoteliche centrali. Ambedue sono immersi nella cultura greca […]. Quel che veramente li divide è in realtà qualcos’altro. Non è la fiducia o non fiducia nella ragione (il
    dialogo si conclude con la comune constatazione che «la Misura è la migliore delle cose»), ma sono i diversi modi di vivere le leggi, i folli paradossi insiti nella fede e nell’attesa. E la maggior follia non è quella dell’Islam ma del cristiano”.

    In effetti, sia i pensatori cristiani che quelli musulmani –sarebbe davvero difficile negarlo – hanno ripensato la loro fede servendosi delle categorie della filosofia greca. Nel suo recente studio sull’islam Hans Kueng sottolinea come Ibn Sina (980-1037), per i latini Avicenna, si sia occupato di logica, fisica, matematica e metafisica nella sua opera principale, La guarigione dell’anima dall’errore, che “è la più
    influente sintesi della metafisica aristotelica-neoplatonica, valida per l’intera epoca successiva”(Islam. Passato, presente e futuro, Milano 2005, p 444). Convinto assertore dell’armonia tra filosofia e religione, Ibn Sina concepisce la fede come “mistica ascesa dell’anima al primo Essere, il quale è essenzialmente Conoscenza, Verità, Bene e Amore in Uno”(ivi p 445).

    Anche al-Gazzali (1058-1111) studia “per parecchi anni le discipline dei filosofi greci (matematica, logica, fisica e metafisica, politica ed etica) ed è in particolare molto affascinato dalla logica aristotelica”(ivi p 422). Se per l’uso critico della ragione è stato avvicinato a Descartes, per la ricchezza e l’equilibrio della sua opera al-Gazzali ha avuto “un ruolo paragonabile a quello che, un secolo abbondantemente
    più tardi, avrebbe avuto Tommaso d’Aquino nel cristianesimo
    cattolico”(ivi p 417), divenendo in qualche modo il ‘doctor communis’ del mondo islamico. Come Tommaso, anch’egli crede che nell’elaborazione teologica la ragione svolga “una funzione essenziale per ottenere chiarezza”(ivi p 430) e perciò assume nella sua sintesi le dottrine filosofiche, in particolare neoplatoniche, che non sono in contrasto con la sua fede.

    Addirittura Ibn Rusd (1126-1198), per i latini Averroè, il grande commentatore di Aristotele, ha nutrito una tale fiducia nella ragione filosofica da provocare l’ostilità dei fanatici ortodossi, che lo accusano di svalutare la rivelazione, disorientando così i fedeli. “La Verità della fede e la verità della ragione sono per lui un’unica verità”(ivi p
    446): proprio questa certezza garantisce a chi crede nel Corano una grande libertà nell’uso della ragione e permette ad Averroè di elaborare, semplicemente sulla scorta di Aristotele, “una comprensione del cosmo strutturata in maniera scientificamente conseguente”(ivi p 447).

    Ciò posto, bisogna riconoscere che anche nel mondo islamico c’è una grande varietà di posizioni riguardo ai rapporti tra ragione e fede, ma di tale varietà la lezione del papa non tiene conto, presentando il pensiero islamico come un blocco monolitico. Nell’ambito del cristianesimo, per esempio, cattolici e luterani concepiscono in maniera ben diversa il rapporto ragione-fede, tanto che sarebbe poco corretto ignorare tali differenze e presentare come ‘cristiano’ un unico modello. Non vale la
    stessa cosa per l’islam?

    Parimenti, anche riguardo al tema su cui Benedetto XVI sofferma la sua attenzione – quello della jihād, della guerra santa – va detto che il suo significato nella tradizione islamica non è univoco. A prescindere dal fatto che la guerra santa non appartiene solo all’islam ma, come prima è stato ricordato, è presente anche nelle Scritture e nella prassi dei cristiani, è giusto riconoscere che per tanti credenti nel Corano la
    jihād è anzitutto una lotta spirituale che l’uomo deve combattere contro il male che trova in se stesso.

