BRUNO LAUZI SCRIVE A “MISTER PARKINSON”. L’ultima sfida del piccolo-grande artista

25 ottobre 2006 at 15:00 8 commenti

Egregio Signore, non è con piacere che le scrivo questa lettera, ma d’altra parte avrei dovuto parlarle a quattr’occhi, affrontarla di persona, sopportare quel suo subdolo modo di fare che è quanto c’è di peggio per far perdere la pazienza anche ad un santo, figuriamoci a me.

Le scrivo, come può notare, col computer, perché la mia calligrafia s’è fatta illeggibile e così minuscola che i miei collaboratori devono usare la lente d’ingrandimento per riuscire a decifrarla…

Perché le scrivo? È presto detto: io ho superato con una certa disinvoltura l’imbarazzo che lei (l’ho scritto senza maiuscola, non la merita) mi ha creato chiedendo pubblicamente la mia mano ed ovviamente ottenendola. Convivere con un ufficiale inglese a riposo, già condannato nel Punjab per ripetuti tentativi di violenza neurologica su qualunque essere di qualunque specie (le cose si vengono a sapere, come vede…) non è stato facile, la mia è una famiglia è all’antica e non ha apprezzato.

MA ORA LEI STA ESAGERANDO, signore, glielo devo dire. Quando è troppo è troppo, e il troppo stroppia! C’è un proverbio arabo che dice: «Se hai un amico di miele non lo leccare tutto», INVECE LEI S’APPROFITTA D’OGNI RILASSATEZZA, DELL’ABBASSAMENTO DELLA GUARDIA NELLA BATTAGLIA QUOTIDIANA, ci proibisce di pensare ad altro, contando sulla superficialità con cui io ho affrontato l’insorgere del male… si sa, gli artisti sono farfalloni incoscienti… no, vecchio caprone, non le sarà facile, né con me né con gli altri, la Resistenza è cominciata. Perché, vede, io e i miei fratelli e sorelle malati abbiamo tante cose da fare, una vita da portare avanti meglio di così!

D’ora in avanti prometto che starò più attento ai consigli dei miei dottori, e che mi impegnerò maggiormente nell’aiutarli nella raccolta dei fondi necessari per la ricerca. Anzi sul tema della solidarietà mi ci gioco una mano, la mano che, pitturata e serigrafata fa da piedistallo ad una poesia contro di lei, colonnello dei miei stivali, funzionando da incentivo a dare… già, poiché a chiunque faccia un’offerta per la ricerca verrà inviata «LA MANO» come ricordo e memento…

Siamo in tanti, tante mani si leveranno contro di lei e cercheranno di restituirle colpo su colpo fino a quando non riusciranno ad acchiapparla per la collottola e mandarla all’Inferno cui appartiene, bestiaccia immonda, sterco del demonio, nostra croce senza delizie… Parola mia, di questo omino per molti un po’ buffo, per altri un po’ patetico, ma che vive il sogno di poterla, un giorno non lontano, prendere a schiaffi. A mano ferma. Mi stia male e a non rivederla.
 

Bruno Lauzi (http://www.brunolauzi.com/lettera.html)

N. B.: Bruno Lauzi, 69 anni, si è spento questa notte a Milano. Da tempo lottava contro il Parkinson. Vedi anche Associazione Italiana Parkinsoniani, http://www.brunolauzi.com/gruppi%20aip.html e https://danielatuscano.wordpress.com/2006/09/24/piergiorgio-in-nome-dellumanita/)

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LIBERATE GABRIELE TORSELLO! NONVIOLENZA (ancora) IN MOVIMENTO – Sempre e solo “no” alle guerre

8 commenti Add your own

  • 1. danielatuscano  |  25 ottobre 2006 alle 15:38

    Bruno Lauzi non era un cantautore della mia generazione. Non lo conoscevo benissimo. Eppure sapevo che aveva fatto cose grandissime. Ma di questo parleranno altri, ben più preparati di me.

    Anche se alla fine lui ha già vinto, ha scritto melodie che nessun vile e volgare Parkinson potrà stroncare, perché la musica, per sua natura, è libera come l’aria e leggera come una piuma, e nessuno riuscirà mai a bloccare il suo volo. Ma di questo parleranno altri, ben più preparati di me.

    Qui voglio soltanto sottolineare l’importanza dell’artista Lauzi per l’uomo Lauzi e per tutti gli uomini e donne che artisti non sono e che, pertanto, non hanno voce.

    L’artista Lauzi è “servito” all’uomo Lauzi per mantenerlo vivo e cosciente e sensibile e forte fino all’ultimo, e per dare speranza a tutti noi.

    Dietro il tono sarcastico la lettera di Lauzi contiene maledizioni di potenza (e linguaggio) biblici. Non voglio! Non è giusto!

