PACE! PACE!

18 settembre 2006 at 12:37 15 commenti

In un momento storico caratterizzato da tensioni, dove anche le forze politiche e religiose che più di tutte dovrebbero garantire il dialogo e il reciproco rispetto si lasciano sedurre dalle sirene dello scontro di civiltà, sta a noi, uomini e donne comuni, cittadini/e del mondo, mantenere la barra del timone dritta sull’unica scia possibile: quella della non-violenza attiva.

Non siamo anime candide né pacifisti salottieri. Ma proprio perché consci dei rischi che ci sovrastano e della pericolosità del fanatismo da qualunque parte arrivi, confidiamo nella capacità dell’essere umano di uscire dalle peggiori situazioni nelle quali, durante la storia, si è venuto a trovare. Una capacità che va alimentata con la cultura, l’educazione e il confronto, anche acceso se del caso, ma franco e leale. Una capacità che va alimentata mettendosi in ascolto della realtà di tutti i giorni, non ponendosi su un pulpito marmoreo e irraggiungibile. 

Diffidiamo, anzi rifiutiamo, quei profeti di sventura già stigmatizzati dal beatissimo papa Giovanni XXIII e il loro anti-umanesimo, rinunciatario, imbelle, sospettoso e privo di qualsiasi fede.

Respingiamo l’idea, già foriera di immani sciagure, della chiamata alle armi per difendere la propria religione e/o identità.

Non ci associamo ai nuovi persecutori che sembrano “spiegare” gli atti terroristici come risposta dell’edonismo occidentale. Dalle nostre parti esiste anche questo fenomeno: ma non caratterizza certo tutto l’Occidente e, in particolare, ha molteplici cause e non può essere sempre e solo ascritto a precise categorie di persone. Anzi, diffondendo quest’ideologia perniciosissima  non si fa che irrobustire l’odio e la discriminazione nei loro confronti.

Costruire ponti è senza dubbio più faticoso che innalzare steccati: ma sappiamo che non esistono alternative e non intendiamo tacere davanti a chi, scientemente o meno, collabora alla distruzione dell’essere umano.

Daniela Tuscano – Segreteria Programmatica Umanista

 

(Vedi anche: Video di Silo sul disarmo nucleare http://www.youtube.com/watch?v=MxYb4HdCDvg , appello contro la guerra di padre Zanotelli http://www.ildialogo.org/, appello per la Quinta giornata del dialogo cristiano-islamico, 20 ottobre 2006 http://www.ildialogo.org/islam/cristianoislamico.htm , lettera di Tiziano Terzani a Oriana Fallaci, http://larete.ilcannocchiale.it/)

 

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Entry filed under: Italia, Europa, mondo, religioni e società, strade umaniste.

L’ISLAM INDIGNATO CON IL PAPA. IL VATICANO: RATZINGER VUOLE IL DIALOGO “NON NE FACCIAMO UNA QUESTIONE DI ISLAM” – L’assassinio di suor Leonella

15 commenti Add your own

  • 1. Adele  |  18 settembre 2006 alle 14:58

    Non posso che condividere pienamente!

    Avanti così!

    Adele

    Rispondi
  • 2. Micky  |  18 settembre 2006 alle 18:06

    Più coincidenze fanno una prova certa? Mi pongo questa domanda parafrasando il personaggio uscito dalla penna di Agata Christie. Mi rispondo di si, senza alcun dubbio.
    La domanda di cui sopra è una domanda retorica.
    Ci “passo attraverso” per giungere con maggiore cognizione di causa alla consapevolezza che un destino vi sia, in qualche luogo, e che esso si riveli, di tanto in tanto.

    Lo scorso 28 luglio si è celebrata la memoria di Tiziano Terzani, a due anni dalla sua scomparsa; e ora il 15 settembre si commemorerà il ricordo della morte di Oriana Fallaci.
    Apparentemente due date e due nomi, certo, illustri nomi.
    Ad uno sguardo più attento e ad una mente più preparata, due illustri nomi del giornalismo italiano.
    C’è di più.
    Entrambi fiorentini, entrambi inviati di guerra, entrambi autori di libri venduti in milioni di copie, entrambi strappati alla vita da un cancro, entrambi soli, di quella solitudine autentica.
    Troppo semplice accomunarli, banale contrapporli.
    Seguo la strada dell’analisi di due diversi atteggiamenti, tralasciando le idee politiche come quelle religiose, seppure responsabili di tali personalità. Due vite spese alla ricerca di un senso.

    Ciò che amo della filosofia è la sua natura, quella dell’interrogare, ma, di più, la capacità di saper e voler rimanere nell’antinomia: non c’è una verità, c’è la ricerca della verità. Non esistono solo contraddizioni.
    Le antinomie non si escludono vicendevolmente, non è necessaria una scelta perché i punti di vista hanno, entrambi, dignità di esistere.
    Un atto di democrazia, altro dato a favore della filosofia.
    Perciò è filosoficamente che mi pongo difronte a queste figure, filosoficamente analizzo la loro fine.

    Una fine lenta, dolorosa, meditata.
    Un cancro che entrambi riconoscono come il nemico da sconfiggere e contro il quale loro, sopravvissuti a più guerre, si pongono in lotta.
    Tiziano, appresa la sentenza della sua malattia, prova prima la medicina tradizionale a New York, poi intraprende un viaggio in tutta l’Asia per cercare una cura alternativa.
    Con la sua inesauribile curiosità dialoga con tutti i possibili saggi e santoni orientali, prova tutto, non trova però la cura per sé: essendo, come dice, un fiorentino scettico, con millenni di razionalità alle spalle, non riesce a credere in questi rimedi; ma trova in Oriente la pace e la saggezza interiore. Una cura per l’anima è quella di cambiare se stessi, cambiare punto di vista, trovarsi in armonia con la natura. Soprattutto è in armonia con la propria mente, che pacificata e serena, riesce a donargli quella invidiabile pace che nessun medico gli può dare.
    L’ultimo suo ritiro è a Orsigna, sull’Appennino toscano, che gli ricorda un po’ il paesaggio dell’Himalaya, dove ha soggiornato a lungo. Come gli antichi saggi indiani, là vive in meditazione, avendo ritrovato il senso del vivere e del morire.
    Oriana dagli inizi degli anni Novanta lottava contro quello che lei definiva “l’Alieno”, con il quale dialogava anche attraverso le pagine dei suoi scritti, ritenendosi più forte di lui, volendo credere che lo avrebbe annientato con quella forza della ragione che fino all’ultimo l’ha contraddistinta. Non capiva come “lui” volesse ucciderla, condannandosi lui stesso a morire; poi trovò la risposta alla sua tormentata domanda, definendolo un kamikaze, che muore proprio per uccidere, con quell’unico scopo.
    In una delle ultime interviste rivela di non avere paura della morte ma riconosce un dispiacere reale che la fa sentire impotente difronte alla fine.
    L’ultimo libro di Terzani, pubblicato postumo, si intitola: “La fine è il mio inizio.”
    Emblematico.