    Ma anche chi ammette la jihād come vera e propria guerra, la intende in modi differenti. In una intervista pubblicata su L’Unità del 17/09/06, il professore egiziano Emad Gad, autorevole ricercatore del Centro di studi strategici di al Ahram del Cairo, non ha difficoltà ad ammettere che il Corano accetta il concetto di jihad, ma esprime poi il suo vivo
    stupore per le parole del papa: “come non riconoscere il fatto che nel mondo musulmano vi sono, e si scontrano, concezioni diverse relative alla jihad, sul suo significato, sul modo di condurla. Come sottacere il fatto che c’è chi sostiene che essa sia solo un mezzo di difesa in caso di attacco e che comunque mai l’Islam abbia imposto con le armi la conversione”! Almeno gli ebrei e i cristiani sconfitti, in effetti, non erano costretti a convertirsi ma solo a pagare un tributo; quella di
    Benedetto XVI perciò “è una lettura parziale e al contempo assolutizzante del concetto di Jihad. Parziale, perché sembra prescindere dalla considerazione che nel mondo islamico vi sono più letture e interpretazioni del concetto di Jihad. Il Papa sembra fare sua la lettura più radicale e l’assolutizza. Si tratta di una forzatura non solo dannosa per le conseguenze che può innescare ma errata sul piano concettuale”.

    Questa scarsa precisione concettuale può indurre il sospetto di un animo forse non molto ben disposto nei confronti del mondo islamico, dal momento che non solo si tace sugli aspetti negativi della propria tradizione, o li si riduce a fenomeni marginali, ma pure si concentra l’attenzione sugli errori altrui: atteggiamento che non può certo favorire un sereno dialogo interreligioso.

    c) Il terzo punto dell’argomentazione riguarda il tema della
    deellenizzazione del cristianesimo. La richiesta di separare la rivelazione biblica dalla razionalità greca avanzata da Lutero, e che “dall’inizio dell’età moderna domina in modo crescente la ricerca teologica”, costituisce per il papa un errore capitale: il cristianesimo ne risulterebbe snaturato, perché esso è proprio il frutto di quell’incontro – e di passaggio, si può notare come con queste posizioni è molto difficile che
    progredisca il dialogo con i ‘fratelli separati’! Ora, che il messaggio biblico sia stato per secoli ripensato mediante categorie greche è un fatto indiscutibile, ma che esso debba essere ‘necessariamente’ letto attraverso quelle categorie è tutto da dimostrare.

    Benedetto XVI ritiene che indizi di tale ‘necessità’ si trovino nella Bibbia stessa: “L’incontro tra il messaggio biblico e il pensiero greco non era un semplice caso. La visione di san Paolo, davanti al quale si erano chiuse le vie dell’Asia e che, in sogno, vide un Macedone e sentì la sua supplica: “Passa in Macedonia e aiutaci!” (cfr At 16,6-10) – questa visione può essere interpretata come una “condensazione” della
    necessità intrinseca di un avvicinamento tra la fede biblica e
    l’interrogarsi greco”. Certo, con un po’ di buona volontà alla Bibbia si può fare dire tutto, ma è giusto riconoscere che oggi ben pochi esegeti riterrebbero verosimile tale ‘interpretazione’!

    Del resto, l’incontro fra religione biblica e pensiero greco si è attuato, secondo il papa, già all’interno della storia della rivelazione:
    “la fede biblica, durante l’epoca ellenistica, andava interiormente incontro alla parte migliore del pensiero greco, fino ad un contatto vicendevole che si è poi realizzato specialmente nella tarda letteratura sapienziale. Oggi noi sappiamo che la traduzione greca dell’Antico
    Testamento, realizzata in Alessandria – la “Settanta” –, è […] uno specifico importante passo della storia della Rivelazione, nel quale si è realizzato questo incontro in un modo che per la nascita del cristianesimo e la sua divulgazione ha avuto un significato decisivo”.

