Archive for 11 ottobre 2006

CIAO NI’! – Un film sognato (Zerofobia)

Il seguente articolo mi è stato trasmesso dalla mia amica Ellyr. Non è stato purtroppo possibile rintracciarne la data di redazione né il titolo preciso, ma soltanto l’autore/autrice, ed è un vero peccato.  Ringrazio comunque Ellyr per questo bel “regalo”. (D. T.)

Con questa sentita dedica del Divino Renato (da sempre maternamente incline all’enfasi ecumenico-messianica nei messaggi ai suoi adorati “sorcini”, sia che si tratti delle immancabili note di copertina di un LP che di un accorato proclama sul palco), e con in sottofondo le malinconiche note della leggendaria e dolente Il Carrozzone, ha inizio Ciao Nì!, il lungometraggio di enorme successo che fu interamente ideato ed interpretato dallo stesso Zero nel lontano 1979 (con regia di Paolo Poeti e la collaborazione di un giovane Neri Parenti come aiuto regista), un cultissimo mai abbastanza celebrato, e che noi in questa sede non possiamo in alcun modo ignorare! imageUn esperimento gustoso e bizzarro, una storia fantasiosa, curiosa, ma anche autobiografica, certamente celebrativa del personaggio “Renato Zero” nel periodo della sua massima popolarità, quando la “Zerofollia” impazzava in tutta Italia (io stessa lo vidi all’epoca, restandone stranita: era/è un delirio..) e la graffiante zerotrilogia del cantante romano (i favolosi Zerofobia, Zerolandia, ed EroZero) aveva contagiato un po’ tutti. Zero aveva già avuto esperienze cinematografiche (inizia giovanissimo in TV, ove è sempre stato piuttosto attivo e presente, fra i Collettoni di Rita Pavone, e come comparsa ne La Bambolona, grottesca e cattivissima commedia all’italiana di Franco Giraldi, con uno strepitoso Tognazzi; prosegue poi con Fellini, che lo utilizzò in Satyricon, Roma e infine Casanova 70, e col cameo inosservato de La Mala Ordina di Di Leo; per non parlare della clamorosa futura prova offerta come voce di Jack Skeleton in Nightmare Before Christmas di Tim Burton) e teatrali (il musical Hair, per non dimenticare poi quel gioiello sepolto che è stato Orfeo 9, la rock opera di Tito Schipa Jr. dove interpretava magistralmente il “Mercante Della Felicità” – di prossima trattazione su Mondo Culto), e queste prove sicuramente lo aiutarono ad affrontare con adeguata professionalità questo stravagante lavoro per il grande schermo. Un film musicale? Anche, dal momento che molte delle sue hit sono qui puntualmente interpretate live, quasi come se il film fosse poi alla fine un videoconcerto. In realtà rimane però difficile da descrivere (“… trovargli unaaa colloooocazioneee!” – in tutta la pellicola, spartana, non v’è traccia di girato in esterni..) e incomprensibile/indigesto a chi non ama Zero: potrebbe intendersi come una sorta di pazzesco, strambo psychotrhiller musicato, imbevuto di kafkiane suggestioni, teatro off anni ’70, commedia, uno spruzzo di glitter, molta ironia e, naturalmente, quintalate di egocentrica Zerofollia… vissuta, sofferta e contagiata da Lui, il grande Renato, qui a buon diritto da considerarsi come il Frank-N-Furter de noantri!! La storia, concepita in chiave squisitamente favolistica, ha tutta l’intenzione di gettare uno sguardo fantasiosamente verosimile sulla vita dello stesso Renato Zero Artista. All’interno della vicenda il nostro, infatti, è un applauditissimo divo pop amato da orde di fans che lo seguono ovunque e che lo subissano puntualmente di valanghe di lettere adoranti. Per