    Oh beh, per qualcuno forse, e sottolineo forse, sarebbe pure giusto. Ce ne sono in giro, di tipi strani che commettono azioni altrettanto strane. Poi magari gli va anche liscia, magari muoiono beati nel loro letto, e durante il sonno. Ecco, forse, e sottolineo forse, qualche malannuccio come questo un pochetto se lo meriterebbero.

    Tant’è. Un mio scolaro, in un tema sull’eutanasia, ha fra l’altro scritto: “Chi cerca di comprendere la morte con la sorpassata letteratura…”.

    Letteratura, arte, sono tutt’uno. Sorpassate? Ogni tanto penso che se, Dio non voglia, ci troveremo immobili in un letto, senza nemmeno poter più comunicare, nemmeno il nostro dolore, muti, rigidi come statue… sarebbe sufficiente che qualcuno ci leggesse p. es. questa “sorpassata” lettera di Lauzi, per poter avere la sensazione, o anche l’illusione, di spiccare un ultimo, nobile volo.

    Rispondi
  • 2. rino  |  25 ottobre 2006 alle 18:35

    Ho trovato questo articolo, sulla Repubblica di Milano, dev’essere bello lo spettacolo. Bello anche il passaggio dove dice che la diversità non esiste. Ciao

    Professione handicappato
    Segni particolari: comico

    PAOLA ZONCA

    Entra in scena con una maglietta arancione su cui è stampato il simbolo dell´omino in carrozzella. La camminata è un po´ incerta, le braccia si muovono in modo scomposto. Poi, scandendo le parole, incomincia a raccontare la sua storia: la storia di un portatore di handicap, affetto da tetraparesi spastica, che ha scelto il teatro per esprimersi, partendo paradossalmente proprio dai propri limiti fisici. Ma, per carità, senza autocommiserazione, senza quel facile gioco che, in tanti programmi tv, mira solo a suscitare la lacrimuccia e a far scattare un sentimento di pietà. Le chiavi artistiche di David Anzalone, detto “Zanza”, capelli ricci, baffi e pizzetto, autore e attore trentenne di Senigallia che ha studiato con “grandi” del calibro di Naira Gonzales, Yves Lebreton, Leo Bassi, sono la comicità, l´ironia, il ribaltamento di tutti quei luoghi comuni e pregiudizi che circondano il mondo dei “diversi”. Un approccio coraggioso, dissacrante, di grande civiltà, che è ben riconoscibile nello spettacolo Targato H (l´acca sta ovviamente per handicap), in scena domani sera al Teatro Ciak.
    Anzalone, quale è il senso del suo lavoro?
    «Cerco di mostrare l´handicap da un altro punto di vista, di smontare le concezioni comuni che sono sempre basate su ovvietà, vittimismo, pietà. Uso il paradosso. In scena c´è ad esempio un personaggio con la divisa delle scuole elementari, grembiulino e fiocchetto. Dice: “da bambino avevo una maestra brutta e vecchia. Invece lui, l´handicappato, aveva un insegnante di sostegno bella, alta, mora, con due tette incredibili. Certa gente ha tutte le fortune”».
    E come la mettiamo con l´icona dell´omino in carrozzella, che lei ridicolizza?
    «Sembra che tutti gli handicappati siano uguali. Trovi quel simbolo ovunque: nei parcheggi, nelle toilette. E, io di fronte alle tre porte, non so dove entrare: donna? uomo? No, allora questo: ma questo ha la carrozzella, mica sono io. E allora ci scherzo: spiego che per quelli in carrozzella organizzano i campionati sportivi, che loro possono pure fare il salto in alto con una molla gigante infilata nel sedere. Voglio dire che quel simbolo è il paradigma dell´approssimazione. E invece, se la normalità non esiste, non esiste neppure la diversità. Esistono moltitudini di diversità. Per questo propongo di cambiarlo».
    E cosa sceglierebbe?
    «Un quadro di Basquiat: la sua pittura rappresenta l´umanità in maniera sconnessa e al contempo coerente».
    Altri luoghi comuni da smontare?
    «L´handicappato è considerato un parassita della società. E allora nello spettacolo spiego che anche la mia carta d´identità è una provocazione. Cosa ho scritto? Professione: handicappato. Segni particolari: nessuno».
    Come ha scoperto la sua vocazione teatrale?
    «Da bambino a Piticchio, un piccolo paese sull´Appennino marchigiano: ci abitava mia nonna, io andavo a fare le vacanze. Lì tutti si annoiavano, e pure io. Allora cercavo di movimentare l´ambiente: raccontavo barzellette, soprattutto pornografiche, che avevano sempre un bell´effetto. Tanto che i fedeli avevano cominciato a disertare la messa delle 19.30».
    Cosa dicono gli handicappati che assistono ai suoi spettacoli?
    «In tanti anni ne ho visti pochissimi a teatro. È un altro segno di come il “diverso” stia ancora chiuso in casa. Quelli che sono venuti o sono rimasti affascinati o l´hanno presa male. Perché io picchio duro anche nei loro confronti, a volte colpisco al cuore e faccio male. La peggior cazzata che può fare un handicappato è voler diventare come gli altri. Il mio messaggio è: non abbiate paura a prendere la vita nelle vostre mani, valorizzate la differenza, non cercate di omologarvi».
    Difficoltà ne ha avute?
    «Certo, vengo da una piccola famiglia di una piccola realtà di provincia. Il confronto con gli altri è stato duro sin dall´inizio. Ma io sono un figlio di buona donna. E ho sempre combattuto per ottenere quello che era mio diritto. Non con astio, ma con l´ironia che mi hanno insegnato mamma e papà».
    Ha partecipato a “Glob”, il programma di Raitre condotto da Enrico Bertolino. Quale è stata la reazione del pubblico?
    «Il mio sito ha registrato 7000 contatti, ho ricevuto 250 e-mail. Il miglior complimento? C´è chi ha osservato che la mia è una comicità che sa andare oltre la risata, che va a scavare in un tema scomodo. Sì, penso che il mio sia uno spettacolo politico, nel senso più alto del termine. Parlando di me, cerco di parlare dell´umanità intera».
    Domani alle 21 al Teatro Ciak. Ingresso: 12 euro. 02.76110093.

