YUNUS: NOI SIAMO DI PIU’ – Il Nobel all’inventore del microcredito

16 ottobre 2006 at 17:10 3 commenti

Muhammed Yunus

Muhammad Yunus, del Bangladesh, ha fondato il microcredito nel 1976

Solo pochi giorni fa lamentavo la disattenzione dei media verso Muhammad Yunus, e immediatamente dopo, quasi a rispondermi, la lieta notizia: a Yunus è stato conferito il Nobel per la Pace!

E’ arrivato tardi. Ma è arrivato.

Sugli eterni scontenti, sui puritani da salotto, non mi soffermo nemmeno. Quelli che scuotono il capo sull’inutilità dei premi, ma non muoverebbero un dito per aiutare il vicino di casa, continuino a rodersi dall’invidia per il distratto silenzio di cui è circondata la loro vuota esistenza.

Noi, invece, ci rallegriamo. Un premio è un semplice simbolo. Ma di simboli abbiamo anche bisogno, e quello di Yunus è fondamentale. Per molti motivi.

1) Yunus è un uomo in cui tutti vogliamo, dobbiamo riconoscerci. Che quell’uomo sia un musulmano, in un momento come l’attuale, non è cosa da poco. Se ha dimostrato che l’umanità trascende l’appartenenza religiosa, ha dimostrato, ancor più, che l’appartenenza religiosa ha potenziato la sua umanità. Ed è un’appartenenza religiosa islamica, che nessun folle kamikaze potrà mai annebbiare. Muhammad Yunus non è, infatti, un musulmano moderato. E’ un musulmano e basta. E noi avvertiamo, confusamente ma con certezza, che la verità, non soltanto la ragione (ma entrambe fuse insieme), stanno dalla sua parte. Il suo credo è universale come tutti gli altri credi.

2) Il suo credo non lo concepisce prete. Lo spinge a vivere nel mondo con intensità. Ma questo non gli ha impedito un autentico slancio missionario.

3) La conseguenza di questo “vivere nel mondo”, ai giorni nostri, nel suo caso si è coniugata addirittura col capitalismo. E questo è il terzo, ma più importante messaggio che Yunus ci lancia.

Solo gli ottusi e i clericali di ogni religione credono davvero che il male del nostro secolo è il “relativismo” e il libertinaggio sessuale. Il vero, profondo peccato del secolo è il Consumo. Per molti anni i credi organizzati hanno combattuto le dittature comuniste e l’ateismo di Stato, non accorgendosi – l’avrebbe confessato lo stesso Giovanni Paolo II – di un altro ateismo, più subdolo e strisciante, che ufficialmente non negava Dio, ma ne svuotava dal di dentro il significato profondo: quello, appunto, delle società consumistiche e capitalistiche.

Pier Paolo Pasolini, nell’incompiuto Petrolio, tratteggiava uno scenario apocalittico di un Medioevo prossimo venturo dove il Capitale aveva distrutto tutto, ogni valore, ogni istituzione, ogni uomo; significativamente uno dei suoi capitoli era intitolato Fine della Chiesa.

Davanti a questo mostro divoratore, nulla sembrava resistere. Solidarietà, dialogo, ricerca, mutuo aiuto, tutto scompariva di fronte all’onnipotenza di questo moderno Leviatano. L’uomo vale l’oggetto, è l’oggetto, teorizzavano i suoi apologhi. Dategli la soddisfazione materiale, e vedrete come vi benedirà in faccia. Homo homini lupus, noi tecnologizzati in fondo viviamo ancora nel Seicento. Il consumismo, nella sua stessa essenza, ha una visione estremamente pessimistica dell’essere umano.

Muhammad Yunus ha comprovato che non è vero. Che si può essere uomini autentici – non bestie né oggetti – non solo vivendo nella società dei consumi, ma operando in essa. In prima persona. E non nel solito modo appiccicoso, dolciastro, insopportabile dei tanti, troppi riccastri che pretendono di acquistare tutto, anche il Paradiso, con strombazzate “beneficenze” che hanno il solo scopo di mantenere lo status quo.

“L’assistenzialismo è dannoso – ha proclamato Yunus senza mezzi termini – perché costringe il povero a restare nel suo stato, ad accontentarsi della sua condizione. Un povero ‘assistito’ non sarà mai protagonista della sua vita”.

