FINANZIARIA DA PIAZZA

30 settembre 2006 at 1:00 7 commenti

Ancora Finanziaria. Dopo la voce della scuola https://danielatuscano.wordpress.com/2006/09/28/fatevi-pure-un-16000-tanto/, ascoltiamo ora un’altra campana.

<B>Cuneo fiscale, come funziona<br>per i lavoratori e le imprese</B>
Il viceministro dell’Economia Vincenzo Visco (da “Repubblica.it” )


Dopo due giorni di informazione in mano al centro-destra (radio, televisione al 90%, carta stampata, grazie  a uno sciopero, legittimo, ma inopportuno nei tempi sul piano politico), finalmente abbiamo potuto dare uno sguardo serio ai numeri della finanziaria. E ci siamo arrabbiati con il Governo e in particolare con il Presidente del Consiglio  e il suo staff che manderei volentieri a fare corsi accelerati di Comunicazione e Relazioni Pubbliche.

Ma è mai possibile che lasciamo a una opposizione che ha devastato lo stato di diritto, l’equità sociale, che ha fatto arricchire i ricchi e impoverire ulteriormente i poveri, che ha svenduto gran parte del patrimonio pubblico a favore degli amici (salvo poi dover riaffittare  Ministeri, scuole ed edifici pubblici a prezzi di mercato, ovviamente) ineggiando alle famose cartolarizzazioni e alla finanza creativa, dicevo, lasciamo a quella
opposizione la DIFESA DEL CETO MEDIO? Quale è il ceto medio? Quell’1,58% che guadagna più di 70.000 euro all’anno?

Si dirà, e anche  il centro destra improvvisamente ha detto: bisogna far emergere il sommerso e gli evasori. Giusto. Visco si è impegnato a recuperare nel prossimo anno 7 Miliardi di Euro dall’evasione (sui 13 Miliardi previsti di entrate tributarie). Ma non era il precedente presidente del consiglio del centro-destra che ha varato i più scandalosi condoni e si è vantato pubblicamente che il 30% del PIL era dovuto al sommerso?

Che vadano in piazza, vorrei ci fossero telecamere ben visibili e accese per individuare tutti gli evasori fiscali che sicuramente saranno lì a protestare contro la finanziaria che, a spese dei cittadini onesti, ma non solo, rimette a posto i conti disastrati e ci riporta, con dignità, in Europa.

Simona Giovannozzi (www.communitas2002.it)

(Il testo completo del documento si trova in http://www.cittadinolex.kataweb.it/article_view.jsp?idArt=46875&idCat=54)

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Entry filed under: Politica-Mente.

RATZINGER AL PARCO IRIDE INTERVISTA A HUSSEIN, RAGAZZO LIBANESE

7 commenti Add your own

  • 1. lorenzo  |  2 ottobre 2006 alle 21:51

    vai qui è una sezione dedicata ai single

    http://www.repubblica.it/popup/servizi/2006/finanziaria07/tabella.html

    Rispondi
  • 2. lorenzo  |  3 ottobre 2006 alle 21:17

    credo ti possa interessare anche questo

    http://www.repubblica.it/speciale/2006/dossier_finanziaria/index.html

    Rispondi
  • 3. anna  |  4 ottobre 2006 alle 19:19

    Ciao a tutti,

    ho messo insieme un po’ di dati che parlano da soli. Si può metterli nel sito?

    Anna

    FINANZIARIA 2006: ALCUNI DATI A CONFRONTO

    Spese militari: due miliardi e 100 milioni di euro in più per il Ministero della Difesa, di cui 1.700 milioni di euro per l’acquisto di nuovi armamenti.

    Un miliardo all’anno per il 2007, 2008 e 2009 per finanziare automaticamente le missioni militari all’estero, ipocritamente definite “missioni internazionali di pace”. In questo modo si evita l’imbarazzante discussione ogni sei mesi per il rinnovo del finanziamento delle missioni come quella in Afghanistan.

    Istruzione: Cento milioni di euro destinati alle scuole private, soprattutto quelle per l’infanzia.

    Enti locali: tagli di 4,3 miliardi di euro ai finanziamenti agli enti locali (tanto poi saranno loro a dover aumentare le tasse)

    Sanità: ticket sul pronto soccorso e le visite

    E questo sarebbe un governo di sinistra?