    La mia “sensazione filosofica” è che necessariamente, entrambi, abbiano vissuto fino infondo il sentimento della disperazione. Etimologicamente “di-sperazione” è: assenza di speranza.
    Credo che entrambi, già prima di pervenire alle soglie della fine, abbiano sperimentato la disillusione di quella “speranza fittizia” che, smascherata, lascia attorno a sé il nulla. Mi chiedo quanto più forte sia stato questo sentire a ridosso del termine ultimo. Un sentire disperato che emerge in maniera differente. Da un lato come “inizio” di un cammino di analisi verso la speranza autentica. Dall’altro come assenza di ogni “cura” e non solo medica.
    In nessuno, comunque, leggo rassegnazione.

    Se, quindi, più coincidenze fanno una prova certa, queste due vite e queste due morti, che, nelle loro similitudini lasciano spazio ad una profonda differenza, testimoniano come non vi sia reale disperazione priva di una qualche forma di speranza.
    E questo mi è concesso affermarlo solo se mi è concesso il rimanere con forza nell’antinomia, senza alcuna volontà di superarla o di superare l’apparente contraddizione.

    PS Tengo a precisare che “Una buona occasione” non è una lettera indirizzata ad Oriana Fallaci ma l’articolo che portò Tiziano a rompere il lungo silenzio in seguito agli eventi dell’11 settembre. Certo, il rimando è, anche, all’articolo “La rabbia e l’orgoglio” della giornalista.

    😉
    Micky

    Rispondi
  • 3. francesco  |  18 settembre 2006 alle 18:15

    Mitica Dani,
    non ho seguito molto la questione del caro papa che adora la pamela rossa (leggi cappello a saturno) che manco lo Zero dei tempi d’oro osò sfoggiare, ma se quella citazione che ha scatenato l’ira di Dio, o meglio quella di Allah, non rappresenta il suo pensiero, perchè l’ha riportata? Voglio dire io se una cosa non la condivido, o la cito per controbatterla o manco la cago, per dire. Va be’ lasciamo perdere… Quando vieni a trovarmi?
    Baci
    Fra

    Rispondi
  • 4. RazionalMENTE.net  |  18 settembre 2006 alle 19:27

    Dice bene Francesco. Le scuse del Papa sono apparse a tutti insufficienti. Meglio avrebbe fatto a dire che c’è violenza anche nella Bibbia ma che il buon senso ci deve far desistere dall’usare la violenza per motivi religiosi. In fondo, neppure “noi cristiani” siamo tutti terroristi :-)))

    Rispondi
  • 5. gianni  |  18 settembre 2006 alle 21:11

    Su una ml ho trovato queste riflessioni che sottopongo alla vostra attenzione. Ciao 🙂

    Riflessioni sulle reazioni scomposte al discorso del papa (di Paolo Farinella, prete)

    Ho letto il comunicato di NSC. Ho letto altri interventi. Ho letto molto di quello che è stato pubblicato in questi giorni. Mi trovo a
    disagio e non condivido quasi nulla di ciò che viene detto e scritto, nonostante senta e rispetti la buona fede di chi ha scritto e/o ha
    parlato.

    Per fugare ogni equivoco ripeto che ho appena dato alle stampe un libro intero, frutto di tre anni di ricerca, sulla stupidaggine della
    «civiltà occidentale» e lo scontro di civiltà, tra i cui cultori e fautori annovero
    anche Joseph Ratzinger prima e dopo papa. Chiarito ciò, mi pare che tutti gli interventi siano carenti di metodo e in molti trovo un atteggiamento preconcetto: anche se risuscitasse i morti, questo papa non piace. Ergo
    sbaglia sempre. E’ evidente che molti non hanno letto il discorso, altri lo
    hanno travisato preventivamente, altri lo hanno travisato ex post. scientemente perché detto dal «pastore tedesco». A me preme capire che
    cosa sta succedendo e non solo nel piccolo stagno dell’Italia, ma nel mondo intero e voglio capire il contesto delle cose, altrimenti di estrapolazione in estrapolazione rischiamo di morire di freddo in pieno mese di agosto.
    Esamino i fatti come li vedo io.

    1° fatto. A Regensburg il 12 settembre 2006, papa Ratzinger espone una lectio magistralis su «Fede, Ragione e Università. Ricordi e riflessioni».
    La lectio è di un genere letterario misto: è evocativo e rievocativo, con afflati storico-filosofici e anche teologici. Tutto nel solco della tradizione teologica cattolica (teologia fondamentale). Si può condividere o
    no, è una relazione accademica senza «infamia e senza lode». Da uno come lui che parte professorino, è consultore di un gigante del concilio, il card. Frising, diventa prefetto della congregazione della fede e poi alla fine gli scappa anche il papato, mi sarei aspettato molto, molto di più, anche a
    livello di ricordi e di testimonianza. Lui ha scelto il taglio che ha voluto.