I teorici dell’uomo-lupo, i “realisti” e il loro antiumanesimo, sono rimasti sconfitti e scornati. E proprio in seno al loro pesante, fastoso mondo. Yunus ha dimostrato che l’oggetto non è l’uomo, ma che l’uomo può servirsi anche di quell’oggetto (nel nostro caso, il capitalismo) per fare il bene, quello vero. In che modo? Semplice: fidandosi dei propri simili.

E, quando si guarda il mondo con questi occhi, i nostri simili sono proprio tutti. E tutte. L’azione di Yunus verte principalmente sulle donne, “perché tra i poveri sono le più povere, perché sono le maggiori vittime dell’analfabetismo, della violenza, della miseria. Migliorando la salute delle donne, si contribuisce alla diffusione della pace e della democrazia.

Parole di un capitalista, maschio, musulmano. E le parole, si sa, restano. Le chiacchiere, invece, svaniscono in un assordante nulla.

Daniela Tuscano

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C’E’ UN'”ALTRA” CHIESA CHE SOFFRE… – Riflessioni in margine al Convegno di Verona LIBERATE GABRIELE TORSELLO!

3 commenti Add your own

  • 1. Petalo Ss  |  18 ottobre 2006 alle 21:47

    Tempo fa ho sentito un commento curioso da una persona altrettanto curiosa e lo voglio riportare:
    Il NOBEL? Tzè! Lo hanno dato a cani e porci ha perso d’importanza!
    Guardate, potrei fare al riguardo qualche nome anche io su categorie come la letteratura (nessuno però mi tocchi la mia conterranea Grazia Deledda perché potrei arrivare a mordere…) ma anche sulla medicina, e sulla chimica che sono tra quelli + ambiti e quelli che danno + pubblicità, prestigio e ricchezza…
    Il Premio Nobel è stato previsto nel testamento di Alfred Nobel … ragazzi, qui si parla di eroi da Theodore Roosevelt l’abile politico statunitense che grazie alla sua diplomazia e abilità da mediatore mise fine alla sanguinosissima guerra russo/giapponese. Passando per la Croce Rossa Internazionale che ne ricevette ben 2 durante gli altrettanti conflitti mondiali. E poi vorrei ricordare Nelson Mandela che meritatamente se lo guadagnò come giusto riconoscimento di una vita spesa per il prossimo… insomma questi solo per citarne alcuni… anche perché mica li ricordo tutti, lo ammetto… ma per ognuno di essi faccio uno profondo inchino..
    Saper mescolare con le giuste dosi umanità, altruismo, politica, capacità, mediazione, carisma, diplomazia, abilità, forza e coraggio per raggiungere obiettivi importanti rivolti a migliorare il mondo e la vita dei meno fortunati non è cosa da poco. Questa gente è riuscita impedire ad un nichilismo imperante di prendere il sopravvento donando la speranza che il mondo, se lo si vuole, può essere migliore, e non solo a chi beneficia di tali risultati, ma chi di tali risultati ne è solo un “fortunato”, lontano, spettatore.
    A una schiera di eroi ed eroine si è andato ad aggiungere Muhammad Yunus, del quale la nostra amica Daniela ci ha ampiamente parlato.

    Rispondi
  • 2. giancarlo  |  18 ottobre 2006 alle 22:19

    Vorrei scrivere di più.
    Ma hai già detto molto. Mi piace un Nobel come questo, mi piace che se ne parli il più possibile e che sia in qualche modo d’esempio…

    Rispondi
  • 3. Gildo C.  |  27 novembre 2006 alle 13:28

    Riporto dal tuo commento su Yunus:
    “Il suo credo non lo concepisce prete. Lo spinge a vivere nel mondo con intensità. Ma questo non gli ha impedito un autentico slancio missionario”.

    Non so perché ma quella parola, prete, mi stona perché metti quel “prete”?
    Capisco forse quello che vuoi dire…..Ma non potrebbe questo far torto ai non pochi preti, missionari guarda caso, che hanno vissuto e vivono con questa stessa gente, che sono morti vivendo con questa gente proprio per dimostrare quanto Yunus ha proclamato: che cioè “L’assistenzialismo è dannoso – perché costringe il povero a restare nel suo stato, ad accontentarsi della sua condizione. Un povero ‘assistito’ non sarà mai protagonista della sua vita”.