    Rispondi
  • 4. davide  |  5 ottobre 2006 alle 7:38

    Vi mando l’articolo della finanziaria in oggetto e il testo perl’avvio di una indagine su industria armamenti voluta dallacommissione difesa del senato

    Art. 113
    (Fondo per le esigenze di investimento per la difesa)
    1. Per il finanziamento degli interventi a sostegno dell´economia nel settore dell´industria nazionale ad elevato contenuto tecnologico è istituito un apposito fondo iscritto nello stato di previsione del Ministero della difesa, con una dotazione di 1.700 milioni di euro per l´anno 2007, di 1.550 milioni di euro per l´anno 2008 e di 1.200 milioni di euro per l´anno 2009, per la realizzazione di programmi di investimento pluriennale per esigenze di difesa nazionale, derivanti anche da accordi internazionali.
    Dall´anno 2010, per la dotazione del fondo si provvede ai sensi dell´articolo 11, comma 3, lettera f), della legge 5 agosto 1978 n. 468 e successive modificazioni. Con uno o più decreti del Ministro della difesa, da comunicare, anche con evidenze informatiche, al Ministero dell´economia e delle finanze, tramite l´Ufficio centrale del bilancio, e alla Corte dei conti, sono individuati, nell´ambito della predetta pianificazione i programmi in esecuzione o da avviare con le disponibilità del fondo, disponendo delle conseguenti variazioni di bilancio. Con decreti del Ministro della difesa, di concerto con il Ministro
    dell´economia e delle finanze, sono individuate le modalità e le procedure di assunzione di spesa anche a carattere pluriennale per i programmi derivati da accordi internazionali.

    DIFESA: COMMISSIONE SENATO AVVIA INDAGINE SU INDUSTRIA
    ARMAMENTI
    Roma, 6 lug. Il presidente della commissione Difesa del Senato, Sergio De Gregorio, in una lettera, ha chiesto al presidente di Palazzo Madama, Franco Marini, l’autorizzazione a norma di regolamento per una indagine conoscitiva sullo stato attuale e sulle prospettive dell’industria della difesa e sulla cooperazione in materia di armamenti. “Esprimo vivo apprezzamento – ha commentato De Gregorio – per l’approvazione unanime in commissione Difesa di una proposta che mira ad approfondire gli aspetti attuativi dell’Accordo quadro di Farnborough sull’industria europea della Difesa, sottoscritto tra Italia, Francia, Germania, Spagna, Svezia e Gran Bretagna, e i piani di sviluppo di un settore che rappresenta un elemento trainante della ricerca da un lato e dell’economia italiana dall’altro”. Il programma dell’indagine conoscitiva si articola in una serie di audizioni di esponenti del mondo politico, dell’industria e delle parti sociali per la definizione di indirizzi strategici di intervento per l’approvvigionamento di armi e servizi ai settori della Difesa, per il controllo dell’esportazione di prodotti e tecnologie militari e per lo scambio di informazioni.

    (dalla Ml Disarmo Peacelink)

    Rispondi
  • 5. alessio  |  6 ottobre 2006 alle 20:36

    Leggete qui, penalizzato l’osservatorio per contrastare la violenza alle donne e la discriminazione ai gay, su LIBERO… Bell’affare sta finanziaria… :-/

    Poliziotti, donne e birra Tutti i veti di Bertinotti

    di PAOLO EMILIO RUSSO

    Tagliato l’osservatorio sulla violenza sessuale e il divieto di vendita di alcolici ai minori: così la presidenza della Camera rimodella la manovra

