FONDAMENTALISTI: GLI ATEI D’OGGI

3 ottobre 2006 at 6:00 3 commenti


Clicca per ingrandireGott mit uns di Giuliano Montaldo, 1969 (da http://www.budterence.tk/)

In questo periodo si moltiplicano le riflessioni sul fondamentalismo, il più frequente (e tragicamente alla ribalta) di matrice islamica, anche se rigurgiti revanscisti si individuano in tutte le aree culturali (i cosiddetti “cristiani rinati” di Bush, chiamati anche teo-con, e gli“atei devoti”). Risorgono, insomma, quelli che Luigi Capuana definiva “gli ‘ismi’ contemporanei” e che, pur nella specificità delle situazioni, presentano tratti comuni.A proposito del fondamentalismo islamico si è detto, ad esempio, che trova terreno fertile nella miseria socio-economica e culturale in cui versano molti paesi mediorientali (e non solo), retti da governanti corrotti e spietati. Altri hanno puntato il dito sulla fallita integrazione europea degli extracomunitari, costretti a vivere ai margini di un “paese dei balocchi” cui non riescono ad accedere, e che si volgono così verso un’identità culturale “forte”, la sola che permetta loro di darsi un’identità e li faccia uscire dal magma indistinto e spersonalizzante in cui vengono confinati. In altre parole, si tratta dell’eterna voglia di “branco”, di un desiderio disperato e agghiacciante di “essere qualcosa” con “qualcuno”, in un mondo orwelliano che non offre spazio al singolo.Analisi, queste, che non lasciano tuttavia pienamente soddisfatti. Si possono davvero spiegare questi fenomeni con le sole categorie della sociologia, mutuate dal Positivismo? E come inserire, in questo contesto, quegli occidentali, soprattutto giovani, che, pur non provenendo da ambienti chiusi e disagiati, ma anzi talvolta culturalmente elevati e “progressisti” – il caso di Johnny il Talebano è solo il più noto – abbracciano la causa del terrorismo jihadista?Prima di rispondere a queste domande, è necessario aprire una parentesi sulla natura dei fondamentalismi.I fautori dello scontro di civiltà ne fanno un discorso, per dir così, culturale. Pur essendo numericamente in pochi, esercitano un forte impatto sulla collettività non soltanto perché dispongono di grandi mezzi – in Italia, le invettive di Oriana Fallaci trovano regolarmente un posto d’onore sulle pagine del “Corriere della Sera” – , ma perché la loro proposta risulta in effetti più allettante, pare rispondere meglio a quel bisogno di spiegazioni “ultime” e “definitive” di cui oggi si avverte particolare bisogno. Il terrorismo, secondo loro, non è uno stravolgimento dell’Islam, è l’Islam stesso; l’odio per l’infedele, il rifiuto della democrazia, la violenza sono i pilastri (anzi, il sesto e nascosto pilastro) della religione musulmana. Un musulmano, quindi, non può che essere terrorista, o simpatizzare per i terroristi.Di qui la teoria dello scontro di civiltà, che tanto attrae e affascina. Attrae e affascina al punto di non rendersi conto che nessuno oserebbe chiamare “civiltà” stili di vita che propugnano contro-valori come quelli sopra elencati. Senza contare che una “civiltà” siffatta sarebbe implosa, necessariamente, da moltissimo tempo. Così il Nazismo, aveva sì tra i suoi obiettivi la distruzione fisica dell’altro e del diverso, ma anche la propria; in quanto anti-umanesimo per eccellenza, il Nazismo non poteva non rivolgersi anche, se non, in ultima analisi, soprattutto, con l’altro-in-sé, contro sé stesso. L’ossessiva ricerca di Hitler per rintracciare sue eventuali ascendenze ebraiche, il