accontentare i suoi “sorcini”, Zero si esibisce in continui spettacoli, percorrendo le vie del mondo su di un gigantesco carrozzone da circo trainato da cavalli, in compagnia della sua fidatissima crew: Dollaro (Carlo Monni, fresco di Berlinguer Ti Voglio Bene), un invadente e irascibile manager che funge anche da cocchiere; Super Io (Enzo Rinaldi – ricordate il Babbo Natale dei biscotti Bistefani e il maturo “maialone” di tante opere di Tinto Brass?), un panciuto psichiatra golosissimo di cioccolatini col “complesso dell’abbandono”; Mignolo, un saltellante segretario muto; e infine Zucchero, non certo il Fornaciari, ma una fidatissima governate-costumista (Nerina Montagnani, la mitica Natalina della pubblicità Lavazza con Manfredi). E’ l’inizio di un nuovo frenetico giorno di tournée in quel bizzarro circo che è il carrozzone di Zero, e il Divino giace addormentato nella sua stanza-capsula, adagiato mollemente sul suo glitterato letto rotondo, con un pesante make up e indosso sontuose vesti di paillettes porporate, in una mise che ricorda prepotentemente la Regina crudele di Biancaneve. A svegliarlo solertemente è il suo segretario Mignolo che, come sempre, lo cosparge del solito carico quotidiano di lettere di fans. Zero, destatosi dal suo torpore, però non pare sentirsi molto bene, è preoccupato per la sua voce che quella mattina si è rivelata inspiegabilmente flebile ed arrochita: come può in queste condizioni affrontare un nuovo concerto? Bisogna dunque trovare alla svelta un rimedio. Zero fa quindi chiamare il fidato psichiatra Super Io che, accorso al suo capezzale, subito fa dipendere la patologia dalla strana natura sessuale di Zero: “E’ il solito fatto psicosomatico che frega la vita a voi “polimorfi perversi!” sentenzia, e il nostro lo ripaga immediatamente con uno schiaffetto stizzito… Eggià perché lui detesta sentirsi chiamare “polimorfo perverso”! Subito dopo accorre la materna Zucchero che, conoscendo le reali necessità del suo protetto, intuisce che l’unico rimedio per “tirare su” Zero è “L’Udienza”. “Le Udienze” erano convegni d’amore, indifferentemente con uomini o donne, cui Renato puntualmente si sottoponeva, e che molto spesso si erano rivelati una vera panacea per ogni male. Dollaro, il manager cocchiere, è però assolutamente contrario a questo genere di “rimedi”, da considerarsi veri attentati all’incolumità del cantante, e lo invita a scegliere una buona volta a cosa rinunciare, a suoi servigi di guardia del corpo o a questi presunti convegni d’amore. Zero chiaramente opta per la prima alternativa e manda via il collerico manager, dal momento che non può certamente rinunciare ai suoi adorati svaghi. Vengono perciò prontamente convocati per l'”Udienza” dei bei ragazzoni, nella fattispecie dei corazzieri, che vengono quindi edotti da Super Io sull’importanza dell’incontro con l’Artista: “L’Udienza è un appuntamento prezioso che Zero concede solo a chi lo ama e chi è riamato da lui. Voi siete stati prescelti fra molti, conserverete il grande privilegio di questi attimi nel vostro cuore”. Mentre Renato è affaccendato con i corazzieri, nella stanza di Super Io si sentono riecheggiare da lontano dei potenti gorgheggi; è evidente dunque allo psichiatra che i benefici effetti dell’Udienza hanno risolto i problemi vocali del su assistito: “Lo dicevo io che era un fatto psico-sodom… ehemm, psicosomatico!”. Tutto è risolto, e Zero è pronto per esibirsi in un nuovo concerto.