    ROMA Trentatrè articoli della legge Finanziaria sono già pronti per la pensione. Tanti ne sono stati stralciati dalla commissione Bilancio della Camera dei deputati nella relazione che verrà presentata e fatta propria dal suo presidente, Fausto Bertinotti. Le cancellazioni proposte dall’organismo riguardano anche punti importanti: dal divieto di somministrazione degli alcoolici ai minori, all’istituzione di un museo a Roma. La commissione, presieduta dal margheritino Lino Duilio, ha il compito di decidere quali disposizioni «attengono» alla Finanziaria, cioè la legge di bilancio dello Stato, e quali no. Ogni anno, infatti, spuntano nelle pieghe del provvedimento alcune disposizioni che non c’entrano nulla col bilancio e, per questa ragione, vengono eliminate. La discussione è cominciata giovedì sera ed è proseguita ieri mattina. Presenti al gran completo, i deputati dell’Unione e della Casa delle libertà hanno analizzato il faldone e individuato i passaggi da far sfilare a Bertinotti. La decisione più clamorosa, presa quasi all’unanimità, riguarda l’articolo 90, quello che «modifica norme penali e amministrative in materia di vendita e somministrazione di bevande alcoliche». La Finanziaria, infatti, vietava la vendita di alcoolici sulle autostrade e, soprattutto, la somministrazione di qualunque tipo di alcolici ai minori di 18 anni. Il passaggio già non era piaciuto a Rifondazione comunista, ora è stato giudicato dai deputati «estraneo al contenuto proprio del disegno di legge finanziaria e quindi suscettibile di stralcio». Niente più divieto, dunque. Bloccato anche il comma 8 dell’articolo 57, quello che obbligava le amministrazioni pubbliche ad assumere «il personale della società Poste italiane e dell’Istituto poligrafico dello Stato». Tra gli altri, bocciato con grande dispiacere dei Verdi l’articolo 162: obbligava le amministrazioni dello Stato a fare «acquisti verdi», cioè a rifornirsi di materiale ecologico. Non si sono salvate dall’elenco delle «disposizioni non riconducibili a finalità rilancio dell’economia» nè la polizia nè i malati nel terzo mondo. Sono stati infatti tolti dalla Finanziaria sia l’articolo 98, che prevedeva la costruzione da parte dell’Inail di un «Centro polifunzionale della polizia di Stato a Napoli», sia il 96, che disponeva «un contributo in favore dell’associazione Alleanza degli ospedali italiani nel Mondo». Per realizzare questi progetti, come tutti gli altri ora esclusi dalla legge di bilancio, l’esecutivo dovrà percorrere la via del disegno di legge.

    Restano senza finanziamenti pure «l’Osservatorio per il contrasto della violenza nei confronti delle donne e per ragioni di orientamento sessuale» che era stato inserito dietro richiesta dei movimenti omosessuali, e «l’attività di prevenzione delle mutilazioni genitali femminili». Ma le due esclusioni più contestate riguardano progetti seguiti dal ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli. È stato infatti stralciato l’articolo 131 che prevedeva un «contributo per la realizzazione del Museo del XXI secolo a Roma». Due deputati rutelliani, Riccardo Milana e Maria Leddi Maiola, si sono opposti con vigore allo stralcio, hanno chiesto ed ottenuto una pausa dei lavori. Ma non è servita a niente. Così, alla fine, si sono astenuti in segno di protesta. Altra delusione per il vicepremier il no alla costruzione del «palazzo dei Congressi all’Eur e della città dello sport a Tor Vergata». L’unica marcia indietro riguarda il contributo di 10 milioni di euro a Radio Radicale: resterà nella Finanziaria. Ora toccherà al presidente Bertinotti, appena terminati i lavori, ufficializzare il suo “veto”. L’esecutivo sarà quindi costretto a correre ai ripari, ma nell’Unione non c’è imbarazzo: «Abbiamo dimostrato che la Camera agisce in perfetta autonomia», dice Salvatore Raiti dell’Italia dei valori, «che nessuno è assuefatto al governo». Nella Casa delle libertà, invece, non sono ancora soddisfatti: «In questa Finanziaria c’era di tutto», tuona Guido Crosetto di Forza Italia, «compreso soldi per una leggedelega che ancora non esiste…».

    Rispondi
  • 6. piero  |  14 ottobre 2006 alle 19:20

    La finanziaria vista dal Partito umanista

    Legge finanziaria 2007: solo fumo negli occhi
    venerdì 13 ottobre 2006

    Il Partito Umanista non condivide, nei suoi aspetti fondamentali, la legge finanziaria del governo. I motivi di questo dissenso sono numerosi e purtroppo non molto diversi dai motivi per cui ci siamo opposti alle finanziarie partorite nel quinquennio berlusconiano. Ciò che provoca soprattutto il nostro dissenso riguarda temi fondamentali come le spese militari, gli ennesimi tagli e attacchi allo stato sociale, la non risoluzione del problema precariato.

