11 SETTEMBRE, BUSH HA MENTITO. Il documentato atto d’accusa del guardiano delle Twin Towers

25 settembre 2006 at 20:34 10 commenti

di Philip J. Berg & William Rodriguez (Editori Riuniti)
L’11 settembre 2001 William Rodriguez era lì. In possesso, come guardiano della gigantesca Torre Nord, di tutte le chiavi dell’edificio, perfetto conoscitore dei passaggi, delle scale, delle uscite d’emergenza, dei sotterranei, è riuscito a guidare i vigili del fuoco e i soccorritori, fino al momento del crollo. Ha rischiato la vita, è stato elogiato e decorato dalle autorità. Ma la ricostruzione fatta dall’Amministrazione Bush del terribile attentato non lo ha convinto. Rodriguez è stato testimone diretto di un evento radicalmente diverso da quello raccontato. Si è affidato perciò a un importante studio legale dalla Pennsylvania, per sostenere e documentare la sua accusa. Questo libro la riproduce nella sua interezza, dubbio per dubbio, contestazione per contestazione, menzogna per menzogna. Da dove provenivano gli scoppi distintamente uditi da Rodriguez e da altri, molto prima del crollo? Perché gli aerei dirottati, in volo sul paese meglio difeso del mondo, non sono stati intercettati? Perché e come è crollato il cosiddetto «Edificio 7»? Dove è caduto esattamente e perché, il misterioso «Volo 93»? Come hanno potuto, terroristi senza alcuna esperienza di volo guidare un possente Boeing proprio contro il Pentagono, nel luogo più inaccessibile e protetto del pianeta? A cinque anni dal terribile attentato al World Trade Center, una parte crescente dell’America si interroga sulle macroscopiche contraddizioni della versione ufficiale. Nessuno può essere in grado di dire come si sono svolte effettivamente le cose quel giorno. Ma un punto sembra ormai acquisito, come questo atto d’accusa dimostra: George Bush ha mentito.

Philip J. Berg, avvocato, è titolare di un prestigioso studio legale della Pennsylvania, www.911forthetruth.com/
William Rodriguez è l’uomo che fungeva da guardiano delle Torri Gemelle e che l’11 settembre 2001 contribuì a salvare centinaia di vite umane.
www.informationguerrilla.org(Vedi anche: http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Unique&id=3329)

Annunci

Entry filed under: il punto caldo, Italia, Europa, mondo, Politica-Mente.

IN NOME DELL’UMANITA’: PIERGIORGIO WELBY FATEVI PURE UN “16000 TANTO”…

10 commenti Add your own

  • 1. rino  |  25 settembre 2006 alle 21:09

    Ieri sera la puntata di Report è stata molto interessante. Ecco il video: http://www.report.rai.it/R2_HPprogramma/0,,243,00.html

    Rispondi
  • 2. giancarlo  |  25 settembre 2006 alle 22:30

    Io ho registrato la puntata… per “sbatterla” in faccia a chi ogni volta che parlo male dell’amministrazione Bush, mi accusa di anti-americanismo… Scopro che c’è un terzo degli americani (sarebbe meglio dire statunitensi) che sono anti-americani come me…
    Cui prodest?
    Si chiedevano quei lungimiranti dei latini, bè di bello la trasmissione di ieri sera ha messo in luce proprio questo aspetto… A chi ha giovato di più, questo folle attentato…
    Indovinate un po’ chi ci si è arricchito di più sulle spalle dei tremila morti delle twin towers e sulle successive migliaia di morti dell’Afghanistan e dell’Iraq???
    Insomma non ho mai creduto alla tesi dell’attentato terroristico, per la semplice ragione che chi mente ed è abituato a mentire non avrà mai la mia compiacenza… Preferisco “costruirmi” la mia “verità” ed eventualmente ingannarmi da solo piuttosto che farmi ubriacare dalla televisione e dalle “verità” ufficiali.
    Non è un attentato è una nuova Pearl Harbour studiata e preparata a tavolino dalla stessa amministrazione Bush con la complicità di Bin Laden e della sua famigliola (ripartita dagli USA tre giorni dopo gli attentati, per l’Arabia Saudita, gli unici a poter abbandonare il paese… anche Report ha omesso di ricordarcelo..)
    Questa è la mia menzogna personale che assomiglia, almeno per me, molto più alla verità di qualunque altra versione ufficiale che cercano di rifilarmi.