Il cantante esegue La favola mia: è un video tratto dal film Ciao nì.

Inizia così la serata, sempre nel suo “Grimilde look”, con La Favola Mia (“… E mi vesto da Re perché tu siaaa, tu sia il Re di una notte di magiaaaa…”, canzone manifesto da Zerolandia – e una delle sue migliori, aggiungo… N.d.Ste), e quindi con la schizofrenica Io Uguale Io (“… Questa faccia qui,questo corpo qui… Ma è sicuro che sia IO??! Io voglio un identikit, carta e matita presto io sono qui!!”). Rientrato nelle sue stanze, Renato dedica un po’ del suo tempo alla lettura delle letterine dei suoi “sorcini”, rimanendone deliziato, quand’ecco improvvisamente sopraggiungere la crisi! In una delle missive legge un’inquietante minaccia di morte da parte di un fantomatico individuo: “Ti conosco mascherina, ti conosco come me stesso… Conosco la tua colpa. Ti seguirò come un’ombra nel buio e ti ucciderò alle prime luci della ribalta. (firmato) Ciao Nì!”. Il messaggio getta il nostro nel panico: chi può volerlo morto? Perché? E’ necessario dare un volto a chi vuole attentare alla sua vita, e a questo proposito un consulto con Super Io è più che mai urgente. Lo psichiatra suggerisce di partire per un viaggio a ritroso nella sua vita, scavando nell’ inconscio, e far così riaffiorare le esperienze più remote e spiacevoli nel tentativo di scovare il colpevole. “Ciao Nì! Espressione dialettale da sempre appartenuta a Zero, sicuramente nata in ambito familiare…”, afferma lo studioso, e ciò induce il poveretto a sospettare che siano stati proprio i suoi genitori a volerlo morto. Caduto in onirico trance d’analisi, scorge un’allibita infermiera che non sa se apporre un fiocco blu o rosa su di una culla, quella che fu sua evidentemente. Incontra i suoi genitori: un padre decisamente “frou frou”, e una madre inflessibile ed autoritaria ai quali Zero rimprovera aspramente di non essersi mai preoccupati di averlo indirizzato verso un’identità sessuale definita. Ma non è nelle loro mancanze che dev’essere trovata la mano del presunto futuro assassino, Renato è più che certo che i suoi genitori non c’entrino nulla in questa faccenda. Un altro concerto è alle porte e, visti i pericoli sempre agguato, in camerino si dibatte sulla convenienza di entrare in scena o meno. Per rimediare alla depressione dell’Artista, era stata persino indetta una nuova “Udienza” (questa volta con delle procaci ballerine in topless, tutte piume stile “Crazy Horse”), ma stavolta a dare immediato coraggio e forza al nostro è il giubilante pubblico in delirio e in attesa che gremisce la platea… “Renato! Renato! Renato!”. E lui, già pazzescamente agghindato con una mise rosso fuoco con ali spaziali, non può che sentenziare fra se e sé: “Impossibile non andare, aaaaaaassolutamente impossibbbile. NON E’ VERO??!”… E irrompe sul palco regalando ai sorcini un’incandescente performance di Sesso O Esse. Al successivo cambio di costumi, Zero trova però un altro inquietante segno della presenza del temuto assassino nel suo camerino: una finta mano mozza con un biglietto riportante il solito sinistro saluto Ciao Nì!. Sempre più scosso, porge sdegnato la lugubre manina a Dollaro, negligente guardia del corpo, ma lo show “must go on”, il pubblico è caldo e non c’è tempo per rimuginare, così si riparte con una nuova canzone, l’accorata Fermati (una proto-citazione dell’Estasiante leit-motiv di Pierre L’Ineffabile? N.d.R). A metà spettacolo Zero convoca i fidati sottoposti per discutere velocemente sul da farsi: non servono corpetti merlettati, tutine impaillettate anti-proiettile; qualsiasi momento può essere quello fatale per l’omicidio. Come dice rocambolescamente Renato: “Costui, costei, costoro… Costosi, costanti… L’ASSASSINO, INSOMMA! entra ed esce da questo Carrozzone come e quando vuole!”. Ma la folla dei fedelissimi e adoranti sorcini acclama da lontano il suo nome sempre più forte,e tanto basta al nostro per favellare messianico ancora una volta: “E io dovrei rinunciare all’amore di tanti per l’odio di uno solo? IO VADO!”.