    La legge finanziaria 2007 prevede lo stanziamento di 2 miliardi e 100 milioni di euro in più per le spese militari, di cui ben 1 miliardo e 700 milioni saranno impiegati per nuovi armamenti. Un impegno militarista notevole per una coalizione che conta al suo interno importanti formazioni politiche che fino all’altro ieri si sono riempite la bocca con parole come pacifismo e antimilitarismo. Ma tale impegno non si ferma qui, in quanto sono previsti anche 1.550 milioni di euro per l’anno 2008 e 1.200 milioni di euro per l’anno 2009.

    Per non parlare del fatto che al di là della finanziaria è stato previsto un ulteriore impegno di un miliardo di euro all’anno per le missioni militari all’estero, gli stessi soldi previsti dall’ultima finanziaria del governo precedente. Di fronte a queste spese militari, anche quelle dell’ultima finanziaria di Berlusconi impallidiscono, visto che l’anno scorso erano stati previsti, oltre al miliardo per le missioni all’estero, 477,88 milioni di euro per il Ministero delle Difesa, destinati alla professionalizzazione delle forze armate e ai nuovi sistemi d’arma, milioni che già di per sé rappresentavano un aumento del 2,5% rispetto alle spese militari previste per l’anno precedente. In un mondo che, per affrancarsi dalle rinnovate minacce nucleari, avrebbe bisogno di avviare un deciso processo di smilitarizzazione e di disarmo globale, ci sembra quanto meno fuori luogo spendere sempre più soldi per nuove armi.

    Per quel che riguarda l’attacco allo stato sociale, paradigmatico è l’ennesimo intervento sulla Sanità , cioè a spese della salute dei cittadini. Mentre lo Stato, vale a dire la cittadinanza intera, regala più di 3 miliardi di euro alla Difesa per costruire altre armi e finanziare le missioni all’estero, il sistema sanitario italiano dovrà funzionare con 97 miliardi di euro, cioè 3 miliardi di euro in meno del previsto. Per questo verranno, tra l’altro, introdotti dei ticket in cifra fissa (23 euro per le visite e 18 per gli esami clinici) nei casi di chi si reca al pronto soccorso in “codice bianco”, cioè senza palese urgenza.

    A questo punto sorge spontanea una domanda: se il cittadino che si reca al pronto soccorso fosse in grado sapere che il problema di cui soffre, e per il quale si è recato al pronto soccorso, non costituisce un urgenza, perché dovrebbe rivolgersi al servizio di emergenza? Se la persona fosse in grado di fare questa valutazione, potrebbe tranquillamente aspettare e andare dal medico di famiglia. O qualche esimio componente del governo pensa che i cittadini si divertano ad andare al pronto soccorso e che quindi sia giusto che paghino visto che non si sta parlando di salute, ma di un divertimento?

    Per spendere meno e avere una sanità migliore, l’unico modo è quello di investire nella sanità territoriale, incentivando tutti i servizi più vicini al cittadino, il quale sarebbe progressivamente portato ad affidarsi al medico o all’ambulatorio più vicino, invece di recarsi al pronto soccorso e attendere varie ore prima che qualcuno si prenda cura di lui.

    Invece, nel modo prospettato dall’attuale politica, sensibile solo agli interessi delle multinazionali farmaceutiche e delle poche famiglie che gestiscono centinaia di cliniche e servizi sanitari privati, si procede all’incontrario: si investe meno nella sanità pubblica e si colpiscono gli enti locali che spendono più di quello che arbitrariamente si è deciso debba essere il tetto massimo di spesa sanitaria. Il quadro si fa più chiaro se poi si tiene conto del fatto che dietro questi tagli si nasconde l’intenzione di introdurre i fondi sanitari privati (cioè le assicurazioni) prendendo ad esempio ancora una volta gli Usa, un luogo che sarà anche molto moderno e civile, ma dove però c’è un piccolo inconveniente: chi non ha soldi sufficienti non è curato bene o non è curato affatto.

    A proposito degli enti locali, quella a cui abbiamo assistito è una vera e propria farsa. Il primo annuncio parlava di una riduzione dei finanziamenti da parte dello Stato di 4,6 miliardi di euro. Immediata è stata la protesta, capitanata proprio dai sindaci delle città rette da giunte di centrosinistra, e nel giro di poche ore, dopo un solo incontro, i tagli sono diminuiti di 600 milioni. E così, mentre viene pubblicizzata su tutte le testate giornalistiche la grande soddisfazione dei sindaci, la manovra mantiene ben 4 miliardi di tagli nei confronti degli enti locali, con tutte le sue conseguenze in termini di decadimento dei servizi e aumento della tassazione, che colpirà in maniera indiscriminata tutti i cittadini a prescindere dall’entità del loro reddito, rivelandosi, in proporzione, maggiormente gravoso per coloro che hanno scarsa disponibilità finanziaria e non possono oltretutto permettersi a livello sanitario e scolastico l’alternativa privata.