suo stesso suicidio, simbolico oltre che reale, ne sono l’inequivocabile conferma. Allo stesso modo, il terrorismo jihadista non si accontenta di individuare i suoi bersagli nell’odiato Occidente, ma anche e soprattutto fra gli stessi musulmani “traditori”, compromessi o semplicemente nella gente comune, quella che, come tutti noi, respinge la violenza, in particolare se rivolta verso innocenti.I teo-con difatti ignorano, sia per effettiva non-conoscenza dei fatti, sia perché ritengono la cosa poco importante, che le prime vittime dei terroristi sono gli stessi correligionari di questi ultimi. E che l’Islam è sempre stato “anche” Occidente ed Europa (basti pensare al nome “Maghreb”, che designa i paesi arabi nordafricani di religione musulmana e che, nella lingua madre, significa appunto “Ovest”, “tramonto”): il contributo offerto dai musulmani arabi ed europei, soprattutto spagnoli, nel campo matematico – algebra è parola araba, lo zero è stato inventato dall’illustre Muhammad bin Ahmad – , filosofico, religioso (Avicenna, Averroè e moltissimi altri), linguistico. Del resto, il Dante ridotto da Oriana Fallaci a una sorta di bandiera della cultura laica e occidentale si era ispirato alla salita all’ultimo cielo di Maometto per la stesura del suo Paradiso e mostrava di conoscere assai bene, e certo molto di più della convulsa libellista contemporanea, la riflessione teologica e culturale dell’Islam.Parlare di scontro di civiltà è pertanto sciocco e insensato, per la banalissima ragione che l’Islam NON è il terrorismo come l’Europa NON era il Nazismo che pure è nato e fiorito da quelle parti. Il fatto che i propugnatori di questa teoria, pur godendo dell’appoggio delle masse impaurite e, per ragioni di marketing, dei grandi media, siano in realtà snobbati dalla cultura degna di questo nome non è dovuto, come essi lamentano in palese malafede, alla presunta egemonia culturale delle sinistre o dei radical-pacifisti, ma dal fatto che il postulato da cui essi partono è insostenibile non appena si abbia l’intenzione di andare oltre le proprie paure, pregiudizi, ignoranze. La “filosofia” dei teo-con verrà semmai studiata, un domani, da un mero punto di vista sociologico e, se si vuole, di costume, ma non certo da quello culturale, che è inesistente.Ciò non significa, peraltro, che l’Islam non abbia gravissimi problemi al suo interno, e che la riflessione teologica e filosofica degli intellettuali di matrice islamica abbia subìto una cristallizzazione perniciosa (e anacronistica) ormai da molti secoli. Lo ha rilevato, in una lucida analisi, lo studioso algerino Khaled Fouad Allam, puntualizzando fra l’altro che nei Paesi musulmani è mancata una Rivoluzione simile a quella francese, che avrebbe dovuto manifestarsi però con le caratteristiche proprie di quelle culture. La timidezza nell’esegesi del Corano, poi, il considerarlo un testo “increato”, e come tale immodificabile perché disceso direttamente da Dio, con tutto ciò che questa valutazione comporta, è uno dei risultati più devastanti di tale cristallizzazione.Non è però nostra intenzione approfondire un discorso che merita altra attenzione nelle sedi opportune. Per tornare alla domanda iniziale: tenuto conto di tutti questi fattori, com’è possibile che non soltanto un islamico non integrato, ma anche un europeo di buoni studi, si trasformi in spietato miliziano islamista?Un intervento su “Repubblica” di questi giorni ne individuava i motivi nella mancanza di punti di riferimento, di