    2° fatto. Il tema della lectio non era l’Islam, ma «Fede e Ragione», e un passo centrale, ma esclusivo è la condanna di ogni costrizione alla
    fede con la violenza e la forza. E’ positivamente l’affermazione della libertà religiosa, sancita dal concilio Vaticano II. La citazione di Manuele II Paleologo, accademicamente parlando, è perfetta perché il papa la cita, ma non la fa sua. Precisa, infatti, che l’intero dialogo è stato trascritto dallo stesso imperatore qualche anno dopo (non è dunque un resoconto neutro,
    ma interessato) e dice [testualmente] che «in modo sorprendentemente brusco
    che ci stupisce, [l’imperatore si rivolge al suo interlocutore [persiano] semplicemente con la domanda centrale sul rapporto tra religione e
    violenza in genere, dicendo:.» e qui cita la frase incriminata: «Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava», dopo avere citato il Corano nella sura 2, 256 («Nessuna costrizione nelle cose di fede») e mettendo in evidenza la
    possibilità di una evoluzione nel pensiero del Profeta dalle origini alla
    maturità. In sostanza è una tiepida applicazione del metodo «storico-critico» al pensiero del Profeta come da ormai quattro secoli noi
    cristiani applichiamo al vangelo e alle parole di Gesù. Dov’è lo scandalo?

    3° fatto. Si sono scatenate le folle «musulmane» che hanno reagito anche ammazzando gratuitamente una donna solo perché discendente dei crociati che nelle parole del papa (capo dei crociati)avrebbero hanno «offeso» il Profeta. Luoghi di culto date alle fiamme o assaltate. Sono convinto
    che nessuna di queste folle ha letto il discorso e la citazione, ma esse sono manovrate per fini interni e per egemonie internazionali. La reazione del mondo musulmano è pilotata, guidata e voluta indipendentemente dalle frase del papa, perché oggi qualsiasi occasione è buona per fare la voce grossa e presentare un mondo arabo-islamico assediato dal mondo infedele che s’identifica con il mondo cristiano tout-court. Possibile che nessuno sia in grado di fare un mino di discernimento e di valutazione oltre i due centimetri del proprio naso? Non è un caso che le vittime designate di questa reazione non
    è tanto il Vaticano, ma quelle forme di islamismo che vengono identificate strumentalmente come «moderati» che temono di essere scavalcati e di perdere quindi la loro rappresentatività. Il richiamo degli ambasciatori in Vaticano
    è un fatto politico che esula dalle dichiarazioni del papa, ma affermano davanti al mondo e alle telecamere «chi rappresenta» gli interessi del
    musulmanesimo e chi invece è complice con il corrotto «occidente»: i cosiddetti musulmani moderati sono fumo negli occhi del fondamentalismo di matrice musulmana. Chi giustamente s’indigna per il connubio
    «religione-politica» in Italia, in Europa e nel mondo, deve essere coerente e deve pretenderlo anche dai politici e dai religiosi musulmani. Noi
    non possiamo accettare che il presidente dell’Iran ritiri l’ambasciatore dal Vaticano per una questione che riguarda le relazioni tra religioni. Se accettiamo che Mahmoud Ahmadinejad in quanto presidente del suo paese possa
    parlare come papa, noi rinneghiamo la separazione tra Stato e Chiesa per la quale ci battiamo in Italia. Non vi possono essere due misure.

    4° fatto. Non esiste «l’Islam», esistono cento, mille Islam e ciascuno spesso in guerra con gli altri. Non esiste un interlocutore rappresentativo di tutti gli Islam, per cui è anche difficile muoversi in questa galassia di
    mondi chiusi. L’unico punto di forza è la lingua araba che pur non essendo unica, permette la comprensione a qualsiasi arabo di intendersi con un altro arabo. Quale Islam è stato offeso, quello sciita, quello sunnita, quello
    wahabita, quello kharagita oppure i musulmani ismailiti, sufriti, nuqqariti, idabiti, alatiti, sufiti, ecc. ecc.? A chi deve chiedere scusa
    Ratzinger? a quale di queste forme di islamismo? Il mio parere è che il pluriforme Islam
    come sistema non accetta che, attraverso la tv e internet, le sue masse escano dal loro isolamento e vedono le migrazioni anche come fuga da una
    religione che spesso s’impone in forma ossessiva e non lascia spazi alle libertà individuali. Il mondo moderno fa paura agli Imam (che non sono
    autorità, ma corrispondono, tanto per capirci, a qualcosa di poco di più dei nostri sacristi: non hanno una formazione specifica né liturgica né
    teologica, sanno leggere e forse cantare) che gestiscono un potere politico, economico e anche morale sulle coscienze. Tutto ciò sta entrando in
    crisi e queste reazioni abnormi ne sono la prova logica.

    5° fatto. Nelle scuole ancora oggi a circa un miliardo e 200 milioni di musulmani sparsi nel mondo si presenta il cristianesimo come la
    religione dei «crociati» e ogni cristiano in terra araba (ne ho fatto l’esperienza per
    cinque lunghi anni, giorno dopo giorno, ora dopo ora) è considerato come un discendente dei crociati, perciò infedele per definizione e quindi passibile
    di morte in qualsiasi momento. Domanda: che c’entro io con i crociati? Negli ultimi otto secoli, dopo l’ultima crociata, non è successo niente?
    Dobbiamo espungere i vv. 22-31 del canto XXVIII dell’Inferno di Dante perché Maometto vi è sepolto tra i «seminator di scandalo e di scisma»? Oppure dobbiamo cancellare la stessa scena dalla quattrocentesco affresco nella
    cattedrale di Bologna? Se non siamo in grado di fare distinzioni a livello di cultura, se non conosciamo la storia delle origini del musulmanesimo, allora hanno ragione i talebani afgani che hanno mandato in cenere i Budda del sec. V a.C. Mi pare che manchino le proporzioni sia nelle reazioni «occidentali»
    che in quelle «musulmane». Est modus in rebus.