    Diventa particolarmente difficile la situazione dei sempre più numerosi lavoratori precari. L’ultima volta che abbiamo sentito parlare di eliminazione del precariato è stata durante la campagna elettorale. Rimangono in piedi, infatti, sia la legge Treu che la legge 30. Secondo l’Istat ormai un quarto dei lavoratori sono atipici. La metà dei neoassunti, nel periodo 1993-2003 è precaria. In città come Milano, secondo il Censis, 81 lavoratori su mille sono precari, a Roma sono 62 su 1000. I due terzi dei precari non ha mai avuto un contratto stabile; e non va meglio per i precari altamente scolarizzati: l’83% dei precari con laurea ha avuto solo contratti atipici, il 56% per chi ha un master.

    Per molti non si vede alcuna possibilità di vedere stabilizzata la propria condizione lavorativa: il 60% dei precari lavora con la stessa azienda da più di un anno. Il 20% da più di 3 anni, metà dei quali ha addirittura un’esperienza professionale di più di 10 anni; quindi il precariato è permanente. Il 75% dei precari guadagna meno di 1000 euro al mese e solo il 70% viene pagato ogni mese. Un terzo viene pagato ogni 2-3 mesi o alla fine del “progetto”. La stragrande maggioranza – il 71% – non è in grado di stipulare un mutuo/casa. Solo il 6,5 % ha figli. Solo il 10% è sposato o convive. La maggioranza dei precari lamenta la difficoltà a stipulare un contratto di affitto e la maggioranza deve convivere con i genitori.

    Di fronte a questa situazione, troppo spesso ai limiti della decenza, da un governo che dichiara nel proprio programma l’abbattimento del precariato ci si aspettava molto di più. Invece, non solo non si mettono in discussione i provvedimenti legislativi che hanno favorito il dilagare dei contratti più atipici, ma non si fa niente di veramente concreto. Le possibilità concrete di assunzioni sono limitate ad una spesa che non può superare il 20% delle disponibilità. Di fatto, questa forte costrizione si traduce in una ridicola stabilizzazione del precariato nella pubblica amministrazione. In particolare per la scuola, è vero che sono state promesse 100.000 assunzioni in ruolo – 80.000 docenti e 20.000 Ata – nei prossimi tre anni, ma le immissioni in ruolo, che comunque coprirebbero a mala pena i posti liberatisi grazie ai pensionamenti, sono vincolate ad una verifica annuale.

    Ricordiamo che i precari della scuola sono oltre 200.000 – più di 130.000 docenti e più di 70.000 Ata – e che l’incremento medio di 0,4 alunni per classe nel prossimo anno scolastico comporterà, da solo, la perdita di più di 15.000 posti di lavoro per i docenti, in quanto verranno tagliate 7.500 classi.

    Per il resto non c’è molto da rallegrarsi:

    Mentre la discussione sulle pensioni è stata solo rimandata, sapendo però che Governo e Cgil-Cisl-Uil si sono già accordati che taglieranno le pensioni a marzo, da subito salta una finestra per andare in pensione.
    Solo le famiglie numerose e monoreddito ricevono qualche spicciolo, mentre chi ha un reddito tra i 15.001 e i 26.000 euro si è visto innalzare l’aliquota irpef dal 23% al 27%. In compenso chi ha un reddito superiore ai 150 mila euro dovrà pagare, ogni mese, la “stratosferica cifra” di 100 euro in più di tasse. E dire che c’è stato qualcuno che ha avuto il coraggio di affermare che con questa finanziaria il governo ha levato ai ricchi per dare ai poveri.
    Gli stanziamenti per i rinnovi contrattuali (90 euro per gli anni 2006, 2007 e 2008) sono fortemente al di sotto di quelli finanziati dal precedente governo di centrodestra (103 per il 2004 e 2005).
    La proclamata lotta alla rendita è scomparsa: il governo non si azzarda a toccare il grande capitale, quel 10% delle famiglie che possiede il 43% della ricchezza netta totale del paese.