    Per la verità, l’argomento mi sembra poco convincente: che il pensiero greco abbia influito sulla redazione della ‘tarda letteratura sapienziale’ e che la traduzione in greco dei ‘Settanta’ abbia avuto un ruolo notevole per la diffusione del messaggio cristiano sono solo fatti, e trasformare un fatto in una necessità teologica mi pare che implichi un evidente salto logico, o almeno una lettura ingenuamente provvidenzialistica della storia. Se la fede biblica si fosse diffusa in un contesto in cui la cultura prevalente fosse stata non quella greca ma quella, per esempio, cinese, siamo sicuri che qualche agiografo non ne sarebbe stato influenzato e che non avremmo avuto prontamente una traduzione in cinese?

    Se la sintesi con l’ellenismo, come sostengono oggi non pochi teologi, è stata solo una delle possibili inculturazioni, va riconosciuta la ragionevolezza della posizione di Lutero: tornare al messaggio originario, rifiutando un cristianesimo grecizzato, o eventualmente ‘cinesizzato’.
    È noto che i testi classici sono soggetti nel corso dei secoli a varie interpretazioni, e talvolta a vere e proprie deformazioni. Quando il progresso degli studi filologici consente di rendersi conto che una tradizione interpretativa non è corretta, è assolutamente comprensibile che si voglia tornare alle fonti. Come si cerca di ricostruire, per esempio, l’autentico pensiero di Platone così si tenta di risalire all’originario messaggio evangelico. Perché il rigore critico, che nessuno contesta nel campo degli studi filosofici o letterari, sarebbe inapplicabile
    in campo biblico?

    Ciò non significa che si debba condividere la diffidenza di Lutero nei confronti della filosofia: è possibile, infatti, nutrire fiducia nella ragione filosofica e al contempo prendere atto che determinate ‘verità’ metafisiche non sono contenute nella rivelazione. Riconoscere il diritto degli esegeti di servirsi di tutti gli strumenti che le scienze umane offrono per comprendere l’autentico messaggio biblico e lasciare liberi
    i filosofi di dibattere questioni che sono di loro esclusiva
    competenza: ecco, a mio avviso, una posizione davvero razionale, che l’autorità ecclesiastica invece considera assolutamente preoccupante.

    Una lettura del testo biblico condotta col metodo storico-critico, infatti, può mettere in discussione le fondamenta di impalcature teologiche che hanno resistito per parecchi secoli e che hanno nutrito l’immaginario di sommi artisti come di umili fedeli, e sono comprensibili i timori del papa di fronte a tale pericolo. In effetti, l’impressione che suscita una simile operazione è quella di un radicale impoverimento, spirituale e culturale, del patrimonio della fede cristiana e di un cedimento
    alla moda di una ragione che, incapace di scrutare le profondità
    metafisiche e teologiche che sarebbero contenute nelle pagine della Bibbia, si rinchiude nei limiti angusti di un approccio grettamente scientifico.

    Ma forse si tratta solo di una prima impressione: forse il messaggio biblico, liberato da categorie filosofiche ad esso estranee, risulta di una ricchezza e di un’attualità sorprendenti. Il Concilio Vaticano II aveva dato fiducia agli esegeti cattolici e la costituzione Dei Verbum aveva fatte proprie tante loro acquisizioni, promuovendo una riscoperta
    di ciò che è essenziale nel messaggio evangelico e che spesso era stato trascurato. Pochi anni dopo la chiusura del Concilio, infatti, uno studioso cattolico scriveva: “Sono secoli e secoli che non cerchiamo più in quei libri proprio quanto contengono di più decisivo e prezioso”(P. DACQUINO, Il messaggio salvifico della Bibbia, in Costituzione conciliare Dei Verbum, Atti della XX settimana biblica, Brescia 1970, p 277).