    Rispondi
  • 3. PetaloSs  |  26 settembre 2006 alle 13:45

    Io invece sono pro America, mi piace tutto quello che sono riusciti a produrre in tutti questi anni, dalle bibite alle grandi pop star, dal cinema ai grandi best seller.. solo per fare alcuni esempi spiccioli.

    Politicamente parlando invece ho sempre trovato gli americani arroganti con una spiccata propensione al potere e alla megalomane superiorità che traspare nel loro parlare, il loro agire è solo la pratica che segue la teoria. Bush nn mi è mai piaciuto, ho sempre trovato torbido il suo modo di agire, di porsi, e ancora nn mi è chiaro come è stato possibile che dopo i numerosi dubbi, gli scandali, le campagne anti elezione fatte tramite fiaccolate e supportate da star di un certo livello molto ammirate dagli americani, sia riuscito ancora una volta ad imporsi come presidente della nazione George e amministrazione..

    La verità su quello che è accaduto l’undici settembre verrà sicuramente fuori, ma quando tutte le punibili parti in causa nn ci saranno + ed i trentenni come me saranno vicini ai 100.
    Spero cmq che gli Americani per una volta soltanto si mettano una mano sulla coscienza e capiscano che pazzo criminale hanno messo davanti a loro.

    Rispondi
  • 4. cristiano  |  26 settembre 2006 alle 14:38

    Ciao Dani!

    ho letto la recensione del libro, domenica avevo visto Report su Rai3.
    Comincia CHIARAMENTE a delinearsi una realtà diversa dei fatti dell’ 11/9/01.
    Ma gli Stati cosa fanno? continuano ad ossequiare Bush solo perché è il più forte? o ne hanno paura? sarebbe l’ora di fare valere tutto il peso di tutti gli stati per dire al caro BUSH NON CI STO!

    Rispondi
  • 5. elena  |  26 settembre 2006 alle 18:44

    (Ogni affermazione fatta in questa pagina è ampiamente documentata nella Sezione 11 Settembre su http://www.luogocomune.net)