    Il Partito Umanista è fortemente critico, quindi, rispetto a questa ennesima presa per i fondelli che si chiama Legge Finanziaria. Dopo una campagna elettorale in cui ci hanno riempito di cifre, di dati statistici e di sondaggi, al fine di convincere i più incerti della validità dell’alternativa “di sinistra” allo sfacelo prodotto dal governo di centrodestra, la prima manovra finanziaria del nuovo governo non da alcun segno, non diciamo di cambiamento, ma almeno di discontinuità . Solo tanto fumo. Fumo negli occhi.

    Rispondi
  • 7. alberto  |  27 ottobre 2006 alle 12:57

    Articolo interessante da carta, anno VII, n. 38

    RINASCIMENTO ARMATO

    Non e’ facile nascondere dieci fregate. Ci era riuscito il governo Berlusconi. Nella finanziaria dello scorso anno aveva mimetizzato uno stanziamento di 30 milioni di euro per il proseguimento del programma “Fremm” nella tabella di spesa del ministero delle attivita’ produttive.
    E c’e’ quasi riuscito – di nuovo – il governo Prodi che ha raddoppiato quello stanziamento, attribuendolo al ministero per lo sviluppo economico.
    Ricevera’, dal 2010 in poi, un totale di un miliardo e 665 milioni di euro.

    Le fregate Fremm
    La voce e’ rubricata nella Tabella 3 “Stato di previsione del ministero dello sviluppo economico” numero 3.2.3.16, “Sviluppo industria difesa”:
    dai 30 milioni di euro del bilancio di previsione per il 2006, si passa ai 60 del bilancio 2007.
    Per capire a cosa servano, bisogna spulciare la Tabella F della
    Finanziaria (che giovedi e’ arrivata alla camera dei Deputati.).
    La Tabella F ‘ quella sugli “Importi da iscrivere in bilancio in
    relazione alle autorizzazioni di spesa recate dalle leggi pluriennali”.
    In capo al ministero dello sviluppo economico, viene richiamata la finanziaria dell’anno scorso e in particolare l'”articolo 1, comma 95, punto 1: proseguimento del programma di sviluppo unita’ navale classe Fremm”.
    La Tabella F dice che i 60 milioni di euro del 2007 diventeranno 135 nel 2008 e nel 2009, e che il programma, che si dovrebbe concludere nel 2022,
    ricevera’ dal 2010 in poi, un totale di un miliardo e 665 milioni di euro.
    Le fregate Fremm, che la marina militare ha ribattezzato
    “Rinascimento”, sono un programma congiunto italo-francese che portera’ alla produzione di 27 unita’, 10 per l’Italia e 17 per la Francia. E’ un progetto ambizioso che mira a ricostruire la spina dorsale della marina per i prossimi decenni.
    Fincantieri, il braccio navale della holding bellica pubblica
    Finmeccanica, ha scommesso sulle Fremm per consolidare il proprio ruolo di primo piano nelle costruzioni navali, uno dei settori piu’ in cescita (assieme agli elicotteri e all’elettronica) dell’industria militare italiana.
    La lobby industriale-militare, che ha ottimi alleati nell’attuale maggioranza, si sta preparando al passaggio parlamentare della
    finanziaria, per evitare che gli emendamenti dei settori critici rovinino uno dei bilanci piu’ ghiotti degli ultimi decenni.
    Il caso delle fregate Rinascimento e’ il piu’ vistoso (anche se
    nascosto) in una finanziaria che, per il settore “difesa”, brilla per studiato disordine.