valori forti, di sicurezza, e, potremmo aggiungere, nella noia, nel non-senso, in particolare nell’eterna tentazione dell’uomo per il “possesso”.Cosa intendiamo per “possesso”? In primo luogo, il rifiuto del limite e della finitudine, caratteristiche, queste, fondanti della natura umana, ma che, altrettanto naturalmente, fatichiamo moltissimo ad accettare. Il limite e la finitudine comportano l’accettazione di una realtà che ci compenetra, ma al tempo stesso ci trascende. Significano cioè l’accettazione del dubbio, non inteso come mero scetticismo, ma nel senso del confronto dialettico, di accettazione dell’umanità dell’altro; un credente parlerebbe di “mistero”. Un mistero che non necessariamente deve rimanere velato, al contrario (non a caso il Cristianesimo e l’Islam sono definite “religioni rivelate”): ma lo svelamento può avvenire soltanto accettando, paradossalmente, quella finitudine e quel limite appena menzionati. È questo il significato profondo dell’umiltà. “[In san Paolo] alla ragione dell’uomo… viene riconosciuta una capacità che sembra superare gli stessi suoi limiti naturali: non solo essa non è confinata entro la conoscenza sensoriale, dal momento che può riflettervi sopra criticamente, ma argomentando sui dati dei sensi può anche raggiungere la causa che sta all’origine di ogni realtà sensibile. Con terminologia filosofica potremmo dire che, nell’importante testo paolino, viene affermata la capacità metafisica dell’uomo” (Giovanni Paolo II, Fides et ratio, lett. enc. circa i rapporti tra fede e ragione, 1998); “L’acquisto del sapere è un dovere religioso, tanto per il musulmano quanto per la musulmana. Ricercate il sapere dalla culla alla bara, poiché Allah conduce sulla via del Paradiso chi si è messo alla ricerca del sapere” (hadith del profeta Mohammed, in Insegnamenti). Tuttavia, queste vette possono essere raggiunte solo se si assume il dato di realtà che non siamo arbitri assoluti del nostro destino e che non tutto è così chiaro, lampante e “ordinato” come vorremmo.Il fondamentalista agisce in modo diametralmente opposto. La realtà “finita” gli fa paura; lo spettro della morte, del nulla, lo assilla come un incubo. Le contraddizioni del mondo, le complessità di un’umanità frantumata e multiforme, lo stravolgimento delle certezze nelle quali è nato e cresciuto, lo gettano in uno stato di grande ansia. Il fondamentalista, direbbe uno psicoterapeuta, attua allora una regressione edipica in un ventre materno, ma con forti caratteristiche virili, alla ricerca di una serra calda e conosciuta dove qualcun altro pensa per lui e gli dà regole precise, una Weltanschauung dove tutto è perfettamente spiegabile e ordinato, e dove non c’è spazio per deviazioni che altererebbero irrimediabilmente il suo universo così simile alla sfera di cristallo immaginata dai pensatori medievali. Non è neanche, la sua, una fuga all’indietro, ma una puerile illusione, destinata come tale a rimanere sempre frustrata (anche in ciò si spiega la “vocazione al martirio” dei kamikaze, del tutto simile alla tendenza suicida del Nazismo) per il semplice motivo che un’età dell’oro nella storia umana non è mai esistita.Ed ecco spiegati gli strali contro l’Occidente lassista e corrotto e la demonizzazione soprattutto di alcune categorie da sempre oppresse (le donne e i “diversi”), che, con le loro richieste di diritti, distruggono questa fragilissima “sfera di cristallo” da cui osservare il mondo senza esser lambiti dal suo indecifrabile caos.E il