TROPPA GRAZIA, EMINENZA?…

21 settembre 2006 at 8:09 12 commenti

Pochi giorni fa avevo duramente criticato “L’Opinione” per un articolo discriminatorio nei confronti dei single https://danielatuscano.wordpress.com/2006/09/05/vade-retro-single/. Stamane, però, ne trovo un altro http://www.opinione.it/pages.php?dir=naz&act=art&edi=197&id_art=3832 (non proprio recentissimo, in verità) con le cui conclusioni, se l’episodio riportato è reale – a me infatti non risulta che la bambina di cui si parla sia stata raggiunta da anatema -, non posso che trovarmi d’accordo. Lo sottopongo ai lettori senza commentarlo perché non sono sicura che la vicenda si sia svolta esattamente così; in quel caso l’autore dell’articolo meriterebbe una bella tirata d’orecchi. Mai scagliare la prima pietra; però, data l’importanza del tema, chiedo lumi a chi ne sa di più. Domando pure se anche per il peccato di associazione mafiosa è prevista, come per l’aborto, la scomunica latae sententiae. In questo momento non ho sotto mano il Catechismo e non me ne ricordo.

Daniela Tuscano

Vergogna!

A Bogotà, in Colombia, una bambina di undici anni, violentata dal patrigno, grazie ad una sentenza della Corte Costituzionale che ha depenalizzato l’aborto nei casi di stupro, di rischio di malformazione del feto e di pericolo di vita per la mamma, ha potuto abortire presso l’Ospedale “Simon Bolivar” di Bogotà. <B>Colombia, abortisce dopo una violenza<br>Il cardinale scomunica medici e familiari</B>

Sul caso è intervenuto pesantemente il cardinale cattolico Alfonso Lopez Trujillo [vedi foto, da “Repubblica.it”], presidente del Consiglio colombiano per la famiglia. Ma non è intervenuto per condannare l’autore della violenza, ma per scomunicare l’équipe medica affermando: “Quanti hanno partecipato all’intervento sono dei malfattori, perché hanno stroncato la vita di un innocente”. Davanti a simile linguaggio (anche la bambina di undici anni è stata scomunicata) ogni parola di condanna è inutile. Si prova solo nausea e disgusto. Nessuna condanna per quel turpe individuo e mai nessuna per i reati che sempre più frequentemente vengono commessi dai preti arrestati per pedofilia e ora anche come corrieri della droga, mentre il vescovo di Bologna ha giustificato il recente pestaggio a due giovani gay affermando che “la violenza è cugina della trasgressione”. Anche Ratzinger nella sua Germania ha tuonato contro “l’Occidente sordo a Dio” [in http://www.donboscoland.it/articoli/visualizzaarticolo.pax?idrealta=16&ID=2575, nota di D. Tuscano] (ma di questo invasato predicatore parleremo nel prossimo articolo), avrebbe dovuto prendersela con i suoi preti che escludono il “vero” Dio dalla loro vita. Vergogna.

Aldo Chiarle (18 settembre 2006)

 

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Entry filed under: voci dal sottosuolo.

MORATTI FINANZIA LE SCUOLE PRIVATE LUIGI CHIATTI BENEFICERA’ DELL’INDULTO?!?

12 commenti Add your own

  • 1. fra Roberto  |  21 settembre 2006 alle 8:19

    Cara Daniela. ecco la notizia, è del 6 settembre, per questo facevo difficoltà a trovarla. L’articolo che ti posto è di repubblica e comunque è vero che i giornali columbiani hanno parlato di scomunica?

    abbracci

    fra Roberto

    Trujillo: “Nessuna scomunica per la bimba che ha abortito”
    di ORAZIO LA ROCCA

    CITTA’ DEL VATICANO – La bimba colombiana di 11 anni costretta all’aborto terapeutico dopo essere rimasta incinta per una violenza sessuale da parte del suo patrigno, “non è stata mai scomunicata dalla Chiesa cattolica e, tantomeno, dai vescovi o dalle autorità vaticane”. “Su questa drammatica vicenda, in Colombia non è stata emessa nessuna scomunica”. Lo chiarisce il presidente del pontificio Consiglio per la famiglia, il cardinale colombiano Alfonso Lopez Trujillo, in una lettera inviata al ministro degli Interni Giuliano Amato che, parlando lunedì scorso al meeting interreligioso di Assisi organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio, si era detto “colpito” dalla scomunica comminata dalle autorità ecclesiali colombiane nei confronti della bambina http://www.repubblica.it/2006/08/sezioni/esteri/colombia-scomunica-stuprata/colombia-scomunica-stuprata/colombia-scomunica-stuprata.html.