    Passaporti di terroristi che resistono alle fiamme dell’inferno e cascano intatti in mano agli agenti dell’FBI. Dilettanti dell’aria che non sono mai riusciti a prendere il brevetto per gli aerei da turismo,che si impadroniscono di Boeing da 100 tonnellate e gli fanno fare manovre degne della pattuglia acrobatica.
    Il testamento di un terrorista che ricompare, senza nemmeno una scottatura, dallo schianto dell’aereo in Pennsylvania. La difesa aerea più impenetrabile del mondo che non riesce ad intercettare uno solo di quei quattro aerei dirottati
    nell’arco di oltre due ore. Un’FBI che in 48 ore riesce a darci la lista completa dei dirottatori, con tanto di fotografie, quando sulle liste passeggeri non compariva un solo nome arabo.Dirottatori maldestri, che riescono a seminare dappertutto copie del Corano e manuali di volo in quantità industriali. Passeggeri che telefonano coi cellulari da 8 mila metri di altitudine come se fossero dietro l’angolo.QUESTO È STATO L’11 SETTEMBRE,TUTTO QUESTO E NON SOLTANTO C’è soprattutto uno sceicco annoiato, noto agente della
    CIA, che avrebbe f atto gli attentati senza nessun motivo apparente, mentre l’amministrazione Bush miracolosamente trae più benefici da questa sua ”cattiveria”, che se lo avesse pagato apposta per farla.
    Talmente forte era la loro voglia di andarsi a prendere l’Afghanistan, che in seguito la Senatrice Feinstein ha scoperto che un preciso piano di guerra per invadere il paese fu messo sulla scrivania di George Bush,pronto da firmare, il 10 di Settembre 2001. Il giorno prima degli attentati.Per fare le guerre però ci vogliono anche tanti soldi, e quelli il parlamento te li dà solo se hai il pieno supporto della popolazione. Ma per avere quel tipo di supporto,bisogna che il ”cattivo” ci tocchi nell’intimo, colpendo il simbolo più caro che abbiamo della
    nostra civiltà.Nè basta certo che lo colpisca,bisogna che crolli rovinosamente,
    in maniera dolo- rosa e umiliante, che porti con sè migliaia di innocenti, per scatenare in noi quella paura e quello sdegno che ci faranno davvero volere la tua guerra fino in fondo. Con Pearl Harbour, in fondo, la cosa aveva funzionato.bisogna che il ”cattivo” ci tocchi nell’intimo, colpendolo
    11 2001 IL MISTERO DELLE TORRI
    Ma le Torri Gemelle erano state progettate per reggere all’impatto non di uno, ma di multipli aerei di quel tipo. Ecco allora che ci si domanda cosa ci facciano gli ”squibs” delle demolizioni controllate (gli ”sbuffi” di cemento, indicati dalla frecce, tipici delle cariche esplosive usate nelle demolizioni controllate),in quelli che dovrebbero essere dei semplici crolli passivi. Da dove viene la forza che scaglia quintali di calcinacci a una distanza tale da creare un ”fungo” di macerie largo il doppio della Torre? Come mai ci sono dozzine
    di testimonianze filmate, in video, sui giornali, nelle interviste TV che raccontano di esplosioni multiple, ravvicinate, avvenute prima e durante
    i crolli stessi? Qual’è la forza che riesce a staccare dalla struttura della Torre un una trave di acciaio da cinque quintali, scagliarlo fino a colpire l’edificio di
    fronte?
    100 DOMANDE SENZA RISPOSTA
    L’Associazione Familiari delle Vittime, nel denunciare Bush e Cheney per alto tradimento dello stato, vuole sapere:
    a) come mai le porte dei tetti delle Torri fossero chiuse dall’esterno, impedendo così eventuali salvataggi con l’elicottero;
    b) come mai tutto l’acciaio dei piloni di supporto sia stato svenduto in gran fretta, senza nemmeno essere prima analizzato;
    c) come mai si disse agli occupanti della seconda Torre che non c’era nessun bisogno di evacuarla, mentre si sapeva già che un secondo aereo stava facendo rotta su di loro?
    Sono oltre cento le domande di questo tipo, poste al governo all’Associazione Parenti delle Vittime, che ancora attendono una risposta.
    Mistero nel mistero, si è poi scoperto un foro d’uscita di simili dimensioni all’interno del terzo anello dell’edificio.Fra la facciata colpita e il foro (linea tratteggiata) ci sono quasi 100 metri di distanza, e circa 150 colonne di cemento armato. In tutto questo, si è trovato un motore molto più piccolo di quelli dei Boeing del tipo solitamente montato dai caccia militari. Nell’altra foto vedete invece le dimensioni di un motore Rolls Royce come quelli dei Boeing 757.
    UNA STRATEGIA ASSURDA
    E’ noto come sia impossibile volare per più di qualche minuto fuori rotta, nei cieli intorno a Washington, senza venire intercettati dai caccia della difesa americana.Nonostante questo i dirottatori hanno messo in atto un piano che avrebbe potuto funzionare solo se l’intero sistema di difesa fosse andato in tilt proprio in quel momento. Se ne sono andati tranquillamente a zonzo,
    per intere mezze ore, come se sapessero che la difesa non sarebbe mai intervenuta. L’AA77 addirittura è partito da Washington per colpire il Pentagono (che sta a un miglio di distanza), ma è andato fino all’Ohio prima di
    fare dietro front e puntare sulla capitale.
    Come partire da Fiumicino con l’intenzione di colpire il Colosseo, e andare fino a Milano a prendere la rincorsa,mentre non uno dei caccia stazionati nelle varie basi militari (indicate dalle stelle), riesce curiosamente ad alzarsi in volo.
    come può un’aereo di queste dimensioni …… sparire in un buco così piccolo?
    DOVE È FINITO IL BOEING?
    L’apertura alare del Boeing – 757 circa 40m. è più larga di tutta la parete inquadrata, e la coda arriva all’altezza dell’ultimo piano, ma sulla facciata, praticamente intatta, si vede solo un foro d’ingresso largo pochi metri. Molte finestre hanno addirittura i vetri intatti, mentre sul prato i rulli di cavo elettrico, presenti prima dell’impatto, non sono nemmeno caduti tutti. Ma non c’è un’ala, non un pezzo di fusoliera, un motore, un alettone di coda, un sedile, una valigia, non c’è assolutamente nulla che indichi che lì si è appena
    schiantato un aereo da 100 tonnellate.