fondamentalista educato nel rispetto delle culture e delle opinioni?In verità, si tratta di un falso problema. Accettare il dialogo non significa mettere tutto sullo stesso piano; apprezzare la cultura dell’altro non implica svalutare o negare la propria; accettare la diversità non vuol dire negare la differenza; non esiste vera democrazia senza eticità. Anche il radicalismo di cui si parla attualmente a proposito di certi governanti è, in tal senso, un fondamentalismo, perché come quest’ultimo non tien conto della realtà umana ma si basa solo su sé stesso, riducendo il mondo circostante a un miscuglio indistinto dove si agitano tante bolle che si dissolvono in torbidi vapori.Nel primo caso, il rifiuto del limite e dell’altro; nel secondo, la negazione di questo limite e di questo altro; ma il risultato non cambia: chiusura; violenza; angoscia; incapacità di distinguere il bene dal male, con conseguente ideologia del sospetto verso tutto e verso tutti. In ogni straniero si vedrà un potenziale terrorista; in ogni occidentale uno sfruttatore e un infedele; in ogni donna una ribelle da domare e schiacciare; non si comprenderà la differenza tra un diritto e una pretesa; e così via, in una spirale che si arresterà soltanto con l’annientamento totale.Grande è poi la menzogna e l’infingardaggine dei fondamentalisti. Essi mostrano sempre una realtà parziale, manichea, dai contorni (troppo) ben definiti. Si guardano bene dal parlare di Annalena Tonelli, di mons. Locati, persino di Benedetta e Fiaz che, col loro amore, costituivano la smentita incarnata ai seminatori di odio. Men che meno parlano di Muhammad Yunus. Se ne guardano bene, e d’altro canto la mitezza di questi martiri non si cura della chiassosa grancassa mediatica di cui spudoratamente si servono i nuovi devoti. Ma poi accade l’imprevisto: accade che, spesso, i testimoni della mitezza paghino con la vita la loro autentica fedeltà ai principi in cui credono. Allora la loro esistenza risalta cristallina, allora come un lampo la loro luce fende le nebbie di un’ignoranza pervicace, e, insieme alla vergogna imperdonabile per non aver ascoltato la loro brezza in mezzo a tanta burrasca, captiamo che dietro le immagini e i simboli c’è un’epifania, una rivelazione che nessun “carceriere di Dio” potrà mai segregare. Annalena, mons. Luigi, Muhammad sono, e sono stati luce non malgrado la loro fede, ma per la loro fede. Annalena e mons. Luigi credevano al dialogo perché avevano una profonda fiducia nelle loro convinzioni. Muhammad Yunus aiuta le donne povere del mondo perché è musulmano, e perché è un uomo. In ogni uomo e donna essi vedono Dio.I fondamentalisti, in Dio vedono solamente sé stessi. Essi elevano ad assoluto spicchi di realtà: ben a ragione si può affermare che i veri “relativisti” sono proprio loro, perché del tutto auto-referenziali; parafrasando Silo, cercano di imporre ad altri il loro paesaggio febbricitante. Gli ha fatto eco il Presidente del Senegal, che ha definito la teoria dello scontro di civiltà “un anti-umanesimo travestito da cultura”.Alla base del fondamentalismo non c’è, dunque, nulla di religioso. Al contrario: esso testimonia esigenze molto materiali, anzi, materialistiche, tanto sono pregne di istinti primordiali e belluini. Il fondamentalismo si fonda non sulla fede in Dio, ma sulla totale miscredenza in Dio, nella sua missione salvatrice e misericordiosa contenuta – giova ripeterlo – in TUTTE le religioni, e, conseguentemente, nel rifiuto totale verso l’uomo.