    Negli ultimi decenni, invece, il rinnovamento degli studi biblici è stato decisamente ostacolato e il magistero ha ribadito con forza l’intangibilità della teologia tradizionale elaborata con categorie filosofiche: messa al bando la libera ricerca, un rigido inverno ha fatto ovviamente seguito alla promettente fioritura del periodo conciliare. E tutto
    ciò, paradossalmente, in nome della difesa della ragione. La ragione, è bene precisare, di un’autorità che pretende da una parte di stabilire l’esatto significato dei testi biblici senza tener conto dei criteri scientifici vigenti nel campo dell’esegesi e dall’altra di esortare il pensiero filosofico a recuperare la sua profondità… mettendosi devotamente
    in ascolto delle grandi tradizioni religiose.

    d) Benedetto XVI conclude, infatti, la sua analisi invitando i
    pensatori contemporanei a superare quella concezione riduttiva che considera dotato di rigore scientifico “soltanto il tipo di certezza derivante dalla sinergia di matematica ed empiria” e ad aprirsi alla dimensione religiosa: “Per la filosofia e, in modo diverso, per la teologia, l’ascoltare le grandi esperienze e convinzioni delle tradizioni religiose dell’umanità, specialmente quella della fede cristiana, costituisce una fonte
    di conoscenza”. L’obiettivo, quindi, può essere raggiunto “solo se ragione e fede si ritrovano unite in un modo nuovo; se superiamo la limitazione autodecretata della ragione a ciò che è verificabile nell’esperimento, e dischiudiamo ad essa nuovamente tutta la sua ampiezza”, ovviamente senza rinnegare “quello che nello sviluppo moderno dello spirito è valido”.

    Per la verità, ridurre la filosofia moderna e contemporanea a un
    angusto scientismo ostile ad ogni metafisica sembra un po’ eccessivo. Le vie di ricerca imboccate dalla modernità mi pare che siano molteplici e non abbiano come cifra caratterizzante quella suggerita dal papa.
    Piuttosto, se proprio si vuole trovare un elemento che accomuna la maggior parte dei pensatori moderni, direi che questo possa essere individuato nella progressiva rivendicazione dell’autonomia della ragione nei confronti della fede e del magistero ecclesiastico. Forse si può dire che l’epoca medievale termina proprio quando, e nella misura in cui, si afferma un
    pensiero laico, che vuol procedere in maniera rigorosa puntando solo sulle proprie forze, senza il conforto di verità di ordine teologico.

    Ciò non significa che la laicizzazione della filosofia abbia
    necessariamente prodotto solo effetti positivi o che non ci si possa rammaricare della sfiducia, oggi tanto diffusa, nei confronti della metafisica, specie se tale sfiducia diventa un nuovo dogma. Non mi sembra, però, corretto presentare il pensiero moderno semplicemente nell’ottica di una gretta riduzione delle possibilità conoscitive dell’uomo, come fa il papa che, citando nella sua lezione Immanuel Kant, sembra vedere in lui solo l’autore che ha espresso in modo classico “l’autolimitazione moderna della ragione”.

    Sarebbe bene invece ricordare che il pensiero kantiano è per altro verso animato proprio da una grande fiducia nella ragione. Questa è, per Kant, il giudice ultimo a cui deve essere sottoposta la credibilità di qualunque tesi: “Amici dell’umanità […], accettate pure ciò che vi sembra più degno di fede dopo un esame attento e sincero […], ma non contestate alla ragione ciò che fa di essa il bene più alto sulla terra: il privilegio di essere l’ultima pietra di paragone della verità” (Che cosa
    significa orientarsi nel pensare, A 329). Soltanto questa fiducia nella ragione consente all’uomo di uscire dallo stato di minorità, che consiste nella “incapacità di servirsi del proprio intelletto senza la guida di un altro”(Risposta alla domanda: che cos’è l’illuminismo?). E quest’affidarsi alla propria ragione è, per Kant, particolarmente importante nel
    campo della religione, perché “la minorità in cose di religione è fra tutte le forme di minorità la più dannosa e anche la più
    umiliante”(ivi).