    6° fatto. Tutta la fantasmagorica galassia musulmana ha un approccio fondamentalista con la Scrittura, fino al punto che nelle università si
    insegnano come «regole» morfosintattiche anche gli errori materiali perché sono parola del Profeta. Certo, poi dopo avere stabilito la «regola» con l’errore si fanno in nota mille eccezioni e possibilità per recuperare ciò che
    non può essere sostenuto. Ci vorranno tre secoli perché i musulmani arrivino ad
    avere un approccio libero con il testo sacro come lo ha il mondo cristiano oggi. Nel frattempo che facciamo? Il rispetto deve essere circolare. Io
    devo potere citare il Corano e non essere accusato di blasfemia perché è un
    libro che appartiene anche a me e posso esporre il pensiero del Profeta anche se può dispiacere a qualche fanatico o qualche politico che se ne serve, strumentalizzando le reazioni del mondo occidentale e alzando la posta sempre più in alto, manovrando le masse ignoranti(etimologicamente). Non per questo devo essere ucciso.

    Nel mondo arabo in genere vige ancora la cultura del sultanato e della tribù, quindi della personalità collettiva per cui non esiste un concetto di «persona» come assoluto, ma solo quello dell’individuo come parte di un
    tutto gerarchico. per cui può essere eliminato senza tanti problemi, se non conviene al «tutto»: la figlia che si ribella al padre, la figlia che
    veste all’occidentale anche se nata in Italia.

    Amici sinceri di religione musulmana, mi dicevano nelle conversazioni a Gerusalemme: «Con la vostra democrazia vi invaderemo, con la nostra
    religione vi distruggeremo» e pur essendo amici io ero sempre l’infedele e il pronipote dei crociati.

    7° fatto. Stabilito ciò a livello di diritto e di principio, resta la questione dell’opportunità, anche se la citazione come è fatta non dava
    adito a reazioni come quelle che abbiamo visto. Il papa avrebbe potuto citare molti altri testi per affermare il principio della libertà religiosa
    e lo avrebbe potuto fare con espressioni più positive, citando direttamente il Profeta sul rispetto della fede che è incompatibile con violenza.
    Avrebbe anche potuto citare qualche esempio cattolico sull’imposizione della fede con la violenza come per esempio Bernardo di Chiaravalle, il più guerrafondaio dei medievali e avrebbe potuto dire a cattolici e musulmani
    che gli uomini crescono anche in comprensione e maturità e per fortuna non si fermano a quelle affermazioni perché la Storia cammina e lo Spirito la conduce. Non lo ha fatto. Perché? I casi sono due: o è un incidente o è voluto. Incidente, un discorso del papa, preparato e rivisto fino alle
    virgole a tavolino? Dubito che si tratti di un disguido. Personalmente propendo per il fatto che il papa e il suo entourage sapevano che vi
    sarebbero state reazioni abnormi oltre misura e nonostante ciò hanno calcolato il rischio. Motivo? Probabilmente per mettere il mondo occidentale di fronte alla reazione violenta e dire: «Avete visto? Scuotetevi, o voi che
    parlate tanto e non fate nulla»: parlate di diritti qui in Europa dove sono indiscussi, ma guardate nel mondo come sono conculcati quelli dei cristiani.
    A Novembre non vi sarà la visita in Turchia? Benedetto XVI è il card. Joseph Ratzinger che aveva detto no all’ingresso della Turchia in
    Europa.
    Capisco che c’è disorientamento in Vaticano, capisco che si cercano tutte le sponde di appiglio possibili, ma resta il fatto che nella dichiarazione di Bertone per spiegare il vero senso del discorso del papa non si trova di
    meglio che la citazione esplicita del concilio Vaticano II, cioè quell’evento dirompente del secolo scorso che Giovanni Paolo II e il prefetto della congregazione della fede Joseph Ratzinger-Benedetto XVI avevano messo in soffitta e svuotato della sua anima, annoverandolo tra i fatti ordinari della tradizione della Chiesa.

    Conclusione: si può dissentire da questa politica miope e antievangelica, ma ciò non comporta che si debba condannare una citazione nel contesto di
    una lezione universitaria. Questo non è accettabile.

    Personalmente penso che non dobbiamo chiedere nulla in cambio (Pera non parla di reciprocità?) agli immigrati, ma solo offrire ciò che possediamo di più grande e di più nobile: la nostra costituzione che tutela ogni singolo
    individuo e gruppo, il nostro rispetto in quanto persone e la nostra fede (chi crede) senza sconti e senza ambiguità. Tutto qui. Sono certo che
    la forza del diritto avrà la meglio sul fondamentalismo e la forza dell’amore
    avrà sempre la meglio sul sospetto e la violenza.

    No, nessuno in forza della nostra democrazia c’invaderà perché nel momento in cui c’invade è anche invaso e contagiato e nessuno ci annienterà con la forza di qualsiasi religione: sono passati i tempi e definitivamente in cui si tagliavano le teste in ragione della religione. Oggi vi sono ancora sacche di questo tipo, ma sono gli ultimi rantoli del leone morente ed è per
    questo che vogliamo offrire agli immigrati qualcosa di più grande e di più
    forte: alla richiesta del permesso di soggiorno, esigere almeno un anno di scuola (a carico dei comuni), dove chi chiede di abitare e vivere in
    Italia impari a conoscerne la storia, la cultura, la dignità e le leggi a partire
    da quelle fondamentali dei diritti umani delle singole persone. Non possiamo
    tollerare che in Italia in nome di una cultura si possano infibulare le donne, si possano uccidere le figlie che non vogliono matrimoni combinati,
    si possano uccidere per una frase tra l’altro storica e all’interno di una riflessione accademica. Finché resteremo in questa emergenza, noi siamo ancora nel deserto a cavar acqua dai pozzi secchi.