Daniela Tuscano (“Tempi di Fraternità”, 1 ottobre 2006 – Poi 407142113_7d89e2973f_m.jpg del 6 giugno 2007 col titolo Fondamentalisti: miscredenti d’oggi)

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I TERRORISTI ISLAMICI NON SONO MAI ESISTITI CIAO NI’! – Un film sognato (Zerofobia)

3 commenti Add your own

  • 1. carlo olivieri  |  4 ottobre 2006 alle 16:02

    SIAMO TUTTI METICCI

    Al Meeting di Comunione e Liberazione, apertosi a Rimini, il professor Pera, presidente del Senato e quindi seconda carica dello Stato italiano, ha dichiarato che il rischio più alto che possa correre l’Europa è di affogare nel “meticciato”.

    Facciamo notare che qualcuno ha già enunciato parole simili. Infatti un noto personaggio storico che risponde al nome di Benito Mussolini, si era scagliato contro il “meticciato ebraico” che inquinava la sana razza italiana e i suoi valori; e reagì all'”intollerabile” commistione con le misure che tutti conoscono.
    Naturalmente Pera non ne fa solo un discorso di “stirpe”. Il suo discorso è più ampio e più esteso, e tocca in primo luogo il relativismo. E cos’è il relativismo secondo Pera?
    È il dialogo con le altre religioni, in particolare con l’Islam. E siccome l’Islam è considerato da molti sinonimo di violenza e terrorismo, di conseguenza i “pacifisti” sono tutti più o meno dei criminali.
    Il relativismo, secondo Pera, è l’assenza di ogni vincolo morale, come dimostrerebbero le presunte persecuzioni delle “lobby gay” europee verso il prof. Buttiglione.
    Relativismo, sempre secondo Pera, è l’affermazione che tutte le culture hanno pari dignità.

    È perlomeno ignobile la confusione che Pera opera tra indifferenza inerte e problematicità odierna, tra coraggio e paura, tra forza e prepotenza.
    Ma da umanisti diciamo, anche ad un antiumanista come il presidente del Senato, che chi accetta il confronto è proprio chi non si sente assediato, chi conosce le proprie radici e anche in virtù di queste radici si relaziona, in parità e senza cedimenti, di fronte al proprio vicino.
    Chi accetta il confronto sa che in ogni civiltà esiste un momento umanista dove potersi intendere e cominciare a specchiarsi con franchezza e onestà.
    Chi guarda al futuro non lo teme, ma lo affronta. Non con la guerra, che evidentemente non dispiace poi tanto al professore, ma con gli strumenti della cultura e senza pregiudizi.

    In quanto umanisti siamo ben felici di appartenere ad una società che va verso ciò che è stato definito, con tono degradatorio, “meticciato”.

    Siamo stanchi di questi discorsi sulla superiorità occidentale e facciamo appello, perché facciano sentire la propria voce dissenziente, soprattutto a tutte quelle realtà cristiane che, proprio perché ancora fedeli ai più alti valori umanisti trasmessi dal cristianesimo, rifiutano queste parole del presidente del Senato offensive nei confronti di tutti gli esseri umani.

    Roma, 22 agosto 2005

    Partito umanista
    http://www.pumilano.it/index.php?option=com_content&task=view&id=50&Itemid=0

    Rispondi
  • 2. danielatuscano  |  14 ottobre 2006 alle 7:59

    La cosa agghiacciante è che, poi, vittime dei fondamentalisti sono sempre – e logicamente – quelli che si battono per la pace e per il dialogo, quelli che “non ce l’hanno con nessuno”. E’ il caso di padre Iskander, di cui ho già parlato nei commenti a https://danielatuscano.wordpress.com/2006/09/19/non-ne-facciamo-una-questione-di-islam-lassassinio-di-suor-leonella-sgorbati-a-mogadiscio/#comments. Ma è giusto fare un richiamo anche qui.

    Rispondi
  • 3. CECITA’ E “TRISTIZIA”? « Daniela Tuscano  |  5 marzo 2007 alle 7:22

    […] Ma i luoghi comuni li costruiamo noi. I parrocchiani di Pascarola, a quanto pare, si credono buoni cristiani, e anzi proprio in nome del cristianesimo si sentono in dovere di discriminare e di spingere i loro pastori a fare altrettanto (e quelli, guide cieche, si lasciano subito convincere). Però com’è triste, anzi tristo, questo cristianesimo degradato a moralismo. E il moralismo – non ci s’illuda – si scatena non solo contro i reietti omosessuali. Finisce per rifiutare tutti: sia gli ex-tossici (anch’essi infatti allontanati), e, possiamo immaginare, gli immigrati, specie quelli che “attentano” alla nostra civiltà e al nostro credo. I divorziati, le donne che abortiscono. I Welby che non riescono più a sopportare il martirio. Li si teme. La logica che anima i teo-con, gli strenui difensori della cittadella assediata, è esattamente la stessa. La loro fede è del tutto auto-referenziale. È la “fede atea” e senza amore dei fondamentalisti https://danielatuscano.wordpress.com/2006/10/03/fondamentalisti-gli-atei-doggi/ . […]

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