    Rispondi
  • 6. danielatuscano  |  27 settembre 2006 alle 16:41

    Come tutte le generazioni nate dopo la guerra sono cresciuta a “Topolino” e Coca-Cola. Quand’ero un po’ più grandicella non mi perdevo una puntata di Happy Days e, in ogni caso, per me l’America – o meglio, come puntualizza Giancarlo, gli Stati Uniti – è sempre stato il grande Paese della pace e della tolleranza.

    Mai stata, dunque, anti-americana cioè anti-statunitense. Mi capitava sì di leggere, su alcuni giornali e sui muri, invettive contro gli USA “imperialisti, sfruttatori, capitalisti” ecc., ma mi sembravano assurdità. E non perché gli USA non fossero anche quello, come scoprii più tardi, ma perché non ho mai condiviso il manicheismo. Nello specifico, poi, men che meno, visto che gli autori di quelle invettive contrapponevano spessissimo agli States la Russia sovietica e brezneviana. Mi veniva il gelo al solo sentirla nominare.

    Ho sempre simpatizzato per la sinistra, ma ciò non mi ha impedito una profonda ammirazione per il Paese della democrazia, dei diritti umani, di Kennedy e di Martin Luther King, di Cassius Clay e del jazz, dell’antifascismo e delle femministe.

    E la cosa più sorprendente è che questa ammirazione non la sentivo solo io, giovane europea. La provavano (e la provano) anche le migliaia di immigrati asiatici e musulmani che un giorno hanno deciso di tentare la sorte in quelle lontane contrade.

    Domenica scorsa, al Milano Film Festival, è stato presentato in anteprima nazionale un documentario-intervista ai sospetti terroristi (o ai loro parenti) arrestati dopo l’11 settembre. Alcune delle loro frasi più ricorrenti erano queste: “Me ne sono andato dal mio Paese perché laggiù c’era la fame, la violenza, la guerra. Ho scelto gli States perché potevo trovare rispetto umano e, forse, un lavoro”.

    “Tutto quel che ho guadagnato lo devo a questo Paese – ha rivelato un ingegnere pachistano. – Avevo un buon lavoro, vivevo in un quartiere residenziale di periferia, ero perfettamente integrato. Poi c’è stato l’attentato al WTC. Una segnalazione anonima mi ha messo nei guai e mi hanno arrestato come presunto terrorista per aver trovato in casa alcuni libri religiosi e, prova che fu ritenuta schiacciante, un videogame di mio figlio che simulava un attacco aereo”. Al nostro ingegnere è andata relativamente bene: dopo essere stato tenuto in carcere per più di un anno senza prove, è stato rilasciato e nel frattempo ha perso lavoro, casa, rapporti coi suoceri (la moglie è americana), che di lui non hanno più voluto saper nulla. Ma ha trovato un impiego come rivenditore di automobili.

    Altri sono stati più sfortunati. E mi limito qui ad accennare al calvario del somalo Mohamed, prelevato da casa e protagonista di un’allucinante odissea condita da torture, violenze psicologiche e fisiche (e sessuali) d’ogni tipo che si è snodata – e ancora non è finita – fra Marocco, Giordania, Libano, Afghanistan, Iraq, ancora Marocco per approdare “finalmente” a Guantanamo (se non ricordo male). Ma sicuramente ho dimenticato qualche altro Paese che Mohamed ha “visitato”, non da turista però.