    In realtà, è proprio la ragione moderna, che rivendica la sua autonomia dalla fede, il principale obiettivo polemico della lezione di Regensburg. Infatti il cardinale Martino, commentando i discorsi del papa in Germania, scrive: “Nessuna religione ha niente da temere dalla Religione cattolica e dal suo Papa, perché il nemico vero di tutte, il più insidioso e subdolo, è il paradigma etico-culturale di una ragione senza Dio, che, pur affascinando per i suoi successi scientifici e tecnici,
    minaccia […], con quel suo proporsi a partire dall’etsi Deus non daretur, il patrimonio religioso di tutta l’umanità.”(Card. Renato Martino, La quaestio de veritate, il cristianesimo e le altre religioni. I discorsi di Benedetto XVI in Baviera, in “L’Osservatore Romano” edizione domenicale 17 settembre 2006).

    Mi pare che questa sia la lettura più corretta del pensiero di
    Benedetto XVI, che del resto da parecchi anni ormai indica nella separazione tra ragione e fede la radice della crisi della civiltà europea e combatte il principio, chiave di volta della cultura laica, dell’etsi Deus non daretur, il principio, cioè, per cui l’etica pubblica va elaborata da cittadini maggiorenni, credenti o meno, esclusivamente sulla base di argomentazioni razionali e prescindendo da qualunque credo religioso. Egli
    ritiene, infatti, che l’Europa non sia un continente nettamente
    afferrabile in termini geografici ma piuttosto “un concetto culturale e storico”(Cardinale Ratzinger, Europa. I suoi fondamenti spirituali ieri, oggi e domani, Biblioteca del Senato, Sala Capitolare del Chiostro della Minerva, 13 maggio 2004), alla cui formazione ha contribuito in maniera
    determinante la nascita del Sacro Romano Impero, con due autorità supreme, una in campo spirituale e l’altra in campo temporale: “il costituirsi del regno dei Franchi come l’Impero Romano mai tramontato e ora rinato significa di fatto il passo decisivo verso ciò che noi oggi intendiamo quando parliamo di Europa”(ivi).

    La sintesi medievale viene spezzata prima dalla rivolta di Lutero, che separa la fede dalla ragione, e poi dalla rivoluzione francese, che esclude la fede dalla sfera pubblica: “la fondazione sacrale della storia e dell’esistenza statuale viene rigettata: la storia non si misura più in base ad un’idea di Dio ad essa precedente e che le dà forma; lo Stato viene oramai considerato in termini puramente secolari, fondato sulla razionalità e sul volere dei cittadini”(ivi). L’Europa perde, così, la sua unità spirituale e inizia quindi il suo declino, perché la fede non ha più un ruolo universalmente riconosciuto e nello stesso stato convivono cristiani e non cristiani: “In questa maniera sorge, con la fine del XVIII secolo e l’inizio del XIX, un nuovo tipo di scisma, la cui
    gravità noi percepiamo ora sempre più nettamente. Esso […] viene delineato come divisione tra cristiani e laici”(ivi).

    Porre fine a questo scisma riscoprendo i valori cristiani, che anche i non credenti possono far propri perché sono intrinsecamente ragionevoli, è quindi la condizione perché la civiltà europea possa competere con le altre: “la rinascita dell’Islam non è solo collegata con la nuova ricchezza materiale dei paesi islamici, bensì è anche alimentata dalla consapevolezza che l’Islam è in grado di offrire una base spirituale valida per la vita dei popoli, una base che sembra essere sfuggita di mano alla vecchia Europa, la quale così, nonostante la sua perdurante potenza politica ed economica, viene vista sempre più come condannata al
    declino e al tramonto. Anche le grandi tradizioni religiose dell’Asia, soprattutto la sua componente mistica che trova espressione nel buddismo, si elevano come potenze spirituali di contro ad un’Europa che rinnega le sue fondamenta religiose e morali”(ivi).