    Non sono un prete, ma medico e..anche missionario, guarda caso da vent’anni in Bangladesh. Non puoi immaginare quanto mi ha fatto piacere leggere quello che hai scritto. Mi ha fatto piacere questo riconoscimento dato a Yunus.Avrebbe meritato il Nobel per l’Economia, ma anche questo per la pace non guasta.
    Mi ha fatto piacere perché sostiene dei valori che sono universali ma che il Cristianesimo con le sue avanguardie (magari a volte bacchettate) non si è mai stancato di ripetere.

    Ciò che vorrei dire in più è sottolineare che quella “carità” che, pur avendo a volte il volto dell’assistenzialismo,tale non è.

    Sono medico, dicevo. Yunus sa che in Bangladesh il prestito di 100 dollari per risolvere una situazione di “malattia”, magari diagnosticata artificialmente da una certa ricca elite medica bengalese,(con le dovute eccezioni perché non voglio fare di ogni erba un fascio) non può entrare nell’ambito dei suoi prestiti. Un paese dove la salute ha un suo costo, un paese dove la salute è business e sfruttamento, in un paese dove si può con facilità incutere la paura di una malattia per guarire dalla quale si venderebbe più di se stessi, in un paese come questo, (ma anche in tanti altri paesi come questo) c’è ancora posto per la “carità”..
    Sono ormai da vent’anni in Bangladesh; ho notato anch’io la positività del microcredito si chiami esso Grameen Bank, Brac, o con nomi meno conosciuti. Storie esaltanti…ma anche no.
    Mi son sempre chiesto se per ripagare un microcredito avuto da una parte, il bengalese, non ne faccia un altro da un’altra parte. Il povero bengalese è pieno di risorse, lo dice lo stesso Yunus, e potrebbe succedere anche questo. Chissà?

    Le mie parole non vogliono mettere in crisi né in discussione i principi di Yunus di cui sono anch’io sostenitore e ammiratore. Ma in mezzo a questa gente ci sto vivendo, a questa gente spesso mi sento di dover donare i soldi per un ricovero in ospedale,
    per un cesareo di emergenza o per un intervento chirurgico, per un corso di medicine, per il cibo necessario a mantenere la famiglia durante il periodo in cui una frattura si sta consolidando, etc.. o magari dei soldi per permettere di ripagare un prestito avuto magari dalla Grameen Bank o dal BRAC…

    Ma qui vorrei parlare anche di assistenzialismo che impoverisce il paese ed è quello fatto ai ricchi, ai capitalisti, a coloro che investono e che ricevono miliardi di dollari dalle banche, da quelle banche che non darebbero 1 dollaro ad un povero.
    “Chi sta bene (cioè il ricco),” non sono mie le parole ma di Yunus, “non teme la legge e sa come manipolarla a proprio vantaggio”. In Bangladesh ci sono banche la cui percentuale di recupero dei crediti (fatti a ricchi ed industriali) non supera il 10 per cento e la moratoria di questi prestiti non rimborsati diventa regolarmente il più sicuro dei cavalli di battaglia in ogni campagna elettorale.
    Se la stessa quantità di soldi fosse stata data ai poveri oggi il Bangladesh sarebbe differente e la percentuale di rimborso sicuramente più alta del 10%.
    Ma sul povero non si investe, non si crede. EPPURE…
    Vivo con questa gente, ad essa sto dedicando la mia vita e la mia professione. Se i principi da cui è nata e cresciuta la Grameen Bank fossero i principi anche della società, cioè delle forze politiche e sociali ….
    MA UNA FRASE COME QUESTA SA DI UTOPIA: L’UTOPIA DI YUNUS. E Yunus sa che di utopia si tratta perché conosce i limiti del suo paese ed è per questo che ha rifiutato la proposta fattagli in questi ultimi mesi di entrare in politica.
    Uno Yunus, che dici bene essere, maschio e musulmano. Spero comunque che questo non ti faccia dimenticare che l’UTOPIA DEI POVERI ( beati i poveri) è anche il fondamento di un messaggio cristiano più o meno bistrattato. Il che significa che anche la fede in Dio(più o meno diverso)può metterci insieme e farci prendere per mano per creare un mondo con un pò più di giustizia e di pace.

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