    Per capire quanto il governo Prodi abbia deciso di spendere
    effettivamente bisogna sommare diverse voci.
    I fondi “ufficiali” del ministero ammontano a 18 miliardi 134 milioni di euro.
    A questi bisogna aggiungere la dotazione prevista dall’articolo 113, che istituisce un “Fondo di investimento per esigenze di difesa nazionale” del valore di un miliardo e 700 milioni di euro per il 2007 (un miliardo e mezzo per il 2008 un miliardo e duecento milioni per il 2009).
    Poi c’e’ l’articolo 187, che aggiunge altri 400 milioni nel 2007 (500 nel 2008 e nel 2009) al “Fondo per le esigenze di mantenimento della difesa e programmi di edilizia per le esigenze delle Forze Armate”.
    Un altro miliardo era previsto, all’articolo 188, per le missioni all’estero, ma l’articolo e’ stato stralciato dalla finanziaria e sara’ oggetto in una discussione separata in parlamento.
    Totale: 20.294 milioni.
    Un incremento rispetto al 2006, quando il bilancio ufficiale si era fermato a 17 miliardi 782 milioni di euro.
    Il bilancio reale, nel 2006, era stato piu’ alto, a causa delle spese per le missioni militari in Iraq e in Afghanistan.
    Probabilmente, quindi, la “previsione assestata” del 2007 sfondera’ generosamente il tetto dei 20 miliardi di euro.
    Piu’ del 4 per cento delle spese generali dello stato e piu’ dell’1,2 per cento del Pil.
    Il dettaglio dei conti del ministero della difesa che la maggior parte dei fondi vanno alle spese del personal.
    Ma la legge finanziaria dell’Unione fa mostra di accogliere molte delle lamentele che i generali avevano avanzato durante gli anni berlusconiani.
    Dall’inizio dell’impegno in Iraq, anzi un po’ prima, i militari
    contestavano soprattutto due aspetti della politica della destra: la logica dei “profitti a breve” che cercava di massimizzare l’utilita’ delle spedizioni militari senza pensare agli investimenti di lungo periodo, e il “logoramento” dei
    mezzi e del personal.
    Gli articoli 113 e 187 rispondono proprio a queste esigenze.

    Elicotteri, veicoli, cannoni
    Tra gli investimenti, nel bilancio ordinario, spiccano alcuni
    programmi.
    Per l’esercito, gli elicotteri Nh90 (216,9 milioni di euro), i veicoli leggeri tattici multiruolo (116 milioni) e gli obici semoventi Pzh2000 (158,2 milioni).
    Per la marina, 209 milioni vanno alla nuova portaerei Cavour, 247,8 ad altre due fregate della classe Orizzonte, 42,1 ai due nuovi sommergibili e 125,7
    agli elicotteri Nh90.
    L’aeronautica infine prevede di spendere 450 milioni per gli
    Eurofighter 160,8 per i Tornado e 83,7 per ammodernare i farraginosi Amx, nonche’ 74,5
    milioni di euro per il programma di acquisto delle aerocisterne B767.
    In piu’ ci sono i programmi “interforze”, tra cui il Joint strike fighter, una delle piu’ grandi truffe della storia militare.
    I programmi da finanziare con l’articolo 113, invece, dovranno essere individuati con decreto del ministero della difesa, dopo l’approvazione della finanziaria.
    Si possono esaminare le spese di investimento nel bilancio della difesa anche con un altro criterio, quello delle cinque “capacita’ operative”,
    cioe’ quali aspetti della macchina militare si prevede di rafforzare.
    Gli incrementi piu’ sostanziosi sono quelli dedicati alle voci “Comando e controllo” e “Schieramento e mobilita’”, “Precisione ed efficacia di ingaggio”.
    Non e’ semplice gergo.
    Nel 2005, tra aprile ed ottobre (Antonio Martino ministro della Difesa) sono stati pubblicati il “Concetto strategico” delle forze armate italiane e “Investire in sicurezza”, cioe’ il piano di lungo periodo per definire il ruolo e la struttura delle forze armate italiane “in un arco progettuale di
    lungo termine – quindici anni”.
    I due documenti mettono l’accento su alcun e caratteristiche che le forze armate italiane dovrebbero avere.
    Le parole chiave sono “proiettabilita’” e “ineroperabilita’”.
    La seconda riguarda soprattutto il coordinamento tra le quattro forze armate e con quelle dei paesi alleati; la prima, invece, la capacita’ di “lanciarsi” ovunque gli impegni internazionali lo richiedano o la “sicurezza nazionale” sia minacciata.
    I piani di acquisizioni e ammodernamenti puntano ad enfatizzare queste due caratteristiche.
    Che sono una politica estera vera e propria anche se implicita.
    La pecca principale del primo bilancio della difesa dell’Unione non e’ solo nella sua quantita’, am sopratutto nella sua qualita’.
    C’e’ un vuoto di riflessione su cosa si debba fare con soldati,
    marinai, piloti e carabinieri dopo averli resi piu’ ricchi e magari anche piu’ belli.

    Enzo Mangini

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