    Rispondi
  • 6. danielatuscano  |  19 settembre 2006 alle 6:09

    Da “la Repubblica” 17 settembre 2006

    I RISCHIOSI ENIGMI DI BENEDETTO A RATISBONA

    Dunque, a pochi giorni di distanza dal suo discorso di Ratisbona, Benedetto XVI ha dovuto chiedere scusa all´Islam, ai credenti dell´Islam, alle piazze dell´Islam. Il fatto è inaudito. Non era mai accaduto prima; mai un pontefice romano aveva chiesto scusa se non, nel caso di Giovanni Paolo II, per fatti accaduti molti secoli fa. Ma, a parte le scuse «politiche», molte altre e assai importanti questioni restano aperte e meritano di essere discusse.
    A Ratisbona Benedetto XVI ha adombrato una terribile verità: non c´è un solo Dio. Più che una verità si tratta di una constatazione, anzi di un fatto accertato. Ogni uomo che creda in Dio ne ha un´immagine che non è la stessa di quella d´un altro suo consimile, non è la stessa che quella persona può avere avuto in passato né di quella che potrà avere in futuro, non è la stessa che nelle diverse epoche e nei diversi luoghi i suoi simili hanno avuto e potranno avere.
    Terribile constatazione poiché constata, appunto, che l´immagine del Creatore non è oggettiva ma soggettiva, come del resto lo sono tutte le immagini.
    Terribile perché la Chiesa cattolica si fonda sul pre – supposto d´un magistero cui Dio stesso (suo Figlio) ha affidato la testimonianza e la custodia della sua immagine.
    Sicché riconoscere che ogni fedele ha la propria indipendentemente dal magistero episcopale e dalla sua intermediazione, rischia di minare alla base la struttura apostolica e gerarchica della Chiesa di Roma.
    Questa, a mio avviso, è la prima osservazione da fare per quanto riguarda il merito della «lectio magistralis» di Benedetto XVI all´università di Ratisbona. Molti si sono domandati perché mai il Papa-teologo si sia spinto così lontano. Le risposte sono state varie. I più hanno ritenuto che la molteplicità di Dio constatata dal Papa sia incidentale nell´ambito d´un più ampio discorso di condanna delle violenze e delle guerre combattute in nome di Dio. Altri vi hanno visto finalità politiche di avvicinamento alla Chiesa ortodossa e di presa di distanza da quelle protestanti. Altri ancora una sottolineatura del Dio razionale e “ellenistico”, quindi europeo per eccellenza.
    Parleremo dopo di queste diverse interpretazioni e in particolare di quella ellenizzante. Per conto mio, penso assai più semplicemente che a Ratisbona Benedetto XVI sia scivolato, né più né meno, su un errore di comunicazione. Anche un Papa è fallibile, indipendentemente dal dogma.
    Benedetto ha sbagliato dal punto di vista della sua Chiesa. Ha detto ciò che da un Papa non ci si aspetta. Ha messo in moto effetti più che spiacevoli. Ha fatto un involontario passo avanti sulla via dello scontro tra religioni. Ha infiammato la protesta e l´odio dell´Islam compattando i fondamentalisti con i moderati, i sunniti con gli sciiti, i musulmani arabi con quelli non arabi.
    È questo che voleva? Sicuramente no e le scuse offerte ieri lo provano. È stato frainteso? Probabilmente sì. Ma soprattutto ha incrinato l´oggettività della trascendenza. La sua univocità. Ed è questo a mio avviso l´effetto più grave. Non certo per chi non crede, ma per chi crede e su quella credenza – quale che sia – riposa.

    * * *
    Il secondo passo importante di quella “lectio magistralis” è stato l´identificazione del Dio cristiano con il Dio razionale. Quello – ha detto il Papa – in cui l´uomo si rispecchia mentre il Creatore si rispecchia in lui. Il connubio tra fede e ragione al di fuori del quale non resterebbe che un Dio arbitrario e imperscrutabile.
    «In principio – ha ricordato Benedetto XVI – era il logos», correggendo o meglio forzando altre letture del Libro sacro.
    Del resto il connubio fede-ragione è soltanto uno degli aspetti della storia del cristianesimo. Esso convive con altri che fanno parte anch´essi di quella storia a pieno titolo; per esempio il rigoglioso filone della mistica, la testimonianza martirologica, la dottrina della grazia e della predestinazione. Convivono addirittura nell´intimo di alcune grandi figure del pensiero cristiano, a cominciare da Agostino dal quale si dipana un filo che arriva fino a Pascal e poi a Kierkegaard.
    Quanto al Dio dell´arbitrio, nella Bibbia esso è di casa in una quantità di passaggi e raggiunge il culmine nel libro di Giobbe, in quelle splendide e terrificanti pagine in cui è Eloim a rivendicare orgogliosamente la sua immensa potenza, la sua inaccessibilità, la sua sterminata forza creatrice e la sua totale libertà di fronte ad una qualsiasi legge anche se da lui stesso promulgata.
    Diciamo che la razionalità di Dio è una conquista che da Girolamo arriva fino alla Scolastica dell´Aquinate e che rimane, con gli appropriati aggiornamenti, la linea della gerarchia e della teologia riconosciuta.
    Ma in che modo papa Ratzinger ripropone il Dio razionale? Nella “lectio” di Ratisbona la spiegazione è esplicita: il Dio razionale è il riflesso dell´uomo e il solo modo, o almeno il modo prevalente, attraverso il quale l´uomo può conoscere Dio.
    Da qui a concludere che Dio è una proiezione del pensiero dell´uomo il confine è sottilissimo. Per la seconda volta nello stesso luogo e nello stesso testo il Papa romano sfiora la soglia della miscredenza: l´immagine di Dio è soggettiva e non univoca; il Dio razionale si specchia nell´uomo e l´uomo in lui.
    Feuerbach era arrivato all´affermazione blasfema che la divinità è un´invenzione umana per dare un senso alla nostra vita e rassicurarci dall´incubo della morte. Benedetto XVI non arriva ovviamente a questo ma dissemina la sua “lectio” di tracce che portano verso quella direzione. Se questa è la sua apertura alla modernità, gli sia reso il merito d´aver scelto l´approccio più rischioso rispetto a quello assai più tranquillizzante della convergenza etica e della “buona” laicità.