    Nella lettera, il presidente del Pontificio consiglio per la Famiglia scrive, tra l’altro, che “nessuno ha mai pensato che una povera bambina violentata possa essere colpevole e non vittima. Quindi, in nessun caso penserei che si debba applicare la scomunica ad una bimba che non ha alcuna colpa, che per di più ha subito continue pressioni per abortire in una clinica, considerando che nel Paese l’aborto è stato depenalizzato. Quindi – ha poi aggiunto – su tutta questa vicenda in Colombia non è stata mai fatto alcun tipo di dichiarazione di scomunica contro nessuno”.

    Nell’esprimere, poi, il suo apprezzamento per la condanna dell’aborto ribadita da Amato anche ad Assisi, il cardinale Trujillo spiega che sia da parte del dicastero da lui presieduto che dalla conferenza episcopale colombiana si è solo riaffermato il principio-cardine della morale cattolica in materia di interruzione volontaria della gravidanza. E cioè che “l’aborto è sempre e comunque un delitto abominevole sancito dal Concilio Vaticano II e dal Codice di Diritto Canonico, e che la Chiesa si mette sempre dalla parte del più debole”. Nel caso della piccola colombiana, specifica ancora il porporato, “nessuno, nè io, né il mio dicastero, né l’episcopato colombiano, ha pronunciato una scomunica”, anche se, “come ha spiegato il cardinale Pedro Rubiano Sàenz, arcivescovo di Bogotà, in materia di aborto il Canone 1398 prevede la scomunica latae sententiae, cioè che ha effetto ‘ipso facto'”.
    Tuttavia, “mai si è immaginato – assicura il cardinale Trujillo – che una bimba di 11 anni possa essere oggetto di scomunica anche se spinta a prendere quella via. La Chiesa voleva solo difendere sia la bambina che il nascituro, che non è un aggressore da eliminare, e ha chiesto per lei le necessarie cure mediche portandole tutta la solidarietà, la comprensione e l’amore che sono proseguite anche dopo l’aborto. Si è chiesto soltanto – puntualizza il porporato – che si risparmiasse la vita del bambino che, anche in questo caso, resta un innocente e la persona più indifesa al mondo. Secondo noi si poteva con la stessa misericordia ed urgenza salvare sia l’uno che l’altra. Alle due vittime va tutta la misericordia e la solidarietà: alla bambina, sottoposta a pressioni e ripetute violenze del patrigno sul quale deve ricadere tutta la colpa, e al bambino, nel suo grembo, che è stato eliminato”.

    “Ora sarebbe bello che – conclude il cardinale – che una nostra organizzazione si occupasse della bambina alleviando il suo dolore e il trauma da lei subìto. Sarebbe un errore ed un orrore che la Chiesa vada ad aggiungersi a quel dolore immenso ma, nello stesso tempo, questo caso è stata una grande opportunità per ribadire che da parte nostra vi è sempre la difesa dei più poveri”.

    Rispondi
  • 2. ernesto  |  21 settembre 2006 alle 8:39

    Stando alle mie informazioni il cardinale ha dichiarato che meriterebbe la scomunica, ma non l’ha comminata.
    Cambia poco. Anzi nulla.
    Il galero cardinalizio è sempre stato premio alla carriera ecclesiastica, ma una volta si stava attenti a scegliere la persona.
    Adesso, nonostante tutti dicano che queste cose non sono importanti, ogni nazione vuole il suo o i suoi cardinali. E il papa infelicemente regnante, accontenta.
    Sotto Pio X un cardinale che ne aveva combinata una grossa, fu chiamato dal papa ed uscì vescovo, lasciando sul tavolo il galero.
    Adesso una cosa del genere sarebbe impensabile.
    Però mi piacerebbe che una bella reprimenda fosse fatta a quest’uomo che ha dimenticato un’esortazione del suo Maestro: “Voglio la misericordia e non il sacrificio”.
    ciao
    Ernesto