 

Ed eccolo nuovamente infiammare la folla cantando Chi Sei, stavolta vestito unicamente di un’attillatissima salopette a strisce modello Ape Magà. A fine serata, dopo lo show, il sonno cattura finalmente Zero, e i fantasmi del suo passato affiorano più minacciosi che mai. Ricorda di quand’era bambino, nel cortile della scuola dove gli altri compagni si esercitavano in virili giochi marziali, mentre lui, truccatissimo, si specchiava nell’acqua di un pozzo pettinandosi la già allora lunghissima chioma corvina. Nel tentativo di dare un volto all’assassino, scavando nel passato, ricorda una spietata religiosa omofoba, Suor Incatenata (Victoria Zinny, poi signora Girone…), che lo disprezzava con tutte le forze per le sue aberranti inclinazioni. Lo insultava e lo tagliava co un inquietante crocefisso/coltello a serramanico, per poi gettarsi su di lui e succhiargli il sangue vampirosamente famelica. Pertanto Zero (ormai adulto) decide di affrontare ora l’antica nemica ed appare così, quasi come una sorta di Arcangelo Gabriele, alla suora che sembra ora, a distanza di anni, redenta, pentita del crudele comportamento inflittogli da bambino; e anzi si proclama sua fan accanita. Perciò è evidente nella mante del nostro che neanche Suor Incatenata può essere il suo attentatore. Nel movimentatissimo Carrozzone lo spettacolo continua con una avanspettacolare e divertentissima performance di Triangolo, ma nuove minacciose tracce vengono rinvenute nel camerino a fine esibizione, stavolta pare che l’assassino abbia lasciato una strana giarrettiera, che Renato mostra prontamente a Super Io. Con l’aiuto dello psichiatra, si abbandona quindi nuovamente ai ricordi; per qualche motivo quel vezzoso indumento intimo gli fa ricordare i giorni delle naja e quell’odioso, dispotico sergente che tanto lo tiranneggiava. “Mi ha sempre odiato! Eggià… Le reclute non avevano occhi che per me!” irrompe non senza una punta d’orgoglio Zero, ma in fondo alla sua mente ricorda che il virilissimo soldato in realtà era più incline ai suoi gusti di quanto avesse mai potuto sospettare poiché, a ben rimembrare, era solito fare la calzetta e amava anch’egli indossare indumenti femminili sotto la mimetica. Fugati i sospetti anche sul sergente, l’Artista continua il suo show e dopo una sentitissima performance della concitata Nascondimi (sfoggiando qui uno dei suoi costumi migliori, la celebre tutina nera attillata con le guglie glitterate come da copertina di EroZero),image accese le luci in teatro, si accorge che non c’è nessuno a vederlo. Indispettito più che mai per essersi esibito “a vuoto”, sfoga tutta la sua furente rabbia su Dollaro che, per scongiurare qualsiasi eventuale agguato dell’assassino, aveva pensato bene di far evacuare la platea.
Ormai è il tracollo, Renato sente di non poter più resistere in quello stato di perenne minaccia e pericolo: deve poter distendere i suoi nervi, e quale rimedio migliore se non un’Udienza? Liquidato in malomodo Dollaro (“Vatti a fare un briscolone, PLEASE!”) che aveva cercato per l’ennesima volta di dissuaderlo dal partecipare a simili “rendez-vous”, il nostro si unisce a un gruppo di freakkettonissimi ragazzi e ragazze proto dark, i quali, su sottofondo delle circensi note di Manichini, lo attendevano nella sua alcova. imageParte la clownesca performance di Sbattiamoci (“Dai su sbattiamoci… Tanto per conoscerci di più!… Provo io e poi provi anche tu!” ) e quindi, come si conviene ad ogni popstar di richiamo, arriva per Zero il momento dell’incontro con i media. Un cronista pettegolo da strapazzo lo subissa di pruriginosi commenti: “Renato Zero: morboso, androgino, ermafrodito, bisessuale, eterosessuale… Ed anche un po’ polimorfo perverso!”. E l’Artista, all’ennesimo “polimorfo perverso” affibbiatogli, frena a stento l’istinto di colpire
l’indelicato giornalista con il solito schiaffetto stizzito, e lascia correre; ma l’altro non accenna a smettere di fare illazioni, e anzi chiama un plotone di illustri scienziati al fine di esaminare da vicino questa bizzarra popstar. Fra tutti gli scienziati accorsi ve n’è uno particolarmente preso da Zero, che non smette mai di fissarlo con allucinato interesse, e che lo stesso cantante aveva notato con una certa preoccupazione, visto che neanche per un momento gli avrebbe poi tolto gli occhi di dosso durante una teatralissima ed enfatica esibizione di Sogni Di Latta. A questo punto i sospetti del nostro cadono sullo spiritato luminare e così, preso il coraggio a due mani, decide di fargli visita nella sua oscura dimora. In una notte buia e tempestosa, tra pioggia, tuoni e fulmini, Renato giunge nel lugubre castello dello scienziato pazzo (e qui si sconfina in pieno territorio Rocky Horror Picture Show!) e lo sorprende nell’immancabile laboratorio, tra alambicchi fumanti e strane pozioni. Lo accusa immediatamente senza mezzi termini di essere il misterioso vessatore: “Tutto il tuo interesse per me non era un caso… Sei tu ‘Ciao Nì!’ “. Lo scienziato non nega uno smodato interesse, ma si difende fermamente dalle accuse, il suo è un interessamento puramente scientifico: egli anziché disprezzare l’ambigua natura di Zero ne è invece fortemente attratto, e per di più vorrebbe dar vita in laboratorio a un perfetto esemplare di creatura ermafrodita, ma ahimè molti dei passati esperimenti avevano fallito nell’intento e a prova degli insuccessi viene fatto chiamare un nano deforme che, uscito improvvisamente dalle segrete del castello, suscita la materna compassione del cantante. I discorsi del luminare si fanno quindi sempre più sinistri e preoccupanti, allorché afferma di voler trattenere Renato per sottoporlo ad approfonditi esami al fine di conoscere finalmente la sua preziosa struttura molecolare. La reazione è repentina e risoluta: disarmato il minaccioso scienziato, il nostro dà fuoco al laboratorio e fugge via dal castello maledetto. Una crepuscolare esibizione di Uomo, No! precede un’altra notte di incubi per il poveretto, che nel suo sonno agitato arriva persino a sospettare dei fidati attendenti, forse troppo esasperati dai suoi continui capricci.

Ma è davanti allo specchio della toilette che un bel giorno Zero riesce a sbrogliare il bandolo di questa intricatissima matassa e a capire finalmente tutto. Intento a imbellettarsi, vede improvvisamente la sua immagine riflessa sdoppiarsi e parlargli come per effetto di qualche strano sortilegio… “Ciao Nì! Sono IO il tuo pericolo!… La parte “normale” di te. Non sopporto più queste tue ciprie, non hai più tempo da dedicarmi immerso come sei nel tuo successo. Ti odio e voglio vederti morto!”. Sorpreso da questa rivelazione, consapevole che chi voleva attentare alla sua vita altri non era che egli stesso, o meglio, la parte di sé ancora in conflitto con il lato più trasgressivo e ambiguo della sua natura, Renato prende coraggio e ribatte al suo alter ego: “Sei un essere abietto e depravato, la normalità di cui parli non è altro che il riflesso di me stesso. Se io voglio, mi alzo e tu SPARISCI!”. Ma il malefico doppelganger al di là dello specchio vuole portare a termine il suo proposito di morte e, alzatosi, tende un arco dorato per scoccare una freccia letale. Ma il Renato Zero Artista, con tutte le sue stravaganze e il suo straripante Ego, alla fine ha la meglio e, scagliando un mattone contro lo specchio, infrange, uccidendola per sempre, quella distruttiva parte “normale” di sé che lo aveva sempre odiato. La pace ritorna finalmente nel Carrozzone e il Divino Renato, gettatosi alle spalle quell’ormai inutile lettera minatoria, corre verso il suo adorato pubblico regalando una liberatoria e scanzonata Baratto.

Andrea “Plonk” Galvan (“Mondo Culto” )

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11 ottobre 2006 at 18:00 29 commenti


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