    * * *
    L´ellenismo e il cristianesimo. Si è capito, leggendo il testo di Ratisbona, che il Papa ci tiene molto a questa “contaminazione” culturale. Forse perché è dalla sintesi di quei due filoni di pensiero e di quelle due culture che scaturisce la differenza profonda e in un certo senso l´unicità del cristianesimo (e in particolare di quello cattolico) rispetto alle altre religioni monoteistiche. La modernità cattolica, la sua capacità di assorbire il presente e il futuro; infine la flessibilità della Chiesa di Roma nei confronti della scienza e dei suoi esiti.
    Si tratta di vera apertura? D´una innovazione rilevante della cultura cattolica rispetto a quella laica e all´autonomia della scienza?
    Questa supposta apertura è difesa da una muraglia di aggettivi che vanno tenuti nella debita considerazione. Si parla nel documento di Ratisbona, come del resto si è sempre parlato nel linguaggio della gerarchia episcopale, di “buona laicità”, di “ragione ragionevole”, di “sincera adesione” della ricerca scientifica ai postulati delle leggi naturali; così anche per l´etica, la quale ha nel diritto naturale il suo imprescindibile ancoraggio. Infine l´obiettivo della razionalità, dell´autonomia delle coscienze, del libero arbitrio, dell´approccio scientifico alla conoscenza della natura, resta il raggiungimento del Bene, naturalmente nella visione cristiana illuminata dalla fede.
    L´ellenismo ha esaltato nell´evoluzione cristiana la dialettica delle autonomie: della coscienza, della scienza, dell´economia, della politica. Da questo punto di vista è stato un innesto salutare in un organismo già predisposto a riceverlo (“Date a Cesare…”) ma, beninteso, il rapporto non è né può essere paritetico. L´ellenismo e la dialettica delle autonomie sono pur sempre elementi subordinati alla concezione cristiana, ai paletti che essa pone alle autonomie in vista della salvezza e della “vera” libertà.
    In questa visione rientra anche la condanna del “neo-darwinismo” in favore del “disegno intelligente” (ancora un aggettivo significante) che consegue però un effetto non trascurabile nella delicatissima zona del sacro: quello di allontanare il Creatore all´inizio della creazione affidandone l´evoluzione alla natura “intelligente”, cioè alla natura imbevuta dall´intelligenza del solo e trascendente “increato”. Gli interventi successivi sono affidati all´amore, all´agape signoreggiata dal Figlio, non a caso incarnato a misura d´uomo. Figlio di Dio e Figlio dell´Uomo.
    Non c´è innovazione in questo pensiero ma semmai una dose di antropomorfismo che degrada il resto del creato ad un rango inferiore nel quale non c´è anima e non c´è, ovviamente, paradiso.

    * * *
    Questa complessa e a suo modo grandiosa costruzione conferma la natura occidentale e soprattutto europea della visione religiosa di papa Ratzinger. Visione profondamente tradizionale, aggiornata e predisposta ad assorbire la modernità e, fortunatamente per tutti noi, lontana dalla tentazione teocratica prevalente nell´Islam.
    Nonostante le scuse diplomatiche di Benedetto XVI la “lectio” di Ratisbona rappresenta un colpo d´arresto al dialogo tra le religioni e il tentativo di imbrigliare la scienza, la filosofia, il discorso pubblico con la politica.
    Un appello identitario insomma, quello di papa Ratzinger. Né avrebbe potuto essere diverso. Nei confronti dell´Islam e delle altre religioni un errore di comunicazione, nei confronti dei laici, tutto secondo copione.
    La risposta da parte nostra non può che essere l´accettazione del dialogo che, per quanto ci riguarda, parte dalla considerazione che la fede è un fatto privato e non fa parte del territorio della ragione e della scienza, ma mantiene una dialettica giovevole sia alla religione sia alla scienza sia alla dinamica delle idee, contro il fondamentalismo da qualunque parte esso provenga.

    Eugenio Scalfari

    Rispondi
  • 7. Adele  |  19 settembre 2006 alle 10:23

    la nostra costituzione che tutela ogni singolo
    individuo e gruppo

    non sono d’accordo, la costituzione italiana non tutela ogni singolo individuo… se io volessi tornare a vivere in italia, la mia compagna non avrebbe nessun diritto agli occhi della legge italiana, quindi questa costituzione per ora non mi tutela!

    scusate se estrapolo questa frase, che tra l’altro è anche “fuori tema”, ma la lingua batte dove il dente duole…

    ciao
    a

    Rispondi
  • 8. danielatuscano  |  19 settembre 2006 alle 14:44

    A proposito di cattive compagnie, leggete un po’ qui… :-/

    PAPA: AHMADINEJAD DIFENDE IL PONTEFICE, LE SUE PAROLE MALE INTERPRETATE
    Caracas, 19 set. (Adnkronos) – Il Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad difende il Papa. Le parole che Benedetto XVI ha pronunciato a Ratisbona ”sono state male interpretate”, ha sottolineato il leader iraniano. ”Rispettiamo il Papa e tutte le persone che difendono la pace e la giustizia”, ha affermato inoltre nella conferenza stampa a Caracas con cui ha concluso la sua visita di due giorni in Venezuela. ”Tutte le guerre del Ventesimo secolo sono state provocate dai Paesi europei e dagli Stati Uniti. Una parte del governo americano si dice cristiana, pero’ non lo e’, perche’ Cristo, come tutti i profeti di Dio, e’ stato profeta di giustizia e di pace”, ha quindi concluso.

    ***
    Ricordo che Ahmadinejad è, fra l’altro, quello che ha istituito il premio per la miglior vignetta antisemita e un gruppo di “studio” per la negazione della Shoah. Attualmente è ospite di Chavez, che lo ha accolto con grandi onori. Mi sembra opportuno segnalare anche qui un mio scritto di qualche mese fa: https://danielatuscano.wordpress.com/2006/05/24/ahmadinejad-il-passato-che-ritorna/