    Alle testimonianza si alternavano le dichiarazioni ufficiali. La fredda voce di Condi Rice che assicurava che i sospetti terroristi non venivano torturati. In effetti, a parte Guantanamo sopra ricordata (una bagattella!), di norma non si tortura. Quest’ultima è affidata, come il caso di Mohamed ha illustrato, a Paesi “amici” dove parole come diritti umani sono suoni privi di senso e dove un prigioniero può rimanere sepolto per anni, o per sempre, senza che nessuno ne sappia più nulla.

    I volti di quella gente, le parole sentite da loro o dai loro amici, erano del tutto simili alle nostre. Era evidente che non si trattava di terroristi, ma di persone normali, con l’unica colpa di essere musulmane e di essersi trovate nel posto sbagliato in un giorno sbagliato. Se poi dei videogame per bambini sono ritenute prove “schiaccianti” di colpevolezza, c’è davvero poco da stare allegri.

    Sono questi gli USA che non amiamo: gli USA della schiavitù, del Vietnam, della guerre stellari, dell’atomica, della pena di morte, di Reagan e di Bush. Di Guantanamo. E ciò non significa essere anti-americani, semmai il contrario.

    Vorrei concludere ancora con le parole del professionista pachistano: “Questo è un momento triste per la mia religione. Circa il 40% della popolazione musulmana è analfabeta, governata da regimi dittatoriali e in balia di predicatori ignoranti ed esaltati. Ma cosa c’entrano costoro con L’Islam? L’Islam non è violenza, non è suicidio. A noi non piace vivere male. Possibile che gli americani siano incapaci di distinguere tra una minoranza di delinquenti e la maggioranza che vuole la pace?”.

    Rispondi
  • 7. giancarlo  |  28 settembre 2006 alle 7:15

    A proposito di quelli che vanno in giro per il mondo a “portare democrazia”…

    Con il libro “Lettera ad una nazione cristiana”, è ormai un caso sul web

    La maestra chiede ai suoi allievi: “Siamo in guerra! Voi ci state?”

    NEW YORK- George Bush afferma che gli americani pregano per lui e che l’America vivrebbe il suo “terzo risveglio” di religiosità. Eppure, nella stessa America, “Jesus Camp”, documentario che racconta la realtà dei campeggi estivi per bambini evangelici, diventa un caso. E sull’onda lunga del dibattito un libro dal titolo provocatorio “Lettera ad una nazione cristiana” diventa la terza pubblicazione anti-Bush più venduta su Amazon.com.

    Il documentario “Jesus Camp”. E’ la storia di un tam-tam che dalla proiezione al Tribeca Festival fino all’uscita nelle sale, ha condotto il documentario “Jesus camp” di Heidi Ewing e Rachel Grady, al centro di una discussione sulle pulsioni ultrareligiose dell’amministrazione Bush: il film-realtà descrive, infatti, la storia di tre bimbi, seguiti durante la loro vacanza di “addestramento religioso” al campeggio “Kids on Fire” di Devils Lake, in North Dakota.

    In una scena i tre bimbi dal viso angelico pregano davanti a un’immagine di cartone del presidente degli Stati Uniti e piangono calde lacrime, implorando di porre fine alla pratica abortiva. E ancora: durante il film, la religiosa evangelica Becky Fischer, fondatrice del campo, chiede gridando ai suoi allievi in tuta mimetica: “Siamo in guerra! Voi ci state?”. E paragona l’indottrinamento dei suoi giovanissimi alunni a quello compiuto dalla madrasse islamiche in Pakistan. Mostrando così bambini e genitori, per i quali la fede religiosa detta legge incontrastata, tanto nella vita privata quanto nelle posizioni politiche.