    In Europa è più che mai urgente, quindi, contrastare in particolare l’influenza del marxismo: i sistemi comunisti, infatti, “sono naufragati innanzitutto per il loro falso dogmatismo economico” ma ancor più “per il loro disprezzo dei diritti umani”; la loro eredità è estremamente pericolosa perché favorisce anche oggi “il dissolversi delle certezze primordiali dell’uomo su Dio, su se stesso e sull’universo” con la conseguente “dissoluzione della coscienza dei valori morali intangibili” che “può condurre all’autodistruzione della coscienza europea”(ivi).

    Con buona pace dei non cristiani, l’Europa, in sostanza, deve tornare a Cristo, perché, come il futuro papa ricordava in un’intervista concessa a Vittorio Possenti nel 2001, e rilanciata su Avvenire dopo la sua elezione, “la verità è per tutti una sola, e se Cristo è la verità, allora riguarda tutti; allora è una colpa occultarla agli altri”(11/5/2005). E
    questo ritorno a una visione cristiana della vita, sembra di capire, non può essere solo iniziativa della testimonianza religiosa e dell’impegno intellettuale dei credenti ma richiede l’intervento dei pubblici poteri, ad imitazione di quanto accade in molti Paesi musulmani: “Oggi l’opposizione più forte al cristianesimo proviene dall’Europa e dalla sua filosofia postcristiana, mentre nei paesi extraeuropei la fede trova un
    sostegno sempre più forte”(ivi). In Vaticano si auspica, quindi, un sostegno al cristianesimo da parte degli stati europei, i cui parlamenti sono infatti spesso sollecitati dalla gerarchia a rifiutare una ‘filosofia postcristiana’, che laicamente riconosce la legittimità di differenti concezioni morali e religiose, e a salvaguardare i valori intangibili della propria tradizione vietando per legge, per esempio, l’aborto o l’eutanasia.

    La lezione di Regensburg, dunque, è perfettamente coerente con i
    precedenti discorsi del papa, che infatti si è rammaricato per aver dato luogo a interpretazioni che ritenevano le sue parole offensive nei riguardi dell’Islam, ma non ha ritrattato minimamente le proprie tesi. A Regensburg, ancora una volta, egli ha colto l’occasione per riaffermare – contro l’Islam, i fautori della deellenizzazione e il pensiero laico – la
    sintesi di fede biblica e filosofia greca che caratterizza la tradizione cristiana (o meglio cattolica), nella convinzione che “questo incontro, al quale si aggiunge successivamente ancora il patrimonio di Roma, ha creato l’Europa e rimane il fondamento di ciò che, con ragione, si può chiamare Europa”.

    Queste idee che – è ormai chiaro – sono alla base della strategia del pontificato di Benedetto XVI possono contribuire, a breve termine, a una riaffermazione del ruolo del Vaticano sulla scena pubblica e nelle relazioni internazionali ma mi pare poco probabile che possano avere effetti durevoli e positivi. Presentare un cristianesimo ellenizzato come fondamento dell’identità dell’Occidente, infatti, non favorisce certo il
    dialogo con le altre civiltà, rallenta il rinnovamento religioso
    promosso dal concilio Vaticano II e allontana ulteriormente il magistero dalle correnti più vive del pensiero laico, che difficilmente accetteranno quell’invito all’allargamento della ragione che in realtà ha il sapore di un ritorno della filosofia alla sua condizione ancillare.

    L’Europa che il papa ha in mente è in sostanza quella medievale, in cui le verità insegnate dalla chiesa erano il punto di riferimento essenziale per la cultura, per la politica e per la vita degli abitanti del continente che non a caso si chiamava ‘Christianitas’. Il progetto di un simile ritorno al medioevo credo che sia poco realizzabile, ma per sconfiggerlo è necessario l’impegno di chi ha a cuore le conquiste del
    pensiero laico. Mi pare, perciò, preoccupante che in Occidente le affermazioni del papa quasi non abbiano suscitato reazioni e mi auguro che gli intellettuali europei vogliano far sentire la loro voce in difesa dei valori della modernità.

    (26.10.2006)

    http://www.italialaica.it

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