    Rispondi
  • 3. danielatuscano  |  26 ottobre 2006 alle 7:48

    Ho visto su Zenzero le foto di Lauzi con Bindi, Ron, Mimì (indimenticabile Minuetto!) e amici che Giancarlo intendeva mettere qui (e mi ha commosso leggere che lo scorso anno, dopo il tributo a Gaber, Renato Zero – la cui madre soffriva della stessa malattia di Lauzi – abbia cenato con quest’ultimo tagliandogli persino la bistecca. Lui non poteva più farlo, qualcuna ha commentato: “Sembrava un nonnino”). I visitatori non hanno questa facoltà, vediamo se riesco io senza problemi di copyright. In effetti è bello ricordarlo così, con gli amici più cari, gli artisti.

    Rispondi
  • 4. Massimo Trapani  |  26 ottobre 2006 alle 16:22

    PREGHIERA PER UN AMICO

    Salvalo, angelo,
    dai silenzi del mondo,
    fa’ che afferri lontana
    la mia mano,
    non ho paura di abbracciarlo,
    di stringerlo come un fratello.
    Diglielo, angelo mio,
    che ogni notte vola anche
    per lui la mia piccola
    preghiera.
    Non parole circondate
    dai muri troppo spessi,
    di una chiesa ormai sorda.
    Solo un piccolo bocciolo
    di rosa, dalla mia bocca
    e dalla bocca dei miei figli…

    Rispondi
  • 5. Massimo Trapani  |  26 ottobre 2006 alle 18:06

    Grazie Danie’, grazie Bruno, ti ho visto in quel di Valderice un paio d’anni fa’, ridevi e scherzavi sulla tua malattia in maniera quasi feroce, come se quella mano che tremava non ti appartenesse. Ora scriveranno epitaffi monumentali, quanti di questi ti avranno visto almeno una volta cantare dal vivo una delle tue immense poesie ???…..Arrivederci

    Rispondi
  • 6. iosononessuno  |  27 ottobre 2006 alle 23:29

    La bella tartaruga che cosa mangerà
    chi lo sa
    chi lo sa
    due foglie di lattuga e poi si riposerà
    ah ah ah
    ah ah ah

    La tartaruga
    un tempo fu
    un animale che correva a testa in giù
    come un siluro filava via
    che mi sembrava un treno sulla ferrovia
    ma avvenne un incidente
    un muro la fermò
    si ruppe qualche dente
    e allora rallentò

    La tartaruga
    dall’ora in poi lascia
    che a correre pensiamo solo noi
    perché quel giorno poco più in là
    andando piano lei trovò
    la felicità
    un bosco di carote
    un mare di gelato
    che lei correndo troppo
    non aveva mai notato
    e un biondo tartarugo corazzato
    che ha sposato un mese fa!

    La bella tartaruga nel mare va perché
    ma perché
    ma perché
    fa il bagno e poi si asciuga dai tempi di Noè
    eh eh eh
    eh eh eh

    La tartaruga
    lenta com’è
    afferra al volo la fortuna quando c’è
    dietro una foglia lungo la via
    lei ha trovato la per là
    la felicità
    un bosco d’insalata
    un mare di frittata
    spaghetti alla chitarra per passare la serata
    Un bosco di carote
    un mare di gelato
    che lei correndo troppo
    non aveva mai notato
    e un biondo tartarugo corazzato
    che ha sposato un mese fa.

    Rispondi
  • 7. cristiano  |  9 novembre 2006 alle 12:53

    Grazie Daniela per questa testimonianza e grazie a Lauzi per la lezione che ci ha dato
    cri

    Rispondi
  • 8. darianna  |  9 novembre 2006 alle 19:58

    Grazie Daniela per questo tuo resoconto.
    Un abbraccio ed un bacio
    Darianna

    Rispondi

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