    Aperte le porte di un mondo nascosto agli occhi dei più non si torna più indietro: i bambini del campo sono troppo piccoli per votare, ma raccontano un universo esistente, in cui fede e politica sono strettamente intrecciate. E allora, alimentate da un fitto passaparola su Internet, le polemiche su “Jesus Camp” montano e ne fanno un vero e proprio caso, che scatena le furie del reverendo Haggard. Il capo di 30 milioni di fedeli e dell’Associazione nazionale degli Evangelici, infatti, sferra il suo attacco contro il documentario: “E’ propaganda dell’estrema sinistra” che “demonizza” gli evangelici.

    “Lettera ad una nazione cristiana”, il libro. Parallelamente all’uscita del documentario, scoppia negli stessi giorni anche un caso editoriale. “Lettera ad una Nazione cristiana” è un pamphlet di Sam Harris, nel quale l’ateo autore cerca di giungere al suo obiettivo dichiarato: “armare tutti gli americani ragionevoli” di argomenti potenti per combattere la destra teocon.

    “Il presidente degli Stati Uniti ha più volte affermato di essere in dialogo con Dio – scrive Harris nel suo libro – Se avesse detto che parla con Dio attraverso un asciugacapelli, sarebbe un’affermazione da emergenza nazionale. Io non vedo come l’aggiunta di un asciugacapelli renda la sua affermazione più grottesca o offensiva”. E poi dichiara, riportando i dati dei sondaggi condotti dal Pew della Gallup e da ‘Newsweek’, che 44 americani su 100 sarebbe convinto che l’universo sia stato creato 6.000 anni fa e che, ancora, 70 su 100 riterrebbe che esista l’Inferno e che un candidato presidenziale debba essere “profondamente religioso”.

    In un giorno la provocazione di Harris diventa un formadibile best-seller: uscito in sordina, compra un’intera pagina dell’inserto del New York Times, rimbalza sul web di sito in blog e diventa in poche ore il terzo libro anti-Bush più venduto su Amazon.com, dopo il libro del presidente Hugo Chavez a “La più grande storia mai raccontata: declino e caduta della verità dall’11 settembre a Katrina” del famoso opinionista del New York Times Frank Rich.

    (25 settembre 2006)

    Rispondi
  • 8. marco  |  28 settembre 2006 alle 10:24

    Anche io credo che non ci sia stato detto tutto sull’11 settembre, ma per favore cercate di non prendere per oro colato tutto quello che vi viene detto da chi sostiene la teoria complottista.
    Per esempio qui qualcuno ha citato il sito luogocomune….lasciate perdere quel sito, l’autore tra le altre cose sostiene che la terra è cava e noi ci viviamo dentro……
    Per ascoltare anche un altra campana guardate qui
    http://paoloattivissimo.info/11settembre/index.htm
    l’autore di questo sito è famoso per aver smascherato tantisime bufale ed è un personaggio indipendente, senza pregiudizi pro o contro l’america.

    Ciao

    Rispondi
  • 9. danielatuscano  |  28 settembre 2006 alle 14:44

    Certo, non tutte le testimonianze hanno uguale attendibilità. Nemmeno io ho l’abitudine di bere qualsiasi “balla” mi propinino. Ma, a parte il fatto che sono stati quasi sempre citati autori e fonti seri, nessuno di noi vuol negare la realtà. Siamo ben consapevoli, e la sottoscritta l’ha ripetuto molte volte, che il fondamentalismo è un fenomeno autentico e ha cause molteplici e complesse. Se non è giusto attribuire tutta la colpa solo agli americani, non è però meno miope credere esclusivamente alla versione ufficiale, che, a quanto pare, non sta proprio in piedi. Un saluto

    Daniela

    Rispondi
  • […] Un commento di Pirani avverso alla tesi del complotto di cui si parlava qualche giorno prima in https://danielatuscano.wordpress.com/2006/09/25/11-settembre-bush-ha-mentito-il-documentato-atto-daccusa-del-guardiano-delle-twin-towers/. […]

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Subscribe to the comments via RSS Feed


Calendario

settembre: 2006
L M M G V S D
« Ago   Ott »
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
252627282930  

Most Recent Posts


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: