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YUNUS: NOI SIAMO DI PIU’ – Il Nobel all’inventore del microcredito

Muhammed Yunus

Muhammad Yunus, del Bangladesh, ha fondato il microcredito nel 1976

Solo pochi giorni fa lamentavo la disattenzione dei media verso Muhammad Yunus, e immediatamente dopo, quasi a rispondermi, la lieta notizia: a Yunus è stato conferito il Nobel per la Pace!

E’ arrivato tardi. Ma è arrivato.

Sugli eterni scontenti, sui puritani da salotto, non mi soffermo nemmeno. Quelli che scuotono il capo sull’inutilità dei premi, ma non muoverebbero un dito per aiutare il vicino di casa, continuino a rodersi dall’invidia per il distratto silenzio di cui è circondata la loro vuota esistenza.

Noi, invece, ci rallegriamo. Un premio è un semplice simbolo. Ma di simboli abbiamo anche bisogno, e quello di Yunus è fondamentale. Per molti motivi.

1) Yunus è un uomo in cui tutti vogliamo, dobbiamo riconoscerci. Che quell’uomo sia un musulmano, in un momento come l’attuale, non è cosa da poco. Se ha dimostrato che l’umanità trascende l’appartenenza religiosa, ha dimostrato, ancor più, che l’appartenenza religiosa ha potenziato la sua umanità. Ed è un’appartenenza religiosa islamica, che nessun folle kamikaze potrà mai annebbiare. Muhammad Yunus non è, infatti, un musulmano moderato. E’ un musulmano e basta. E noi avvertiamo, confusamente ma con certezza, che la verità, non soltanto la ragione (ma entrambe fuse insieme), stanno dalla sua parte. Il suo credo è universale come tutti gli altri credi.

2) Il suo credo non lo concepisce prete. Lo spinge a vivere nel mondo con intensità. Ma questo non gli ha impedito un autentico slancio missionario.

3) La conseguenza di questo “vivere nel mondo”, ai giorni nostri, nel suo caso si è coniugata addirittura col capitalismo. E questo è il terzo, ma più importante messaggio che Yunus ci lancia.

Solo gli ottusi e i clericali di ogni religione credono davvero che il male del nostro secolo è il “relativismo” e il libertinaggio sessuale. Il vero, profondo peccato del secolo è il Consumo. Per molti anni i credi organizzati hanno combattuto le dittature comuniste e l’ateismo di Stato, non accorgendosi – l’avrebbe confessato lo stesso Giovanni Paolo II – di un altro ateismo, più subdolo e strisciante, che ufficialmente non negava Dio, ma ne svuotava dal di dentro il significato profondo: quello, appunto, delle società consumistiche e capitalistiche.

Pier Paolo Pasolini, nell’incompiuto Petrolio, tratteggiava uno scenario apocalittico di un Medioevo prossimo venturo dove il Capitale aveva distrutto tutto, ogni valore, ogni istituzione, ogni uomo; significativamente uno dei suoi capitoli era intitolato Fine della Chiesa.

Davanti a questo mostro divoratore, nulla sembrava resistere. Solidarietà, dialogo, ricerca, mutuo aiuto, tutto scompariva di fronte all’onnipotenza di questo moderno Leviatano. L’uomo vale l’oggetto, è l’oggetto, teorizzavano i suoi apologhi. Dategli la soddisfazione materiale, e vedrete come vi benedirà in faccia. Homo homini lupus, noi tecnologizzati in fondo viviamo ancora nel Seicento. Il consumismo, nella sua stessa essenza, ha una visione estremamente pessimistica dell’essere umano.

Muhammad Yunus ha comprovato che non è vero. Che si può essere uomini autentici – non bestie né oggetti – non solo vivendo nella società dei consumi, ma operando in essa. In prima persona. E non nel solito modo appiccicoso, dolciastro, insopportabile dei tanti, troppi riccastri che pretendono di acquistare tutto, anche il Paradiso, con strombazzate “beneficenze” che hanno il solo scopo di mantenere lo status quo.

“L’assistenzialismo è dannoso – ha proclamato Yunus senza mezzi termini – perché costringe il povero a restare nel suo stato, ad accontentarsi della sua condizione. Un povero ‘assistito’ non sarà mai protagonista della sua vita”.

I teorici dell’uomo-lupo, i “realisti” e il loro antiumanesimo, sono rimasti sconfitti e scornati. E proprio in seno al loro pesante, fastoso mondo. Yunus ha dimostrato che l’oggetto non è l’uomo, ma che l’uomo può servirsi anche di quell’oggetto (nel nostro caso, il capitalismo) per fare il bene, quello vero. In che modo? Semplice: fidandosi dei propri simili.

E, quando si guarda il mondo con questi occhi, i nostri simili sono proprio tutti. E tutte. L’azione di Yunus verte principalmente sulle donne, “perché tra i poveri sono le più povere, perché sono le maggiori vittime dell’analfabetismo, della violenza, della miseria. Migliorando la salute delle donne, si contribuisce alla diffusione della pace e della democrazia.

Parole di un capitalista, maschio, musulmano. E le parole, si sa, restano. Le chiacchiere, invece, svaniscono in un assordante nulla.

Daniela Tuscano

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16 ottobre 2006 at 17:10 3 commenti


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