    Rispondi
  • 9. ernesto miragoli  |  20 settembre 2006 alle 7:18

    Al coro mistificante le parole di Benedetto XVI a Ratisbona, non riesco ad unire la mia voce.
    Ho letto e riletto il discorso all’università del teologo J.Ratzinger e devo dire che non vi trovo nulla, ma proprio nulla che sia biasimevole o poco commendevole da dirsi da parte di un capo di una religione che deve, per ruolo, soppesare le parole.
    Ho letto (e non riletto) i fiumi d’inchiostro che si sono versati come nella stagione delle pioggie torrenziali, appena il papa ha chiuso il discorso.
    E ne sono nauseato.
    C’è un errore che ha commesso il papa (a mio modestissimo avviso):prendere lo spunto dal dialogo del “basileus”. Uno spunto lungo che egli ha probabilmente introdotto per attirare l’attenzione e pagare il tributo che tutti i professori universitari pagano all’autocompiacimento delle citazioni erudite (ma glielo perdono).
    Questo spunto ha dato la stura all’esegesi sul pensiero di Papa Benedetto XVI che non si scrollerà mai di dosso la colpa di essere stato per oltre 25 anni Prefetto della Dottrina della Fede.
    I più moderati hanno detto e scritto che era meglio che tacesse.
    Mi chiedo se da cattolico (è vero sempre un po’ dissenziente da certe posizioni preconcette!) non debba chiedere al papa, ad ogni papa, quello che Cristo lasciò come mandato:”Conferma nella fede i tuoi fratelli”.
    Voglio dire: perchè debbo rispettare le uscite infuocate degli imam che minacciano ogni sorta di male all’Occidente e non debbo rispettare il capo della mia relgione che mi esorta a riflettere che la guerra di religione è un male? Lo so benissimo che nel mio armadio ci sono gli scheletri delle conquiste e delle imposizioni a mano armata della fede in cui credo; lo so benissimo che nel mio cassetto ci sono i panni sporchi e rotti di una sporca e corrotta connivenza e convivenza con le politiche (meglio sarebbe dire gli “homuncoli” politici); lo so benissimo che non posso vantare un passato storico della mia chiesa a prova cristallina.
    Ma so anche benissimo che accanto ad episodi condannati troppo tardi vi sono pagine scritte da Madre Teresa, da Massimiliano Kolbe, da Oscar Romero, da Giovanni Bosco, da Luigi Guanella, da….
    Non trovo analoghe pagine presso i figli di Dio che minacciano l’Occidente.
    Non so se Carlo Martello abbia fatto bene a fermare gli arabi a Poitiers nel 722 o se il generale polacco Sobiesky (pronube papa Innocenzo XI) abbia compiuto gesti di valore a bloccare i musulmani in Polonia. Non so nemmeno se la battaglia di Lepanto (per la vittoria della quale fu istituita la festa del nome di Maria) sia stata giusta. Non lo so, non perchè non lo voglia sapere, ma perchè quando penso che si mette mano alla pistola per difendere le proprie idee e le proprie religioni, reputo che ci sia un errore di partenza:interessi che valicano i confini delle idee e delle religioni, si ammantano di ideali e di fedi per continuare a vivere (e lucrare).
    Vengo al papa.
    Ha esposto in modo un po’ professorale delle tesi che sono patrimonio della mia cultura e della mia fede.
    Non vedo perchè debba chiedere scusa e ritrattare qualcosa.
    A me non piacciono i fondamentalismi, siano essi cattolici, ebraici, musulmani, quaccheri, calvinisti, luterani, anglicani o quant’altro.
    Il fondamentalismo è una forma di insicurezza, oltrechè d’ignoranza.
    A me piace che ognuno possa esprimere liberamente la propria opinione e la propria fede. E rivendico il diritto del mio capo di poterne parlare – nei termini in cui ne ha parlato – senza essere offeso, vilipeso, oggetto di orrende caricature.
    Sarò antipatico ed impopolare, ma ho paura degli islamici. Anche dei vaselinati Magdi Allam.
    Ho paura di chi sgozza la figlia perchè non rispetta il matrimonio coranico (e perchè l’ha portata in occidente?), ho paura di chi pretende che la comunità gli paghi la moschea (i primi cristiani non chiedevano nulla a nessuno, si riunivano nella catacombe o nelle case di chi voleva mettersi a disposizione), ho paura di chi pensa che la propria religione sia la più giusta e che vada imposta agli altri, ho paura di chi pretende rispetto per sè e rispetta gli altri. Quante paure che ho, direte! Eh,sì! Mi vedo preda di gente senza scrupoli, arrogante e pretenziosa di essere depositaria di una verità che non sa cercare assieme ai suoi simili lungo il cammino mutevole della storia, ma asserisce immutabile e Vera.
    Il mio Maestro invece, diceva:”Se vuoi…vai…vendi quello che hai; se vuoi…vieni e seguimi”.
    Ciao
    Ernesto

    Rispondi
  • 10. tiz  |  20 settembre 2006 alle 10:57

    Ahmadinejad? Almeno non ha gettato benzina sul fuoco…

    Rispondi
  • 11. danielatuscano  |  20 settembre 2006 alle 11:02

    Ahmadinejad non è una brava persona, Tiz. E’ l’uomo del “Mondo senza Sionismo”. E’ l’uomo che ha istituito un centro “studi” contro il “mito” e la “menzogna” della Shoah (l’ha ribadito anche in quest’ultima occasione, leggere “Repubblica” di oggi per credere). E’ l’uomo che ha indetto un premio per la miglior vignetta antisemita. E’ l’uomo che ha soppresso ogni libertà di espressione e di dissenso nel proprio paese. E’ l’uomo che lo scorso anno ha fatto impiccare sulla pubblica piazza (e conosciamo solo questi due casi, in realtà sono migliaia) due ragazzi di 18 e 16 (ripeto: 16) anni “rei” di omosessualità. E’ l’uomo che prepara l’atomica contro Israele e poi tutti gli altri, e si permette impunemente di replicare, sghignazzando, che lo fa per “scopi pacifici” (vuoi vedere che gli credono pure?).

    E’ l’uomo, infine, che già qualche mese fa aveva espresso l’intenzione di scrivere al Papa per comunicargli che, in realtà, i loro intenti erano comuni. Noi non ce l’abbiamo coi cristiani, dichiarò candidamente, semmai ce l’abbiamo con gli occidentali perché “poco” cristiani: perché hanno tradito il messaggio di Cristo con uno stile di vita corrotto e materialista, perché si sono alleati con gli “atei” americani, perché, infine, si sono messi ad adorare “l’Olocausto e l’omosessualità”. Sant’uomo! Siamo noi, i debosciati, i senza Dio, ad attirare la loro santa indignazione. Dovremmo chiedergli scusa!