    Rispondi
  • 3. f.  |  21 settembre 2006 alle 8:58

    Nella scomunica non può incorrere una bambina (credo ci vogliano almeno 16 anni) e trattandosi di scomunica “latae sententiae” non vi incorre chi non fosse consapevole, al momento del reato, che ad esso è collegata o annessa la scomunica. Non ha però bisogno di essere comminata da un’autorità ecclesiastica perché è “automatica”.
    Scrivere che «il vescovo di Bologna ha giustificato il recente pestaggio a due giovani gay affermando che “la violenza è cugina della trasgressione”» è un po’ ingiusto. Intanto, si tratta del vescovo ausiliare e non del vescovo di Bologna. Su un piano generale, ha ragioni da vendere il nostro Aldo Chiarle, però dev’essere meno sommario.
    Saluti
    don F.

    Rispondi
  • 4. Luca  |  21 settembre 2006 alle 16:46

    credo che parlare di scomunica oggi sia come bestemmiare Dio.
    In secondo luogo, anche questo peso eccessivo che si dà alle esternazioni ( sempre poco felici) di vescovi e cardinali, non fa altro che porre l’attenzione sulle gerarchie, mentre noi vogliamo proprio invertire i rapporti e riportare la Chiesa al popolo di Cristo senza comandanti di sorta, libero nella fede.

    Rispondi
  • 5. beppe  |  21 settembre 2006 alle 17:02

    E allora scriviamo pure “il vescovo ausiliario”. Ma non mi pare che in
    sostanza cambi molto la situazione, visto che quella frase la si puo’
    leggere in tanti modi, ma calata nel contesto dell’aggressione serve
    solo a dire “dovevate aspettarvelo, visto che vivete nella
    trasgressione”. E la pratica del “dovevate aspettarvelo” non mi pare
    molto cristiana, comunque.

    Beppe

    Rispondi
  • 6. fra roberto  |  21 settembre 2006 alle 17:08

    carissima
    per certo il latae sententia è in vigore nelle diocesi di Sicilia. Neanch’io a freddo so rispondere alla tua domanda…..ma farò approfondimenti nei prossimi giorni

    abbracci

    roberto

    Rispondi
  • 7. f.  |  21 settembre 2006 alle 17:23

    Purtroppo… l’associazione mafiosa (et similia) non è contemplata. Un vescovo potrebbe ravvisare gli estremi per “conferirla” in casi specifici: scomunica “ferendae sententiae”, come forse ha fatto Bregantini, di Locri, ultimamente. Dico forse perché non mi è sembrata proprio netta e soprattutto individualizzata. Resta il problema della difficoltà, da parte di uomini di Chiesa, di stabilire con certezza i casi di mafia. Nel nuovo Codice di diritto canonico non vi figura, a differenza del precedente, neanche la Massoneria, tra le associazioni i cui membri risulterebbero scomunicati. Salvo miglior giudizio, perché non sono esperto di diritto canonico.
    Cordialmente.
    don F.

    Rispondi
  • 8. danielatuscano  |  21 settembre 2006 alle 17:40

    Insomma niente scomunica, almeno non netta, precisa, inequivocabile e codificata, come per l’aborto (nel frattempo ho recuperato il Catechismo e la parola “mafia” nell’indice non è in effetti mai menzionata). Solo qualche caso isolato da verificarsi volta per volta. Mi scusino i sacerdoti intervenuti per il linguaggio approssimativo, ma il senso è quello, mi pare.

    Ora mi spiego perché Trujillo si è sentito in dovere di intervenire. Proprio perché la condanna di chi compie l’aborto è così indiscutibile è stato costretto a precisare (bontà sua) che la bambina non è stata colpita, per stavolta, dai fulmini della Chiesa. Ora apprendo che, se soltanto avesse avuto pochi anni di più, il maglio degli inquisitori (maschi) si sarebbe abbattuto, implacabile, sulla femmina assassina.

    Questa è proprio una notizia da divulgare. Non so voi, ma io comincio a essere stucca di questi zitelloni in sottana.

