INTERVISTA A HUSSEIN, RAGAZZO LIBANESE

1 ottobre 2006 at 13:40 1 commento

(N. B.: L’intervista è avvenuta in inglese e la traduzione è opera della redazione. Sono quindi possibili lievi differenze d’interpretazione.)

– Per molti questo conflitto è apparso di colpo… Quali, invece, i retroscena?

“Il Libano è un bel Paese, in cui convivono circa diciotto religioni e tante ideologie diverse, ed è anche dotato di una resistenza popolare che è riuscita a liberare il nostro Paese dall’esercito israeliano e dalla sua azione terroristica contro la nostra popolazione…

Era da tanto che preparavano quest’offensiva per distogliere l’attenzione da Gaza, la vittoria elettorale di Hamas e le tante vittime civili che mettevano in imbarazzo Tel Aviv.

Quando gli Hezbollah hanno catturato due soldati israeliani perché ne fossero liberati tre libanesi detenuti in Israele, Olmert ha fatto scattare la sua operazione senza neanche pensare al suo popolo che soffre molto per questo”.

– Cosa non raccontano i media di quello che sta accadendo?

“I media non raccontano che la popolazione sta pagando tantissimo, sia quella israeliana sia quella libanese, e che la tragedia dei profughi è acutissima a causa del comportamento di Olmert, che non permette nemmeno gli aiuti umanitari. Non raccontano che l’esercito israeliano ha perso una ventina di soldati e gli hezbollah una decina, ma che, in questa guerra, cinquecento vittime sono civili, in particolare bambini, donne e anziani”.

Foto tratta da Kataweb News

– Hai parenti o amici in Libano? Come stanno?

“La mia famiglia è numerosa, sono dovuti scappare cinque volte in una settimana. Prima sono scappati dal Sud fino a Sidone, verso Beirut, e adesso sono rifugiati in montagna. Mio padre, di 73 anni, è bloccato al Sud con mio fratello e non riesco a sentirlo dall’inizio dell’offensiva; comunque non mi preoccupo soltanto per la mia famiglia, ma anche per miei carissimi amici che hanno parenti ad Haifa, al di là dei confini”.

– Cosa pensi delle proposte umaniste?

“Sinceramente non conosco bene le vostre proposte, ma credo che viviamo in un mondo ipocrita che per interessi politici o economici ignora ogni proposta umanista che cerca di diminuire la sofferenza e il dolore umano”.

– Quale cammino non-violento proponi per fermare la guerra?

“Purtroppo solo i potenti possono decidere sulla guerra e la pace, l’esercito israeliano è uno dei più forti del mondo, è dotato di testate nucleari e ha le spalle coperte da tutto il mondo; quindi bisogna sensibilizzare la gente contro l’azione militare di questo esercito invece di giustificarla o di sostenerla”.

– Quali attività stai svolgendo per fermare questa situazione?

“In questi giorni abbiamo un banchino in piazza San Babila, ci saremo tutti i pomeriggi finché durerà questo genocidio. Stiamo raccogliendo aiuti umanitari e farmaci e abbiamo attivato anche un conto corrente per raccogliere fondi. Lo facciamo in collaborazione con una Onlus, la ASRI (Associazione Solidarietà Rifugiati e Immigrati) e mi rivolgo anche a voi, sia per la donazione sia per una eventuale collaborazione. Grazie, a presto!”.

Roberto Innocenti (“Color Porpora” – vedi anche https://danielatuscano.wordpress.com/2006/08/29/le-parole-del-padre-il-testo-dellorazione-funebre-pronunciata-dalla-scrittore-israeliano-david-grossman-ai-funerali-del-figlio-uri-morto-in-libano/)

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FINANZIARIA DA PIAZZA DONNE IRANIANE FRA DISCRIMINAZIONE E PENA CAPITALE – Due appelli urgenti

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  • 1. regionale umanista europea  |  26 ottobre 2006 alle 12:23

    PALESTINA, ISRAELE, LIBANO: COME USCIRE DALLA SPIRALE DI VIOLENZA?

    Rifiutiamo la violenza di tutti i gruppi implicati in questo conflitto, che dura da anni e che è costato tante vite umane.

    In particolare denunciamo l’invasione delle forze armate israeliane a Gaza ed in Libano e chiediamo il ritiro immediato delle truppe israeliane dai territori occupati.

    Allo stesso modo denunciamo gli attacchi degli Hezbollah e di Hamas contro il popolo israeliano ed esigiamo la liberazione immediata dei giovani israeliani prigionieri di questi gruppi armati.

    Non c’è giustificazione alcuna per gli attacchi terroristi contro la popolazione civile, sia essa di origine palestinese o israeliana. Tutte le fazioni implicate stanno seguendo ciecamente la logica irrazionale della violenza, in una spirale infinita di vendetta.

    Ripetiamo ancora una volta che la violenza fa parte della preistoria umana ed è contraria ai desideri della grande maggioranza della popolazione mondiale.

    Per uscire dalla spirale di violenza, proponiamo:
    – In primo luogo che tutti quelli che stanno invadendo i territori si ritirino immediatamente e che vengano messe in pratica le risoluzioni e le raccomandazioni delle Nazioni Unite. Questo implica che Israele deve distruggere il muro, che è stato definito dall’ONU come “contrario al diritto internazionale”.
    – In secondo luogo, la creazione di una forza militare diretta dall’ONU che stabilisca corridoi che proteggano entrambi i popoli.
    – In terzo luogo, il disarmo nucleare totale tanto di Israele quanto di tutti i paesi in possesso di armi nucleari come priorità internazionale.
    – E infine l’avvio di un processo di riconciliazione, sull’esempio della Commissione per la Verità e la Riconciliazione realizzata in Sudafrica per uscire dal dramma dell’apartheid.

    Il futuro dell’umanità non può basarsi nell’autoaffermazione di un popolo a spese di un altro. Il processo dell’umanità va verso la creazione di una Nazione Umana Universale, nella quale confluiscano le diversità, in una direzione comune di superamento del dolore e della sofferenza degli individui e dei popoli.

    In particolare desideriamo che questo messaggio arrivi ai più giovani, sia in Palestina che in Israele, perché possano condividere con noi una rivoluzione non violenta.

    Regionale Umanista Europea

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