    E sia chiaro: qui Benedetto XVI non c’entra niente. Dico soltanto che l’apparente difesa di Ahmadinejad è strumentale, e da QUESTO sarebbe bene prendere le distanze. Quando il presidente dell’Iran dichiara “Io saprei come governare il mondo”, un brivido mi corre lungo la schiena.

    Rispondi
  • 12. tiz  |  20 settembre 2006 alle 11:33

    Mizzica.. grazie per queste informazioni, chissà dove cazzarola lo stavo collocando (sono un po’ intontita dal lavoro.. immagina che con
    questi casini, io lavoro in Consiglio e si sono scatenati con interrogazioni e interpellanze a tema).
    Gettonatissimi quassù, oltre alle dichiarazioni di nazinger: Fallaci, pillola RU486, vari casini sanitari, TAV.
    Grazie ancora x aver contribuito alla mia de-anestetizzazione neuronale :))
    A presto e ciao a tutt*, Tiz

    Rispondi
  • 13. andrea  |  20 settembre 2006 alle 11:48

    ciao a tutti,
    volevo fare delle considerazioni rispetto alle osservazioni di Daniela e Tiz.
    Certo il presidente iraniano è indubbiamente quel che è… e fa il capo di Stato, quindi con le proporzionate conseguenze.
    Ma non lo sono anche tutti gli altri attuali capi di Stato nel mondo?
    credo se ne salvino veramente una manciata, spero.
    Dico questo per affermare che, a mio parere, nonostante l’indubbia origine opportunista dell’affermazione di Ahmadinejad, questa, come sue future o altrui, debba essere sottolineata se va nella direzione opposta allo scontro.
    Mi sembra chiaro che, a livello internazionale, è in atto un cambiamento di assetto.
    Le nuove potenze (Venezuela, Iran, India, Cina, Giappone, potrei dimenticarne qualcuna) stanno ormai esigendo di poter esprimere il ruolo che compete loro, la vecchia potenza (gli
    Stati Uniti) non vuole lasciare lo scettro,
    e, su questo nessuno credo abbia dubbi, darà guerra pur di centrare il suo obiettivo.
    Di qui Ahmadinejad in Venezuela, Chavez in Cina (anche i politici italiani sono stati in Cina), Bush in India, il Giappone che flirta con gli Stati Uniti, ed altro ancora.
    Insomma è chiaro che stanno prendono forma nuovi schieramenti ed alleanze.
    Visto però che, come credo siamo tutti d’accordo, la situazione è di estremo ed imminente pericolo,
    ogni dichiarazione che possa placare l’escalation della tensione dev’essere messa in luce, ed utilizzata con intelligenza ed astuzia anche da chi, come noi, ha l’unico scopo al momento di impedire un nuovo conflitto a carattere planetario. Questo vuol dire che, per esempio, ok Ahmadinejad non dà alcun affidamento, e peggio, ma se ciò che dice può legare le mani a Bush, è utile sottolinearlo. L’altro aspetto dovrebbe essere anche quello di legare lo stesso che rilascia dichiarazioni alle dichiarazioni stesse.
    Chiaro che, come sappiamo bene, questi individui sono capacissimi di dire il contrario di quello che hanno detto, ma è fuor di dubbio che se vorranno fare guerra la faranno.
    Al momento però, forse è anche ovvio dirlo, c’è solo una parte che preme per far guerra e fermare la storia (non intesa come evoluzione), rimanere in sella.

    buona giornata, Andrea

    Rispondi
  • 14. Communitas2002  |  20 settembre 2006 alle 11:56

    Riceviamo da Mariangela Pani, giornalista di ADN Kronos, questa riflessione indotta anche dai tanti ricordi che le sono stati dedicati.

    Per Oriana e su Oriana

    E’ innegabile. Con la morte di Oriana Fallaci se ne va un pezzo importante del giornalismo italiano. Anch’io giornalista, anch’io fiorentina, ho masticato con le pagine della Fallaci, quasi ancora bambina, la prima scrittura di rabbia e di denuncia. C’è di più: da Oriana ho imparato, molto prima che da altri miti che sarebbero venuti poi, il significato della parola ‘indignazione’ e di come essa – declinata al femminile – potesse avere una forza dirompente. Forse, da lì è nata un’aspirazione che poi si è tramutata in mestiere, forse da lì è nata l’illusione che con le parole noi poveri scribacchini potevamo contribuire non a cambiare il mondo, ma a aprire gli occhi alle persone.

    Eppure anche Oriana, come ognuno di noi, ha avuto un suo percorso. Rispettabile come quello di tutti noi, ma non per questo condivisibile. Le sue posizioni, estreme e radicali, contro l’Islam e contro il mondo che nel terzo millennio ha cominciato con forza a bussare alle nostre porte occidentali, non sono state mie né di altri. Troppo facile etichettare noi ‘di sinistra’ e lei ‘di destra’. Quello che lei ha espresso è stata la paura dell’altro, la difesa a oltranza di valori ‘buoni’ contro quelli cattivi, un ideale spartiacque di mondi e confini. Peccato, perchè, senza opporre la ragione alla rabbia, da ‘mito’ è diventata un ‘modello’ cioè ha ‘scritto’, ha inciso nella pietra una linea di azione, di pensiero e di ideologia per cui potevi solo essere o con lei o senza di lei. Peccato. Essere un mito non è facile. Non a caso con l’idea e i valori dei miti nella nostra vita facciamo i conti da secoli, anche noi coscienze laiche. Mi pare eccessivo questa polvere sollevata attorno alla presunta ingratitudine di Firenze nei confronti della Fallaci (e del resto ha detto bene il sindaco Domenici: ci sono precedenti illustri, vedi Dante), mi pare eccessivo proporla come un mito: come un modello sì, ma scusate, non è il mio e non me ne vergogno.

    Mariangela Pani

    20 settembre 2006

    Rispondi

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