    Rispondi
  • 9. tiz  |  22 settembre 2006 alle 12:57

    Per la scomunica della bambina, in realtà è arrivata una smentita, sintetizzata e linkata qui, se interessa http://uaar.it/news/2006/09/09/trujillo-nessuna-scomunica-per-bimba-che-abortito/
    Tiz

    Rispondi
  • 10. danielatuscano  |  2 ottobre 2006 alle 18:16

    Sarà. Per intanto vi segnalo un’altra notizia-vergogna…

    Sulmona: “Ha rifiutato la messa funebre a un divorziato”

    SULMONA – La “rivolta” dei fedeli, ieri, ha costretto don Gaetano, ad uscire dalla chiesa di Bagnaturo scortato dai carabinieri. I parrocchiani sono rimasti fuori ad attenderlo, per contestarlo con urla e applausi di scherno. Una scena surreale scatenata dal rifiuto, da parte del prete, di celebrare la messa funebre ad un divorziato.
    “Ordini superiori” ha spiegato il parroco ai cronisti, nella concitazione dell´uscita dalla chiesa. Ordine, a quanto pare, del vescovo di Sulmona, monsignor Giuseppe Falco. Con lui, don Gaetano ha concertato l´applicazione, alla lettera, del diritto canonico per quello che si è trasformato ormai in un caso. Certo è che Fernando Scipione, 47 anni, morto d´infarto sul suo tir, durante una trasferta di lavoro a Messina, ieri è stato sepolto senza funerale. Dopo la tragedia, i familiari avevano chiesto di poter fissare il rito funebre, ma il parroco, aveva temporeggiato, inusualmente.
    Alcune ore dopo, aveva opposto il diniego con motivazione ufficiale: impossibile, per lui, officiare messa per un divorziato, essendo il defunto venuto meno al sacramento del matrimonio. È stato solo concesso l´uso della chiesa per la veglia funebre. La messa no. La notizia è rimbalzata per i vicoli antichi del borgo suscitando dapprima incredulità, poi sgomento e rabbia.
    È stata la seconda moglie di Fernando Scipione a coagulare lo sdegno in rivolta, sino alle soglie della chiesa parrocchiale e a quelle auto dei carabinieri che prendevano in consegna la Punto Fiat di uno spaventato parroco. «Un uomo bravo, onesto e lavoratore come Fernando è stato trattato come una persona indesiderata» ha raccontato la donna in lacrime. «È uno scandalo, se ne deve andare», hanno tuonato in coro altri parrocchiani. «Anche mio padre era divorziato», sottolinea la signora Amalia, un´altra contestatrice «e alla sua morte ha avuto qui il suo giusto funerale».
    Il vescovo, interpellato sulla vicenda, ha replicato che don Gaetano «ha applicato le norme, non ha quindi fatto altro che rispettare, in piena autonomia, quanto stabilito dalla nostra religione».

    Giuseppe Caporale (“la Repubblica”, 2 ottobre 2006)

    Sepolcri imbiancati. Se si possono contestare i metodi della protesta dei parrocchiani (ma applicando la “filosofia” di mons. Vecchi, o semplicemente il buon senso popolare, chi semina vento raccoglie tempesta…), il loro scandalo – nel senso evangelico – è più che giustificato. Grazie a Dio la “mia” religione è ben diversa da quella, farisaica, di Sua Eccellenza il Vescovo. A quanto pare, sia a lui sia al suo “dipendente” piace molto scagliare la prima pietra. E, forse, anche la seconda.

    Rispondi
  • 11. don luca  |  6 ottobre 2006 alle 11:19

    risponderei a daniela dicendogli che sono totalmente d’accordo con lei, proprio per qst la chiesa nel 1983 ha rinnovato il cdc per far si che le norme siano per gli uomini…. la norma canonica parte da una filosofia di vita che cioè al centro della legge c’è la ricerca della felicita’ dell’uomo…quindi non bisogna leggere la legge in senso di chiusura mentale ma al contrario come un aiuto per l’uomo….la prima e ultima legge è la COSCIENZA RETTA di ogni cristiano.Cosa fare se un prete si rifiuta di celebrare un sacramento senza una molto seria motivazione? prima di tutto andare a parlare con il proprio vescovo che è il pastore di tutta la diocesi poi far presente la situazione al TRIBUNALE ECCLESIASTICO che è presente in tutte le regioni che si occupa oltre che dell’annullamento dei matrimoni anche di situazioni come qst.

    Rispondi
  • 12. danielatuscano  |  6 ottobre 2006 alle 13:13

    Grazie don Luca, mi piacerebbe diffondere la tua spiegazione perché in giro c’è troppa ignoranza a proposito. Ti abbraccio 🙂

    Rispondi

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